La fede è razionale o irrazionale?

febbraio 8, 2010 di Davide Galati


Per questa domanda prendo di nuovo spunto dal dialogo avvenuto tra Margherita Hack e il vescovo di Verona, Mons. Zenti. Da una parte si sosteneva che la fede non ha nulla di scientifico e dall’altra che invece essa è una scelta razionale. In apparenza i due concetti possono sembrare completamente in antitesi, ma è così solo a una lettura superficiale. Infatti può esserci qualcosa che sia scientifico, ma non razionale? No. E può esserci qualcosa che sia razionale e non scientifico? Sì. Ma per capire bene questo concetto forse è bene partire dal significato dei termini. E’ fondamentale, per capirsi quando ci si confronta, essere sicuri di usare lo stesso vocabolario. Se io parlando con voi mi mettessi a descrivere le qualità delle mele, ma in mente avessi invece le pere, voi fareste molta fatica a capire di cosa sto parlando e io a comprendere perché voi non mi capiate. Sul dizionario di italiano Garzanti, on-line, se cerchiamo “razionale”, ecco cosa otteniamo:

agg.

1 dotato di ragione, fornito di superiori capacità conoscitive: l’uomo è un essere razionale | anima razionale, (filos.) nella dottrina platonica, l’anima dove ha sede la facoltà raziocinante dell’uomo

2 conforme alla ragione, che deriva dalla ragione; fondato su basi scientifiche, su principi rigorosamente logici: metodo, ordine razionale

3 elaborato o costruito in modo perfettamente corrispondente al suo scopo, alla sua funzione: architettura razionale

4 in matematica: numeri razionali, i numeri interi, frazionari, decimali finiti e decimali periodici; operazioni razionali, le quattro operazioni fondamentali dell’aritmetica (addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione); funzioni razionali, quelle che si esprimono come quoziente di due polinomi, in una o più variabili

§ razionalmente avv. secondo principi, criteri razionali: nutrirsi razionalmente; sistemare razionalmente un ufficio.

Vediamo subito che il termine è un aggettivo e che i significati 3 e 4, per i nostri scopi, non ci interessano, quindi ci concentriamo sui primi due significati. Andiamo a vedere ora cosa ci dice il Garzanti per “scientifico”:

agg. [pl. m. -ci]

1 che è proprio della scienza; che tratta di scienza: rigore scientifico; libro scientifico | opera, produzione scientifica, che non ha carattere divulgativo, ma porta dei contributi originali al progresso del sapere in una determinata disciplina

2 che adotta metodi di ricerca e di studio validi per la scienza: attività scientifica | la (polizia) scientifica, reparto della polizia che per le indagini si avvale dei mezzi tecnici offerti dalle varie scienze

3 che ha per oggetto le scienze naturali, fisiche e matematiche: studi scientifici; liceo scientifico

§ scientificamente avv. sotto l’aspetto scientifico; con rigore scientifico.

Salta all’occhio come tutto ciò che è scientifico è razionale, infatti tutto ciò che è scientifico, per sua natura, è fondato su basi scientifiche e quindi rientra per forza nel punto 2 dei significati di ciò che è razionale, ma l’insieme di ciò che è razionale è molto più grande e comprende qualunque cosa faccia l’uomo con la sua ragione. Infatti i primi significati di “razionale” sono “dotato di ragione”, “che deriva da ragione” e ora c’è da chiedersi se la fede abbia queste caratteristiche. Essendo la fede una scelta del tutto personale diventa difficilissimo e assai pericoloso generalizzare eppure cerchiamo di farlo, rimanendo ovviamente nell’ambito della fede cristiana. La fede cristiana nasce da un incontro personale con Gesù Cristo risorto, cosa vuol dire? Vuol dire che nasce perché nella nostra vita, ciascuno a modo suo, si è fatta esperienza della presenza reale e concreta di Cristo. Ma questa esperienza come la si è fatta? Attraverso i nostri sensi e attraverso la ragione, cioè coi nostri sensi abbiamo visto accadere alcune cose nella nostra vita e con la nostra ragione ne abbiamo attribuito la causa a Dio. Certo, in questo processo noi ci saremmo potuti ingannare e qui sta il rischio della fede, il dubbio su cui solo una scelta di fede permette di andare oltre. Infatti l’esperienza di ognuno di noi, essendo appunto personale, non può essere ripetuta in maniera del tutto esatta come vorrebbe il metodo scientifico questo però non vuol dire che essa non sia razionale. Infatti chi ha fatto o fa l’esperienza di fede utilizza la ragione per spiegarsi ciò che gli accade intorno fino a dove può, dove non può fa un salto di fede. Il momento in cui si passa alla fede è diverso per ognuno e più che al grado di conoscenza delle cose (ricordiamo sempre che ci sono stati e ci sono grandissimi scienziati credenti) esso è dovuta alla diversa sensibilità di ognuno. Dipende dalla disponibilità di ognuno di noi a incontrare Cristo che in ogni momento si fa noi incontro, ma come nella vita quotidiana incrociamo molte persone ignorandole o neanche facendoci caso, lo stesso accade con Dio. Lui si propone sul nostro cammino e noi non ci facciamo caso o decidiamo di ignorarlo, ma è sempre una scelta che coinvolge la nostra ragione, non è priva dell’uso di ragione, cioè irrazionale.

