Amoris Laetitia, i Dubia 4

gennaio 13, 2017

  1. Nota esplicativa a cura dei quattro cardinaliIL CONTESTO

    I “dubia” (dal latino: “dubbi”) sono questioni formali poste al Papa e alla Congregazione per la Dottrina della Fede chiedendo chiarificazioni circa particolari temi concernenti la dottrina o la pratica.

    Ciò che è particolare a riguardo di queste richieste è che esse sono formulate in modo da richiedere come risposta “sì” o “no”, senza argomentazione teologica. Non è nostra invenzione questa modalità di rivolgersi alla Sede Apostolica; è una prassi secolare.

    Veniamo alla concreta posta in gioco.

    Dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica postsinodale “Amoris laetitia” sull’amore nella famiglia, si è sollevato un ampio dibattito, in particolare attorno al capitolo ottavo. Nello specifico, i paragrafi 300-305 sono stati oggetto di divergenti interpretazioni.

    Per molti – vescovi, parroci, fedeli – questi paragrafi alludono o anche esplicitamente insegnano un cambio nella disciplina della Chiesa rispetto ai divorziati che vivono in una nuova unione, mentre altri, ammettendo la mancanza di chiarezza o anche l’ambiguità dei passaggi in questione, nondimeno argomentano che queste stesse pagine possono essere lette in continuità col precedente magistero e non contengono una modifica nella pratica e nell’insegnamento della Chiesa.

    Animati da una preoccupazione pastorale per i fedeli, quattro cardinali hanno inviato una lettera al Santo Padre sotto forma di “dubia”, sperando di ricevere chiarezza, dato che il dubbio e l’incertezza sono sempre altamente detrimenti alla cura pastorale.

    Il fatto che gli interpreti giungano a differenti conclusioni è dovuto anche a divergenti vie di comprendere la vita cristiana. In questo senso, ciò che è in gioco in “Amoris laetitia” non è solo la questione se i divorziati che sono entrati in una nuova unione – sotto certe circostanze – possano o meno essere riammessi ai sacramenti.

    Piuttosto, l’interpretazione del documento implica anche differenti, contrastanti approcci allo stile di vita cristiano.

    Così, mentre la prima questione dei “dubia” concerne un tema pratico riguardante i divorziati risposati civilmente, le altre quattro questioni riguardano temi fondamentali della vita cristiana.

 

Inizia qui una parte molto interessante che, onestamente, non ho capito se fa parte della lettera originariamente inviata al Papa o se è stata aggiunta dopo nel momento in cui i Dubia sono stati resi pubblici, in modo da poter essere meglio compresi da tutti. In ogni caso, prima di procedere, mi permetto di sottolineare alcuni aspetti di quello che dicono i quattro cardinali (le parole in grassetto sono mie):

  • “Non è nostra invenzione questa modalità di rivolgersi alla Sede Apostolica; è una prassi secolare.” Quindi questo non è il primo Papa le cui parole suscitano dubbi interpretativi, anzi sembra che questa sia una prassi, se non consueta, almeno normale per la Chiesa.
  • “Per molti – vescovi, parroci, fedeli – questi paragrafi alludono o anche esplicitamente insegnano un cambio nella disciplina della Chiesa rispetto ai divorziati che vivono in una nuova unione, mentre altri, ammettendo la mancanza di chiarezza o anche l’ambiguità dei passaggi in questione, nondimeno argomentano che queste stesse pagine possono essere lette in continuità col precedente magistero e non contengono una modifica nella pratica e nell’insegnamento della Chiesa.” Quindi molti sostengono una posizione, ma non tutti perché altri sostengono esattamente il contrario.
  • “Il fatto che gli interpreti giungano a differenti conclusioni è dovuto anche a divergenti vie di comprendere la vita cristiana.” Quindi non è solo colpa delle parole del Papa che non sono chiare.

“In questo senso, ciò che è in gioco in “Amoris laetitia” non è solo la questione se i divorziati che sono entrati in una nuova unione – sotto certe circostanze – possano o meno essere riammessi ai sacramenti.
Piuttosto, l’interpretazione del documento implica anche differenti, contrastanti approcci allo stile di vita cristiano.”

