Sui bambini e le adozioni

luglio 7, 2015

Ero a cena con un caro amico qualche sera fa, non ci vediamo spesso, ma quando capita è sempre un piacere. A un certo punto tra un discorso e l’altro gli chiedo cosa ne pensa del discorso del gender e poi della possibilità per coppie omosessuali di adottare dei bambini (parliamo su questi argomenti, anche di tanti altri aspetti, ma mi interessa ora concentrarmi solo su questo). Inizia subito a dirmi che non ci vede nessun problema perché dovendo scegliere di lasciare un bambino in un orfanatrofio (in Italia non ci sono più gli orfanatrofi, ma nel mondo sì e lui se ne intende essendo ora in attesa della seconda adozione internazionale) dove comunque, per quanto possa essere amato e seguito, non ha nessuno che si occupa in maniera esclusiva di lui e affidarlo a una coppia che invece si dedica esclusivamente a lui è tutta un’altra cosa, al di là del fatto che questa coppia sia omosessuale o eterosessuale.
Questo discorso l’ho sentito fare molte volte, ho cercato di bloccarlo subito, ma lui ha voluto completare il suo ragionamento che, apparentemente non sembra fare una piega, sempre nell’ottica del bene migliore per il bambino. Ad oggi gli studi sui bambini cresciuti da coppie omosessuali sono pochi e inoltre sappiamo come, pur vivendo in una società che si dice scientifica, la scienza possa essere facilmente tirata da una parte o dall’altra a seconda di ciò che noi vogliamo dimostrare. Il problema di questo tipo di ragionamento è che sembra sensato, sembra non fare una piega, ma in realtà è fallace nel suo punto di partenza e spesso nessuno se ne accorge.
Infatti, quando ha finito, al mio amico ho fatto notare che il punto non è scegliere tra affidare il bambino a una coppia omosessuale o lasciarlo in orfanatrofio, ma tra decidere se è lo stesso affidarlo a una coppia omosessuale o a una coppia eterosessuale. Cioè se noi prendiamo due coppie, se vogliamo chiamiamole anche famiglie, stabili, serene, felici, una omosessuale e una eterosessuale e tu devi decidere a chi dare il bambino in adozione, per te sarebbe lo stesso una coppia o l’altra per cui forse tireresti semplicemente una monetica oppure non sarebbe lo stesso e saresti orientato in una direzione piuttosto che in un’altra?
Il mio amico ci ha pensato, ed essendo una persona molto onesta intellettualmente, alla fine mi ha detto che sì, avrebbe scelto la coppia eterosessuale e dopo ha aggiunto che effettivamente, pensandoci bene, non era poi così d’accordo sul permettere alle coppie omosessuali di adottare un bambino. E il mio amico non è una persona religiosa, anzi.
Ho riportato questo esempio, accaduto realmente, perché secondo me è esemplificativo di come spesso veniamo indotti su questi problemi a pensare in maniera stereotipata e non mettiamo realmente al centro il bambino, anzi. Mi sembra che il volere adottare o avere in altro modo bambini per una coppia omosessuale sia solo il passo necessario per dire siamo uguali a una coppia eterosessuale, ma così non è. C’è una diversità di fondo che non si può annullare, che va sempre rispettata, ma che non si può ignorare e il bambino non può essere uno strumento per farti sentire uguale agli altri. In ogni caso tu sei uguale agli altri, con la stessa dignità, sempre e comunque, qualunque scelta tu faccia nella vita, in qualunque realtà tu viva, magari (anzi quasi sicuramente) non puoi fare tutte le cose che fanno gli altri e come le fanno gli altri (io non posso disegnare come Caravaggio, scrivere come Hemingway o giocare a pallone come Maradona), ma tu, come tutti, puoi sempre scegliere di Amare, sempre e comunque.

Corpus Domini

giugno 9, 2015

Sabato sera ho partecipato alla processione del Corpus Domini nella mia parrocchia, è stato emozionante, abbiamo deciso di esserci anche con i nostri bambini, onestamente avevo un po’ di paura che si stufassero, che scappassero (hanno compiuto quattro anni domenica), ma quando gli abbiamo detto che accompagnavamo Gesù si sono illuminati, volevano vederlo, seguirlo e cantavano camminando tranquilli nella processione. La festa del Corpus Domini, del Corpo del Signore, quel corpo donato per Amore, morto per Amore e che in ogni eucarestia si dona di nuovo a noi, per Amore. Un corpo debole, fragile, indifeso, che può essere facilmente offeso, martoriato, come lo è stato 2000 anni fa… un Amore che non si esaurisce mai… ricordo quello che mi ha detto poco tempo fa mia moglie tornata da messa: “Guardavo le persone prendere l’eucarestia e pensavo: quanto Amore, mio Dio, quanto Amore… e mi sono commossa”.
Poco prima a Verona, la mia città, per altre strade si era svolto il corteo del Gay Pride. Non ci sono stato, leggo il giorno dopo sul giornale, che è stata una manifestazione pacifica, con circa 5000 partecipanti (forse più), di persone che chiedono di essere accettate per come sono o per come vogliono essere, che chiedono di non essere discriminate, ma soprattutto chiedono il matrimonio. Poi alla fine dell’articolo leggo questa frase: «Verona è la città dell’amore e lo è per tutti quanti. Lasciatevi amare; questa città mostra intolleranza, ma ha anche un lato migliore», ha sottolineato Sebastiano Ridolfi, del Comitato organizzatore Verona Pride.
C’è qualcosa che stona… questo è l’amore che oggi c’è e domani chissà, quello è l’Amore che è per sempre… questo è l’amore che posso anche comprare, quello è l’Amore che posso solo ricevere o donare… questo è l’amore che chiede diritti quello è l’Amore che non chiede nulla… questo è l’amore che vive di sentimenti, quello è l’Amore che vive di scelte, anzi di una sola… questo è l’amore da cui puoi anche divorziare, sempre più velocemente, quello è l’Amore che ti fa alzare di notte perché tuo figlio si sveglia, sempre senza dire mai di no… questo è l’amore di cui parla il mondo, quello è l’Amore che ha vinto il mondo!

