Matrimonio e Sacramento del Matrimonio

agosto 25, 2015

Ultimamente ho riscontrato che c’è un po’ di confusione, anche tra gli stessi credenti, tra il Matrimonio e il Sacramento del Matrimonio. Quindi vorrei fare qualche breve considerazione, forse ripeterò delle ovvietà o delle banalità, portate pazienza.
Per un cattolico, il matrimonio celebrato in Chiesa è un Sacramento. Il matrimonio celebrato solo civilmente, no. Questo però non significa che quest’ultimo non ha valore, anzi.

Entrambi, sia il matrimonio celebrato in Chiesa che quello celebrato in comune sono matrimoni validi e come tali vanno rispettati.

Tanto per essere il più chiari possibili non è che un cattolico single può insidiare un matrimonio che si è svolto solo civilmente.
Ma allora dove sta la differenza?

Sta nel fatto che quello celebrato in Chiesa è anche un Sacramento e quindi non può essere sciolto se non in casi estremamente gravi e ben dettagliati. Invece quello celebrato solo civilmente non è un Sacramento e quindi si può sciogliere seguendo le normali vie previste dalla legge.
Da questo ne consegue che chi si fosse sposato solo civilmente e poi divorziasse può ancora accedere al Sacramento del matrimonio, mentre chi fosse sposato in chiesa e divorziasse, ma senza annullare il Sacramento, non può accedere di nuovo al Sacramento del matrimonio.
Mi sembra tutto abbastanza chiaro, ma vorrei fare una precisazione. Non entro qui nel merito dei motivi che possono portare all’annullamento del Sacramento del matrimonio (non viene sciolto il Sacramento, ma viene annullato perché si dimostra che non è stato mai celebrato, di solito perché manca il libero consenso di uno dei due coniugi. L’assenza del libero consenso, ad esempio, può essere data dalla mancanza di informazioni che uno dei due coniugi nasconde all’altro), ma vorrei sottolineare che spetta alla Chiesa decidere se il Sacramento è nullo oppure no, e non ai due coniugi questo perché i coniugi che arrivano a pensare alla separazione e quindi all’annullamento del loro matrimonio probabilmente non sono nelle condizioni più lucide necessarie per decidere su una questione del genere anche se sono i primi che hanno sperimentato, sulla loro pelle, tutte le difficoltà della vita matrimoniale che li ha portati a pensare a questa soluzione, ma proprio per questo non possono essere obiettivi.

Verità e semplicità

agosto 18, 2015

Come molti di voi sanno ho due bambini, Francesco Mauro e Giovanni Marco, che a giugno scorso hanno compiuto 4 anni. In casa hanno sempre respirato un’atmosfera religiosa, chiaramente essendo credenti sia io che mia moglie la cosa era ovvia, una volta addirittura il piccolo Francesco ha voluto addormentarsi stringendo una piccola icona di Maria e Gesù bambino.

Quasi sempre li abbiamo portati con noi a Messa, stando nella cappella a parte quando era possibile o a volte lasciando che si intrattenessero con un gioco quando troppo vivaci per stare tranquilli. Inoltre, anche se sembra che non c’entri nulla con l’argomento, devo precisare, poi capirete perché che, essendo io un appassionato di fumetti e di supereroi, in casa hanno sempre respirato anche questi argomenti, per cui sanno anche dirvi tutto di Thor, Superman, Batman e Capitan America.
Una volta una persona che partecipava a un gruppo sposi con noi, visto che la tematica della serata sarebbe stata la sessualità suggerì di non portare i bambini perché poi avrebbero potuto fare domande imbarazzanti. Io invece sostenni il contrario perché sono sempre stato convinto che non ci sono domande imbarazzanti, casomai ci sono risposte imbarazzanti e, soprattutto, come genitori abbiamo il dovere di dare delle risposte.
Ultimamente però questo mia filosofia è stata messa alla prova.