Questo è molto interessante, alla fine quei cinque paragrafi mettono in discussione più che altro l’approccio allo stile di vita cristiano, ovvero come deve vivere un cristiano… cose non da poco insomma…

Amoris Laetitia, i Dubia 3

gennaio 3, 2017

1.    Si chiede se, a seguito di quanto affermato in “Amoris laetitia” nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorio” con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortio” n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentia” n. 34 e da “Sacramentum caritatis” n. 29. L’espressione “in certi casi” della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitia” può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”?

2.    Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale “Amoris laetitia” (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

3.    Dopo “Amoris laetitia” n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

4.    Dopo le affermazioni di “Amoris laetitia” n. 302 sulle “circostanze attenuanti la responsabilità morale”, si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: “le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta”?

5.    Dopo “Amoris laetitia” n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto?
Ed ecco i  “Dubia” posti dai Cardinali in maniera il più semplice possibile, facendo riferimento ad altri documenti del Magistero. E’ mia intenzione affrontarli uno a uno, ma non subito perché gli stessi cardinali, nella loro lettera, aggiungono una spiegazione sui motivi dei loro dubbi e su ogni singola domanda. In attesa di arrivare a questa parte, vi suggerisco, se ne avete voglia di prendere l’Amoris Laetitia e leggere le parti che i cardinali citano e poi gli altri documenti e cominciare a vedere da soli di cosa si sta parlando e farvi una prima idea vostra. Tutti questo documenti si trovano facilmente e gratuitamente in rete.

Auguri

dicembre 31, 2016

Per farvi gli auguri per il 2017 che arriva ho rubato a mia moglie l’idea di utilizzare un pensiero di Santa Teresa di Calcutta…

madreteresa“Cosa posso dirvi per aiutarvi a vivere meglio in questo anno?
Sorridetevi gli uni gli altri; sorridete a vostra moglie, a vostro marito,
ai vostri figli, alle persone con le quali lavorate, a chi vi comanda;
sorridetevi a vicenda; questo vi aiuterà a crescere nell’amore,
perché il sorriso è il frutto dell’amore.”

Madre Teresa di Calcutta

 

Amoris Laetitia, i Dubia 2

dicembre 28, 2016

  1. La lettera dei quattro cardinali al papa

    Al Santo Padre Francesco
    e per conoscenza a Sua Eminenza il Cardinale Gerhard L. Müller

    Beatissimo Padre,

    a seguito della pubblicazione della Vostra Esortazione Apostolica “Amoris laetitia” sono state proposte da parte di teologi e studiosi interpretazioni non solo divergenti, ma anche contrastanti, soprattutto in merito al cap. VIII. Inoltre i mezzi di comunicazione hanno enfatizzato questa diatriba, provocando in tal modo incertezza, confusione e smarrimento tra molti fedeli.

    Per questo, a noi sottoscritti ma anche a molti Vescovi e Presbiteri, sono pervenute numerose richieste da parte di fedeli di vari ceti sociali sulla corretta interpretazione da dare al cap. VIII dell’Esortazione.

    Ora, spinti in coscienza dalla nostra responsabilità pastorale e desiderando mettere sempre più in atto quella sinodalità alla quale Vostra Santità ci esorta, con profondo rispetto, ci permettiamo di chiedere a Lei, Santo Padre, quale supremo Maestro della fede chiamato dal Risorto a confermare i suoi fratelli nella fede, di dirimere le incertezze e fare chiarezza, dando benevolmente risposta ai “Dubia” che ci permettiamo allegare alla presente.

    Voglia la Santità Vostra benedirci, mentre Le promettiamo un ricordo costante nella preghiera.

    Card. Walter Brandmüller
    Card. Raymond L. Burke
    Card. Carlo Caffarra
    Card. Joachim Meisner

    Roma, 19 settembre 2016

Ecco il testo che accompagna e presenta al Papa i “Dubia”, sottolineo ancora come viene riconosciuta l’autorità del Papa e come, in effetti, i mezzi di comunicazione abbiano accentuato interpretazioni contrastanti dell’esortazione del Papa. Questo si sa capita spesso, perché i media tendono a piegare le parole del Papa secondo quello che è il loro pensiero. Si vuol far passare un’idea e su questa si martella e addirittura si piega la verità stessa. Questo, però, succede di continuo non certo solo nel caso del capitolo VIII di Amoris Laetitia.

