Immigrazione e Vangelo

giugno 26, 2018

Faccio sempre fatica a parlare di attualità politica perché si tratta quasi sempre di temi che suscitano reazioni scomposte e che sono spesso manipolati, ma credo che questa volta qualcosa bisogna dirla. Quando è stata fermata la nave Aquarius credo che a molti sia venuto il dubbio: è giusto fare così? Al di là del diritto internazionale, è etico? E’ morale fare così? E non credo che la risposta, per chi ci riflette un attimo seriamente, sia davvero così semplice perché credo stia tutta in chi, secondo noi, c’è su quella nave. Chi c’è a bordo di quella nave? Persone disperate in fuga da una situazione difficile? Delinquenti che rischiamo di far entrare a casa nostra? Fanatici che vogliono attentare alla nostra civiltà? Donne e bambini che fuggono dalla guerra? Ecco, a seconda della risposta che diamo a questa domanda, possiamo rispondere alla prima. Il problema però è che noi abbiamo il lusso di poterci fare queste domande perché non siamo su quella nave. Il Vangelo invece cosa dice al riguardo? Parla di navi? Di migranti? Di colore della pelle? Allora di navi non mi sembra (se escludiamo l’Arca di Noè), di migranti di sicuro visto che tutta la storia del popolo ebraico è una storia di “migrazione” verso la Terra Promessa e anche Gesù non ha dove poggiare il capo, a indicare come è sempre in viaggio. C’è però una parabola che ci ha lasciato Gesù che credo sia emblematica, noi la conosciamo come quella del “buon samaritano”, un titolo un po’ così perché lascia quasi pensare che gli altri samaritani tanto buoni non siano… come se noi oggi la chiamassimo la parabola del “buon africano”… comunque il samaritano quando incontra l’uomo ferito non ci pensa su per niente, lo aiuta. Non si chiede chi è, che cosa fa, perché è ridotto così, se è stata colpa sua, se se l’è cercata, se è un delinquente, se è un romano, se è un terrorista… non si chiede nulla, neanche se può farcela ad aiutarlo, lo aiuta e basta. Ecco io credo che questo è quello che dovrebbe fare un cristiano, quello che io per primo non credo di riuscire a fare, ma vorrei fare.

Però a livello politico, a livello più alto, credo sia anche giusto alzare la voce e far capire che la sorte di chi sta peggio di noi non è un problema di uno stato, ma di tutti e che tutti insieme si può fare molto per fermare le guerre, lo sfruttamento e le miserie presenti nei paesi di origine di chi parte. Non credo però che sia giusto, né evangelico, alzare la voce sulla pelle dei disgraziati, ci sono altri tavoli e altre leve di carattere economico che possono sortire effetti molto più efficaci. Certo se però si cerca consenso facile fare come si è fatto funziona, e molto direi. Gesù il consenso facile non lo ha mai cercato e infatti lo hanno crocifisso.

Diagnosi prenatale

aprile 20, 2018

Una breve considerazione… oggi stiamo diventando sempre più bravi nel diagnosticare precocemente malattie o malformazioni e questa credo che sia una buona cosa di per sé, perché permette o di intervenire per tempo per fermare o rallentare la malattia o di prepararsi ad accogliere il momento della malattia nel miglior modo possibile. Invece quando si tratta di diagnosi prenatale ne facciamo un uso improprio perché nel caso si scopra una malattia o una malformazione l’invito all’aborto è normalmente dietro l’angolo. Lo abbiamo visto col caso dei bambini Down, ma anche in altri casi la valutazione che viene fatta è: ma questa sarà una vita degna di essere vissuta? E se la risposta è no, la sopprimiamo sul nascere. Ma qual è una vita degna di essere vissuta? Una vita piena di soldi, di successo, prova di malattie? Chi di noi ce l’ha? Quanti di noi potrebbero averla? E veramente la vorremmo? Forse sì, ma poi realmente saremmo felici? Probabilmente no. O forse la vita degna di essere vissuta è la vita capace di dare amore? Ma se è così amore lo può dare chiunque in qualunque situazione, o no? E può pure riceverlo in qualunque situazione, o no?

Ma facciamo un esempio pratico.

Aspetti un bambino, ma sai che nascerà con una grave malformazione cardiaca e probabilmente morirà dopo pochi mesi. Decidi di proseguire con la gravidanza o di abortire?