Eravamo in ferie e siamo andati a messa in una chiesa del luogo e lì di fronte a un grande crocifisso con accanto Maria e Giovanni, i miei bambini mi hanno chiesto perché Gesù era così e se stava male. Ammetto che subito mi è venuto il panico, cosa rispondere ai miei figli? La tentazione di evitare la domanda mi è venuta, poi mi sono detto di no che dovevo dirgli qualcosa, ma cosa? Inventare una bugia? No, dovevo dirgli la verità. Ma quale verità? Che Gesù è morto crocifisso soffrendo enormemente per i nostri peccati, ma che poi è risorto? Non sarebbe stato un concetto troppo difficile e anche troppo duro per dei bambini di quattro anni? In effetti non è facile neanche per noi… Comunque dovevo dirgli la verità e così non so bene come gli dissi:
“Questo è Gesù, qui è morto perché dei cattivoni gli hanno fatto molto male”.
“E perché gli hanno fatto male?”
“Perché era buono…”
“…già e loro erano cattivoni”.
“Sì e lui era proprio buono, aveva il potere dell’Amore, voleva bene a tutti anche a quei cattivoni che gli facevano male e lo hanno ammazzato e poi, dopo tre giorni, il suo Papà lo ha fatto tornare in vita.”
“Perché?”
“Perché lui era il più forte di tutti, perché col suo potere di voler bene a tutti alla fine ha sconfitto tutti e tutti sono diventati suoi amici ed è morto per poco, poi è tornato in vita ed è ancora vivo”.
I bambini non mi hanno più chiesto niente, ma mi sembravano sodisfatti. Siamo tornati in altre chiese mentre eravamo in ferie e mi hanno fatto altre domande su altre statue o santi, del crocifisso mi hanno detto però: “Questo è Gesù, è morto, ma poi vince e vive di nuovo perché vuole bene a tutti”.
Ho sorriso e ringraziato il Signore per avermi ispirato quelle parole, spero se le ricorderanno anche quando saranno più grandi.

Tanto i valori sono gli stessi…

agosto 4, 2015

In occasione di un confronto con una persona dichiaratamente atea, a un certo punto è venuta fuori, da parte sua l’affermazione: “Tanto i valori sono gli stessi”. Conosco una persona che non crede e che manda volentieri il figlio in parrocchia e a catechismo perché gli insegnano dei valori condivisibili. Subito sono rimasto un po’ perplesso, poi ci ho pensato su e mi sono detto che è vero, sostanzialmente i valori del cristianesimo sono valori condivisibili e sono sostanzialmente quelli che vengono chiamati diritti umani: cioè il rispetto della persona umana e tutto ciò che ne consegue. Perché è stato il cristianesimo il primo a mettere la persona al centro e non la rivoluzione francese, come erroneamente spesso si vuol far credere. E il fatto che anche persone non credenti riconoscano questo, anche a livello istintivo, è positivo e permette di avere un terreno comune su cui incontrarci.
Però, e sì c’è un però, il problema è che il cristianesimo non è un sistema di valori e non è neanche un insieme di regole morali, bensì è l’incontro con una persona vera: Gesù Cristo. Ed è la fede che questa persona è morta e dopo tre giorni risorta e che egli è il Figlio di Dio. Questo significa che ogni uomo vale il sangue di Gesù, il sangue di Dio… ecco da dove discendono quei valori di cui sopra, ed ecco da cui poi discendono le norme morali, ma questi sono, per quanto importanti, del tutto secondari rispetto a quell’incontro con il Cristo vivo.
Allora sì i valori sono gli stessi, o comunque simili, ma la fede quella no, quella è completamente diversa, non dimentichiamolo mai. Poi chissà che incontrandoci prima sul terreno dei valori, anche chi non crede faccia il suo incontro con Cristo e allora sì che la vita, tutta la vita, cambia completamente.

