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In memoria di Dario Fo

ottobre 13, 2016

Ho appena appreso che è morto Dario Fo. Era un ateo convinto, dichiarato. Leggo sul Corriere del suo rapporto con Dio e ci sono alcune passaggi molto belli, li riporto qui di seguito perché credo aiutino a riflettere… tutti…

Forse resterete sorpresi come lui quando a volte — dice — cammina in un bosco o guarda la meraviglia del cielo: «No che non esiste. Non ci credo. Però…».

Papa Frabcesco «nega di essere comunista e dice che l’amore per i poveri è una bandiera del Vangelo prima che del marxismo, e sarà anche vero, però chi se lo ricordava più?».

La Natura un «prodigio che manda in crisi anche un ateo convinto come me».

«Se Dio non c’è chi è questo essere così geniale che in ogni momento ti lascia a bocca aperta?». Un’invenzione? Può darsi: anzi «la più grande invenzione della storia, come diceva Voltaire». Ma «uno così, beh, o ci fai uno sghignazzo» o alla fine «ti siedi davanti a Lui e gli dici: adesso parliamone».

Gesù che svuota l’Inferno: «Il che non vuol dire che il Male la fa franca. Chi fa il male vive male, la sua pena la sconta già qui».

«l’idea di una fine eterna, sparire per sempre, è insostenibile per la mente umana. Sappiamo che sarà così. Siamo polvere, mi dice la ragione. Ma poi… la fantasia, l’estro, la follia mi danno altre visioni. Che dire? Spero di venir sorpreso».

E sulla preghiera dice «Da bambino lo facevo. Da ateo non mi parrebbe corretto». Poi tira fuori una definizione che è uguale quella di Sant’Ignazio: «La preghiera è dialogo». E l’uomo ne ha bisogno fin dall’inizio dei tempi. «Io — confida, ed è uno dei due squarci più belli del libro — parlo con mia madre. Che faceva lo stesso con la sua». E racconta di quella volta in cui l’ateissima madre, quando l’altro suo figlio Fulvio era caduto in un pozzo sperduto ed era praticamente morto, prese a «invocare disperatamente proprio mia nonna, a sua volta morta da tempo: “Salvamelo! Salvamelo!”. E dalla notte spuntò una moto. Il medico. Mai saputo come mai passava di lì. Ma Fulvio fu salvo».

Quell’anello d’oro

ottobre 25, 2014

Ultimamente mi sono trovato a parlare molto di matrimonio e mi è capitata da ascoltare una canzone dello Zecchino d’Oro del 2004, sentendola mi sono commosso… di seguito vi riporto il testo, se vi capita l’occasione ascoltatela, parla del matrimonio, ma lo fa dal punto di vista di un bambino, il punto di vista sicuramente più ingenuo, ma anche quello più vero…

Quell’anello d’oro

Solista:
è bello passeggiare per tutta la città,
Nei viali e nei giardini, guardando qua e là,
La piazza dei bambini fra un po’ si sveglierà,
Mi siedo ad aspettare vicino a te, papà,

Coro:
E quando guardo le tue mani, c’è qualcosa che…

Solista:
Lì nella tua mano, ti segue ovunque vai,
Qualunque cosa accada non l’abbandoni mai,
è quell’anello d’oro che porti lì con te,
Se tendi la tua mano, lui brilla verso me.

Coro:
è la tua buona stella che non ti lascia mai,
Lo vedo in ogni cosa, in tutto ciò che fai,
In ogni mia incertezza, in ogni mio perché,
Un bene più prezioso al mondo no, non c’è.

Solista:
è bello passeggiare giocando tra di noi,
Provare a scomparire per un minuto e poi…
Guardarti da lontano, sapere che ci sei:
“è meglio ritornare, oppure sono guai!”

Coro:
Ma poi mi stringi piano piano e c’è qualcosa che…

Solista
Lì nella tua mano, ti segue ovunque vai,

Coro:
Ovunque vai

Qualunque cosa accada, tu non lo lasci mai

Coro:
Ovunque vai

è quell’anello d’oro che porti lì con te,
Un bene più prezioso al mondo no, non c’è.

Coro:
Brilla come stella, non ti abbandona mai,
Lo vedo in ogni cosa, nel bene che mi dai,
In mille e più parole, in qualche gesto che
Mi basta per capire che sei vicino a me.