Per alcuni mesi puoi dare e ricevere amore e sofferenza sicuramente, ma quale amore non è anche sofferenza?

Aspetti un bambino e ti dicono che ha una grave patologia per cui non vivrà per più di cinque anni. Cosa fai?

Per cinque anni puoi dare e ricevere amore e sofferenza sicuramente, ma cosa è più importante?

Aspetti un bambino e ti dicono che a circa 20 anni sarà colpito da una grave malattia degenerativa che, lentamente, lo porterà a essere sempre più dipendente dagli altri e incapace di muoversi. Cosa fai? Prosegui con la gravidanza o decidi di abortire?

Dopo vent’anni la sua vita sarà ancora una vita degna? Decidilo tu, ma sappi che se decidessi per l’aborto il mondo non avrebbe avuto Stephen Hawkings.

 

Perplessità…

aprile 13, 2018

Ogni tanto leggo i giornali e rimango davvero perplesso…

Leggo che è stato tolto, dopo essere stato regolarmente permesso, a Roma un manifesto contro l’aborto che non faceva altro che dire la verità scientifica sulla situazione di un bambino che si trova all’interno della pancia della madre e sta crescendo. Certo che la possibilità di abortire è garantita dalla legge, ma il manifesto non negava questo semplicemente faceva riflettere sulla possibilità di questa scelta, dov’è il problema?

Leggo che Alfie Evans, un bambino di 23 mesi, colpito da una patologia che nessuno sa cosa sia deve morire perché così ha deciso un giudice e dei medici quando i suoi genitori sono contrari e ci sono altri medici e altri ospedali disposti a farsi carico di Alfie. Cioè dov’è ora quella gente che si batte per la libera autodeterminazione a morire? Cosa c’è di libero nella vicenda di Alfie? Neanche sanno cos’ha e hanno deciso, contrariamente a quanto pensano i suoi genitori, che deve morire? Perché? Perché non provare a trasferirlo in uno degli ospedali disponibili ad accoglierlo? Di cosa hanno paura? Che muoia? Morirebbe lo stesso… Che guarisca?

Leggo di una partita di Champions League (non seguo quasi per nulla il calcio, ma era un po’ difficile ignorarlo ieri) persa per un soffio da una squadra italiana e di uno sportivo che se la prende con l’arbitro per un suo presunto errore. E’ normale penso, hai perso, sei arrabbiato, è normale… il problema è che non se la prende con l’errore dell’arbitro o con la sua correttezza… no, se la prende con la sua coscienza, col suo cuore… mamma mia… e questo dovrebbe essere d’esempio ai giovani? Ancora non si è scusato, ma mi auguro lo faccia e molto presto… perché d’esempio lo è di sicuro, bisogna vedere di cosa…

Perplesso…. ma continuo a pregare

Maria Maddalena

aprile 4, 2018

Ieri pomeriggio sono riuscito ad andare a vedere questo film e sono rimasto molto perplesso. Di per sé il film è gradevole e ha una bella fotografia, in alcuni tratti risulta un po’ noioso, ma pochi per fortuna.

L’impostazione generale però è completamente sbilanciata. Dimenticate tutto quello che sapete dei Vangeli perché nel film non ce n’è traccia, i Vangeli vengono solo citati nella penultima scritta del film prima dei titoli di coda per il resto vengono totalmente ignorati.

Non è un film che, in apparenza, vuole creare clamore, non ci sono cioè tensioni più o meno erotiche tra i protagonisti. Maria Maddalena è una donna, l’unica, che segue i dodici e Gesù, anzi è loro pari, dorme con loro, è incredibilmente bella, ma se anche fosse stata un uomo sarebbe stato uguale. Quindi nessuno scandalo evidente, ma il messaggio è molto più eversivo e molto più sottile, così che viene quasi accettato, con non curanza. Ad esempio quando Gesù va a Cana e parla solo alle donne queste dicono: “Noi non siamo padrone neanche del nostro corpo!” e lui, dopo un attimo di titubanza: “Ma siete padrone del vostro spirito e il vostro spirito è prezioso per Dio!” è chiaramente un punto di vista gnostico, la superiorità dello spirito intrappolato nella carne. Maria Maddalena sente Dio proprio come lo sente Gesù. Maria Maddalena aiuta una donna a partorire e viene detto che ha un dono e nello stesso modo Gesù fa tornare alla vita un morto. Durante l’ultima cena Maria Maddalena è accanto a Gesù, gli siede accanto, fa gli stessi gesti, spezza il pane… è la prima… se lui è il Figlio di Dio (ma il film non lo dice mai) lei è la figlia di Dio… o almeno sembra così…  E’ l’unica che lo capisce. E’ l’unica che lo vede risorto (gli altri neanche provano ad andare a vedere) e alla fine si ritiene l’unica custode del messaggio autentico di Cristo, mentre quello veicolato da Pietro non sarebbe il messaggio di Gesù, ma quello di Pietro stesso.