La sfida relazionale

luglio 28, 2015

Tornato da pochi giorni dalle vacanze, mi ritrovo come sempre, quasi ogni mattina almeno due/tre e-mail di movimenti cristiani che chiedono di firmare petizioni per i più svariati motivi, molto spesso motivi che condivido, ma sinceramente mi sembra che con le petizioni on-line si stia esagerando, quasi che oggi per essere cristiani basti una firma on-line al giorno (che spesso non è neanche una firma perché il sistema tiene in memoria i dati e tu ti limiti a cliccare un pulsante). In più, una settimana sì e una no, questi stessi soggetti che promuovono petizioni mi scrivono per chiedere soldi… ora capisco che i soldi servano, capisco che la causa è buona, ma chiedere soldi alle famiglie, quando tutti chiedono soldi alle famiglie e nessuno fa nulla per aiutarle a me suona fastidioso… credo ci siano altri modi per autofinanziarsi e io se ho un po’ di disponibilità economica preferisco dare ciò che posso alla mia parrocchia o alla chiesa piuttosto che a chi promuove petizioni on-line… e così ho scritto una premessa che, me ne rendo conto solo ora, varrebbe da sola quasi un articolo, ma in realtà volevo parlare di un’altra cosa… come cristiano oggi sono preoccupato, e con me molti altri cristiani, che ai nostri figli, nelle scuole, venga insegnato qualcosa che non condivido… sono preoccupato che si perda il senso profondo di ciò che è famiglia e del valore della persona umana… e per questo mi batto, nei modi leciti e nelle sedi preposte… questo è il piano teorico, c’è però poi un piano pratico, il piano relazionale e lì il discorso cambia del tutto, soprattutto come cristiano… una coppia di amici con un bimbo di poco più di un anno che frequenta il nido ci racconta che ha scoperto che un altro bambino che frequenta il nido con il loro è “figlio” di una coppia di lesbiche e, ci diceva, ci siamo rimasti perché il bambino è normalissimo, contento, simpaticissimo e se non ce lo avessero detto non lo avremmo mai sospettato. Allora tralasciando qualunque considerazione sulla salute emotiva e psicologica del bambino perché non mi compete e poi credo sarebbe corretto valutarla sul lungo periodo, credo sia importante concentrarci su questo caso perché sono convinto che sempre più spesso ci capiterà di imbatterci in casi simili e dovremo chiederci, come cristiani, come reagiremo. Se infatti non fossimo al nido, dove le relazioni tra bambini sono comunque labili, ma a una scuola elementare e un amico dei nostri figli avesse una “famiglia” omosessuale, come ci comporteremmo? Se volesse andare a giocare da lui gli diremmo di sì o di no? E no con quale motivazione? E se l’amicizia diventasse stretta, frequenteremmo quella “famiglia” oppure no? E se quel bambino, con nostro figlio o con noi, facendo riferimento alle persone con cui vive e che gli vogliono bene le chiamasse famiglia, noi cosa faremmo? Lo correggiamo pubblicamente per amore della Verità, ma dimenticandoci così dell’Amore che è Verità? Pensate infatti che trauma per un bambino sentirsi dire pubblicamente che quella che lui ritiene famiglia non è famiglia… Oppure lo spiegheremmo dopo, in privato, al nostro bambino perché non faccia confusione e abbia le idee chiare? Il problema è che dopo i bambini tra di loro parlano e magari la prossima volta sarà il nostro bambino a correggere l’amico dicendogli: “Eh no, io ho una famiglia, tu no, la tua non è proprio una famiglia…” e il risultato sarebbe lo stesso: Verità, ma senza Amore. O forse, alla fine, anche noi chiameremmo quella situazione famiglia e alla fine la accetteremmo come tale per non scandalizzare noi quel bambino e soprattutto in nome di una Verità che non si possiede mai, ma che, come ha detto Papa Benedetto XVI, ci possiede e che mai può essere disgiunta dall’Amore. Questa è la sfida relazionale che ci aspetta, come cristiani, nei prossimi anni… saremo capaci di vincerla da cristiani? Io prego di sì.