Ancora sul gender

maggio 26, 2015

Torno a parlare del gender, del genere, perché ultimamente nella mia città (Verona), la discussione al riguardo si è molto riscaldata, spesso impedendo ogni possibilità di confronto anzi partendo subito da una posizione di scontro, da una parte e dall’altra. Ma qual è il problema? Non sto qui a fare cronache o a riepilogare i fatti, ma sostanzialmente quello che è accaduto è che partendo da un presupposto assolutamente condivisibile, ovvero il rispetto dell’altro e quindi della sua diversità (questo è un concetto fondamentale quanto spesso dimenticato, l’altro è sempre diverso da me indipendentemente dal suo sesso, dal suo genere, dalla sua etnia, religione o dal suo supereroe preferito) si è usato questo per cercare di veicolare a scuola il rispetto di un’unica differenza ben specifica, quella relativa alle scelte sessuali (biologiche, di genere, di identità, poco importa, importa il senso globale della cosa). Questo ha chiaramente provocato paura nei genitori, me per primo, lo ammetto, perché l’idea che a scuola ai miei figli possano venire insegnate cose come la masturbazione oppure che, indipendentemente dal suo sesso biologico, mio figlio possa scegliere che genere sessuale avere è una cosa che mi disturba non poco, soprattutto perché non sono assolutamente d’accordo. Mentre mi trovo del tutto d’accordo sul fatto che mio figlio impari a rispettare tutti e per prime le sue compagne e che, se vuole, può anche giocare con pentole e ferro da stiro, mentre una bambina può giocare con pistole e macchinine, ma questo nulla ha a che fare col sesso.
Usare il rispetto, come cavallo di Troia per far passare un’ideologia è terribile, soprattutto se lo si fa sulle spalle dei nostri bambini, ecco perché molti genitori si sono spaventati e hanno alzato i toni. Certo questo non è bello, e forse è anche poco cristiano, proprio perché quasi mai permette un confronto, ma è comprensibile tenendo anche conto che questi atteggiamenti hanno, per fortuna, già bloccato iniziative reali che andavano in questa direzione (ad esempio i libretti dell’UNAR per gli insegnanti bloccati dal ministro Giannini proprio perché le voci si sono alzate). Questo va detto chiaramente, perché sia compreso da tutti, è vero i toni sono alti da entrambe le parti, ma perché si sta tentando di toccare la cosa più preziosa che abbiamo, i nostri figli, e lo si tenta di fare in maniera subdola, è impossibile chiederci di rimanere calmi e zitti. Sarebbe meglio rispondere sempre in maniera pacata, ma non sempre tutti ne sono capaci e, come genitore, li comprendo. Credo che, col massimo della serenità possibile (e vi assicuro che è difficile) dovremo anche ricordare che Mario Mieli, omosessuale, morto suicida a 30 anni e teorico dell’omosessualità, assunto a simbolo degli omosessuali (tanto è vero che ci sono circoli culturali a lui dedicati), scriveva nel saggio “Gay rivoluzionario” di Mario Mieli:
“Noi sodomizzeremo i vostri figli, simboli della vostra mascolinità debole, dei vostri sogni superficiali e delle vostre volgari menzogne. Li sedurremo nelle vostre scuole, nei vostri dormitori, nelle vostre palestre, nei vostri spogliatoi, nelle vostre arene, nei vostri seminari, nei vostri gruppi giovanili, nei bagni dei vostri teatri, nelle vostre caserme, nei vostri parcheggi, nei vostri club maschili, nelle vostre camere del Congresso, ovunque gli uomini sono insieme ad altri uomini. I vostri figli diventeranno i nostri lacchè e faranno ciò che vogliamo. Saranno plasmati di nuovo a nostra immagine. Ci desidereranno e ci adoreranno”.
Ora possiamo contestualizzare quanto vogliamo, mettere tutti i distinguo che vogliamo, ma se il pensiero omosessuale, mai rinnegato, anzi a volte esaltato è questo, allora la paura credo sia giustificata o almeno comprensibile.
Ma, come genitore e come cattolico, ho un’altra sfida che secondo me abbiamo tutti e di sicuro abbiamo noi cattolici: evitare la discriminazione. Sappiamo perché ci siamo passati tutti, che soprattutto i bambini e poi i ragazzi discriminano gli altri per tutto, anche solo perché non sono vestiti come loro, e nell’adolescenza si fa di tutto pur di farsi accettare dal gruppo… è questo meccanismo che dobbiamo rompere, scardinare, insegnando, prima di tutto con l’esempio che l’altro è sempre e comunque importante e amato e quindi non può mai essere discriminato. Il sesso, la razza, la politica, la religione, non c’entra nulla, fare queste differenze ci porta solo ad aumentare le distanze, invece l’altro è sempre mio fratello e come tale va rispettato prima ancora di essere amato.
A mio avviso questa è la vera sfida del cristiano, da sempre.

Per il resto rimaniamo sempre vigili e se possiamo però abbassiamo i toni, non l’allerta, quella mai.

Festival Biblico a Verona

maggio 17, 2015

Molti eventi sono già iniziati, ma da questa settimana si avrà l’inaugurazione ufficiale e poi si entrerà nel cuore del Festival Biblico qui a Verona.

Tra gli eventi che seguo personalmente vi segnalo il bellissimo percorso al Parco Natura Viva di Pastrengo sugli Animali e Piante nella Bibbia e la giornata di sabato dedicata a Tolkien, la mattina in seminario e il pomeriggio a Santa Maria in Chiavica e al caffè Casa Mazzanti dove incontreremo Claudio Antonio Testi. Spero sia l’occasione per incontrarsi di persona.

Di seguito trovate anche il programma che è comunque consultabile on-line sul sito www.festivalbiblico.it 

MAPPA def e programma 2015

Teoria del gender

aprile 21, 2015

Oggi volevo cercare di capire qualcosa di più di questa teoria, così, come faccio spesso, ho accantonato ogni lettura “di parte” e ho provato a cercare su wikipedia, questo è il link http://it.wikipedia.org/wiki/Studi_di_genere

Di seguito copio incollo alcune cose riportate su Wikipedia che mi sembrano molto interessanti:

Soprattutto ai loro inizi, ma in parte anche oggigiorno, gli studi di genere sono caratterizzati da una impronta politica ed emancipativa. Sono infatti strettamente connessi alla condizione femminile e a quella di soggetti minoritari. Non si limitano quindi a proporre teorie e applicarle all’analisi della cultura, ma mirano anche a realizzare cambiamenti in ambito della mentalità e della società. Sono strettamente legati ai movimenti di emancipazione femminile, omosessuale e delle minoranze etniche e linguistiche e spesso si occupano di problematiche connesse a oppressione razziale ed etnica

Questa prima parte mi sembra interessante perché subito ci fa capire, al di là del valore, che questo tipo di studi si pone sin da subito con uno scopo (che si può condividere oppure no), ma che non è solo quello di capire, bensì di capire per modificare.

