Family Day. Sì o no?

gennaio 30, 2016

Sì.

Per problemi miei di tempo è un po’ che non riesco a scrivere su questo blog, ma non volevo passasse questo giorno senza scrivere nulla sull’argomento Family Day. E’ vero che ci sarebbero dei distinguo da fare, è vero che il problema è complesso, è vero che la sfida del cristiano è alla fine quella relazionale di cui ho già parlato, ma è anche vero che il Vangelo a un certo punto dice: “Il vostro parlare sia sì sì, no no tutto quello che è in più viene dal maligno” (cito a memoria, ma il senso è questo).

Quindi credo, come cristiano, che a un Family day non si possa dire che “Sì”, perché la famiglia non solo è importante, ma fondamentale. Perché non è contro nessuno, ce lo vogliono solo far credere, ma è a favore della famiglia. Perché la famiglia ha bisogno di essere aiutata e salvaguardata istituzionalmente. Perché oggi è più conveniente convivere che sposarsi. Perché è vero, i bambini, non si comprano, si amano e chi ama davvero è capace anche di lasciar andare un suo desiderio proprio per amore…

Cocktail Biblico

gennaio 13, 2016

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Santo Natale

dicembre 24, 2015

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Auguro a tutti un Santo Natale e un 2016 ricco di Pace e Misericordia.

“Mentre erano in campagna…

novembre 17, 2015

…Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.” (Genesi 4, 8)

Caino invita suo fratello in campagna, Abele non si aspetta nulla di male da Caino e va con lui. Abele è fiducioso, sereno, tranquillo… Caino colpisce a tradimento, nel momento in cui l’altro meno se lo aspetta e uccide, uccide suo fratello. L’omicidio, la paura, il terrore entrano nella storia dell’uomo per mano di un fratello, non di un nemico, ma di colui di cui ci fidavamo.

Perchè? Perchè Caino crede di avere subito un torto, crede di essere giusto, crede di aver ragione e che questo lo autorizza a vendicarsi del suo presunto torto, in qualunque modo, non importa.

Eppure Dio, nel testo di Genesi, parla con Caino, non parla mai con Abele.

E Caino prima non capisce o non vuole capire, risponde altezzoso: “Sono forse io il guardiano di mio fratello?” perchè ancora si crede nel giusto, ma Dio insiste e la sua voce fa Verità in Caino che finalmente esclama: “Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono?” si rende conto dell’enormità di ciò che ha fatto e non pensa di meritare alcun perdono, anzi ora teme per la propria vita. Ha perso l’arroganza, ora non crede più di essere nel giusto, ora si rende conto di aver sbagliato e della gravità del suo errore e si aspetta un punizione, la più terribile, la stessa che lui ha dato a suo fratello: la morte.

Ma Dio non agisce come Caino si aspetta, non agisce da vendicatore… certo una punizione per Caino c’è, ma c’è anche qualcosa d’altro, qualcosa di molto diverso… Dio mette su Caino un segno, un segno che dice: “Quest’uomo è mio e guai a chi lo tocca!”… Dio si prende cura di Caino, ma non del Caino che pensava di essere giusto, bensì del Caino che si è reso conto di ciò che ha fatto…

Cocktail Biblico

novembre 11, 2015

LogoLa parola cocktail appare per la prima volta nel 1806, non si è sicuri della sua origine, ma sicuramente richiama alla mente l’immagine di un momento di relax in un luogo raffinato, con un pizzico di esclusività.
Ed è questa l’idea che sta alla base del «Cocktail biblico», quattro incontri nati da un’idea di don Martino Signoretto, concretizzatasi grazie all’incontro con Casa Mazzanti Caffè, il luogo dove sarà possibile, a iniziare dal 15 novembre alle 16.30, assaggiare un Cocktail biblico ascoltando proprio don Martino Signoretto parlarci della Sapienza nella Bibbia. Infatti in Proverbi 9,1-6 si legge: “La sapienza ha costruito la sua casa …, ha mescolato il suo vino e ha imbandito la sua tavola … e invita: “Venite, mangiate del mio pane e bevete del vino che ho mescolato””.
La Sapienza crea il suo cocktail (mescola il vino) e invita nella sua casa, alla sua tavola…
Questo è il senso del Cocktail Biblico, un’occasione di incontro, in uno degli ambienti più affascinanti e raffinati della città, con la Sapienza della Bibbia affinché conoscere, scoprire, ascoltare sia davvero un piacere, sorseggiando un cocktail creato apposta per l’occasione dal barman di Casa Mazzanti Caffè.
Gli incontri successivi saranno, a gennaio sull’enciclica dedicata all’ecologia “Laudato Sì” di Papa Francesco, ad aprile sulla bellezza e a maggio, durante il Festival Biblico, sulla misericordia.
Per ulteriori informazioni: 0458003217 ; info@casamazzanticaffe.it

Informazioni e ipocrisie

ottobre 29, 2015

Stamattina ho letto questo sul Corriere , dateci un’occhiata e poi non so a voi, ma a me è venuto da chiedermi: ma come alla satira non era tutto permesso? Oppure lo è solo quando attacca la religione? Non so a me sembra tanto che si usino due pesi e due misure… Io ne ho uno solo, trovo stupida e volgare la satira di Charlie e trovo stupida e volgare anche questa… ma chissà perchè sembra che alcune categorie di persone, anche se dicono di no, siano più tutelate di altre

Il Pastafarianesimo

ottobre 27, 2015

Mia moglie insegna religione e alle volte, mi racconta, è davvero difficile motivare i ragazzi, sopratutto gli adolescenti. Sembra però che, un po’ per scherzo, un po’ seriamente si mostrino sempre molto interessati al Pastafarianesimo. Ma voi sapete che cos’è?