Solista:
è più di ogni ricchezza, è più di ogni tesoro…
è un dono dell’amore, quell’anello d’oro!

Coro:
Quell’anello d’oro!

Abelis

aprile 11, 2013

Volevo ringraziare tutti quelli che ieri hanno partecipato all’incontro su Fantasy e Fede e ricordarvi il secondo incontro che si terrà mercoledì 17 nella parrocchia dei Santi Angeli Custodi a Verona sul Tema Fede e Libertà in Tolkien.

E colgo l’occasione anche per parlarvi brevemente di Abelis, di don Mauro Leonardi, edito per Lindau.

AbelisAbelis è definito un Fantasy metafisico, ma in realtà è una grande storia d’Amore, d’Amore con la A maiuscola. Una storia che è in realtà una metafora per parlare della nostra realtà, delle fatiche e delle paure che ognuno di noi incontra nella vita e che rischiano di schiacciarlo. Una storia che anche se non parla di fede e di Dio esplicitamente è una storia ricca di fede e di Dio. Innamorarsi è decidere di esistere, è una delle frasi che fanno da filo conduttore di Abelis, a sottolineare come si esiste solo se si Ama. Solo l’Amore ci permette di venire all’esistenza, di essere.

Un consiglio, se cercate una bel libro che abbia una storia che possa essere letta a più livelli e abbia anche un messaggio di grande speranza e di fede allora leggete Abelis, non ve ne pentirete.

 

Fantasy e Fede

aprile 2, 2013

Spero che le feste pasquali siano andate bene per tutti, spero che davvero siamo riusciti tutti a far risuonare, anche se timidamente quell’annuncio: “Cristo è risorto! E’ veramente risorto”. Poi ricordiamoci che il Tempo Pasquale non si esaurisce in questi due giorni di festa, ma prosegue e si estende ad ogni momento della nostra vita.

Cambiando argomento, oggi volevo segnalarvi due appuntamenti importanti dei prossimi giorni, sopratutto se siete di Verona:

Volevo segnalarvi due incontri che si terranno nella parrocchia dei Santi Angeli Custodi, via Brunelleschi 6, Verona, nel salone don Luigi Fiorini, con l’organizzazione del gruppo Custodi di Cultura:

–         Mercoledì 10 aprile alle 20.45, per il ciclo Fantasy e Fede – don Mauro Leonardi parlerà con Davide Galati del suo ultimo libro: Abelis, un fantasy metafisico uscito per le Edizioni Lindau. L’incontro sarà anche l’occasione per parlare di che cosa vuol dire scrivere Fantasy avendo Fede.

– Mercoledì 17 aprile, alle 20.45, per il cicolo Fantasy e Fede – don Manuel Magalini insieme a Davide Galati parleranno di fede e libertà in Tolkien. Durante l’incontro Davide Galati racconterà anche della sua esperienza di scrittore Fantasy alla luce della fede.

Se potete venire sarà anche l’occasione di salutarci di persona.

Un commento…

gennaio 17, 2013

Riporto qui di seguito la mia risposta, piuttosto articolata, a un commento (o meglio una serie di commenti) giunti a questo blog e che trovate in coda all’articolo “La Chiesa Cattolica insegna comandamenti diversi da quelli originali?”. Lo faccio perché credo sia interessante e utile a più livelli, sopratutto metta in evidenza come spesso, se non quasi sempre, chi critica e attacca, anche pesantemente la religione Cattolica, non la conosca per nulla. Non voglio dire che nel cattolicesimo non ci sia nulla da criticare o che non si possano muovere critiche al cattolicesimo, ma voglio porre in risalto il metodo usato da chi critica che spesso lo fa senza conoscere, ma non aggiungo altro perché credo che il commento e la mia risposta siano sufficientemente chiari (aggiungo solo che il punto non è sostenere che una tesi è giusta e l’altra sbagliata, ma mostrare il fondamento di ogni tesi e poi lasciare chi legge libero di decidere da solo).

