Posts Tagged ‘preghiera’

In memoria di Dario Fo

ottobre 13, 2016

Ho appena appreso che è morto Dario Fo. Era un ateo convinto, dichiarato. Leggo sul Corriere del suo rapporto con Dio e ci sono alcune passaggi molto belli, li riporto qui di seguito perché credo aiutino a riflettere… tutti…

Forse resterete sorpresi come lui quando a volte — dice — cammina in un bosco o guarda la meraviglia del cielo: «No che non esiste. Non ci credo. Però…».

Papa Frabcesco «nega di essere comunista e dice che l’amore per i poveri è una bandiera del Vangelo prima che del marxismo, e sarà anche vero, però chi se lo ricordava più?».

La Natura un «prodigio che manda in crisi anche un ateo convinto come me».

«Se Dio non c’è chi è questo essere così geniale che in ogni momento ti lascia a bocca aperta?». Un’invenzione? Può darsi: anzi «la più grande invenzione della storia, come diceva Voltaire». Ma «uno così, beh, o ci fai uno sghignazzo» o alla fine «ti siedi davanti a Lui e gli dici: adesso parliamone».

Gesù che svuota l’Inferno: «Il che non vuol dire che il Male la fa franca. Chi fa il male vive male, la sua pena la sconta già qui».

«l’idea di una fine eterna, sparire per sempre, è insostenibile per la mente umana. Sappiamo che sarà così. Siamo polvere, mi dice la ragione. Ma poi… la fantasia, l’estro, la follia mi danno altre visioni. Che dire? Spero di venir sorpreso».

E sulla preghiera dice «Da bambino lo facevo. Da ateo non mi parrebbe corretto». Poi tira fuori una definizione che è uguale quella di Sant’Ignazio: «La preghiera è dialogo». E l’uomo ne ha bisogno fin dall’inizio dei tempi. «Io — confida, ed è uno dei due squarci più belli del libro — parlo con mia madre. Che faceva lo stesso con la sua». E racconta di quella volta in cui l’ateissima madre, quando l’altro suo figlio Fulvio era caduto in un pozzo sperduto ed era praticamente morto, prese a «invocare disperatamente proprio mia nonna, a sua volta morta da tempo: “Salvamelo! Salvamelo!”. E dalla notte spuntò una moto. Il medico. Mai saputo come mai passava di lì. Ma Fulvio fu salvo».

Dopo il Festival Biblico

giugno 6, 2013

E’ passato il Festival Biblico a Verona, ma continua a Vicenza con molti incontri interessanti. Io vorrei ringraziare tutti quelli che sono passati in Feltrinelli e hanno ascoltato me e don Manuel parlare di Tolkien e Bibbia (c’erano quasi cinquanta persone e ho visto tutti molto contenti) e quanti invece sono passati a visitare le chiese inserite nel percorso della Verona Minor Hierusalem, in particolare quella dei Santi Siro e Libera dove ero a fare servizio. E’ stata una grande festa, un momento dove condividere le passioni, le conoscenze e la nostra fede. Vorrei partecipare agli eventi previsti a Vicenza, in particolare domani, ma purtroppo, per motivi famigliari non mi è possibile. Anzi proprio per questo vi chiedo una preghiera, mia cognata ha avuto un brutto incidente in motorino, al momento è ricoverata, la situazione non è grave, ma seria e va costantemente monitorata. Per cui vi chiedo di ricordarvi di lei nelle vostre preghiere, perché possa tornare al più presto da suo marito e suo figlio. Grazie mille, noi ci risentiamo la settimana prossima.

8.2 I Cinque Pilastri della Fede

aprile 12, 2012

I pilastri della fede mussulmana sono cinque: la professione di fede, l’obbligo di versare un decima come elemosina, le cinque preghiere giornaliere, il digiuno nel mese di Ramadan e il pellegrinaggio alla Mecca.[1]

La professione di fede è espressa nella formula che apre tutte le preghiere :”Non c’è altro Dio fuori di Allah e Maometto è il suo inviato”. Ha lo stesso significato di un battesimo, conferisce valore alla preghiera ed è preghiera essa stessa.[2]

Le preghiere quotidiane sono sempre annunciate da un richiamo e suddividono la giornata: all’alba, a mezzogiorno, al pomeriggio, al tramonto e alla sera. Vanno eseguite in uno stato di purezza, quindi è necessario prima compiere delle abluzioni e rivolgersi in direzione della Ka’aba della Mecca. Si possono raggruppare a due a due, in modo da recitarne solo tre al giorno. Se non è possibile eseguirle al momento dovuto, si può rimediare in seguito e, in generale, la preghiera ha maggior valore se eseguita insieme ad altri.[3] Infatti assume un carattere solenne la preghiera collettiva il venerdì, nel giorno sacro dell’Islam, a mezzogiorno nella moschea. La moschea è concepita come l’antica basilica romana. Non è solo un luogo di preghiera, ma anche un luogo di riunione, di discussione, di istruzione. Ogni moschea è costruita ad immagine della moschea sacra della Mecca.[4]

La preghiera più grande che un musulmano fa nella sua vita, almeno una volta, è quella che recita proprio alla Mecca in occasione del pellegrinaggio (hagg) e della visita (‘umra) che è tenuto a compiere.[5] Il pellegrinaggio ha il suo fondamento nella figura di Abramo, e oggi è divenuta una manifestazione di fratellanza e di eguaglianza tra i fedeli giunti da ogni parte del mondo. Il digiuno è un altro dei pilastri dell’Islam, ed è pensato come una ricerca di equilibrio tra il corpo e l’anima. Durante il mese di Ramadan si ha un rallentamento di ogni attività, anche quelle economiche. Non si lavora, ci si astiene da ogni cibo, da ogni bevanda, ma anche dai rapporti sessuali e si conclude con la festa del fitr. Una delle ultime dieci notte del Ramadan sarà indicata da Allah come “Notte del destino”.[6]

Il Corano disciplina, in sostanza, delle pratiche sociali già esistenti, pone dei confini e afferma che lo sterminio del nemico, dell’infedele, vada arrestato quando questi cessa di essere un pericolo per il credente musulmano. Inoltre una delle regole auree del Corano è che non vi deve essere costrizione nella religione.[7]

Fondamentale è anche la suddivisione dello spazio tra quello sacro e quello profano. Per questo ci si deve togliere le scarpe prima di entrare in moschea, così lo spazio sacro si presenta, materialmente, come altro.[8]


[1] BRELICH A., Introduzione alla storia delle religioni, …,  pp. 352-364.

[2] TOUFIC F., L’Islam in Storia delle religioni, …, Vol. 9, p. 166.

[3] MERVIN S., L’Islam, Bruno Mondadori, Milano 2001, p. 159.

