E gli atei?

Luglio 20, 2008 by Davide Galati

Il più grande dono che ci ha fatto Dio è quello della libertà, libertà anche di rifiutarlo, di non credergli, quindi se qualcuno decide di non credere nella sua esistenza è liberissimo di farlo. Questo lo rende una persona, in qualche modo, inferiore a chi crede? No, assolutamente. Egli ha la stessa dignità di qualunque altra persona e per un credente cattolico questo vuol dire che egli ha la dignità che gli deriva dall’essere figlio di Dio e fratello di Cristo. Non solo, al credente viene anche chiesto di vivere coerentemente con ciò in cui crede e questo non è sempre facile, anzi, ma la consapevolezza del credente e le sue scelte di fede lo costringono a doverci provare. Non è raro incontrare persone atee che si comportano meglio di coloro che si dichiarano credenti, anche se non è mai possibile entrare nel cuore delle persone e quindi giudicare davvero i comportamenti. Di recente, anche giustamente, gli atei e gli agnostici si sono riuniti in associazioni, quello che rilevo però è che spesso e volentieri si pongono “contro”, contro chi ha fede, contro la religione, contro chi crede. Questo è triste perchè credo che non si crei nessun tipo di cultura nell’andare “contro”, ma solo nel confronto. Un’altra cosa che ho rilevato è spesso la presenza di notizie che mettono le religioni in cattiva luce, notizie poco o per nulla approfondite, ma a cui fanno sempre seguito una serie di commenti che variano dall’insulto gratuito alla rabbia. Questo mi lascia decisamente perplesso dal momento che non ho mai trovato una rabbia espressa con tale violenza sui siti religiosi che frequento, mi viene naturale chiedermi perché questa rabbia e da dove essa si generi. Per me la risposta più evidente, anche se mi procura tristezza, è che la mancanza di Cristo genera rabbia e violenza. A onor del vero, qualcuno a cui rivolsi questo interrogativo, ammise che le cose stavano così, ma si giustificò dicendo che si tratta di uno sfogo per le angherie e la mancanza di rispetto che le religioni (a vario titolo e in diverso modo) fanno subire loro. Io risposi che, anche ammesso e non concesso che fosse così (infatti è discutibile e tutto da dimostrare), sono sempre stato convinto che la base dell’essere civile sia il rispetto verso l’altro, sempre e comunque, anche se l’altro non mostra rispetto verso di te. La legge del taglione è passata di moda o dovrebbe esserlo da parecchio tempo e non in virtù di altro che della civiltà. L’insulto è sempre l’espressione di una rabbia repressa e dell’incapacità di un dialogo sereno. La rabbia spesso si genera dalla paura, anzi quasi sempre direi. Ognuno di noi sperimenta le paure della vita ogni giorno, forse, effettivamente, affrontarle da soli può spaventare molto di più.

Matteo 5:43 Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi maltrattano e che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto?

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

L’uomo arrivò con passo leggero, camminava guardandosi continuamente intorno, sembrava ammirasse ogni cosa e un sorriso sereno stava sul suo volto. Il vecchio lo fissò con attenzione, non era molto più giovane di lui, anzi potevano quasi essere coetanei, ma aveva una forma invidiabile.

- Scusate se vi disturbo - disse il vecchio timidamente quando l’uomo gli fu vicino - ma mi chiedevo se per caso questo fosse vostro… - e così dicendo gli mostrò il piccolo crocifisso che i bambini avevano trovato in quel crocevia.

- Non mi disturbate, anzi mi fa piacere avere la possibilità di scambiare due parole - poi osservò il crocifisso - ma mi dispiace, non è mio di sicuro

- In che senso?

- Vedete io non credo esista un dio e sicuramente non credo nelle religioni e nei loro simboli

- Non l’avrei mai detto

- E perché mai?

- Perché vi vedo così tranquillo, sereno…

- Perché? Credete si possa essere sereni solo se si crede in Dio?

- No, forse no, ma non vi ponete mai degli interrogativi su chi siete? Su dove andate? Sul senso della vostra esistenza?

L’uomo sorrise: - Forse sì, forse no, ma di sicuro preferisco vivere ogni momento per quello che è

- Capisco, però avete guardato il crocifisso senza riderne

- E perché mai avrei dovuto riderne? Esso è un simbolo importante per molte persone e se anche per me non significa nulla non c’è motivo per cui debba deriderlo, davvero

- Avete ragione e vi dimostrate sensibile e saggio, ma non tutti sono come voi Un po’ di tempo fa è passata di qui un’anziana signora, il suo mestiere aveva a che fare con le stelle, era una scienziata, ma non ricordo di preciso cosa facesse, però alla vista del crocifisso si era quasi agitata e ne rideva

- Che posso dirle… persone tristi ce ne sono ovunque…

- Già… - confermò il vecchio abbassando lo sguardo e riponendo il crocifisso dorato.

L’uomo riprese a guardarsi intorno e poi proseguì per la sua strada, mentre il vecchio lo osservò allontanarsi e poi tornò a fissare il crocevia.

Come possiamo essere testimoni di Cristo se non lo abbiamo visto?