Infine qualche appunto strutturale. Interessante l’idea di avere alcuni apostoli di colore e in particolare Pietro, forse anche verosimile, ma allora stride molto la scelta di una Maddalena dalla pelle così bianca da sembrare di porcellana. Alla fine non si capisce perché Maria Maddalena non corra dai discepoli a dire di andare a vedere anche loro quello che ha visto lei o almeno il sepolcro vuoto, sembra che non interessi né a lei né agli altri. Infine Pietro un momento le dice, e sembra molto sincero, “ti credo Maria, è risorto” e l’attimo dopo le si rivolta contro… un cambiamento meno credibile di quello di Anakin Skywalker al lato oscuro della forza (perdonatemi il paragone, ma non potevo non farlo).  In alcuni momenti poi sembra sia stato girato con poche risorse (Gesù parla sempre in luoghi visivamente molto generici e, tutto sommato, a poche persone). La cosa migliore è forse la figura di Gesù che sembra uscita da un’icona, molto evocativa. Oltretutto dal momento che il film si intitola “Maria Maddalena” mi sarei aspettato che si raccontasse anche del resto della sua vita (abbiamo molte tradizioni e leggende al riguardo anche affascinanti), invece no, tutto finisce con la Risurrezione… a riprova che forse questo film vuol essere qualcosa di molto diverso da quello che il titolo suggerisce.

Un film che parla di una donna di cui sappiamo poco, ma che decide di ignorare totalmente quel poco che sappiamo per proporci l’idea del regista, non la Storia.

E’ risorto, è veramente risorto!

aprile 1, 2018

“Nessuno pianga la sua miseria: il Regno di Dio è aperto a tutti!

Nessuno si rattristi per il suo peccato: il perdono si è levato dal sepolcro!

Nessuno abbia paura della morte: il Salvatore ci ha liberati dalla morte”.

(S. Giovanni Crisostomo)

PIERO-SI

La verità vi farà liberi

marzo 21, 2018

“Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. ” Gv 8, 31-42

Cos’è la verità? chiederà Pilato… qui invece i Giudei non se lo chiedono, pensano già di saperlo, quello che si chiedono è da cosa devono liberarsi, non sono schiavi.

La Verità è che Dio non ti molla mai, tiene fede all’alleanza con l’uomo fino alla fine, fino a prendere una carne umana e morire per l’uomo. La Verità è Gesù.

La schiavitù è tutto ciò che non ti permette di vivere libero, cioè di vivere come sei destinato a vivere e la più grande schiavitù è il peccato, cioè lo “sbagliare mira” perché tu sei destinato a centrare il centro del bersaglio, a essere felice, ad avere una vita piena, eterna. Il peccato invece ti fa sbagliare mira, ti fa colpire lontano dal centro, lontano dalla felicità, dalla vita piena, dalla vita eterna.

Solo con Gesù fai centro!

 

Sono un po’ perplesso…

febbraio 6, 2018

… mi guardo intorno e vedo alcuni personaggi, giornalisti, opinionisti e cose così criticare, anche pesantemente l’operato di preti, vescovi e del Papa… in nome del Magistero stesso, della Chiesa, del Vangelo… ecco sono perplesso… perché credo che ci si dovrebbe anche fidare o affidare ai nostri pastori… si dovrebbe seguirli quando si è d’accordo, ma anche e soprattutto quando non lo si è o comunque eviterei tutta questa gran cassa mediatica… o forse è proprio quella che si cerca? Non lo so… probabilmente sono sbagliato io.