Se volessimo semplificare potremmo dire che è una religione parodistica, cioè una religione creata solo per prendere in giro. La divinità principale è un essere supremo a forma di spaghetti con polpette, creata nel 2005 per protestare al fatto che, nella sua scuola si insegnava il creazionismo con la stessa dignità della teoria dell’evoluzione. Se vi interessa approfondire potete leggere qui su Wikipedia. In sostanza molti degli aspetti del Pastafarianesimo prendono in giro il cristianesimo a cominciare dal simbolo (una sorta di granchio al cui interno è celato, neanche troppo, il pesce simbolo dei cristiani). Ma questo concetto, cioè il creare una religione ex-novo per mostrare, almeno in apparenza, l’astrusità delle religioni “vere” non è nuovo ed è l’evoluzione del concetto della teiera volante di Russel nel 1952, dell’Invisibile Unicorno Rosa o del Discordianesimo fondato nel 1959.

Il concetto di fondo di queste operazioni, riprese anche da Richard Dawkins nelle sue opere, è abbastanza semplice, dal momento che le affermazioni che fanno i credenti in una qualunque religione non possono essere dimostrate allora è sufficiente fare affermazioni simili, creare un sistema di credenze similare, ma totalmente e banalmente assurdo per chiunque, in modo da far risaltare il non-senso di qualunque religione (anche se poi quasi sempre si prende di mira il cristianesimo).

E, in effetti, se ci si pensa in maniera puramente logica, almeno in apparenza il gioco sembra funzionare. In fin dei conti il fatto che i testi sacri siano testi molto antichi di per sè non prova che siano rivelati. Il fatto che alcuni passi di alcuni testi sacri siano vera e propria poesia od opera d’arte, non vieta che si possano creare testi ispirati dal sacro spaghetto che risultino poesie od opere d’arte, lo stesso per le arti figurative o musicali. Insomma sembrerebbe proprio che, al di là dell’evidente intento parodistico, questo tipo di ragionamento metta in difficoltà il credente non tanto sul piano della fede, ma quanto proprio su quello della ragione.

In realtà, almeno per quanto riguarda il cristianesimo (e io tratterò solo di quello), le cose stanno un po’ diversamente. Infatti chi ha creato o crea questo tipo di religioni parte dal presupposto che il cristianesimo sia semplicemente un insieme di credenze di dogmi, cioè di leggi (fai questo, non fare questo e così via), per cui è sufficiente riscrivere le leggi e i dogmi, quindi i testi e il gioco è fatto. Invece no, perchè il cristianesimo è la religione dell’incontro, non del Libro. L’incontro con una persona vera, reale, concreta: Gesù Cristo. E questo incontro o lo fai o non lo fai, anche se ti dichiari cristiano. E le regole, il Libro, allora assumono un senso solo alla luce di questo incontro e vengono sempre dopo l’incontro con Cristo. Un cristiano che ha fatto questo incontro lo sa, invece un cristiano che si dice tale, ma che questo incontro non lo ha fatto lo si vede, perchè sarà un cristiano sempre pronto a citare la regola, a farti vedere l’errore, a proclamare il versetto che ti condanna. Allora sì che, per un cristiano così, credere in Gesù o credere in uno spaghetto è lo stesso e si presta facilmente al gioco della parodia.

Invece il Cristiano che ha davvero incontrato Gesù nella sua vita da che cosa lo si riconosce? Dal fatto che lo testimonia, non tanto con le parole, ma con le opere. Infatti la religione cattolica è detta apostolica proprio per questo, perchè si è trasmessa per la testimonianza di qualcuno, prima degli apostoli e poi dei cristiani dopo di loro. E questo non si può parodiare. Perchè certo io posso anche inventarmi, e raccontare, per burla, che ho incontrato il Grande Spaghetto o un Unicorno Rosa, ma se questo incontro non cambia la mia vita si vede.

