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Della vita e della morte…

febbraio 28, 2017

Lo so, sono rimasto un po’ indietro col discorso sui Dubia, e oggi pensavo di riprenderlo, ma in questi giorni ho letto ancora una volta di qualcuno che voleva morire e tutti a stracciarsi le vesti perché lo Stato non glielo ha permesso… poi comunque questo qualcuno è morto, esattamente come voleva, in barba allo Stato… le cose che vorrei dire sarebbero molte, ma mi concentro solo su due… la prima è Saviano. Ma cosa c’entra? Da quando Roberto Saviano è un’autorità morale da ascoltare su questioni come queste? Secondo me è anche sopravvalutato come scrittore e di certi temi è capace di parlare solo se non ha contraddittorio, salvo piegarsi poi alla politica (come ha fatto dando, nel programma che faceva con Fazio diritto di replica a Maroni, ma non agli altri)… vabbè prendiamo atto di questa “novità”…

La seconda è che quest’uomo, che ha ritenuto di morire perché non ce la faceva più, e ha quindi ritenuto la sua vita inutile è riuscito a smuovere un’incredibile grancassa mediatica scegliendo la morte! Ma qualcuno lo conosceva prima? Non lo so, ora sicuramente lo conoscono molti di più…

E se avesse scelto la vita? Che cosa poteva combinare un uomo come questo!

E  i giornali e le associazioni che lo hanno sostenuto e gli hanno fatto da cassa di risonanza? Se tutti loro avessero scelto la vita e avessero messo le stesse energie nel cercare di migliorare la vita di chi vive questa situazione? Pensate cosa avrebbero potuto fare! Che movimento d’opinione, economico, politico avrebbero potuto generare da cui tutti coloro che vivono una vita con queste fatiche avrebbero potuto trarre coraggio, forza, determinazione, speranza, amore…

Invece è stata scelta la morte. Peccato!

La Chiesa Cattolica può parlare di politica?

febbraio 15, 2009

E’ curioso come in una società che sembra aver fatto della libertà assoluta la sua bandiera, una libertà intesa in maniera distorta come il poter fare e dire tutto, quando alcuni soggetti parlano si alza un vero e proprio vespaio e si fa e si dice di tutto non contro il contenuto di ciò che viene detto, ma contro il fatto stesso che abbiano parlato. Uno di questi soggetti, è impossibile negarlo, è la Chiesa Cattolica. Voltaire disse: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa esprimere le tue idee”. Voltaire fu uno dei padri dell’illuminismo, ed è doppiamente curioso vedere quanti tra coloro che ritengono la ragione come principio e fine di ogni cosa siano poi i primi a ignorare le parole di Voltaire. Le obiezioni mosse al fatto che la Chiesa prenda posizione su alcune questioni di importanza notevole per la nostra vita sono diverse. La prima è che la Chiesa dovrebbe occuparsi delle cose spirituali e non di quelle materiali. Obiezione del tutto priva di senso in quanto presuppone che l’uomo si possa scindere, in maniera netta, nella sua componente spirituale e materiale. Invece sappiamo tutti, perché lo viviamo ogni giorno, quanto il nostro sentire spirituale influenzi i nostri comportamenti materiali e quanto i nostri comportamenti materiali influenzino il nostro sentire spirituale. Se, come cristiani, siamo convinti che sia nostro dovere arrivare ad amare come Dio ci ha amati, non è che poi nel nostro vivere quotidiano questo non abbia alcuna rilevanza, anzi. Viceversa, se nel nostro vivere quotidiano ci nutriamo, ad esempio, di pornografia non è che poi questo non abbia alcuna rilevanza nel nostro sentire spirituale. Mi sembra abbastanza evidente.

