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Della vita e della morte…

febbraio 28, 2017

Lo so, sono rimasto un po’ indietro col discorso sui Dubia, e oggi pensavo di riprenderlo, ma in questi giorni ho letto ancora una volta di qualcuno che voleva morire e tutti a stracciarsi le vesti perché lo Stato non glielo ha permesso… poi comunque questo qualcuno è morto, esattamente come voleva, in barba allo Stato… le cose che vorrei dire sarebbero molte, ma mi concentro solo su due… la prima è Saviano. Ma cosa c’entra? Da quando Roberto Saviano è un’autorità morale da ascoltare su questioni come queste? Secondo me è anche sopravvalutato come scrittore e di certi temi è capace di parlare solo se non ha contraddittorio, salvo piegarsi poi alla politica (come ha fatto dando, nel programma che faceva con Fazio diritto di replica a Maroni, ma non agli altri)… vabbè prendiamo atto di questa “novità”…

La seconda è che quest’uomo, che ha ritenuto di morire perché non ce la faceva più, e ha quindi ritenuto la sua vita inutile è riuscito a smuovere un’incredibile grancassa mediatica scegliendo la morte! Ma qualcuno lo conosceva prima? Non lo so, ora sicuramente lo conoscono molti di più…

E se avesse scelto la vita? Che cosa poteva combinare un uomo come questo!

E  i giornali e le associazioni che lo hanno sostenuto e gli hanno fatto da cassa di risonanza? Se tutti loro avessero scelto la vita e avessero messo le stesse energie nel cercare di migliorare la vita di chi vive questa situazione? Pensate cosa avrebbero potuto fare! Che movimento d’opinione, economico, politico avrebbero potuto generare da cui tutti coloro che vivono una vita con queste fatiche avrebbero potuto trarre coraggio, forza, determinazione, speranza, amore…

Invece è stata scelta la morte. Peccato!

BUONA PASQUA 2009

aprile 10, 2009

Vorrei augurare a tutti che questa Pasqua 2009 sia davvero un momento di resurrezione, un  momento in cui la morte, il peccato che portiamo nel cuore sia vinto per sempre e ci apriamo alla speranza della vita eterna, una vita piena, totale, felice, già oggi, qui, su questa terra…

Col blog conto di riprendere a scrivere con regolarità da lunedì 20 (il 19 sono a un ritiro spirituale sui Dieci Comandamenti), intanto vi mando un forte abbraccio e vi invito a visitare un po’ tutte le pagine di questo blog e segnalarlo in giro se vi piace.

Cristo ha vinto la morte! Buona Pasqua!

Come deve amare un cristiano?

febbraio 8, 2009

Nel vangelo di Giovanni al capitolo 13 versetto 34 leggiamo: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.”. E’ chiaro che se ci diciamo cristiani vuol dire che crediamo nella divinità di Gesù Cristo e in tutto ciò che egli ha detto. Quindi il nostro obiettivo è seguire le sue parole, non sono parole facili e non sempre ce la faremo, ma la nostra volontà è lì che deve tendere ben sapendo che da soli non possiamo farcela, ma solo con il Suo aiuto, aiuto che ci viene dato di continuo se noi lo chiediamo e lo accettiamo. Allora come dobbiamo amare? Gesù ce lo dice molto chiaramente. Inizia presentandoci un comandamento nuovo, ma se noi andiamo a vedere il testo originale dell’Esodo quando sul Sinai vengono dati i dieci comandamenti a Mosè, il termine ebraico usato è “parola”, ovvero il comandamento di Dio non è altro che la Sua Parola, non è quindi una parola autoritaria, un ordine, un comando, ma è Parola d’affetto, Parola creatrice, la stessa Parola che ha usato per creare, la stessa Parola che si è incarnata. La Parola di Dio è una parola di Amore. Subito dice che dobbiamo amarci gli uni gli altri, ovvero che ognuno di noi deve amare gli altri, ma poi ci spiega anche come: “come io vi ho amato”. Quindi a noi viene chiesto di amare gli altri nello stesso modo in cui Dio ci ha amati. E non è un amore astratto, non è un qualcosa di relegato solo alla sfera intima e privata, è un qualcosa di molto concreto perché Dio si è incarnato e ha vissuto accanto a noi, insieme a noi per mostrarci come amare. E come amava Gesù? Mangiava coi suoi amici, viaggiava con loro, parlava con loro e con chiunque volesse ascoltarlo, guariva chi glielo chiedeva, in sostanza era sempre disponibile. E’ arrivato a morire per noi, morire sulla croce, una morte che significa che, ognuno di noi, vale il sangue di Cristo. E Lui stesso ci dice in Giovanni 15, 13: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Ma in quel “dare la vita” c’è sì l’essere pronti a morire, ma c’è molto di più, c’è l’essere pronti a offrire il proprio tempo, c’è la disponibilità quotidiana, c’è la presenza quando non ne avremmo voglia, c’è la capacità di vivere sempre nell’Amore non solo per un momento o un’occasione. E’ possibile? Sì se rimaniamo saldi in Cristo e se chiediamo a Lui aiuto e accettiamo l’aiuto che ci manda, quindi se non perdiamo mai la fiducia in Lui e la coltiviamo sempre con la preghiera che è di una potenza indescrivibile, ma solo da vivere.

