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Amoris Laetitia I dubia 7

maggio 24, 2017

Riprendiamo, dopo una lunga pausa di cui mi scuso…

Dubbio numero 3:

Dopo “Amoris laetitia” n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

Nel paragrafo 301 “Amoris laetitia” ricorda che “la Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti”. E conclude che “per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta ‘irregolare’ vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”. Nella Dichiarazione del 24 giugno del 2000 il Pontificio consiglio per i testi legislativi mirava a chiarire il canone 915 del Codice di Diritto Canonico, che afferma che quanti “ostinatamente persistono in peccato grave manifesto, non devono essere ammessi alla Santa Comunione”. La Dichiarazione del Pontificio consiglio afferma che questo canone è applicabile anche ai fedeli che sono divorziati e risposati civilmente. Essa chiarisce che il “peccato grave” dev’essere compreso oggettivamente, dato che il ministro dell’Eucarestia non ha mezzi per giudicare l’imputabilità soggettiva della persona. Così, per la Dichiarazione, la questione dell’ammissione ai sacramenti riguarda il giudizio della situazione di vita oggettiva della persona e non il giudizio che questa persona si trova in stato di peccato mortale. Infatti soggettivamente potrebbe non essere pienamente imputabile, o non esserlo per nulla. Lungo la stessa linea, nella sua enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, n. 37, San Giovanni Paolo II ricorda che “il giudizio sullo stato di grazia di una persona riguarda ovviamente solo la persona coinvolta, dal momento che è questione di esaminare la coscienza”. Quindi, la distinzione riferita da “Amoris laetitia” tra la situazione soggettiva di peccato mortale e la situazione oggettiva di peccato grave è ben stabilita nell’insegnamento della Chiesa. Giovanni Paolo II, tuttavia, continua a insistere che “in caso di condotta pubblica che è seriamente, chiaramente e stabilmente contraria alla norma morale, la Chiesa, nella sua preoccupazione pastorale per il buon ordine della comunità e per il rispetto dei sacramenti, non può fallire nel sentirsi direttamente implicata”. Egli così riafferma l’insegnamento del canone 915 sopra menzionato. La questione 3 dei “dubia” vorrebbe così chiarire se, anche dopo “Amoris laetitia”, è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale, anche se, per qualche ragione, non è certo che essi siano soggettivamente imputabili per la loro abituale trasgressione. *

 

Anche qui faccio, sinceramente, fatica a capire dove sta il problema. Il paragrafo 301 inizia dicendo: “[…] mai si pensi di ridurre le esigenze del Vangelo”.

Quindi la risposta è chiaramente sì, ma tutto il discorso del Papa è sulla responsabilità soggettiva, in piena conformità con la tradizione della Chiesa citata. Tanto è vero che alla fine gli stessi cardinali dicono che c’è un concetto generale “le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale” e concludono però “anche se, per qualche ragione, non è certo che essi siano soggettivamente imputabili per la loro abituale trasgressione”. Cioè vivono in peccato, ma, può capitare che, per qualche ragione non si possa imputare loro quel peccato… che è esattamente quello che dice il Papa… quindi o io non ho capito (il che può essere benissimo) o questo dubbio non ha molta ragione di essere…

Questo discorso però mi fa riflettere, proprio su quanto affermato dai cardinali e che ho già segnalato. La Chiesa prevede, lo abbiamo già visto, la possibilità per due conviventi (divorziati e risposati o meno) la possibilità di accedere ai sacramenti se scelgono di vivere in castità, cioè non compiendo gli atti propri degli sposi. Bene, ma se due persone si trovano in questa situazione (possibile secondo la Chiesa) come fa il ministro dell’Eucarestia e/o la gente che partecipa all’Eucarestia a saperlo? Anzi, essendo una questione intima, pochi dovrebbero saperlo, solo il confessore e il Padre Spirituale, ma chi guarda vede due conviventi o due divorziati risposati che accedono alla comunione, e lo fanno avendone pieno diritto (perché vivono in castità), ma rischiando di dare scandalo a chi osserva e non sa (e non è previsto che sappia). Questo è un dubbio mio, chissà se c’è una risposta…

