Buone vacanze

Giugno 22, 2009 by Davide Galati

Questo blog si prende un po’ di pausa almeno fino a settembre. Ne approfitto per augurare anche a voi delle buone ferie, che siano davvero la possibilità di rilassarsi e magari riscoprire la pace del Signore. In agosto sarò in Terra Santa, è il mio terzo viaggio in quei luoghi e non vedo l’ora di tornarci, ma quest’anno sarà moltod ievrso e sicuramente più speciale perché ci andrò con Patrizia, la mia fidanzata. In questi mesi continuerò comunque a seguire il blog, quindi se avete domande o commenti fate pure. Come sempre vi ricordo Oddwars, il mio libro di fantascienza, che non c’entra nulla con la religione, ma parla di mitologia e mescola temi fantasy e fantascientifici. Se volete saperne di più cliccate qui: Oddwars o qui Oddwars se invece volete acquistarlo direttamente (costa solo 10 euro, cliccate qui Oddwars). Nel cassetto ho anche un romanzo fantasy che cerca un editore e mi piacerebbe pubblicare i racconti presenti su questo blog. Se tra i miei lettori c’è un editore interessato, può facilmente contattarmi.

Vi saluto tutti, a settembre, e che il Signore vi sorrida sempre!

Cosa è un sacramento?

Giugno 8, 2009 by Davide Galati

La parola “sacramentum”, nel linguaggio giuridico degli antichi romani, designava la somma di denaro che le parti in causa in un processo depositavano come cauzione (in sacro). Chi avesse perso la causa perdeva anche il denaro che passava all’erario e diventava così consacrato alla divinità. Nel linguaggio militare “sacramentum” era il giuramento prestato dai nuovi soldati. Esisteva poi il “sacramentum militiae” che, non di rado, veniva testimoniato con un segno sul corpo del soldato. Quindi indicava un atto di consacrazione e di iniziazione e con questo senso lo troviamo nei testi cristiani del III sec. quando Tertulliano, ispirandosi al senso paolino della “militia Christi” lo usa in relazione al battesimo che diviene così il giuramento per eccellenza, opposto all’idolatria, vi è quindi una consacrazione e da qui si apre la strada all’utilizzo del termine per indicare l’iniziazione e l’oggetto della promessa battesimale. Con Cipriano il termine acquista il doppio significato di giuramento e mistero, ma ancora non si parla né di segno né di causa della grazia, ed è riferito al battesimo e all’eucarestia, mentre degli altri riti si parla molto meno. Fondamentali divengono, per lo sviluppo della comprensione del sacramento, le riflessioni di Sant’Agostino sulla natura del segno. Infatti se il termine sacramento viene applicato indistintamente a ogni rito intendendo così il “semplice segno”, ci sono però sacramenti-segno ai quali è legato un dono o un effetto oggettivo, in particolare il battesimo e l’eucarestia. I sacramenti sono segni (cioè oggetti reali e sensibili tipo il pane, l’acqua e così via) che rimandano a realtà oltre il sensibile, a realtà sacre. Con San Tommaso riprese poi la riflessione sui sacramenti che egli stesso definì con il carattere di causa, ovvero il sacramento causa ciò che significa. Questo vuol dire che se i segni esteriori rimandano a un significato superiore, quel significato diventa realtà nel sacramento (il pane che rimanda al corpo di Cristo, diventa davvero corpo di Cristo nell’eucarestia) perché esso è dotato da Dio di questo potere in rapporto alla grazia. Quindi nel sacramento l’elemento fisico (l’abluzione, l’imposizione delle mani e così via) è relativo alla subordinazione al significato sacramentale. San Tommaso definisce i sacramenti “segno di cose sacre fatte per santificare gli uomini” e il primo sacramento, quello fondamentale e originario è Cristo, poi vi è la Chiesa che è il sacramento universale e poi i sette segni sacramentali, ovvero i sette sacramenti: battesimo, confessione, eucarestia, cresima, matrimonio, ordine sacro, estrema unzione. Da tutto questo si capisce come sia Cristo la chiave per interpretare ogni sacramento e come egli ne sia la fonte unica, ecco perché i sacramenti si dicono: ex opere operato. Cioè sono indipendenti dalle opere di chi li opera, ovvero dalla sua condotta morale, sono sempre validi e sono tutti uguali al di là di chi li somministra. I Padri della Chiesa hanno visto sorgente dei sacramenti la ferita al costato di Cristo da cui scaturiscono acqua e sangue, origine anche della Chiesa. Loro compito è di santificare gli uomini, edificare il Corpo di Cristo, rendere culto a Dio, ma anche istruire poiché sono segni. Nella Chiesa sono stati codificati come sette dopo dieci o undici secoli di Cristianesimo e sono stati ratificati solennemente solo dal Concilio di Trento. Non è facile capire appieno il senso e il significato dei sacramenti, ma non per ignoranza o a causa di chissà quali mancanze, ma perché essi sono molto vicini al grande mistero di Dio e poiché in essi entra in gioco direttamente la Sua grazia ci sopravanzano e di troppo per sperare di poterli comprendere appieno. Una cosa che però va sempre ricordata è il loro essere indissolubili, a meno di casi davvero particolari, ma questo vale per ogni sacramento e non solo per il matrimonio che è quello più spesso citato in relazione all’indissolubilità. Oggi inoltre si tende sempre di più a integrare i sette sacramenti all’interno di una visione sacramentale dell’intera Chiesa, cioè di sacramentalità dell’intera storia della salvezza dell’uomo. Essi hanno cioè vero senso e compimento se aiutano chi li riceve ad avere una più chiara coscienza della sacramentalità della Chiesa come popolo di Dio e della singola vita cristiana. Non sono cioè semplici riti o tappe da rispettare una tantum o periodicamente, ma elementi vivi e pulsanti del nostro essere cristiani, affinché sia Gesù il vero modello di ogni credente e i sacramenti siano sorgente di vita cristiana e modello di spiritualità.

battesimoGiovanni 1:32 Giovanni rese testimonianza, dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare in acqua, mi ha detto: “Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo”. E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figlio di Dio».

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

La giovane donna era pensierosa e camminava distratta, si accorse quasi per caso del vecchio e gli sorrise dolcemente. Lui ricambiò e salutò: – Buongiorno!

- Sì, è davvero una bella giornata, sembra si sia calmato il caldo dei giorni scorsi, ma vorrei si calmassero anche i miei pensieri…

- Perché? Cos’hanno di così terribile?

- Terribile? – sorrise lei – No, in effetti di terribile nulla, ma sto riflettendo su una decisione abbastanza difficile da prendere…

- Di che si tratta? Alle volte anche le cose che sembrano impossibili, quando se ne parla assumono dimensioni più umane.

- Avete ragione… ma è una cosa personale, se la annoio me lo dica pure… vede mio marito vuole battezzare nostro figlio, io invece sono indecisa…

- Come mai? Lei non è cristiana?

- Oh sì, e mi ritengo anche una buona credente, paradossalmente è mio marito quello che non ci crede molto…

- Non capisco… – il vecchio la guardava perplessa.

- Sì, vede mio marito insiste perché lo battezziamo perché i nonni si aspettano così, perché non vuole che poi, crescendo, si senta diverso dagli altri bambini e perché, in fin dei conti si tratta di un rito sociale… insomma una breve cerimonia in chiesa e poi tutti a festeggiare al ristorante. Invece io lo ritengo una cosa importante, molto importante e sto riflettendo se non sia il caso di aspettare che mio figlio abbia la capacità di capire ciò che fa e quindi di scegliere in maniera pienamente responsabile la fede. Vorrei avesse una fede piena e vera.

- Capisco, la situazione è interessante e insolita, lo ammetto, ma, mi scusi, la Chiesa in cui le dice di credere, non vorrebbe che il bambino fosse battezzato?

- Sì, naturalmente, ma pensi che una volta si veniva battezzati solo da adulti, Gesù stesso fu battezzato quando aveva quasi trent’anni…

- E’ vero, ma se non ricordo male il battesimo di Gesù aveva un valore molto diverso da quello che poi somministra la Chiesa, non era un sacramento. Ha provato a parlarne col suo parroco?

- A dire il vero no, sa non mi è facile parlare di certe cose con un prete, ho paura di essere giudicata. Assecondare mio marito sarebbe molto più semplice.

- Questo di sicuro, tra l’altro sono in molti quelli che si accostano ai sacramenti, non solo al battesimo, con lo spirito di suo marito e dopo, purtroppo, ne seguono solo cose tristi.

- Quindi anche lei la pensa come me?