Facciamo un esempio (uno, ma se ne potrebbero fare migliaia): Padre Massimiliano Kolbe. Quest’uomo, nel mezzo dell’orrore più tremendo che l’uomo sia stato capace di creare, in una realtà costruita apposta per disumanizzare ogni uomo, ha fatto il gesto più grande che un uomo possa fare. Ha dato la sua vita per un altro e l’ha data solo perchè, nella propria vita, ha incontrato Gesù Cristo, l’ha data per Amore, un Amore unico, esattamente come aveva fatto Gesù Cristo 2000 anni prima. Allora il sacrificio (la cui etimologia è “sacer facere”, cioè “rendere sacro”) di San Massimiliano Kolbe mostra la realtà di Cristo, 2000 anni dopo, per cui anche senza aver visto, senza avere nessuna prova, la vita e la morte di Kolbe sono la prova che Cristo esiste. E come Padre Massimiliano Kolbe ce ne sono tantissimi altri…

Certo, nella storia del mondo di persone che sono morte e muiono per un’idea ce ne sono molte, ad esempio gli stessi nazisti, alla fine hanno dato la loro vita per un’idea, per quanto malsana fosse, e non sono gli unici, ma di sicuro non sono morti per Amore, perchè qualcun altro potesse vivere, sacrificandosi, anzi… poi ci sono state anche persone che si sono scarificate per gli altri, anche se non erano dichiaratamente cristiane, certo, eppure si sono comportate esattamente come si sarebbe comportato un cristiano che ha incontrato Cristo, segno che forse, senza neanche saperlo, Cristo lo avevano incontrato… almeno io credo così.

Comunque ecco quello che manca al Pastafarianesimo, all’Unicorno Rosa, alla Teiera di Russel e al Discordianesimo… l’Amore, o megli la Testimonianza dell’Amore, dell’Amore vero, quello capace di dare la vita per l’altro, non per un’idea, per un sogno o una fede, ma per un fratello.

Perchè è giusto dare ragione della propria fede (cioè farne vedere la razionalità, il fatto che si crede solo ciò che è ragionevole credere come diceva Sant’Agostino), ma ancora più giusto è darne Testimonianza con la propria vita, perché “tre cose rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!” (1 Corinzi 13, 13)

Omosessuale e quindi cacciato dalla Chiesa

ottobre 6, 2015

Se leggiamo un po’ i titoli dedicati al caso di monsignor Charamsa che pochi giorni fa ha pubblicamente dichiarato di essere omosessuale e di avere un compagno, evidentemente da tempo, quello che rimane è sostanzialmente questo: un prete dichiara pubblicamente di essere omosessuale e viene subito sospeso da ogni attività all’interno della Chiesa, cioè di fatto viene emarginato dalla Chiesa stessa. Non si può essere omosessuali e stare in questa Chiesa (ovviamente brutta, cattiva e omofoba) questo è il messaggio che passa.

Il problema è che se si andasse al di là dei titoli e si cominciasse semplicemente a ragionare forse si arriverebbe a conclusioni diverse, molto diverse.

Intanto questo signore, Charamsa, indipendentemente dalla sua inclinazione sessuale, è stato accolto dalla Chiesa, in cui lui ha chiesto di entrare, a braccia aperte e le sue qualità sono state valorizzate e premiate, tanto è vero che insegnava in ben due università pontificie ed era un membro, un ufficiale, della Congregazione per la dottrina della fede.

Il problema però è che lui questa fiducia l’ha tradita, ma non perchè è omosessuale.

La Chiesa però ha alcune regole e una di queste è che se vuoi fare il prete devi fare una promessa di castità, che tu sia eterosessuale o omosessuale, è indifferente. La castità è chiesta a tutti i sacerdoti.

E’ difficile? Certo, ma è una scelta libera, consapevole. Una scelta che don Charamsa ha tradito, consapevolmente e senza alcuna vergogna, tanto da publicizzarla proprio alla vigilia del Sinodo, in un momento oggettivamente delicato per la Chiesa. Attenzione che la vergogna di cui parlo non è per l’essere omosessuale, ma per non essere riuscito a mantenere fede a una promessa che aveva fatto alla Chiesa: la castità.

Certo non tutti i preti o i religiosi ci riescono, la Chiesa lo sa, e allora si chiede loro di lasciare l’abito talare di lasciare i loro incarichi come preti e di vivere serenamente la loro sessualità, ma dietro queste scelte c’è sempre un dolore, il dolore da parte di chi la vive di non essere riuscito a essere fedele e il dolore da parte della Chiesa per la sofferenza che tutto questo ha generato.

Quindi monsignor Charamsa è stato sospeso dai suoi incarichi non perchè omosessuale (ci sono moltissimi religiosi che vivono la sessualità omo o etero che sia nella castità), ma perchè aveva un compagno da tempo, esattamente come lo sarebbe stato se avesse avuto una compagna.

Oltretutto se si continua a leggere le sue dichiarazioni c’è da rimanere molto, molto perplessi… dice di amare la Chiesa eppure provoca uno scandalo enorme il giorno prima dell’apertura del Sinodo, facendosi fotografare in abito talare col suo compagno (fosse stata una compagna sarebbe stata la stessa cosa), senza alcun rispetto per ciò che la Chiesa che dice di amare e l’abito che porta rappresenta per moltissime persone. La stessa totale mancanza di rispetto che mostra per tutti i suoi confratelli che invece la castità cercano di viverla lo stesso.