Naturalmente esistono anche altri casi, di chi per esempio crede solo perché la sua famiglia crede, ma anche in questo caso, se la fede è autentica, c’è a monte un uso della propria ragione, infatti si decide di fidarsi delle persone che ci stanno accanto. Ovvero, se fino a ora hanno scelto sempre bene per me e mi hanno dato buoni consigli, perché in questo caso dovrebbe essere diverso?

Quindi il credente, il fedele, colui che ha fede, non ce l’ha perché spegne il suo cervello, ma al contrario perché lo usa, lo usa non però in maniera scientifica, ma in maniera razionale. Se tutto ciò che coinvolge la nostra ragione fosse scientifico, infatti, allora si dovrebbe poter prevedere ogni nostro singolo movimento in ogni momento, invece non è così. Si possono fare dei calcoli probabilistici basandosi su modelli statistici, cioè su masse di persone, ma non si può dare nessuna certezza sul comportamento del singolo, proprio perché ogni essere è unico.

1Pt 3,15:“ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.”

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

I due avanzavano discutendo, appassionatamente, ma in modo pacato. Avevano entrambi i capelli color argento, segno che della vita avevano visto parecchio. Lui portava al collo una grande croce, che gli dava un’aria autoritaria, lei sembrava più sbarazzina. Il vecchio li osservò in silenzio e non poté fare a meno di sentirli parlare.

- Quello che dice è una bella cosa, degna di rispetto, ma non ha nulla a che vedere con la ragione, è una sua esperienza di vita.

- Professoressa, sicuramente è una mia esperienza, ma non per questo è priva di razionalità, anzi proprio perché parte dalla mia esperienza vuol dire che è coinvolta la mia ragione, non crede?

- Non credo sia coinvolta a un livello tale da dare un criterio di scientificità a quella che è e rimane una sua scelta personale.

- Ma neanche io intendo darle una scientificità, ma una razionalità sì. – la donna fece una smorfia e l’uomo proseguì, ma il punto di vista dei due sembrava inconciliabile.

Il vecchio saggio stette in silenzio per un po’, poi s’intromise all’improvviso: – Perdonatemi, non ho potuto fare a meno di ascoltarvi e vorrei fare una domanda alla signora, se posso.

- Naturalmente. – sorrise lei.

- Se non ho capito male lei è una scienziata, posso chiederle che cosa è per lei, da un punto di vista scientifico quella margherita laggiù?

- E’ un fiore, una pianta, un insieme di cellule e, se scendiamo ancora più nel dettaglio, un insieme di atomi, organizzati in un certo modo, ma non credo voglia una descrizione accurata, vero?

- No, non pretendevo questo, ovviamente. Posso chiederle invece se è mai capitato che le abbiano regalato una margherita?

- Sì, certo, molte volte anche perché sono i miei fiori preferiti. – sorrise lei.

- E quando le ha ricevute, cosa ha pensato? Che le hanno regalato un insieme di cellule e di atomi?

- Ma no, naturalmente no! E’ stata la dimostrazione di affetto di una persona a me cara.

- E’ stata quindi un’esperienza sua personale, ma in quel momento la sua ragione era forse spenta? O non è stato proprio l’utilizzo della sua ragione a farle apprezzare i fiori donati, a farle capire i sentimenti di chi glieli donava e a riempire il suo animo di gioia e gratitudine?

La donna rimase in silenzio e anche l’uomo non disse nulla, poi fu lei a parlare: – Grazie, non ne sono ancora sicura, ma forse mi ha fatto riflettere su una cosa importante a cui non avevo pensato. Gliene sono grata. – e così dicendo lo salutarono e si allontanarono dal vecchio che rimase a guardarli finché fu possibile. Poi tornò a osservare il crocevia.

Credere in Dio è come credere in Babbo Natale?

gennaio 26, 2010 di Davide Galati


Ho sentito di recente fare questa affermazione a Margherita Hack, nota astrofisica. Più precisamente la Hack ha detto che credere in Dio è come credere in Babbo Natale o la Befana. A fronte di questa affermazione, il vescovo di Verona, Monsignor Zenti l’ha invitata a un confronto pubblico dal titolo: “Dialogo su fede e scienza” (che si è tenuto Mercoledì 20 gennaio 2010 alle 20.45 alla Gran Guardia di Verona). Nel corso del confronto la Hack ha detto che non ci sono prove per affermare l’esistenza di Dio, ma neanche prove per negarla. Ha affermato che esistono scienziati atei e scienziati credenti e che lei è atea. Ha inoltre ribadito che credere in Dio è come credere in Babbo Natale o nella Befana. Infatti, ha spiegato che, come noi da bambini crediamo che i doni ce li porti Gesù bambino o la Befana, man mano che cresciamo e vediamo i nostri genitori armeggiare coi regali, capiamo che credevamo in un’illusione. Su questo tema vorrei dire qualcosa al riguardo al di là di quello che si è detto nell’incontro, infatti il nostro vescovo ha preferito seguire un approccio più generale sulla fede, portando la propria testimonianza, senza rispondere nel particolare alle affermazioni della Hack. A mio avviso paragonare la fede in Dio alla credenza in Babbo Natale è innanzitutto profondamente irrispettoso di una fede, quella cristiana, che vede tra le sue fila milioni di martiri in ogni tempo della sua storia. Quando qualcuno dà la vita per una fede, per un credo, quel credo, quella fede merita rispetto, almeno il rispetto che si deve alla vita umana. Non sono a conoscenza di martiri o di sangue versato per Babbo Natale, per la Befana o per una favola. Certo, alle volte si può dare la vita per una fede sbagliata, ma quella fede anche se sbagliata, merita rispetto. Certo, la scelta di fede è una scelta fatta sul dubbio e quindi il credente potrebbe anche scoprire di essersi illuso, ma essersi illuso non vuol dire aver creduto a una favola.