[4] TOUFIC F., L’Islam in Storia delle religioni, …, Vol. 9, pp. 170-171.

[5] TOUFIC F., L’Islam in Storia delle religioni, …, Vol. 9, p. 172.

[6] TOUFIC F., L’Islam in Storia delle religioni, …, Vol. 9, pp. 176-178.

[7] PACE E., Sociologia dell’Islam, …, p. 45.

[8] PACE E., Sociologia dell’Islam, …, p. 105.

 

7.13 La santità diMosè

marzo 29, 2012

Notiamo subito alcuni aspetti della vita di Mosè che rientrano in una casistica tipica dell’eroe. Egli è esposto quando nasce e supera diverse prove, oltretutto porta al popolo di Israele una nuova legge e nuove conoscenze. C’è però un aspetto della sua vita che è predominante su tutti gli altri, il rapporto strettissimo e personale con JHWH. Mosè è indubbiamente profeta, re e guida del popolo di Israele, anche eroe se vogliamo, ma in minima parte, egli è soprattutto mediatore tra JHWH e il popolo.

Ogni sua vittoria, ogni prova che supera non è dovuta a una sua forza personale o alla scienza che aveva appreso dagli egizi, ma è un dono di Dio. E’ dovuta alla sua preghiera che viene ascoltata ed esaudita. Oltretutto egli ha più volte un contatto ravvicinato con Dio e la santità di Dio si trasferisce, proprio sotto forma di luminosità, su di lui, tanto da rendere anche difficile guardarlo. Per la prima volta ci troviamo di fronte a un personaggio che rivela di possedere il terzo punto enunciato da Festugière, ovvero una relazione, intrinseca, del tutto personale, con l’elemento divino. Relazione che poi si concretizza esteriormente proprio in un rapporto di mediazione tra il popolo e JHWH. Mosè raccoglie le preghiere, le suppliche, lo scoraggiamento, la rabbia di Israele e le porta davanti a Dio. E’ questa santità a predominare su tutti gli altri aspetti, anche su quelli eroici.

UN VIAGGIO ITINERANTE INTRISO DI VERITA’ DA CAINO E ABELE A GESU’

gennaio 9, 2012

Oggi facciamo una pausa dal nostro itinerario storico-religioso tra la figura del santo e dell’eroe perché vorrei presentarvi questa intervista realizzata dal giornalista Nicola Di Ciomma a don Martino Signoretto sul suo libro “Tra Dio e l’umanità”. Del libro ve ne avevo già parlato io in precedenza e quindi sapete già quanto mi abbia colpito in positivo, per questo ho pensato di pubblicare questa intervista perché credo aiuti ancora di più a capire il valore e la profondità di questo testo. Poi ne approfitto per ringraziare pubblicamente tutti coloro che ieri hanno condiviso con me e mia moglie la gioia del battesimo dei nostri gemelli.

Davide Galati


 

Tra Dio e l’umanità

 

Intervista a don Martino Signoretto

 

Intercessione e Missione sono i cardini essenziali a cui aggrapparsi, per cui vivere e sperare ed accrescere la nostra Fede. E’ un disegno di chi ci ha creato e al quale non possiamo sottrarci. Un progetto che culmina nella storia attraverso il Dono del Cristo Risorto

 

di Nicola Di Ciomma

Tra Dio e l’umanità       don Martino Signoretto

Una storia che si consuma già fra le mura amiche di un fratricidio all’origine dei tempi e che ci consegna la prima vera e propria forma di ingiustizia. Ma poi è un tragitto, un percorso, un viaggio a braccetto fra Dio e gli uomini. Fra il celeste e l’effimero. E’ così che l’autore vuole farci capire, attraverso un dettagliato percorso (Caino e Abele, Abramo, Mosè, Salomone, l’orante del Salmo 122, Amos, Geremia, Giobbe e Gesù),  i concetti di Intercessione e Missione in un contesto edulcorato dal rispetto che l’uomo versa nei confronti del divino e delle speranze che in esso nutre. E Dio accoglie in modo del tutto personale le Preghiere di Intercessione. Le cambia, le rivede, e prende le proprie decisioni. Non usa lo stesso metro con tutti. Ci chiede una verifica, ci sprona ad intraprendere un percorso diverso, una Missione, offrendoci l’indelebile Intercessione del Figlio.

don Martino, da dov’è nata l’idea di questo libro?

“Posso dire che sia stata una sorta di  visione notturna. Qualche anno fa mi trovavo in Terra Santa e una notte sentii qualcuno pregare alla porta accanto. Scoprii solo in un secondo momento che la persona in questione era il Cardinal Maria Martini. Ebbi modo di conoscerlo, di approfondire e di leggere una delle prolusioni da lui tenute presso la ‘Hebrew University’ di Gerusalemme al riguardo della preghiera di intercessione. Al tempo ero abbastanza in crisi. Mi risultava difficile pregare per gli altri, anche se per un uomo di Dio sembra alquanto stonato. Intercedere significa‘mettersi in mezzo’,  pregare per gli altri, andare ad occupare il posto fra l’ingiustizia che esiste e Dio  stesso che deve implicarsi con noi. Mi si è scatenato così un viaggio interiore, mi si è aperta davanti un’autostrada che mi ha profondamente illuminato”.   

Intercessione e missione. Qual’ è la differenza?

Potrebbero sembrare a prima vista due parole opposte. Se ne analizziamo il loro significato puramente semplicistico, anche se reale,  potremmo convenire che l’intercessione è una preghiera verticale, cioè rivolta a Dio, mentre la missione è  un’azione orizzontale, cioè il partire, l’andare, fare la carità. Tipico esempio: ‘Preghi per me Padre!’ E giù una sfilza di Ave Maria e Padre Nostro. Lodevole, per carità, ma non basta Se noi però andiamo a sondare in profondità l’intercessione come il mettersi in gioco per gli altri, che magari ti hanno chiesto una preghiera perché hanno situazioni particolari, gravi, di ingiustizia e dalle quali non trovano la forza e la spinta per venirne fuori,vediamo che c’è anche Dio di mezzo. E questo diventa missione”.

Allora non c’è alcun dubbio. Intercessione e missione si intersecano.

“Certo. Con il passare del tempo si scopre che ciò per cui si intercede diventa lo scopo della nostra vita e di conseguenza missione pura”.

Perché in alcuni casi Dio accetta la Preghiera di Intercessione ed in altri no?