Buon Natale, quello dove nasce Gesù

dicembre 19, 2016

Mancano pochi giorni, i centri commerciali sono sempre più pieni, le chiese no.

Noi cristiani diciamo di aspettare la nascita di un bambino, ma poi siamo i primi a infastidirci se i bambini vengono a messa e fanno rumore…

Sono andato a vedere una recita di Natale a teatro coi miei bambini, si è parlato di tutto, di Babbo Natale, dei regali, dello spirito del Natale, della Befana, dell’anno bisestile, dei bambini, ma Gesù guai a nominarlo neanche per sbaglio…

E’ vero, una volta il 25 dicembre si festeggiava qualcos’altro, non la nascita di Gesù…

E’ vero, il 25 dicembre è una data convenzionale anche se forse Gesù è nato davvero a dicembre…

Ma da 2000 anni a questa parte, la nostra storia ha sempre legato il Natale alla nascita di Gesù, altrimenti perché si chiamerebbe Natale?

Io vi faccio tanti auguri di un sereno, ma soprattutto Santo Natale, lo faccio con la mia famiglia e lo faccio con le parole di don Tonino Bello!

auguridontoninobello

Amoris Laetitia, i Dubia 1

dicembre 13, 2016

Quando riesco, ultimamente, cerco di parlare di alcuni punti di Amoris Laetitia che mi hanno particolarmente colpito, ma come vedete vado molto a rilento. Nel frattempo sembra che Amoris Laetita abbia colpito molti, anche all’interno della stessa Chiesa, tanto che addirittura quattro cardinali (ma sembra che dietro di loro ci siano molti più prelati e fedeli di quanti si crede) hanno posto dei quesiti al Papa, nella forma dei “Dubia” ovvero dei quesiti che richiedono una risposta che sia SI o NO. Sicuramente ne avete sentito parlare almeno come accenno. Questi quesiti cosa riguardano? Sostanzialmente un’unica parte dell’Amoris Laetitia, anzi cinque paragrafetti in tutto, dal 300 al 305 che trattano la questione delle persone sposate in chiesa e che poi hanno divorziato e contratto una nuova unione. Le domande che pongono i cardinali riguarda se chi si trova in questo stato possa o meno accedere al sacramento dell’Eucarestia. E il Papa cosa ha risposto? In realtà il Papa non ha ancora risposto, anche se forse una risposta si può cogliere da qualche intervento che ha fatto in diverse occasioni bisogna dire che, nello specifico, ai quattro cardinali il Papa non ha ancora risposto né SI né NO.

E se non ha risposto il Papa sicuramente non posso rispondere io, però credo sia interessante vedere, una parte alla volta la lettera e i “dubia” dei cardinali, per cercare di capire meglio quali siano i termini della questione, se davvero Amoris Laetitia pone questi problemi e poi magari vi dico il parere, che è quello che è, il mio parere e quindi vale come tale, con tutta la sua povertà di conoscenza, di studi, di capacità.

Iniziamo allora seguendo la struttura della lettera, io eventualmente aggiungerò qualcosa alla fine di ogni sezione.

 

1. Una premessa necessaria L’invio della lettera al Santo Padre Francesco da parte di quattro cardinali nasce da una profonda preoccupazione pastorale. Abbiamo constatato un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione, in merito a questioni assai importanti per la vita della Chiesa. Abbiamo notato che anche all’interno del collegio episcopale si danno interpretazioni contrastanti del capitolo ottavo di “Amoris laetitia”. La grande Tradizione della Chiesa ci insegna che la via d’uscita da situazioni come questa è il ricorso al Santo Padre, chiedendo alla Sede Apostolica di risolvere quei dubbi che sono la causa di smarrimento e confusione. Il nostro è dunque un atto di giustizia e di carità. Di giustizia: colla nostra iniziativa professiamo che il ministero petrino è il ministero dell’unità, e che a Pietro, al Papa, compete il servizio di confermare nella fede. Di carità: vogliamo aiutare il Papa a prevenire nella Chiesa divisioni e contrapposizioni, chiedendogli di dissipare ogni ambiguità. Abbiamo anche compiuto un preciso dovere. Secondo il Codice di diritto canonico (can. 349) è affidato ai cardinali, anche singolarmente presi, il compito di aiutare il Papa nella cura della Chiesa universale. Il Santo Padre ha deciso di non rispondere. Abbiamo interpretato questa sua sovrana decisione come un invito a continuare la riflessione e la discussione, pacata e rispettosa. E pertanto informiamo della nostra iniziativa l’intero popolo di Dio, offrendo tutta la documentazione. Vogliamo sperare che nessuno interpreti il fatto secondo lo schema “progressisti-conservatori”: sarebbe totalmente fuori strada. Siamo profondamente preoccupati del vero bene delle anime, suprema legge della Chiesa, e non di far progredire nella Chiesa una qualche forma di politica. Vogliamo sperare che nessuno ci giudichi, ingiustamente, avversari del Santo Padre e gente priva di misericordia. Ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo nasce dalla profonda affezione collegiale che ci unisce al Papa, e dall’appassionata preoccupazione per il bene dei fedeli.