 

Buongiorno, io credo sia necessaria una premessa. Ho creato questo blog perché sia un punto di riflessione, ma anche un punto di incontro tra persone di buona volontà, cioè persone che magari non la pensano allo stesso modo, ma cercano di rispettare l’altro e di capirlo. Capire qualcuno o qualcosa non vuol dire essere d’accordo con lui, ma vuol dire, innanzitutto mettersi sullo stesso livello, non sentirsi superiori.
Sinceramente quando un commento, che arriva da una persona che non conosco, inizia con “Caro Davide” l’impressione che ho è quello di un tono, alla meglio, paternalistico di chi ha già capito tutto e viene a spiegarlo a me che non ho capito nulla o sono in errore. Non dico questo perché non voglia accogliere questo commento o gli altri che verranno, ma solo perché credo sia giusto essere chiari, questa è la base del rispetto reciproco.
Iniziamo ad entrare nel merito del commento cercando di dare le risposte che vengono chieste (anche qui preciso che non è che ho tutte le risposte o che passo il mio tempo a rispondere a chi scrive qualsivoglia commento su questo blog, ma quando, come in questo caso mi vengono contestate delle cose cerco di rispondere come, e sopratutto quando posso).
Lei dice: “Per parlare di questi argomenti non si deve menzionare un libro differente dalla Bibbia (come lei ha fatto
parlando del Catechismo) , ma solo ed esclusivamente la Bibbia.”