Sui bambini e le adozioni

luglio 7, 2015

Ero a cena con un caro amico qualche sera fa, non ci vediamo spesso, ma quando capita è sempre un piacere. A un certo punto tra un discorso e l’altro gli chiedo cosa ne pensa del discorso del gender e poi della possibilità per coppie omosessuali di adottare dei bambini (parliamo su questi argomenti, anche di tanti altri aspetti, ma mi interessa ora concentrarmi solo su questo). Inizia subito a dirmi che non ci vede nessun problema perché dovendo scegliere di lasciare un bambino in un orfanatrofio (in Italia non ci sono più gli orfanatrofi, ma nel mondo sì e lui se ne intende essendo ora in attesa della seconda adozione internazionale) dove comunque, per quanto possa essere amato e seguito, non ha nessuno che si occupa in maniera esclusiva di lui e affidarlo a una coppia che invece si dedica esclusivamente a lui è tutta un’altra cosa, al di là del fatto che questa coppia sia omosessuale o eterosessuale.
Questo discorso l’ho sentito fare molte volte, ho cercato di bloccarlo subito, ma lui ha voluto completare il suo ragionamento che, apparentemente non sembra fare una piega, sempre nell’ottica del bene migliore per il bambino. Ad oggi gli studi sui bambini cresciuti da coppie omosessuali sono pochi e inoltre sappiamo come, pur vivendo in una società che si dice scientifica, la scienza possa essere facilmente tirata da una parte o dall’altra a seconda di ciò che noi vogliamo dimostrare. Il problema di questo tipo di ragionamento è che sembra sensato, sembra non fare una piega, ma in realtà è fallace nel suo punto di partenza e spesso nessuno se ne accorge.
Infatti, quando ha finito, al mio amico ho fatto notare che il punto non è scegliere tra affidare il bambino a una coppia omosessuale o lasciarlo in orfanatrofio, ma tra decidere se è lo stesso affidarlo a una coppia omosessuale o a una coppia eterosessuale. Cioè se noi prendiamo due coppie, se vogliamo chiamiamole anche famiglie, stabili, serene, felici, una omosessuale e una eterosessuale e tu devi decidere a chi dare il bambino in adozione, per te sarebbe lo stesso una coppia o l’altra per cui forse tireresti semplicemente una monetica oppure non sarebbe lo stesso e saresti orientato in una direzione piuttosto che in un’altra?
Il mio amico ci ha pensato, ed essendo una persona molto onesta intellettualmente, alla fine mi ha detto che sì, avrebbe scelto la coppia eterosessuale e dopo ha aggiunto che effettivamente, pensandoci bene, non era poi così d’accordo sul permettere alle coppie omosessuali di adottare un bambino. E il mio amico non è una persona religiosa, anzi.
Ho riportato questo esempio, accaduto realmente, perché secondo me è esemplificativo di come spesso veniamo indotti su questi problemi a pensare in maniera stereotipata e non mettiamo realmente al centro il bambino, anzi. Mi sembra che il volere adottare o avere in altro modo bambini per una coppia omosessuale sia solo il passo necessario per dire siamo uguali a una coppia eterosessuale, ma così non è. C’è una diversità di fondo che non si può annullare, che va sempre rispettata, ma che non si può ignorare e il bambino non può essere uno strumento per farti sentire uguale agli altri. In ogni caso tu sei uguale agli altri, con la stessa dignità, sempre e comunque, qualunque scelta tu faccia nella vita, in qualunque realtà tu viva, magari (anzi quasi sicuramente) non puoi fare tutte le cose che fanno gli altri e come le fanno gli altri (io non posso disegnare come Caravaggio, scrivere come Hemingway o giocare a pallone come Maradona), ma tu, come tutti, puoi sempre scegliere di Amare, sempre e comunque.

Corpus Domini

giugno 9, 2015

Sabato sera ho partecipato alla processione del Corpus Domini nella mia parrocchia, è stato emozionante, abbiamo deciso di esserci anche con i nostri bambini, onestamente avevo un po’ di paura che si stufassero, che scappassero (hanno compiuto quattro anni domenica), ma quando gli abbiamo detto che accompagnavamo Gesù si sono illuminati, volevano vederlo, seguirlo e cantavano camminando tranquilli nella processione. La festa del Corpus Domini, del Corpo del Signore, quel corpo donato per Amore, morto per Amore e che in ogni eucarestia si dona di nuovo a noi, per Amore. Un corpo debole, fragile, indifeso, che può essere facilmente offeso, martoriato, come lo è stato 2000 anni fa… un Amore che non si esaurisce mai… ricordo quello che mi ha detto poco tempo fa mia moglie tornata da messa: “Guardavo le persone prendere l’eucarestia e pensavo: quanto Amore, mio Dio, quanto Amore… e mi sono commossa”.
Poco prima a Verona, la mia città, per altre strade si era svolto il corteo del Gay Pride. Non ci sono stato, leggo il giorno dopo sul giornale, che è stata una manifestazione pacifica, con circa 5000 partecipanti (forse più), di persone che chiedono di essere accettate per come sono o per come vogliono essere, che chiedono di non essere discriminate, ma soprattutto chiedono il matrimonio. Poi alla fine dell’articolo leggo questa frase: «Verona è la città dell’amore e lo è per tutti quanti. Lasciatevi amare; questa città mostra intolleranza, ma ha anche un lato migliore», ha sottolineato Sebastiano Ridolfi, del Comitato organizzatore Verona Pride.
C’è qualcosa che stona… questo è l’amore che oggi c’è e domani chissà, quello è l’Amore che è per sempre… questo è l’amore che posso anche comprare, quello è l’Amore che posso solo ricevere o donare… questo è l’amore che chiede diritti quello è l’Amore che non chiede nulla… questo è l’amore che vive di sentimenti, quello è l’Amore che vive di scelte, anzi di una sola… questo è l’amore da cui puoi anche divorziare, sempre più velocemente, quello è l’Amore che ti fa alzare di notte perché tuo figlio si sveglia, sempre senza dire mai di no… questo è l’amore di cui parla il mondo, quello è l’Amore che ha vinto il mondo!