Un’altra obiezione comune è che intervenendo su alcuni temi molto forti (aborto, famiglia, omosessualità, eutanasia ad esempio) la Chiesa, intesa a volte nel senso del Vaticano e del Papa, interferisce e pesantemente negli affari interni di un altro stato. Un’obiezione che subito sembra avere un fondamento, ma basta soffermarsi un attimo a pensare e si vedrà come il fondamento è solo apparente. Il cristiano, che sia esso italiano, tedesco o spagnolo, è prima di tutto cristiano. La Chiesa non è un organismo politico riconosciuto a livello internazionale, ma è un corpo vivo che si estende nel mondo al di là dei confini degli stati. Lo Stato Vaticano è principalmente un simbolo che indica al mondo un soggetto preciso con cui rapportarsi ( il Papa e la curia vaticana) per tutto quello che può riguardare gli aspetti politici in senso prettamente pratico, ma il Papa è anche il pastore della Chiesa nella sua interezza, una Chiesa che non ha confini. Quando il Papa o uno dei vescovi parla, parla prima di tutto all’anima di ogni cristiano e il cristiano non può tenere ciò che ha nell’anima chiuso lì e basta, è chiamato a viverlo quotidianamente.

Quindi il fatto che la Chiesa parli di temi importanti per la nostra società dovrebbe essere visto come una ricchezza, come la possibilità di un confronto, di una crescita, come dovrebbe accadere per ogni voce che si alzi. Non significa che si deve essere d’accordo con la Chiesa, ma che si dovrebbe essere contenti che ci sia anche la sua voce, perché solo da una pluralità di voci può nascere un confronto e solo da un confronto si può crescere. Invece molti vorrebbero una Chiesa zitta, abolendo così il confronto e qualunque possibilità di crescita.

Un’altra obiezione è che la voce della Chiesa influenza la politica. Questo può anche essere vero, ma non vedo come possa essere un problema. Che cosa si vorrebbe? Che la Chiesa, o chiunque altro parlasse solo quando le sue parole non hanno la possibilità di produrre alcun effetto? Oppure si vorrebbe dare alla Chiesa la responsabilità delle scelte politiche fatte da chi è eletto dal popolo proprio per questo? E’ evidente la capziosità di una tale obiezione. Le responsabilità delle scelte politiche sono di chi queste scelte ha il potere di fare, la responsabilità della Chiesa, che è verso tutti i suoi fedeli, è invece proprio quella di esprimere chiaramente il suo pensiero sui grandi temi della società, in maniera che il credente possa liberamente orientare le sue scelte materiali in comunione col suo sentire spirituale.

Interessante è invece capire perché crea un tale fastidio una Chiesa che esprime il suo pensiero. Il motivo, secondo me, è che la Chiesa Cattolica è l’unica realtà rimasta capace di presentare un pensiero forte, cioè un pensiero solido, argomentato, con radici molto profonde. Confrontarsi con un pensiero così crea molte difficoltà, è molto più facile attaccarlo a priori cercando di impedirgli di esprimersi. Un altro esempio di pensiero forte poteva essere il comunismo, ma nel giro di pochi anni ha dimostrato tutta la sua fragilità, il capitalismo la sta mostrando adesso. Il pensiero della Chiesa invece ha una tradizione bimillenaria e il sacrificio di Dio a suo fondamento, ed è ancora vivo, pulsante, concreto e reale. Si può comprendere che si preferisca metterlo a tacere piuttosto che confrontarsi apertamente.


Deuteronomio 5, 1 Mosè convocò tutto Israele e disse loro: Ascolta, Israele, le leggi e le prescrizioni che oggi io proclamo davanti a voi; imparatele e mettetele diligentemente in pratica.

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

La coppia di giovani si sentiva ancora prima di vederla. Discutevano ad alta voce, anche se non era facile comprendere il senso delle parole trascinate dall’eco della valle. Non appena furono in vista il vecchio si mise a osservarli, notava che tra i due c’era molta familiarità e affetto, ma ciò di cui stavano discutendo doveva essere decisamente importante. Non appena furono vicini li salutò: – Buongiorno.