- No, penso solo che le motivazioni di suo marito siano infantili, un battesimo non è un aperitivo, ma penso che lei dovrebbe comunque parlare col suo parroco, potrebbe aiutarla più di me. Se davvero crede non dovrebbe farsi problemi a parlare con un sacerdote. Se però vuole davvero sapere cosa penso, allora le dirò che mi viene in mente quando Gesù predicava e gli apostoli gli tenevano lontani i bambini che volevano andare da lui, allora egli sgridò gli apostoli e disse: “Lasciate che i fanciulli vengano a me”.

- E’ vero, bellissimo episodio, ma anche se non capiscono?

- E noi siamo davvero sicuri che non capiscano? Se lei crede veramente al valore di un sacramento sa che questo significa che l’acqua con cui viene bagnato e l’olio con cui viene unto il bambino simboleggiano la morte e la rinascita come figli di Dio, figli del Re, ma nel sacramento il simbolo diventa realtà. Ed è lei sicura che il bambino non colga la bellezza di una tale realtà? Che in quel momento non si apra uno squarcio con una realtà divina così bella e sensibile che solo un bambino, con la sua purezza, può cogliere?

- Sarebbe bello, se fosse vero…

- Se lei ci crede, questo sono i sacramenti, se invece non ci crede, allora non ha alcun senso fare nulla, perché ogni gesto sarebbe vuoto e ogni simbolo rimanderebbe solo a se stesso e nulla più.

- Ha ragione, ma allora cosa devo fare?

- La risposta è solo dentro di lei, ci pensi bene e preghi, ma se crede non serve che suo figlio sia adulto perché accetti la regalità di figlio di Dio, anzi forse ora è ancora meglio; se invece non ne è convinta lasci perdere del tutto.

- Sì, ma perché è tutto così complicato… alle volte vorrei davvero fosse solo come dice mio marito, ovvero che si trattasse solo di riti e segni vuoti… sarebbe tutto più semplice!

- Forse sì, ma vede quando lei guarda una cartolina che le ha mandato una persona cara cosa sta guardando? – la donna rimase in silenzio e il vecchio proseguì – Lei sta guardando solo un pezzo di carta, ma in realtà non è così, lei sta guardando l’affetto e l’amore di quella persona. La cartolina non è più solo carta, ma un segno che rimanda a qualcosa d’altro. Ora pensi che la persona a cui rimanda sia Dio, se è davvero così, allora capisce come quel segno, solo simbolico, rimanda sì ad altro, ma questo altro si concretizza, si realizza, in virtù della potenza di Dio.

- E’ bello spiegato così, sembra vero… grazie, ancora non so cosa farò, ma sicuramente parlarne mi ha fatto bene, ora è meglio che vada. – e così dicendo si alzò e si allontanò verso casa.

Il vecchio la guardò sparire dietro una collina e poi tornò a fissare il crocevia.

Cos’è la santità?

Maggio 25, 2009 by Davide Galati

Sulla santità e sull’eroismo, sulla figura del santo e dell’eroe ho fatto la mia tesi di laurea, ma non ho alcuna intenzione di riscriverla qui, state tranquilli. Mi limiterò semplicemente a delineare alcune caratteristiche della santità nel cattolicesimo, se invece qualcuno fosse interessato a leggere la mia tesi mi contatti pure in privato. L’idea che abbiamo di santo è indubbiamente legata all’iconografia, spesso derivata da una sensibilità molto diversa dalla nostra e quindi il rischio è che il santo ci sembri qualcuno perfetto nella vita cristiana, qualcuno toccato in maniera particolare da Dio, qualcuno sì da ammirare, sì da venerare, ma completamente irraggiungibile, del tutto lontano da noi. Quello che invece spesso ignoriamo è la storia dei santi, una storia che ci mostra come nessuno è nato già santo, ma come ognuno di essi ha un passato unico, alcuni burrascosi, altri più normali, alcuni hanno avuto vite disastrate, altri vite consacrate (basti pensare alla diversità di vita tra San Camillo e San Massimiliamo Kolbe) eppure tutti, ciascuno per la propria strada sono giunti alla santità. Questo dimostra che la chiamata alla santità è per tutti, in ogni momento della nostra vita, indipendentemente da ciò che abbiamo fatto fino a quel momento. Però noi dobbiamo accettare questa chiamata. E in cosa consiste la santità? A cosa siamo chiamati quando siamo chiamati alla santità? Ad amare, ad amare Dio con tutto noi stessi, in modo da poter poi riversare questo amore di Dio sugli altri. Questa è la santità e Gesù, Dio, non ci chiede di essere già santi per rispondere a questa chiamata, ma solo di lasciarci amare da Lui e di amarlo, in qualunque momento. Ciò che abbiamo fatto prima non conta, è perdonato, se davvero ne siamo pentiti, se davvero vogliamo amare. Il padre, nella parabola del figliol prodigo, non fa neanche parlare il figlio che torna a casa, ma gli corre incontro e lo abbraccia, così com’è: sporco, puzzolente, sconfitto, derelitto… Il santo non è un uomo che non pecca, ma è un uomo che ama Dio, questo è ciò a cui siamo chiamati tutti, in ogni momento.

vigna1Matteo 20:1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale, sul far del giorno, uscì a prendere a giornata degli uomini per lavorare la sua vigna. Si accordò con i lavoratori per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscì di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che sarà giusto”. Ed essi andarono. Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?” Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dà loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi”. Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno. Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: “Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo”. Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?”

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

- Mi scusi, ma lei è un sant’uomo? – la donna aveva una certa età e si muoveva a fatica, appoggiandosi a un bastone.

- Io? – il vecchio la guardò perplesso – Non credo, ma se anche fosse non penso che dovrei essere io a dirlo…

- Ah, sì forse ha ragione, eppure lei mi pare proprio un sant’uomo. – insistette la donna fissando i sui occhi in quelli del vecchio.

- Mi dispiace, ma non capisco proprio da dove le venga questa convinzione. Forse perché mi vede qui seduto da solo?

- Oh no, ci sono molte persone che se ne stanno da sole, ma non hanno nulla di santo.

- E allora non capisco, forse è la barba o l’età…

- Ma no, – la signora quasi scoppiò a ridere – io mi sa che sono più vecchia di lei e le assicuro che di santo non ho proprio nulla e in quanto alla barba ho conosciuto uomini che la portavano anche più lunga, ma tutto erano tranne che santi.

- E io le posso assicurare che anche io sono tutt’altro, non ho mai fatto nessun miracolo.

- Non ne dubito, ma non sono i miracoli a fare i santi… no, no… mi dica, – l’anziana signora lo scrutava sornione – perché sta lì seduto?

- Osservo la gente, guardo il mondo, alle volte mi capita di parlare con le persone e scopro molte cose nuove e interessanti.

- E perché lo fa?

- Perché è bello, la gente è bella, mi piace osservarla, parlarci.

- Ma scommetto che non sempre quello di cui parla la gente è bello, no?

- No, è vero, non sempre, alle volte c’è dubbio, paura, disperazione… no, non sempre è bello, ma ascoltarli sì che è bello. Ascoltarli vuol dire farli entrare nella tua vita, dire loro che sono importanti.

- E poi cosa dice loro?

- Non molto a dire il vero, cerco sempre di non giudicarli e di limitarmi a dire quello che penso quando mi sembra possa essere utile, ma poi sta a loro decidere se lo è veramente.

La vecchia sorrise contenta: – Ecco, lo dicevo io, lei è un santo!

- Ancora non capisco perché… non faccio altro che star seduto a guardare la gente e ascoltarla.

- No, lei fa di più, lei ama quella gente e la ama con un amore che è paziente e generoso, benigno e senza giudizio. Un amore che non viene solo dal suo cuore, ma che nasce da qualcosa di più profondo e immenso… mi sbaglio?

A quel punto fu il vecchio a sorridere sornione, senza rispondere, l’anziana signora abbassò il capo in segno di salutò e si allontanò lentamente sempre appoggiandosi al proprio bastone. Quando fu lontana il vecchio mormorò un’unica parola: – Grazie… – e continuò a guardarla finché poté poi tornò a fissare il crocevia.

Cosa significa accogliere Cristo?