Tradizionalmente gli individui vengono divisi in uomini e donne sulla base delle loro differenze biologiche. Nel sentire comune, infatti, il sesso e il genere costituiscono un tutt’uno. Gli studi di genere propongono invece una suddivisione, sul piano teorico-concettuale, tra questi due aspetti dell’identità:

  • il sesso (sex) costituisce un corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici che producono un binarismo maschio / femmina,
  • il genere (gender) rappresenta una costruzione culturale, la rappresentazione, definizione e incentivazione di comportamenti che rivestono il corredo biologico e danno vita allo status di uomo / donna.

Sesso e genere non costituiscono due dimensioni contrapposte ma interdipendenti: sui caratteri biologici si innesca il processo di produzione delle identità di genere. Traducono le due dimensioni dell’essere uomo e donna. Il genere è invece un prodotto della cultura umana e il frutto di un persistente rinforzo sociale e culturale delle identità: viene creato quotidianamente attraverso una serie di interazioni che tendono a definire le differenze tra uomini e donne. A livello sociale è necessario testimoniare continuamente la propria appartenenza di genere attraverso il comportamento, il linguaggio, il ruolo sociale. Si parla a questo proposito di ruoli di genere. In sostanza, il genere sarebbe un carattere appreso e non innato. Maschi e femmine si nasce, uomini e donne si diventa

Ecco qui il nucleo della Teoria del Gender, davvero interessante, perché distingue chiaramente tra i caratteri biologici e l’identità del genere. Il primo pensiero, che non è mio, ma che ho sicuramente letto da qualche parte anche se non ricordo dove, è che pensavo esistesse un unico genere, quello umano. Può sembrare una battuta e inparte lo è, ma solo in parte, perché a furia di distinguo e differenziazzioni alle volte si perde di vista l’unità. Cioè rischiamo di dimenticarci, tutti, che siamo tutti esseri umani e in quanto tali dobbiamo essere rispettati al massimo grado.

Entrando un po’ nello specifico, da un lato trovo la teoria interessante, dall’altro un po’ slegata dalla realtà perché come posso io vivere la mia realtà biologica in maniera diversa da quella che è? Cioè posso io costruirmi un contesto che superi la mia realtà biologica? Non lo so, penso che sia possibile, ma sarebbe falso. Faccio un esempio, io sono un appassionato di supereroi, vorrei essere Superman, anzi io voglio essere Superman, di più mi sento Superman, ma la mia biologia non è quella di Superman, io non ho delle cellule che assorbono energia solare, non sono capace di emettere vista calorifica o a raggi X, e non ho nè la super forza, perché i miei muscoli non ce l’hanno, nè l’invulnerabilità, le mio ossa si spezzano. Quindi posso anche avere gli ideali di Superman, comportarmi come lui, ma tutta la mia biologia mi dice che non lo sono, cioè che non potrò mai avere unità tra quello che è il mio corpo e quello che è il mio desiderio. Che faccio allora? Mi illudo e vivo in illusione? Cerco di modificare il mio corpo? Cerco di modificare il mio desiderio? Accetto il mio corpo? Accetto il mio desiderio? Ecco credo che qui la risposta dipenda molto dall’educazione personale e dalla sensibilità di ognuno. Io farei una scelta che ritengo la migliore per la mia crescita come persona, ma non posso pretendere che lo facciano tutti. Quindi la scelta, come ogni scelta rimane personale, il mio è solo un discutere a livello teorico.

Poi scendo nella mia esperienza reale e vedo che nel mio essere marito e padre c’è anche una parte femminile, ma da dove viene? Dalla mia biologia? Dal mio condizionamento culturale (leggasi educazione)? Non lo so, ma c’è…

Vedo che i miei bambini giocano con quello che trovano e in casa mia c’erano i miei giochi (quindi robot e supereroi), mentre a casa di mia mamma trovano anche delle bambole con cui giocare… è un condizionamento culturale questo? E come fare per evitarlo? Fare scegliere loro? E come fanno a pochi giorni? a pochi mesi? A pochi anni? E anche farli scegliere non è condizionarli? Anche il nome che io ho scelto per loro non è un condizionamento? Il cibo che ho scelto per loro? Il tempo che posso o non posso passare con loro non li condiziona? Insomma il tutto mi sembra molto teorico e poco concreto…

Io ho capito una cosa, nel bene o nel male, in ogni momento riceviamo tantissimi stimoli che ci condizionano, ma l’obiettivo della vita non è essere liberi da condizionamenti per poter scegliere, l’obiettivo è Amare, sempre e comunque e questo lo puoi sempre fare, che tu sia maschio o femmina, o uomo o donna, Superman o costretto su una sedia a rotelle, che tu abbia pochi giorni o più di cento anni… Amare con la A maiuscola, come Cristo, non amare come oggi ci fa intendere il mondo…

Io sono cristiano

aprile 15, 2015

Un amica mi ha girato una mail con questo testo, se non ho capito male l’idea nasce dai Comboniani, io la riporto qui perché mi ci ritrovo e vi invito a condividerla con tutti quelli che conoscete e a meditare sul perché nessuno senta il bisogno di difendere i cristiani trucidati.

 

Dopo l’attentato terroristico alla rivista satirica Charlie, a difesa della libertà di stampa, TUTTI si sono dichiarati:“je suis charlie”    Dopo i continui atti terroristici e le stragi contro i cristiani, a difesa della libertà di religione, NESSUNO ha il coraggio di proclamarsi:                                                                                                                            “Io sono cristiano”   Il silenzio dell’Occidente contro queste barbarie è davvero inaudito ma io, contro questa cultura di  morte, mi dichiaro a favore della cultura dell’Amore e come cristiano PREGO il buon Dio affinché cambi i cuori dei Responsabili di tali orrori e li liberi dal potere di Satana.“io sono cristiano”e, noi cristiani, dobbiamo e possiamo solo PREGARE, PREGARE PREGARE!