Di quali argomenti stiamo parlando? Il commento è postato in seguito a un mio articolo il cui titolo è: “La Chiesa Cattolica insegna comandamenti diversi dagli originali?” Ora come possiamo rispondere a questa domanda? Per sapere se questo è vero o no è sufficiente andare a leggere la Bibbia? Chiaramente no, perché leggendo solo la Bibbia avremo solo metà della risposta, ovvero sapremmo quali sono i comandamenti originali, poi dovremmo andare a vedere quali sono i comandamenti che insegna la Chiesa Cattolica e dove possiamo andare a verificare quali sono? Chiaramente non in un’aula di catechismo o chiedendo a un sacerdote, ma sui documenti ufficiali della Chiesa Cattolica che sono gli unici punti di riferimento univoci per affrontare il problema in maniera corretta. Questo è chiaramente un problema metodologico, ma andare a giudicare, su qualunque argomento, senza prima informarsi sull’argomento in questione o informarsi solo a metà è un chiaro errore metodologico. Quindi sostenere quanto lei afferma è profondamente sbagliato, la Bibbia da sola, per capire se la Chiesa Cattolica insegna comandamenti diversi dagli originali non serve a nulla, anzi può portare fuori strada e il perchè è chiaramente spiegato nell’articolo, non credo sia necessario ripeterlo qui.
Proseguendo il commento dice: “Il fatto che i 10 Comandamenti sono stati mutati dalla chiesa è palese: basti pensare al fatto che il secondo comandamento è stato abolito dividendo l’ultimo in due parti ed in più invece di santificare le feste Dio comanda di santificare il Sabato (questo comandamento è stato cambiato da Costantino ma in Galati 1:7,8 ci viene detto che avrebbero dato alle persone un vangelo diverso).”
Il Decalogo (che, letteralmente, significa “dieci parole”) lo troviamo nel libro dell’Esodo al capitolo 20 versetti 2-17 e nel libro del Deuteronomio al capitolo 5, versetti dal 6 al 21. E già qui notiamo che ci sono alcune differenze tra i testi, ma non cambia la sostanza. Abbiamo già visto che il testo è presente nello stesso modo sia nelle Bibbia cattoliche che nel catechismo (aggiungo, per chiarezza, che, per i Cattolici esiste una versione dei Comandamenti ridotta, di solito utilizzata nelle catechesi per facilitarne la memorizzazione). C’è però una suddivisione diversa dei comandamenti da parte dei Cristiani Cattolici e Protestanti (mentre gli Ortodossi e alcune chiese evangeliche seguono la suddivisione ebraica) rispetto alla suddivisione dei comandamenti che fanno gli ebrei (nel testo originale, tanto per capirci, non è che c’è scritto: primo comandamento: “…”, secondo comandamento “…” etc… Nell’originale ebraico manca anche la punteggiatura e la divisione in versi che è stata aggiunta molto tardi). Per gli ebrei il primo comandamento è “Shema Israel…”, “Ascolta Israele io sono il Signore Dio tuo.” e il secondo è: “non avrai altro Dio all’infuori di me”, mentre il decimo comandamento unisce nel non desiderare la donna e le cose degli altri, i cristiani invece considerano il primo e il secondo comandamento ebraico come uno solo e dividono il decimo comandamento ebraico in due comandamenti ponendo la donna in un comandamento diverso da quello che è rivolto solo alle cose da non desiderare.
Tutte queste suddivisioni dei comandamenti si tramandano per tradizione (anche quella ebraica) non essendo una suddivisione, come ho già accennato, esplicitamente presente nel testo originale.
Quindi è sbagliato dire che il secondo comandamento (secondo la divisione ebraica) è stato abolito dai cattolici, esso, nella suddivisione cattolica è presente, ma inglobato nel primo comandamento.
E’ vero invece che il testo parla del sabato mentre i cristiani (tutti) santificano la domenica (dove lei ha trovato che questo sia accaduto in seguito a una decisione di Costantino non lo so. Quello che Costantino fece, il 7 marzo del 321, fu di decretare la domenica come giorno dedicato al riposo per tutto l’impero, ma i cristiani, sin dal tempo degli apostoli celebravano il giorno di domenica e non il sabato). Infine il passo citato di Galati 1 parla di Vangelo, cioè di Nuovo Testamento (ovvero dei quattro Vangeli, Atti degli Apostoli, lettere e Apocalisse) non dell’Antico testamento e negli Atti degli Apostoli al capitolo 15 si vede come il Concilio di Gerusalemme abolisce addirittura la circoncisione per i cristiani come simbolo di tutte le prescrizioni rituali ebraiche. Quindi nel festeggiare la domenica e non il sabato non c’è alcun sovvertimento del Vangelo, ma anzi una continuità con esso e con le prime comunità cristiane. In fine ricordo che Gesù stesso, rimandava sempre al senso della Legge non alla sua applicazione letterare e a lui stesso veniva contestato di non rispettare il sabato, cioè i 10 comandamenti, la Legge di Mosè.
In ogni caso, io per forza di cose sono stato stringato e parziale, consiglio la lettura del catechismo per chi volesse approfondire per poter conoscere il pensiero della Chiesa Cattolica al riguardo e lo ripeto conoscere non vuol dire per forza condividere. Una volta che io conosco le ragioni di una cosa posso condividerle o meno, ma posso anche, eventualmente criticare con cognizione di causa e non per sentito dire o in base a impressioni personali.
Ancora lei dice: “Per quanto riguarda le immagini scolpite credo che lei sia un po superficiale dicendo che si usano come mezzo per parlare con Dio per due motivi: In Colossesi 1: 3 dice esplicitamente che dobbiamo pregare solo DIO (e non santi immagini foto e altro) per mezzo di GESU’ (e non per mezzo della madonna o altro).
La chiesa cattolica, al riguardo, è molto chiara e anche rimando alla lettura del catechismo, non per svicolare, ma perchè credo sia giusto conoscere ciò che si vuole criticare e perché rischierei di riportare semplicemente quello che il catechismo dice. Io ho cercato di essere divulgativo e semplice nell’esposizione se questo a lei è sembrato superficiale ne prendo atto, inoltre la rimando anche all’articolo, sempre su questo blog, dedicato ai santi.
Mi permetto, senza dilungarmi troppo di citare proprio la lettera ai Colossesi capitolo 1, la riporto qui:
[1]Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timòteo,[2]ai santi e fedeli fratelli in Cristo dimoranti in Colossi grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro!
[3]Noi rendiamo continuamente grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, nelle nostre preghiere per voi,[4]per le notizie ricevute della vostra fede in Cristo Gesù, e della carità che avete verso tutti i santi, [5]in vista della speranza che vi attende nei cieli. Di questa speranza voi avete gia udito l’annunzio dalla parola di verità del vangelo [6]che è giunto a voi, come pure in tutto il mondo fruttifica e si sviluppa; così anche fra voi dal giorno in cui avete ascoltato e conosciuto la grazia di Dio nella verità,[7]che avete appresa da Epafra, nostro caro compagno nel ministero; egli ci supplisce come un fedele ministro di Cristo, [8]e ci ha pure manifestato il vostro amore nello Spirito.
[9]Perciò anche noi, da quando abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi, e di chiedere che abbiate una conoscenza piena della sua volontà con ogni sapienza e intelligenza spirituale, [10]perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio;[11]rafforzandovi con ogni energia secondo la potenza della sua gloria, per poter essere forti e pazienti in tutto; [12]ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
[13]E’ lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, [14]per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati.