“Quasi tutte le preghiere di intercessione non vengono esaudite da Dio. Il tipo di richiesta fatta non trova un immediato esaudimento così come tale richiesta è stata formulata. Abramo non viene per niente esaudito. Mosè a metà, Giobbe in parte e dopo molte sofferenze con ‘grida’ di disperazione e, tutto sommato, anche se alla fine riceve il doppio di prima, il’maltolto’ non gli viene certo restituito. La cosa grande è che comunque vale sicuramente la pena di intercedere sempre perché, anche se la richiesta non trova compimento, si apre un percorso inedito che è quello della possibilità. La possibilità che le cose possano essere cambiate. Un esempio fortissimo è quello di Mosè che, dopo l’episodio del vitello d’oro, vuole sparire e morire assieme al proprio popolo di peccatori. Ma Dio lo ferma, lo inchioda di fronte alla sua missione. Ci sarà un castigo ma non immediato, per cui esiste il tempo non solo per rimediare ma addirittura per stravolgere in positivo le situazioni. Questo spiega quanto Dio sia solo ed esclusivamente dalla parte dell’uomo”.  

Lei non parla di Noè che comunque ha compiuto una missione importante voluta da Dio. Perché?

“Se dovessimo coinvolgere tutte le figure bibliche dal punto di vista di intercessione e missione ci vorrebbe sicuramente un’enciclopedia. Noè compie comunque una missione importante. E’ il giusto rimasto sulla terra che Dio sceglie per ricominciare daccapo. Paragonato alla storia di Sodoma e Gomorra potremmo dire che Noè è il ‘diluvio’, mentre Lot, nipote di  Abramo,  è ‘fuoco e zolfo’. Prima ci fu la distruzione di un intero mondo. Poi quella di Sodoma e Gomorra. Il paragone fra Noè ed Abramo, visto in questo senso, viene riportato da numerosi autori. La differenza di rilievo è che con Noè sono tutti uomini. Da lì riparte l’umanità intera. Non esiste ancora una vera e propria ‘Alleanza’ che Dio deciderà, in un secondo tempo, di stabilire con Abramo”.   

I proventi del suo libro saranno devoluti interamente per il progetto Tutti a scuola: scuole materne per i bambini beduini. Di cosa si tratta esattamente?

“E’ un progetto che parte dall’associazione Vento di Terra rivolto alle comunità Jahlin in Palestina nell’area compresa fra Gerusalemme e Gerico. La necessità scaturisce dalle richieste degli stessi beduini di conferire ai propri figli un minimo di istruzione. Ma la situazione è difficile sia per le condizioni politiche sia per quelle ambientali. I beduini hanno una vita nomade. Sono spesso costretti a circumnavigare strade ed autostrade per recarsi ai villaggi adiacenti per ricevere, dove ci sono, cure mediche. Non possono, secondo la legge israeliana, costruire queste scuole con mattoni, allora attraverso l’inventiva dell’associazione Vento di Terra sono stati utilizzati pneumatici usati. Il problema ricorrente è che spesso gli stessi israeliani falcidiano i beduini non solo dal punto di vista umano ma prettamente materiale. Con una scusa o l’altra distruggono le scuole e bisogna ricominciare. Con tende e pneumatici. Se questo non accadesse basterebbe veramente poco per proseguire indisturbati. Ci sono insegnanti preparati pronti a collaborare per quelli che sono gli obiettivi primari del progetto: migliorare l’educazione, il livello di scolarizzazione generale, e sviluppare soprattutto l’inserimento femminile nel mondo del lavoro dando la possibilità alle donne di lasciare i propri figli in mani sicure. Referente di questo progetto è Suor Alicia Vacas Moro Missionaria Comboniana residente a Gerusalemme”.  

Il Santo nella religione Babilonese

settembre 20, 2011

2.11 Peccato e preghiera

Dalla presentazione della religiosità babilonese appare evidente come non esistesse un concetto di santità simile a quello che intendiamo, comunemente, oggi. Il rapporto dei fedeli con i loro dèi, tutto improntato a sottolineare la distanza tra i due mondi, quello umano e quello divino, non lasciava spazio ad una figura di mediatore che interagisse direttamente col piano soprannaturale. Gli dèi erano presenti, con le loro rappresentazioni, nella vita di tutti i giorni e il cittadino vi si rivolgeva per suppliche di vario tipo, ma sempre in una maniera regolamentata.

Il comportamento religioso esigeva certi obblighi che però non erano di tipo morale (abbiamo già accennato a come la religione della Mesopotamia non si curasse molto del peccato di tipo morale), ma di tipo giuridico, ovvero legato alla corretta osservanza delle norme. Tutti i divieti o i tabù che la religione imponeva avevano lo stesso valore perché provenivano direttamente dalla volontà degli dèi.[1] Era equivalente, sul piano religioso, strappare fili d’erba nella steppa e assassinare il proprio amico perché si trattava sempre di una violazione di una norma imposta dagli dèi.  Anche la preghiera, abbiamo già sottolineato, rientrava in una categoria ben definita con regole proprie. Esistevano formule già pronte a cui non si faceva altro che cambiare i nomi di riferimento e gli intenti finali.[2]

Vediamone qualche esempio, di seguito alcune preghiere rivolte al dio Nabù e alla dea Gatumdu:

 

le mie malattie, stregonerie, siano scacciate,

   allontanate di 3600 miglia dal mio corpo.

 

  Chi mi vede sia indotto a esaltare la tua divinità,

   nell’adunanza sia ascoltato il mio parlare.

 

  Dio e genio Lamassu, richiesta e grazia,

  quotidianamente mi vengano dietro.

O signora Gatumdu, porgi a me

  la tua nobile mano, proprio la tua destra.

 

  Andrò alla città, l’augurio sia per me favorevole;

  al monte che si eleva dall’acqua, a Nina,

 

  il tuo Udug, genio grazioso, mi preceda,

  la tua Lamassu graziosa mi segua.[3]

Si noti quanto si diceva prima, ovvero che le preghiere sono codificate e pronte all’uso per la necessità del momento. Da sottolineare, inoltre,  che accanto all’invocazione alla divinità vi è quella a un genio benefico, una sorta di angelo secondo i nostri termini. La figura dell’angelo, o del genio protettore, era il contraltare di quella del demone di cui abbiamo già accennato. Figure a metà strada tra il mondo divino e quello umano che servivano a giustificare alcuni eventi che altrimenti rischiavano di non poter essere catalogati. Inizialmente agivano per la loro natura innata, ma poi sono diventati messaggeri del volere degli dèi.


[1] BOTTÉRO J., Mesopotamia, traduzione di Matthiae C., Einaudi,  Torino 1991, p. 250.

[2] NOUGAYROL J., s. v. Da Babilonia a Zoroastro in Storia delle religioni Vol. II, …, p. 23.

 

[3] PETTINATO G., Angeli e demoni a Babilonia, Mondadori, Milano 2001, pp. 107-108.