(Mi sono reso conto che quest’ultimo pensiero si può prestare a un grosso fraintendimento. E’ indubbio che ci sono stati e ci sono ancora ideali per cui le persone danno la vita, ma che sono profondamente sbagliati. Quando scrivevo pensavo ai martiri cristiani in particolare dei primi secoli e parlando di fede sbagliata pensavo agli stessi martiri anche nel caso si fossero completamente illusi. Ma come ho scritto potrebbe sembrare che anche il nazismo o i fondamentalismi meritino rispetto, non intendevo questo, me ne scuso.
Detto questo, però, il sangue di quei martiri cristiani (e dei martiri di ogni giorno) esige lo stesso un rispetto che è ben diverso da quello che gli si dà, al di là che Dio esista o meno, paragonando la loro fede a Babbo Natale. Ma anche la scelta chi ha dedicato la sua vita agli ultimi all’interno di una fede merita un rispetto maggiore. Cosa diciamo di Madre Maria Teresa di Calcutta (solo per fare un esempio, ma potremmo citare le migliaia di missionari che muoiono nei loro luoghi di missione) che credeva in Babbo Natale? Un conto è dire non credo in ciò in cui credi tu, un conto è dire quello in cui credi tu è come Babbo Natale, una favola.
)

Credere in Dio non è come credere in Babbo Natale.

Ma dal discorso della Hack si poteva anche capire che lei intendesse dire che quando siamo bambini non sappiamo come funzionano le cose e quindi crediamo che i doni li porti la Befana, quando cresciamo e cominciamo a conoscere come funzionano le cose capiamo che è un po’ diverso e che invece c’è un’altra spiegazione. Lo stesso, secondo la Hack, accadrebbe con la fede. E’ un discorso che, in apparenza sembra lineare, logico e razionale, ma in realtà non lo è per nulla. Infatti se così fosse basterebbe la conoscenza per annullare la fede, cioè una volta che si conoscono le cose, si diventa grandi e si capisce che la fede non ha senso. Guarda caso non è così perché, come lei stessa ha affermato, e come chiunque può verificare, esistono scienziati atei e scienziati credenti. Ed esistono scienziati di altissimo livello credenti, come si spiega?

Si spiega perché la scelta di credere o non credere è una scelta personale, legata alla libertà umana, non alla conoscenza maggiore o minore di come funziona il mondo.

Giovanni 17:26 “E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo far conoscere, perché l’amore con il quale hai amato sia in essi e io in loro”

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

L’uomo passeggiava con calma, dava l’impressione di essere sereno. Sul volto un sorriso, si avvicinò al vecchio che non poté fare a meno di osservarlo con curiosità.

- Buongiorno! – lo salutò affabilmente.

- Buongiorno a lei, mi sembra sereno, o sbaglio?

- No, non sbaglia, è vero, sono sereno e mi fa piacere che si noti.

- Glielo si legge sul volto, il modo in cui guarda le cose…è così bella la natura, vero?

- Indubbiamente… è incredibile pensare come possa arrivare a tanta bellezza…

- Già, difficile non credere ci sia qualcuno dietro tutto questo, no?

Sul volto dell’uomo apparve un sorriso: – A dire il vero io sono uno di quelli che lo trova molto facile.

- Non crede in Dio?

- No, non credo ci sia un Dio, lei sì?

- Sì, ma spero che questo non le crei problemi?

- E perché mai? Ritengo che ognuno sia libero di credere in ciò che vuole e per questo sia comunque degno di rispetto.

- E’ bello sentirglielo dire, non sempre è così, sia da parte di persone credenti che di non credenti.

- Ha ragione, ma d’altra parte gli stupidi sono un po’ ovunque, no?

- Credo proprio di sì, ma posso chiederle come mai non crede esista un Dio?

- Una volta ci credevo, quando ero più giovane, ma poi sono cresciuto. – il vecchio lo guardò interrogativo e l’uomo proseguì – E’ come quando da bambini si crede alle favole, poi si cresce, si conoscono come funzionano davvero le cose e si capisce che quello che ti raccontavano, per quanto bello, non è vero, è una favola. Vedo un’ombra sul suo volto, ho detto qualcosa di male?