Maggio 17, 2009 by Davide Galati

Accogliere Cristo nella nostra vita è qualcosa che sentiamo dire spesso, ma in concreto cosa significa? Sicuramente vuol dire amare, amare come il buon samaritano nella parabola, ovvero prendersi cura dell’altro che è in difficoltà, senza preoccuparsi del proprio tornaconto personale, ma anzi rimettendoci anche del proprio se è necessario. Però così è riduttivo, limitare l’accoglienza di Cristo all’amore verso l’altro è sì importante (lo stesso Gesù, più volte, sostiene che qualunque cosa sarà fatta a un nostro fratello sarà fatta a lui), ma non è tutto. Accogliere Cristo nella propria vita vuol dire innanzitutto sentirsi amati, sentirsi figli di Dio, fratelli di Cristo, sentire di valere, ciascuno di noi, il sangue di Dio, anche nelle difficoltà. Quindi vuol dire prendere coscienza, vera e continua, di avere un padre celeste a cui importa di noi in massimo grado. Allora a questo padre che è nostro, cioè mio, tuo e di chiunque voglia essere suo figlio, dobbiamo rivolgerci perché è lui la fonte di ogni amore che possa nascere nel nostro cuore. Noi possiamo scegliere, autonomamente, di essere amorevoli verso gli altri, ma questo amore prima o poi si esaurirà se non poggia le sue radici in un amore più grande un Amore infinito e questo Amore è Dio, Padre nostro. Infatti Gesù dice di amare il Signore con tutto noi stessi e poi di amare il prossimo come noi stessi. Quindi accogliere Gesù nella nostra vita, significa innanzitutto amare Dio con tutto noi stessi, poi amare noi perché noi siamo i primi a essere amati e infine amare il nostro prossimo perché l’amore di Dio non è finito, esso si profonde al di là di noi stessi e si effonde nel mondo. Significa parlare con Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo, e la preghiera è il nostro modo di parlare con Lui. Attraverso la preghiera diciamo a Dio come stiamo e di cosa abbiamo bisogno, anche se Lui lo sa già, ma vuole che il nostro rivolgersi a Lui sia una nostra libera scelta, lo ringraziamo per le meraviglie che ci dona e in questo modo attingiamo direttamente al suo Amore per noi. Solo così ci sentiamo davvero amati e possiamo trasmettere questo amore al nostro prossimo facendo arrivare anche a lui, magari in un momento di particolare difficoltà, l’amore di Dio. Per accogliere dobbiamo però aver creato uno spazio ospitale nel nostro animo e nella nostra vita e la preghiera ha anche il compito di aiutarci in questo. Accogliere Gesù significa quindi prima la preghiera, poi il sentirsi amati e poi l’offrire le nostre mani, la nostra bocca, i nostri piedi, tutto il nostro corpo e la nostra mente a Lui perché siano le Sue mani, la Sua bocca, i Suoi piedi, il Suo corpo.

dio_padreMatteo 22:35 e uno di loro, dottore della legge, gli domandò, per metterlo alla prova: «Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?» Gesù gli disse: «”Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente“. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso“. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti».

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

- Buongiorno! – l’uomo sorrideva sereno mentre salutava il vecchio.

- Buongiorno a lei. Mi sembra molto felice, nonostante il tempo. – e così dicendo il vecchio alzò il capo a indicare le nuvole che oscuravano il cielo.

- Oh, il tempo è sempre bello, amo anche la pioggia, porta vita in realtà, ma ha ragione sono molto felice perché sto per sposarmi.

- Congratulazioni, a quando il lieto evento?

- Domani mattina, nella chiesa della Santissima Trinità.

- Deve essere molto innamorato della sua futura moglie.

- Lo sono, è una donna meravigliosa.

- Lei è davvero innamorato. – il vecchio sorrise sornione.

- Sì, tantissimo, anzi direi di più, la amo proprio quella donna, ma non vorrei che si facesse un’idea sbagliata. L’amore che provo non è quello che acceca e ti impedisce di vedere la realtà, quello che ignora i difetti dell’altro concentrato com’è solo sul sogno dell’amore.

- Avete pienamente ragione, è quello che capita spessissimo ed è anche il motivo principe per cui molti matrimoni falliscono, se voi davvero lo vivete come dite siete un uomo molo fortunato, o meglio lo è la vostra futura moglie.

- Più che fortunato mi sento amato.

- Da vostra moglie?

- Anche, ma prima e sopratutto dal Signore.

- E’ una bella cosa.

- E’ bellissima ed è anche il fondamento dell’amore che ho verso colei che sarà mia moglie. Vedete quando l’ho conosciuta non mi aveva particolarmente colpito, era molto distante dall’idea che avevo della mia donna ideale, ma man mano che passava il tempo mi accorgevo che stavo bene con lei in modi che non pensavo neanche possibili. Ho imparato prima a vederne i difetti e ad accoglierli, senza neanche accorgermene.

- Sorprendente…

- Subito l’ho pensato anche io, poi ho capito che quando, un po’ di tempo prima avevo accolto Gesù nel mio cuore, si era anche creato lo spazio per l’altro. Ancora non sapevo chi fosse, ma sapevo che nel mio cuore c’era spazio.

- Mi lasciate senza parole, magari ce ne fossero altri capaci di pensare come voi.

- E’ vero, ma vi assicuro che non è merito mio. Io da solo credo che sarei ancora ancorato al mio modello ideale di donna, per molti tratti simile a quello che ci propongono la tivù e i giornali. Solo imparando ad amare Cristo, permettendogli di entrare nel mio cuore, facendogli spazio ho imparato ad amare l’altro, ho permesso alla ragazza che tra poco sarà mia moglie di entrare nel mio cuore perché le avevo preparato uno spazio, capace di accoglierla così com’è, coi suoi difetti, le sue manie, le sue mancanze, ma la sua infinita bellezza… non so, mi dispiace, non riesco a spiegarlo meglio.

- Non serve, i vostri occhi luccicano di continuo e lo spiegano meglio di qualunque parola. Io non posso fare altro che porgervi le mie congratulazioni. Sono sicuro che sarà una lunga e felice unione la vostra.

- Grazie! – l’uomo abbracciò il vecchio con calore, poi si alzò e si allontanò dal crocevia. Il saggio lo guardò finché non scomparve del tutto alla vista e poi tornò a fissare il crocevia.

Cos’è il Cristianesimo?

Maggio 10, 2009 by Davide Galati

Tutto sommato basta rispondere che il Cristianesimo è una religione e sembra di essercela cavata, ma la realtà è un po’ più complessa e gli stessi cristiani alle volte la ignorano. Qualcuno pensa che il cristianesimo sia, in fin dei conti, una sorta di istituzione benefica, qualcun altro che si tratti di un’insieme di regole da seguire, alcune delle quali pure vetuste, chi sostiene sia roba per gente anziana o chi per bambini, ma tutti quanti sono parecchio lontani dalla realtà. Allora cos’è il Cristianesimo? Chi è il Cristiano? Il Cristianesimo è un incontro personale, vero, con Cristo Gesù vivo. Questo è il cristianesimo, tutto il resto ne è solo una conseguenza. Il Cristiano è colui che ha incontrato Cristo nella propria vita, è colui che si è reso conto di valere il sangue di Dio, si è reso conto di essere amato, di essere amato massimamente, infinitamente, anche e sopratutto nelle difficoltà quotidiane. Il Cristiano incontra Cristo, incontra l’Amore e questo Amore lo colma, lo riempie, lo trascende, sempre liberamente, cioè sempre se il cristiano si lascia pervadere da questo amore, lo accetta e allora questo amore si riversa sugli altri perché l’Amore non può mai essere contenuto, ma allo stesso tempo perché il cristiano si rende conto che anche l’altro è amato quanto lui. Ecco allora il perché delle regole. che non sono davvero tali, ma sono parole di Dio, parole che Dio ci dà per insegnarci ad amare gli altri come Lui li ama e come Lui ama noi. Ogni regola della Chiesa, ogni regola del cristianesimo, non la capiremo mai, ci sembrerà assurda se non andiamo a vedere, con cuore libero e senza pregiudizi, da dove nasce e quali sono le sue fondamenta, scopriremo così che esse poggiano tutte sull’Amore e allora diventeranno tutte dolci, sicuramente difficili (nulla che sia importante, che valga la pena, è facile), ma dolci. Ecco allora che se noi vorremmo spiegare a qualcuno, semplicemente, cos’è il Cristianesimo, basterebbe dire che è l’incontro personale con Gesù Cristo, Figlio di Dio e Dio Egli stesso, incarnatosi e morto sulla croce per dirci, nella maniera più assoluta possibile che TU vali il sangue di Dio.

Gesu2Marco 2:14 E, passando, vide Levi, figlio d’Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì.

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

La ragazza si avvicinò al vecchio sorridendo e porgendogli un frutto.

- Grazie, – rispose quello sorpreso – a cosa devo tanta gentilezza?