Si avvicinano le elezioni e un amico ha cominciato a mandarmi i motivi per i quali dovrei votare da una parte politica perché non sarà perfetta, ma almeno così non vincono gli altri… sarò io, ma come ragionamento mi sembra abbastanza infantile, anzi peggio del tipo infantile capriccioso… ma probabilmente sono io sbagliato.

Poi aggiunge non votare quello lì che sì ha buone idee, ma tanto non serve a niente non vincerà mai… probabilmente è vero se ragioniamo così… ma probabilmente sono sbagliato io.

Poi leggo che uno che fino a ieri si diceva apartitico e che diceva che bisogna contaminare tutti i partiti ha candidato uno (o più non ho capito) dei suoi con un partito ben preciso. E gli altri che andavano contaminati? E il fatto che quel partito usa e professa toni decisamente poco “evangelici”? Non capisco, ma probabilmente sono sbagliato io.

Non ho fatto nomi di proposito, chi ha capito bene, chi non ha capito non si preoccupi, il mio non voleva e non vuole essere un atto d’accusa contro nessuna persona (ecco perché non ci sono i nomi), ma contro un modo di essere e di fare che non mi piace, ma a me non piace e come dicevo probabilmente sono sbagliato io quindi nessun problema è tutto giusto!

San Valentino 2018

gennaio 31, 2018

Dopo aver festeggiato il 14, se volete, vi segnalo questa iniziativa a Verona. E’ adatta a tutti, sia single che coppie.

18febbraio2018

L’amore non finirà mai

gennaio 17, 2018

E’ questo il titolo di un libro che ho appena finito di leggere e di cui vorrei parlarvi oggi.

Scritto da Frate Giuseppe Celli, questo libro edito da Gribaudi, presenta l’Inno alla carità di San Paolo e una proposta di Lectio Divina (come recita lo stesso sottotitolo del libro). Ve lo segnalo perché l’ho trovato davvero bello, ricco di riferimenti testuali e storici, ma anche capace di tanti spunti per la crescita e la riflessione spirituale. Un testo che non è, e non vuole essere, un manuale, ma un compagno di preghiera, di meditazione, di riflessione interiore. Quindi un testo più adatto a essere sorseggiato e assaporato che a essere divorato, a essere meditato che a essere studiato.

L’Inno alla Carità di San Paolo è forse una delle pagine più belle della Bibbia Cristiana e rende perfettamente non solo l’idea, ma anche la sensazione, di che cosa è l’Amore quello vero, non quello che oggi ci viene sempre più propinato. E su questa tematica, per molti aspetti anche delicata, ci conduce Fra’ Giuseppe piano piano, con calma e pazienza, qualche volta spiegando, molte volte mostrando con delicatezza e lasciando a noi le riflessioni.

Se siete in cerca di un buon testo da leggere, ma soprattutto da meditare questo può essere un buon compagno di viaggio.untitled

Forma o sostanza?

gennaio 3, 2018

Buon 2018 a tutti… pensavo in questi giorni a quanto mi ha detto una coppia di amici poco prima della fine dell’anno. Hanno assistito a un incontro per coppie e si lamentavano del fatto che il relatore non avesse particolare mordente, mentre loro preferiscono relatori più frizzanti. Ora è vero che se possibile è meglio un relatore capace di farti appassionare a quello di cui parla, ma è anche vero che quando hai quasi 50 anni e hai scoperto Gesù da almeno 10, forse sei anche in grado di andare oltre la forma e vedere se la sostanza di cui si parla è interessante oppure no. Non tutti abbiamo gli stessi carismi, ma in tutti, sono convinto opera lo Spirito Santo, ma siamo capaci di starlo ad ascoltare anche se, magari, dobbiamo vincere un po’ di noia? O forse siamo sempre in cerca dello straordinario? Del prete o del frate o della suora che ci faccia ridere e ci tenga sempre su di giri? Alle volte credo che serva anche questo, ma non sempre perché si corre un gran rischio, e per spiegarvi quale mi rifaccio al più bel augurio che ho sentito per il 2018 e l’ha fatto il mio parroco durante l’omelia della messa di fine anno. Don Marco ha detto che dobbiamo imparare a ringraziare per l’ordinario della nostra vita, certo ci sono anche casi straordinari nella nostra vita, ma la maggior parte di essa è fatta di “ordinario”. Ecco il rischio allora: di non saper più gioire, godere, ringraziare per l’ordinario, per la quotidianità, in cerca sempre di una straordinarietà che non c’è… Nella vita di una famiglia l’ordinario è mettere in ordine la casa, fare le pulizie, prendersi cura dei figli, preparare da mangiare, incontrarsi coi suoceri, coi cognati… se non sappiamo fare questo, se non sappiamo ringraziare per questo, allora la maggior parte della nostra vita sarà un inferno… e soprattutto rischiamo di non vedere neanche Dio perché come dice il Primo Libro dei Re al capitolo 19, 11-13: “Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davati al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.”