amorecrocifisso1artMatteo 12, 32: Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l`unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c`è altro comandamento più importante di questi”.

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

La donna arrivò al crocevia con lo sguardo basso, talmente immersa nei suoi pensieri da non accorgersi neanche di dove era arrivata, infatti sollevò la testa probabilmente avvertendo la presenza del vecchio lì vicino e si guardò intorno smarrita.

– Vi siete persa? – chiese l’uomo osservando i folti capelli ricci.

– No, non proprio, – rispose lei da dietro i suoi occhiali azzurri – so dove sono, ma non mi sono accorta di esserci arrivata ero immersa nei miei pensieri.

– L’ho visto, spero fossero piacevoli.

– No, non proprio.- la donna rimase in silenzio, poi si guardò intorno, si avvicinò al vecchio e si sedette su un masso accanto all’uomo – Ma forse se ne parlo passeranno… le va di ascoltarmi?

– Molto volentieri.

– C’è un collega, nella scuola dove insegno che è trattato male un po’ da tutti. E’ arrivato da poco, è timido, introverso ed è anche facile mettergli i piedi in testa. Mi fa male vedere come lo trattano, ma non riesco a vedere una soluzione.

– Tu come vorresti fosse trattato?

– Con rispetto, come ognuno di noi vorrebbe essere trattato, anzi come ognuno di noi andrebbe trattato. – la ragazza si voltò a fissare il vecchio, un po’ stupita della domanda.

– E tu come lo tratti?

– Io cerco di trattarlo normalmente, come tratterei chiunque altro fosse arrivato nuovo. Cerco di stargli vicino e aiutarlo nelle piccole difficoltà che può incontrare, ma è davvero triste vedere il comportamento degli altri nei suoi confronti. Alle volte è come se lui non esistesse. Penso che dovrei fare qualcosa, ma non riesco a capire cosa…

– Io credo che tu stia già facendo molto e non penso che dovresti fare altro.

– Dite? No, non sto facendo nulla e la situazione non può continuare così.

– Tu lo stai amando, semplicemente trattandolo come tu vorresti essere trattata. Credo che il tuo esempio abbia più valore di mille altre parole o di gesti eclatanti.

– Non so…

– Le altre colleghe e i colleghi vedendo il tuo comportamento non potranno non porsi dei quesiti, e se li porranno nel loro animo, lì dove è più difficile mentire. Se invece tu li affrontassi direttamente è probabile che andrebbero sulla difensiva, forse arriverebbero anche a darti ragione, ma in cuor loro non accetterebbero tanto facilmente. Ti vedrebbero in maniera molto diversa, come se dovessero competere con te. – il vecchio tacque guardando l’effetto delle sue parole sulla donna, la vide soppesarle con cura, in silenzio, poi aggiunse – E inoltre pian piano vivranno come normali i tuoi atteggiamenti e c’è il rischio che diventino anche i loro…

– Sapete… forse avete ragione… ero qui che stavo pensando quando affrontare l’argomento con loro tutti insieme o come organizzare qualche gesto eclatante, ma forse la risposta è proprio ciò che dite… la normalità, la quotidianità… senza compromessi, ma sempre con verità e dolcezza… sì… grazie! – la donna si alzò di scatto e si chinò sul vecchio schioccandogli un sonoro bacio sulla guancia: – Non so come avete fatto, ma mi avete illuminato! Ora è meglio che torni indietro, ma vi ringrazio ancora! – e così dicendo si allontanò sorridendo.