- Spero non volontariamente, ma così dicendo sta dicendo che credere in Dio equivale a credere in una favola e che chi lo fa è un bambino che ancora deve crescere, ancora deve capire…

- Mi dispiace, ma credo che la base per il rispetto sia la verità, non pensa?

- Indubbiamente, ma prima ancora credo che sia la capacità di ascoltare l’altro e di non inserirlo nelle nostre categorie.

- Mi trova d’accordo, ma non la seguo, non mi sembra di aver fatto questo…

- Sa dirmi una favola per cui qualcuno ha dato la vita?

L’uomo ci pensò un attimo, poi concluse: – A dire la verità, no…

- Invece sa quanti martiri hanno dato la vita per la fede?

- No, non di preciso, ma…

- …sono stati molti e non crede che già questo basterebbe a rendere la fede molto diversa da una favola?

- Per me sono entrambe illusioni, mi spiace…

- Può anche essere, ma non pensa che il sangue versato meriti un maggior rispetto delle fantasie di un bimbo?

- Mi dispiace se l’ho offesa, ma rimango della mia idea, anche il bambino quando cresce e capisce come funziona il mondo smette di credere alle favole.

- Quindi lei crede, nel migliore dei casi, che io sia un bambino che non capisce il mondo?

L’uomo tacque imbarazzato.

Il vecchio proseguì: – Ma se fosse così allora tutti coloro che studiano e capiscono come funziona il mondo dovrebbero essere atei, o no? Tutti gli scienziati dovrebbero rifiutare una qualunque fede, ma non è così, come mai?

- Perché l’uomo è un essere complesso e alle volte crede o dice di credere solo per comodità…

- Ha davvero molta stima di chi studia per capire il mondo.

- Mi dispiace non volevo turbarla, le ho solo espresso il mio pensiero, ora forse è meglio che vada.

- Come desidera, ma non si preoccupi, non mi ha turbato. Mi ha fatto solo riflettere…

- Su cosa?

- …se sia più bambino chi ha fede perché ha fatto un incontro personale con Dio o chi decide che chi non la pensa come lui è rimasto ancora bambino.

L’uomo fece un sorriso amaro, si voltò e si allontanò. Il vecchio lo fissò finché non scomparve alla vista poi tornò a guardare il crocevia.

Un nuovo racconto

gennaio 19, 2010 di Davide Galati


Non so se riuscirò a mantenere la struttura che avevo dato inizialmente a questo blog, perché gli impegni della vita, quelli davvero importanti, mi lasciano poco tempo. Così intanto vi regalo questo racconto che tempo fa scrissi per una persona in crisi con la fede, perché non capiva come Dio può permettere che accadano cose cattive all’uomo… io l’avevo intitolato:

Capodanno

- Eccomi… eccomi… – il giovane uomo entrò baldanzoso, con passo svelto. Si tolse il cappello a cilindro e fece un breve inchino di saluto, appoggiò il bastone d’avorio accanto a un trono dall’alto schienale, nero più dell’ebano e con intarsi rosso sangue che talvolta rilucevano con maggior intensità – Non avrai pensato che non arrivassi, vero? – concluse sedendosi e abbandonandosi contro lo schienale.

- Non ne ho mai dubitato, Lucifero – il suo interlocutore era seduto di fronte a lui su un trono che sembrava scolpito nel cielo stesso, azzurro con venature bianche che ricordavano le nuvole e gli intarsi risplendevano di tutti i colori dell’arcobaleno. Indossava una semplice tunica chiara e nonostante i capelli e la barba bianca fossero indice di una certa età, il suo volto emanava una grande forza ed energia – D’altra parte è un’eternità che ci incontriamo qui, ogni anno, nello stesso istante e tu non sei mai mancato…

- E’ vero, è vero, è troppo importante perché io manchi, no? Lascia stare, non rispondere, è una domanda retorica… ma tu lo sai già, giusto? Tu sai tutto – il giovane rise di gusto, poi proseguì – Un istante ogni anno, un istante rubato al tempo… un istante tra gli istanti… un istante infinito eppure pur sempre un istante… un istante in cui decidiamo il futuro degli esseri umani…

- No – lo interruppe l’altro – puoi usare tutte i giri di parole che vuoi, scherzare con la poesia, ma no, noi non decidiamo nulla. Ogni essere umano può decidere per sé, noi proponiamo…

- Ahahahahah – la risata risuonò sguaiata – dopo tutto questo tempo ancora gli propini questa storia? E davvero pensi che ci credano?

- C’è chi ci crede, sì e chi non lo fa è solo per causa tua, lo sai benissimo, così come sai che non è una “storia”, ma la verità.

- Sì, sì certo è la verità… tu non menti mai, no? – un lampo percorse gli occhi del vecchio – Oh, non arrabbiarti con me se sono irrispettoso… io sono così, sono il diavolo, non posso essere altrimenti, mi hai creato tu così…

- Io non ti ho creato così, tu sei stato creato libero. Hai scelto di essere così. Puoi mentire anche a te stesso, ma mentire a me cosa ti serve?