Dio è nell’ordinario, non nello straordinario, se ci concentriamo su uno snobbando l’altro non ci accorgiamo più della Sua presenza.

 

Auguri

dicembre 19, 2017

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A tutti un caro augurio per un Santo Natale e un 2018 ricco di felicità!

 

Καὶ ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο καὶ ἐσκήνωσεν ἐν ἡμῖν,
καὶ ἐθεασάμεθα τὴν δόξαν αὐτοῦ,
δόξαν ὡς μονογενοῦς παρὰ πατρός,
πλήρης χάριτος καὶ ἀληθείας·

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

 

Vaccini, la Chiesa cosa dice?

settembre 8, 2017

La settimana scorsa scrivevo di terrorismo e ora di vaccini, ma che ci azzeccano i vaccini con la fede e la religione?

Forse pochi lo sanno o forse molti lo hanno saputo in una maniera un po’ urlata, ma alcuni dei vaccini che usiamo sono stati prodotti, in origine, negli anni settanta da cellule di feti abortiti volontariamente. Ora questo per chi crede, si dichiara cattolico e vuole seguire la dottrina della Chiesa Cattolica (ho fatto la distinzione perché questi passaggi che sembrano ovvi, non lo sono tanto… ma questo è un altro discorso…) questo è un fatto importante, non da poco e così al riguardo si è pronunciata nel 2005 la Pontificia Accademia della Vita (potete leggere il testo qui vaccines_prepared_from_aborted_human_foetuses ) è molto interessante, ma in sostanza che cosa dice? Riassumo e semplifico:

  • da nessuna parte dice che non bisogna vaccinarsi
  • spiega quali sono i vaccini che derivano da questi aborti e la responsabilità morale di chi li usa.
  • questa responsabilità è diversa se ci sono o se non ci sono vaccini alternativi
  • dice che lì dove non ci sono vaccini alternativi è necessario lottare in tutti i modi possibili per ottenerli.

Personalmente ho scoperto cose che non sapevo, ma sono anche rimasto basito perché mentre molti fanno campagne (a mio avviso del tutto infondate) contro i vaccini a prescindere, non ho mai sentito di nessun gruppo di pressione cattolico per cercare di avere vaccini alternativi a questi. E il documento è del 2005, in realtà portato alla ribalta ora per ovvie ragioni, perché credo che prima lo ignorassero in molti.

Proprio per questo, a fine luglio del 2017, la stessa Pontificia Accademia della Vita è uscita con un comunicato che ha chiarito ulteriormente la questione (era necessario perché è stata strumentalizzata parecchio) e lo trovate qui: http://academiavita.org/_articles/324195660-vaccini_nota_amci_pav_cei.php

Che cosa dice? Leggetelo è corto, ma anche qui riassumo e semplifico:

– che quel documento del 2005 a breve verrà rivisto

– che ormai è tale la distanza tra le cellule di partenza e i vaccini attuali da non costituire più un problema morale

– che i vaccini sono sicuri, a parte rarissimi effetti collaterali e che non c’è nessuna relazione tra vaccini e autismo

– che è un obbligo morale garantire la copertura vaccinale per la sicurezza altrui.

In sostanza a me sembra che dica che è un obbligo morale vaccinarsi e che i vaccini sono, sostanzialmente sicuri.

Ora naturalmente è possibile che anche la Pontificia Accademia sia stata comprata dalle case farmaceutiche, d’altra parte ci sono cattolici che pensano che l’elezione di Papa Francesco sia stata truccata… insomma sapete com’è quando la Chiesa dice qualcosa che è più o meno allineata a come la pensiamo noi va tutto bene, quando dice qualcosa di diverso allora sta sbagliando la Chiesa, mica noi… perché noi sappiamo più della Chiesa cosa è giusto fare e non fare…

Benedetto XVI diceva che il cristiano adulto è colui che segue la Chiesa!