Matrimonio ideale e reale

agosto 3, 2016

Un po’ a singhiozzo, causa anche le ferie, continuo a parlare dell’Amoris Laetitia e questa volta mi soffermo sul paragrafo 36 che riporto

36. Al tempo stesso dobbiamo essere umili e realisti, per riconoscere che a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo, per cui ci spetta una salutare reazione di autocritica. D’altra parte, spesso abbiamo presentato il matrimonio in modo tale che il suo fine unitivo, l’invito a crescere nell’amore e l’ideale di aiuto reciproco sono rimasti in ombra per un accento quasi esclusivo posto sul dovere della procreazione. Né abbiamo fatto un buon accompagnamento dei nuovi sposi nei loro primi anni, con proposte adatte ai loro orari, ai loro linguaggi, alle loro preoccupazioni più concrete. Altre volte abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono. Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario.

Credo che siano parole molto importanti, su cui riflettere, soprattutto per chi oggi vuole vivere la bellezza del proprio matrimonio e mostrarla agli altri e magari è impegnato a farlo attivamente in parrocchia. Queste parole non cancellano la dimensione ideale del matrimonio o teologica o anche i doveri che questo comporta, bensì ci dicono che dobbiamo cambiare prospettiva, modo di porci, di relazionarci. Dobbiamo vedere la bellezza che c’è nel nostro matrimonio e proporre quella, in modo realistico, sapendo che puntiamo a un’ideale, che ci sono dei doveri, ma senza partire da lì perché non solo non saremmo belli e attraenti, ma soprattutto non saremmo veri.

 

Matrimonio e Sacramento del Matrimonio

agosto 25, 2015

Ultimamente ho riscontrato che c’è un po’ di confusione, anche tra gli stessi credenti, tra il Matrimonio e il Sacramento del Matrimonio. Quindi vorrei fare qualche breve considerazione, forse ripeterò delle ovvietà o delle banalità, portate pazienza.
Per un cattolico, il matrimonio celebrato in Chiesa è un Sacramento. Il matrimonio celebrato solo civilmente, no. Questo però non significa che quest’ultimo non ha valore, anzi.

Entrambi, sia il matrimonio celebrato in Chiesa che quello celebrato in comune sono matrimoni validi e come tali vanno rispettati.

Tanto per essere il più chiari possibili non è che un cattolico single può insidiare un matrimonio che si è svolto solo civilmente.
Ma allora dove sta la differenza?

Sta nel fatto che quello celebrato in Chiesa è anche un Sacramento e quindi non può essere sciolto se non in casi estremamente gravi e ben dettagliati. Invece quello celebrato solo civilmente non è un Sacramento e quindi si può sciogliere seguendo le normali vie previste dalla legge.
Da questo ne consegue che chi si fosse sposato solo civilmente e poi divorziasse può ancora accedere al Sacramento del matrimonio, mentre chi fosse sposato in chiesa e divorziasse, ma senza annullare il Sacramento, non può accedere di nuovo al Sacramento del matrimonio.
Mi sembra tutto abbastanza chiaro, ma vorrei fare una precisazione. Non entro qui nel merito dei motivi che possono portare all’annullamento del Sacramento del matrimonio (non viene sciolto il Sacramento, ma viene annullato perché si dimostra che non è stato mai celebrato, di solito perché manca il libero consenso di uno dei due coniugi. L’assenza del libero consenso, ad esempio, può essere data dalla mancanza di informazioni che uno dei due coniugi nasconde all’altro), ma vorrei sottolineare che spetta alla Chiesa decidere se il Sacramento è nullo oppure no, e non ai due coniugi questo perché i coniugi che arrivano a pensare alla separazione e quindi all’annullamento del loro matrimonio probabilmente non sono nelle condizioni più lucide necessarie per decidere su una questione del genere anche se sono i primi che hanno sperimentato, sulla loro pelle, tutte le difficoltà della vita matrimoniale che li ha portati a pensare a questa soluzione, ma proprio per questo non possono essere obiettivi.