- A nulla, hai ragione, naturalmente, ma sono fatto così… non ce la faccio a non mentire… mi perdoni vero? – Lucifero fece una risatina che si smorzò di fronte all’imperturbabile serenità del vecchio.

- Allora, cominciamo? O hai altre perle di saggezza da dispensare? – il tono del vecchio era tranquillo.

- Cominciamo, cominciamo, certo che anche tu ogni anno insisti con questa storia degli esseri umani, ma davvero ne hai bisogno? Hai già gli angeli, perché non li lasci estinguere e basta?

- Lucifero, – il tono del vecchio divenne paziente – io sono Dio, non ho bisogno di nulla. Tu eri un angelo una volta e una parte di te sarà sempre tale, anche se la rinneghi e cerchi di nasconderla sotto quintali di depravazione. Anche se voi siete diversi dagli esseri umani, l’unico motivo per cui vi ho creati è lo stesso: per Amore.

- Ahhrggghhh – il giovane afferrò con forza il bastone e lo scagliò a terra – Non so cosa mi dà più fastidio, il fatto che qualunque cosa io dica non riesca mai a farti perdere la pazienza o il fatto che ancora insisti con questa storia dell’amore.

- Perché non è una “storia”… è la verità.

- Sì, per me e per te, ma gli uomini non ci credono più e non ci credono più da tempo sai.

- Non è proprio così… sai… – sorrise il vecchio mandando su tutte le furie l’angelo caduto – E adesso perché ti arrabbi? Non pretenderai che creda anche io alle tue bugie?

- Lasciamo perdere. – continuò il giovane riassumendo il controllo – E’ meglio se iniziamo, no?

- Certo, come preferisci? In ordine alfabetico? Guarda, quest’anno sono tutti eccezionali, li ho visti e li ho immaginati così belli e ricchi d’amore, splendidi, risplendenti di luce…

-…e capaci di volare più in alto degli angeli, ma per piacere! Ogni anno è la stessa storia, per te sono tutti splendidi e bellissimi e luminosi e grandi!

- Hai ragione è così ogni anno, ma è perché ogni anno, ogni uomo è un’idea che mi è nata in mente, un’idea così bella e luminosa che me ne sono innamorato!

- Già, già e che ti credi che non lo so? E per fortuna che ci sono io perché altrimenti a quest’ora la Terra sarebbe tutta un Paradiso…

- Già ci sei tu… questo è il motivo per cui ogni anno teniamo questa riunione… perché…

- …perché se anche tu li hai pensati in un certo modo, ogni uomo deve essere libero di accettare o rifiutare il suo destino e tutto questo per amore, naturalmente, perché l’amore è libertà. Lo so, lo so, non c’è bisogno che me lo ripeti ogni volta, piuttosto sei proprio sicuro che loro la vogliano questa libertà? Perché sai…- Lucifero si sporse sul trono e il suo tono divenne più seducente – già non scelgono di venire al mondo e poi gli viene propinata questa storia della libertà e intanto soffrono… secondo me preferirebbero nascere già belli e splendenti come tu li hai pensati.

- Ma loro nascono già così, belli come io li ho pensati, cosa stai insinuando?

- Non fare lo gnorri, parlo di tutto quello che viene dopo. Parlo di quando si sentono rifiutati, di quando perdono qualcuno che amano, di quando scoprono che non hanno le possibilità per fare ciò che vogliono davvero, parlo di quelle cose lì, perché sai, sono le cose di cui mi occupo io. – Lucifero sorrise.

- Tu vorresti che io togliessi dalla loro vita ogni difficoltà, ogni imprevisto? – il demonio annuì – In pratica vorresti che io togliessi loro te? – il demonio annuì più forte.

- Pensa… tutti belli, forti, eterni, davvero splendidi, la terra sarebbe realmente un paradiso terrestre… tutti ti amerebbero e nessuno dubiterebbe più che tu esisti. – gli occhi di Lucifero divennero più piccoli, la voce più suadente.

- Tu non smetti mai di provarci, vero? – sorrise il vecchio, poi proseguì – Se io facessi come dici, gli toglierei la libertà e togliendogli la libertà gli toglierei l’amore e io questo non lo farò mai. Ora iniziamo perché quest’anno le idee di cui mi sono innamorato sono uniche e splendide…

- Va bene, va bene iniziamo, ma sappi che io farò di tutto per impedire a ognuno di loro di realizzare ciò che tu hai visto in loro.

- Lo so, ma io li aiuterò.

- Gli farò provare la morte di chi hanno caro.

- Manderò loro i miei angeli per consolarli.

- Non li ascolteranno.

- Non subito, ma lo faranno.

- Farò arrivare l’Angoscia.

- Manderò la Fiducia.

- Desterò la Depressione.

- Accenderò la Speranza.

- Li colpirò fisicamente e saranno sfigurati.

- Darò loro la Forza.

- Tornerò alla carica, li colpirò nel fisico, nel cuore e nella testa. Chi di loro resisterà sarà solo per essere attaccato con più rabbia. – Lucifero si era sporto sulla sedia e sembrava posseduto da una smania furiosa.

- I miei angeli sempre saranno loro accanto.