- A nulla di particolare. Ho raccolto dei frutti stamattina, dall’albero nel mio giardino e li sto condividendo con chi mi capita di incontrare.

- E’ una bella cosa e vi vedo così allegra, avete un bel sorriso.

- Mi fate arrossire, ma non faccio nulla , condivido quello che ho con chi mi sembra più triste.

- E io vi sembro triste?

- Siete qui da solo, ho pensato foste triste…

- Avete avuto un bel pensiero, ma qui è esattamente dove desidero stare. Invece a cosa è dovuta la vostra felicità?

- Mi sento amata – sorrise semplicemente la ragazza – è l’amore che mi rende così felice.

- E’ bello quando ci si innamora e il ragazzo che avete scelto è un ragazzo fortunato.

- A voi piace farmi arrossire, non c’è nessun ragazzo, anche se devo ammettere che di corteggiatori ne ho qualcuno…

- Ma allora di quale amore parlavate?

La ragazza sorrise e sembrò illuminarsi – Di quello di Gesù, il suo amore è immenso, infinito, unico, più di quanto io possa descrivervi, mi colma e mi riempie in maniera tale che tutta la vita mi sembra solo ricca di letizia.

- Quindi siete una persona religiosa?

- Mica tanto a dire il vero, lo sto diventando ora, ma è davvero incredibile…

- Cosa? – chiese il vecchio curioso.

- E’ incredibile come tante cose che prima rifiutavo o non capivo adesso acquistano senso, come se venissero illuminate da una luce nuova, la luce dell’amore.

- Siete davvero una ragazza fortunata, la fede non è un dono per tutti.

- Non so se sono fortunata, ma di sicuro so che sono amata, mi sento amata. Da quando l’ho incontrato respiro amore… vi vedo un po’ perplesso, magari pensate che sia facile parlare così perché non ho preoccupazioni, ma vi assicuro che non è così. L’hanno scorso mia madre è morta di cancro e mio padre passa le sue giornate al bar, tornando a casa troppo stanco per fare qualunque cosa che non sia urlare e sbraitare. Non ho ancora un lavoro, eppure nonostante questo sento la gioia che nasce dall’amore pervadere la mia vita.

- Siete una ragazza straordinaria. – sorrise il vecchio sinceramente ammirato.

- No, non mi sento tale, mi sento solo amata e a proposito vi assicuro che Gesù è lì che aspetta tutti, in qualunque momento, basta solo volerlo incontrare e se lo incontri, dopo tutto cambia.

- E voi lo avete incontrato? Nonostante il dolore della vostra vita?

- Io l’ho incontrato proprio lì, è lì che ho scoperto di valere. Nel dolore, proprio quando pensavo di aver toccato il fondo e non valere nulla, ho incontrato Gesù che mi ha detto che Lui è Dio e che io valgo il Suo sangue!

Il vecchio saggio sorrise e passò una mano sulla testa della ragazza accarezzandola con dolcezza : – Grazie allora del frutto, ma sopratutto dell’amore che porti con te.

La ragazza si alzò in piedi e dopo averlo salutato si allontanò lungo la strada, il vecchio la fissò finché non sparì poi tornò a fissare il crocevia.

Cosa significa che Gesù ha redento i nostri peccati?

Maggio 3, 2009 by Davide Galati

Esiste un peccato originale, cioè commesso in origine, da cui sono poi discesi tutti gli altri Questo peccato non è, naturalmente, l’aver mangiato il frutto di un albero, ma il non aver ascoltato la parola di Dio. Il racconto della Genesi non ha un valore storico, ma didattico, cioè non ci racconta un fatto realmente accaduto così come descritto, ma un paradigma, un modello, esplicativo di una situazione. Adamo ed Eva ricevono da Dio tanti doni, non ultimo la loro stessa vita, ma Dio dice di non fare una sola cosa e loro, tentati, cedono alla tentazione e fanno proprio quello che gli era stato detto di non fare. Questo comporta tutta una serie di conseguenze negative nella vita di Adamo ed Eva e dei loro discendenti. Il peccato, lo abbiamo già visto, è l’allontanamento da Dio e anche il peccato originale non fa differenza, anzi. Ma se l’uomo si è allontanato da Dio, Dio non si è mai allontanato dall’uomo, questo ci vuole raccontare la storia sacra. Dio ha preso un uomo, Abramo, e da questo uomo ha fatto una nascere una nazione, Israele, poi da questa nazione ha raggiunto il mondo intero, con la missione evangelizzatrice della Chiesa. Eppure l’uomo ha continuato e continua a peccare. Quando Dio ha scelto Abramo, gli ha fatto il dono più grande che egli desiderava: un figlio. Poi però gli ha chiesto quel figlio, quell’unico figlio, in sacrificio. Abramo era pronto a seguire alla lettera la parola del Signore, gli piangeva il cuore, ma ha ascoltato fino all’ultimo la parola di Dio, esattamente il contrario di ciò che fecero Adamo ed Eva. Allora Dio fermò la mano di Abramo e non chiese mai più un sacrificio simile, ma come Abramo era stato pronto a offrire suo figlio a Lui, Egli decise di offrire il proprio figlio in sacrificio per l’uomo. Ecco il senso del sacrificio di Gesù, egli si è fatto carico di ogni peccato dell’uomo, dall’inizio alla fine dei tempi, cioè si è fatto carico di ogni allontanamento dell’uomo da Dio e ha annullato in sé ognuno di essi. A questo punto verrebbe spontaneo dire: che bello, ma non è proprio così dal momento che il peccato, nel mondo, esiste e non è stato per nulla eliminato. Certo, perché il sacrificio di Cristo deve essere accettato liberamente da ogni essere umano. Dio è Amore, Cristo è Amore, lo Spirito Santo è Amore e l’Amore è sempre Libertà quindi qualunque rapporto tra Dio e l’uomo prevede sempre la libertà dell’uomo. Solo l’uomo che accetta liberamente il sacrificio di Cristo, riconosce i propri peccati, se ne pente di fronte a Dio, accetta le conseguenze del suo comportamento e accoglie il Corpo di Cristo (l’Eucarestia) annulla i propri peccati, torna puro e permette al sacrificio di Cristo di avere efficacia piena nella sua vita. Da quel momento in poi la sua vita ricomincia di nuovo, immacolata. E’ questo il grande dono che, col suo sacrificio, Cristo ci ha fatto e ci fa ogni giorno, ogni ora, ogni momento: i nostri peccati, il nostro passato non condizionano il nostro presente e il nostro futuro, è sufficiente che noi lo vogliamo e il nostro presente e il nostro futuro possono essere pieni di bellezza e di luce e di gloria e di santità, è sufficiente che decidiamo di accogliere Cristo. Questo significa che Gesù ha redento i nostri peccati, non ci ha tolto la libertà di peccare, ma ci ha donato la possibilità di rinascere in ogni momento, di non essere condannati dal nostro passato, ma di avere sempre una speranza per il futuro. Nessuno di noi è condannato, qualunque cosa abbia commesso, perché Gesù ha redento i nostri peccati.

crocifissointero2Corinzi 5,19-21: “Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.”

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

L’uomo aveva un’età non ben definita tra i 40 e i 50 anni, aveva un fisico atletico e si vedeva che c’era stato un periodo in cui amava prendersi cura di sé, mentre ora era del tutto trascurato, indossava una giacca lisa in più punti e un paio di jeans sporchi e sdruciti al ginocchio. Una barba incolta di diversi giorni e i capelli arruffati completavano il quadro di chi sembrava essersi incamminato verso un’inarrestabile discesa. Si avvicinò al vecchio e lo guardò confuso, si mise le mani in tasca poi biascicò poche parole: – Mi dispiace… non ho nulla da darle…

- Non si preoccupi, non ho bisogno di nulla. Lei invece è sicuro di stare bene?

- Io? S-ì… – balbettò l’uomo -…no, non st-o bene…non credo che potrò mai stare bene…

- Perché dice così? Cos’è successo?

- Cos’è successo? E’ successo tutto… è successo che sono stato in prigione… e ho perso tutto…

- Mi dispiace.

- Le dispiace? Lei non sa neanche com’è… ho fatto un errore, ho preso una tangente perché si potesse costruire in una zona dove era vietato, ma sono stato scoperto, sono finito in galera, mia moglie ha chiesto il divorzio e si è portata via le nostre due bambine, mentre ormai nessuno dei vecchi amici mi rivolge più la parola…

- Deve essere davvero terribile, come si sente?