Quell’anello d’oro

ottobre 25, 2014

Ultimamente mi sono trovato a parlare molto di matrimonio e mi è capitata da ascoltare una canzone dello Zecchino d’Oro del 2004, sentendola mi sono commosso… di seguito vi riporto il testo, se vi capita l’occasione ascoltatela, parla del matrimonio, ma lo fa dal punto di vista di un bambino, il punto di vista sicuramente più ingenuo, ma anche quello più vero…

Quell’anello d’oro

Solista:
è bello passeggiare per tutta la città,
Nei viali e nei giardini, guardando qua e là,
La piazza dei bambini fra un po’ si sveglierà,
Mi siedo ad aspettare vicino a te, papà,

Coro:
E quando guardo le tue mani, c’è qualcosa che…

Solista:
Lì nella tua mano, ti segue ovunque vai,
Qualunque cosa accada non l’abbandoni mai,
è quell’anello d’oro che porti lì con te,
Se tendi la tua mano, lui brilla verso me.

Coro:
è la tua buona stella che non ti lascia mai,
Lo vedo in ogni cosa, in tutto ciò che fai,
In ogni mia incertezza, in ogni mio perché,
Un bene più prezioso al mondo no, non c’è.

Solista:
è bello passeggiare giocando tra di noi,
Provare a scomparire per un minuto e poi…
Guardarti da lontano, sapere che ci sei:
“è meglio ritornare, oppure sono guai!”

Coro:
Ma poi mi stringi piano piano e c’è qualcosa che…

Solista
Lì nella tua mano, ti segue ovunque vai,

Coro:
Ovunque vai

Qualunque cosa accada, tu non lo lasci mai

Coro:
Ovunque vai

è quell’anello d’oro che porti lì con te,
Un bene più prezioso al mondo no, non c’è.

Coro:
Brilla come stella, non ti abbandona mai,
Lo vedo in ogni cosa, nel bene che mi dai,
In mille e più parole, in qualche gesto che
Mi basta per capire che sei vicino a me.

Solista:
è più di ogni ricchezza, è più di ogni tesoro…
è un dono dell’amore, quell’anello d’oro!

Coro:
Quell’anello d’oro!