- Non sarà sufficiente, farò tornare la morte più volte se sarà necessario pur di schiacciare le tue opere migliori, non permetterò loro di sbocciare.

- Scenderò io accanto a loro, con la mia Parola.

- Non basterà! Li piegherò, cadranno, si sentiranno dei falliti, farò loro perdere la gioia di vivere! – gli occhi di Lucifero brillavano di odio – Oh, a dire il vero per molti di loro non dovrò neanche sforzarmi così tanto. Molti saranno abortiti dalle loro stesse madri… pensa… le tue grandi idee d’amore e la madre stessa che li deve partorire li abortisce… per molti altri poi dovrò fare gran poco perché cederanno presto, basterà un luccichio di ricchezza o di prestigio, o le curve di una donna e saranno già persi. Magari sembreranno devoti, seguiranno le tue funzioni, faranno l’elemosina, ma il loro cuore sarà dannato e non si eleveranno mai a ciò che tu hai pensato. Poi ci sono i migliori tra loro, quelli che non solo hanno un grande potenziale, ma anche la forza e il carattere… beh per quelli mi impegnerò più a fondo con tutte le mie forze: Pestilenza, Carestia e Morte… più volte finché non cadranno e diverranno i figli della disperazione.

- Io sarò sempre al loro fianco. – rispose tranquillo il vecchio.

- Non servirà, non ti vedranno! Vedranno solo me, me e le disgrazie che manderò loro… eppure un modo ci sarebbe per evitarlo. – di nuovo la voce di Lucifero divenne melliflua – Manda davvero i tuoi angeli al loro fianco, fai accadere loro cose straordinarie, che vedano concretamente che esisti, spezza le mie catene con la tua spada fiammeggiante!

- Non posso lo sai, per lo stesso motivo di prima. Io sarò sempre accanto a loro coi miei angeli e con la mia potenza, ma sono essi che dovranno accettarla. Non posso imporla, toglierei loro la libertà, libertà anche di non accettarmi, ma di accettare la disperazione che tu porti loro. Lo so che così è più difficile, ma non c’è altro modo e io ho una grande fiducia nell’uomo.

- Però a volte lo fai, a volte intervieni coi miracoli e a volte invece ti appelli alle regole dell’amore e della libertà… non so perché, ma ho l’impressione di non essere l’unico a fregarsene delle regole.

- Non è vero e sai bene anche questo, ma non vorrai davvero che cominciamo adesso una discussione sui miracoli, vero? Ognuno di essi ha una sua ben precisa ragione di essere, sicuro di volerle ascoltare tutte?

- No, no, va bene va bene, hai ragione tu, ma dovevo provarci… – Lucifero si lasciò sprofondare sconsolato sul suo trono nero – Cominciamo…

- Cominciamo – sorrise il vecchio.

Buon 2010

gennaio 1, 2010 di Davide Galati


A tutti voglio augurare un 2010 che sia sempre ricco di Dio, che il Signore vi mostri il Suo volto, vi sorrida sempre e vi protegga con la sua ombra, voi e tutti coloro che amate.

Non cercate di capire cosa vi aspetta leggendo l’oroscopo o consultando altri metodi  per conoscere il futuro, fidatevi solo del Signore, affidatevi a Lui. Il più grande dono che Dio ci ha fatto è stata la libertà, libertà anche di rifiutarlo e davvero noi vogliamo buttare via questo dono cercando di sapere come sraà il nostro futuro? Il nostro futuro sarà come noi lo costruiremo, ma se lo costruiremo sulla roccia, sulla roccia che è il Signore, allora sarà solido, forte, indistruttibile, se lo costruiremo sulla sabbia, la sabbia delle nostre forze, dei nostri peccati, allora alla prima tempesta crollerà del tutto…

Buon 2010, a tutti, che il Signore vi sorrida sempre.

BUON NATALE

dicembre 25, 2009 di Davide Galati


Siamo tornati dal viaggio di nozze, riposati e pronti a iniziare questa nuova grande avventura che è il matrimonio, sempre sapendo di non essere soli, ma di avere al nostro fianco Gesù. Spero presto di potervi far vedere qualche foto, intanto vi ringrazio dell’affetto con cui seguite questo blog e le mie pubblicazioni e, sopratutto vi faccio i miei più sinceri auguri per un Natale sereno, in compagnia di chi amate e perché ci sia sempre, nel vostro cuore, il posto per accogliere Gesù Bambino che nasce. Un Dio che si è fatto debole, fragile, bisognoso per dirci che noi valiamo il suo sangue… non dimentichiamolo mai di fronte a un mondo che, di continuo, vuole che ci convinciamo che noi, non valiamo niente.

BUON NATALE!