Ho evidenziato due passaggi dai quali si evince (più chiaramente nel secondo) che Paolo prega per i Colossesi. Ora se noi crediamo che alcune persone, particolarmente meritevoli in vita, dopo la morte siano ancora vivi e vicini a Dio (i Cattolici chiamano queste persone “santi”, ma lo fa anche la Bibbia e Gesù dice che Dio è il Dio dei vivi, non dei morti) perché non possiamo pensare che anche adesso essi pregano per noi? E non possiamo pregarli di pregare per noi?
Il commento prosegue: “Ed in più le rammento nell’apocalisse quando Giovanni si prostro dinanzi all’angelo che apriva i sigilli: l’angelo stesso (che era stato mandato da Dio) subito disse in Apocalisse 22:8,9: ” 8 E io, Giovanni, sono colui che ho visto e udito queste cose. E dopo averle udite e viste, caddi per adorare davanti ai piedi dell’angelo che mi aveva mostrato queste cose. 9 Ma egli mi disse: “Guardati dal farlo! Io sono conservo tuo e dei tuoi fratelli, i profeti, e di coloro che custodiscono le parole di questo libro. Adora Dio!”.
C’è un problema, nel testo da lei citato si parla di “adorare” per il cattolico l’adorazione è dovuta solo a Dio, il cattolico venera i Santi e la Madonna. Ora qualcuno potrà obiettare che si tratta di un cavillo, chi la pensa così è una persona che evidentemente usa le parole in maniera casuale senza molta attenzione e non può essere una persona che invece fa una lettura attenta e puntuale dei testi sacri addirittura soffermandosi sul valore di sogni singola parola. Sul significato della parola “adorare” ho dedicato un articolo su questo blog.
Cito però un altro passo dell’Apocalisse 8, 3-4: “Poi venne un altro angelo, che aveva un turibolo d’oro e si fermò presso l’altare; e gli furono dati molti profumi, affinché li aggiungesse alle preghiere di tutti i santi sull’altare d’oro che era davanti al trono. E il fumo dei profumi, offerti con le preghiere dei santi, salì dalla mano dell’angelo davanti a Dio.” come vede, sempre secondo la Bibbia, ci sono i santi e i santi pregano.

Purtroppo la gente crede a quello che la Falsa Religione dice perché non apre al Bibbia o se la apre la legge senza studiarla.

Presumo che con “Falsa Religione” lei si riferisca alla Chiesa Cattolica, partendo da questo assunto le faccio solo notare che quella che lei chiama Bibbia (quindi Antico e Nuovo Testamento) e stata codificata in quanto tale proprio dalla Chiesa Cattolica. Cioè è stata la Chiesa Cattolica a decidere quali testi erano da considerarsi canonici e quali no. La Bibbia è uno strumento, sicuramente uno strumento importante, ma ci deve essere qualcuno che aiuta a studiarla perché essa non è così univoca nella sua interpretazione così come si potrebbe pensare. La dimostrazione di ciò sta nel fatto che dallo stesso testo (la Bibbia) hanno preso vita tante religioni ognuna delle quali dà un’interpretazione diversa dello stesso testo. Naturalmente lei è libero di studiarla da solo o con chi ritiene meglio.

Un prete mi caccio via perché non aveva risposte alle mie domande dicendomi: Lei legge troppo la Bibbia. Ma Giovanni 17:3 dice che per avere vita eterna bisogna acquistare conoscenza di Dio e di suo Figlio Gesù. Un po strano il consiglio del prete che mi diceva di non leggerla troppo, non crede?

Personalmente, da questo nostro scambio di battute, mi sento di essere d’accordo col prete. La Bibbia è un testo su cui si può trovare tutto e il contrario di tutto se non la si legge con un minimo di strumenti storici ed esegetici. Continuare a citare un versetto per sostenere una tesi porta semplicemente alla citazione di un altro versetto con cui si sostiene esattamente il contrario. E’ un metodo che, personalmente, ho sperimentato quando discuto coi Testimoni di Geova e che non porta a nulla di concreto, anzi di solito capita semplicemente che rimangano senza argomenti di fronte a dei semplici banali ragionamenti. Se, invece, guardiamo il Nuovo Testamento si vede che spesso Gesù viene messo alla prova dai suoi nemici proprio citando la Scrittura, ma il senso delle sue risposte in quei casi è sempre di andare oltre la lettera della legge, ma al suo spirito. Il problema è che capire lo spirito della legge non è sempre facile, ecco l’importanza che assume la Tradizione perché essa risale alle prime comunità cristiane e agli apostoli stessi. poi su questo si può essere d’accordo o meno, ma prima di criticare qualcosa, come ad esempio la Chiesa Cattolica, bisognerebbe conoscerla e capirla.