Ancora sul gender

maggio 26, 2015

Torno a parlare del gender, del genere, perché ultimamente nella mia città (Verona), la discussione al riguardo si è molto riscaldata, spesso impedendo ogni possibilità di confronto anzi partendo subito da una posizione di scontro, da una parte e dall’altra. Ma qual è il problema? Non sto qui a fare cronache o a riepilogare i fatti, ma sostanzialmente quello che è accaduto è che partendo da un presupposto assolutamente condivisibile, ovvero il rispetto dell’altro e quindi della sua diversità (questo è un concetto fondamentale quanto spesso dimenticato, l’altro è sempre diverso da me indipendentemente dal suo sesso, dal suo genere, dalla sua etnia, religione o dal suo supereroe preferito) si è usato questo per cercare di veicolare a scuola il rispetto di un’unica differenza ben specifica, quella relativa alle scelte sessuali (biologiche, di genere, di identità, poco importa, importa il senso globale della cosa). Questo ha chiaramente provocato paura nei genitori, me per primo, lo ammetto, perché l’idea che a scuola ai miei figli possano venire insegnate cose come la masturbazione oppure che, indipendentemente dal suo sesso biologico, mio figlio possa scegliere che genere sessuale avere è una cosa che mi disturba non poco, soprattutto perché non sono assolutamente d’accordo. Mentre mi trovo del tutto d’accordo sul fatto che mio figlio impari a rispettare tutti e per prime le sue compagne e che, se vuole, può anche giocare con pentole e ferro da stiro, mentre una bambina può giocare con pistole e macchinine, ma questo nulla ha a che fare col sesso.
Usare il rispetto, come cavallo di Troia per far passare un’ideologia è terribile, soprattutto se lo si fa sulle spalle dei nostri bambini, ecco perché molti genitori si sono spaventati e hanno alzato i toni. Certo questo non è bello, e forse è anche poco cristiano, proprio perché quasi mai permette un confronto, ma è comprensibile tenendo anche conto che questi atteggiamenti hanno, per fortuna, già bloccato iniziative reali che andavano in questa direzione (ad esempio i libretti dell’UNAR per gli insegnanti bloccati dal ministro Giannini proprio perché le voci si sono alzate). Questo va detto chiaramente, perché sia compreso da tutti, è vero i toni sono alti da entrambe le parti, ma perché si sta tentando di toccare la cosa più preziosa che abbiamo, i nostri figli, e lo si tenta di fare in maniera subdola, è impossibile chiederci di rimanere calmi e zitti. Sarebbe meglio rispondere sempre in maniera pacata, ma non sempre tutti ne sono capaci e, come genitore, li comprendo. Credo che, col massimo della serenità possibile (e vi assicuro che è difficile) dovremo anche ricordare che Mario Mieli, omosessuale, morto suicida a 30 anni e teorico dell’omosessualità, assunto a simbolo degli omosessuali (tanto è vero che ci sono circoli culturali a lui dedicati), scriveva nel saggio “Gay rivoluzionario” di Mario Mieli:
“Noi sodomizzeremo i vostri figli, simboli della vostra mascolinità debole, dei vostri sogni superficiali e delle vostre volgari menzogne. Li sedurremo nelle vostre scuole, nei vostri dormitori, nelle vostre palestre, nei vostri spogliatoi, nelle vostre arene, nei vostri seminari, nei vostri gruppi giovanili, nei bagni dei vostri teatri, nelle vostre caserme, nei vostri parcheggi, nei vostri club maschili, nelle vostre camere del Congresso, ovunque gli uomini sono insieme ad altri uomini. I vostri figli diventeranno i nostri lacchè e faranno ciò che vogliamo. Saranno plasmati di nuovo a nostra immagine. Ci desidereranno e ci adoreranno”.
Ora possiamo contestualizzare quanto vogliamo, mettere tutti i distinguo che vogliamo, ma se il pensiero omosessuale, mai rinnegato, anzi a volte esaltato è questo, allora la paura credo sia giustificata o almeno comprensibile.
Ma, come genitore e come cattolico, ho un’altra sfida che secondo me abbiamo tutti e di sicuro abbiamo noi cattolici: evitare la discriminazione. Sappiamo perché ci siamo passati tutti, che soprattutto i bambini e poi i ragazzi discriminano gli altri per tutto, anche solo perché non sono vestiti come loro, e nell’adolescenza si fa di tutto pur di farsi accettare dal gruppo… è questo meccanismo che dobbiamo rompere, scardinare, insegnando, prima di tutto con l’esempio che l’altro è sempre e comunque importante e amato e quindi non può mai essere discriminato. Il sesso, la razza, la politica, la religione, non c’entra nulla, fare queste differenze ci porta solo ad aumentare le distanze, invece l’altro è sempre mio fratello e come tale va rispettato prima ancora di essere amato.
A mio avviso questa è la vera sfida del cristiano, da sempre.