Un invito…

novembre 4, 2009 di Davide Galati


Intanto volevo salutare tutti i visitatori di questo blog che nell’ultimo mese ha raddoppiato le visite nonostante io non lo abbia più aggiornato, credo sia un segno che gli argomenti qui trattati siano sempre validi e interessanti. Però volevo anche rendervi partecipi del motivo per cui, ultimamente, i miei interventi su questo blog latitano, perché mi sposo! L’8 dicembre nella chiesa dei Santi Angeli Custodi a Verona, sposo nel Signore Patrizia, il dono più grande che Lui abbia messo sulla mia strada. Qui di seguito pubblico l’invito al matrimonio perché questo invito è valido per chiunque di voi voglia venire e partecipare con noi a questa grande gioia e alla festa che proseguirà dopo, col taglio della torta nelle opere parrocchiali. Il Signore è grande e compie meraviglie…Il deserto fioriràPartecipazione matrimonio

Cosa vuol dire “adorare”?

settembre 15, 2009 di Davide Galati


Adorare, adorazione è un termine che sentiamo usare spesso, si parla di adorazione solo nei confronti di Dio, mentre per i santi e le altre figure del cielo si usa il termine venerazione. Qualcuno sostiene che non c’è molta differenza, ma si tratta di una posizione che, nel migliore dei casi, nasce da ignoranza quando non da malafede. Adorare vuol dire una cosa ben specifica e molto profonda, ma per capirla bene occorre andare a vedere l’etimologia del termine che infatti deriva dalle parole latine AD e OS. OS, ORIS in latino significa bocca e quindi adorare vuol dire portare alla bocca, ingerire, mangiare. Ma ciò che noi mangiamo che cosa diventa? Parte di noi, si fonde con noi. Ecco il senso profondo dell’adorazione a Dio ed ecco perché essa è dovuta e riservata solo a Lui. Perché mettendoci in adorazione di fronte a Lui noi lo contempliamo fino a unirci con Lui, fino a portarlo dentro di noi, a fonderci con Lui. Gli mostriamo ciò che noi siamo realmente e Lui si mostra a noi nella sua realtà, ci abbraccia e non ci lascia. Ecco che allora durante l’adorazione del Santissimo Sacramento possiamo meditare sulla Parola o seguire un’altra via che ci aiuti, ma la cosa più importante è permettere a Lui di guardarci e permettere a noi di guardarlo, mostrarci e lasciarci abbracciare, così come siamo. So che possono sembrare solo belle parole, ma hanno un senso ben concreto, chi ha sperimentato l’adorazione lo sa. Naturalmente il momento massimo di adorazione è quando ci accostiamo, durante la comunione, al Santissimo e lo mangiamo, Egli entra concretamente dentro di noi, diventa noi se noi glielo permettiamo, perché ogni azione di Dio è sempre rispettosa della libertà dell’uomo in quanto è un’azione d’amore.

adorazioneGli disse Filippo: “Signore, mostraci il padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre.”(Giovanni 14,8-9)

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

La donna si era seduta sotto un albero poco lontano dal vecchio saggio e sembrava persa nel guardare il panorama di colline e alberi che le si apriva davanti. Il vecchio la osservò a lungo e si accorse di come i suoi occhi sembravano persi ad osservare qualcosa che sembrava vedere solo lei. Il suo volto brillava e il vecchio era incuriosito, ma non osava disturbarla. Così attese e dopo un tempo che nessuno si curò di misurare, la donna si alzò e si guardò intorno, il vecchio non perse l’occasione e la salutò cordialmente, poi le chiese: – Non ho potuto non osservarla, sembrava così contenta, ma quasi estraniata dalla realtà… -

- Ha ragione, – sorrise lei – di solito lo faccio in una chiesa, di fronte all’Eucarestia, ma oggi avevo voglia di venire in mezzo alla natura. Ero in adorazione, adorazione del Signore, creatore di tutte le cose.

- Quindi lei è una persona religiosa.

- Sì, molto, lei no.

- Credo di sì, ma non tutti lo sono, qualcuno potrebbe scambiare il suo modo di fare per poca sanità mentale invece che per fervore religioso.

- Non so, non è un problema mio. Io so solo che amo il Signore e da quando ho capito come adorarlo non riesco più a farne a meno. – il vecchio sembrò dubbioso e la donna proseguì – Notò la stessa espressione sulla faccia di molti quando parlo di adorazione, quasi si trattasse di una vecchia pratica medievale, invece è una cosa bellissima. Significa permettere a Dio di entrare dentro di noi, lasciarsene assorbire e pervadere… è qualcosa che non si può spiegare, ma solo vivere.

- Le credo, anche se ammetto di non capire appieno, ma le credo perché ho visto il suo viso ed era felice,di una felicità che non è facile da ottenere.

La donna sorrise e non aggiunse altro, salutò il vecchio e si incamminò verso casa mentre il sole tramontava. Il vecchio ricambiò il saluto e la guardò allontanarsi finché poté poi tornò a fissare il crocevia.