 

Francesco Mauro e Giovanni Marco, benvenuti!

luglio 2, 2011

Quacuno avrà notato che non aggiorno molto spesso il blog, ma c’è un moptivo.

Il 7 giugno, alle 12.31 sono diventato papà! Infatti a quell’ora è nato il mio primogenito: Francesco Mauro. Alle 12.32 è nato suo fratello gemello: Giovanni Marco!

Questi bambini sono un grande dono del Signore, più grande di quanto possa esprimere a parole.

Nè io nè mia moglie abbiamo gemelli in famiglia, inoltre sin dall’inizio abbiamo avuto diversi problemi, molto seri, col rischio di perderli. I dottori non hanno potuto fare nulla se non osservare essendo pronti a decidere se intervenire o meno (con gravi rischi per entrambi i bambini). In quei giorni abbiamo chiesto a moltissimi di pregare e noi crediamo che solo la preghiera ci abbia sostenuto e abbia sostenuto questi bambini che ora stanno bene e che aspettiamo presto a casa.

Voglio ringraziare tutti quelli che hanno pregato per Francesco Mauro e Giovanni Marco e a tutti quelli che leggeranno chiedo una preghiera, per la nostra famiglia, perché sappia sempre essere famiglia.

La vita è grande, è splendida e meravigliosa, anche quando è difficile, e il Signore è il Dio della vita quindi Lui è ancora più grande, splendido e meraviglioso.

Grazie a tutti, ma sopratutto Grazie a te, Signore!

Ancora sul Padre Spirituale

luglio 21, 2010

Pubblico qui uno scritto del mio parroco, Don Mauro Bozzola, perché lo trovo molto ben fatto eutile sopratutto perché l’argomento del Padre Spirituale è un argomento molto importante nella vita di ogni credente e molto sentito dai lettori di questo blog.

PERCHÉ STAI CERCANDO UN PADRE SPIRITUALE?

 

SITUAZIONI E MOTIVI SBAGLIATI per cercarti un padre spirituale.

Motivo o situazione di

partenza

Giusto o sbagliato? Dove andare
Sei in conflitto con il tuo marito/moglie/ragazzo/ragazza e non sai cosa fare. Sbagliato. Tu cerchi uno che ti risolva i problemi, non un prete. Vai da uno psicoterapeuta specializzato sulla relazione di coppia.
Ti senti triste e incompresa, non sei soddisfatta della tua vita e cerchi consolazione (di solito è una donna che, in questa situazione, cerca un prete). Sbagliato. Tu cerchi un consolatore, non un prete. Vai dalla parrucchiera o da un massaggiatore, che ti sa ascoltare, ti capisce bene e ti consola con un bella messa in piega o un buon massaggio. Il prete non ha tempo, deve fare il prete, non il consolatore.
Hai un problema di insoddisfazione profonda rispetto alla tua vita, alla tua giornata, alle tue cose. Sbagliato.

Un prete non può rispondere a questa tua situazione. Iscriviti a un sano corso di catechesi, per esempio al corso dei dieci comandamenti.

Dopo un paio d’anni di ascolto, va pure da un prete. Se ci vai prima, non serve a niente. Perdi tempo tu e lo fai perdere al prete.

Ti senti solo e ti pare che nessuno ti capisca. Sbagliato. Tu cerchi un amico, non un prete. Iscriviti a un club, per esempio al Milan club o al club dei ciclisti della domenica e vai a fare qualche gita.

 

 

In pratica, cosa non chiedere ad un padre spirituale?

– consolazione;

– di essere capito/a;

– che diventi tuo amico;

– che risolva le tue questioni o problemi, per cui hai bisogno di sentirlo al sorgere di ogni nuova difficoltà. Stai cercando una realtà che non esiste, e stai creando una dipendenza dannosa;

– che ti cerchi, ti mandi sms, risponda alle tue mail;

– che sia sempre disponibile ai tuoi bisogni;

– che sappia tutto di te (per cui devi raccontargli ogni dettaglio della tua esistenza, delle tue giornata, ogni cosa che ti passa per la testa);

– che ti risolva i conflitti personali, di coppia e relazionali (non è uno psicologo); Certe cose non si risolvono: si impara a conviverci nel Signore, o si superano o si gettano via semplicemente. Alle volte è molto più semplice di quanto ami raccontarti, soprattutto se sei abituato a

piangerti addosso!

 

Se cerchi queste cose, Il prete di deluderà, perché non può darti quello che cerchi!

Lui è un prete, e se ha imparato bene a essere prete, prima o poi ti manderà via.

 

 

SITUAZIONI intelligenti e MOTIVI GIUSTI per cercare un padre spirituale

Motivo o situazione di

partenza

Giusto o

sbagliato?

Vai pure dal prete

Hai cominciato a conoscere il

Signore, ma non sai come stare

alla sua presenza.

Giusto.

Un prete può aiutarti a imparare a pregare: come si prega, quanto e quando.

Anche se cerchi di vivere una

vita cristiana, alle volte hai una

strana tristezza interiore.

Giusto.

Un prete può aiutarti a conoscere la vita spirituale: come parla il Signore, come parla il nemico; cosa fare quando parla il nemico,

come crescere alla presenza del Signore.

Hai incontrato il Signore e ti stai interrogando su alcune cose

della tua vita: la tua vocazione, il rapporto con i soldi, con il tuo

tempo … e hai bisogno di

confrontarti

Giusto. Sei in ricerca vocazionale, oppure il Vangelo ti sta interrogando su alcuni aspetti della tua esistenza. Il Prete può darti una mano.

 

 

Cosa quindi chiedere ad un sacerdote nella direzione spirituale?

• Che ti insegni a pregare.

• Che ti alleni all’arte del discernimento: capire come agisce il Signore nella tua vita, come ti

tenta il nemico, e dopo aver imparato a capire e riconoscere, imparare ad “agire” secondo la legge dell’amore, che è obbedienza la Vangelo.

• Che ti aiuti a stare nell’obbedienza della Chiesa, Corpo di Cristo, unico luogo dove puoi

concretamente incontrare il Dio che si è rivelato in Gesù, che è la via, la verità e la vita. Quello che pensi tu è un’opinione, la tua, non la verità, e di solito il tuo punto di vista è abbastanza approssimativo, se non addirittura sbagliato. Abbi l’umiltà di metterti in ascolto della Chiesa, senza pretendere sempre che ciò che pensi tu sia la verità. La verità esiste, e di solito non coincide con la tua opinione.

• Che celebri per te la confessione sacramentale.

• Che ti aiuti ad attraversare con il Signore Gesù momenti complicati della tua esistenza. Ma per far questo devi conoscerlo il Signore Gesù, o desiderare di conoscerlo.

