Intanto volevo salutare tutti i visitatori di questo blog che nell’ultimo mese ha raddoppiato le visite nonostante io non lo abbia più aggiornato, credo sia un segno che gli argomenti qui trattati siano sempre validi e interessanti. Però volevo anche rendervi partecipi del motivo per cui, ultimamente, i miei interventi su questo blog latitano, perché mi sposo! L’8 dicembre nella chiesa dei Santi Angeli Custodi a Verona, sposo nel Signore Patrizia, il dono più grande che Lui abbia messo sulla mia strada. Qui di seguito pubblico l’invito al matrimonio perché questo invito è valido per chiunque di voi voglia venire e partecipare con noi a questa grande gioia e alla festa che proseguirà dopo, col taglio della torta nelle opere parrocchiali. Il Signore è grande e compie meraviglie…

Un invito…
Novembre 4, 2009 di Davide GalatiCosa vuol dire “adorare”?
Settembre 15, 2009 di Davide GalatiAdorare, adorazione è un termine che sentiamo usare spesso, si parla di adorazione solo nei confronti di Dio, mentre per i santi e le altre figure del cielo si usa il termine venerazione. Qualcuno sostiene che non c’è molta differenza, ma si tratta di una posizione che, nel migliore dei casi, nasce da ignoranza quando non da malafede. Adorare vuol dire una cosa ben specifica e molto profonda, ma per capirla bene occorre andare a vedere l’etimologia del termine che infatti deriva dalle parole latine AD e OS. OS, ORIS in latino significa bocca e quindi adorare vuol dire portare alla bocca, ingerire, mangiare. Ma ciò che noi mangiamo che cosa diventa? Parte di noi, si fonde con noi. Ecco il senso profondo dell’adorazione a Dio ed ecco perché essa è dovuta e riservata solo a Lui. Perché mettendoci in adorazione di fronte a Lui noi lo contempliamo fino a unirci con Lui, fino a portarlo dentro di noi, a fonderci con Lui. Gli mostriamo ciò che noi siamo realmente e Lui si mostra a noi nella sua realtà, ci abbraccia e non ci lascia. Ecco che allora durante l’adorazione del Santissimo Sacramento possiamo meditare sulla Parola o seguire un’altra via che ci aiuti, ma la cosa più importante è permettere a Lui di guardarci e permettere a noi di guardarlo, mostrarci e lasciarci abbracciare, così come siamo. So che possono sembrare solo belle parole, ma hanno un senso ben concreto, chi ha sperimentato l’adorazione lo sa. Naturalmente il momento massimo di adorazione è quando ci accostiamo, durante la comunione, al Santissimo e lo mangiamo, Egli entra concretamente dentro di noi, diventa noi se noi glielo permettiamo, perché ogni azione di Dio è sempre rispettosa della libertà dell’uomo in quanto è un’azione d’amore.
Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre.”(Giovanni 14,8-9)
Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.
La donna si era seduta sotto un albero poco lontano dal vecchio saggio e sembrava persa nel guardare il panorama di colline e alberi che le si apriva davanti. Il vecchio la osservò a lungo e si accorse di come i suoi occhi sembravano persi ad osservare qualcosa che sembrava vedere solo lei. Il suo volto brillava e il vecchio era incuriosito, ma non osava disturbarla. Così attese e dopo un tempo che nessuno si curò di misurare, la donna si alzò e si guardò intorno, il vecchio non perse l’occasione e la salutò cordialmente, poi le chiese: – Non ho potuto non osservarla, sembrava così contenta, ma quasi estraniata dalla realtà… -
- Ha ragione, – sorrise lei – di solito lo faccio in una chiesa, di fronte all’Eucarestia, ma oggi avevo voglia di venire in mezzo alla natura. Ero in adorazione, adorazione del Signore, creatore di tutte le cose.
- Quindi lei è una persona religiosa.
- Sì, molto, lei no.
- Credo di sì, ma non tutti lo sono, qualcuno potrebbe scambiare il suo modo di fare per poca sanità mentale invece che per fervore religioso.
- Non so, non è un problema mio. Io so solo che amo il Signore e da quando ho capito come adorarlo non riesco più a farne a meno. – il vecchio sembrò dubbioso e la donna proseguì – Notò la stessa espressione sulla faccia di molti quando parlo di adorazione, quasi si trattasse di una vecchia pratica medievale, invece è una cosa bellissima. Significa permettere a Dio di entrare dentro di noi, lasciarsene assorbire e pervadere… è qualcosa che non si può spiegare, ma solo vivere.
- Le credo, anche se ammetto di non capire appieno, ma le credo perché ho visto il suo viso ed era felice,di una felicità che non è facile da ottenere.
La donna sorrise e non aggiunse altro, salutò il vecchio e si incamminò verso casa mentre il sole tramontava. Il vecchio ricambiò il saluto e la guardò allontanarsi finché poté poi tornò a fissare il crocevia.
Cosa sono i sacramentali?
Settembre 6, 2009 di Davide GalatiOgni tanto può capitare di sentire il termine “sacramentale”, meno usato e meno conosciuto di “sacramento”. Si riferisce a tutta una serie di oggetti e di pratiche che sono molto usate all’interno della vita della Chiesa. Infatti si chiamano sacramentali quei segni istituiti dalla Chiesa, a imitazione dei sacramenti, per mezzo dei quali, grazie proprio alla natura stessa della Chiesa, si significano e si ottengono frutti sopratutto spirituali. Ci sono oggetti sacramentali, ad esempio l’acqua, le candele, le ceneri, i ramoscelli d’ulivo benedetti e ci sono riti sacramentali come le consacrazioni, le benedizioni, le dedicazioni o gli esorcismi. Caratteristiche propria dei sacramentali è di essere legati alla qualità spirituale di colui che li esercita (si dicono cioè ex opere operantis), a differenza dei sacramenti che sono del tutto slegati da questo aspetto perché entra in gioco direttamente la potenza di Dio.