Parla poi della meravigliosa comunità lgbt, anche questo mi suscita qualche perplessità visto che è la stessa comunità che organizza spesso eventi provocatori e al limite del provocatorio, ma capisco che lo stile adottato da Charamsa sia simile.

Poi si legge che a breve uscirà una sua autobiografia e allora qualche cattivo pensiero ti viene è inevitabile, anche perchè getterebbe una nuova luce su tutta questa vicenda che una pubblicità maggiore non poteva avere e di cui, comunque si avvantaggerà anche questo libro…

Tutta questa storia mi fa venire in mente le Parole di San Paolo sull’Amore, quello vero, quello con la A maiuscola…

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’Amore, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’Amore, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi l’Amore, niente mi giova.
L’Amore è paziente, è benigno l’Amore; non è invidioso l’Amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’Amore non avrà mai fine. […]
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e l’Amore; ma di tutte più grande è l’Amore!

Oddwars, il mio nuovo, vecchio, romanzo…

settembre 29, 2015

Normalmente su questo blog parlo di temi legati alla fede, poi ho un altro blog E un elfo li radunò… dove parlo delle opere di letteratura, di film, di fumetti e anche delle mie produzioni in tal senso che non son poi molte e, come potete facilmente intuire, hanno sempre bisogno di essere conosciute. Allora faccio un piccolo strappo alla regola di cui sopra e utilizzo questa sede e questo post per segnalarvi, brevissimamente, l’uscita del mio ultimo libro: Oddwars “Guerre Impari”.

In realtà avevo già pubblicato Oddwars, che è stato il primo romanzo che abbia mai scritto, su carta e si può ancora acquistarlo in questo formato su Il mio libro, ma la novità è che adesso è disponibile anche come ebook su Amazon qui.

Chiarisco da subito che però Oddwars non ha nulla a che fare con la fede e non parla di fede, ma è una storia che partendo dal presupposto di che cosa accadrebbe se i personaggi di Guerre Stellari incontrassero Il Signore degli Anelli, mescola Fantasy e Fantascienza.  Si legge tutta d’un fiato e vuole sopratutto far divertire.

In rete hanno cominciato a parlarne, molto bene, diversi siti e io ve ne segnalo un paio così potrete anche capire meglio di cosa si tratta:

Oddwars su Il giornale dei Veronesi

Oddwars su Il Nadir

Naturalmente, se lo leggete, fatemi sapere le vostre impressioni.

Corsi, incontri e conferenze

settembre 25, 2015

Una persona che conosco mi manda spesso e volentieri volantini su tutti i corsi possibili e immaginabili in ambito cattolico, tutte proposte interessanti, almeno a prima vista, solo che quando poi gli chiedo se lui li ha fatti o li conosce, la risposta è più o meno sempre la stessa: no, però sono bellissimi. Ora soprassedendo sul fatto che lui non li ha sperimentati in prima persona e quindi come fa a sapere che sono bellissimi, ma fidandomi che comunque siano corsi validi, mi chiedo: ma quanti corsi dovrei fare? E, soprattutto, essere cristiani si riduce a fare un corso?
Io credo che i corsi abbiano una loro validità, soprattutto in un momento di formazione o di avvicinamento o riavvicinamento alla fede, ma poi basta. Bisogna anche cominciare ad agire da cristiani…

Il cristiano ha bisogno di nutrirsi continuamente di Cristo, della Sua Parola e di ascoltare qualcuno che gliela spezzi, ma i corsi hanno un obiettivo limitato e sarebbe giusto, a mio avviso, ricordarselo…

Come direbbe il Qoelet c’è un tempo per i corsi, ma c’è un tempo anche per non seguirli…
Un’altra cosa che mi arriva sempre più spesso ultimamente sono le segnalazioni di incontri sul tema del gender, sinceramente non ne posso più, sono più meno tutti sullo stesso tono, organizzati dalle stesse associazioni e con le stesse persone…

Io non ho mai partecipato a nessuno di questi incontri, ma ho sentito molte persone che ci sono state e tutte mi hanno detto la stessa cosa: ne esci spaventato, hai paura, i relatori sono bravi oratori e instillano paura volontariamente… questo me lo hanno detto ieri sera alcuni ragazzi che stanno studiando per vedere se la loro vocazione è il sacerdozio (quindi non persone di chissà quale colore arcobaleno).
La paura non è una brutta cosa di per sé, anzi è un campanello d’allarme che ci permette di evitare di farci male, ma il problema è che la paura rischia spesso di prendere il sopravvento su tutto, per prima sulla speranza. E allora diventa rabbia e poi disperazione, e si diventa violenti verbalmente, ma anche fisicamente, perché si è convinti che così si difende qualcosa di importante e si ha paura di quello che può succedere.