Come funziona un colloquio spirituale

• Di solito, ci si trova con il padre spirituale ogni mese e mezzo.

• L’incontro dura una mezz’oretta, in casi particolari anche qualcosa di più, ma non deve mai superare i 40/45 minuti. Diventa dannoso, e crea dipendenze inutili.

• Devi prepararti, sapere di cosa vuoi parlare. Se vai senza sapere cosa dire, perdi tempo tu e lo fai perdere al prete. Il tempo è prezioso, non va sprecato.

• Ogni volta, è utile fermarsi su uno, al massimo due temi o questioni. Non devi raccontare tutta la tua vita al padre spirituale (se questo fosse necessario, dovresti incontrarlo almeno tre volte alla settimana), ma solo qualche fatto concreto che esemplifichi il tema che vuoi affrontare. Qualche volta, invece, sono le “urgenze del momento che stai vivendo” a decidere di cosa parlare.

• Se hai ricevuto dei “compiti”, delle cose su cui riflettere o esercitarti, è utile cominciare da

questi. Ricordali tu al padre spirituale, che potrebbe non avere presente il punto di cui hai parlato la volta precedente. Se non li hai svolti, i compiti, non importa. Capita, e capitano anche periodi infecondi, duri, difficili, di “deserto”. Ma se i compiti che ti vengono affidati non li svolgi mai, cosa ci vai a fare da un padre spirituale?

• Il colloquio spirituale va distinto dalla confessione, che va fatta prima o dopo. Sei tu che devi chiederla. Se non sai confessarti, chiedi che ti venga insegnato. La confessione è un Sacramento, un incontro tra il tuo peccato e l’amore di Dio, che diventa sempre più vero man mano che lo sperimenti (nella confessione, appunto); un atto puntuale, breve (4/5 minuti), non una discussione o un approfondimento di temi. Ti confessi non perché “te la senti”, ma perché è necessario.

Il prete potrà aiutarti, ma sono necessarie alcune altre cose:

• Una Chiesa concreta in cui inserirti: una comunità, che non coincide con la partecipazione alla Messa parrocchiale della domenica, che resta sì il centro della tua vita cristiana, ma risulta spesso essere anche una presenza (la tua) in una massa anonima. Hai bisogno di trovare una piccola comunità (dalle 10 alle 40 persone al massimo) con cui ritrovarti settimanalmente per pregare, con cui crescere nella comprensione delle cose cristiane (si chiama catechesi), con cui imparare a confrontarti con il Vangelo, a fare la carità, l’evangelizzazione, con cui vivere una reale fraternità nel Signore… Non si è mai cristiani da soli, non lo si diventa da soli, e non si cresce da soli!

• Devi metterti in stato di “lavoro”: non si cresce spontaneamente e di colpo, ma con la fatica e a piccoli passi. È necessario imparare ad accettare dei compiti da svolgere, su cui di volta in volta confrontarsi.

 

 

La Chiesa Cattolica può parlare di politica?

febbraio 15, 2009

E’ curioso come in una società che sembra aver fatto della libertà assoluta la sua bandiera, una libertà intesa in maniera distorta come il poter fare e dire tutto, quando alcuni soggetti parlano si alza un vero e proprio vespaio e si fa e si dice di tutto non contro il contenuto di ciò che viene detto, ma contro il fatto stesso che abbiano parlato. Uno di questi soggetti, è impossibile negarlo, è la Chiesa Cattolica. Voltaire disse: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa esprimere le tue idee”. Voltaire fu uno dei padri dell’illuminismo, ed è doppiamente curioso vedere quanti tra coloro che ritengono la ragione come principio e fine di ogni cosa siano poi i primi a ignorare le parole di Voltaire. Le obiezioni mosse al fatto che la Chiesa prenda posizione su alcune questioni di importanza notevole per la nostra vita sono diverse. La prima è che la Chiesa dovrebbe occuparsi delle cose spirituali e non di quelle materiali. Obiezione del tutto priva di senso in quanto presuppone che l’uomo si possa scindere, in maniera netta, nella sua componente spirituale e materiale. Invece sappiamo tutti, perché lo viviamo ogni giorno, quanto il nostro sentire spirituale influenzi i nostri comportamenti materiali e quanto i nostri comportamenti materiali influenzino il nostro sentire spirituale. Se, come cristiani, siamo convinti che sia nostro dovere arrivare ad amare come Dio ci ha amati, non è che poi nel nostro vivere quotidiano questo non abbia alcuna rilevanza, anzi. Viceversa, se nel nostro vivere quotidiano ci nutriamo, ad esempio, di pornografia non è che poi questo non abbia alcuna rilevanza nel nostro sentire spirituale. Mi sembra abbastanza evidente.

Un’altra obiezione comune è che intervenendo su alcuni temi molto forti (aborto, famiglia, omosessualità, eutanasia ad esempio) la Chiesa, intesa a volte nel senso del Vaticano e del Papa, interferisce e pesantemente negli affari interni di un altro stato. Un’obiezione che subito sembra avere un fondamento, ma basta soffermarsi un attimo a pensare e si vedrà come il fondamento è solo apparente. Il cristiano, che sia esso italiano, tedesco o spagnolo, è prima di tutto cristiano. La Chiesa non è un organismo politico riconosciuto a livello internazionale, ma è un corpo vivo che si estende nel mondo al di là dei confini degli stati. Lo Stato Vaticano è principalmente un simbolo che indica al mondo un soggetto preciso con cui rapportarsi ( il Papa e la curia vaticana) per tutto quello che può riguardare gli aspetti politici in senso prettamente pratico, ma il Papa è anche il pastore della Chiesa nella sua interezza, una Chiesa che non ha confini. Quando il Papa o uno dei vescovi parla, parla prima di tutto all’anima di ogni cristiano e il cristiano non può tenere ciò che ha nell’anima chiuso lì e basta, è chiamato a viverlo quotidianamente.

Quindi il fatto che la Chiesa parli di temi importanti per la nostra società dovrebbe essere visto come una ricchezza, come la possibilità di un confronto, di una crescita, come dovrebbe accadere per ogni voce che si alzi. Non significa che si deve essere d’accordo con la Chiesa, ma che si dovrebbe essere contenti che ci sia anche la sua voce, perché solo da una pluralità di voci può nascere un confronto e solo da un confronto si può crescere. Invece molti vorrebbero una Chiesa zitta, abolendo così il confronto e qualunque possibilità di crescita.