- Come mi sento? – L’uomo tacque e si lasciò cadere per terra, accanto al vecchio – Le interessa davvero saperlo? O è solo una di quelle stupide domande che fanno i giornalisti? – il vecchio si limitò a sorridere e allungò una mano sulla spalla dell’uomo che proseguì, con lo sguardo fisso a guardare un punto nel vuoto: – Ho fatto uno sbaglio, grosso. Non uno sbaglio da poco. Ero in una posizione di responsabilità e di potere e il potere, i soldi, mi hanno tentato e io ho ceduto. Poi mi sono pentito, ma avevo paura a parlarne, in ogni caso mi hanno scoperto ed è stato un sollievo perché così ho avuto l’opportunità di pagare il mio debito alla giustizia e alla società. Ma il sollievo è durato poco perché tutti mi hanno voltato le spalle: mia moglie, le mie figlie, tutti coloro che credevo amici… e i giornali mi hanno gettato come un agnello in pasto ai lupi… ho provato a trovare un altro lavoro, ma tutti sanno del mio passato e non si fidano, nessuno vuole assumermi… mi sento disperato… ecco come mi sento… cammino senza più capire che senso abbia ogni passo che faccio… in che direzione vado? Non ha alcun valore che ne scelga una, tanto sono tutte prive di senso… ho perso ogni speranza… sono stato chiaro?

Il vecchio si limitò ad annuire col capo, poi cercò qualcosa in una delle tasche della sua veste e quando la trovò la tese gentilmente all’uomo.

- Cos’è? Un crocifisso?

- Sì, lo hanno trovato qui intorno dei bambini, non sapevo di chi fosse, ora ho capito che è suo.

- Mio? No, si sbaglia, le assicuro che non è mio, oltretutto è la prima volta che passo di qui…

- Che cosa le fa venire in mente questo crocifisso?

- Obblighi, doveri e cose così…

- Tutte le persone che ha incontrato le hanno detto che l’errore che lei ha fatto e per il quale ha pagato, l’ha condannata per la vita. Nessuno di loro vuole più avere a che fare con lei. Questo uomo qui, questo sulla croce, le dice che se lei affida il suo errore e il suo passato a lui, lui se ne farà carico, sulla sua croce e lei potrà ancora costruire un futuro nuovo.

- Sarebbe bello… – sorrise l’uomo, quasi commosso, come in sogno.

- E’ bello… devi solo prenderlo, capire che è tuo, lui lo ha già capito, lo vedi che ha le braccia aperte apposta per abbracciarti?

- Vorrei davvero credervi, ma come la mettiamo con le regole e i divieti e i peccati?

- Se non lo prendi, quello è l’unico peccato. Del resto non preoccuparti ora, non lo capiresti, prima devi conoscerlo Gesù… – il vecchio continuava a tendergli il piccolo crocifisso dorato. L’uomo stese le dita titubante e alla fine, timidamente, lo prese guardandolo come se lo vedesse per la prima volta – Speranza… – sussurrò e un nuovo sorriso gli nacque sul volto, poi si gettò al collo del vecchio e lo baciò sulle guance piangendo. Si rialzò e si mise a correre, pieno di gioia, per la strada da cui era venuto. Il saggio lo guardò allontanarsi e poi tornò a fissare il crocevia.

La Chiesa Cattolica insegna comandamenti diversi dagli originali?

Aprile 26, 2009 by Davide Galati

A qualcuno questa domanda sembrerà strana, ma ho deciso di affrontarla perchél’ho sentita fare diverse volte e anche da persone parecchio arrabbiate, convinte che ci fosse una sostanziale differenza tra i comandamenti presenti nell’Antico Testamento e quelli insegnati dalla Chiesa Cattolica. Il Decalogo (che, letteralmente, significa “dieci parole”) lo troviamo nel libro dell’Esodo al capitolo 20 versetti 2-17 e nel libro del Deuteronomio al capitolo 5, versetti dal 6 al 21. E’ sufficiente aprire una qualunque Bibbia per verificare come i testi siano questi e siano uguali in tutte le versioni, sia quelle cattoliche che non cattoliche, oltretutto se si apre il Catechismo della Chiesa Cattolica a pag. 508 sono riportati i due brani e lo stesso si trova se si cerca in rete sul sito del Vaticano. Quindi è evidente come non c’è alcuna differenza tra il Decalogo ebraico e quello della Chiesa Cattolica, e basterebbe questo per esaurire la domanda, in realtà però chi pone questo tipo di questione si vuole riferire a un’altra cosa, solo che, come spesso accade quando si tratta di Chiesa Cattolica è impreciso (e non pensate che sia una cosa da nulla, perché voi provate a parlare con uno scienziato in maniera imprecisa o con un appassionato di fumetti o con uno sportivo… però sembra che con la religione sia permesso… forse perché conta di più sostenere una tesi che piace invece che la verità?). Il problema che ci si pone è che il primo comandamento vieta di creare alcuna immagine di ciò che è nel cielo, sulla terra, sotto terra o nelle acque e di prostrarsi di fronte a loro, mentre la Chiesa Cattolica permette da sempre l’uso di immagini sacre. Naturalmente basterebbe leggere il Catechismo a pag. 530 dal paragrafo 2129 al 2132 per vedere quali sono le motivazioni che hanno portato la Chiesa Cattolica a fare questa scelta, ma informarsi costa troppa fatica, è molto più semplice crearsi un pregiudizio e sostenerlo anche con delle falsità. Non voglio riportare qui i paragrafi che vi ho indicato, se vi interessa è abbastanza semplice andarli a leggere, mi limito a riassumerli e a fare qualche mia considerazione. Dio ha sempre permesso, anche nell’Antico Testamento, l’uso di immagini o figure che, in modo simbolico, conducessero a Lui, basti ricordare il serpente di bronzo alzato da Mosè sugli Israeliti, i due cherubini posti nel Santo dei Santi e quelli posti sulla stessa Arca dell’Alleanza. Prima di Cristo, Dio si era sempre manifestato in maniera assolutamente trascendente (ovvero completamente Altro dall’uomo), con Cristo Dio si è fatto uomo, ha preso cioè immagine (e non solo) umana, ha quindi introdotto un nuovo spirito nell’uso delle immagini stesse, perché prima Dio non lo potevamo neanche immaginare, ora Dio addirittura lo abbiamo visto, lo abbiamo crocifisso e mangiamo di Lui ogni giorno. La Chiesa Cattolica ha a lungo discusso sull’uso delle immagini e nel Concilio di Nicea (787) ne ha giustificato l’uso. C’è stata quindi un’interpretazione della Scrittura da parte della Chiesa, come è giusto che sia e come avviene sempre, solo che, chissà perché in altri casi nessuno dice nulla (ad esempio quando la Chiesa afferma che il racconto di Adamo ed Eva ha solo uno scopo educativo, non storico). Inoltre la venerazione e l’onore reso a un’immagine non sono resi all’immagine in quanto tale, ma a ciò che vi è rappresentato, come capita per qualunque immagine; qualunque sensazione vi trasmetta, non è la carta o il legno o il marmo, ma il ricordo, il pensiero di chi è raffigurato a toccarvi. Oltretutto le immagini sono un ausilio non da poco per noi esseri umani, un ausilio per concentrarci, per focalizzare i nostri pensieri e la nostra volontà, naturalmente, come per ogni cosa ci possono essere degli eccessi, da condannare, ma non per questo va condannato anche quello che eccesso non è. Gli ebrei mantengono il divieto delle immagini, perché naturalmente loro non riconoscono Gesù Cristo quale Dio incarnato e quindi per loro non c’è alcuna rielaborazione, nessuna interpretazione possibile di quel comandamento. A noi, che invece in Gesù crediamo, viene in aiuto Lui stesso quando ci dice che l’uomo non è fatto per il sabato (la legge), ma il sabato (la legge) per l’uomo.

farisepublicanotMatteo 12:2 I farisei, veduto ciò, gli dissero: «Vedi! i tuoi discepoli fanno quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando ebbe fame, egli insieme a coloro che erano con lui? Come egli entrò nella casa di Dio e come mangiarono i pani di presentazione che non era lecito mangiare né a lui, né a quelli che erano con lui, ma solamente ai sacerdoti? O non avete letto nella legge che ogni sabato i sacerdoti nel tempio violano il sabato e non ne sono colpevoli? Ora io vi dico che c’è qui qualcosa di più grande del tempio. Se sapeste che cosa significa: “Voglio misericordia e non sacrificio”, non avreste condannato gli innocenti; perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato»

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

- No, mi dispiace, non lo farò mai! – i due uomini parlavano a voce così alta mentre si avvicinavano al crocevia che il vecchio non poteva fare a meno di sentirli.