Genesi 27:26 Poi suo padre Isacco gli disse: «Ora avvicìnati e baciami, figlio mio». Egli s’avvicinò e lo baciò. E Isacco sentì l’odore dei vestiti, e lo benedisse dicendo: «Ecco, l’odore di mio figlio è come l’odore di un campo, che il SIGNORE ha benedetto. Dio ti conceda la rugiada del cielo, la fertilità della terra e abbondanza di frumento e di vino. Ti servano i popoli e le nazioni s’inchinino davanti a te. Sii padrone dei tuoi fratelli e i figli di tua madre s’inchinino davanti a te. Maledetto sia chiunque ti maledice, benedetto sia chiunque ti benedice!»
Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.
Il sacerdote camminava lentamente, stava leggendo il suo breviario, ogni tanto alzava la testa e gettava lo sguardo intorno a sé. Il vecchio lo osservava con attenzione, dal suo viso traspariva una serenità rara Quando gli fu vicino lo salutò gentilmente, l’uomo chiuse il libro delle preghiere e si avvicinò: – Come state? – chiese sorridendo.
- Bene, grazie. Non ho potuto fare a meno di osservarvi, sembrate molto sereno.
- Perché lo sono… quando prego sento Gesù scendermi nel cuore e donarmi una gran pace… – fece un attimo di silenzio guardandosi intorno, altre persone passavano per il crocevia, quasi tutte prese in mille faccende, discussioni o problemi, molti con lo sguardo basso e triste -… mi piacerebbe che il mondo condividesse questa serenità.
- Purtroppo spesso non è così, la preghiera vi aiuta davvero?
- Sì, moltissimo… ma non pensate che sia sempre facile iniziare a pregare, anzi spesso non ne ho alcuna voglia e trovo mille scuse per evitarlo, ma poi mi costringo a iniziare e… è un miracolo, non saprei come altro dirlo… la pace scende su di me…
- Vi capisco, tutti noi abbiamo dentro un vuoto e cerchiamo di riempirlo, c’è chi lo fa comprando cose, chi viaggiando, chi provando nuove esperienze, ma nulla di tutto questo riempie veramente.
- La preghiera sì, perché mi fa parlare con Gesù… è Lui che riempie ogni mio vuoto
Il vecchio guardò nei grandi occhi scuri del sacerdote e rimase in silenzio, poi chiese: – Posso chiedervi di benedirmi?
- Certamente… – l’uomo di Dio sorrise, mormorò alcune parole e tracciò il segno della croce sulla fronte del saggio.
- Grazie.
Il sacerdote si limitò ad annuire e aggiungere : – Che la pace del Signore sia con te, fratello. – poi riaprì il suo libro e tornò a immergersi nella preghiera. Il vecchio lo guardò allontanarsi, poi tornò a guardare il crocevia con una nuova serenità sul volto.
Il libro…
Luglio 18, 2009 di Davide Galati…anche se in vacanza continuo a lavorare per questo blog e ho così pensato di raccogliere i primi 27 racconti in un libro. Se vi interessa acquistarlo per conservarlo, rileggerli con calma oppure farne un regalo non dovete fare altro che seguire questo link registrarvi e acquistare il libro. Costa solo 8 euro più le spese di spedizione, se vi piace aiutatemi a publicizzarlo. Grazie a tutti per l’affetto e la frequenza di queste pagine anche in questo periodo di ferie e che il Signore vi sorrida sempre.
Buone vacanze
Giugno 22, 2009 di Davide GalatiQuesto blog si prende un po’ di pausa almeno fino a settembre. Ne approfitto per augurare anche a voi delle buone ferie, che siano davvero la possibilità di rilassarsi e magari riscoprire la pace del Signore. In agosto sarò in Terra Santa, è il mio terzo viaggio in quei luoghi e non vedo l’ora di tornarci, ma quest’anno sarà moltod ievrso e sicuramente più speciale perché ci andrò con Patrizia, la mia fidanzata. In questi mesi continuerò comunque a seguire il blog, quindi se avete domande o commenti fate pure. Come sempre vi ricordo Oddwars, il mio libro di fantascienza, che non c’entra nulla con la religione, ma parla di mitologia e mescola temi fantasy e fantascientifici. Se volete saperne di più cliccate qui: Oddwars o qui Oddwars se invece volete acquistarlo direttamente (costa solo 10 euro, cliccate qui Oddwars). Nel cassetto ho anche un romanzo fantasy che cerca un editore e mi piacerebbe pubblicare i racconti presenti su questo blog. Se tra i miei lettori c’è un editore interessato, può facilmente contattarmi.
Vi saluto tutti, a settembre, e che il Signore vi sorrida sempre!
Cosa è un sacramento?