Il valore della testimonianza

agosto 6, 2014

Come ho scritto più volte e come dico ogni volta che si cade nell’argomento ho riscoperto la mia fede, ho davvero incontrato Gesù grazie ad un corso fatto ad Assisi. Un corso tenuto dai frati, molto concreto, fatto anche di passione che alla fine ti lascia entusiasta, ma ti da anche una direzione e delle regole chiare. Partecipare a questi corsi piace quasi a tutti, ma vedo molti che dopo rimangono imbrigliati in quell’atmosfera incapaci di uscirne. Vedo persone che dopo il primo momento di entusiasmo ne cercano ancora e ancora e ancora… senza capire che l’entusiasmo è bello, ma poi finisce e la vita vera è fatta di sacrificio silenzioso, di obbedienza riservata. Io penso che, come in ogni situazione, c’è la fase dell’adolescenza che è quella affascinata dalla bellezza, dalle farfalle nello stomaco, appunto dall’entusiasmo di ciò che ha appena sentito, ma poi da qui bisogna passare alla fase della maturità, di chi si mette in gioco davvero, di chi obbedisce anche se non ne ha voglia o non capisce, ma perché si fida. Insomma dall’innamoramento bisogna passare all’Amore vero, quello capace di dare la vita per l’altro. Ecco perchè in questa fase della mia fede quando mi segnalano le testimonianze di chi è ancora adolescente nella fede sono contento per loro e ringrazio Gesù, ma allo stesso tempo sento che io ho bisogno di altro, che queste testimonianze vanno bene per chi è lontano e/o vive la sindrome dell’eterno adolescente, ma io preferisco la testimonianza silenziosa di chi vive ogni giorno amando chi ha accanto. E cos’è la testimonianza silenziosa? Ho paura a parlarne perché facendolo rischia di non essere più “silenziosa”, ma allo stesso tempo credo che sia doveroso per comprendere la differenza. Naturalmente non posso che partire dalla mia realtà, ma spero che si possa facilmente capire poi come estenderla a tutte le altre. Amare, dare la vita per l’altro, per me significa cercare di far trovare la casa in ordine e pulita a mia moglie quando torna a casa dopo qualche ora o qualche giorno di assenza, anche se non ne ho voglia, se non lo ritengo necessario, se sono stanco dalla giornata lavorativa, ma so che per lei è importante. Significa fare servizio al corso dei Dieci Comandamenti in silenzio e andare per una settimana a sentire cose che so già, viaggiare ore in macchina col caldo, usare le mie ferie per questo e non perché mi viene chiesto di parlare, ma solo di essere lì e stare zitto e dare una mano praticamente se servisse, ma sopratutto esserci. Significa giocare coi miei bambini, quando magari avrei voglia di fare le mie cose o riposare. Significa partecipare a un ritiro che non ho voglia di fare perché so che lo vuol fare mia moglie. Significa imparare, sempre nel silenzio, a perdonare e amare anche chi mi ha fatto o mi fa del male, ma senza dimenticare per non permettergli di farmi male ancora se non è necessario. Significa tante altre cose e se avete notato ci sono spesso parole come “rinuncia”, “obbedienza”, “avrei voglia di fare altro” e questo potrebbe far pensare qualcuno che sia una cosa brutta, pesante, ma non è così e lo dice lo stesso Gesù, l’Amore è un giogo, cioè un peso da portare sulle spalle, comporta delle scelte, è inevitabile, ma è leggero e alla fine è bello.

Allora grazie a tutte le testimonianze, di ogni tipo, e grazie a Gesù perché permette che accada questa bellezza, ma non fermiamoci qui andiamo oltre. Lasciamo che la sua Parola metta radici, cresca e porti frutto, divenga cioè Matura… anche nella fede passiamo dall’adolescenza alla Maturità… e ce ne accorgeremo non quando sappiamo tante cose o quando abbiamo dato tanti consigli, ma quando appunto sapremo far trovare pulito a nostra moglie, giocare coi nostri figli, “sprecare” una settimana di ferie… per Amore, solo per Amore….

Riempite la terra e soggiogatela…

giugno 5, 2011

Stavo rileggendo il primo capitolo della Genesi e mi sono soffermato a riflettere sul versetto 28 che dice: “Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e sogiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra”.

Di primo acchito è un verso che può urtare una certa sensibilità ecologista/animalista che regna negli ultimi anni (preciso che io per primo sono ecologista e animalista, ma credo che il rispetto per l’animale e per l’ambiente sia importante, ma è sempre secondario rispetto a quello per l’uomo, mentre alle volte si arriva all’esagerazione opposta), ma soffermandomi sul verbo “soggiogare” ho realizzato che esso viene dal latino subjugare, ovvero mettere sotto il giogo e mi ha ricordato il sostantivo coniuge che venendo dal latino conjugare indica essere sotto lo stesso giogo. Ora quando due sono sotto lo stesso giogo vuol dire che devono, per forza di cosa andare nella stessa direzione, e questo è il significato etimologico dei coniugi, ovvero due persone che decidono di andare nella stessa direzione nella vita. Così quando si mette qualcuno sotto un giogo poi lo si deve guidare verso una direzione, e questo credo che significhi il verbo soggiogare nel versetto di Genesi, ovvero compito dell’uomo è guidare tutta la natura verso una direzione, quale? Quella di Dio, quella mostrata da Cristo (che infatti dice che lieve è il suo giogo), quella della Redenzione.