- Sei solo un testardo, ti sei fissato con questa cosa e ora non vuoi cambiare idea.

- Non è vero, è che è proprio sbagliata, nella Bibbia c’è scritto in maniera molto chiara di non avere alcuna immagine. Tu, invece, ti prostri di fronte a un’immagine, è una cosa terribile!

- Sai che non è così, è vero che i comandamenti dicono quello che sostieni tu e questo la Chiesa non lo nega, ma ne dà un’interpretazione diversa da quella letterale che vorresti dargli tu. Con Gesù Cristo, Dio ci ha mostrato il suo volto, ha preso immagine e forma e corpo umano e anche come la Legge vada interpretata perché fatta per l’uomo e non viceversa.

- Sì sì, ma guarda caso gli ebrei continuano a non avere immagini! – replicò l’altro, mentre intanto i due erano vicinissimi al vecchio che non riuscì a trattenersi e intervenne: – Certo, ma gli ebrei non riconoscono Gesù Cristo. – i due si fermarono guardando il vecchio in silenzio con un’aria interrogativa e lui continuò – Mi dispiace, ma parlavate con un tono così alto che non ho potuto fare a meno di ascoltarvi, così mi sono permesso di dire la mia.

- Non si preoccupi, ha ragione forse l’abbiamo disturbata con la nostra discussione, purtroppo è una cosa che si ripete quasi ogni volta che ci troviamo insieme.- intervenne quello contrario all’uso delle immagini.

- No, non mi avete disturbato, anzi ho trovato l’argomento molto interessante, se non sbaglio parlavate dell’uso delle immagini nella Chiesa Cattolica, vero?

- Sì, esatto. Io penso che così facendo la Chiesa tradisca un comandamento molto importante, mio fratello, invece, pensa che l’interpretazione della Chiesa sia corretta.

- E lei che ne pensa? – chiese a bruciapelo l’altro fratello. Il vecchio sospirò, guardò verso il cielo e poi disse: – Per quello che ricordo, all’interno della Chiesa si discusse a lungo di questo argomento, ma alla fine si decise di accettare le immagini e alcuni dei motivi mi sembra fossero quelli da voi indicati, ma al di là di questo mi stavo chiedendo se uno di voi due è sposato?

- Io – rispose il fratello testardo, mostrando l’anulare con la fede – perché?

- Perché mi piacerebbe vedere una foto di tua moglie. – sorrise il vecchio.

- Ma certo, un attimo… – e così dicendo prese il cellulare e poco dopo mostrò al vecchio la foto di una bella donna che teneva in braccio una dolce bambina di tre o quattro anni. – Ecco mia moglie e mia figlia: Elisabetta e Stefania!

- Sono bellissime, complimenti! Ma quando le guardi cosa provi?

L’uomo rimase un po’ interdetto, poi rispose: – Gioia, pace, serenità… felicità non credo che saprei descriverlo meglio, mi spiace.

- Eppure quella è solo un’immagine su un telefono, un insieme di punti elettronici, sono loro a darti gioia, pace, serenità… felicità?

- Ovviamente no, loro sono solo un mezzo che mi rimanda a mia moglie e mia figlia e a ciò che lor mi trasmettono e rappresentano per me e… – l’uomo tacque sorridendo, anche il fratello sorrideva, poi il primo aggiunse: – Forse ho capito, non l’avevo mai pensata in questi termini, grazie! –

Il vecchio sorrise in risposta, guardò i due fratelli mentre si allontanavano, poi tornò a guardare il crocevia.

Cosa pensa la Chiesa dell’omosessualità?

Aprile 21, 2009 by Davide Galati

Prima di iniziare vorrei fare una premessa. Ho la netta sensazione che parlare di omosessualità, se non si è allineati a un certo tipo di cultura, sia estremamente pericoloso. Si rischia di essere tacciati di razzismo, di discriminazione, di avere posizioni medievali, fasciste o quant’altro. Qualcuno potrebbe credere che sono prevenuto, ma non è così mi limito a osservare i fatti, ve ne cito solo uno quale esempio: la canzone di Povia a Sanremo 2009, “Luca era gay”. Ancora prima che il testo di questa canzone fosse conosciuto già si era cominciata ad attaccarla definendo lei e l’autore come ho detto sopra. Io penso che la canzone ormai l’abbiamo sentita tutti, cosa aveva di così scandaloso? Nulla, obiettivamente nulla, tra l’altro era molto chiara nel sottolineare che parlava solo di una storia personale e non di un paradigma. Curioso quindi che sia stata attaccata e proprio da una cultura che ritiene la libertà di poter fare ed essere ciò che si vuole la propria bandiera. Una cultura che sostiene che se uno nasce uomo, ma si sente donna può diventare donna, ma che non accetta che se uno è gay e vuole essere eterosessuale possa diventare eterosessuale. Una libertà e un rispetto che sembra andare a senso unico spesso. Ecco perché ho la sensazione di cui accennavo poco sopra, però le sensazioni possono anche essere sbagliate. Premessa finita, iniziamo a vedere cosa dice la Chiesa dell’omosessualità e delle persone omosessuali e lo facciamo direttamente dal Catechismo: “L’omosessualità designa le relazioni tra uomini e donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati. Un numero non trascurabile di uomini e donne presenta tendenze omosessuali; essa costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione. Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso la virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.” (Catechismo della Chiesa Cattolica 2357-2358-2359)

Personalmente non ho ricordi di aver mai letto o sentito parole più rispettose, degne e belle a riguardo degli omosessuali. C’è una posizione chiara e forte, riguardo agli atti omosessuali, ma altrettanto forte e chiara è quella sulle persone omosessuali ed è una posizione che li tratta con grande amore, rispetto e responsabilità. Certo, si potrebbe obiettare, ci sono anche delle belle parole, ma io sono omosessuale e la Chiesa mi rifiuta e mi condanna. C’è un errore profondo in questo, un errore che ha davvero del diabolico perché mina i rapporti e crea divisioni (il termine diavolo deriva dal greco “diabolos”, che significa “Il divisore”, da “dia” e “ballo”, dividere. L’opposto di “sin” e “ballo”, unire, da cui “simbolo”). L’errore nasce dal fatto di credere che tu sei la tua sessualità, quindi che tu sei eterosessuale o omosessuale, invece noi, ognuno di noi, è molto, molto di più e la nostra sessualità è solo una parte di ciò che siamo. Una parte che ha la sua importanza, ma che non definisce ed esaurisce la nostra identità. Quando ciò accade, quando noi ci definiamo solo rispetto alla nostra sessualità noi non abbiamo una corretta percezione di ciò che siamo e viviamo uno squilibrio enorme, tanto che rischiamo di essere proiettati del tutto verso il sesso e basta. Questo indipendentemente dal fatto di essere eterosessuale od omosessuale, esistono molti uomini che passano da un letto a un altro perché definiscono la loro importanza solo in base alle dimensioni del loro pene e del numero di letti in cui riescono a infilarsi, lo stesso accade anche alle donne, con in più il fatto che spesso vivono la propria sessualità come la prova di non valere nulla, si rendono e diventano semplici oggetti di piacere, fingono, mentono, simulano.

Invece la Chiesa cosa dice? Dice che ognuno di noi è figlio di Dio, figlio del Re, ognuno di noi vale il Sangue di Dio, vale quindi immensamente, ognuno di noi, con le sue particolarità, con la sua unicità. Cosa comporta questo? Comporta che ognuno di noi merita, ha cioè il diritto, di realizzare se stesso al massimo grado, di avere cioè il massimo. E qual è questo massimo? E’ di essere avvolti nell’Amore, cioè di usare tutte le proprie capacità, le proprie abilità, anche i propri difetti, la propria croce, per donare Amore e ricevere Amore. L’Amore che è Dio, Verità e Libertà e l’Amore è immutabile ed è aperto alla vita, crea vita, nuova vita. Ecco perché la Chiesa non può mai approvare l’atto omosessuale perché è un atto che non crea nessuna vita, che non ha, neanche in potenza, la possibilità di creare vita. Lo stesso motivo, in sostanza, per cui la Chiesa non accetta la masturbazione o l’uso di metodi contraccettivi che non siano naturali. Quindi alle persone che sentono una pulsione omosessuale, la Chiesa chiede le stese cose che chiede a una persona eterosessuale, ovvero la castità al di fuori del matrimonio con una donna. Le cose da dire sarebbero ancora molte, sia da un punto di vista scientifico che storico, sociale e psicologico quindi magari tornerò sull’argomento in futuro. Vorrei però concludere dicendo che se le parole del catechismo sono le più rispettose, degne e belle che abbia mai letto e sentito riguardo degli omosessuali la realtà dei fatti è spesso molto diversa. Noi cristiani non di rado, nei fatti, discriminiamo, offendiamo, emarginiamo gli omosessuali, tradendo così l’Amore di Cristo e impedendo loro di vedere questo Amore. Quindi se è vero che dobbiamo essere sempre vigili, perché alle volte il lupo si traveste da agnello e una mela marcia in un cesto può guastare tutte le altre, è altrettanto vero che noi abbiamo l’imperativo categorico dell’Amore di Cristo e la consapevolezza che se Lui è al nostro fianco non avremo mai a temere alcun male, ma Lui è sempre al nostro fianco, dobbiamo essere noi a voler camminare nella direzione che Lui ci indica.

bibbia-luce1Salmo 122

A te levo i miei occhi,

a te che abiti nei cieli.