Giugno 8, 2009 di Davide GalatiLa parola “sacramentum”, nel linguaggio giuridico degli antichi romani, designava la somma di denaro che le parti in causa in un processo depositavano come cauzione (in sacro). Chi avesse perso la causa perdeva anche il denaro che passava all’erario e diventava così consacrato alla divinità. Nel linguaggio militare “sacramentum” era il giuramento prestato dai nuovi soldati. Esisteva poi il “sacramentum militiae” che, non di rado, veniva testimoniato con un segno sul corpo del soldato. Quindi indicava un atto di consacrazione e di iniziazione e con questo senso lo troviamo nei testi cristiani del III sec. quando Tertulliano, ispirandosi al senso paolino della “militia Christi” lo usa in relazione al battesimo che diviene così il giuramento per eccellenza, opposto all’idolatria, vi è quindi una consacrazione e da qui si apre la strada all’utilizzo del termine per indicare l’iniziazione e l’oggetto della promessa battesimale. Con Cipriano il termine acquista il doppio significato di giuramento e mistero, ma ancora non si parla né di segno né di causa della grazia, ed è riferito al battesimo e all’eucarestia, mentre degli altri riti si parla molto meno. Fondamentali divengono, per lo sviluppo della comprensione del sacramento, le riflessioni di Sant’Agostino sulla natura del segno. Infatti se il termine sacramento viene applicato indistintamente a ogni rito intendendo così il “semplice segno”, ci sono però sacramenti-segno ai quali è legato un dono o un effetto oggettivo, in particolare il battesimo e l’eucarestia. I sacramenti sono segni (cioè oggetti reali e sensibili tipo il pane, l’acqua e così via) che rimandano a realtà oltre il sensibile, a realtà sacre. Con San Tommaso riprese poi la riflessione sui sacramenti che egli stesso definì con il carattere di causa, ovvero il sacramento causa ciò che significa. Questo vuol dire che se i segni esteriori rimandano a un significato superiore, quel significato diventa realtà nel sacramento (il pane che rimanda al corpo di Cristo, diventa davvero corpo di Cristo nell’eucarestia) perché esso è dotato da Dio di questo potere in rapporto alla grazia. Quindi nel sacramento l’elemento fisico (l’abluzione, l’imposizione delle mani e così via) è relativo alla subordinazione al significato sacramentale. San Tommaso definisce i sacramenti “segno di cose sacre fatte per santificare gli uomini” e il primo sacramento, quello fondamentale e originario è Cristo, poi vi è la Chiesa che è il sacramento universale e poi i sette segni sacramentali, ovvero i sette sacramenti: battesimo, confessione, eucarestia, cresima, matrimonio, ordine sacro, estrema unzione. Da tutto questo si capisce come sia Cristo la chiave per interpretare ogni sacramento e come egli ne sia la fonte unica, ecco perché i sacramenti si dicono: ex opere operato. Cioè sono indipendenti dalle opere di chi li opera, ovvero dalla sua condotta morale, sono sempre validi e sono tutti uguali al di là di chi li somministra. I Padri della Chiesa hanno visto sorgente dei sacramenti la ferita al costato di Cristo da cui scaturiscono acqua e sangue, origine anche della Chiesa. Loro compito è di santificare gli uomini, edificare il Corpo di Cristo, rendere culto a Dio, ma anche istruire poiché sono segni. Nella Chiesa sono stati codificati come sette dopo dieci o undici secoli di Cristianesimo e sono stati ratificati solennemente solo dal Concilio di Trento. Non è facile capire appieno il senso e il significato dei sacramenti, ma non per ignoranza o a causa di chissà quali mancanze, ma perché essi sono molto vicini al grande mistero di Dio e poiché in essi entra in gioco direttamente la Sua grazia ci sopravanzano e di troppo per sperare di poterli comprendere appieno. Una cosa che però va sempre ricordata è il loro essere indissolubili, a meno di casi davvero particolari, ma questo vale per ogni sacramento e non solo per il matrimonio che è quello più spesso citato in relazione all’indissolubilità. Oggi inoltre si tende sempre di più a integrare i sette sacramenti all’interno di una visione sacramentale dell’intera Chiesa, cioè di sacramentalità dell’intera storia della salvezza dell’uomo. Essi hanno cioè vero senso e compimento se aiutano chi li riceve ad avere una più chiara coscienza della sacramentalità della Chiesa come popolo di Dio e della singola vita cristiana. Non sono cioè semplici riti o tappe da rispettare una tantum o periodicamente, ma elementi vivi e pulsanti del nostro essere cristiani, affinché sia Gesù il vero modello di ogni credente e i sacramenti siano sorgente di vita cristiana e modello di spiritualità.
Giovanni 1:32 Giovanni rese testimonianza, dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare in acqua, mi ha detto: “Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo”. E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figlio di Dio».
Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.
La giovane donna era pensierosa e camminava distratta, si accorse quasi per caso del vecchio e gli sorrise dolcemente. Lui ricambiò e salutò: – Buongiorno!
- Sì, è davvero una bella giornata, sembra si sia calmato il caldo dei giorni scorsi, ma vorrei si calmassero anche i miei pensieri…
- Perché? Cos’hanno di così terribile?
- Terribile? – sorrise lei – No, in effetti di terribile nulla, ma sto riflettendo su una decisione abbastanza difficile da prendere…
- Di che si tratta? Alle volte anche le cose che sembrano impossibili, quando se ne parla assumono dimensioni più umane.
- Avete ragione… ma è una cosa personale, se la annoio me lo dica pure… vede mio marito vuole battezzare nostro figlio, io invece sono indecisa…
- Come mai? Lei non è cristiana?
- Oh sì, e mi ritengo anche una buona credente, paradossalmente è mio marito quello che non ci crede molto…
- Non capisco… – il vecchio la guardava perplessa.
- Sì, vede mio marito insiste perché lo battezziamo perché i nonni si aspettano così, perché non vuole che poi, crescendo, si senta diverso dagli altri bambini e perché, in fin dei conti si tratta di un rito sociale… insomma una breve cerimonia in chiesa e poi tutti a festeggiare al ristorante. Invece io lo ritengo una cosa importante, molto importante e sto riflettendo se non sia il caso di aspettare che mio figlio abbia la capacità di capire ciò che fa e quindi di scegliere in maniera pienamente responsabile la fede. Vorrei avesse una fede piena e vera.
- Capisco, la situazione è interessante e insolita, lo ammetto, ma, mi scusi, la Chiesa in cui le dice di credere, non vorrebbe che il bambino fosse battezzato?
- Sì, naturalmente, ma pensi che una volta si veniva battezzati solo da adulti, Gesù stesso fu battezzato quando aveva quasi trent’anni…
- E’ vero, ma se non ricordo male il battesimo di Gesù aveva un valore molto diverso da quello che poi somministra la Chiesa, non era un sacramento. Ha provato a parlarne col suo parroco?