Card. Walter Brandmüller Card. Raymond L. Burke Card. Carlo Caffarra Card. Joachim Meisner
Quindi non è, lo dicono gli stessi cardinali, un attacco al Papa, non è uno scontro tra tradizionalisti e non, ma è una richiesta di chiarimento per dei dubbi che questo documento sembra sollevare. Inoltre i cardinali ribadiscono l’autorità del Papa, a cui si rimettono e sottolinenano come la decisione del Papa di non rispondere non solo sia legittima, ma secondo loro è “un invito a continuare la riflessione e la discussione, pacata e rispettosa”. Questo, credo, dovremmo ricordarcelo tutti, non è un attacco al Papa, al suo magistero, alla sua sovranità.

Educatori o giustizieri?

ottobre 28, 2016

Torno alla mia analisi dell’Amoris Laetitia sottolineando alcuni aspetti che, per motivi diversi, mi hanno colpito.

Alla fine del paragrafo 37 c’è questa frase:

“Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle.”

La parte precedente del paragrafo è comunque chiarissima, ma questa frase mi sembra riassuma tanti errori passati, presenti e futuri… miei prima di tutto.

Quante volte pretendiamo che ci si comporti in un certo modo perché è giusto, non perché siamo in grado di far vedere la bellezza di una scelta invece di un’altra.

Quante volte falliamo (fallisco) come educatore (soprattutto coi miei figli) perché non so far vedere loro quanto è bello fare le cose in un certo modo invece che in un altro… e perché? Forse perché in realtà questa bellezza io non la conosco davvero, ma solo per sentito dire e allora diventa difficile trasmetterla…

Questo è il compito della Chiesa, come gerarchia, come istituzione, ma anche come singoli fedeli: formare le coscienze, non sostituirsi ad esse.

E una coscienza ben formata è quella che sa vedere il bello e scegliere il bene, come ha insegnato Gesù, il bello e buon pastore…

In memoria di Dario Fo

ottobre 13, 2016

Ho appena appreso che è morto Dario Fo. Era un ateo convinto, dichiarato. Leggo sul Corriere del suo rapporto con Dio e ci sono alcune passaggi molto belli, li riporto qui di seguito perché credo aiutino a riflettere… tutti…

Forse resterete sorpresi come lui quando a volte — dice — cammina in un bosco o guarda la meraviglia del cielo: «No che non esiste. Non ci credo. Però…».

Papa Frabcesco «nega di essere comunista e dice che l’amore per i poveri è una bandiera del Vangelo prima che del marxismo, e sarà anche vero, però chi se lo ricordava più?».

La Natura un «prodigio che manda in crisi anche un ateo convinto come me».

«Se Dio non c’è chi è questo essere così geniale che in ogni momento ti lascia a bocca aperta?». Un’invenzione? Può darsi: anzi «la più grande invenzione della storia, come diceva Voltaire». Ma «uno così, beh, o ci fai uno sghignazzo» o alla fine «ti siedi davanti a Lui e gli dici: adesso parliamone».

Gesù che svuota l’Inferno: «Il che non vuol dire che il Male la fa franca. Chi fa il male vive male, la sua pena la sconta già qui».