Ecco, come gli occhi dei servi

alla mano dei loro padroni;

come gli occhi della schiava,

alla mano della sua padrona,

così i nostri occhi sono rivolti al Signore nostro Dio,

finché abbia pietà di noi.

Pietà di noi, Signore, pietà di noi,

già troppo ci hanno colmato di scherni,

noi siamo troppo sazi

degli scherni dei gaudenti,

del disprezzo dei superbi.

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Il ragazzo aveva una faccia funerea, teneva gli occhi bassi e camminava con un passo nervoso, quasi sincopato. Il vecchio lo aveva notato subito e non aveva smesso di seguirlo con lo sguardo. Cercava di evitare gli altri viandanti, ma non poté evitare di passare vicino al vecchio che lo salutò cordialmente: – Ciao!

Il ragazzo si fermò, stupito che qualcuno gli rivolgesse la parola, fissò il vecchio e sussurrò una risposta che quasi non si sentì.

- Devi parlare più forte se vuoi che ti senta, ormai con l’età se ne sta andando anche il mio udito.

- Mi scusi…

- Dammi pure del tu, ragazzo mio. Certo che hai una faccia che sembra tu debba andare a un funerale.

- Magari, forse sarei più allegro.

- Se era una battuta non era un granché e se invece non lo era ti assicuro che avrei i miei dubbi al riguardo. Cos’è che ti angustia, se posso permettermi di chiedertelo?

Il ragazzo guardò il vecchio in silenzio, chiaramente dubbioso e tormentato sul fatto di confidarsi o meno, alla fine tirò un profondo sospiro e iniziò a parlare: – Ho proprio bisogno di parlare con qualcuno e in fin dei conti non vedo che male può fare farlo con lei che neanche mi conosce.- il vecchio annuì e il ragazzo proseguì – Da qualche giorno ho scoperto, anzi realizzato che sono omosessuale.

- Ed è questo che ti crea ansia?

Il ragazzo rimase in silenzio un attimo che sembrò interminabile, poi aggiunse: – Sono cattolico.

- Capisco, e credi veramente nella tua fede?

- Sì, mi ha sempre sostenuto in molti momenti difficili e sono pienamente convinto di ciò che insegna… ma ora… ora come faccio? Come posso convivere con… con questo?

- Da come ne parli sembra che sia qualcosa di inaffrontabile, invece non credo sia così.

- Lei… tu, cioè, non puoi capire… è un dramma…

- Sicuramente non posso capire completamente ciò che provi tu, però mi sembra che tu ti stia concentrando sulle cose sbagliate.

- Cioè?

- Se non ricordo male la dottrina cattolica indica il comportamento omosessuale come peccato e non condanna l’omosessuale.

- Grazie tante, a parte che la distinzione mi sembra tanto di forma più che di sostanza, io comunque sono così, ho questi impulsi, questi istinti, questi desideri, non posso essere diverso.

- Ma forse neanche devi esserlo.

- Non ti capisco…

- Se pensi alle cose che la Chiesa Cattolica indica e condanna come peccati vedrai che si possono ricondurre a pochi tratti, tutti caratterizzati dal fatto di essere impulsi, istinti e desideri per l’uomo.

- Mi dispiace, non capisco dove vuoi arrivare…

- Se tu fossi invidioso, l’invidia per te sarebbe un impulso, un istinto, un desiderio non una scelta razionale, è il non essere invidioso che è una scelta e lo stesso vale per te.

- Non mi sembra proprio la stessa cosa, l’invidia è un peccato, certo, ma non mi sembra proprio paragonabile…

- Questo perché non la vivi, vedrai che per chi la vive è un dramma simile al tuo, almeno se si vuole vivere le cose con coscienza e responsabilità. Tu ora ti stai concentrando solo su ciò che vivi e ti sembra insormontabile, ma se lo guardi in maniera più ampia vedrai che anche nei confronti dell’omosessualità la chiesa chiede la stessa cosa che chiede per gli altri peccati, ovvero la voglia di rinunziare a essi. Ed ecco che allora ti sarà più chiaro anche che, la distinzione tra peccato e peccatore, cioè tra atto e attore non è per nulla una distinzione di forma, ma di profonda sostanza.

- Per essere uno che sta fermo in un crocevia te ne intendi parecchio.

- Tu mi lusinghi, ragazzo mio, io sono solo un buon ascoltatore.

- Sarà, ma io rimango ancora col mio dramma… sono omosessuale e sono cattolico… come posso conciliare la mia fede con la mia sessualità?

- Tu non sei né omosessuale né cattolico, tu sei tu, nel senso che non è l’essere omosessuale o l’essere cattolico che esaurisce totalmente il tuo essere. Tu sei molto di più della tua sessualità e della tua fede, sei il risultato della somma anche di questi aspetti. E sei tu che, in piena libertà, decidi la scala dei tuoi valori, e se decidi che la fede è più importante del sesso allora ciò ha delle conseguenze, ma conseguenze ci sono anche se decidi il contrario.

- Come la dici tu sembra così semplice, ma semplice non è, la mia fede mi chiede qualcosa di estremamente difficile!

- Certo, ma se ti chiedesse solo cose facili che valore avrebbero? E poi cosa ti chiede di diverso da quello che chiede a chi si consacra a Dio? – il ragazzo rimase in silenzio, sorpreso e il vecchio continuò – Ti chiede di non peccare e, nel tuo caso, il non peccare equivale alla castità.

- Già… ma chi si consacra fa una scelta volontaria, invece io non ho fatto alcuna scelta, io sono così!

- Se tu sei così davvero o no, io non lo so, non è compito mio dirlo, ma se anche tu sei così e non hai scelto di esserlo, in ogni momento puoi invece scegliere ciò che fai, quindi ogni tuo atto è una scelta, a meno che tu non voglia credere di essere schiavo dei tuoi istinti, impulsi e desideri.

- Non lo so… – il ragazzo scosse la testa con forza -… comunque grazie per avermi ascoltato. Avete detto cose importanti e serie, ci penserò, ma non è facile, per nulla… Grazie, ora è meglio che vada- e così dicendo si allontanò dal crocevia, lungo una strada con poca gente.

Il vecchio lo guardò allontanarsi, poi mormorò piano: – Non è mai facile…lottare contro il peccato, non è mai facile… – e tornò a fissare il crocevia.

BUONA PASQUA 2009

Aprile 10, 2009 by Davide Galati

Vorrei augurare a tutti che questa Pasqua 2009 sia davvero un momento di resurrezione, un  momento in cui la morte, il peccato che portiamo nel cuore sia vinto per sempre e ci apriamo alla speranza della vita eterna, una vita piena, totale, felice, già oggi, qui, su questa terra…

Col blog conto di riprendere a scrivere con regolarità da lunedì 20 (il 19 sono a un ritiro spirituale sui Dieci Comandamenti), intanto vi mando un forte abbraccio e vi invito a visitare un po’ tutte le pagine di questo blog e segnalarlo in giro se vi piace.

Cristo ha vinto la morte! Buona Pasqua!

Come leggere la Bibbia?