- A dire il vero no, sa non mi è facile parlare di certe cose con un prete, ho paura di essere giudicata. Assecondare mio marito sarebbe molto più semplice.
- Questo di sicuro, tra l’altro sono in molti quelli che si accostano ai sacramenti, non solo al battesimo, con lo spirito di suo marito e dopo, purtroppo, ne seguono solo cose tristi.
- Quindi anche lei la pensa come me?
- No, penso solo che le motivazioni di suo marito siano infantili, un battesimo non è un aperitivo, ma penso che lei dovrebbe comunque parlare col suo parroco, potrebbe aiutarla più di me. Se davvero crede non dovrebbe farsi problemi a parlare con un sacerdote. Se però vuole davvero sapere cosa penso, allora le dirò che mi viene in mente quando Gesù predicava e gli apostoli gli tenevano lontani i bambini che volevano andare da lui, allora egli sgridò gli apostoli e disse: “Lasciate che i fanciulli vengano a me”.
- E’ vero, bellissimo episodio, ma anche se non capiscono?
- E noi siamo davvero sicuri che non capiscano? Se lei crede veramente al valore di un sacramento sa che questo significa che l’acqua con cui viene bagnato e l’olio con cui viene unto il bambino simboleggiano la morte e la rinascita come figli di Dio, figli del Re, ma nel sacramento il simbolo diventa realtà. Ed è lei sicura che il bambino non colga la bellezza di una tale realtà? Che in quel momento non si apra uno squarcio con una realtà divina così bella e sensibile che solo un bambino, con la sua purezza, può cogliere?
- Sarebbe bello, se fosse vero…
- Se lei ci crede, questo sono i sacramenti, se invece non ci crede, allora non ha alcun senso fare nulla, perché ogni gesto sarebbe vuoto e ogni simbolo rimanderebbe solo a se stesso e nulla più.
- Ha ragione, ma allora cosa devo fare?
- La risposta è solo dentro di lei, ci pensi bene e preghi, ma se crede non serve che suo figlio sia adulto perché accetti la regalità di figlio di Dio, anzi forse ora è ancora meglio; se invece non ne è convinta lasci perdere del tutto.
- Sì, ma perché è tutto così complicato… alle volte vorrei davvero fosse solo come dice mio marito, ovvero che si trattasse solo di riti e segni vuoti… sarebbe tutto più semplice!
- Forse sì, ma vede quando lei guarda una cartolina che le ha mandato una persona cara cosa sta guardando? – la donna rimase in silenzio e il vecchio proseguì – Lei sta guardando solo un pezzo di carta, ma in realtà non è così, lei sta guardando l’affetto e l’amore di quella persona. La cartolina non è più solo carta, ma un segno che rimanda a qualcosa d’altro. Ora pensi che la persona a cui rimanda sia Dio, se è davvero così, allora capisce come quel segno, solo simbolico, rimanda sì ad altro, ma questo altro si concretizza, si realizza, in virtù della potenza di Dio.
- E’ bello spiegato così, sembra vero… grazie, ancora non so cosa farò, ma sicuramente parlarne mi ha fatto bene, ora è meglio che vada. – e così dicendo si alzò e si allontanò verso casa.
Il vecchio la guardò sparire dietro una collina e poi tornò a fissare il crocevia.
Cos’è la santità?
Maggio 25, 2009 di Davide GalatiSulla santità e sull’eroismo, sulla figura del santo e dell’eroe ho fatto la mia tesi di laurea, ma non ho alcuna intenzione di riscriverla qui, state tranquilli. Mi limiterò semplicemente a delineare alcune caratteristiche della santità nel cattolicesimo, se invece qualcuno fosse interessato a leggere la mia tesi mi contatti pure in privato. L’idea che abbiamo di santo è indubbiamente legata all’iconografia, spesso derivata da una sensibilità molto diversa dalla nostra e quindi il rischio è che il santo ci sembri qualcuno perfetto nella vita cristiana, qualcuno toccato in maniera particolare da Dio, qualcuno sì da ammirare, sì da venerare, ma completamente irraggiungibile, del tutto lontano da noi. Quello che invece spesso ignoriamo è la storia dei santi, una storia che ci mostra come nessuno è nato già santo, ma come ognuno di essi ha un passato unico, alcuni burrascosi, altri più normali, alcuni hanno avuto vite disastrate, altri vite consacrate (basti pensare alla diversità di vita tra San Camillo e San Massimiliamo Kolbe) eppure tutti, ciascuno per la propria strada sono giunti alla santità. Questo dimostra che la chiamata alla santità è per tutti, in ogni momento della nostra vita, indipendentemente da ciò che abbiamo fatto fino a quel momento. Però noi dobbiamo accettare questa chiamata. E in cosa consiste la santità? A cosa siamo chiamati quando siamo chiamati alla santità? Ad amare, ad amare Dio con tutto noi stessi, in modo da poter poi riversare questo amore di Dio sugli altri. Questa è la santità e Gesù, Dio, non ci chiede di essere già santi per rispondere a questa chiamata, ma solo di lasciarci amare da Lui e di amarlo, in qualunque momento. Ciò che abbiamo fatto prima non conta, è perdonato, se davvero ne siamo pentiti, se davvero vogliamo amare. Il padre, nella parabola del figliol prodigo, non fa neanche parlare il figlio che torna a casa, ma gli corre incontro e lo abbraccia, così com’è: sporco, puzzolente, sconfitto, derelitto… Il santo non è un uomo che non pecca, ma è un uomo che ama Dio, questo è ciò a cui siamo chiamati tutti, in ogni momento.
Matteo 20:1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale, sul far del giorno, uscì a prendere a giornata degli uomini per lavorare la sua vigna. Si accordò con i lavoratori per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscì di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che sarà giusto”. Ed essi andarono. Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?” Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dà loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi”. Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno. Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: “Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo”. Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?”
Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.
- Mi scusi, ma lei è un sant’uomo? – la donna aveva una certa età e si muoveva a fatica, appoggiandosi a un bastone.