Ma quando si arriva ad offendere, a mettere in dubbio la dignità e la reputazione delle persone solo per paura (ricordo ad esempio un breve articolo di un giornale che nel parlare di una teologa che aveva presentato un libro per una pastorale agli omosessuali ne faceva un ritratto falso e fuorviante usando quattro frasi estrapolate dal loro contesto, crociffigendola mediaticamente), quando si cominciano a vedere fantasmi ovunque solo per paura, allora, secondo me, c’è qualcosa che non va…
Faccio qualche considerazione personale a 360° su questo argomento del gender, possono essere condivisibili o meno, giuste o sbagliate, ma sono mie…
Gesù non ha mai trasmesso paura, anche quando ha detto cose forti, c’era sempre la speranza di fondo…
Improvvisamente, solo ora, dovremmo preoccuparci di cosa viene insegnato a scuola ai nostri figli e solo riguardo il gender e il sesso? Perché del resto non ci interessa nulla? O negli anni precedenti andava tutto bene? Non so voi, ma quando andavo a scuola io e si faceva Storia quasi tutte le guerre europee venivano presentate come guerre di religione, quasi sempre colpa della religione cattolica, e tralascio quello che veniva su Crociate e Inquisizione. E’ studiare Storia questo? Al riguardo cosa viene insegnato adesso? Lo sapete? Lo sappiamo? O forse la verità è che è sempre stato compito del genitore, degno di tale nome, interessarsi di cosa fa, studia, apprende, suo figlio a scuola e non solo adesso e solo sul gender.
E com’è che, anche se a scuola mi insegnavano così, nonostante tutto, ho sviluppato uno spirito critico che mi ha permesso di essere cattolico, di informarmi, conoscere, capire, verificare e anche adesso, per esempio, essere qui a scrivere criticamente su questo argomento?
Perché la mia famiglia c’era, con tutte le sue difficoltà, è stata la mia famiglia a insegnarmi a pensare con la mia testa, a sviluppare uno spirito critico, a farmi capire che alle volte bisogna ribellarsi, alle volte bisogna accettare anche se non si capisce… la scuola è importante, ma la famiglia lo è molto più… naturalmente se tra famiglia e scuola c’è sinergia l’educazione è uno spettacolo, ma anche se non c’è, una famiglia presente può trasformare tutto ciò che arriva dalla scuola, anche ciò su cui non è d’accordo, come occasione per educare.
Qualcuno mi può obiettare, sì è vero questi un po’ ci instillano paura e magari non è bello, però citano fatti, fatti veri quindi è giusto aver paura. No, secondo me, è vero che sono accaduti dei fatti e quindi noi, come cristiani, ma anche i non-cristiani, dobbiamo stare attenti questo sì, sempre vigili, ma non avere paura, mai.

E non lo dico io, lo diceva Gesù, lo diceva San Giovanni Paolo II, lo dice Papa Francesco che ribadisce sempre i principi della chiesa, ma mai fa paura a nessuno… bisogna essere candidi come colombe e astuti come serpenti… cioè vigili e attenti, ma non spaventati vedendo complotti ovunque, altrimenti anche chi la pensa appena appena diversamente da me diventa un avversario, un nemico da abbattere, combattere o al minimo da ostracizzare (e già so che qualcuno che legge lo sta pensando di me, molte volte mi hanno detto che sono troppo soft, ma mai in faccia però, solo perché non offendo mai nessuno o non sono troppo aggressivo).
La paura è terribile, se le lasci prendere il sopravvento rischi che nel momento in cui il tuo bambino ti chiederà di giocare con una bambola andrai in crisi pensando che sia omosessuale, quando invece è solo un bambino probabilmente più sensibile ad alcuni aspetti della vita di uno che invece ti chiede la pistola per poi sparare a chiunque gli attraversi la strada.

Perché, obiettivamente, ad oggi, la scienza non è in grado di darci una risposta sull’omosessualità, non sa dirci se omosessuali si nasce o si diventa. Ma esemplificando possiamo fare un semplice ragionamento, se omosessuali si nasce allora non c’è nulla che noi possiamo fare per cambiare questo dato di fatto e nostro figlio ci chiederà sempre di giocare con la bambola anche se noi non vogliamo. Se invece omosessuali si diventa, tutta la letteratura psicologica che io conosco al riguardo (se conoscete studi diversi segnalatemeli che imparo qualcosa e vi ringrazio) dice che accade per una serie di problemi relazionali/affettivi creati dall’ambiente (in primis la famiglia, di solito nello specifico si parla di un padre assente e di una madre troppo presente) intorno al bambino non certo perché si gioca con un giocattolo invece che con un altro.

Quindi principi chiari, massima attenzione ai nostri figli e a ciò che viene loro insegnato, ma mai, nessuna paura, solo tanta misericordia.

Matrimonio e Sacramento del Matrimonio

agosto 25, 2015

Ultimamente ho riscontrato che c’è un po’ di confusione, anche tra gli stessi credenti, tra il Matrimonio e il Sacramento del Matrimonio. Quindi vorrei fare qualche breve considerazione, forse ripeterò delle ovvietà o delle banalità, portate pazienza.
Per un cattolico, il matrimonio celebrato in Chiesa è un Sacramento. Il matrimonio celebrato solo civilmente, no. Questo però non significa che quest’ultimo non ha valore, anzi.