«l’idea di una fine eterna, sparire per sempre, è insostenibile per la mente umana. Sappiamo che sarà così. Siamo polvere, mi dice la ragione. Ma poi… la fantasia, l’estro, la follia mi danno altre visioni. Che dire? Spero di venir sorpreso».

E sulla preghiera dice «Da bambino lo facevo. Da ateo non mi parrebbe corretto». Poi tira fuori una definizione che è uguale quella di Sant’Ignazio: «La preghiera è dialogo». E l’uomo ne ha bisogno fin dall’inizio dei tempi. «Io — confida, ed è uno dei due squarci più belli del libro — parlo con mia madre. Che faceva lo stesso con la sua». E racconta di quella volta in cui l’ateissima madre, quando l’altro suo figlio Fulvio era caduto in un pozzo sperduto ed era praticamente morto, prese a «invocare disperatamente proprio mia nonna, a sua volta morta da tempo: “Salvamelo! Salvamelo!”. E dalla notte spuntò una moto. Il medico. Mai saputo come mai passava di lì. Ma Fulvio fu salvo».

Matrimonio ideale e reale

agosto 3, 2016

Un po’ a singhiozzo, causa anche le ferie, continuo a parlare dell’Amoris Laetitia e questa volta mi soffermo sul paragrafo 36 che riporto

36. Al tempo stesso dobbiamo essere umili e realisti, per riconoscere che a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo, per cui ci spetta una salutare reazione di autocritica. D’altra parte, spesso abbiamo presentato il matrimonio in modo tale che il suo fine unitivo, l’invito a crescere nell’amore e l’ideale di aiuto reciproco sono rimasti in ombra per un accento quasi esclusivo posto sul dovere della procreazione. Né abbiamo fatto un buon accompagnamento dei nuovi sposi nei loro primi anni, con proposte adatte ai loro orari, ai loro linguaggi, alle loro preoccupazioni più concrete. Altre volte abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono. Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario.

Credo che siano parole molto importanti, su cui riflettere, soprattutto per chi oggi vuole vivere la bellezza del proprio matrimonio e mostrarla agli altri e magari è impegnato a farlo attivamente in parrocchia. Queste parole non cancellano la dimensione ideale del matrimonio o teologica o anche i doveri che questo comporta, bensì ci dicono che dobbiamo cambiare prospettiva, modo di porci, di relazionarci. Dobbiamo vedere la bellezza che c’è nel nostro matrimonio e proporre quella, in modo realistico, sapendo che puntiamo a un’ideale, che ci sono dei doveri, ma senza partire da lì perché non solo non saremmo belli e attraenti, ma soprattutto non saremmo veri.

 

Amoris Laetitia -Modelli del passato

giugno 9, 2016

Nel paragrafo 32 dell’Amoris Laetitia, Papa Francesco dice: “Nel contesto di vari decenni fa, i Vescovi di Spagna riconoscevano già una realtà domestica con maggiori spazi di libertà, «con un’equa ripartizione di incarichi, responsabilità e compiti […] Valorizzando di più la comunicazione personale tra gli sposi, si contribuisce a umanizzare l’intera convivenza familiare […] Né la società in cui viviamo né quella verso la quale camminiamo permettono la sopravvivenza indiscriminata di forme e modelli del passato».[10] Ma «siamo consapevoli dell’orientamento principale dei cambiamenti antropologico-culturali, in ragione dei quali gli individui sono meno sostenuti che in passato dalle strutture sociali nella loro vita affettiva e familiare».”
Lo sottolineo perché credo rimarchi come siano ormai superati i vecchi schemi che vedevano la donna/mamma occuparsi della casa e dei figli e l’uomo/padre del lavoro. La responsabilità dei figli, del mantenere la casa in condizioni dignitose riguardano anche l’uomo, marito e padre e l’aspetto lavorativo coinvolge anche la donna, moglie e madre.

Amoris Laetita – La tenerezza dell’abbraccio

maggio 30, 2016

Sono passati due mesi dal mio ultimo articolo su questo blog, nel frattempo c’è stato anche il Festival Biblico a Verona e la sua organizzazione mi ha portato via più tempo di quello che pensavo, così solo oggi riesco a iniziare un percorso che avevo in mente già da un po’, da quando Papa Francesco ha pubblicato l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia”.