- Io? – il vecchio la guardò perplesso – Non credo, ma se anche fosse non penso che dovrei essere io a dirlo…
- Ah, sì forse ha ragione, eppure lei mi pare proprio un sant’uomo. – insistette la donna fissando i sui occhi in quelli del vecchio.
- Mi dispiace, ma non capisco proprio da dove le venga questa convinzione. Forse perché mi vede qui seduto da solo?
- Oh no, ci sono molte persone che se ne stanno da sole, ma non hanno nulla di santo.
- E allora non capisco, forse è la barba o l’età…
- Ma no, – la signora quasi scoppiò a ridere – io mi sa che sono più vecchia di lei e le assicuro che di santo non ho proprio nulla e in quanto alla barba ho conosciuto uomini che la portavano anche più lunga, ma tutto erano tranne che santi.
- E io le posso assicurare che anche io sono tutt’altro, non ho mai fatto nessun miracolo.
- Non ne dubito, ma non sono i miracoli a fare i santi… no, no… mi dica, – l’anziana signora lo scrutava sornione – perché sta lì seduto?
- Osservo la gente, guardo il mondo, alle volte mi capita di parlare con le persone e scopro molte cose nuove e interessanti.
- E perché lo fa?
- Perché è bello, la gente è bella, mi piace osservarla, parlarci.
- Ma scommetto che non sempre quello di cui parla la gente è bello, no?
- No, è vero, non sempre, alle volte c’è dubbio, paura, disperazione… no, non sempre è bello, ma ascoltarli sì che è bello. Ascoltarli vuol dire farli entrare nella tua vita, dire loro che sono importanti.
- E poi cosa dice loro?
- Non molto a dire il vero, cerco sempre di non giudicarli e di limitarmi a dire quello che penso quando mi sembra possa essere utile, ma poi sta a loro decidere se lo è veramente.
La vecchia sorrise contenta: – Ecco, lo dicevo io, lei è un santo!
- Ancora non capisco perché… non faccio altro che star seduto a guardare la gente e ascoltarla.
- No, lei fa di più, lei ama quella gente e la ama con un amore che è paziente e generoso, benigno e senza giudizio. Un amore che non viene solo dal suo cuore, ma che nasce da qualcosa di più profondo e immenso… mi sbaglio?
A quel punto fu il vecchio a sorridere sornione, senza rispondere, l’anziana signora abbassò il capo in segno di salutò e si allontanò lentamente sempre appoggiandosi al proprio bastone. Quando fu lontana il vecchio mormorò un’unica parola: – Grazie… – e continuò a guardarla finché poté poi tornò a fissare il crocevia.
Cosa significa accogliere Cristo?
Maggio 17, 2009 di Davide GalatiAccogliere Cristo nella nostra vita è qualcosa che sentiamo dire spesso, ma in concreto cosa significa? Sicuramente vuol dire amare, amare come il buon samaritano nella parabola, ovvero prendersi cura dell’altro che è in difficoltà, senza preoccuparsi del proprio tornaconto personale, ma anzi rimettendoci anche del proprio se è necessario. Però così è riduttivo, limitare l’accoglienza di Cristo all’amore verso l’altro è sì importante (lo stesso Gesù, più volte, sostiene che qualunque cosa sarà fatta a un nostro fratello sarà fatta a lui), ma non è tutto. Accogliere Cristo nella propria vita vuol dire innanzitutto sentirsi amati, sentirsi figli di Dio, fratelli di Cristo, sentire di valere, ciascuno di noi, il sangue di Dio, anche nelle difficoltà. Quindi vuol dire prendere coscienza, vera e continua, di avere un padre celeste a cui importa di noi in massimo grado. Allora a questo padre che è nostro, cioè mio, tuo e di chiunque voglia essere suo figlio, dobbiamo rivolgerci perché è lui la fonte di ogni amore che possa nascere nel nostro cuore. Noi possiamo scegliere, autonomamente, di essere amorevoli verso gli altri, ma questo amore prima o poi si esaurirà se non poggia le sue radici in un amore più grande un Amore infinito e questo Amore è Dio, Padre nostro. Infatti Gesù dice di amare il Signore con tutto noi stessi e poi di amare il prossimo come noi stessi. Quindi accogliere Gesù nella nostra vita, significa innanzitutto amare Dio con tutto noi stessi, poi amare noi perché noi siamo i primi a essere amati e infine amare il nostro prossimo perché l’amore di Dio non è finito, esso si profonde al di là di noi stessi e si effonde nel mondo. Significa parlare con Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo, e la preghiera è il nostro modo di parlare con Lui. Attraverso la preghiera diciamo a Dio come stiamo e di cosa abbiamo bisogno, anche se Lui lo sa già, ma vuole che il nostro rivolgersi a Lui sia una nostra libera scelta, lo ringraziamo per le meraviglie che ci dona e in questo modo attingiamo direttamente al suo Amore per noi. Solo così ci sentiamo davvero amati e possiamo trasmettere questo amore al nostro prossimo facendo arrivare anche a lui, magari in un momento di particolare difficoltà, l’amore di Dio. Per accogliere dobbiamo però aver creato uno spazio ospitale nel nostro animo e nella nostra vita e la preghiera ha anche il compito di aiutarci in questo. Accogliere Gesù significa quindi prima la preghiera, poi il sentirsi amati e poi l’offrire le nostre mani, la nostra bocca, i nostri piedi, tutto il nostro corpo e la nostra mente a Lui perché siano le Sue mani, la Sua bocca, i Suoi piedi, il Suo corpo.
Matteo 22:35 e uno di loro, dottore della legge, gli domandò, per metterlo alla prova: «Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?» Gesù gli disse: «”Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente“. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso“. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti».
Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.
- Buongiorno! – l’uomo sorrideva sereno mentre salutava il vecchio.