Luglio 15, 2008 by Davide Galati

Solitamente quando pensiamo al testimone, pensiamo a qualcuno che ha visto coi propri occhi ciò di cui testimonia (i testimoni di un incidente). Però non è sempre così, ad esempio nei processi vengono chiamate a testimoniare persone che parlano in merito alle loro esperienze, sono i cosiddetti periti, cioè persone che non hanno assistito direttamente ai fatti, ma che danno testimonianze che dovrebbero servire a provare l’autenticità o meno di ciò di cui si parla. Noi, è ovvio, non possiamo essere testimoni oculari di Cristo, non come se avessimo assistito alla sua predicazione in prima persona, ma possiamo essere testimoni nel senso di dimostrare, con la nostra vita, col nostro modo di vivere, la verità e la realtà di Cristo e del suo annuncio. Ma questo in concreto come si può fare? Gesù nei Vangeli lo dice molte volte, ma è sufficiente che ricordiamo il nostro Credo, lì c’è tutta la nostra fede con tutto ciò che ne consegue. Noi crediamo che Dio si sia fatto uomo e sia morto per noi, quindi noi, ciascuno di noi, vale il sangue di Cristo. Nella nostra vita viviamo questo? Ci ricordiamo quanto valiamo e ci comportiamo di conseguenza? Non per montare in superbia, ma per custodire noi stessi e non svilirci, non farci fregare dalla paura, non imbottirci di droghe fisiche o mentali. E poi ci ricordiamo che anche gli altri valgono altrettanto? Valgono lo stesso sangue? Ci ricordiamo di non svilirli? Di non creare a loro paure, di non vendere loro droghe fisiche o mentali? Certo, non è facile, ma il cristianesimo non è una religione facile, non lo è da qualunque parti lo si guardi. Il popolo eletto ha peregrinato 40 anni nel deserto, Gesù è stato crocifisso, i primi cristiani sono morti piuttosto che rinnegare ciò che avevano visto coi loro occhi, ma nessuno di loro, anche Cristo stesso non ce l’avrebbe fatta senza la preghiera. Anche Cristo si raccoglieva spesso in preghiera e la notte in cui fu tradito si fermò a pregare nel Getsemani, chiedendo che venisse allontanato, se possibile, da lui quel calice, ma che, alla fine, fosse fatta la volontà del Padre non la sua. Ecco l’arma segreta del cristiano, quella che gli permette di essere testimone di Cristo: la preghiera. Il rapporto del cristiano è sempre in tre direzioni: verticale, interiore ed orizzontale. Il cristiano, cioè, si rapporta con la preghiera direttamente con la Trinità, poi interiorizza ciò che riceve e lo mette in pratica nel rapporto coi suoi fratelli. Solo così un cristiano può essere testimone di Cristo. Senza la dimensione della preghiera un cristiano non può riuscire a fare ciò che Cristo chiede a ognuno di noi.

Marco 14:37 Poi venne, li trovò che dormivano e disse a Pietro: «Simone! Dormi? Non sei stato capace di vegliare un’ora sola? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole»

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Il giovane francescano arrivò al crocevia in silenzio, i suoi stessi passi sembravano non fare rumore. Le braccia si perdevano dentro le maniche dell’abito, mentre il viso, incorniciato da una rada barba, era rivolto verso il basso, come in meditazione. Sembrava non accorgersi di ciò che aveva intorno e quasi rotolò addosso al vecchio.

- Mi dispiace… - balbettò scusandosi - non mi ero accorto di essere uscito dal sentiero… ero assorto e…

- Non si preoccupi, capisco bene come la preghiera possa coinvolgere a tal punto da far dimenticare tutto il resto

- Già, ma non stavo pregando, magari!

- Cosa intende?

- Che è da un po’ che non riesco più a pregare, ma non voglio annoiarla

- No, non si preoccupi. Si vede che ha bisogno di parlarne e, devo ammettere, che io non ho altri impegni urgenti - sorrise il vecchio.

Il francescano si sedette accanto a lui: - Vede, io sono un novizio e domani dovei prendere i voti definitivi, ma negli ultimi tempi sono assalito dai dubbi

- Non ho mai sentito che i dubbi siano una cattiva cosa

- Sì, è vero, ma se si riesce a superarli, io invece è molto che vi sono impantanato e non ne vengo fuori

- Di che tipo di dubbi stiamo parlando? Temi che quella che stai per scegliere non sia la tua strada?

- In un certo senso… mi viene chiesto di seguire Francesco sulle orme di Cristo, ma come posso esserne capace? Io su di loro ho letto parecchio, ma sarà sufficiente?

- No, non credo - rispose il vecchio sornione - se fosse così credo che il cristianesimo si sarebbe estinto da tempo…

- Infatti! Anche voi mi date ragione, non sono tagliato per quest’abito

- Io veramente non ho detto questo. Anzi, sinceramente, credo che se siete arrivato fino alla soglia dei voti definitivi è perché qualcuno vi ha chiamato e voi avete risposto. Quello che invece vedo adesso è solo un uomo che ha paura e che si sta lasciando vincere da questa paura

- Voi dite? L’unica paura che ho è che non sono in grado di rendere testimonianza all’abito che porto

- Finché continuate così, no di sicuro

- Cosa intendete?

- Smettetela di guardare per terra e guardatevi intorno, cosa vedete?

Il giovane alzò lo sguardo e sembrò vedere il crocevia per la prima volta.

- Vedo alberi verdi, vedo un cielo azzurro, vedo bianche nuvole e l’oro del sole…

- E poi?

- …il volo degli uccelli, la corsa della volpe, il lavorio dell’ape…

- E cos’altro?

- …la gente che cammina, i loro volti… sono tristi, pensierosi, gioiosi, allegri…

- E cosa vi ricorda questo?

Il francescano rimase in silenzio continuando a guardarsi intorno e intanto il suo volto si riempiva di colore, diventando sempre più luminoso, poi improvvisamente scattò in piedi e iniziò quasi a cantare: - Laudato sii, o mi Signore, per tutte le tue creature! - si voltò di nuovo verso il vecchio - Grazie! Grazie davvero! Mi avete fatto ricordare tutto quello che sapevo, ma avevo dimenticato. Avevate ragione, avevo fatto vincere la paura e avevo dimenticato la preghiera e la vita

- Sì,- sorrise il vecchio - la vita e la preghiera…

- Sono come un cuore che pulsa, insieme portano la vita, da sole non hanno significato…

Il vecchio tacque, tanto il giovane non lo avrebbe più potuto sentire, si era allontanato saltellando e declamando a gran voce il Cantico delle creature. Qualche passante si fermava a guardarlo torvo, qualche altro gli sorrideva e rispondeva recitando qualche strofa. Il saggio guardò un gruppo di uccellini che sembrava accompagnare il giovane mentre tornava dalla strada per cui era venuto cinguettando ad ogni strofa, poi tornò a fissare il crocevia.

Perché il Dio in cui noi crediamo è vero e gli altri no?

Luglio 6, 2008 by Davide Galati

L’uomo ha da sempre creduto nell’esistenza di uno o più esseri superiori, divini. E’ sempre stato così, non si hanno notizie di un’epoca che possa definirsi senza religione e anche se oggi c’è chi vorrebbe che l’uomo abbandonasse la fede ciò non accade, perché, come abbiamo già visto l’uomo ha, da sempre, una domanda che cerca risposta: Qual è il senso della mia vita?