Per il resto rimaniamo sempre vigili e se possiamo però abbassiamo i toni, non l’allerta, quella mai.

Festival Biblico a Verona

maggio 17, 2015

Molti eventi sono già iniziati, ma da questa settimana si avrà l’inaugurazione ufficiale e poi si entrerà nel cuore del Festival Biblico qui a Verona.

Tra gli eventi che seguo personalmente vi segnalo il bellissimo percorso al Parco Natura Viva di Pastrengo sugli Animali e Piante nella Bibbia e la giornata di sabato dedicata a Tolkien, la mattina in seminario e il pomeriggio a Santa Maria in Chiavica e al caffè Casa Mazzanti dove incontreremo Claudio Antonio Testi. Spero sia l’occasione per incontrarsi di persona.

Di seguito trovate anche il programma che è comunque consultabile on-line sul sito www.festivalbiblico.it 

MAPPA def e programma 2015

Teoria del gender

aprile 21, 2015

Oggi volevo cercare di capire qualcosa di più di questa teoria, così, come faccio spesso, ho accantonato ogni lettura “di parte” e ho provato a cercare su wikipedia, questo è il link http://it.wikipedia.org/wiki/Studi_di_genere

Di seguito copio incollo alcune cose riportate su Wikipedia che mi sembrano molto interessanti:

Soprattutto ai loro inizi, ma in parte anche oggigiorno, gli studi di genere sono caratterizzati da una impronta politica ed emancipativa. Sono infatti strettamente connessi alla condizione femminile e a quella di soggetti minoritari. Non si limitano quindi a proporre teorie e applicarle all’analisi della cultura, ma mirano anche a realizzare cambiamenti in ambito della mentalità e della società. Sono strettamente legati ai movimenti di emancipazione femminile, omosessuale e delle minoranze etniche e linguistiche e spesso si occupano di problematiche connesse a oppressione razziale ed etnica

Questa prima parte mi sembra interessante perché subito ci fa capire, al di là del valore, che questo tipo di studi si pone sin da subito con uno scopo (che si può condividere oppure no), ma che non è solo quello di capire, bensì di capire per modificare.

Tradizionalmente gli individui vengono divisi in uomini e donne sulla base delle loro differenze biologiche. Nel sentire comune, infatti, il sesso e il genere costituiscono un tutt’uno. Gli studi di genere propongono invece una suddivisione, sul piano teorico-concettuale, tra questi due aspetti dell’identità:

  • il sesso (sex) costituisce un corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici che producono un binarismo maschio / femmina,
  • il genere (gender) rappresenta una costruzione culturale, la rappresentazione, definizione e incentivazione di comportamenti che rivestono il corredo biologico e danno vita allo status di uomo / donna.

Sesso e genere non costituiscono due dimensioni contrapposte ma interdipendenti: sui caratteri biologici si innesca il processo di produzione delle identità di genere. Traducono le due dimensioni dell’essere uomo e donna. Il genere è invece un prodotto della cultura umana e il frutto di un persistente rinforzo sociale e culturale delle identità: viene creato quotidianamente attraverso una serie di interazioni che tendono a definire le differenze tra uomini e donne. A livello sociale è necessario testimoniare continuamente la propria appartenenza di genere attraverso il comportamento, il linguaggio, il ruolo sociale. Si parla a questo proposito di ruoli di genere. In sostanza, il genere sarebbe un carattere appreso e non innato. Maschi e femmine si nasce, uomini e donne si diventa

Ecco qui il nucleo della Teoria del Gender, davvero interessante, perché distingue chiaramente tra i caratteri biologici e l’identità del genere. Il primo pensiero, che non è mio, ma che ho sicuramente letto da qualche parte anche se non ricordo dove, è che pensavo esistesse un unico genere, quello umano. Può sembrare una battuta e inparte lo è, ma solo in parte, perché a furia di distinguo e differenziazzioni alle volte si perde di vista l’unità. Cioè rischiamo di dimenticarci, tutti, che siamo tutti esseri umani e in quanto tali dobbiamo essere rispettati al massimo grado.