Un’altra obiezione è che la voce della Chiesa influenza la politica. Questo può anche essere vero, ma non vedo come possa essere un problema. Che cosa si vorrebbe? Che la Chiesa, o chiunque altro parlasse solo quando le sue parole non hanno la possibilità di produrre alcun effetto? Oppure si vorrebbe dare alla Chiesa la responsabilità delle scelte politiche fatte da chi è eletto dal popolo proprio per questo? E’ evidente la capziosità di una tale obiezione. Le responsabilità delle scelte politiche sono di chi queste scelte ha il potere di fare, la responsabilità della Chiesa, che è verso tutti i suoi fedeli, è invece proprio quella di esprimere chiaramente il suo pensiero sui grandi temi della società, in maniera che il credente possa liberamente orientare le sue scelte materiali in comunione col suo sentire spirituale.

Interessante è invece capire perché crea un tale fastidio una Chiesa che esprime il suo pensiero. Il motivo, secondo me, è che la Chiesa Cattolica è l’unica realtà rimasta capace di presentare un pensiero forte, cioè un pensiero solido, argomentato, con radici molto profonde. Confrontarsi con un pensiero così crea molte difficoltà, è molto più facile attaccarlo a priori cercando di impedirgli di esprimersi. Un altro esempio di pensiero forte poteva essere il comunismo, ma nel giro di pochi anni ha dimostrato tutta la sua fragilità, il capitalismo la sta mostrando adesso. Il pensiero della Chiesa invece ha una tradizione bimillenaria e il sacrificio di Dio a suo fondamento, ed è ancora vivo, pulsante, concreto e reale. Si può comprendere che si preferisca metterlo a tacere piuttosto che confrontarsi apertamente.


Deuteronomio 5, 1 Mosè convocò tutto Israele e disse loro: Ascolta, Israele, le leggi e le prescrizioni che oggi io proclamo davanti a voi; imparatele e mettetele diligentemente in pratica.

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

La coppia di giovani si sentiva ancora prima di vederla. Discutevano ad alta voce, anche se non era facile comprendere il senso delle parole trascinate dall’eco della valle. Non appena furono in vista il vecchio si mise a osservarli, notava che tra i due c’era molta familiarità e affetto, ma ciò di cui stavano discutendo doveva essere decisamente importante. Non appena furono vicini li salutò: – Buongiorno.

I due proseguirono qualche attimo nella loro conversazione, poi si fermarono guardandosi intorno, videro il vecchio e, con un po’ di imbarazzo, ricambiarono il saluto: – Ci scusi, – aggiunse la donna – stiamo discutendo di un argomento che ci appassiona molto e così ci siamo distratti.

– Nessun problema, si vede che siete parecchio coinvolti dalla discussione, ma ora mi avete incuriosito, posso chiedervi qual è l’argomento?

– Certo… – fece per rispondere la donna.

– E’ qualcosa che riguarda solo noi due, se non le dispiace – la interruppe l’uomo.

– Capisco… – mormorò l’anziano.

– Non fare il cafone! – intervenne lei – Possiamo anche dirglielo e magari ci può dare anche la sua opinione al riguardo, ci potrebbe essere utile.

– Non mi interessa l’opinione di chi non fa parte della mia famiglia e che, oltretutto, non sa nulla del problema in questione.

– Ma che ne sai tu se neanche glielo hai chiesto?

– E non ho intenzione di farlo, non voglio certo che tu ti faccia convincere dal parere del primo che trovi per strada.

– Ma che bella opinione che hai di me, davvero… pensi che ascoltare come la pensa un altro sia sufficiente a impedirmi di avere un’opinione mia?

– Non volevo dire questo…- tentò di scusarsi lui.

– Però è quello che hai detto. Sai invece io penso che più opinioni si sentono meglio è, ti permette di avere un quadro più ampio e penso di essere benissimo in grado di decidere da sola, senza farmi influenzare dalle opinioni altrui, ma valutandole e dando loro il giusto peso.

– Sì, certo come no, tu ti fai solo plagiare altroché.

– Dì piuttosto che sei tu che vorresti plagiarmi! Perché allora dovrei ascoltare solo le tue di opinioni?

– Perché io e te siamo un famiglia, lui non c’entra nulla con noi! – e così dicendo indicò il vecchio.

– E invece c’entra perché lo abbiamo incontrato sulla nostra strada e perché io voglio ascoltare la sua opinione. Cos’è? Hai paura di non essere più in grado di convincermi?

– Non essere stupida…

– Difficile dal momento che sei proprio tu che mi stai dando della stupida, o forse non vuoi che parli perché temi che metta in luce la fallacia di tutto il tuo ragionamento?

– La “fall…” che? E comunque stai solo dicendo delle assurdità, sono pienamente convinto di quanto affermo e credo di poterlo… – le parole scemarono mentre la coppia si allontanava dal crocevia, infatti avevano continuato a camminare, senza neanche accorgersi di aver superato il saggio, che continuò ad osservarli in silenzio finché non sparirono alla vista, poi tornò a guardare il crocevia.

Come e perché pregare?

gennaio 11, 2009

In una società come la nostra sembra sia semplice valutare l’efficacia della preghiera, è sufficiente tenere sotto controllo chi prega e l’oggetto del suo pregare per poi verificare se si è ottenuto o meno il risultato richiesto. Se il risultato c’è stato allora dovrebbe poi essere ripetibile all’infinito, se il risultato non c’è allora è evidente che la preghiera non serve a nulla. Voler ridurre la preghiera a questo è tipico di una mentalità scientifica distorta. Non tutto è misurabile secondo parametri prestabiliti e una delle cose che, sicuramente, non sono misurabili riguarda proprio i rapporti interpersonali. Misurare l’amore tra due persone, siano essi fidanzati, sposati, amici o solo parenti, scandagliare il rapporto che si instaura e poi comprenderlo rendendolo prevedibile e dimostrabile è qualcosa di impossibile, lo sappiamo tutti. Si possono creare degli indici che diano delle valutazioni di massima, ma entrare nel mistero del rapporto tra due persone, se possibile, lo è solo fondendosi con entrambe le persone. Allora come è possibile valutare scientificamente la preghiera quando essa è il principale modo non-mediato, cioè im-mediato, per mettersi in relazione con un essere vivente che è assolutamente e infinitamente Altro da noi? Proprio questo è la preghiera, lo strumento che ci permette la relazione con Dio in quanto persona. Ecco che allora qualunque tentativo di misurare l’efficacia di questo strumento a livello scientifico ha poco senso, solo colui che prega può verificare se nella sua vita quel pregare, quel mettersi in relazione con Dio, ha avuto effetto e quale effetto. Solo tu sai davvero come è tua moglie nell’intimo, solo tu sei in grado di valutare il sorriso di tuo figlio, solo tu hai la sensibilità e l’esperienza di vita per capire il tono di voce di tua madre e cosa esso porta con sé. La preghiera produce sempre effetto perché ce lo ha promesso Gesù, non perché lo dico io (Giovanni 14:13 Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio), però non sempre riusciamo a vederlo e al di là di ciò che noi chiediamo Dio non ci esaudisce mai se ciò comporta il nostro male. La preghiera è comunque una forma antichissima, e ha anche il vantaggio di donare serenità e di costringere a fermarsi e riflettere se fatta seriamente, ma la preghiera cristiana, a differenza di tutte le altre, è un movimento che esce dal singolo per arrivare a Dio e poi ritornare sugli altri, non ritorna solo al singolo. Infatti se ciò che chiediamo nella preghiera è per Cristo, con Cristo e in Cristo non può essere altro che Amore e l’Amore cristiano si spande intorno a noi, perché nel momento in cui noi lo abbiamo dentro esso trasborda, non è contenibile. Ma come pregare? Qualcuno pensa che sia sufficiente rivolgere un pensiero a Dio ogni tanto, magari mentre è nel mezzo di altre attività. Questo è sicuramente già qualcosa, ma così come in un qualunque rapporto interpersonale è necessario prendersi del tempo specifico per dialogare, lo stesso accade con Dio. Provate a pensare se ai vostri genitori, a vostra moglie o anche a un vostro amico dite semplicemente, sai ogni tanto ti penso, senza mai trovare il tempo di andare a trovarli o parlare con loro. Si può poi arrivare a pregare in ogni momento, in ogni istante, così come si può arrivare ad amare in ogni momento, in ogni istante. Serve tempo, pazienza e allenamento, ma ne vale la pena.