Se tutto questo è vero e anche vero che le divinità che l’uomo ha adorato e adora ancora oggi sono moltissime. Alcuni di questi culti sono del tutto scomparsi mentre altri proseguono tutt’oggi. Alcuni si rispettano a vicenda, altri si tollerano e altri infine si combattono. Allora come possiamo essere sicuri che ciò che in cui noi crediamo è vero? Non potrebbe essere sbagliato? Non potrebbero avere ragione altre fedi?

Prima di rispondere c’è da fare una premessa importante, col Concilio Vaticano II la Chiesa Cattolica ha messo nero su bianco e rivestito di ufficialità quello che comunque già era presente nella storia della Chiesa stessa, ovvero che anche nelle altre religioni vi sono elementi veri e santi e che non raramente riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini (Nostra Aetate), ma la Verità nella sua completezza è solo nel Cristianesimo e nel Cattolicesimo in particolare.

Ora cerchiamo di rispondere alla domanda rifacendoci innanzitutto a quello che dice Gesù stesso. Da cosa si riconosce se un albero è buono? Dai suoi frutti. Un albero cattivo non può dare buoni frutti e viceversa. Allora guardiamoli i frutti del cattolicesimo, essi sono di due tipi: quelli che sono già vissuti nella storia e quelli che invece viviamo nella nostra storia personale. Per i primi parla la ricca storia dei santi, dei martiri, dei testimoni della fede che sono testimonianza viva per ogni cristiano della nostra fede, poi c’è la testimonianza della nostra vita. La nostra vita non è perfetta, non è coerente, non è sempre facile, è la vita di ogni essere umano ed è in questa vita che il Signore si manifesta di continuo, in ogni attimo, in ogni momento. Ci parla sempre, ci parla innanzitutto con la sua parola e quando non la vogliamo ascoltare (o la ascoltiamo e non la capiamo) ci parla attraverso la vita che ci circonda, ma alle volte noi siamo sordi e anche ciechi oppure siamo razionali e ci appelliamo alle coincidenze. Ma “una” è una coincidenza, “due” è una coincidenza, “tre” può essere ancora una coincidenza, ma per chiamare “quattro” una coincidenza bisogna proprio decidere di spegnere del tutto la propria razionalità.

Quindi dapprima la nostra vita, dove, se impariamo ad ascoltare Dio, vediamo concretamente la sua costante presenza e amore, poi la tradizione. Ovvero la ricca tradizione dei santi e del Magistero della Chiesa, ma anche la tradizione che viene dalla nostra famiglia. E’ giusto mettere in discussione ciò che ci viene insegnato, ma è proprio grazie alla verifica di alcune cose nella nostra vita quotidiana che poi si arriva ad accettare anche tutto ciò che per tradizione ci viene insegnato, anche se non lo capiamo subito, perché si arriva a fidarsi proprio grazie in virtù di quella presenza che si sperimenta ogni giorno.

Certo, si potrebbe obiettare, ma lo stesso albero ha dato anche frutti cattivi e questo farebbe cadere un po’ tutto il teorema. In realtà questa affermazione è vera solo in apparenza: qual è l’albero di cui stiamo parlando?

La fede in Dio, Uno e Trino, come viene insegnato dal Magistero e come ripetiamo col Credo della Messa che “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto”. Quindi un Dio che è Amore, che ci Ama e ci Ama così tanto da dirci che noi, ciascuno di noi, vale il Suo Sangue. Se qualcuno in passato, oggi o anche in futuro questo non l’ha capito (magari anche perché noi cristiani non siamo stati capaci di annunciarlo) e ha trasformato il cristianesimo in qualcosa d’altro, allora sì che i frutti sono stati cattivi, ma l’albero era molto diverso. Quando l’albero non è quel credo che dovremmo pronunciare con grande fede e meditare più spesso, allora i frutti possono anche non essere buoni. Ma anche in altri credi ci possono essere raggi di Verità e tanto più questi raggi sono grandi tanto più i frutti di quell’albero potranno essere buoni.

Giovanni 14:6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

- Ma quelle… quelle sono ciliege?!! - esclamò la ragazza quasi urlando dalla gioia e si precipitò sotto l’albero. Il vecchio l’aveva vista arrivare lentamente, in silenzio, sembrava quasi in meditazione, ma all’improvviso si era trasformata e tutta la sua gioia di vivere era esplosa. Stava sotto il grande ciliegio a raccogliere tutti i frutti rossi che poteva e poi li portava alla bocca assaporandoli con gusto, quasi in estasi. A un certo punto, però si accorse che qualcuno la osservava e cercò di scusarsi: - Mi dispiace, spero di non avervi disturbato, ma queste ciliege sono troppo buone, davvero troppo!

- In effetti quello è davvero un buon ciliegio, ha sempre fatto dei frutti squisiti che recano sollievo a chiunque passi di qui

- Non faccio fatica a crederlo, sono squisite!

- Beh sempre se ne rimarrà qualcuna - sorrise il vecchio.

- Ah, scusate, avete ragione, ma mi sono lasciata prendere dalla golosità

- Non preoccupatevi, stavo solo scherzando, potete mangiarne pure quante ne volete, ce ne sono ancora parecchie

- No, no avete ragione. E’ bello che anche altri godano di questa meraviglia, ma questo è l’unico albero di ciliege qui intorno?

- Purtroppo sì, ci sono stati altri timidi tentativi, ma non sono mai riusciti a crescere

- Però, - la ragazza si stava guardando intorno - anche quell’albero lì è carico di ciliege, no?

