Per questa domanda prendo di nuovo spunto dal dialogo avvenuto tra Margherita Hack e il vescovo di Verona, Mons. Zenti. Da una parte si sosteneva che la fede non ha nulla di scientifico e dall’altra che invece essa è una scelta razionale. In apparenza i due concetti possono sembrare completamente in antitesi, ma è così solo a una lettura superficiale. Infatti può esserci qualcosa che sia scientifico, ma non razionale? No. E può esserci qualcosa che sia razionale e non scientifico? Sì. Ma per capire bene questo concetto forse è bene partire dal significato dei termini. E’ fondamentale, per capirsi quando ci si confronta, essere sicuri di usare lo stesso vocabolario. Se io parlando con voi mi mettessi a descrivere le qualità delle mele, ma in mente avessi invece le pere, voi fareste molta fatica a capire di cosa sto parlando e io a comprendere perché voi non mi capiate. Sul dizionario di italiano Garzanti, on-line, se cerchiamo “razionale”, ecco cosa otteniamo:
agg.
1 dotato di ragione, fornito di superiori capacità conoscitive: l’uomo è un essere razionale | anima razionale, (filos.) nella dottrina platonica, l’anima dove ha sede la facoltà raziocinante dell’uomo
2 conforme alla ragione, che deriva dalla ragione; fondato su basi scientifiche, su principi rigorosamente logici: metodo, ordine razionale
3 elaborato o costruito in modo perfettamente corrispondente al suo scopo, alla sua funzione: architettura razionale
4 in matematica: numeri razionali, i numeri interi, frazionari, decimali finiti e decimali periodici; operazioni razionali, le quattro operazioni fondamentali dell’aritmetica (addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione); funzioni razionali, quelle che si esprimono come quoziente di due polinomi, in una o più variabili
§ razionalmente avv. secondo principi, criteri razionali: nutrirsi razionalmente; sistemare razionalmente un ufficio.
Vediamo subito che il termine è un aggettivo e che i significati 3 e 4, per i nostri scopi, non ci interessano, quindi ci concentriamo sui primi due significati. Andiamo a vedere ora cosa ci dice il Garzanti per “scientifico”:
agg. [pl. m. -ci]
1 che è proprio della scienza; che tratta di scienza: rigore scientifico; libro scientifico | opera, produzione scientifica, che non ha carattere divulgativo, ma porta dei contributi originali al progresso del sapere in una determinata disciplina
2 che adotta metodi di ricerca e di studio validi per la scienza: attività scientifica | la (polizia) scientifica, reparto della polizia che per le indagini si avvale dei mezzi tecnici offerti dalle varie scienze
3 che ha per oggetto le scienze naturali, fisiche e matematiche: studi scientifici; liceo scientifico
§ scientificamente avv. sotto l’aspetto scientifico; con rigore scientifico.
Salta all’occhio come tutto ciò che è scientifico è razionale, infatti tutto ciò che è scientifico, per sua natura, è fondato su basi scientifiche e quindi rientra per forza nel punto 2 dei significati di ciò che è razionale, ma l’insieme di ciò che è razionale è molto più grande e comprende qualunque cosa faccia l’uomo con la sua ragione. Infatti i primi significati di “razionale” sono “dotato di ragione”, “che deriva da ragione” e ora c’è da chiedersi se la fede abbia queste caratteristiche. Essendo la fede una scelta del tutto personale diventa difficilissimo e assai pericoloso generalizzare eppure cerchiamo di farlo, rimanendo ovviamente nell’ambito della fede cristiana. La fede cristiana nasce da un incontro personale con Gesù Cristo risorto, cosa vuol dire? Vuol dire che nasce perché nella nostra vita, ciascuno a modo suo, si è fatta esperienza della presenza reale e concreta di Cristo. Ma questa esperienza come la si è fatta? Attraverso i nostri sensi e attraverso la ragione, cioè coi nostri sensi abbiamo visto accadere alcune cose nella nostra vita e con la nostra ragione ne abbiamo attribuito la causa a Dio. Certo, in questo processo noi ci saremmo potuti ingannare e qui sta il rischio della fede, il dubbio su cui solo una scelta di fede permette di andare oltre. Infatti l’esperienza di ognuno di noi, essendo appunto personale, non può essere ripetuta in maniera del tutto esatta come vorrebbe il metodo scientifico questo però non vuol dire che essa non sia razionale. Infatti chi ha fatto o fa l’esperienza di fede utilizza la ragione per spiegarsi ciò che gli accade intorno fino a dove può, dove non può fa un salto di fede. Il momento in cui si passa alla fede è diverso per ognuno e più che al grado di conoscenza delle cose (ricordiamo sempre che ci sono stati e ci sono grandissimi scienziati credenti) esso è dovuta alla diversa sensibilità di ognuno. Dipende dalla disponibilità di ognuno di noi a incontrare Cristo che in ogni momento si fa noi incontro, ma come nella vita quotidiana incrociamo molte persone ignorandole o neanche facendoci caso, lo stesso accade con Dio. Lui si propone sul nostro cammino e noi non ci facciamo caso o decidiamo di ignorarlo, ma è sempre una scelta che coinvolge la nostra ragione, non è priva dell’uso di ragione, cioè irrazionale.