La Bibbia ci viene in aiuto, riguardo la preghiera, in molti modi. Il primo è col libro dei Salmi che è un libro di preghiere del tutto interno alla Bibbia e che spesso noi utilizziamo poco. Poi con le parole di Gesù che ha detto: Matteo 6, 7 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

Parole semplici e chiare, eppure ricchissime di significato, tutte da meditare e assaporare ogni volta con un gusto nuovo, ma parole che si possono anche usare solo come una traccia per aprire il nostro cuore a Dio. La preghiera di noi cristiani deve essere sempre semplice, nascere dal cuore, e anche quando è ripetitiva, come ad esempio nel rosario, essa è in realtà breve (all’interno del rosario ci sono solo l’Ave Maria, il Padre Nostro e poco più) e profondamente biblica, infatti metà dell’Ave Maria è la ripetizione di brani del Vangelo. Se si ha difficoltà si possono poi trovare facilmente in commercio dei semplici libretti di preghiere che aiutano a impostare il momento che decidiamo di dedicare al Signore. Alla preghiera bisogna anche abituarsi, allenarsi, come per un’attività sportiva, e farla con costanza anche quando il nostro primo istinto è di non averne voglia.

gesupreghieraGiacomo 5,16 Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altr, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia.

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Il ragazzo arrivò appoggiandosi a una stampella, camminava a fatica e sul viso gli si leggeva chiaramente un’espressione di sofferenza mista a rabbia. Il cielo sembrava essere lo specchio del suo stato d’animo, infatti nuvoloni grigi facevano intendere che da lì a poco poteva cadere la neve. Il vecchio saggio osservava il ragazzo essendo uno degli ultimi viandanti rimasti e notava che, nonostante facesse fatica, continuava ad avanzare anche se spesso imprecava a denti stretti.

Quando fu più vicino gli chiese: – Come va? Vedo che fai molta fatica…

– Meno di quanto ne farei se non mi appoggiassi a questa stampella – rispose quello quasi mangiandosi le parole.

– Ma cosa hai fatto alla gamba?

– Io nulla, si tratta di una brutta malattia

– Mi dispiace, è per questo che ti vedo arrabbiato?

– E perché non dovrei esserlo? Ormai o sono costretto a stare chiuso in casa o vado in giro in queste condizioni, lei non sarebbe arrabbiato al posto mio?

– Non lo so, non mi sono mai trovato in una situazione simile, ma so che arrabbiarti non ti fa bene

– Questo lo so anche io e non vorrei farlo, ma non riesco a fare diversamente

– Tu credi in Dio? – chiese all’improvviso il vecchio.

Il ragazzo rimase un attimo a pensarci, poi abbassò il capo e rispose: – Sì, anche se alle volte non ho molti motivi per crederci, sì io credo in Dio

– E hai mai provato a pregarlo?

– Pregare… sì vado a messa la domenica, e ogni tanto mi ritrovo a dedicare un pensiero a Dio, ma più di così… – scosse la testa sconsolato.

– E perché? Perché se credi non sei mai andato oltre?

– Perché… perché… non lo so perché, perché credete che dovrei pregare?

– Perché se hai fede allora questa fede deve essere una fede viva e questo vuol dire che puoi e devi rivolgerti a un Dio vivo che ti ascolta e la preghiera è il modo che hai per parlare con Lui

– E cosa dovrei dirgli? Che sto male? Che sono arrabbiato?

– Sì esatto, proprio questo devi dirgli, come faresti con tuo padre, con un tuo amico… presentarti davanti a Lui così come sei… non devi per forza avere sempre buoni pensieri. Se sei stanco, arrabbiato, deluso è così che devi andare di fronte a Lui… altrimenti, se con Lui non ci parli, se da Lui ti nascondi, come può avere un rapporto con te? Come può esserti Padre e Madre e Fratello e Amico?

Il ragazzo rimase un po’ in silenzio, poi sollevò gli occhi verso il vecchio: – Forse avete ragione, ma come si fa a pregare? Temo di averlo dimenticato…

– Forse non sono la persona più adatta, dovresti parlare con un sacerdote, ma ricordo che nel Vangelo, Gesù stesso dice come pregare il Padre

– Sì, col Padre Nostro è vero

– Poi ci sono i salmi che sono un intero libro di preghiere all’interno della Bibbia, ma la cosa più importante credo sia avere costanza e abituarsi alla preghiera

– Credo sia più importante pregare quando lo si sente, quando ce n’è la voglia

– Dici? Tu vivi da solo?

– Sì, almeno finché riesco ad essere autonomo

– E i tuoi genitori li senti sempre e solo quando ne hai voglia?

– Beh no

– E i tuoi amici?

– Uhm no

– E la tua ragazza?

– Figuriamoci! – sorrise il giovane.

– E allora perché con Dio dovrebbe essere diversamente?

Il giovane rimase in silenzio assorto, poi concluse: – Già, perché…? Mi avete dato molto su cui riflettere, lo farò… ma ora devo andare, il tempo non promette nulla di buono e spero di arrivare a casa prima di bagnarmi. Grazie mille della chiacchierata e buona serata

Il vecchio sorrise bonario in risposta, poi lo osservò allontanarsi e tornò a guardare il crocevia.