- No, - rispose il vecchio fissando l’albero che la ragazza indicava - quelle non sono ciliege sono marasche, non hanno nulla del sapore dei frutti che stai mangiando

- Non posso crederci - la ragazza si avvicinò all’altro albero e le guardò meglio - sono molto simili

- Sono completamente diverse, più piccole, amare

- Forse basterebbe solo curare un po’ l’albero, concimarlo, estirpare un po’ di erbacce e parassiti, averne un po’ cura…

- No, guarda non servirebbe a nulla. Nessuno ha mai curato neanche l’albero delle ciliege e hai visto che frutti fa. Quelle due piante sono cose diverse, la somiglianza è solo apparente, non potrai mai ottenere gli stessi frutti da tutti e due

La ragazza fece un sorriso sbarazzino e si sporse per cogliere una marasca, poi la portò alla bocca, non sembrava credesse molto alle parole del vecchio. Subito dopo la sputò con una smorfia di disgusto. I suoi occhi incontrarono quelli del saggio, ma non disse nulla, alzò semplicemente le spalle come per accettare l’inevitabilità delle sue conclusioni. Poi tornò all’albero delle ciliegie ne raccolse qualcun’altra, salutò cortesemente e proseguì per la sua strada.

Il vecchio la vide andar via più radiosa di come era arrivata e poi si soffermò sul vecchio ciliegio, quanto ristoro era capace di dare coi suoi frutti. Sorrise e tornò a fissare il crocevia.

Perché Gesù ha permesso che lo uccidessero?

Giugno 29, 2008 by Davide Galati

(Apro questa piccola parentesi per segnalarvi che è uscito il mio primo romanzo, trovate tutto su http://oddwars.roxer.com è un libro divertente per l’estate, ordinabile solo via Internet, aiutatemi a farlo conoscere)

Sono pienamente convinto, e con questi scritti cerco di mostrarlo, che il cristianesimo non sia una religione lontana dalla realtà, ma che sia anzi estremamente concreta e legata a filo doppio con la quotidianità della nostra vita. Proprio per questo, nel cercare di rispondere a questo quesito, desidero prima di tutto richiamarmi all’esperienza di ognuno di noi. Nella vita tutto ciò che conta, tutto ciò che è importante, costa fatica. Pensiamo ad esempio al raggiungimento degli obiettivi scolastici, alla ricerca di un lavoro, alla ricerca di una compagna o compagno per la vita, all’attesa, alla nascita e alla crescita di un figlio e così via. Non c’è nulla nella nostra vita che sia importante e che non costi fatica.

Ora, sappiamo che Cristo si è incarnato per vivere in tutto e per tutto la stessa vita degli uomini, ma in più egli è nato per riscattarci tutti col suo sangue. L’uomo poteva fare due cose: accettare Cristo e seguirlo in pieno o rifiutarlo. Purtroppo lo ha rifiutato e così il cammino di Cristo è diventato quello del sacrificio. Per ottenere la sua più grande vittoria, per riscattarci tutti, per sconfiggere la morte Egli doveva morire, ucciso da coloro che avevano rifiutato il suo messaggio di amore e di salvezza personale. Doveva morire per salvare tutti, sia coloro che lo avevano accettato sia coloro, la maggior parte, che non lo avevano fatto. Esattamente come il chicco di grano che deve morire per portare frutto.

Quindi Cristo si è lasciato uccidere per ottenere qualcosa che, secondo Lui, ovvero secondo Dio, valeva tantissimo: la nostra salvezza. La nostra salvezza valeva e vale, per Dio, la sua morte in croce, questo vuol dire che ognuno di noi vale il Suo sangue… il sangue di Cristo, il sangue di Dio. Cosa vale di più? Questo ci dice Cristo: Io mi sono fatto uccidere per amore tuo, quindi tu vali il sangue mio. Tu vali il sangue di Dio.

1Giovanni 4:10 In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

La donna arrivò di sera, con la testa quasi sempre rivolta verso l’alto a guardar le stelle. Era già un po’ avanti con l’età, ma si vedeva che aveva ancora parecchia energia nel corpo robusto. Quando fu vicina al vecchio questi le fece segno di avvicinarsi ancora di più e le chiese: - Per caso, è suo questo?

La donna osservò con attenzione il piccolo ciondolo che l’uomo le mostrava. Dapprima non capì bene di che si trattava, ma poi lo riconobbe ed esclamò quasi ridendo: - Ah non credo proprio! Un crocifisso? No mio di sicuro non è

- Mi scusi allora, ma ne sembra quasi contenta, come mai?

- Può dirlo forte, io con quello preferisco non avere nulla a che fare. E’ un simbolo di morte, un cadavere appeso a una croce

- Per qualcuno invece è un simbolo di vita

- Lo so, ma il mondo è pieno di folli. Quello è un morto, punto e basta, questi sono i fatti

- Capisco… i fatti… se non sbaglio prima stava ammirando le stelle…

- Sì, stasera si vedono molto bene, poi è un po’ una deformazione professionale per me, vede sono un’astrofisica

- Sembra interessante, quindi le stelle le conosce bene

- Abbastanza, anche se non bene come vorrei - sorrise la donna.

- Io ho pochi ricordi di scuola, ma se non sbaglio anche il nostro sole è una stella, vero?

- Sì esatto, è la stella a noi più vicina

- Ed è grazie alla sua energia che dobbiamo la vita sulla terra…

- Esatto! Spiegarle adesso tutto il ciclo sarebbe lungo, ma è sicuramente così

- Il sole allora sì che lo accetterebbe come simbolo di vita?

La donna ci pensò un attimo poi concluse decisa: - Sicuramente! Il sole è vita

- Ma, mi scusi se mi approfitto delle sue conoscenze, sono curioso, come si produce l’energia nel sole?

- Oh non si preoccupi è una domanda molto semplice, si produce grazie ai processi di fusione nucleare che avvengono al suo interno

- Capisco, ma cos’è un processo di fusione nucleare? Mi perdoni, ma i miei ricordi di fisica non vanno così in là e la prego, nello spiegarmelo tenga conto che sono davvero ignorante

- Cercherò di essere il più semplice possibile- sorrise l’astrofisica contenta di poter parlare di ciò che conosceva - In pratica succede che, all’interno del sole, atomi diversi si scontrino e si fondano insieme generando energia

- Interessante… allora vediamo se ho capito bene - il vecchio indugiò un po’ - All’interno del sole gli atomi si scontrano e nel fare questo liberano energia e questa energia poi il sole la manda verso la terra ed è questa energia che permette la vita sul nostro pianeta?