Cristo è Risorto! E’ veramente Risorto

aprile 5, 2015

Resurrezione

ALLELUIA!

La settimana Santa

aprile 1, 2015

Siamo entrati già da Lunedì nella settimana Santa. Domenica, delle Palme, abbiamo letto la Passione di Gesù…

oggi è mercoledì non sono riuscito a scrivere prima, mi dispiace… ma mi chiedo e lo chiedo davvero a me per primo… ce lo ricordiamo che siamo nella settimana Santa? Noi credenti, non rischiamo davvero, come sempre di essere assorbiti da mille altre cose, dal necessario che bisogna fare e scordiamo quello che, di fatto, è il cuore dell’anno Liturgico? Domani la Cena del Signore, Venerdì la commemorazione della morte… non sono neanche feste di precetto… venerdì sarebbe richiesto il digiuno… saremo capaci di farlo? Io non lo so, chiederò aiuto allo Spirito, perché da solo non so davvero…

Di una cosa sono convinto però che tutti ci ricorderemo che Lunedì è Pasquetta…

Cristiani perseguitati

marzo 16, 2015

Siamo in Quaresima, ieri il Papa ha denunciato che il mondo cerca di ignorare il massacro dei cristiani. Qui e lì cercano in tutti i modi di attaccare la fede cristiana anche affermando che i Vangeli sono favole manipolate, ma chi sa o si preoccupa di quanti sono veramente i cristiani perseguitati e massacrati per la loro fede?

Qui trovate questo articolo di Gennaio da un fonte che non può essere dichiarata di parte http://www.iltempo.it/esteri/2015/01/18/150-milioni-di-cristiani-perseguitati-nel-mondo-1.1369181

Si parla di stime tra i 100 e i 150 milioni di cristiani uccisi per la loro fede e sembra che la situazione non sia destinata a migliorare…

Giovanni di Gamala, chi era costui?

marzo 9, 2015

Quasi tutti coloro che sostengono che i Vangeli sono stati contraffatti dalla Chiesa e che Gesù non è esistito ritengono che dietro la figura di Gesù si nasconda invece quella di Giovanni di Gamala. Ma chi è Giovanni di Gamala, e abbiamo prove storiche della sua esistenza?

Iniziamo da Wikipedia, come abbiamo già fatto per altri casi, ecco il link http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_di_Gamala leggiamo così, subito, in maniera molto chiara che Giovanni di Gamala è un personaggio inventato, frutto della fantasia di un romanziere del XIX secolo. Nonostante questo scopriamo anche che diversi studiosi hanno cercato di provarne l’esistenza, ma senza successo. Infine leggiamo che Emilio Salsi avrebbe trovato una traccia dell’esistenza storica di Giovanni di Gamala nei testi di Giuseppe Flavio. Se buttiamo un occhio però alla Discussione che è legata alla voce (basta cliccare in alto a sinistra dove c’è scritto Discussione), capiamo anche che le cose non sono proprio così chiare, infatti sembra che di Giovanni di Gamala in Giuseppe Flavio non ci siano davvero tracce.
Non starò a spiegarvi io il motivo semplicemente perché, cercando in rete, ho trovato due link che lo spiegano in maniera molto chiara e semplice e il primo: http://ateismoeliberta.forumattivo.eu/t917-c-e-giovanni-di-gamala-in-guerra-giudaica-di-g-flavio si trova addirittura su un forum di atei, quindi sicuramente non di parte.

Il secondo link https://forum.termometropolitico.it/661170-giovanni-di-gamala-e-esistito.html non solo mostra le pecche del modo di procedere del signor Salsi, ma di questo abbiamo già parlato, ma rivela anche il modo in cui viene trattato chi osa contraddirlo. Infatti nella discussione, recentissima, ci sono le risposte del signor Salsi, ma esse non entrano mai nel merito delle contestazioni che gli vengono fatte, anzi attaccano l’autore delle critiche alla sua teoria in maniera personale, cercano di ribaltare il discorso, cambiando argomento (il tema riguardava solo le prove dell’esistenza di Giovanni di Gamala in Giuseppe Flavio) e infine chiede un confronto pubblico non in un posto qualsiasi, ma alla Sapienza di Roma… insomma una reazione che ricorda più quella di chi è colpito in un punto dolente che quella di chi ha degli argomenti da presentare.

Concludendo, di Giovanni di Gamala non abbiamo alcuna prova storica che ne attesti l’esistenza, ma abbiamo la dichiarazione del suo autore che si tratta di un personaggio letterario inventato di sana pianta.