Ecco, oggi avevo solo voglia di condividere questa riflessione personale, non so se corretta o sbagliata, non so se nuova o antica, ma mi è nata dal cuore…

BUON NATALE

dicembre 25, 2009

Siamo tornati dal viaggio di nozze, riposati e pronti a iniziare questa nuova grande avventura che è il matrimonio, sempre sapendo di non essere soli, ma di avere al nostro fianco Gesù. Spero presto di potervi far vedere qualche foto, intanto vi ringrazio dell’affetto con cui seguite questo blog e le mie pubblicazioni e, sopratutto vi faccio i miei più sinceri auguri per un Natale sereno, in compagnia di chi amate e perché ci sia sempre, nel vostro cuore, il posto per accogliere Gesù Bambino che nasce. Un Dio che si è fatto debole, fragile, bisognoso per dirci che noi valiamo il suo sangue… non dimentichiamolo mai di fronte a un mondo che, di continuo, vuole che ci convinciamo che noi, non valiamo niente.

BUON NATALE!

Un invito…

novembre 4, 2009

Intanto volevo salutare tutti i visitatori di questo blog che nell’ultimo mese ha raddoppiato le visite nonostante io non lo abbia più aggiornato, credo sia un segno che gli argomenti qui trattati siano sempre validi e interessanti. Però volevo anche rendervi partecipi del motivo per cui, ultimamente, i miei interventi su questo blog latitano, perché mi sposo! L’8 dicembre nella chiesa dei Santi Angeli Custodi a Verona, sposo nel Signore Patrizia, il dono più grande che Lui abbia messo sulla mia strada. Qui di seguito pubblico l’invito al matrimonio perché questo invito è valido per chiunque di voi voglia venire e partecipare con noi a questa grande gioia e alla festa che proseguirà dopo, col taglio della torta nelle opere parrocchiali. Il Signore è grande e compie meraviglie…Il deserto fioriràPartecipazione matrimonio

Cosa è un sacramento?