- Sì esatto, è una spiegazione un po’ semplificata, ma sostanzialmente corretta

- Ma quando gli atomi si scontrano e liberano energia, poi ci sono ancora?

- No, gli atomi che si sono fusi non esistono più - rispose la donna.

- Quindi potremmo dire che è come se gli atomi morissero?

- Se vuole sì - era un po’ titubante - non è che fossero vivi prima, però in effetti cessano di essere quello che erano prima…

-… e si trasformano in energia, cioè in vita - concluse il vecchio sorridendo.

- Sì, ma non capisco perché sorride, c’è qualcosa che vuole sottintendere?

- No, nulla, stavo solo riflettendo sul fatto che, allora, un uomo crocifisso come simbolo di vita non è poi così assurdo…

La donna bisbigliò qualcosa a denti stretti, poi voltò le spalle al vecchio e si allontanò per la via da cui era venuta senza più badare alle stelle.

Il vecchio tornò a guardare il crocevia.

Cosa significa dire che “Gesù è Dio fatto uomo”?

Giugno 22, 2008 by Davide Galati

Il Cristianesimo è una religione rivoluzionaria sotto molti aspetti, ma, in sé, l’idea che la divinità prenda sembianze umane non sembra essere un tratto particolarmente originale. Nelle religioni antiche abbiamo diversi miti che parlano di dei che hanno assunto sembianze mortali, nonostante questo l’incarnazione di Gesù è e rimane un fatto realmente rivoluzionario, vediamo perché.

Abbiamo diversi racconti che parlano di dei che prendono forma umana, ad esempio Zeus che per sedurre le donne di cui si invaghiva non esitava a prendere le sembianze dei loro mariti, così come in altre occasioni prendeva forme animali e non solo, lo stesso facevano altri dei dell’Olimpo anche se con motivazioni diverse da quelle di Zeus. Vediamo però subito che in questi casi si tratta non di un’incarnazione, ma di una metamorfosi, cioè non assumono completamente le caratteristiche umane, ma solo la forma. Inoltre gli scopi sono sempre o di natura personale o comunque legati al beneficio di pochi. In altre mitologie, ad esempio quella Vedica vediamo invece presente l’incarnazione delle divinità (che in questo caso viene chiamata “avatar)” che sin da bambini dimostrano poteri sovrumani e intervengono attivamente e con grande sfoggio di potere per risolvere i problemi degli esseri umani (ad esempio combattono enormi mostri, eserciti o deviano i corsi dei fiumi). In queste religioni l’intervento divino, in maniera anche vistosa, è cosa comune, la differenza però con l’incarnazione di Cristo balza subito agli occhi. Non c’è sfoggio di potenza, Cristo non si pone come risolutore di problemi sociali, non in maniera diretta. Non combatte mostri, né fa imprese leggendarie contro eserciti nemici, il suo è sempre un rapporto personale col singolo individuo. I suoi prodigi chiedono sempre l’adesione dell’interessato e sono legati alla quotidianità (la moltiplicazione dei pani e dei pesci, il miracolo delle nozze di Cana). Ecco l’originalità e la potenza dell’incarnazione di Cristo: il Dio dell’Antico Testamento. Dio Padre, a volte severo e non sempre comprensibile, ma sempre misericordioso decide di diventare uomo: uomo in tutto e per tutto. E non un uomo già fatto, ma un bambino, un bambino atteso per nove mesi, un bambino non creato da Dio, ma generato, della stessa sostanza del Padre (come ripetiamo nel Credo). E perché proprio un bambino? Da un lato perché la volontà di Dio è quella di starci accanto, di esserci sì Padre, ma anche fratello con Cristo ed ecco che allora si presenta a noi come bambino, proprio per non farci alcuna paura: chi ha paura di un bambino? Per capire meglio si pensi ai modi in cui Dio si manifesta a Mosè nell’antico testamento: nel roveto ardente, nella nuvola che scende sull’Arca dell’Alleanza, di spalle; quasi sempre insomma in modo da incutere timore. Invece il Gesù che nasce non incute timore, anzi provoca sentimenti di dolcezza. Il secondo motivo è che Dio decide di seguire in tutto e per tutto il cammino umano, per nove mesi verrà portato in grembo da Maria, poi nascerà, crescerà e soffrirà esattamente come un qualunque essere umano fino alla morte in croce.

Ecco allora l’importanza del fatto che Dio si sia fatto uomo, egli ci mostra la via da percorrere e lo fa non dall’alto, ma di fronte a noi, venendo tentato anche lui, soffrendo anche lui eppure rimanendo fedele. Facile, potrebbe pensare qualcuno, dal momento che è Dio, ma non è stato facile per nulla, anzi. Gesù non ha mai usato il suo potere, la sua divinità per semplificarsi le cose, ha sempre affrontato tutto con una grandissima e profonda umanità.

Quindi Gesù, il Dio fatto uomo, l’eterno che irrompe nel tempo, ci ha mostrato il volto di Dio, ci ha insegnato a chiamarlo Padre (e se non sappiamo bene cosa sia “Dio” sappiamo di sicuro cos’è un padre), ci ha mostrato la via, ma non solo. Si è messo sulla via accanto a noi, non davanti a noi e ancora oggi è qui, accanto a noi: ogni volta che sembra difficile andare avanti lui ci sprona e ci prende anche in braccio se è necessario; ogni volta che cadiamo lui ci tende la mano per rialzarci; ogni volta che decidiamo di prendere un’altra strada lui non smette mai di indicarci la via giusta e di chiamarci a seguirla.

Luca 2:9 E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore.”

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

I bambini arrivarono schiamazzando e inseguendosi, poi giocarono un po’ a nascondersi e alla guerra, finché uno di loro urlò: - Guardate! Guardate che ho trovato!

Tutti gli si fecero intorno e osservarono quello che teneva tra le mani mostrandolo come fosse un gran tesoro, anche il vecchio si voltò verso di loro, incuriosito.

- Ma cos’è? - chiese uno dei bambini.

- Non lo so - rispose un altro.

- Non ho mai visto nulla del genere

- E’ oro?

- Forse sì….

- Chiediamo a quel signore laggiù, magari è suo - concluse alla fine il bimbo che aveva trovato l’oggetto, gli altri convennero che era la cosa migliore da fare, così si avvicinarono al vecchio.