Poi aggiunge: Banalmente la documentazione del cambiamento da parte di Costantino dei 10 comandamenti è riportato anche da: http://it.wikipedia.org/wiki/Dieci_comandamenti Ecco come sono stati mutati…Non so veramente come fa a dire che sono uguali…..E’ una cosa risaputa…

La pagina di Wikipedia che lei cita dice che le stesse cose che le ho detto io fino ad ora. Non si parla mai di cambiamenti o di mutazioni, bensì di differenti interpretazioni e di varietà nella suddivisione dovuta proprio alle differenze dei due testi (quello dell’Esodo e quello del Deuteronomio). Inoltre, io, nella pagina consultata oggi 28/12/2012 non ho trovato alcun riferimento a Costantino (può essere che mi sia sfuggito, casomai me lo indichi).
Come dicevo poco sopra le parole hanno un loro significato, interpretare non vuol dire cambiare e suddividere in maniera diversa non vuol dire mutare. Il rischio è di usare le parole per sostenere la propria tesi e non cercare di capire.

Avevo dato una prima risposta meno articolata di questa e mi è arrivata questa sua risposta: “Riguardo alla prima risposta, io parlo solo che la Bibbia cattolica è stata cambiata in molte parti nel corso dei secoli (specialmente con Costantino); una parte fondamentale è quella inerente i 10 Comandamenti, non lo dico io, ma lo dice la storia. Concorda con questo? Perché se non ammette l’evidenza allora non vale la pena andare avanti con questo ragionamento. Se invece l’ammette le consiglio di leggere Apocalisse 22: 18,19 che parla di
chi cambia le parole di DIO: 18 Io dichiaro ad ognuno che ode le parole della profezia di questo libro che, se qualcuno aggiunge a queste cose, Dio manderà su di lui le piaghe descritte in questo libro. 19 E se alcuno toglie dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dal libro della vita dalla santa città e dalle cose descritte in questo libro.”

No, non sono d’accordo, su Costantino mi sembra di aver già detto. Aggiungo solo, e sempre brevemente, che il primo concilio è avvenuto a Nicea soltanto nel 325 d.C. ma molti manoscritti biblici sono ben più antichi. Del Nuovo Testamento esistono più di 5.000 scritti in lingua originale, oltre a quasi 20.000 traduzioni, redatti dal 114 d.C. al 5° secolo d.C. Ci sono poi oltre 80.000 citazioni bibliche dei primi padri della Chiesa. Come poteva la Chiesa alterare la Bibbia senza che ce ne fosse una chiara traccia? invece non esiste alcun indizio che possa dimostrare che la Chiesa primitiva abbia alterato le informazioni su Gesù.

Per quanto riguarda l’adorazione le faccio quanlche domanda: -Avere dei santi patroni, festeggiarli una volta all’anno con carri feste con messe apposite per lei non è adorare?

No, adorare vuol dire una cosa ben precisa. Così come una volta all’anno si festeggia il compleanno delle persone care, così si festeggiano i Santi, ma senza adorazione. Celebrare una messa ricordandone all’interno un santo non vuol dire adorare.

-Farsi il segno della croce e portarla al collo (croce che è il simbolo della morte di Gesù cioè dell’oggetto che ha ucciso il figlio di Dio) non è adorare? (Se un suo caro morisse tramite un coltello, avrebbe il coraggio di appendere un ornamento con la sua forma per ricordarsi del suo caro?)