Entrando un po’ nello specifico, da un lato trovo la teoria interessante, dall’altro un po’ slegata dalla realtà perché come posso io vivere la mia realtà biologica in maniera diversa da quella che è? Cioè posso io costruirmi un contesto che superi la mia realtà biologica? Non lo so, penso che sia possibile, ma sarebbe falso. Faccio un esempio, io sono un appassionato di supereroi, vorrei essere Superman, anzi io voglio essere Superman, di più mi sento Superman, ma la mia biologia non è quella di Superman, io non ho delle cellule che assorbono energia solare, non sono capace di emettere vista calorifica o a raggi X, e non ho nè la super forza, perché i miei muscoli non ce l’hanno, nè l’invulnerabilità, le mio ossa si spezzano. Quindi posso anche avere gli ideali di Superman, comportarmi come lui, ma tutta la mia biologia mi dice che non lo sono, cioè che non potrò mai avere unità tra quello che è il mio corpo e quello che è il mio desiderio. Che faccio allora? Mi illudo e vivo in illusione? Cerco di modificare il mio corpo? Cerco di modificare il mio desiderio? Accetto il mio corpo? Accetto il mio desiderio? Ecco credo che qui la risposta dipenda molto dall’educazione personale e dalla sensibilità di ognuno. Io farei una scelta che ritengo la migliore per la mia crescita come persona, ma non posso pretendere che lo facciano tutti. Quindi la scelta, come ogni scelta rimane personale, il mio è solo un discutere a livello teorico.

Poi scendo nella mia esperienza reale e vedo che nel mio essere marito e padre c’è anche una parte femminile, ma da dove viene? Dalla mia biologia? Dal mio condizionamento culturale (leggasi educazione)? Non lo so, ma c’è…

Vedo che i miei bambini giocano con quello che trovano e in casa mia c’erano i miei giochi (quindi robot e supereroi), mentre a casa di mia mamma trovano anche delle bambole con cui giocare… è un condizionamento culturale questo? E come fare per evitarlo? Fare scegliere loro? E come fanno a pochi giorni? a pochi mesi? A pochi anni? E anche farli scegliere non è condizionarli? Anche il nome che io ho scelto per loro non è un condizionamento? Il cibo che ho scelto per loro? Il tempo che posso o non posso passare con loro non li condiziona? Insomma il tutto mi sembra molto teorico e poco concreto…

Io ho capito una cosa, nel bene o nel male, in ogni momento riceviamo tantissimi stimoli che ci condizionano, ma l’obiettivo della vita non è essere liberi da condizionamenti per poter scegliere, l’obiettivo è Amare, sempre e comunque e questo lo puoi sempre fare, che tu sia maschio o femmina, o uomo o donna, Superman o costretto su una sedia a rotelle, che tu abbia pochi giorni o più di cento anni… Amare con la A maiuscola, come Cristo, non amare come oggi ci fa intendere il mondo…

Io sono cristiano

aprile 15, 2015

Un amica mi ha girato una mail con questo testo, se non ho capito male l’idea nasce dai Comboniani, io la riporto qui perché mi ci ritrovo e vi invito a condividerla con tutti quelli che conoscete e a meditare sul perché nessuno senta il bisogno di difendere i cristiani trucidati.

 

Dopo l’attentato terroristico alla rivista satirica Charlie, a difesa della libertà di stampa, TUTTI si sono dichiarati:“je suis charlie”    Dopo i continui atti terroristici e le stragi contro i cristiani, a difesa della libertà di religione, NESSUNO ha il coraggio di proclamarsi:                                                                                                                            “Io sono cristiano”   Il silenzio dell’Occidente contro queste barbarie è davvero inaudito ma io, contro questa cultura di  morte, mi dichiaro a favore della cultura dell’Amore e come cristiano PREGO il buon Dio affinché cambi i cuori dei Responsabili di tali orrori e li liberi dal potere di Satana.“io sono cristiano”e, noi cristiani, dobbiamo e possiamo solo PREGARE, PREGARE PREGARE!

Cristo è Risorto! E’ veramente Risorto

aprile 5, 2015

Resurrezione

ALLELUIA!