La Croce di spine

marzo 2, 2015

Tra i vari esperti di Gesù e del cristianesimo che si trovano in rete con le ipotesi più disparate mi sono imbattuto in Giancarlo Tranfo e la sua opera “La Croce di Spine”. L’autore, che ha un sito internet dove si può anche leggere qualche estratto del libro (http://www.yeshua.it/index.htm), delle note bibliografiche sull’autore stesso, qualche presa in giro più o meno bonaria della religione, in particolare cristiano/cattolica, in pratica sostiene la tesi secondo cui in realtà il Gesù presentato dai Vangeli non sia mai esistito, ma che in realtà dietro la sua figura si adombri Giovanni di Gamala. La tesi non è nuova, lo abbiamo già visto, e ne abbiamo mostrato l’infondatezza, ma magari Tranfo ha al suo arco delle frecce nuove che non abbiamo considerato, quindi ho provato a dare un’occhiata iniziale al suo sito. Così si può facilmente verificare come anche lui, alla pari di altri autori che sostengono tesi simili, è un autodidatta, il che di per sé non è una cosa negativa, ma vista l’esperienza passata mette subito un po’ sul chi va là chi legge. Infatti è probabile che un’autodidatta non padroneggi del tutto i metodi di indagine storica che normalmente chi opera in questo campo sa usare. Sono quindi passato a dare un’occhiata agli estratti del libro presenti sul sito e ho iniziato a leggere il primo, quello che riguarda il Testimonium Flavianum. E’ una pagina molto lunga che presenta il brano di Giuseppe Flavio in maniera apparentemente completa, ma che in realtà lo utilizza esclusivamente per confermare la propria tesi senza neanche degnarsi di prendere in considerazione ipotesi contrarie a quelle che sostiene l’autore. Infatti cita la versione, priva delle glosse, scoperta nel 1971 scritta in Siria nel X secolo dal vescovo e storico cristiano Agapio di Ierapoli che riporta una traduzione araba del Testimonium, ma lo liquida in pochissime parole che riporto fedelmente: “Non pensiamo sia il caso di spendere tempo a valutare la possibile autenticità di questa versione. Riteniamo che l’improbabile possibilismo espresso da frasi come “… ed era probabilmente il Cristo” (di fronte alle quali è difficile rimanere seri) tradisca l’evidente intento, da parte di un falsario intenzionalmente più cauto e accorto del precedente, di inseguire la credibilità persa con la versione nota del Testimonium per via dell’esagerata attestazione di divinità in essa riportata. Passiamo, dunque, ad altro.”
A questo punto è evidente che anche Tranfo non intende realmente analizzare le prove storiche a disposizione degli studiosi, bensì usarle per sostenere la tesi da cui parte.
C’ è uno schema ricorrente in tutti gli studiosi autodidatti che abbiamo analizzato fino ad ora:
– si parte da una posizione anticlericale dichiarata e che si riscontra leggendo i loro testi. Anzi alle volte è esplicitamente detto che l’obiettivo è far crollare la Chiesa.
– Di fronte ai problemi che un testo può porre, si sceglie di proposito la soluzione che può sostenere le proprie tesi senza analizzare le altre.
– Si scrive molto, ma in sostanza si ripetono sempre le stesse cose, quasi che, a furia di ripeterle, si voglia convincere il lettore.
– Ci si lamenta che queste tesi non vengono prese in considerazione dai media e dagli studiosi ufficiali, senza dire che in realtà a esempio Mauro Pesce, storico serio, non sempre allineato con le posizioni della Chiesa, ha risposto ad alcuni di questi scritti dicendo semplicemente che non sono storicamente fondati (e noi lo abbiamo dimostrato nel dettaglio). Inoltre nessuno scienziato di fama si metterebbe a discutere con uno sconosciuto, sui media, una teoria alternativa alla Fisica, ad esempio. Chi propone teorie nuove e diverse da quelle ufficiali prima di confrontarsi con chi ha già raggiunto alcuni traguardi e ha quindi certificato la sua competenza, deve compiere prima il suo percorso, magari facendo vagliare le sue tesi prima dai professori delle università della sua zona.
Quindi anche nel caso di Tranfo tutto si presenta sempre nello stesso modo, senza grosse variazioni, allora anche una analisi puntuale di quanto scritto su “La Croce di spine” diventa semplicemente una perdita di tempo e quindi anche io, come dice Tranfo riguardo il passo di Agapio, ho deciso di passare dunque ad altro…

Affitto…

febbraio 23, 2015

…il mio corpo. Il corpo è mio e ne faccio quello che voglio. Lo vendo, per strada o in un appartamento o in una macchina, per piacere. Vendo il mio seme, ciò che di più unico ho, il mio DNA, perché da qualche parte possa nascere un figlio che non conoscerò mai, ma che ha dentro di sé una parte di me. Affitto il mio utero perché qualcuno possa avere un figlio che io ho sentito crescere dentro di me, che io ho dato alla luce, ma è solo un prodotto, qualcun altro ha pagato per averlo… il corpo è mio e ne faccio quello che voglio, se mi va lo affitto e lo vendo anche…
…non so perché ma qualcosa mi stona.. forse è quel “mio” che mi sembra rimandi sempre e solo al possesso e mai alla cura… penso a quando dico ai miei bambini “Io sono tuo papà e ti voglio bene” con quel “tuo” non intendo che essi sono un mio possesso, ma che io mi prendo cura di loro.. che li amo…
… il possesso è il contrario dell’amore, non l’odio, perché il possesso toglie ogni libertà…
… e allora il corpo è mio e lo affitto o lo vendo, non importa, è mio!
…anche il sangue è mio però, ma c’è chi lo dona…
…anche il midollo è mio, ma lo si può donare… non so perché, ma sembra un mio diverso, no?
“Io sono il Signore tuo Dio”

Famiglia

febbraio 16, 2015

Una volta si parlava semplicemente di Famiglia, oggi bisogna distinguere tra Famiglia naturale e arcobaleno.
Una volta l’arcobaleno era semplicemente una meraviglia naturale, al massimo simbolo dell’Alleanza tra l’uomo e Dio.

Oggi l’arcobaleno è il simbolo di qualcosa di molto diverso.

Si diceva che lottare per i diritti delle famiglie arcobaleno nulla avrebbe tolto ai diritti delle famiglie naturali…

… ma oggi se fai una qualunque azione a vantaggio della Famiglia naturale (oggi l’aggettivo bisogna metterlo per evitare fraintendimenti) i difensori della Famiglia arcobaleno protestano…

…allora forse qualcuno mentiva?

Vangeli e Storia parte IV

febbraio 12, 2015

Ed eccoci arrivati all’ultima parte dell’analisi di questa ennesima opinione, priva di qualunque fondamento storico e spacciata come verità, che circola in rete.

Non semplici sviste ma errori gravi si riscontrano in continuazione nei testi sacri durante il corso evolutivo di un mito, inizialmente diverso, le cui varianti hanno richiesto secoli per celare le vicende sanguinose imposte dal fondamentalismo nazionalista giudaico in guerra contro la dominazione romana della terra d’Israele.

Abbiamo visto come in tanti casi l’errore sia solo una delle possibili spiegazioni, spesso non la più probabile. Oltretutto proprio per il grande numero di manoscritti che abbiamo dei Vangeli è abbastanza semplice individuare l’errore o l’aggiunta a posteriori. Le altre considerazioni sono semplicemente le opinioni personali dell’autore.

Gli attributi e le qualifiche dei protagonisti teologali, ripresi dai vangeli originali primitivi, richiesero un intervento “correttivo” da parte degli scribi cristiani quando la Chiesa ne comprese il vero significato.