No, lo ripeto adorare vuol dire una cosa ben precisa. Fare il segno della croce significa invocare Dio, nel suo mistero trinitario, su di sè. Portare al collo una croce è semplicemente un simbolo, per alcuni significa una cosa, per altri significa un’altra cosa. Per i Cattolici la croce è sì lo strumento su cui Gesù è morto, ma è, allo stesso tempo e in maniera ben più importante e fondante, lo strumento della nostra salvezza. Quindi la croce cristiana è una croce gloriosa, addirittura i cristiani armeni la rappresentano fiorita. Ma da sola, chiaramente, non significa nulla, ha significato solo in relazione a Cristo. Se il mio caro, ucciso dal coltello, fosse il Figlio di Dio e tramite la morte inflittagli da quel coltello fosse poi disceso agli inferi, risorto e asceso al cielo, penso che porterei al collo quel simbolo. Invece portando al collo il simbolo della croce ricordo il sacrificio di Cristo, ma sopratutto la sua resurrezione e tutti i miei cari defunti della cui resurrezione sono convinto.

-Creare delle preghiere apposite sulla Madonna (vedi ave maria) sui santi senza alcun riferimento a Dio (quindi non lo si usa come mezzo per arrivare al Creatore) ma al santo in questione non è adorare?

No. Mi scusi ma qui denota una certa ignoranza, anche biblica. Come fa a dire che l’Ave Maria non ha alcun riferimento a Dio? La prima parte dell’Ave Maria è quasi una citazione di Luca 1, 28 e cita il Signore e Gesù. Nella seconda parte, invece è evidente il ruolo di Maria come mezzo per arrivare al Creatore perchè si chiede a Maria di “pregare per noi”.

Poi DIo ci disse come pregare e disse anche come non pregare: Leggendo come non pregare in Matteo 6:5-7: 5 E quando pregate, non siate come gl’ipocriti; poiché essi amano di fare orazione stando in piè nelle sinagoghe e ai canti delle piazze per esser veduti dagli uomini. Io vi dico in verità che cotesto è il premio che ne hanno. 6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, e serratone l’uscio fa’ orazione al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. 7 E nel pregare non usate soverchie dicerie come fanno i pagani, i quali pensano d’essere esauditi per la moltitudine delle loro parole. non le viene in mente nessuna pratica fatta dalla chiesa? Sulla Bibbia c’e’ il padre nostro che è come dovremmo pregare: c’e’ qualche riferimento a qualcuno che non è il Creatore??

No, sinceramente. La Chiesa offre molti modi di pregare e ognuno può scegliere quello a lui più adatto, l’importante è che riesca a farlo. Il Padre Nostro è sia una preghiera sia un modello di preghiera. Quello che Gesù qui intende è, come fa tante altre volte, di non recitare quando si prega (la parola greca che traduciamo con Ipocriti è proprio presa dal linguaggio teatrale e indicava l’attore). Se così non fosse, se dovessimo prendere alla lettera le parole di Gesù bisognerebbe dire allora che egli era venuto ad abolire completamente le tradizioni ebraiche che si basavano sulla Scrittura e che prevedevano la preghiera in comune nelle Sinagoghe e al tempio. Gesù, lo leggiamo più di una volta, partecipa alle celebrazioni in sinagoga e al Tempio, celebra la Pasqua e spesso si ritira da solo a pregare. Quindi prega in entrambi i modi, pubblicamente e in privato.

No! Per concludere L’esempio che lei scrive riguardo alle foto del portafoglio mi scusi esce fuori tema: un conto è possedere una foto come ricordo di un caro un conto e inginocchiarsi alla foto chiedendo aiuto alla persona raffigurata anziché a DIO (Le ricordo che Giovanni Paolo II per sua ammissione, era più devoto alla madonna che ha DIO).

Inginocchiarsi è un segno di rispetto. Nella Bibbia ci si inginocchia davanti a Dio, ma, in diverse occasioni, anche di fronte a diversi uomini che si ritiene essere superiori anche per supplicare il loro aiuto. La dottrina cattolica ribadisce sempre che ai santi si può solo chiedere l’intercessione, ovvero di pregare per noi. Se poi qualcuno nel fare questo sbaglia, sarà un problema prima della sua coscienza, poi di chi ha intorno, curarsene, ma non credo che qui stiamo facendo un processo alle singole persone, quanto stiamo cercando di capire cosa insegna la Chiesa Cattolica.