I due proseguirono qualche attimo nella loro conversazione, poi si fermarono guardandosi intorno, videro il vecchio e, con un po’ di imbarazzo, ricambiarono il saluto: – Ci scusi, – aggiunse la donna – stiamo discutendo di un argomento che ci appassiona molto e così ci siamo distratti.

– Nessun problema, si vede che siete parecchio coinvolti dalla discussione, ma ora mi avete incuriosito, posso chiedervi qual è l’argomento?

– Certo… – fece per rispondere la donna.

– E’ qualcosa che riguarda solo noi due, se non le dispiace – la interruppe l’uomo.

– Capisco… – mormorò l’anziano.

– Non fare il cafone! – intervenne lei – Possiamo anche dirglielo e magari ci può dare anche la sua opinione al riguardo, ci potrebbe essere utile.

– Non mi interessa l’opinione di chi non fa parte della mia famiglia e che, oltretutto, non sa nulla del problema in questione.

– Ma che ne sai tu se neanche glielo hai chiesto?

– E non ho intenzione di farlo, non voglio certo che tu ti faccia convincere dal parere del primo che trovi per strada.

– Ma che bella opinione che hai di me, davvero… pensi che ascoltare come la pensa un altro sia sufficiente a impedirmi di avere un’opinione mia?

– Non volevo dire questo…- tentò di scusarsi lui.

– Però è quello che hai detto. Sai invece io penso che più opinioni si sentono meglio è, ti permette di avere un quadro più ampio e penso di essere benissimo in grado di decidere da sola, senza farmi influenzare dalle opinioni altrui, ma valutandole e dando loro il giusto peso.

– Sì, certo come no, tu ti fai solo plagiare altroché.

– Dì piuttosto che sei tu che vorresti plagiarmi! Perché allora dovrei ascoltare solo le tue di opinioni?

– Perché io e te siamo un famiglia, lui non c’entra nulla con noi! – e così dicendo indicò il vecchio.

– E invece c’entra perché lo abbiamo incontrato sulla nostra strada e perché io voglio ascoltare la sua opinione. Cos’è? Hai paura di non essere più in grado di convincermi?

– Non essere stupida…

– Difficile dal momento che sei proprio tu che mi stai dando della stupida, o forse non vuoi che parli perché temi che metta in luce la fallacia di tutto il tuo ragionamento?

– La “fall…” che? E comunque stai solo dicendo delle assurdità, sono pienamente convinto di quanto affermo e credo di poterlo… – le parole scemarono mentre la coppia si allontanava dal crocevia, infatti avevano continuato a camminare, senza neanche accorgersi di aver superato il saggio, che continuò ad osservarli in silenzio finché non sparirono alla vista, poi tornò a guardare il crocevia.

Dio ce l’ha con gli uomini ricchi?