La settimana Santa

aprile 1, 2015

Siamo entrati già da Lunedì nella settimana Santa. Domenica, delle Palme, abbiamo letto la Passione di Gesù…

oggi è mercoledì non sono riuscito a scrivere prima, mi dispiace… ma mi chiedo e lo chiedo davvero a me per primo… ce lo ricordiamo che siamo nella settimana Santa? Noi credenti, non rischiamo davvero, come sempre di essere assorbiti da mille altre cose, dal necessario che bisogna fare e scordiamo quello che, di fatto, è il cuore dell’anno Liturgico? Domani la Cena del Signore, Venerdì la commemorazione della morte… non sono neanche feste di precetto… venerdì sarebbe richiesto il digiuno… saremo capaci di farlo? Io non lo so, chiederò aiuto allo Spirito, perché da solo non so davvero…

Di una cosa sono convinto però che tutti ci ricorderemo che Lunedì è Pasquetta…

Cristiani perseguitati

marzo 16, 2015

Siamo in Quaresima, ieri il Papa ha denunciato che il mondo cerca di ignorare il massacro dei cristiani. Qui e lì cercano in tutti i modi di attaccare la fede cristiana anche affermando che i Vangeli sono favole manipolate, ma chi sa o si preoccupa di quanti sono veramente i cristiani perseguitati e massacrati per la loro fede?

Qui trovate questo articolo di Gennaio da un fonte che non può essere dichiarata di parte http://www.iltempo.it/esteri/2015/01/18/150-milioni-di-cristiani-perseguitati-nel-mondo-1.1369181

Si parla di stime tra i 100 e i 150 milioni di cristiani uccisi per la loro fede e sembra che la situazione non sia destinata a migliorare…

Giovanni di Gamala, chi era costui?

marzo 9, 2015

Quasi tutti coloro che sostengono che i Vangeli sono stati contraffatti dalla Chiesa e che Gesù non è esistito ritengono che dietro la figura di Gesù si nasconda invece quella di Giovanni di Gamala. Ma chi è Giovanni di Gamala, e abbiamo prove storiche della sua esistenza?

Iniziamo da Wikipedia, come abbiamo già fatto per altri casi, ecco il link http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_di_Gamala leggiamo così, subito, in maniera molto chiara che Giovanni di Gamala è un personaggio inventato, frutto della fantasia di un romanziere del XIX secolo. Nonostante questo scopriamo anche che diversi studiosi hanno cercato di provarne l’esistenza, ma senza successo. Infine leggiamo che Emilio Salsi avrebbe trovato una traccia dell’esistenza storica di Giovanni di Gamala nei testi di Giuseppe Flavio. Se buttiamo un occhio però alla Discussione che è legata alla voce (basta cliccare in alto a sinistra dove c’è scritto Discussione), capiamo anche che le cose non sono proprio così chiare, infatti sembra che di Giovanni di Gamala in Giuseppe Flavio non ci siano davvero tracce.
Non starò a spiegarvi io il motivo semplicemente perché, cercando in rete, ho trovato due link che lo spiegano in maniera molto chiara e semplice e il primo: http://ateismoeliberta.forumattivo.eu/t917-c-e-giovanni-di-gamala-in-guerra-giudaica-di-g-flavio si trova addirittura su un forum di atei, quindi sicuramente non di parte.

Il secondo link https://forum.termometropolitico.it/661170-giovanni-di-gamala-e-esistito.html non solo mostra le pecche del modo di procedere del signor Salsi, ma di questo abbiamo già parlato, ma rivela anche il modo in cui viene trattato chi osa contraddirlo. Infatti nella discussione, recentissima, ci sono le risposte del signor Salsi, ma esse non entrano mai nel merito delle contestazioni che gli vengono fatte, anzi attaccano l’autore delle critiche alla sua teoria in maniera personale, cercano di ribaltare il discorso, cambiando argomento (il tema riguardava solo le prove dell’esistenza di Giovanni di Gamala in Giuseppe Flavio) e infine chiede un confronto pubblico non in un posto qualsiasi, ma alla Sapienza di Roma… insomma una reazione che ricorda più quella di chi è colpito in un punto dolente che quella di chi ha degli argomenti da presentare.

Concludendo, di Giovanni di Gamala non abbiamo alcuna prova storica che ne attesti l’esistenza, ma abbiamo la dichiarazione del suo autore che si tratta di un personaggio letterario inventato di sana pianta.


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