Entrambi, sia il matrimonio celebrato in Chiesa che quello celebrato in comune sono matrimoni validi e come tali vanno rispettati.

Tanto per essere il più chiari possibili non è che un cattolico single può insidiare un matrimonio che si è svolto solo civilmente.
Ma allora dove sta la differenza?

Sta nel fatto che quello celebrato in Chiesa è anche un Sacramento e quindi non può essere sciolto se non in casi estremamente gravi e ben dettagliati. Invece quello celebrato solo civilmente non è un Sacramento e quindi si può sciogliere seguendo le normali vie previste dalla legge.
Da questo ne consegue che chi si fosse sposato solo civilmente e poi divorziasse può ancora accedere al Sacramento del matrimonio, mentre chi fosse sposato in chiesa e divorziasse, ma senza annullare il Sacramento, non può accedere di nuovo al Sacramento del matrimonio.
Mi sembra tutto abbastanza chiaro, ma vorrei fare una precisazione. Non entro qui nel merito dei motivi che possono portare all’annullamento del Sacramento del matrimonio (non viene sciolto il Sacramento, ma viene annullato perché si dimostra che non è stato mai celebrato, di solito perché manca il libero consenso di uno dei due coniugi. L’assenza del libero consenso, ad esempio, può essere data dalla mancanza di informazioni che uno dei due coniugi nasconde all’altro), ma vorrei sottolineare che spetta alla Chiesa decidere se il Sacramento è nullo oppure no, e non ai due coniugi questo perché i coniugi che arrivano a pensare alla separazione e quindi all’annullamento del loro matrimonio probabilmente non sono nelle condizioni più lucide necessarie per decidere su una questione del genere anche se sono i primi che hanno sperimentato, sulla loro pelle, tutte le difficoltà della vita matrimoniale che li ha portati a pensare a questa soluzione, ma proprio per questo non possono essere obiettivi.

Verità e semplicità

agosto 18, 2015

Come molti di voi sanno ho due bambini, Francesco Mauro e Giovanni Marco, che a giugno scorso hanno compiuto 4 anni. In casa hanno sempre respirato un’atmosfera religiosa, chiaramente essendo credenti sia io che mia moglie la cosa era ovvia, una volta addirittura il piccolo Francesco ha voluto addormentarsi stringendo una piccola icona di Maria e Gesù bambino.

Quasi sempre li abbiamo portati con noi a Messa, stando nella cappella a parte quando era possibile o a volte lasciando che si intrattenessero con un gioco quando troppo vivaci per stare tranquilli. Inoltre, anche se sembra che non c’entri nulla con l’argomento, devo precisare, poi capirete perché che, essendo io un appassionato di fumetti e di supereroi, in casa hanno sempre respirato anche questi argomenti, per cui sanno anche dirvi tutto di Thor, Superman, Batman e Capitan America.
Una volta una persona che partecipava a un gruppo sposi con noi, visto che la tematica della serata sarebbe stata la sessualità suggerì di non portare i bambini perché poi avrebbero potuto fare domande imbarazzanti. Io invece sostenni il contrario perché sono sempre stato convinto che non ci sono domande imbarazzanti, casomai ci sono risposte imbarazzanti e, soprattutto, come genitori abbiamo il dovere di dare delle risposte.
Ultimamente però questo mia filosofia è stata messa alla prova.

Eravamo in ferie e siamo andati a messa in una chiesa del luogo e lì di fronte a un grande crocifisso con accanto Maria e Giovanni, i miei bambini mi hanno chiesto perché Gesù era così e se stava male. Ammetto che subito mi è venuto il panico, cosa rispondere ai miei figli? La tentazione di evitare la domanda mi è venuta, poi mi sono detto di no che dovevo dirgli qualcosa, ma cosa? Inventare una bugia? No, dovevo dirgli la verità. Ma quale verità? Che Gesù è morto crocifisso soffrendo enormemente per i nostri peccati, ma che poi è risorto? Non sarebbe stato un concetto troppo difficile e anche troppo duro per dei bambini di quattro anni? In effetti non è facile neanche per noi… Comunque dovevo dirgli la verità e così non so bene come gli dissi:
“Questo è Gesù, qui è morto perché dei cattivoni gli hanno fatto molto male”.
“E perché gli hanno fatto male?”
“Perché era buono…”
“…già e loro erano cattivoni”.
“Sì e lui era proprio buono, aveva il potere dell’Amore, voleva bene a tutti anche a quei cattivoni che gli facevano male e lo hanno ammazzato e poi, dopo tre giorni, il suo Papà lo ha fatto tornare in vita.”
“Perché?”
“Perché lui era il più forte di tutti, perché col suo potere di voler bene a tutti alla fine ha sconfitto tutti e tutti sono diventati suoi amici ed è morto per poco, poi è tornato in vita ed è ancora vivo”.
I bambini non mi hanno più chiesto niente, ma mi sembravano sodisfatti. Siamo tornati in altre chiese mentre eravamo in ferie e mi hanno fatto altre domande su altre statue o santi, del crocifisso mi hanno detto però: “Questo è Gesù, è morto, ma poi vince e vive di nuovo perché vuole bene a tutti”.
Ho sorriso e ringraziato il Signore per avermi ispirato quelle parole, spero se le ricorderanno anche quando saranno più grandi.