- Ci scusi, signore, mentre giocavamo abbiamo trovato questo, è suo per caso? - e così dicendo porse al vecchio un crocefisso dorato.

Il vecchio lo prese con delicatezza e lo guardò con attenzione, poi concluse con un sorriso: - No, non è mio

- Ma è oro? - chiese d’istinto uno dei bambini.

- No, è solo dorato, ma non è oro. Non vale poi molto - spiegò l’anziano.

- Ma cos’è? - chiese il bambino che per primo glielo aveva mostrato.

- Questo? Questo è un crocifisso, un simbolo religioso della religione cristiana. Non ne avete mai sentito parlare?

- Uhm no, o forse sì, adesso non mi ricordo bene… i miei non vogliono che parliamo di religione - disse uno dei bimbi.

- Forse ho capito! Noi invece parliamo di religione, anche se non siamo cristiani abbiamo simboli religiosi, però non sono così - intervenne un altro.

- In che senso? - chiese il vecchio.

- Non ci sono omini come in questo… a proposito chi è quest’uomo? - rispose il bimbo indicando il piccolo Cristo.

- Questo è Gesù Cristo, il Dio in cui credono i cristiani - rispose il vecchio, titubante che potessero realmente capire ciò che diceva loro.

In effetti i bambini rimasero in silenzio fissando la piccola croce con una nuova curiosità che sembrava essere diventata quasi rispetto, poi l’ultimo che aveva parlato esclamò: - Però è bello!

- Cosa è bello? - chiese il vecchio sorpreso.

- Che i cristiani possano vedere il loro Dio!

Il vecchio sorrise, i bambini rimasero lì ancora un po’ poi decisero di tornare a giocare e di lasciare a lui il crocifisso, casomai qualcuno fosse mai passato a reclamarlo. Li guardò finché non smisero di giocare e corsero verso casa, poi tornò a guardare il crocevia.

Che cos’è la fede?

Giugno 16, 2008 by Davide Galati

La prima cosa che mi verrebbe da dire è che la fede è un dono, ma è anche l’ultima cosa che direi riguardo alla fede, perché si tratta di un qualcosa cosa talmente personale che si può cercare di razionalizzare e di spiegare solo fino a un certo punto. Mi è capitato di sentire dire spesso che il fedele è colui che non ha dubbi, che ha solo certezze, non è assolutamente così. Non ci può essere alcun tipo di fede senza dubbio. La fede è un salto sul dubbio, senza il dubbio noi avremmo certezze e quindi nessun bisogno di fede. Di primo acchito può apparire paradossale, ma è invece molto razionale. Nessuno di noi crede, nel senso di “ha fede” che se lascia cadere un bicchiere questo finirà per terra, ognuno di noi SA che se lascia cadere un bicchiere questo finirà a terra, anche nel caso in cui non conoscesse la dimostrazione scientifica dell’esistenza della forza di gravità. La fede si ha quando di fronte a una situazione, a un evento, a un pensiero che ci porta al dubbio noi saltiamo questo dubbio e lo facciamo grazie alla fede. Non è una fede del tutto cieca, spesso essa si basa su due elementi che possono essere presenti contemporaneamente o solo una alla volta. Il primo è l’esperienza: se si è già fatta l’esperienza di fede e si è avuto un riscontro positivo si tenderà a rifarla oppure se qualcuno di coloro che conosciamo l’ha fatta e ce la consiglia tenderemo a fidarci di ciò che ci dice nella misura in cui abbiamo stima della persona. Il secondo è la sensazione che abbiamo dentro: sentiamo dentro la voglia, la necessità di fidarci, di fare una scelta di fede anche andando oltre la mancanza di prove razionali a sostegno della nostra fiducia.

In fin dei conti l’avere fede non è molto diverso dalla fiducia che i bambini accordano ai genitori. Un bambino non è in grado di capire perché deve fare alcune cose e non farne altre, non sa perché di fronte a certe difficoltà deve comportarsi in un determinato modo, o come faccia la mamma a guarire ogni sua ferita e il papà a risolvere ogni problema. Il bambino si fida e lo fa di fronte a una situazione che non comprende, che non capisce del tutto; lo fa a causa delle sue esperienze passate e grazie a quello che sente dentro, ovvero di non potercela fare da solo e di “essere piccolo”.

E’ vero, poi il bambino cresce e si rende conto di tutti i limiti e le difficoltà dei suoi genitori, eppure si rende conto quella fede è sempre stata ben riposta (naturalmente si parla di situazioni normali, non di situazioni deviate, patologiche o di altri seri problemi).

Lo stesso accade al credente, il suo atteggiamento è simile a quello del bambino, man mano che egli cresce aumentano anche le sue conoscenze e può formarsi un’idea più matura di Dio, ma i dubbi non spariscono, anzi alle volte aumentano anche loro. Quella della fede è allora ogni volta una scelta da parte nostra, ma è anche un dono da parte di Dio. Infatti Dio, in ogni momento ci offre il dono della fede, ma la scelta di accettarlo è una scelta libera dell’uomo (esattamente come ogni altro Suo dono).

Quindi il fedele non è l’uomo delle certezze, ma l’uomo del dubbio, poi, dopo che ha fatto la sua scelta di fede (che come ogni scelta importante nella vita non è che si fa una volta sola e basta, ma si ripete ogni giorno. Se voi scegliete di sposarvi questa scelta non si compie esaurendosi il giorno del vostro matrimonio, ma si ripete ogni giorno. Ogni mattina voi “scegliete” di rimanere sposati col vostro coniuge e di rispettare le promesse che vi siete scambiati), esso avrà la certezza. Certezza di essere amato, di avere un Padre celeste che sarà sempre accanto a lui, anche nella sofferenza, anche quando non si capisce il perché di alcune cose.