- Buongiorno a lei. Mi sembra molto felice, nonostante il tempo. – e così dicendo il vecchio alzò il capo a indicare le nuvole che oscuravano il cielo.
- Oh, il tempo è sempre bello, amo anche la pioggia, porta vita in realtà, ma ha ragione sono molto felice perché sto per sposarmi.
- Congratulazioni, a quando il lieto evento?
- Domani mattina, nella chiesa della Santissima Trinità.
- Deve essere molto innamorato della sua futura moglie.
- Lo sono, è una donna meravigliosa.
- Lei è davvero innamorato. – il vecchio sorrise sornione.
- Sì, tantissimo, anzi direi di più, la amo proprio quella donna, ma non vorrei che si facesse un’idea sbagliata. L’amore che provo non è quello che acceca e ti impedisce di vedere la realtà, quello che ignora i difetti dell’altro concentrato com’è solo sul sogno dell’amore.
- Avete pienamente ragione, è quello che capita spessissimo ed è anche il motivo principe per cui molti matrimoni falliscono, se voi davvero lo vivete come dite siete un uomo molo fortunato, o meglio lo è la vostra futura moglie.
- Più che fortunato mi sento amato.
- Da vostra moglie?
- Anche, ma prima e sopratutto dal Signore.
- E’ una bella cosa.
- E’ bellissima ed è anche il fondamento dell’amore che ho verso colei che sarà mia moglie. Vedete quando l’ho conosciuta non mi aveva particolarmente colpito, era molto distante dall’idea che avevo della mia donna ideale, ma man mano che passava il tempo mi accorgevo che stavo bene con lei in modi che non pensavo neanche possibili. Ho imparato prima a vederne i difetti e ad accoglierli, senza neanche accorgermene.
- Sorprendente…
- Subito l’ho pensato anche io, poi ho capito che quando, un po’ di tempo prima avevo accolto Gesù nel mio cuore, si era anche creato lo spazio per l’altro. Ancora non sapevo chi fosse, ma sapevo che nel mio cuore c’era spazio.
- Mi lasciate senza parole, magari ce ne fossero altri capaci di pensare come voi.
- E’ vero, ma vi assicuro che non è merito mio. Io da solo credo che sarei ancora ancorato al mio modello ideale di donna, per molti tratti simile a quello che ci propongono la tivù e i giornali. Solo imparando ad amare Cristo, permettendogli di entrare nel mio cuore, facendogli spazio ho imparato ad amare l’altro, ho permesso alla ragazza che tra poco sarà mia moglie di entrare nel mio cuore perché le avevo preparato uno spazio, capace di accoglierla così com’è, coi suoi difetti, le sue manie, le sue mancanze, ma la sua infinita bellezza… non so, mi dispiace, non riesco a spiegarlo meglio.
- Non serve, i vostri occhi luccicano di continuo e lo spiegano meglio di qualunque parola. Io non posso fare altro che porgervi le mie congratulazioni. Sono sicuro che sarà una lunga e felice unione la vostra.
- Grazie! – l’uomo abbracciò il vecchio con calore, poi si alzò e si allontanò dal crocevia. Il saggio lo guardò finché non scomparve del tutto alla vista e poi tornò a fissare il crocevia.
Cos’è il Cristianesimo?
Maggio 10, 2009 di Davide GalatiTutto sommato basta rispondere che il Cristianesimo è una religione e sembra di essercela cavata, ma la realtà è un po’ più complessa e gli stessi cristiani alle volte la ignorano. Qualcuno pensa che il cristianesimo sia, in fin dei conti, una sorta di istituzione benefica, qualcun altro che si tratti di un’insieme di regole da seguire, alcune delle quali pure vetuste, chi sostiene sia roba per gente anziana o chi per bambini, ma tutti quanti sono parecchio lontani dalla realtà. Allora cos’è il Cristianesimo? Chi è il Cristiano? Il Cristianesimo è un incontro personale, vero, con Cristo Gesù vivo. Questo è il cristianesimo, tutto il resto ne è solo una conseguenza. Il Cristiano è colui che ha incontrato Cristo nella propria vita, è colui che si è reso conto di valere il sangue di Dio, si è reso conto di essere amato, di essere amato massimamente, infinitamente, anche e sopratutto nelle difficoltà quotidiane. Il Cristiano incontra Cristo, incontra l’Amore e questo Amore lo colma, lo riempie, lo trascende, sempre liberamente, cioè sempre se il cristiano si lascia pervadere da questo amore, lo accetta e allora questo amore si riversa sugli altri perché l’Amore non può mai essere contenuto, ma allo stesso tempo perché il cristiano si rende conto che anche l’altro è amato quanto lui. Ecco allora il perché delle regole. che non sono davvero tali, ma sono parole di Dio, parole che Dio ci dà per insegnarci ad amare gli altri come Lui li ama e come Lui ama noi. Ogni regola della Chiesa, ogni regola del cristianesimo, non la capiremo mai, ci sembrerà assurda se non andiamo a vedere, con cuore libero e senza pregiudizi, da dove nasce e quali sono le sue fondamenta, scopriremo così che esse poggiano tutte sull’Amore e allora diventeranno tutte dolci, sicuramente difficili (nulla che sia importante, che valga la pena, è facile), ma dolci. Ecco allora che se noi vorremmo spiegare a qualcuno, semplicemente, cos’è il Cristianesimo, basterebbe dire che è l’incontro personale con Gesù Cristo, Figlio di Dio e Dio Egli stesso, incarnatosi e morto sulla croce per dirci, nella maniera più assoluta possibile che TU vali il sangue di Dio.
Marco 2:14 E, passando, vide Levi, figlio d’Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì.
Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.
La ragazza si avvicinò al vecchio sorridendo e porgendogli un frutto.
- Grazie, – rispose quello sorpreso – a cosa devo tanta gentilezza?