Il culto dei santi rende il cattolicesimo una religione politeista?

settembre 29, 2008

Questa è un’obiezione che nasce solo dall’ignoranza. Infatti il culto che i fedeli hanno verso i santi è solo di venerazione, mai di adorazione e le preghiere a loro rivolte sono sempre di intercessione. I santi non hanno alcun potere loro proprio, ciò che fanno lo fanno solo per concessione di Dio. Loro sono intercessori, avvocati, difensori degli uomini, non altro. In un sistema politeistico esiste una gerarchia tra le divinità e ognuna di esse è responsabile di un dato aspetto della vita. Pensiamo ad esempio agli dei dell’Olimpo greco, Ares era il dio della guerra, Afrodite dell’amore, Atena della saggezza e così via. Quindi se si voleva che una certa impresa avesse un lieto fine bisognava pregare la divinità appropriata che poteva intervenire direttamente. La preghiera al santo, nel cattolicesimo, ha invece tutta un’altra funzione, il santo non può intervenire direttamente, ma intercede presso Dio, grazie ai suoi grandi meriti in vita e ai suoi pochi peccati, affinché la preghiera venga esaudita. Molti santi sono associati a professioni, a situazioni o a luoghi e vengono definiti Santi Patroni. Il termine patrono non significa signore, bensì difensore, persona influente che sostiene un’iniziativa e nella antica Roma indicava il cittadino influente che tutelava gli interessi dei clienti, degli schiavi liberati e a volte di intere comunità straniere. E’ chiaro quindi come i santi non sono divinità, bensì fratelli che non ci abbandonano mai e sono sempre al nostro fianco. Può capitare, soprattutto in alcuni casi particolari, che la devozione e la pietà popolari sfocino in forme scorrette di venerazione o che l’ignoranza porti a pensare ai santi in maniera non corretta, ma questa non è la dottrina della Chiesa Cattolica ed è compito dei vescovi, dei sacerdoti, dei consacrati e di tutti i fedeli aiutare a far sì che gli errori siano corretti, anche se in buona fede.

Genesi 18:22 Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore. Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città». Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere… Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque». Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci». Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Il ragazzo arrivò al crocevia pensieroso, le mani in tasca, lo sguardo puntato verso il basso. proseguì per un po’, poi si fermò e si guardò intorno lentamente. I suoi occhi incrociarono quelli del vecchio, erano smarriti. Nessuno dei due disse nulla. Passò del tempo, lui non si muoveva, poi si avvicinò lentamente. Si chinò e si sedette accanto al vecchio.

– Sembri pensieroso… – disse il saggio.

– Già…- rimase in silenzio, poi aggiunse – …oggi stavo riflettendo sulla mia religione e ci sono alcune cose che mi sembrano proprio sbagliate

– Ad esempio?

– I santi, la gente si comporta con essi come fossero delle divinità e ci sono santi protettori di ogni cosa, pensi che ho scoperta che c’è anche una santa patrona delle cose impossibili…

– Mi sembra che sia Santa Rita

– Sì, esatto, conosce anche lei i santi? Quindi è cattolico?

– Non è necessario essere cattolici per conoscere i santi – sorrise il vecchio eludendo la domanda.

– No, immagino di no…

– Cos’è ti turba così? Da quel che ne so i santi dovrebbero portare pace e armonia, non turbamento

– Avete ragione, ma mi sembra che la mia religione, il cattolicesimo non sia quello che credevo… e figure dei santi sembrano oscurare quella di Dio… mi sembra di essere caduto in un politeismo che non capisco, e che è molto diverso da quello che pensavo…

– Hai provato a parlarne con un sacerdote?

Il ragazzo rimase un po’ perplesso, poi rispose: – No, a dire il vero… ero talmente turbato e ho iniziato a vagare pensando, finché non sono arrivato qui e vi ho visto…

– Appena ne hai l’occasione allora parlane con un sacerdote. Se la tua fede è quella, ogni volta che hai dei dubbi cerca un uomo che ha consacrato a Dio la sua vita per sentire la sua risposta

– E se la risposta che mi darà non mi piacesse?

– Io me ne preoccuperei al momento, non certo adesso. E’ vero che anche i preti sono uomini e ogni uomo ha una sensibilità e un modo di esprimersi suo proprio, ma credo che sicuramente saprà almeno indicarti una direzione in cui orientare i tuoi pensieri e se ancora non sarai convinto allora cercane un altro e vedi cosa ti risponde

– Sì, penso che farò così… – rimase un po’ in silenzio, poi all’improvviso aggiunse – Ma voi cosa ne pensate dei santi?

-Io non sono un prete, non sono un uomo di Dio

– Ma non sono tutti gli uomini di Dio? Vi prego, mi interessa il vostro parere

– Beh, da quel che ricordo io il santo ha funzione di intercessione, oltre che essere un modello per gli uomini, è un po’ come se fosse l’avvocato degli uomini di fronte Dio. Ricordo una frase, a mio avviso molto bella e vera: mai difendere Dio di fronte agli uomini, Dio si difende da solo, ma sempre gli uomini di fronte a Dio

– Sì, bella… ma cosa ne pensate del culto che viene tributato ai santi? Non è come fossero altre divinità?

– Se non sbaglio i santi sono venerati, non adorati, adorato è solo Dio

– Venerazione… adorazione… l’unica differenza sta nelle parole, mi sembra un po’ un arrampicarsi sugli specchi…

– Ma sono parole differenti, con significati differenti, non c’è nessuno specchio su cui arrampicarsi…

– Mah… sinceramente non sono convinto… – il ragazzo si alzò.

– Voi avete una ragazza? – chiese il vecchio all’improvviso.

– Sì, ma non capisco cosa c’entra – il giovane si fermò.

– Preferite che vi dica che vi ama o che vi vuol bene?

– Che mi ama, naturalmente, che discorsi sono?

– Eppure sono solo parole che esprimono concetti simili, no?

Il ragazzo rimase a riflettere, poi sembrò rincuorasi ed esclamò: – Avete ragione, non ci avevo pensato, ero caduto nel tranello di leggere solo quello che volevo leggere. Grazie mi avete davvero illuminato – e sorridendo si allontanò per la strada da cui era arrivato.

Il vecchio lo guardò finché non sparì dalla vista, poi tornò a fissare il crocevia.

Buone Ferie

agosto 11, 2008

Anche questo blog si prende un periodo di ferie, ci ritroveremo qui il 31 agosto. Nel frattempo se avete domande che vorreste che questo blog affrontasse, scrivetemi, così pure se avete suggerimenti per renderlo sempre più ricco e interessante.

Auguro a tutti una buona estate e ricordiamoci nella preghiera, che il Signore ci sorrida sempre.