Un altro modo di andare oltre il dubbio è quello della scienza, tramite lo studio del problema e la verifica sperimentale delle possibili soluzioni, scartando ciò che non funziona. Ovviamente in quest’ottica la fede non trova, giustamente, spazio, ma entrambi, l’uomo di fede e quello di scienza, si trovano di fronte al dubbio. Quello che è differente è come superano questo dubbio. Naturalmente molto dipende anche dalla natura del dubbio e nessuno di noi è integralmente uomo di scienza o uomo di fede, anzi in ogni uomo esistono diverse anime, tante sfaccettature. Si tratta di una esemplificazione per cercare di comprendere quel grande dono che è la fede.

Numeri 14:11 E il SIGNORE disse a Mosè: “Fino a quando mi disprezzerà questo popolo? Fino a quando non avranno fede in me dopo tutti i miracoli che ho fatti in mezzo a loro?”

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Il ragazzo arrivò con calma al crocevia, aveva una grande borsa a tracolla, un lungo impermeabile blu, stivali marroni, occhiali da sole neri e un espressione imperturbabile. Sembrava uscito da un film, aveva qualcosa del cowboy, ma anche del pirata e dell’avventuriero. Si fermò e si guardò intorno, c’era poco distante, sull’erba, un grande masso, vi si arrampicò sopra e si sedette. Appoggiò la borsa accanto a lui e prese un piccolo libro, poi cominciò a leggere assorto. Il vecchio si incuriosì, aveva abbastanza esperienza per capire che dietro quell’apparente tranquillità si agitava molta inquietudine.

Passò diverso tempo, il ragazzo aveva smesso di leggere e ora stava guardando il cielo, o almeno così sembrava perché era impossibile vederne gli occhi dietro gli occhiali scuri. A un certo punto il vecchio ruppe il silenzio: - E’ un bellissimo cielo, vero?

- Sì- rispose il giovane con una voce incerta. La domanda lo aveva colto di sorpresa, ma si riprese quasi subito, si voltò verso il vecchio e aggiunse: - Starei qui a guardarlo per sempre

- Ti capisco, però scusami ma ci credo poco

- Perché? - sollevò gli occhiali sulla testa.

- E’ da quando ti sei seduto che tutto il tuo corpo sembra pronto a partire da un momento all’altro. Forse cerchi rilassamento, ma in te vedo solo tensione, cos’è che ti preoccupa così tanto?

- Si vede, eh? E’ un periodo un po’ particolare, devo fare una scelta, una scelta importante. Ho camminato per un anno per cercare di capire quale scelta dovessi fare e infine sono giunto qui, ma ancora non so cosa scegliere

- Posso chiederti di che scelta si tratta? Se è davvero un anno che cammini direi che di tempo ne hai avuto parecchio

- Sì, anzi forse è anche un po’ più di un anno… e sì, tempo ne ho avuto, ma ancora non so decidere, ho paura… è ora che smetta di giocare con la mia vita e scelga cosa fare

- E cosa che ti spaventa?

- Vorrei trovare una ragazza con cui condividere il resto del cammino, formare una famiglia, avere dei bambini… creare qualcosa di importante…

- E hai paura che questo non sia possibile? Che anche se trovi una persona questa rapporto non durerà e che se riesci a costruire qualcosa questo, prima o poi, crollerà? Mi sembra di averla già sentita questa…

- No, non è questo che mi spaventa… ho paura che sia la scelta sbagliata

- In che senso?

- Che ciò che Dio mi chiede non sia questo, ma di dedicare la mia vita a lui

- Quindi sei un uomo di fede? - il vecchio sembrava sinceramente sorpreso.

- Sì, credo si possa dire così… sono un cristiano. Avevo dimenticato la mia fede, ma nell’ultimo anno l’ho ritrovata e ho cominciato a riscoprirla. Ecco perché ci tengo a capire bene qual è il desiderio di Dio per la mia vita

- Cosa stavi leggendo prima?

- Non leggevo, pregavo. Di fronte a questa immensa bellezza, di fronte al miracolo della mia vita, per l’amore che ha accompagnato ogni mio istante dalla nascita, non posso non ringraziare Dio, il mio Padre, il nostro Padre

- Sai credo che saresti un bravo sacerdote. Ora capisco il tuo problema, ma forse la vita consacrata è davvero ciò che è meglio per te

- Già… - il ragazzo sospirò - forse… credo… potrebbe… sarei… lo so questo, è un anno che ci penso.. ma vorrei una certezza… vorrei essere sicuro di questa scelta

- Vedi quelle due strade? - il vecchio indicò una delle biforcazioni del crocevia - puoi interrogare chi viene da lì e così sapere quale delle due è più breve e dove porta ognuna di loro, ma se vuoi sapere quale tra le due è la strada del tuo destino, nessuno saprà mai darti una risposta…

- E’ una questione di fede, vero? - sospirò il ragazzo senza aspettarsi una risposta.

- Per le cose importanti lo è sempre…

- Grazie - sorrise il ragazzo - lo avevo dimenticato - e detto questo saltò giù dalla roccia, raccolse la borsa e se la rimise a tracolla - E’ ora che io vada.. ho preso la mia decisione

- Ne sei sicuro?

- No, ma l’ho affidata a Lui, è di Lui che sono sicuro - il giovane sorrise indicando il cielo poi calò gli occhiali sul viso e si incamminò verso il sole.

Il vecchio rimase a oservarlo, ora tutto il suo corpo esprimeva serenità, poi quando sparì in fondo alla strada tornò a guardare il crocevia.

Cos’è il “mistero”?