Questa è una frase che, sinceramente, fatico a capire proprio nel suo significato italiano. Ne do quindi una mia interpretazione immaginando voglia dire che inizialmente i protagonisti dei Vangeli (Gesù e gli apostoli) erano descritti in un modo (secondo l’autore il modo reale), ma quando la Chiesa capì cosa questo significava allora fece degli interventi per correggere la cosa. Anche in questo caso il tutto mi sembra abbastanza incredibile da credere sulla base della pura logica perché questo implicherebbe:

– Che qualcuno abbia messo per iscritto le gesta di un gruppo di rivoluzionari (Gesù e i suoi discepoli), ma non una sola volta bensì più di una volta con accenti molto diversi fra di loro
– Che questo gruppo di rivoluzionari o i testi che parlavano di loro venissero ad un certo punto presi come punto di riferimento religioso
– Che tra i primi fedeli non si capisse che si trattava di rivoluzionari perché non si conosceva il vero significato di alcuni termini
– Che quando si è capito il significato di questi termini si è cercato di modificarli.
Insomma si vede chiaramente che si presuppone un processo estremamente assurdo e illogico nel suo sviluppo, al di là del fatto che non ci siano prove storiche a fondamento di tutto ciò chi lo sostiene dovrebbe prima di tutto spiegare come questo processo sarebbe potuto avvenire e perché, solo allora avrebbe senso cercare delle prove storiche. Prove che, allo stato attuale, rimangono del tutto assenti.

Un esempio di come sia stata eseguita la falsificazione di “Simone”, per trasformarlo in “Pietro figlio di Giona” (san Pietro), lo troviamo nei due “Novum Testamentum Graece et Latine” su riferiti, di cui riproduciamo copia:

dove possiamo notare, nel testo centrale in greco a destra (Mt 16,17), il vocabolo “Barionà” riferito a Simone – un aggettivo qualificativo che in aramaico significa “latitante, ricercato” – in greco non viene tradotto ma traslato con la lettera maiuscola in modo da farlo apparire un nome di persona: “Simon Barionà”. “Barionà”, come nome proprio di persona, nell’aramaico antico non è mai esistito, tanto meno in greco o latino, e la falsificazione diventa addirittura ridicola attraverso la comparazione delle traduzioni.
Infatti, a sinistra, nella versione latina, risalente almeno un paio di secoli dopo quella greca arcaica, successivamente fu diviso in “Bar Iona” con l’accento tolto sulla “a” finale; pertanto “Barionà” (latitante) diventa: Bar (“figlio di” in aramaico) Iona … filius Iona … figlio di Giona. βαριωνα’ (il “latitante” aramaico diventa Βαρ Ιωνα “figlio di”), quindi Bar Iona, infine, lo scriba, per non modificare ulteriormente il vocabolo originale, non può evitare un latino indeclinato errato, “filius Iona”, tradotto in italiano “figlio di Giona”.
Se “Iona” fosse stato veramente il nome di una persona avremmo dovuto trovarlo, sin dall’inizio, sempre separato da “bar” minuscolo, come per “filius” latino o “uios” ύιος greco; vocaboli usati spesso e senza problemi nei Vangeli … tranne in questo caso. Nel testo del 1861, in basso a destra in latino, “Pietro” non esiste: solo Simon Bar-Jona; e a sinistra, in greco, riporta Bar staccato. Nelle lingue latina e greca “Bar” e Βαρ non sussistono; allora sia nel testo latino che in quello greco Bar – Βαρ, come in aramaico, vorrebbero apparire “figlio”, ma, essendo traduzioni a suo tempo destinate a fedeli di lingua greca o latina, è assurdo tentare di farli passare come tali sapendo che in latino si dicono “filius” e in greco ύιος (ùios).
Un esempio lampante di quanto sostenevo prima, se questo è l’esempio che si ha di una manipolazione si vede come in realtà non ci fu nessuna manipolazione dal momento che è possibile risalire a tutti i passaggi e vedere com’era il testo in originale. Inoltre le affermazioni dell’autore oltre a non dimostrare nessun complotto, anzi mostrano il contrario, dimostrano anche come non ci sia alcun fondamento storico a quanto sostiene. Infatti “Bariona” col significato di fuorilegge appare solo nel VI secolo d. C. all’interno del Talmud babilonese e un’interessante studio sul termine si può trovare intorno a pagina 24 dell’opera “la favola di Cascioli” del biblista don Silvio Barbaglia. (http://www.lanuovaregaldi.it/doc/evento/Cascioli.pdf) che mostra anche quali sono i criteri di una seria ricerca storica.
In alto a destra, nel testo (Ioh= Gv 1,42), poiché il vocabolo “Cephas” in latino non esiste, si dice che deve (sic!) essere “interpretato Pietro”; anche nel greco antico, in alto a sinistra, “Kefaz” (Κηφας) non può ricorrere in tale idioma: è aramaico (sasso, pietra), ma ci viene imposto che … “significa Pietro”. In latino pietra = lapis, saxum; in greco =lithos, petra (minuscolo e mai “kefaz”).
Mi sembra banale, proprio perché nel testo viene usata una parola che nella lingua in cui è scritto il testo non esiste, invece di essere tradotta ne viene scritto a fianco il significato. Inoltre il Vangelo ci dice che è Gesù a cambiare il nome di Simone in Pietro e non perché è massiccio. Inoltre in nessun manoscritto risulta che ci sia stata un’aggiunta o una manomissione di questi passi quindi è l’autore che scrive così e che se voleva cambiare il nome per nascondere qualcosa poteva farlo direttamente. Cosa che non è stata fatta.
Le tre parole originali in aramaico erano Simon, kefaz, barionà che tradotte vogliono dire: Simone detto Kefaz (pietra, nel senso di “duro, massiccio”), latitante ricercato.
Quindi Simone detto Pietra (nel senso di “duro, massiccio” è un’interpretazione dell’autore) e “latitante ricercato” sarebbe la traduzione di “Bariona” di cui però non c’è alcuna attestazione storica prima del VI secolo d. C. In pratica due terzi del nome concordano con quanto dicono i Vangeli e a un terzo l’autore da un significato che conferma la sua tesi, ma la cui sostenibilità storica, alla luce dei dati che abbiamo, non è possibile.
Nella realtà Simone era uno dei fratelli zeloti già ricercato dai Romani sin da quando “Gesù” era ancora in vita e la sua identificazione era facilitata dalla vistosa corporatura massiccia. Fu un capo zelota e, come tale, consapevole di condurre una lotta integralista sino alla estrema conseguenza del martirio; di fatto avvenuto assieme al fratello Giacomo, tramite crocefissione, dopo la cattura per opera del Procuratore Tiberio Alessandro nel 46 d.C.
La mescolanza delle lingue e la manipolazione dei vocaboli tradotti furono, nel tempo, sfruttati volutamente, per travisarne il senso, da scribi professionisti consapevoli di trattare con ingenui credenti.
Questa è l’opinione dell’autore, legittima come ogni opinione, ma del tutto arbitraria dal punto di vita storico dal momento che, come abbiamo visto, fino ad ora non ha una sola prova a supporto.
Queste “tecniche” di traduzione sono soltanto uno dei modi con cui si può falsare il significato della vita di una persona e, se la Chiesa ha fatto “carte false” per trasformare “barionà” sino a farlo sparire nei Vangeli moderni, ciò sta a dimostrare che il significato di “latitante ricercato”, espresso dal testo originale, è reale, pertanto Essa lo considera veramente pericoloso e in contrasto alla nuova dottrina evolutasi nei secoli futuri da quella giudaica originale.
Ma il termine “barionà” non è sparito dai Vangeli moderni è ancora lì, tanto è vero che chiunque legge il testo originale (disponibile a tutti) se ne accorge. Il punto che non esistono motivi storici per tradurlo come vorrebbe l’autore. E la tecnica di continuare a ripetere una cosa senza spiegarne le motivazioni è una delle tecniche usate da chi non ha argomenti per le proprie tesi se non le proprie convinzioni.