 

Come fermiamo i terroristi?

settembre 1, 2017

Di solito qui tratto argomenti religiosi o che hanno a che fare con la fede, quello del terrorismo invece sembra più un problema sociale, ma in realtà non c’è mai una netta distinzione tra i due ambiti (quello sociale e quello religioso). Qualcuno vorrebbe o pensa che la fede rimanga esclusivamente un fatto privato, ma non è così perché, come ogni cosa che io vivo nel privato, si riflette poi nel pubblico, nel sociale. Se litigo con mia moglie è chiaro che è un fatto privato, ma poi, molto probabilmente, il mio cattivo umore mi segue anche nei rapporti con gli altri che avrò durante la giornata. Lo stesso per la fede, se credo in un Dio che mi ama sempre e comunque o credo in un Dio che mi osserva dall’alto per guardare quando sgarro e punirmi, questo si rifletterà anche su come io mi rapporto con gli altri. Chiaramente ho esemplificato il concetto, ma spero si sia capito. Veniamo ora al terrorismo che spesso e volentieri si identifica in un credo, quello islamico, quindi la domanda come ci si difende? Come lo si ferma? Come si può impedire che accada di nuovo?

A questo  interrogativo io rispondo proponendo una mia, personale riflessione. Dobbiamo difenderci dal terrorismo con tutti i mezzi leciti a nostra disposizione, le forze di polizia, di Intelligence, di antiterrorismo ci sono per questo e devono poter operare al meglio e al massimo. E dopo l’atto di terrorismo che facciamo? Tutti, a parole, a condannare l’accaduto. Tutti a cercare eventuali complici e molti cominciano a pensare a come rispondere. Sembra che una rappresaglia sia necessaria e, non sempre, ma spesso la si attua. Ma è davvero necessaria? E soprattutto serve? Secondo me no.

Premesso quanto ho detto, che bisogna difendersi al meglio, secondo me la strada per evitare che si ripetano attacchi terroristici è un’altra, non è quella di far vedere che siamo più forti, che se ci colpiscono la pagheranno cara e così. Non serve a nulla perché intanto la gente è morta e il fatto che altra gente muoia non guarisce il dolore e non fa tornare in vita nessuno, anzi crea dolore dall’altra parte e aumenta l’odio complessivo.

Allora che risposta propongo io? La più difficile, forse, ma anche quella che credo funzioni davvero a lungo termine. Chi compie azioni terroristiche cresce nell’odio e si nutre di fanatismo, ma l’odio, il fanatismo dove proliferano? Dove crescono più facilmente? Lì dove c’è miseria, dove c’è disperazione, dove c’è la fatica quotidiana del vivere… Ecco allora la soluzione che vedo io, migliorare la qualità di vita delle popolazioni più deboli, più povere, che ora sono preda di guerre e carestie. Sospendere le guerre e far fiorire l’uomo nel suo essere completo. Allora sì, qualche fanatico e qualche seminatore d’odio ci sarà sempre, ma sarà la sua stessa gente, il suo stesso ambiente a soffocarlo sul nascere perché non troverà terreno fertile. A me la ricetta sembra semplice, ma non so perché, sono convinto che nessuno vorrà applicarla. Tutti pronti a combattere il terrorismo coi mezzi più sofisticati, ma di fronte alla proposta della pace e della prosperità… non so non credo che nessuno lo vorrà mai fare… alla fine le guerre sono un grande affare e il terrorismo un effetto collaterale che, se sfruttato bene, può anche tornare utile… almeno a me sembra così, anche se spero tanto, ma proprio tanto, di sbagliarmi.