Cosa sono i sacramentali?

settembre 6, 2009 di Davide Galati


Ogni tanto può capitare di sentire il termine “sacramentale”, meno usato e meno conosciuto di “sacramento”. Si riferisce a tutta una serie di oggetti e di pratiche che sono molto usate all’interno della vita della Chiesa. Infatti si chiamano sacramentali quei segni istituiti dalla Chiesa, a imitazione dei sacramenti, per mezzo dei quali, grazie proprio alla natura stessa della Chiesa, si significano e si ottengono frutti sopratutto spirituali. Ci sono oggetti sacramentali, ad esempio l’acqua, le candele, le ceneri, i ramoscelli d’ulivo benedetti e ci sono riti sacramentali come le consacrazioni, le benedizioni, le dedicazioni o gli esorcismi. Caratteristiche propria dei sacramentali è di essere legati alla qualità spirituale di colui che li esercita (si dicono cioè ex opere operantis), a differenza dei sacramenti che sono del tutto slegati da questo aspetto perché entra in gioco direttamente la potenza di Dio.

giacobbeGenesi 27:26 Poi suo padre Isacco gli disse: «Ora avvicìnati e baciami, figlio mio». Egli s’avvicinò e lo baciò. E Isacco sentì l’odore dei vestiti, e lo benedisse dicendo: «Ecco, l’odore di mio figlio è come l’odore di un campo, che il SIGNORE ha benedetto. Dio ti conceda la rugiada del cielo, la fertilità della terra e abbondanza di frumento e di vino. Ti servano i popoli e le nazioni s’inchinino davanti a te. Sii padrone dei tuoi fratelli e i figli di tua madre s’inchinino davanti a te. Maledetto sia chiunque ti maledice, benedetto sia chiunque ti benedice!»

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Il sacerdote camminava lentamente, stava leggendo il suo breviario, ogni tanto alzava la testa e gettava lo sguardo intorno a sé. Il vecchio lo osservava con attenzione, dal suo viso traspariva una serenità rara Quando gli fu vicino lo salutò gentilmente, l’uomo chiuse il libro delle preghiere e si avvicinò: – Come state? – chiese sorridendo.

- Bene, grazie. Non ho potuto fare a meno di osservarvi, sembrate molto sereno.

- Perché lo sono… quando prego sento Gesù scendermi nel cuore e donarmi una gran pace… – fece un attimo di silenzio guardandosi intorno, altre persone passavano per il crocevia, quasi tutte prese in mille faccende, discussioni o problemi, molti con lo sguardo basso e triste -… mi piacerebbe che il mondo condividesse questa serenità.

- Purtroppo spesso non è così, la preghiera vi aiuta davvero?

- Sì, moltissimo… ma non pensate che sia sempre facile iniziare a pregare, anzi spesso non ne ho alcuna voglia e trovo mille scuse per evitarlo, ma poi mi costringo a iniziare e… è un miracolo, non saprei come altro dirlo… la pace scende su di me…

- Vi capisco, tutti noi abbiamo dentro un vuoto e cerchiamo di riempirlo, c’è chi lo fa comprando cose, chi viaggiando, chi provando nuove esperienze, ma nulla di tutto questo riempie veramente.

- La preghiera sì, perché mi fa parlare con Gesù… è Lui che riempie ogni mio vuoto

Il vecchio guardò nei grandi occhi scuri del sacerdote e rimase in silenzio, poi chiese: – Posso chiedervi di benedirmi?

- Certamente… – l’uomo di Dio sorrise, mormorò alcune parole e tracciò il segno della croce sulla fronte del saggio.

- Grazie.

Il sacerdote si limitò ad annuire e aggiungere : – Che la pace del Signore sia con te, fratello. – poi riaprì il suo libro e tornò a immergersi nella preghiera. Il vecchio lo guardò allontanarsi, poi tornò a guardare il crocevia con una nuova serenità sul volto.

Il libro…

luglio 18, 2009 di Davide Galati


…anche se in vacanza continuo a lavorare per questo blog e ho così pensato di raccogliere i primi 27 racconti in un libro. Se vi interessa acquistarlo per conservarlo, rileggerli con calma oppure farne un regalo non dovete fare altro che seguire questo link registrarvi e acquistare il libro. Costa solo 8 euro più le spese di spedizione, se vi piace aiutatemi a publicizzarlo. Grazie a tutti per l’affetto e la frequenza di queste pagine anche in questo periodo di ferie e che il Signore vi sorrida sempre.

Buone vacanze

giugno 22, 2009 di Davide Galati


Questo blog si prende un po’ di pausa almeno fino a settembre. Ne approfitto per augurare anche a voi delle buone ferie, che siano davvero la possibilità di rilassarsi e magari riscoprire la pace del Signore. In agosto sarò in Terra Santa, è il mio terzo viaggio in quei luoghi e non vedo l’ora di tornarci, ma quest’anno sarà moltod ievrso e sicuramente più speciale perché ci andrò con Patrizia, la mia fidanzata. In questi mesi continuerò comunque a seguire il blog, quindi se avete domande o commenti fate pure. Come sempre vi ricordo Oddwars, il mio libro di fantascienza, che non c’entra nulla con la religione, ma parla di mitologia e mescola temi fantasy e fantascientifici. Se volete saperne di più cliccate qui: Oddwars o qui Oddwars se invece volete acquistarlo direttamente (costa solo 10 euro, cliccate qui Oddwars). Nel cassetto ho anche un romanzo fantasy che cerca un editore e mi piacerebbe pubblicare i racconti presenti su questo blog. Se tra i miei lettori c’è un editore interessato, può facilmente contattarmi.

Vi saluto tutti, a settembre, e che il Signore vi sorrida sempre!