ottobre 13, 2008

No, in alcun passo, del Nuovo o del Vecchio Testamento i ricchi, in quanto tali, vengono condannati. Ogni volta che parla della ricchezza in maniera negativa Gesù lo fa riguardo all’uso che di questa ricchezza viene fatta. La famosa frase per cui sarebbe più facile che un cammello passasse per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli, mette l’accento sul fatto che è più difficile per un ricco l’entrata nel regno dei cieli, ma non impossibile. Ma perché questo? Perché la ricchezza è un male in se stesso? No, perché se così fosse, cioè se semplicemente essere ricchi fosse un male, allora per il ricco non sarebbe difficile, ma impossibile entrare nel regno dei cieli. Quello che è difficile per un ricco è usare saggiamente la sua ricchezza, non esserne schiavo. Se la ricchezza viene usata per fare del bene, se della ricchezza non si è schiavi allora la ricchezza è un dono, un dono di Dio usato saggiamente. Se la ricchezza porta a essere avari, ingordi, chiusi in se stessi allora essa è un dono di Dio usato negativamente. Sono molti gli esempi nel Vangelo dove ritroviamo questo aspetto. Nella parabola del giovane samaritano, vediamo come il samaritano usi il denaro per essere prossimo di colui che incontra sulla strada; al giovane ricco che vuole essere perfetto Gesù dice di seguire la legge e i profeti, non di essere povero, solo successivamente, dopo le insistenze del giovane gli prospetta di vendere tutto e di darlo ai poveri. Il giovane non riesce a seguire l’invito di Gesù, ma non per questo la sua ricchezza lo danna. Anzi Gesù, dice il Vangelo, lo amò ancora prima delal sua risposta negativa. Gesù stesso quando è a Gerusalemme approfitta dell’ospitalità di amici suoi facoltosi che gli permettono di alloggiare, ad esempio, nell’orto del Getsemani. Gesù non rifiuta la ricchezza e il ricco perché negativi in sé, se così fosse ci sarebbe una legittimazione alla lotta di classe, ma così non è. Gesù ama allo stesso modo sia il ricco che il povero perché entrambi sono figli di Dio e Suoi (di Cristo) fratelli, e vuole che anche essi si amino reciprocamente come Lui ama loro. Perché questo si realizzi la ricchezza può essere un ostacolo, ma non è detto che lo sia, e spetta a chi è ricco, in piena e totale libertà (che è sempre lo stile di Dio) decidere l’uso da fare della sua ricchezza. Una lettura politica di questo messaggio di Cristo è del tutto deviante. Cristo non mette il povero contro il ricco, la sua proposta, la sua visione è sempre una visione d’amore, un amore che arriva fino a dare la propria vita per l’altro. Un amore che è, quindi, condivisione, ma una condivisione che nasce dall’amore e non da una imposizione politica o di altro genere. La Chiesa avrà sempre quella che potremo definire un’opzione preferenziale per la povertà, anche perché il povero manca spesso dei generi di prima necessità per vivere, ma anche i ricchi sono figli suoi, figli di Dio, fratelli di Cristo e spesso anche loro nascondono povertà più profonde e, per certi versi, maggiormente drammatiche.

Marco 10:17 Mentre Gesù usciva per la via, un tale accorse e, inginocchiatosi davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. Tu sai i comandamenti: “Non uccidere; non commettere adulterio; non rubare; non dire falsa testimonianza; non frodare nessuno; onora tuo padre e tua madre”». Ed egli rispose: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia gioventù». Gesù, guardatolo, l’amò e gli disse: «Una cosa ti manca! Va’, vendi tutto ciò che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristato da quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti beni. Gesù, guardatosi attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!» I discepoli si stupirono di queste sue parole. E Gesù replicò loro: «Figlioli, quanto è difficile [per quelli che confidano nelle ricchezze] entrare nel regno di Dio! È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio». Ed essi sempre più stupiti dicevano tra di loro: «Chi dunque può essere salvato?» Gesù fissò lo sguardo su di loro e disse: «Agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio».

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

L’uomo arrivò al crocevia camminando lentamente, ma non per l’età, infatti nonostante i capelli bianchi e le rughe dimostrassero che di primavere doveva averne viste parecchie, il fisico asciutto, ma muscoloso era ancora in forma e attraente. Amava camminare lentamente per fermarsi ad ammirare tutta la natura che lo circondava. Il vecchio saggio lo fissava un po’ incuriosito, di solito gli anziani che arrivavano fino lì erano quasi sempre stanchi, questo invece sembrava pieno di vita. Alla fine l’uomo gli si avvicinò e gli sorrise: – Questo posto è stupendo – esclamò con un sorriso che gli illuminava il volto.

– Sì, sono d’accordo – affermò il saggio.

– E’ per quello che vi siete seduto lì? Per ammirarlo con calma?

– Sì, anche… ma mi piace anche guardare la gente che passa di qui, ognuna ha una storia diversa da raccontare

– Avete ragione e immagino ne abbiate sentito molte di storie…

– Abbastanza, volete raccontarmi la vostra?