– E’ stato semplice, ti ho solo mostrato l’amore che già stavi donando, ragazza mia. – disse il vecchio sottovoce guardandola sparire dietro la collina e poi tornò a fissare il crocevia, contento.

Perché Gesù ha permesso che lo uccidessero?

giugno 29, 2008

(Apro questa piccola parentesi per segnalarvi che è uscito il mio primo romanzo, trovate tutto su http://oddwars.roxer.com è un libro divertente per l’estate, ordinabile solo via Internet, aiutatemi a farlo conoscere)

Sono pienamente convinto, e con questi scritti cerco di mostrarlo, che il cristianesimo non sia una religione lontana dalla realtà, ma che sia anzi estremamente concreta e legata a filo doppio con la quotidianità della nostra vita. Proprio per questo, nel cercare di rispondere a questo quesito, desidero prima di tutto richiamarmi all’esperienza di ognuno di noi. Nella vita tutto ciò che conta, tutto ciò che è importante, costa fatica. Pensiamo ad esempio al raggiungimento degli obiettivi scolastici, alla ricerca di un lavoro, alla ricerca di una compagna o compagno per la vita, all’attesa, alla nascita e alla crescita di un figlio e così via. Non c’è nulla nella nostra vita che sia importante e che non costi fatica.

Ora, sappiamo che Cristo si è incarnato per vivere in tutto e per tutto la stessa vita degli uomini, ma in più egli è nato per riscattarci tutti col suo sangue. L’uomo poteva fare due cose: accettare Cristo e seguirlo in pieno o rifiutarlo. Purtroppo lo ha rifiutato e così il cammino di Cristo è diventato quello del sacrificio. Per ottenere la sua più grande vittoria, per riscattarci tutti, per sconfiggere la morte Egli doveva morire, ucciso da coloro che avevano rifiutato il suo messaggio di amore e di salvezza personale. Doveva morire per salvare tutti, sia coloro che lo avevano accettato sia coloro, la maggior parte, che non lo avevano fatto. Esattamente come il chicco di grano che deve morire per portare frutto.

Quindi Cristo si è lasciato uccidere per ottenere qualcosa che, secondo Lui, ovvero secondo Dio, valeva tantissimo: la nostra salvezza. La nostra salvezza valeva e vale, per Dio, la sua morte in croce, questo vuol dire che ognuno di noi vale il Suo sangue… il sangue di Cristo, il sangue di Dio. Cosa vale di più? Questo ci dice Cristo: Io mi sono fatto uccidere per amore tuo, quindi tu vali il sangue mio. Tu vali il sangue di Dio.

1Giovanni 4:10 In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

La donna arrivò di sera, con la testa quasi sempre rivolta verso l’alto a guardar le stelle. Era già un po’ avanti con l’età, ma si vedeva che aveva ancora parecchia energia nel corpo robusto. Quando fu vicina al vecchio questi le fece segno di avvicinarsi ancora di più e le chiese: – Per caso, è suo questo?

La donna osservò con attenzione il piccolo ciondolo che l’uomo le mostrava. Dapprima non capì bene di che si trattava, ma poi lo riconobbe ed esclamò quasi ridendo: – Ah non credo proprio! Un crocifisso? No mio di sicuro non è

– Mi scusi allora, ma ne sembra quasi contenta, come mai?

– Può dirlo forte, io con quello preferisco non avere nulla a che fare. E’ un simbolo di morte, un cadavere appeso a una croce

– Per qualcuno invece è un simbolo di vita

– Lo so, ma il mondo è pieno di folli. Quello è un morto, punto e basta, questi sono i fatti

– Capisco… i fatti… se non sbaglio prima stava ammirando le stelle…

– Sì, stasera si vedono molto bene, poi è un po’ una deformazione professionale per me, vede sono un’astrofisica

– Sembra interessante, quindi le stelle le conosce bene

– Abbastanza, anche se non bene come vorrei – sorrise la donna.