- A nulla di particolare. Ho raccolto dei frutti stamattina, dall’albero nel mio giardino e li sto condividendo con chi mi capita di incontrare.
- E’ una bella cosa e vi vedo così allegra, avete un bel sorriso.
- Mi fate arrossire, ma non faccio nulla , condivido quello che ho con chi mi sembra più triste.
- E io vi sembro triste?
- Siete qui da solo, ho pensato foste triste…
- Avete avuto un bel pensiero, ma qui è esattamente dove desidero stare. Invece a cosa è dovuta la vostra felicità?
- Mi sento amata – sorrise semplicemente la ragazza – è l’amore che mi rende così felice.
- E’ bello quando ci si innamora e il ragazzo che avete scelto è un ragazzo fortunato.
- A voi piace farmi arrossire, non c’è nessun ragazzo, anche se devo ammettere che di corteggiatori ne ho qualcuno…
- Ma allora di quale amore parlavate?
La ragazza sorrise e sembrò illuminarsi – Di quello di Gesù, il suo amore è immenso, infinito, unico, più di quanto io possa descrivervi, mi colma e mi riempie in maniera tale che tutta la vita mi sembra solo ricca di letizia.
- Quindi siete una persona religiosa?
- Mica tanto a dire il vero, lo sto diventando ora, ma è davvero incredibile…
- Cosa? – chiese il vecchio curioso.
- E’ incredibile come tante cose che prima rifiutavo o non capivo adesso acquistano senso, come se venissero illuminate da una luce nuova, la luce dell’amore.
- Siete davvero una ragazza fortunata, la fede non è un dono per tutti.
- Non so se sono fortunata, ma di sicuro so che sono amata, mi sento amata. Da quando l’ho incontrato respiro amore… vi vedo un po’ perplesso, magari pensate che sia facile parlare così perché non ho preoccupazioni, ma vi assicuro che non è così. L’hanno scorso mia madre è morta di cancro e mio padre passa le sue giornate al bar, tornando a casa troppo stanco per fare qualunque cosa che non sia urlare e sbraitare. Non ho ancora un lavoro, eppure nonostante questo sento la gioia che nasce dall’amore pervadere la mia vita.
- Siete una ragazza straordinaria. – sorrise il vecchio sinceramente ammirato.
- No, non mi sento tale, mi sento solo amata e a proposito vi assicuro che Gesù è lì che aspetta tutti, in qualunque momento, basta solo volerlo incontrare e se lo incontri, dopo tutto cambia.
- E voi lo avete incontrato? Nonostante il dolore della vostra vita?
- Io l’ho incontrato proprio lì, è lì che ho scoperto di valere. Nel dolore, proprio quando pensavo di aver toccato il fondo e non valere nulla, ho incontrato Gesù che mi ha detto che Lui è Dio e che io valgo il Suo sangue!
Il vecchio saggio sorrise e passò una mano sulla testa della ragazza accarezzandola con dolcezza : – Grazie allora del frutto, ma sopratutto dell’amore che porti con te.
La ragazza si alzò in piedi e dopo averlo salutato si allontanò lungo la strada, il vecchio la fissò finché non sparì poi tornò a fissare il crocevia.
Cosa significa che Gesù ha redento i nostri peccati?
Maggio 3, 2009 di Davide GalatiEsiste un peccato originale, cioè commesso in origine, da cui sono poi discesi tutti gli altri Questo peccato non è, naturalmente, l’aver mangiato il frutto di un albero, ma il non aver ascoltato la parola di Dio. Il racconto della Genesi non ha un valore storico, ma didattico, cioè non ci racconta un fatto realmente accaduto così come descritto, ma un paradigma, un modello, esplicativo di una situazione. Adamo ed Eva ricevono da Dio tanti doni, non ultimo la loro stessa vita, ma Dio dice di non fare una sola cosa e loro, tentati, cedono alla tentazione e fanno proprio quello che gli era stato detto di non fare. Questo comporta tutta una serie di conseguenze negative nella vita di Adamo ed Eva e dei loro discendenti. Il peccato, lo abbiamo già visto, è l’allontanamento da Dio e anche il peccato originale non fa differenza, anzi. Ma se l’uomo si è allontanato da Dio, Dio non si è mai allontanato dall’uomo, questo ci vuole raccontare la storia sacra. Dio ha preso un uomo, Abramo, e da questo uomo ha fatto una nascere una nazione, Israele, poi da questa nazione ha raggiunto il mondo intero, con la missione evangelizzatrice della Chiesa. Eppure l’uomo ha continuato e continua a peccare. Quando Dio ha scelto Abramo, gli ha fatto il dono più grande che egli desiderava: un figlio. Poi però gli ha chiesto quel figlio, quell’unico figlio, in sacrificio. Abramo era pronto a seguire alla lettera la parola del Signore, gli piangeva il cuore, ma ha ascoltato fino all’ultimo la parola di Dio, esattamente il contrario di ciò che fecero Adamo ed Eva. Allora Dio fermò la mano di Abramo e non chiese mai più un sacrificio simile, ma come Abramo era stato pronto a offrire suo figlio a Lui, Egli decise di offrire il proprio figlio in sacrificio per l’uomo. Ecco il senso del sacrificio di Gesù, egli si è fatto carico di ogni peccato dell’uomo, dall’inizio alla fine dei tempi, cioè si è fatto carico di ogni allontanamento dell’uomo da Dio e ha annullato in sé ognuno di essi. A questo punto verrebbe spontaneo dire: che bello, ma non è proprio così dal momento che il peccato, nel mondo, esiste e non è stato per nulla eliminato. Certo, perché il sacrificio di Cristo deve essere accettato liberamente da ogni essere umano. Dio è Amore, Cristo è Amore, lo Spirito Santo è Amore e l’Amore è sempre Libertà quindi qualunque rapporto tra Dio e l’uomo prevede sempre la libertà dell’uomo. Solo l’uomo che accetta liberamente il sacrificio di Cristo, riconosce i propri peccati, se ne pente di fronte a Dio, accetta le conseguenze del suo comportamento e accoglie il Corpo di Cristo (l’Eucarestia) annulla i propri peccati, torna puro e permette al sacrificio di Cristo di avere efficacia piena nella sua vita. Da quel momento in poi la sua vita ricomincia di nuovo, immacolata. E’ questo il grande dono che, col suo sacrificio, Cristo ci ha fatto e ci fa ogni giorno, ogni ora, ogni momento: i nostri peccati, il nostro passato non condizionano il nostro presente e il nostro futuro, è sufficiente che noi lo vogliamo e il nostro presente e il nostro futuro possono essere pieni di bellezza e di luce e di gloria e di santità, è sufficiente che decidiamo di accogliere Cristo. Questo significa che Gesù ha redento i nostri peccati, non ci ha tolto la libertà di peccare, ma ci ha donato la possibilità di rinascere in ogni momento, di non essere condannati dal nostro passato, ma di avere sempre una speranza per il futuro. Nessuno di noi è condannato, qualunque cosa abbia commesso, perché Gesù ha redento i nostri peccati.