Pertanto, nella consapevolezza che “Simone detto Kefaz” ci consente di scoprire in “san Simone Pietro” il capo zelota ricercato dai Romani, nessun prete, durante la messa, osa narrare dal pulpito la illuminante parabola della “regola” cui si atteneva il successore di Cristo dopo la Sua crocefissione, riferita in “Atti degli Apostoli”:

“Un uomo di nome Ananìa con la moglie Saffira vendette un suo podere e, tenuta per se una parte dell’importo d’accordo con la moglie, consegnò l’altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse:«Ananìa, perché mai Satana si è così impossessato del tuo cuore che hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a questa azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio». All’udire queste parole, Ananìa cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano.
Si alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono. Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò sua moglie, ignara dell’accaduto. Pietro le chiese: «Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?». Ed essa: «Si, a tanto». Allora Pietro le disse: «Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te». D’improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito. E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose” (At 5,1/11).
Che questo passo non venga letto in chiesa non è completamente vero, ad esempio http://www.liturgiagiovane.it/new_lg/contenitore.asp?nf=lg00008_amb.asp&l0=2&l1=2&l2=-1&c1=At%205&p1=0 è il link al calendario liturgico Ambrosiano che permette la ricerca per brani dal quale si scopre che il brano in questione è letto il Venerdì della II settimana di Pasqua. Nella liturgia romana è vero che non viene letto, ma il passo è conosciuto, letto e commentato in diverse occasioni catechetiche.

Gli Zeloti erano Farisei rivoluzionari fuori legge, di conseguenza i sacerdoti appartenenti al Movimento di Liberazione Nazionale (lo stesso valeva per gli Esseni) non avevano la possibilità di riscuotere le decime dei raccolti (Ant. XX 181) spettanti per diritto ai sacerdoti Sadducei e Farisei conservatori filoromani.
Sarebbe interessante capire se questa considerazione è anch’essa un’opinione o se è supportata da fonti storiche, perché non tutti gli Zeloti erano conosciuti come tali, di conseguenze nulla vietava che eventuali sacerdoti Farisei che erano Zeloti in segreto riscuotessero le decime previste.

La scelta ideologica di condurre una lotta armata contro Roma indusse gli Zeloti, per finanziarsi, ad imporre tributi agli Ebrei possidenti adottando metodi persuasivi violenti. Alla guerriglia contro i “kittim” invasori, la maggioranza degli Esseni privilegiò la propaganda religiosa avvalendosi delle Profezie della Legge ancestrale per incitare le masse, mentre, per il loro sostentamento, si erano organizzati in comunità produttive, soprattutto agricole.

La Chiesa è sempre stata consapevole delle qualifiche rivoluzionarie di alcuni apostoli (quelli con nomi giudaici) e, ovviamente, ha tentato di reinterpretare il loro significato come ha fatto con i “boanerghès” Giovanni e Giacomo i quali, lo abbiamo visto sopra, da “figli dell’ira” (di Dio) sono stati declassati a “figli del tuono”. Nel merito, leggiamo come ha commentato il pontefice “teologo”, Benedetto XVI, ai fedeli, durante la Udienza Generale in Piazza San Pietro dell’11 Ottobre 2006, riguardo l’apostolo Simone:

“Luca lo definisce zelota … è ben possibile che Simone, se non appartenne propriamente al movimento nazionalista degli Zeloti, fosse almeno caratterizzato da un ardente zelo per l’identità giudaica, quindi per Dio, per il suo popolo e per la Legge divina …” .

Queste frasi, sibilline e incerte, rappresentano tutt’oggi la posizione ufficiale della Chiesa: una “testimonianza” reticente in antitesi con la verità storica e con gli stessi vangeli.
In realtà di “sibillino e incerto” non c’è nulla nelle parole di Benedetto XVI, se c’è semplicemente la consapevolezza che i temi storici non si possono trattare con assoluti. E l’uomo che i Vangeli ci presentano come Simone, detto Pietro, mostra i tratti di una persona ricca di ardente zelo, non i tratti di un appartenente al movimento degli Zeloti. Per modificare questo bisognerebbe modificare tutto il Vangelo, non un solo termine.
Una sorta di “alibi” che può essere supportato solo dalla “buona fede” e dall’ignoranza di credenti – tenuti appositamente all’oscuro sui fatti realmente accaduti – ai quali viene detto, in sostanza, che Simone zelota, non era uno zelota … nonostante sui vangeli è scritto “zelota”.