I Down e il senso della vita

agosto 25, 2017

Ho letto in questi giorni, su diversi giornali, che, in Islanda sta scomparendo la sindrome di Down. Almeno stando ai titoli degli articoli, poi in realtà leggi bene e capisci che non è che sta scomparendo la sindrome perché si è trovata una cura, ma semplicemente si sta evitando di far nascere bambini con la sindrome di Down con una precisione chirurgica. Detto in altre parole, li si abortisce. Ora non vorrei discutere sul valore delle persone con sindrome di Down o sulle fatiche e le paure che crescere un figlio colpito da questa sindrome comporta. Io non le conosco, io non ho figli che hanno la sindrome di Down. Io ho figli che hanno altri problemi e quelli li conosco, credo però che queste fatiche ci siano, non sono ingenuo. Non credo che crescere un figlio Down sia semplice, ma temo che molto spesso lo sia per l’atteggiamento degli altri che per il bambino in sé. Credo, lo ripeto, perché non so…. so però che crescere un figlio è difficile, questo sì. Credo anche che avere un figlio Down porti gioia e affetto, credo, perché non lo so… Io so che crescere un figlio porta gioia e affetto, questo sì, lo so. Credo che le persone affette da sindrome Down siano persone buone, lo credo, non lo so perché non ho esperienza diretta, ma sapete perché lo credo? Perché non ho mai sentito di un assassino, di un serial killer, di un terrorista, di un maniaco, di un pedofilo Down… no, questi ho sempre sentito che erano persone “normali”…

Sono contrario all’aborto, senza se e senza ma, pur fermandomi di fronte alla persona che fa una scelta così terribile e senza condannarla. Con mia moglie abbiamo sempre deciso di accogliere tutto ciò che il Signore ci avrebbe donato, perché… crediamo… ma invece, chi non crede? Alla fine la sindrome di Down è considerata una malattia, io stesso ho iniziato dicendo che avevo sperato ne fosse stata trovata la cura, allora perché lasciar nascere una vita con una malattia se puoi evitarlo? Se sai che puoi evitargli ed evitare la sofferenza perché farlo nascere lo stesso? La domanda sembra sensata, chi è che vuole far soffrire volontariamente un figlio e se stesso? A me però ricorda tanto le domande di qualcuno che striscia sul terreno e sembra seducente e sembra aver ragione perché dice solo una parte della verità e su quella sposta la nostra attenzione e su quella vuole il nostro assenso.

Dove sta il trucco? Dov’è l’inganno? Dov’è la seduzione che ci fa sbagliare mira? A tutti, credenti e non? Nel senso della vita, o almeno in ciò che noi crediamo sia o debba essere il senso della vita. Non importa se credi in Gesù, Buddha, Allah o solo nello specchio di casa tua, importa che tu ti chieda qual è, secondo te, il senso della vita.

Se il senso della vita è stare bene, avere un bel fisico per attirare l’ammirazione degli altri, fare sesso, avere potere, soldi e poter fare tutto quello che vuoi allora sì che in una vita così un bambino Down non ci può stare… il problema però è che non ci posso stare neanche io, con i miei 10 e passa chili di sovrappeso, gli acciacchi dell’età, i soldi che sono sempre lì tirati… e temo che, più o meno, come me non ci possano stare molti altri, a meno di affannarsi a cercare di diventare qualcosa che non si è e non si sarà mai…

A me però un giorno è stato proposto un altro senso per la mia vita che è l’Amore e cioè che io esisto per Amare (non per fare sesso o per innamorarmi un giorno sì e l’altro pure e andare dove mi porta il cuore). Amare con quello che sono, col mio corpo, come sono, con ciò che so, con la mia intelligenza, con ciò che sento, con la mia anima, con ciò che ho, con i miei beni. E allora non importa se sono calvo o in sovrappeso, se sono alto o sono basso, se sono laureato o analfabeta, se ho cinque case o vivo per strada, se sono immobile a letto o faccio l’atleta perché, comunque sono, ovunque sono io posso AMARE. E Amare cosa vuol dire? Vuol dire farti capire che ti voglio bene, vuol dire soffrire perché tu possa vivere, vuol dire sacrificarsi, cioè sacer facere ovvero rendere SACRO ciò che fai…

Allora io ho scelto questo senso della vita, il secondo, sapete perché?

Perché ha più senso, è più logico, perché? Davvero non lo avete ancora capito?

Perché in una vita così ci stanno tutti, anche il bambino Down, anche il tetraplegico, l’anziano anche io… anche tu… Tutti.

 

Amoris Laetitia I Dubia 8

agosto 8, 2017

E siamo arrivati alla fine, sono passati quasi due mesi dall’ultima volta che ho scritto dei Dubia, ma il tempo che posso dedicare a questo blog è sempre meno… e mi dispiace… Comunque proseguiamo… ecco il testo dell’ultimo dei Dubia

Dubbio numero 5: Dopo “Amoris laetitia” n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto?