– Io ho pochi ricordi di scuola, ma se non sbaglio anche il nostro sole è una stella, vero?

– Sì esatto, è la stella a noi più vicina

– Ed è grazie alla sua energia che dobbiamo la vita sulla terra…

– Esatto! Spiegarle adesso tutto il ciclo sarebbe lungo, ma è sicuramente così

– Il sole allora sì che lo accetterebbe come simbolo di vita?

La donna ci pensò un attimo poi concluse decisa: – Sicuramente! Il sole è vita

– Ma, mi scusi se mi approfitto delle sue conoscenze, sono curioso, come si produce l’energia nel sole?

– Oh non si preoccupi è una domanda molto semplice, si produce grazie ai processi di fusione nucleare che avvengono al suo interno

– Capisco, ma cos’è un processo di fusione nucleare? Mi perdoni, ma i miei ricordi di fisica non vanno così in là e la prego, nello spiegarmelo tenga conto che sono davvero ignorante

– Cercherò di essere il più semplice possibile- sorrise l’astrofisica contenta di poter parlare di ciò che conosceva – In pratica succede che, all’interno del sole, atomi diversi si scontrino e si fondano insieme generando energia

– Interessante… allora vediamo se ho capito bene – il vecchio indugiò un po’ – All’interno del sole gli atomi si scontrano e nel fare questo liberano energia e questa energia poi il sole la manda verso la terra ed è questa energia che permette la vita sul nostro pianeta?

– Sì esatto, è una spiegazione un po’ semplificata, ma sostanzialmente corretta

– Ma quando gli atomi si scontrano e liberano energia, poi ci sono ancora?

– No, gli atomi che si sono fusi non esistono più – rispose la donna.

– Quindi potremmo dire che è come se gli atomi morissero?

– Se vuole sì – era un po’ titubante – non è che fossero vivi prima, però in effetti cessano di essere quello che erano prima…

-… e si trasformano in energia, cioè in vita – concluse il vecchio sorridendo.

– Sì, ma non capisco perché sorride, c’è qualcosa che vuole sottintendere?

– No, nulla, stavo solo riflettendo sul fatto che, allora, un uomo crocifisso come simbolo di vita non è poi così assurdo…

La donna bisbigliò qualcosa a denti stretti, poi voltò le spalle al vecchio e si allontanò per la via da cui era venuta senza più badare alle stelle.

Il vecchio tornò a guardare il crocevia.

Ha ancora senso credere in Dio, oggi?

maggio 6, 2008

Si crede che il ruolo di Dio e quello della scienza siano i medesimi.  Così, in un’epoca come la nostra in cui la scienza offre spiegazione a molti fenomeni, Dio viene sempre più relegato in una dimensione che diventa, di volta in volta più stretta fino, quasi, a scomparire.

Invece, guardando con maggior attenzione vediamo che le cose stanno diversamente. Dio non è un’alternativa alla scienza, la credenza in una divinità non è nata nell’uomo per dare spiegazione dei fenomeni naturali che non riusciva a comprendere, ma per dare risposta all’interrogativo fondamentale che da sempre egli si è posto: Perché vivo? Qual è il senso della mia vita?

E’ vero che, sin dall’antichità, si sono usate figure divine per dare spiegazioni a fenomeni naturali altrimenti incomprensibili, ma questo è stato un effetto successivo del credere in una divinità, non la spinta iniale a credere. Cioè non è che dal momento che ci si trovava di fronte a un fenomeno inspiegabile si inventava la divinità, bensì proprio perché c’era già il concetto di divinità a questa si attribuiva la colpa del fenomeno non spiegabile.  E’ vero che la religione è stata usata e ancora oggi a volte viene usata come mezzo di potere sull’uomo, ma questo accade per qualunque cosa, in qualunque contesto.

Il primo fenomeno inspiegabile con cui l’uomo si è dovuto confrontare è quello della sua esistenza, ed ecco che il contenuto primario della religione è sempre stato: Perché esisto?

Come la filosofia è nata dalla domanda: Perché esiste qualcosa e non il nulla? La fede in un essere altro dall’uomo è nata dalla domanda: Perché esisto io?