Non è detto questo, ma viene semplicemente data un’interpretazione del termine legato al momento storico e al contesto in cui il testo è scritto. Facciamo un esempio, oggi come oggi il termine “compagno” indica una persona con cui si ha una relazione stabile, ma che non si vuole o non si può ufficializzare, cinquant’anni fa il termine “compagno” indicava un membro del Partito Comunista. Ora se qualcuno che non conosce il contesto legge il termine “compagno” senza nessuno che glielo contestualizzi e glielo interpreti rischia di prendere davvero fischi per fiaschi.
Infatti, basta scorrere l’Antico Testamento per accertarsi che “la Legge divina”, rammentata dal Papa, consisteva nella “Ira di Dio” che comandava la strage di qualsiasi pagano, donne e bambini compresi, avesse osato calpestare la Terra Promessa da Yahweh al suo popolo.
Ed esattamente da quali passi scaturisce questa uguaglianza? La Legge divina è qualcosa che è dato da Dio e l’uomo segue, l’Ira di Dio è lo sdegno personale di Dio verso il peccato. Due cose estremamente diverse. Naturalmente se ci sono passi che attestano quanto afferma l’autore li potremmo anche esaminare e valutare, ma detto così questo è l’ennesimo passaggio privo di alcun fondamento.
Ma, dal 6 d.C., data di fondazione del Movimento Nazionalista degli Zeloti, per loro mano la “Ira di Dio” si scagliò anche contro gli stessi connazionali. Questa “Legge divina” veniva imposta, come regola cruenta e con”ardente zelo”, da Simone Pietro agli adepti della sua comunità per finanziare la guerriglia zelota.
Questa è solo l’opinione dell’autore priva della benché minima prova storica. Abbiamo visto ampiamente come non ci sia alcuna prova che permetta di collegare Simon Pietro con gli zeloti, quindi ancor meno che questi imponesse regole cruente per finanziare chissà quale guerriglia.

La prima finalità della Chiesa di creare gli “Apostoli” fu dettata dalla necessità, messa in atto da ignoranti in storia e cultura giudaica, di nascondere nel “mucchio” i cinque fratelli zeloti e si ricollega alla necessità di replicare più “Marie”, apparentate come “sorelle” e “cognate” di Maria loro madre, per farli diventare “cugini”… ma in maniera scoordinata e contraddittoria fra gli stessi vangeli. Tale incoerenza, riscontrata nei testi “sacri”, dimostra il tentativo fallito degli autori di inventare nomi falsi poiché impossibilitati a fornire una base storica documentabile.
Gli Apostoli furono una creazione letteraria resasi necessaria, anche, per far apparire che il “cristianesimo”, diffuso da loro, era presente sin dal I secolo al fine di “dimostrare” che Gesù era venuto e si era sacrificato per salvare gli uomini dalla morte.
Tutto questo concetto è estremamente confuso e difficile da seguire. A prescindere dall’anticlericalismo anche dichiarato dell’autore, se volessimo comprendere come, storicamente, si sarebbe verificato il fenomeno che l’autore sostiene non ci si riesce. In sostanza si afferma che si volevano nascondere i nomi di cinque zeloti e quindi si replicano i nomi, se ne aggiungano altri, ma non era più semplice modificarli del tutto e basta? E poi dove si fanno queste falsificazioni? Su un testo già presente e che racconta imprese zelote (e allora i resti di quelle imprese dovevano rimanere in maniera molto evidente) o si crea un testo ex-novo ( e allora perché lasciare tutti questi riferimenti, stando a quanto sostiene l’autore?) ? Insomma questa teoria fa acqua da tutte le parti, almeno presentata così.
“Chiamati a sé i dodici apostoli, Gesù diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattia e di infermità” (Mt 10,1).

Secondo quanto riferito in “Atti” di Luca, i seguaci della dottrina cristiana, in soli tre decenni, si erano moltiplicati e diffusi, prima nelle province mediterranee dell’Impero poi ancora oltre, grazie alle dimostrazioni di miracoli straordinari fatti dagli “Apostoli”… dei cui nomi, come delle meravigliose sovrumane gesta ad essi accreditate, non esiste traccia in alcun documento degli storici d’epoca.
Se questa spropositata divulgazione, così come viene attestata in “Atti” – riconfermata ed ulteriormente esagerata da Eusebio di Cesarea “La dottrina di Cristo si diffuse nel mondo intero in breve tempo” (HEc. II 3) – fosse veramente avvenuta … proprio in virtù delle mirabolanti imprese ostentate pubblicamente dagli Apostoli come una sbalorditiva
“grazia divina”, tutti gli scribi dell’epoca ne avrebbero riportato le cronache.

La rapida espansione del cristianesimo è ancora oggi motivo di studio e in parte impossibile da spiegare del tutto, al contrario di quanto è possibile fare con altre religioni. Segno che non furono fattori sociali o culturali a provocarla. L’ipotesi più verosimile rimane quella della testimonianza personale di chi dava anche la vita per questa fede. E in questo caso, le conversioni o le testimonianze di fede fino al martirio erano i più straordinari dei miracoli.

In realtà la “documentazione” sull’esistenza degli “Apostoli” proviene solo da asceti cristiani, Padri Fondatori della Fede da essi propugnata, e da Episcopi Venerabilissimi, tutti “testimoni” della “veridicità” della propria dottrina, i cui manoscritti sono copie edite secoli dopo di loro, pertanto, anch’esse epurate ideologicamente.
Come dimostrano anche gli studi seguenti, ad iniziare da Paolo di Tarso, gli Apostoli degli scritti neotestamentari, semplicemente, non sono mai esistiti.
Gli studi seguenti non li abbiamo letti e vista la qualità di quanto prodotto fino ad ora e soprattutto vista la mancanza di ogni fondamento storico, avendo tante altre cose da fare e di meglio da leggere non credo che mi cimenterò. Il modo di procedere è chiaro e gli errori evidenti. Finisco solo dicendo che moltissimi degli autori antichi ci sono giunti grazie ai manoscritti copiati da uomini di Chiesa, che piaccia oppure no, di conseguenza dovremmo dubitare di tutti loro?


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