– La mia? Beh non credo avrei molto da raccontarvi, in fondo sono un uomo felice

– Quindi credete che solo la tristezza meriti di essere raccontata?

L’uomo si fermò un attimo per riflettere, poi rispose: – No, in effetti no. Sapete in effetti tutti ci raccontano storie tristi ovunque che ci sembra che solo quelle siano degne di essere raccontate. La felicità sembra quasi debba essere nascosta…

– …invece avremmo molto più bisogno di storie felici, no?

– Era proprio quello che stavo per dire io. Allora, se le va di ascoltarmi, le racconto un po’ di me…

– La ascolto

– Sono nato più di ottant’anni fa in una famiglia nobile e ricca. I miei genitori mi hanno sempre ricolmato di affetto, così ho avuto la fortuna di potermi dedicare alle mie passioni e alo studio. presto presi le redini dell’attività di famiglia e poi incontrai Sara, la mia Sara. Non credo di poterla descrivere adeguatamente, ma non credo che esista una donna come lei. Abbiamo formato la nostra famiglia e avuto cinque figli, ora sono tutti grandi, avviati sui loro sentieri e siamo diventati nonni molte volte ormai. Devo dire che è stata una vita ricca di soddisfazioni, ma soprattutto ricca di amore

– E’ davvero una bella storia, ma è facile vivere una bella vita quando si è ricchi economicamente, no?

– Non lo so, non ho mai vissuto diversamente, quindi parlerei di cose che non conosco, però sì è stata una bella vita, ma nel senso più pieno e non banale

– Eppure di solito si dice che i soldi non comprano la felicità e anzi possono creare molti problemi, molti più di quanti ne risolvano…

– Questo è vero, ho avuto amici che, nonostante i soldi, non sono stati in grado di tenere unite le loro famiglie, ho visto fratelli rivoltarsi contro fratelli e genitori contro i figli, ma in tutti quei casi ho visto che la colpa non è stata della ricchezza, ma di chi aveva messo la ricchezza sopra tutto il resto

– E lei è riuscito a fare diversamente? Ne è sicuro? Non credo sia una cosa facile…

– Non lo è solo se si perde di vista la prospettiva. La vera ricchezza è l’uomo, questo è ciò che mi hanno insegnato i miei genitori e questo è quello che ho sempre cercato di tenere a mente, di vivere e di insegnare ai miei figli e ai miei nipoti

– Sono belle parole, ma in pratica cosa vogliono dire? Tutto e niente mi sembra…

– No, vogliono dire tutto e basta. Se si è onesti e veri, vogliono dire tutto. Vogliono dire che chi lavora per me ha una dignità che va rispettata, vogliono dire che coloro a cui vendo i miei prodotti hanno una dignità che va rispettata. Vuol dire che se guadagno 100 e con quel 100 mantengo bene me e la mia famiglia allora non cerco di guadagnare 120 e se anche guadagno 120 allora 40 lo userò per investire nella comunità in cui vivo. Quelle parole vogliono dire che non rinuncerò mai al tempo con mia moglie, coi miei figli o coi miei nipoti per qualunque cosa che riguardi il mio lavoro, gli affari o la mia ricchezza. Ecco, queste parole vogliono dire questo e molto di più ancora, le sembra abbastanza?

– Sì, direi di sì- sorrise il vecchio saggio – Lei è riuscito davvero a usare la sua ricchezza e a non esserne usato. Credo che sia questo che ha benedetto la sua vita

L’uomo sorrise, ma non aggiunse altro. Continuò a guardarsi intorno godendo di quello splendido panorama fino al tramonto, poi finché scendeva il crepuscolo salutò e tornò sui suoi passi.

Il vecchio saggio lo guardò finché non scomparve all’orizzonte, poi tornò a fissare il crocevia.