Marzo 29, 2009 by Davide Galati

A qualcuno potrà sembrare strano, a qualcun altro potrà sembrare banale, ma esistono diversi modi per accostarsi alla Bibbia. Si può leggere la Bibbia solo per curiosità, oppure per cercare di capire la storia del popolo ebraico o di quello cristiano, o ancora per cercare conferme storiche o si può leggere la Bibbia con gli occhi della fede e anche in questo caso ci si può fermare al significato letterale dei testi dandone una lettura integralista oppure andare al di là dell’apparenza e coglierne il significato più profondo, lasciando che sia lo Spirito di Dio a parlare e non noi. Poi, forse, ci sono altri modi con cui accostarsi a questo testo, ma a me non vengono in mente, casomai non abbiate paura di segnalarmeli. Vediamo brevemente i modi che abbiamo accennato poco sopra. Se ci si accosta al testo per curiosità è probabile che ci si capisca poco perché risulta difficile contestualizzare molti degli eventi narrati anche se spesso le note e l’introduzione ai vari libri possono essere d’aiuto. Lo stesso accade se si cerca di capire la cultura ebraica e cristiana solo leggendo la Bibbia, si capiscono alcune cose, ma per avere un quadro completo è necessaria un’integrazione. Se la leggiamo come un libro storico, rimarremo delusi, sopratutto rispetto all’idea moderna che abbiamo di storia, infatti vi sono molte ripetizioni e contraddizioni, nonché diversi dati che non sempre sono stati poi confermati dall’archeologia. Se ci accostiamo al testo sacro con la fede nel cuore e ne diamo una lettura integralista abbiamo lo stesso problema che ha chi vi si accosta con occhio storico, ovvero la presenza di contraddizioni e in più una crudeltà non trascurabile che sembra contrastare col messaggio d’amore del cristianesimo. Ecco che allora come lo storico o il curioso necessita di un sussidio per orientarsi e capire ciò che sta leggendo lo stesso capita all’uomo di fede. E il sussidio, in questo caso, è dato dal Magistero della Chiesa Cattolica. E’ solo alla luce dell’insegnamento della Chiesa che il fedele può comprendere appieno il significato che la Bibbia, Parola di Dio, può avere per la sua vita.

Perché accade questo? Qualcuno potrebbe, malignamente, sostenere che è un modo per mantenere una sorta di potere, in fin dei conti se la Chiesa è l’unica a poter dire come leggere la Bibbia può fare il bello e cattivo tempo a seconda della propria convenienza. Ammesso, senza alcun problema, che la Chiesa, nella sua parte visibile, è formata da uomini e gli uomini, tutti gli uomini, sono soggetti al peccato e del peccato sono preda, quindi in alcune situazioni si può anche verificare un abuso, esiste, per chi crede, una parte invisibile della Chiesa che è quella che la rende Corpo di Cristo, quella in cui opera lo Spirito Santo, capace di scrivere diritto anche su righe storte. Ma al di là delle mie considerazioni personali da credente, ce ne sono altre più precise e puntuali che ci mostrano come il Magistero della Chiesa non sia mai arbitrario e sempre ispirato. Innanzitutto esso si rifà costantemente alla Tradizione, Tradizione che ha il suo fondamento primo nella successione apostolica e poi nei Padri della Chiesa (e nei loro scritti), poi non si contraddice mai, tanto è vero che ancora oggi è, a volte, accusato di portare avanti posizioni al di fuori dei tempi (prova questa che la Chiesa non piega il suo Magistero alla ricerca di un consenso da cui le deriverebbe, indubbiamente, un reale potere), inoltre è sempre attento allo studio esegetico del testo sacro, in modo che le ultime scoperte storiche illuminino sempre di più e sempre meglio il vero significato del testo. Infatti per capire cosa il testo vuole dire a noi oggi, è importante, direi fondamentale, capire cosa il testo voleva dire a chi lo ascoltava la prima volta, solo in questo modo è possibile andare al nucleo del messaggio e farlo entrare nella nostra vita.

E’ lo Spirito Santo che, con la Pentecoste, è disceso sugli apostoli e sulla Chiesa nascente a trasmettersi e a illuminare il Magistero, quello stesso Spirito che vuole entrare e illuminare la nostra vita se solo glielo permettiamo, ecco perché nel porci di fronte alla Parola non dobbiamo essere noi a parlare, noi a giudicare (… “non ha senso”, “è contraddittoria”…), ma dobbiamo lasciarla parlare, lasciarla agire, lasciarci giudicare dalla Parola, dallo Spirito che è in quella Parola. E allora ci accorgeremo qual è il senso di quella Parola di Dio per noi, per la nostra vita, ci accorgeremo che è contraddittoria perché parla della nostra vita e la nostra vita è contraddittoria. La Bibbia è il libro che parla del rapporto tra Dio e il Suo popolo, ovvero tra Dio e ciascuno di noi, e la nostra vita non è mai perfetta, lineare, matematica, è sempre fatica, imperfezione, contraddizione, spesso illogica e Dio, quando dona i comandamenti a Mosè si definisce così: “Io sono il Signore Dio tuo” dove tuo non indica il possesso, ma un rapporto esclusivo e di responsabilità (la tua ragazza, tua moglie, tuo marito, tuo figlio non vuol dire che sono tuoi nel senso che li possiedi, ma nel senso che hai un rapporto esclusivo con loro, e anche che ne sei responsabile, cioè ti preoccupi per loro e ti dai da fare per aiutarli se hanno bisogno di aiuto o stanno male). Diffidate sempre di chiunque proponga una lettura integralista della Bibbia e confrontate la sua proposta col Magistero della Chiesa, noterete l’abisso che li differenzia.

bibbiaGiacomo 4:11 Non sparlate gli uni degli altri, fratelli. Chi sparla del fratello o giudica il fratello, parla contro la legge e giudica la legge. E se tu giudichi la legge non sei più uno che osserva la legge, ma uno che la giudica.
Giacomo 4:12 Ora, uno solo è legislatore e giudice, Colui che può salvare e rovinare; ma chi sei tu che ti fai giudice del tuo prossimo?

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

- Incredibile! Assurdo! Ma guarda te, questo non ce lo aveva mai detto nessuno… – l’uomo poteva avere poco più di trent’anni e camminava parlando ad alta voce mentre leggeva un libro – Ah se lo avessi saputo… – senza accorgersene era uscito dal sentiero e stava per finire addosso al vecchio saggio quando si fermò. Scostò il libro e si guardò intorno: – Mi scusi, non l’avevo vista.

- Me ne sono accorto, era parecchio preso dalla lettura.

- Già – l’uomo si portò una mano dietro la nuca cercando ancora di scusarsi.

- Deve essere un libro molto interessante, lo stava anche commentando ad alta voce.

- Sì, ero totalmente preso, parla della Bibbia, ne mostra tutte le contraddizioni logiche e storiche… è stupefacente, ci sono cose che non avrei mai immaginato…

- Sembra davvero interessante, chi lo ha scritto?

- Oh, uno in gamba, un professore universitario.

- Professore di cosa?

- Di logica matematica, mi sembra, ma scrive proprio bene, sa? E’ arguto, irriverente, sarcastico… un tipo in gamba…

- Curioso…

- Cosa?

- Tutto a dire il vero.

- Perché?

- Perché faccio fatica a capire il nesso tra “arguto, irriverente, sarcastico” e “un tipo in gamba”, non credevo che quelle qualità facessero, automaticamente, di un uomo un uomo in gamba.

- Mah, forse ha ragione, ma a me piace e scrive bene…

- Forse scrive quello che lei vuole leggere, infatti è curioso che sia un professore di logica a parlare della Bibbia.

- Perché?

- Perché non vedo cosa c’entri, forse un rabbino, un prete o uno storico sarebbero più adatti, non crede?

- Oh, certo, loro raccontano sempre la stessa storia, mica te le fanno notare le contraddizioni… proprio gente imparziale eh?

- Ma lei l’ha mai letta la Bibbia?

- Tutta? No e neanche ci penso…

- Ah ecco, perché tutte quelle contraddizioni di cui parla non è che siano nascoste, sono lì, a portata di tutti, basta leggerla.

- Una volta ci avevo anche provato, ma non è che sia proprio semplice, serve qualcuno che te la spieghi…

- Un logico matematico? – il vecchio era sinceramente sorpreso.

- Certo, perché no?

- Perché sarebbe come se si volesse conoscere la ricetta della torta di mele e invece di chiederla alla mamma o a un cuoco la si chiedesse a un chimico.

Il giovane rimase in silenzio a pensarci, poi disse baldanzoso: – Un chimico saprebbe dirmi quali ingredienti ci vogliono per la torta di mele!

- Ma saprebbe dirti le quantità? Saprebbe indicarti come amalgamarli? Saprebbe insegnarti tutti quei piccoli segreti che solo chi cucina davvero conosce?

- Non lo so, forse avete ragione, in effetti per fare una buona torta serve una guida appropriata.

- Già e forse anche per capire la Bibbia serve una guida appropriata, non credi?

- Forse… – così dicendo l’uomo chiuse il libro, salutò e si allontanò in silenzio, sembrava stesse meditando. Il vecchio lo osservò finché non sparì dietro un albero, poi tornò a fissare il crocevia.