Quello che vorrei fare, nei tempi e nei modi in cui riesco, è sottolineare alcuni passaggi che mi hanno colpito, cercando di spiegrane brevemente il perchè e poi lasciare a voi ogni riflessione…

Al punto 27 dell’esortazione inizia un paragrafo dal titolo “La tenerezza dell’abbraccio” che si conclude con queste parole: “[…] è molto emblematica la scena che mostra un’adultera sulla spianata del tempio di Gerusalemme, circondata dai suoi accusatori, e poi sola con Gesù che non la condanna e la invita ad una vita più dignitosa (Gv 8, 1-11)”.

Credo siano parole su cui riflettere, perchè l’episodio, bene o male, lo conosciamo tutti. Coloro che si credono giusti (noi) vorrebbere lapidare colei che ha, oggettivamente sbagliato (la colpa c’è, da nessuna parte nel testo viene negata, anzi si parla di flagrante adulterio e neanche la donna lo nega). Questo è il loro, consueto, modo di pensare, hanno colto in flagrante la donna e ora vogliono cogliere in errore anche Gesù (per questo lo interrogano, lo dice proprio il testo).

Gesù però non risponde nello stesso modo, non entra in colloquio con loro (loro parlano, lui si mette a scrivere). Dice solo una frase che rimanda ogni decisione alla loro coscienza, ma allo stesso tempo fa verità. E la verità li libera… dalla voglia di giustizia, dalla voglia di vendetta… perchè si rendono conto per primi di aver bisogno del perdono e, proprio per questo, concedono perdono…

Poi è bellissimo come Gesù conclude, rivolto alla donna, la invita (non lo ordina) a non peccare più e in questo invito c’è tutto l’amore di chi vuole bene e perdona sempre.

Il testo non dice cosa fece la donna, ma se la donna ha seguito l’invito di Gesù non lo ha fatto perchè ha riconosciuto in lui l’autorità divina, bensì l’Amore divino. Infatti l’invito di Gesù è l’invito di chi le ha salvato la vita e l’ha perdonata.

 

 

Festival Biblico 2016 a Verona… si inizia!

aprile 8, 2016

Un post brevissimo per segnalarvi la pagina Facebook del Festival Biblico a Verona dove tra l’altro trovate anche un breve video che segnala uno dei percorsi presenti al Festival e che seguo io. Se vi piace commentate, segnalate, condividete… insomma ditelo in giro!

Buona Pasqua

marzo 25, 2016

cristo-Risorto

“Cari amici,
come vorrei che il mio augurio, invece che giungervi con le formule consumate del vocabolario di circostanza, vi arrivasse con una stretta di mano, con uno sguardo profondo, con un sorriso senza parole!
Come vorrei togliervi dall’anima, quasi dall’imboccatura di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà, che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace!

Posso dirvi però una parola. Sillabandola con lentezza per farvi capire di quanto amore intendo caricarla: “coraggio”!
La Risurrezione di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore, è il paradigma dei nostri destini. La Risurrezione. Non la distruzione. Non la catastrofe. Non l’olocausto planetario. Non la fine. Non il precipitare nel nulla.

Coraggio, fratelli che siete avviliti, stanchi, sottomessi ai potenti che abusano di voi.
Coraggio, disoccupati.
Coraggio, giovani senza prospettive, amici che la vita ha costretto ad accorciare sogni a lungo cullati.
Coraggio, gente solitaria, turba dolente e senza volto.
Coraggio, fratelli che il peccato ha intristito, che la debolezza ha infangato, che la povertà morale ha avvilito.

Il Signore è Risorto proprio per dirvi che, di fronte a chi decide di “amare”, non c’è morte che tenga, non c’è tomba che chiuda, non c’è macigno sepolcrale che non rotoli via.
Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie della vostra prigione.