La scienza, qualunque scoperta abbia fatto, non è stata in grado di dare risposta a una domanda che ancora oggi è viva e attuale. D’altra parte non è questo lo scopo della scienza, invece grazie al suo progresso essa ha permesso di sfrondare la religione e la fede da tutte quelle costruzioni artificiali e da quelle domande secondarie che, col tempo, noi vi avevamo aggiunto. Così la scienza ci permette di ritrovare il senso vero e autentico della necessità di una fede, che è sempre quello della domanda sul senso della nostra esistenza.

In relazione alla risposta che diamo a questo interrogativo definiamo anche chi siamo, o meglio chi vogliamo essere. La fede però non è una scelta, non si può decidere di averla, così come non si può decidere di amare, la necessità della fede nasce dalla domanda, ma la fede nasce solo dall’incontro personale con la risposta a quella domanda: Perché esisto io?

Le risposte possono essere molteplici, il mondo ne offre tante, ma solo una è vera, vera per noi. Solo una parla a noi perché parla di noi e qual è? Come fare a riconoscere la risposta vera dalle altre?

Se siamo onesti con noi stessi vedremo che molte risposte sembreranno vere o verosimili, molte saranno allettanti, ma presto ci lasceranno affamati, assetati, vuoti. Solo una ci sazierà, ci disseterà, ci colmerà, non è detto che sia il percorso più facile, né il più difficile (anche se sempre nella vita, le cose importanti, quelle che contano, costano e costano tanto), ma è sicuro che è ciò che ci farà dire: “Ora lo so! So perché esisto!”. E questa certezza non scomparirà più.

La risposta che ci fa dire questo, quella è la risposta vera.

Giovanni 4:13-14 Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Un giorno un giovane uomo si fermò perplesso a guardarsi intorno. Era sereno, ma indeciso, alla fine il vecchio gli chiese: “ Di nuovo qui?”

Sì, sono ancora qui, ma non riesco a trovare la strada che cerco.”

E qual è la strada che cerchi?”

Cerco quella che mi porti dove posso trovare risposta alla mia domanda: “Perché esisto?””

Domanda interessante… ma è parecchio che ti vedo tornare qui, temo tu abbia provate già tutte le strade, nessuna risposta?”

Hai ragione, ormai non so più le volte che sono passato di qui. Ho percorso la strada della scienza, della filosofia, della tecnologia, delle opere di bene, dell’amore, del divertimento… sì insomma tutte quelle indicate qui al crocevia, ho seguito ogni cartello… ho visto tante belle cose sai? Ho gioito e ho sofferto, ho visto e capito cose che non avrei mai immaginato, ma no… Nessuna risposta alla mia domanda… nessuna… Alle volte pensavo di averla trovata, ma dopo un po’ mi accorgevo che non era così.”

E’ così importante che ci sia una risposta?”

Molti altri mi hanno fatto la stessa domanda… Ho pensato che forse avete ragione e ho tentato di ignorare il mio quesito, ma la mia sete di sapere, il mio desiderio è troppo forte… riesco a nasconderlo per un po’, ma poi torna più forte che mai…”

Capisco…”

Però su una cosa hai torto, in realtà non ho percorso tutte le strade, ne rimane una. Lì dietro c’è un vecchio cartello ormai logoro che si apre su un sentiero sassoso e incolto… fino a ora ho sempre cercato di evitarlo, ma è l’ultima possibilità che mi rimane… credo che proverò a percorrerlo… ma cosa c’è scritto sul cartello?”

E’ vecchio, molto vecchio, forse il più vecchio di tutti, per questo è così logoro e poco appetibile… ma se guardi con attenzione si riesce ancora a leggere: Dio”

Dio? Alla fine di un sentiero in rovina? Ma che senso ha?”

Se è così importante la tua risposta allora perché un sentiero in rovina e un cartello poco leggibile dovrebbero fermarti?”

L’uomo sorrise leggermente e non disse nulla, passò oltre i cartelli più nuovi e lentamente si avviò lungo il sentiero. Il vecchio lo guardò inciampare diverse volte sui duri sassi, ma ogni volta si rialzava e proseguiva il cammino. Poi smise di guardarlo e tornò a fissare il crocevia.