2Corinzi 5,19-21: “Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.”
Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.
L’uomo aveva un’età non ben definita tra i 40 e i 50 anni, aveva un fisico atletico e si vedeva che c’era stato un periodo in cui amava prendersi cura di sé, mentre ora era del tutto trascurato, indossava una giacca lisa in più punti e un paio di jeans sporchi e sdruciti al ginocchio. Una barba incolta di diversi giorni e i capelli arruffati completavano il quadro di chi sembrava essersi incamminato verso un’inarrestabile discesa. Si avvicinò al vecchio e lo guardò confuso, si mise le mani in tasca poi biascicò poche parole: – Mi dispiace… non ho nulla da darle…
- Non si preoccupi, non ho bisogno di nulla. Lei invece è sicuro di stare bene?
- Io? S-ì… – balbettò l’uomo -…no, non st-o bene…non credo che potrò mai stare bene…
- Perché dice così? Cos’è successo?
- Cos’è successo? E’ successo tutto… è successo che sono stato in prigione… e ho perso tutto…
- Mi dispiace.
- Le dispiace? Lei non sa neanche com’è… ho fatto un errore, ho preso una tangente perché si potesse costruire in una zona dove era vietato, ma sono stato scoperto, sono finito in galera, mia moglie ha chiesto il divorzio e si è portata via le nostre due bambine, mentre ormai nessuno dei vecchi amici mi rivolge più la parola…
- Deve essere davvero terribile, come si sente?
- Come mi sento? – L’uomo tacque e si lasciò cadere per terra, accanto al vecchio – Le interessa davvero saperlo? O è solo una di quelle stupide domande che fanno i giornalisti? – il vecchio si limitò a sorridere e allungò una mano sulla spalla dell’uomo che proseguì, con lo sguardo fisso a guardare un punto nel vuoto: – Ho fatto uno sbaglio, grosso. Non uno sbaglio da poco. Ero in una posizione di responsabilità e di potere e il potere, i soldi, mi hanno tentato e io ho ceduto. Poi mi sono pentito, ma avevo paura a parlarne, in ogni caso mi hanno scoperto ed è stato un sollievo perché così ho avuto l’opportunità di pagare il mio debito alla giustizia e alla società. Ma il sollievo è durato poco perché tutti mi hanno voltato le spalle: mia moglie, le mie figlie, tutti coloro che credevo amici… e i giornali mi hanno gettato come un agnello in pasto ai lupi… ho provato a trovare un altro lavoro, ma tutti sanno del mio passato e non si fidano, nessuno vuole assumermi… mi sento disperato… ecco come mi sento… cammino senza più capire che senso abbia ogni passo che faccio… in che direzione vado? Non ha alcun valore che ne scelga una, tanto sono tutte prive di senso… ho perso ogni speranza… sono stato chiaro?
Il vecchio si limitò ad annuire col capo, poi cercò qualcosa in una delle tasche della sua veste e quando la trovò la tese gentilmente all’uomo.
- Cos’è? Un crocifisso?
- Sì, lo hanno trovato qui intorno dei bambini, non sapevo di chi fosse, ora ho capito che è suo.
- Mio? No, si sbaglia, le assicuro che non è mio, oltretutto è la prima volta che passo di qui…
- Che cosa le fa venire in mente questo crocifisso?
- Obblighi, doveri e cose così…
- Tutte le persone che ha incontrato le hanno detto che l’errore che lei ha fatto e per il quale ha pagato, l’ha condannata per la vita. Nessuno di loro vuole più avere a che fare con lei. Questo uomo qui, questo sulla croce, le dice che se lei affida il suo errore e il suo passato a lui, lui se ne farà carico, sulla sua croce e lei potrà ancora costruire un futuro nuovo.
- Sarebbe bello… – sorrise l’uomo, quasi commosso, come in sogno.
- E’ bello… devi solo prenderlo, capire che è tuo, lui lo ha già capito, lo vedi che ha le braccia aperte apposta per abbracciarti?
- Vorrei davvero credervi, ma come la mettiamo con le regole e i divieti e i peccati?
- Se non lo prendi, quello è l’unico peccato. Del resto non preoccuparti ora, non lo capiresti, prima devi conoscerlo Gesù… – il vecchio continuava a tendergli il piccolo crocifisso dorato. L’uomo stese le dita titubante e alla fine, timidamente, lo prese guardandolo come se lo vedesse per la prima volta – Speranza… – sussurrò e un nuovo sorriso gli nacque sul volto, poi si gettò al collo del vecchio e lo baciò sulle guance piangendo. Si rialzò e si mise a correre, pieno di gioia, per la strada da cui era venuto. Il saggio lo guardò allontanarsi e poi tornò a fissare il crocevia.