Vostro,
don Tonino, vescovo”

Kung Fu Panda 3 con due papà?

marzo 22, 2016

Stamattina le notizie che arrivano da Bruxelles sono drammatiche, la mia preghiera va a tutte le vittime di quella tragedia, anche vittime indirette. Però non voglio scrivere di questo e non so se lo farò in futuro. Volevo scrivere di altro e lo pensavo ieri sera dopo essere andato al cinema, con la mia famiglia, a vedere Kung Fu Panda 3. Il film è molto gradevole, divertente, ben fatto. Avevo letto, ma solo di sfuggita, qualche articolo che segnalava come nel film, Po, il panda protagonista, avesse due papà, ma non avevo capito se la cosa fosse usata a sostegno di famiglie omogenitoriali o semplicemente come osservazione di passaggio. Comunque, dopo aver visto il film, vi posso assicurare che chiunque sostenga che il fatto che Po ha due papà sia un modo per legittimare una famiglia con due genitori dello stesso sesso vuol dire che: non ha mai visto Kung Fu Panda 3 o se lo ha visto non ci ha capito nulla. Perchè?

Perchè è vero che Po ha due papà, uno è il papà che lo ha adottato da piccolo ed è un’oca che ha convinto addirittura il Panda Po di essere nato da un uovo. Il secondo è il suo padre biologico che riappare nella vita del figlio solo adesso. Quindi nel film effettivamente nel film ci sono due papà, Po li chiama padri entrambi e tra di loro c’è una certa competizione per il suo affetto. Ma, e sì c’è un MA grosso come una casa, c’è anche la mamma di Po che si vede in un vecchio disegno su un altarino e Po la ricorda con tristezza e nostalgia. Perchè la storia di Po è molto semplice, lui, da piccolo, viveva in un villaggio in serenità con la sua mamma e il suo papà. Poi un bel giorno arriva un cattivone (non ricordo il nome, ma è il pavone che fa il cattivo in Kung Fu Panda 2) che fa strage di Panda e sua madre per salvare PO, lo nasconde e verrà uccisa, mentre il padre riuscirà a scappare.

Quindi il messaggio che passa da Kung Fu Panda non è che Po ha due papà, bensì che Po aveva una mamma e un papà e con loro viveva felice, ma poi è arrivato qualcuno di molto cattivo che ha distrutto quella felicità portandogli via, per sempre, la madre che per suo figlio fa il massimo sacrificio possibile, quello della vita. Allora il primo pensiero che mi è venuto in mente è che chi ti porta via tua madre è un cattivone e secondo me è quello che pensano anche i bambini.

Poi per fortuna Po trova qualcuno che si prende cura di lui, anche se non è come lui (l’oca) e anche questo credo che sia un bel messaggio per i bambini (qualunque cosa brutta ti succeda, fidati che qualcuno che ti vuole bene c’è).

Poi torna il suo padre biologico, ma tra lui e il suo padre adottivo non c’è nessun rapporto di affetto o di comunione se non il bene che entrambi vogliono a Po. Cioè il bene del bambino è sempre al primo posto. Il padre biologico l’ha abbandonato per salvarlo, il padre adottivo se ne è fatto carico per salvarlo e sua madre è morta per salvarlo.

E’ giusto essere sempre vigili, ma dobbiamo anche saper riconoscere le cose belle e Kung Fu Panda è bello, anche nel messaggio che trasmette, ve lo assicuro.

Il crocifisso

marzo 3, 2016

In questi giorni io e i miei colleghi abbiamo cambiato uffici, ognuno per destinazioni diverse. Abbiamo trasportato con noi la maggior parte delle nostre cose, nel vecchio ufficio sono rimasti solo i mobili e il crocifisso che era lì da prima che arrivassimo noi. Oggi i nuovi colleghi che hanno preso posto nel nostro vecchio ufficio hanno deciso che non volevano quel crocifisso, così una di loro mi ha cercato col crocifisso in mano, convinta che fosse mio e che me lo fossi dimenticato. Io, in maniera molto ingenua, le ho detto che non era mio, ma dell’ufficio. E’ rimasta: “Come dell’ufficio? Noi dove eravamo non lo avevamo.” poi me lo ha dato aggiungendo: “Tanto non preoccuparti, lui ci guarda lo stesso!”. Io l’ho preso senza dire nulla, stupidamente, ma poi ripensandoci mi sono detto: “Certo che Lui ci guarda lo stesso e sempre, ma il senso di averlo in ufficio non era quello… non era di ricordarci che Lui ci guarda sempre quindi attenzione a quello che fai! Bensì era per ricordare a noi di guardare a Lui!”

Ora l’ho messo nel mio nuovo ufficio, ma mi dispiace per la mia collega…