Naturalmente esistono anche altri casi, di chi per esempio crede solo perché la sua famiglia crede, ma anche in questo caso, se la fede è autentica, c’è a monte un uso della propria ragione, infatti si decide di fidarsi delle persone che ci stanno accanto. Ovvero, se fino a ora hanno scelto sempre bene per me e mi hanno dato buoni consigli, perché in questo caso dovrebbe essere diverso?
Quindi il credente, il fedele, colui che ha fede, non ce l’ha perché spegne il suo cervello, ma al contrario perché lo usa, lo usa non però in maniera scientifica, ma in maniera razionale. Se tutto ciò che coinvolge la nostra ragione fosse scientifico, infatti, allora si dovrebbe poter prevedere ogni nostro singolo movimento in ogni momento, invece non è così. Si possono fare dei calcoli probabilistici basandosi su modelli statistici, cioè su masse di persone, ma non si può dare nessuna certezza sul comportamento del singolo, proprio perché ogni essere è unico.
1Pt 3,15:“ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.”
Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.
I due avanzavano discutendo, appassionatamente, ma in modo pacato. Avevano entrambi i capelli color argento, segno che della vita avevano visto parecchio. Lui portava al collo una grande croce, che gli dava un’aria autoritaria, lei sembrava più sbarazzina. Il vecchio li osservò in silenzio e non poté fare a meno di sentirli parlare.
- Quello che dice è una bella cosa, degna di rispetto, ma non ha nulla a che vedere con la ragione, è una sua esperienza di vita.
- Professoressa, sicuramente è una mia esperienza, ma non per questo è priva di razionalità, anzi proprio perché parte dalla mia esperienza vuol dire che è coinvolta la mia ragione, non crede?
- Non credo sia coinvolta a un livello tale da dare un criterio di scientificità a quella che è e rimane una sua scelta personale.
- Ma neanche io intendo darle una scientificità, ma una razionalità sì. – la donna fece una smorfia e l’uomo proseguì, ma il punto di vista dei due sembrava inconciliabile.
Il vecchio saggio stette in silenzio per un po’, poi s’intromise all’improvviso: – Perdonatemi, non ho potuto fare a meno di ascoltarvi e vorrei fare una domanda alla signora, se posso.
- Naturalmente. – sorrise lei.
- Se non ho capito male lei è una scienziata, posso chiederle che cosa è per lei, da un punto di vista scientifico quella margherita laggiù?
- E’ un fiore, una pianta, un insieme di cellule e, se scendiamo ancora più nel dettaglio, un insieme di atomi, organizzati in un certo modo, ma non credo voglia una descrizione accurata, vero?
- No, non pretendevo questo, ovviamente. Posso chiederle invece se è mai capitato che le abbiano regalato una margherita?
- Sì, certo, molte volte anche perché sono i miei fiori preferiti. – sorrise lei.
- E quando le ha ricevute, cosa ha pensato? Che le hanno regalato un insieme di cellule e di atomi?
- Ma no, naturalmente no! E’ stata la dimostrazione di affetto di una persona a me cara.
- E’ stata quindi un’esperienza sua personale, ma in quel momento la sua ragione era forse spenta? O non è stato proprio l’utilizzo della sua ragione a farle apprezzare i fiori donati, a farle capire i sentimenti di chi glieli donava e a riempire il suo animo di gioia e gratitudine?
La donna rimase in silenzio e anche l’uomo non disse nulla, poi fu lei a parlare: – Grazie, non ne sono ancora sicura, ma forse mi ha fatto riflettere su una cosa importante a cui non avevo pensato. Gliene sono grata. – e così dicendo lo salutarono e si allontanarono dal vecchio che rimase a guardarli finché fu possibile. Poi tornò a osservare il crocevia.



Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre.”
Genesi 27:26