Giugno 8, 2008 by Davide Galati

C’è l’errata convinzione che chi crede si rifuggi nel mistero per giustificare qualunque cosa e non dare nessuna spiegazione razionale del suo credo. A questa convinzione spesso si accompagna l’idea che “mistero” sia un termine usato dalla gerarchia per accontentare e contemporaneamente tenere lontani i fedeli. In fin de conti “misterioso” viene ad assumere un significato moto simile a “segreto” e quindi come di qualcosa che non è permesso conoscere. Entrambe queste idee, che a volte si trovano da sole, a volte insieme, sono del tutto errate. Il senso del mistero nel cattolicesimo è qualcosa di molto diverso ed estremamente preciso: è ciò che è talmente più grande dell’uomo che l’uomo non può coglierlo tutto, ma solo in parte. E ciò che non riesce a cogliere l’uomo però lo avverte, lo sente, ma rimane sempre misterioso: sempre più grande di lui. Per comprendere meglio pensiamo a una nube che ci avvolga. La nube è ovunque intorno a noi (e in parte anche dentro di noi perché la respiriamo), ma noi ne cogliamo solo una parte, solo la parte immediatamente percepibile dai nostri sensi, ma tanta di quella nube ci sopravanza e per noi rimane inconoscibile: anche se sappiamo che c’è, rimane “mistero”. Oppure pensiamo a quando amiamo qualcuno, quando lo amiamo così tanto che il cuore sembra esplodere. Non abbiamo parole per descrivere quello che proviamo, tutto ci sembra insufficiente, perché quello che proviamo è talmente grande che neanche noi lo cogliamo razionalmente, ma solo istintivamente: questo è il “mistero”. E l’altro, la persona che incontriamo è l’esempio forse più concreto del mistero di cui parliamo. Noi possiamo parlare con lui, possiamo cercare di conoscerlo, possiamo cercare di capirlo, possiamo anche passare un’intera vita con lui e imparare a memoria le sue abitudini, ma lui (o lei ovviamente) sarà sempre di più di quanto noi abbiamo compreso. I suoi sentimenti, le sue sensazioni, le sue emozioni, i suoi dolori saranno sempre maggiori, sempre diversi di quanto potremmo mai comprendere, ecco che allora l’altro è per noi “mistero”.

Accettare il “mistero” non vuol dire pascersi di ignoranza, non vuol dire spegnere la ragione. Anzi è la ragione a portarci al “mistero”, proprio attraverso l’uso della ragione ci rendiamo conto che qualcosa ci sopravanza. Accettare il “mistero” vuol dire accettare ciò che siamo, i nostri limiti, ciò che il nostro istinto sente e la nostra ragione indica anche se non può provarlo, ma vuol dire anche accettare l’altro, chiunque esso sia.

L\'Arca dell\'AlleanzaEsodo 40,34 :

“Allora la nube coprì la tenda del convegno

e la Gloria del Signore riempì la Dimora.”

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

- Ma smettila! Tu non hai idea di cosa stai parlando

- Io? Ma se sono l’unico che ti capisce! Dovresti farti un bell’esame di coscienza e…

Il vecchio si voltò verso la direzione da cui arrivavano quelle voci e vide due ragazzi, due gemelli a giudicare dalla fortissima somiglianza, che sopraggiungevano da una delle strade sul lato opposto. Discutevano a voce alta, anzi sembrava quasi che stessero litigando, accompagnando ogni frase con una forte gestualità. Ormai l’intero crocevia risuonava delle loro urla, quando furono vicini al vecchio si fermarono e cessarono di litigare. Si guardavano intorno imbarazzati.

- Che strada dovevamo prendere? - disse sottovoce quello a sinistra.

- Perché litigavate? - chiese il vecchio a bruciapelo prima che il gemello potesse rispondere.

- Uhm… si sentiva, eh? - rispose il primo.

- Diciamo che ho ancora un buon udito - sorrise il vecchio.

- Perché lui non capisce nulla, vuole andarsene da casa senza pensare a tutte le conseguenze…

- Ma non è vero che non ci penso, te l’ho già spiegato. Ci ho pensato, ma non posso permettere che la mia vita si fermi per questo. Contribuirò come posso e ci sarò ogni volta che sarà necessario

- Questo lo dici adesso, ma poi voglio vedere se ci sarai davvero. Voglio vedere a chi toccherà sbrigare tutte le incombenze principali

- Fermi, fermi! - li interruppe il vecchio - Vi avevo chiesto i motivi della vostra discussione, non di ricominciare a litigare

- Avete ragione, scusateci, ci siamo lasciati trasportare dalla foga. Il fatto è che lui vuole andarsene di casa e io invece non ne vedo il motivo. Mi sembra una cosa stupida, a casa non gli manca nulla e in due possiamo occuparci meglio dei nostri genitori

- A te sembrerà anche una cosa stupida, ma per me è una necessità, possibile che non lo capisci?- l’altro fratello quasi soffriva mentre lo diceva.

- Quindi, mi sembra di capire che avete già provato a spiegarvi

- Certo che ci abbiamo provato - risposero quasi all’unisono.

- E a capirvi?

- Ma cosa c’è da capire? - rispose il primo aprendo le mani al cielo- Non ha alcun senso andare via di casa adesso, non gli manca nulla

- Lo vede? Non ci prova neanche a capire… e io non so più come fare a spiegarglielo - replicò l’altro.

- Non sai spiegarmelo perché non c’è nulla da spiegare… è un non-senso!

- E ad accettarvi?

La voce del vecchio rischiò di essere coperta dalle urla dei due fratelli, ma entrambi si accorsero che aveva detto qualcosa allora tacquero e chiesero: - Eh?

- Vi siete spiegati, avete provato a capirvi, ma non ci siete riusciti, avete provato ad accettarvi?

Seguì un silenzio imbarazzato, poi il primo fratello, timidamente disse: - Ma come posso accettare qualcosa che non capisco?

- Ma come posso spiegarti quello che ho dentro perché tu lo capisca? - gli fece eco l’altro quasi pregandolo.

- Abbracciatevi

I due fratelli guardarono il vecchio, sembrava non avessero capito

- Abbracciatevi! E non ditemi che non l’avete mai fatto, siete fratelli o no?

I due sorrisero al tono risoluto del vecchio, si guardarono titubanti, ma infine si abbracciarono.

- Ecco! L’abbraccio accoglie l’altro, ma non riesce mai a contenerlo tutto. L’abbraccio non comprende l’altro in pieno, ma lo accoglie perché l’altro è sempre più di noi

I due gemelli rimasero abbracciati mentre qualche timida lacrima scendeva sui loro volti. L’abbraccio si sciolse, ma la serenità rimase.

- Grazie - dissero insieme - Ora torniamo verso casa

- Io ho una valigia da preparare - disse il secondo.

- E io ti darò una mano se vorrai - concluse il primo.

Il vecchio li guardò allontanarsi per la strada da cui erano venuti, continuavano a parlare, ma ora non urlavano più, scherzavano e sorridevano. Quando sparirono in fondo alla strada, tornò a guardare il crocevia.