Amoris laetitia” n. 303 afferma che “la coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio“. I “dubia” chiedono una chiarificazione di queste affermazioni, dato che essi sono suscettibili di divergenti interpretazioni. Per quanti propongono l’idea di coscienza creativa, i precetti della legge di Dio e la norma della coscienza individuale possono essere in tensione o anche in opposizione, mentre la parola finale dovrebbe sempre andare alla coscienza, che ultimamente decide a riguardo del bene e del male. Secondo “Veritatis splendor” n. 56, “su questa base si pretende di fondare la legittimità di soluzioni cosiddette ‘pastorali’ contrarie agli insegnamenti del Magistero e di giustificare un’ermeneutica ‘creatrice’, secondo la quale la coscienza morale non sarebbe affatto obbligata, in tutti i casi, da un precetto negativo particolare”. In questa prospettiva, non sarà mai sufficiente per la coscienza morale sapere che “questo è adulterio”, “questo è omicidio” per sapere se si tratta di qualcosa che non può e non deve essere fatto. Piuttosto, si dovrebbe anche guardare alle circostanze e alle intenzioni per sapere se questo atto non potrebbe, dopo tutto, essere scusabile o anche obbligatorio (cfr. la domanda 4 dei “dubia”). Per queste teorie, la coscienza potrebbe infatti legittimamente decidere che, in un certo caso, la volontà di Dio per me consiste in un atto in cui io trasgredisco uno dei suoi comandamenti. “Non commettere adulterio” sarebbe visto appena come una norma generale. Qua e ora, e date le mie buone intenzioni, commettere adulterio sarebbe ciò che Dio realmente richiede da me. In questi termini, casi di adulterio virtuoso, di omicidio legale e di spergiuro obbligatorio sarebbero quanto meno ipotizzabili. Questo significherebbe concepire la coscienza come una facoltà per decidere autonomamente a riguardo del bene e del male e la legge di Dio come un fardello che è arbitrariamente imposto e che potrebbe a un certo punto essere opposto alla nostra vera felicità. Però, la coscienza non decide del bene e del male. L’idea di “decisione di coscienza” è ingannevole. L’atto proprio della coscienza è di giudicare e non di decidere. Essa dice, “questo è bene”, “questo è cattivo”. Questa bontà o cattiveria non dipende da essa. Essa accetta e riconosce la bontà o cattiveria di un’azione e per fare ciò, cioè per giudicare, la coscienza necessita di criteri; essa è interamente dipendente dalla verità. I comandamenti di Dio sono un gradito aiuto offerto alla coscienza per cogliere la verità e così giudicare secondo verità. I comandamenti di Dio sono espressione della verità sul bene, sul nostro essere più profondo, dischiudendo qualcosa di cruciale a riguardo di come vivere bene. Anche Papa Francesco si esprime negli stessi termini in “Amoris laetitia” n. 295: “Anche la legge è dono di Dio che indica la strada, dono per tutti senza eccezione”.

In realtà, anche qui, non è che ci siano molti dubbi, la paura è forse che le parole del Papa siano fraintese e usate, come scusa, per dire altro, ma di per sé sono molto chiare. In nessun modo Amoris Laetitia legittima un comportamento contrario alla legge di Dio, quello che dice è che, in particolari situazioni, avendo ben chiaro qual è l’obiettivo da raggiungere, la coscienza può, in tutta onestà, affermare che quello che riesce a fare, in quel preciso momento e situazione, è il massimo che può fare. Oltretutto il paragrafo 303 di Amoris Laetitia si conclude proprio dicendo che questo discernimento deve essere dinamico e quindi aperto a nuove tappe e nuove decisioni che permettano di realizzare a pieno l’ideale cristiano. Quindi, lo ribadisco, anche in questo caso, non mi sembra ci siano problemi a livello dottrinale e reali dubbi, ma allora perché far emergere questi Dubia, dal momento che abbiamo visto come nessuno dei punti sollevati, in realtà, crei problemi? Esattamente non lo so, ma credo che l’atteggiamento pastorale del Papa che parla di un discernimento per ogni singola persona crei paura. Perché? Un’idea ce l’ho, non so se sia corretta o meno, ma ne vorrei parlare prossimamente….