Tanto i valori sono gli stessi…

agosto 4, 2015

In occasione di un confronto con una persona dichiaratamente atea, a un certo punto è venuta fuori, da parte sua l’affermazione: “Tanto i valori sono gli stessi”. Conosco una persona che non crede e che manda volentieri il figlio in parrocchia e a catechismo perché gli insegnano dei valori condivisibili. Subito sono rimasto un po’ perplesso, poi ci ho pensato su e mi sono detto che è vero, sostanzialmente i valori del cristianesimo sono valori condivisibili e sono sostanzialmente quelli che vengono chiamati diritti umani: cioè il rispetto della persona umana e tutto ciò che ne consegue. Perché è stato il cristianesimo il primo a mettere la persona al centro e non la rivoluzione francese, come erroneamente spesso si vuol far credere. E il fatto che anche persone non credenti riconoscano questo, anche a livello istintivo, è positivo e permette di avere un terreno comune su cui incontrarci.
Però, e sì c’è un però, il problema è che il cristianesimo non è un sistema di valori e non è neanche un insieme di regole morali, bensì è l’incontro con una persona vera: Gesù Cristo. Ed è la fede che questa persona è morta e dopo tre giorni risorta e che egli è il Figlio di Dio. Questo significa che ogni uomo vale il sangue di Gesù, il sangue di Dio… ecco da dove discendono quei valori di cui sopra, ed ecco da cui poi discendono le norme morali, ma questi sono, per quanto importanti, del tutto secondari rispetto a quell’incontro con il Cristo vivo.
Allora sì i valori sono gli stessi, o comunque simili, ma la fede quella no, quella è completamente diversa, non dimentichiamolo mai. Poi chissà che incontrandoci prima sul terreno dei valori, anche chi non crede faccia il suo incontro con Cristo e allora sì che la vita, tutta la vita, cambia completamente.

La sfida relazionale

luglio 28, 2015

Tornato da pochi giorni dalle vacanze, mi ritrovo come sempre, quasi ogni mattina almeno due/tre e-mail di movimenti cristiani che chiedono di firmare petizioni per i più svariati motivi, molto spesso motivi che condivido, ma sinceramente mi sembra che con le petizioni on-line si stia esagerando, quasi che oggi per essere cristiani basti una firma on-line al giorno (che spesso non è neanche una firma perché il sistema tiene in memoria i dati e tu ti limiti a cliccare un pulsante). In più, una settimana sì e una no, questi stessi soggetti che promuovono petizioni mi scrivono per chiedere soldi… ora capisco che i soldi servano, capisco che la causa è buona, ma chiedere soldi alle famiglie, quando tutti chiedono soldi alle famiglie e nessuno fa nulla per aiutarle a me suona fastidioso… credo ci siano altri modi per autofinanziarsi e io se ho un po’ di disponibilità economica preferisco dare ciò che posso alla mia parrocchia o alla chiesa piuttosto che a chi promuove petizioni on-line… e così ho scritto una premessa che, me ne rendo conto solo ora, varrebbe da sola quasi un articolo, ma in realtà volevo parlare di un’altra cosa… come cristiano oggi sono preoccupato, e con me molti altri cristiani, che ai nostri figli, nelle scuole, venga insegnato qualcosa che non condivido… sono preoccupato che si perda il senso profondo di ciò che è famiglia e del valore della persona umana… e per questo mi batto, nei modi leciti e nelle sedi preposte… questo è il piano teorico, c’è però poi un piano pratico, il piano relazionale e lì il discorso cambia del tutto, soprattutto come cristiano… una coppia di amici con un bimbo di poco più di un anno che frequenta il nido ci racconta che ha scoperto che un altro bambino che frequenta il nido con il loro è “figlio” di una coppia di lesbiche e, ci diceva, ci siamo rimasti perché il bambino è normalissimo, contento, simpaticissimo e se non ce lo avessero detto non lo avremmo mai sospettato. Allora tralasciando qualunque considerazione sulla salute emotiva e psicologica del bambino perché non mi compete e poi credo sarebbe corretto valutarla sul lungo periodo, credo sia importante concentrarci su questo caso perché sono convinto che sempre più spesso ci capiterà di imbatterci in casi simili e dovremo chiederci, come cristiani, come reagiremo. Se infatti non fossimo al nido, dove le relazioni tra bambini sono comunque labili, ma a una scuola elementare e un amico dei nostri figli avesse una “famiglia” omosessuale, come ci comporteremmo? Se volesse andare a giocare da lui gli diremmo di sì o di no? E no con quale motivazione? E se l’amicizia diventasse stretta, frequenteremmo quella “famiglia” oppure no? E se quel bambino, con nostro figlio o con noi, facendo riferimento alle persone con cui vive e che gli vogliono bene le chiamasse famiglia, noi cosa faremmo? Lo correggiamo pubblicamente per amore della Verità, ma dimenticandoci così dell’Amore che è Verità? Pensate infatti che trauma per un bambino sentirsi dire pubblicamente che quella che lui ritiene famiglia non è famiglia… Oppure lo spiegheremmo dopo, in privato, al nostro bambino perché non faccia confusione e abbia le idee chiare? Il problema è che dopo i bambini tra di loro parlano e magari la prossima volta sarà il nostro bambino a correggere l’amico dicendogli: “Eh no, io ho una famiglia, tu no, la tua non è proprio una famiglia…” e il risultato sarebbe lo stesso: Verità, ma senza Amore. O forse, alla fine, anche noi chiameremmo quella situazione famiglia e alla fine la accetteremmo come tale per non scandalizzare noi quel bambino e soprattutto in nome di una Verità che non si possiede mai, ma che, come ha detto Papa Benedetto XVI, ci possiede e che mai può essere disgiunta dall’Amore. Questa è la sfida relazionale che ci aspetta, come cristiani, nei prossimi anni… saremo capaci di vincerla da cristiani? Io prego di sì.