giugno 8, 2009

La parola “sacramentum”, nel linguaggio giuridico degli antichi romani, designava la somma di denaro che le parti in causa in un processo depositavano come cauzione (in sacro). Chi avesse perso la causa perdeva anche il denaro che passava all’erario e diventava così consacrato alla divinità. Nel linguaggio militare “sacramentum” era il giuramento prestato dai nuovi soldati. Esisteva poi il “sacramentum militiae” che, non di rado, veniva testimoniato con un segno sul corpo del soldato. Quindi indicava un atto di consacrazione e di iniziazione e con questo senso lo troviamo nei testi cristiani del III sec. quando Tertulliano, ispirandosi al senso paolino della “militia Christi” lo usa in relazione al battesimo che diviene così il giuramento per eccellenza, opposto all’idolatria, vi è quindi una consacrazione e da qui si apre la strada all’utilizzo del termine per indicare l’iniziazione e l’oggetto della promessa battesimale. Con Cipriano il termine acquista il doppio significato di giuramento e mistero, ma ancora non si parla né di segno né di causa della grazia, ed è riferito al battesimo e all’eucarestia, mentre degli altri riti si parla molto meno. Fondamentali divengono, per lo sviluppo della comprensione del sacramento, le riflessioni di Sant’Agostino sulla natura del segno. Infatti se il termine sacramento viene applicato indistintamente a ogni rito intendendo così il “semplice segno”, ci sono però sacramenti-segno ai quali è legato un dono o un effetto oggettivo, in particolare il battesimo e l’eucarestia. I sacramenti sono segni (cioè oggetti reali e sensibili tipo il pane, l’acqua e così via) che rimandano a realtà oltre il sensibile, a realtà sacre. Con San Tommaso riprese poi la riflessione sui sacramenti che egli stesso definì con il carattere di causa, ovvero il sacramento causa ciò che significa. Questo vuol dire che se i segni esteriori rimandano a un significato superiore, quel significato diventa realtà nel sacramento (il pane che rimanda al corpo di Cristo, diventa davvero corpo di Cristo nell’eucarestia) perché esso è dotato da Dio di questo potere in rapporto alla grazia. Quindi nel sacramento l’elemento fisico (l’abluzione, l’imposizione delle mani e così via) è relativo alla subordinazione al significato sacramentale. San Tommaso definisce i sacramenti “segno di cose sacre fatte per santificare gli uomini” e il primo sacramento, quello fondamentale e originario è Cristo, poi vi è la Chiesa che è il sacramento universale e poi i sette segni sacramentali, ovvero i sette sacramenti: battesimo, confessione, eucarestia, cresima, matrimonio, ordine sacro, estrema unzione. Da tutto questo si capisce come sia Cristo la chiave per interpretare ogni sacramento e come egli ne sia la fonte unica, ecco perché i sacramenti si dicono: ex opere operato. Cioè sono indipendenti dalle opere di chi li opera, ovvero dalla sua condotta morale, sono sempre validi e sono tutti uguali al di là di chi li somministra. I Padri della Chiesa hanno visto sorgente dei sacramenti la ferita al costato di Cristo da cui scaturiscono acqua e sangue, origine anche della Chiesa. Loro compito è di santificare gli uomini, edificare il Corpo di Cristo, rendere culto a Dio, ma anche istruire poiché sono segni. Nella Chiesa sono stati codificati come sette dopo dieci o undici secoli di Cristianesimo e sono stati ratificati solennemente solo dal Concilio di Trento. Non è facile capire appieno il senso e il significato dei sacramenti, ma non per ignoranza o a causa di chissà quali mancanze, ma perché essi sono molto vicini al grande mistero di Dio e poiché in essi entra in gioco direttamente la Sua grazia ci sopravanzano e di troppo per sperare di poterli comprendere appieno. Una cosa che però va sempre ricordata è il loro essere indissolubili, a meno di casi davvero particolari, ma questo vale per ogni sacramento e non solo per il matrimonio che è quello più spesso citato in relazione all’indissolubilità. Oggi inoltre si tende sempre di più a integrare i sette sacramenti all’interno di una visione sacramentale dell’intera Chiesa, cioè di sacramentalità dell’intera storia della salvezza dell’uomo. Essi hanno cioè vero senso e compimento se aiutano chi li riceve ad avere una più chiara coscienza della sacramentalità della Chiesa come popolo di Dio e della singola vita cristiana. Non sono cioè semplici riti o tappe da rispettare una tantum o periodicamente, ma elementi vivi e pulsanti del nostro essere cristiani, affinché sia Gesù il vero modello di ogni credente e i sacramenti siano sorgente di vita cristiana e modello di spiritualità.

battesimoGiovanni 1:32 Giovanni rese testimonianza, dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare in acqua, mi ha detto: “Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo”. E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figlio di Dio».

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

La giovane donna era pensierosa e camminava distratta, si accorse quasi per caso del vecchio e gli sorrise dolcemente. Lui ricambiò e salutò: – Buongiorno!

– Sì, è davvero una bella giornata, sembra si sia calmato il caldo dei giorni scorsi, ma vorrei si calmassero anche i miei pensieri…

– Perché? Cos’hanno di così terribile?

– Terribile? – sorrise lei – No, in effetti di terribile nulla, ma sto riflettendo su una decisione abbastanza difficile da prendere…

– Di che si tratta? Alle volte anche le cose che sembrano impossibili, quando se ne parla assumono dimensioni più umane.

– Avete ragione… ma è una cosa personale, se la annoio me lo dica pure… vede mio marito vuole battezzare nostro figlio, io invece sono indecisa…

– Come mai? Lei non è cristiana?

– Oh sì, e mi ritengo anche una buona credente, paradossalmente è mio marito quello che non ci crede molto…

– Non capisco… – il vecchio la guardava perplessa.

– Sì, vede mio marito insiste perché lo battezziamo perché i nonni si aspettano così, perché non vuole che poi, crescendo, si senta diverso dagli altri bambini e perché, in fin dei conti si tratta di un rito sociale… insomma una breve cerimonia in chiesa e poi tutti a festeggiare al ristorante. Invece io lo ritengo una cosa importante, molto importante e sto riflettendo se non sia il caso di aspettare che mio figlio abbia la capacità di capire ciò che fa e quindi di scegliere in maniera pienamente responsabile la fede. Vorrei avesse una fede piena e vera.