Sui bambini e le adozioni

luglio 7, 2015

Ero a cena con un caro amico qualche sera fa, non ci vediamo spesso, ma quando capita è sempre un piacere. A un certo punto tra un discorso e l’altro gli chiedo cosa ne pensa del discorso del gender e poi della possibilità per coppie omosessuali di adottare dei bambini (parliamo su questi argomenti, anche di tanti altri aspetti, ma mi interessa ora concentrarmi solo su questo). Inizia subito a dirmi che non ci vede nessun problema perché dovendo scegliere di lasciare un bambino in un orfanatrofio (in Italia non ci sono più gli orfanatrofi, ma nel mondo sì e lui se ne intende essendo ora in attesa della seconda adozione internazionale) dove comunque, per quanto possa essere amato e seguito, non ha nessuno che si occupa in maniera esclusiva di lui e affidarlo a una coppia che invece si dedica esclusivamente a lui è tutta un’altra cosa, al di là del fatto che questa coppia sia omosessuale o eterosessuale.
Questo discorso l’ho sentito fare molte volte, ho cercato di bloccarlo subito, ma lui ha voluto completare il suo ragionamento che, apparentemente non sembra fare una piega, sempre nell’ottica del bene migliore per il bambino. Ad oggi gli studi sui bambini cresciuti da coppie omosessuali sono pochi e inoltre sappiamo come, pur vivendo in una società che si dice scientifica, la scienza possa essere facilmente tirata da una parte o dall’altra a seconda di ciò che noi vogliamo dimostrare. Il problema di questo tipo di ragionamento è che sembra sensato, sembra non fare una piega, ma in realtà è fallace nel suo punto di partenza e spesso nessuno se ne accorge.
Infatti, quando ha finito, al mio amico ho fatto notare che il punto non è scegliere tra affidare il bambino a una coppia omosessuale o lasciarlo in orfanatrofio, ma tra decidere se è lo stesso affidarlo a una coppia omosessuale o a una coppia eterosessuale. Cioè se noi prendiamo due coppie, se vogliamo chiamiamole anche famiglie, stabili, serene, felici, una omosessuale e una eterosessuale e tu devi decidere a chi dare il bambino in adozione, per te sarebbe lo stesso una coppia o l’altra per cui forse tireresti semplicemente una monetica oppure non sarebbe lo stesso e saresti orientato in una direzione piuttosto che in un’altra?
Il mio amico ci ha pensato, ed essendo una persona molto onesta intellettualmente, alla fine mi ha detto che sì, avrebbe scelto la coppia eterosessuale e dopo ha aggiunto che effettivamente, pensandoci bene, non era poi così d’accordo sul permettere alle coppie omosessuali di adottare un bambino. E il mio amico non è una persona religiosa, anzi.
Ho riportato questo esempio, accaduto realmente, perché secondo me è esemplificativo di come spesso veniamo indotti su questi problemi a pensare in maniera stereotipata e non mettiamo realmente al centro il bambino, anzi. Mi sembra che il volere adottare o avere in altro modo bambini per una coppia omosessuale sia solo il passo necessario per dire siamo uguali a una coppia eterosessuale, ma così non è. C’è una diversità di fondo che non si può annullare, che va sempre rispettata, ma che non si può ignorare e il bambino non può essere uno strumento per farti sentire uguale agli altri. In ogni caso tu sei uguale agli altri, con la stessa dignità, sempre e comunque, qualunque scelta tu faccia nella vita, in qualunque realtà tu viva, magari (anzi quasi sicuramente) non puoi fare tutte le cose che fanno gli altri e come le fanno gli altri (io non posso disegnare come Caravaggio, scrivere come Hemingway o giocare a pallone come Maradona), ma tu, come tutti, puoi sempre scegliere di Amare, sempre e comunque.


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