– Capisco, la situazione è interessante e insolita, lo ammetto, ma, mi scusi, la Chiesa in cui le dice di credere, non vorrebbe che il bambino fosse battezzato?

– Sì, naturalmente, ma pensi che una volta si veniva battezzati solo da adulti, Gesù stesso fu battezzato quando aveva quasi trent’anni…

– E’ vero, ma se non ricordo male il battesimo di Gesù aveva un valore molto diverso da quello che poi somministra la Chiesa, non era un sacramento. Ha provato a parlarne col suo parroco?

– A dire il vero no, sa non mi è facile parlare di certe cose con un prete, ho paura di essere giudicata. Assecondare mio marito sarebbe molto più semplice.

– Questo di sicuro, tra l’altro sono in molti quelli che si accostano ai sacramenti, non solo al battesimo, con lo spirito di suo marito e dopo, purtroppo, ne seguono solo cose tristi.

– Quindi anche lei la pensa come me?

– No, penso solo che le motivazioni di suo marito siano infantili, un battesimo non è un aperitivo, ma penso che lei dovrebbe comunque parlare col suo parroco, potrebbe aiutarla più di me. Se davvero crede non dovrebbe farsi problemi a parlare con un sacerdote. Se però vuole davvero sapere cosa penso, allora le dirò che mi viene in mente quando Gesù predicava e gli apostoli gli tenevano lontani i bambini che volevano andare da lui, allora egli sgridò gli apostoli e disse: “Lasciate che i fanciulli vengano a me”.

– E’ vero, bellissimo episodio, ma anche se non capiscono?

– E noi siamo davvero sicuri che non capiscano? Se lei crede veramente al valore di un sacramento sa che questo significa che l’acqua con cui viene bagnato e l’olio con cui viene unto il bambino simboleggiano la morte e la rinascita come figli di Dio, figli del Re, ma nel sacramento il simbolo diventa realtà. Ed è lei sicura che il bambino non colga la bellezza di una tale realtà? Che in quel momento non si apra uno squarcio con una realtà divina così bella e sensibile che solo un bambino, con la sua purezza, può cogliere?

– Sarebbe bello, se fosse vero…

– Se lei ci crede, questo sono i sacramenti, se invece non ci crede, allora non ha alcun senso fare nulla, perché ogni gesto sarebbe vuoto e ogni simbolo rimanderebbe solo a se stesso e nulla più.

– Ha ragione, ma allora cosa devo fare?

– La risposta è solo dentro di lei, ci pensi bene e preghi, ma se crede non serve che suo figlio sia adulto perché accetti la regalità di figlio di Dio, anzi forse ora è ancora meglio; se invece non ne è convinta lasci perdere del tutto.

– Sì, ma perché è tutto così complicato… alle volte vorrei davvero fosse solo come dice mio marito, ovvero che si trattasse solo di riti e segni vuoti… sarebbe tutto più semplice!

– Forse sì, ma vede quando lei guarda una cartolina che le ha mandato una persona cara cosa sta guardando? – la donna rimase in silenzio e il vecchio proseguì – Lei sta guardando solo un pezzo di carta, ma in realtà non è così, lei sta guardando l’affetto e l’amore di quella persona. La cartolina non è più solo carta, ma un segno che rimanda a qualcosa d’altro. Ora pensi che la persona a cui rimanda sia Dio, se è davvero così, allora capisce come quel segno, solo simbolico, rimanda sì ad altro, ma questo altro si concretizza, si realizza, in virtù della potenza di Dio.

– E’ bello spiegato così, sembra vero… grazie, ancora non so cosa farò, ma sicuramente parlarne mi ha fatto bene, ora è meglio che vada. – e così dicendo si alzò e si allontanò verso casa.

Il vecchio la guardò sparire dietro una collina e poi tornò a fissare il crocevia.