Cerco solo risposte…

Sinceramente non è l’impressione che ho, la mia impressione, perdoni la franchezza è che lei abbia una tesi già in testa e cerchi delle conferme. Non le interessa tanto un confronto (cioè io la penso così, la Chiesa cosa dice su questo?) quanto uno scontro che preveda un vincitore e un vinto (io so che è così e la Chiesa sbaglia). Dico questo perché se la sua domanda riguarda cosa dice la Chiesa Cattolica la risposta la trova leggendone i documenti ufficiali, cosa che non mi sembra lei abbia fatto, anzi dall’inizio dice che essi non vanno letti. Se invece la sua domanda riguarda la ricerca di una Verità unica e inconfutabile e a prova di ogni critica allora non la troverà su nessun testo, ma solo vivendo. San Paolo conosceva benissimo tutta la legge, ma è cambiato solo quando ha incontrato Gesù, Gesù in persona non quello che gli altri dicevano di Lui.

Ma se la Bibbia è una e noi abbiamo opinioni diverse, suppongo che uno di noi due è in torto…

Vede questo dimostra quanto sostenevo poco fa, lei cerca un vincitore e un vinto e questo avviene in uno scontro, mentre in un confronto non capita questo, bensì si dovrebbe avere un arricchimento reciproco (io conosco il suo pensiero e lei conosce il mio e anche se la pensiamo diversamente ci rispettiamo lo stesso, anzi forse di più).

Ragionare con lei mi serviva per capire se qualcosa scritto sui testi sacri era mal interpretato da me medesimo. Ma non voglio dilungarmi.

Se le cose le interpreta da solo la possibilità di sbagliare è molto alta, questo almeno è il mio parere.

Per quanto riguardo di uguaglianza di scritti sacri, le ho mandato un link con la testimonianta del cambiamento della
Bibbia cattolica nel corso degli anni..quindi non si parla di interpretazione ma proprio di modifiche del testo.

Come può leggere nella mia risposta al suo punto, nel link da lei citato non si parla di modifiche del testo, bensì proprio di interpretazione.

Per quanto riguarda gli esempi, volevo ragionare con lei tutto qui e non volevo dire “Io ho ragione e lei ha torto”, ma se lei vuol liquidarmi dicendo che sono libero di avere la mia opionione senza ragionare o mettere qualcosa in dubbio, va bene non mi dilungherò.

Poco fa ha affermato esattamente il contrario, ovvero che uno di noi due ha torto (e io non credo pensasse a lei). Chiarisco ancora che non volevo liquidarla, ma semplicemente al momento non avevo il tempo di una risposta approfondita come questa. Ribadisco però che lei è libero di avere la sua opinione e fino ad ora mi ha presentato tutta una serie di sue opinioni (come ad esempio che se si parla di Chiesa Cattolica non bisogna leggere il catechismo, lei è libero di pensarla così, ma secondo me così della Chiesa Cattolica capisce ben poco. Oppure che adorare e venerare sono la stessa cosa, lei è libero di pensarla così, ma sono parole diverse).

Per quanto riguarda l’ave maria questo è il testo: AVE MARIA. Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen. Qui la preghiera viene fatta a Maria e non a DIO tramite Maria, ma se anche qui discorda……di interpretazione nelle righe dell’ave maria ce n’è poca.

Guardi che c’è scritto “prega per noi”, c’è poco da interpretare proprio come dice lei. Qui si chiede chiaramente alla Madonna di pregare per noi, ora e nell’ora della morte sempre. Esattamente come Paolo chiedeva di pregare per lui e diceva di pregare per le comunità che aveva care. Non interpreto nulla, leggo. Poi uno può essere d’accordo o no, ma qui si rientra nel campo delle opinioni.

Io non insegno niente a nessuno, sono solo un peccatore che ogni giorno cerca la verità nella parola di DIO e sicuramente non sono nessuno per dire cosa è giusto e cosa è sbagliato…solo DIO lo può fare. Una cosa che le dico è: per cercare la verità bisogna mettere in dubbio tutto e non prenda mai per buono quello che i nostri genitori o altri ci hanno insegnato. In modo che questo ci permetta di arrivare alla verità e confrontarla con quello che ci hanno insegnato. Ma la Bibbia è una, non deve essere modificata, non deve essere travisata, se la Bibbia dice di non fare una cosa o di fare un’altra, nessuno può sovrascriverla. Spero solo che questi miei commenti possano spingere la sua persona a studiare i passi su cui abbiamo ragionato. La verità è una sola…ed è data dalla Bibbia scritta da Dio e non da testi modificati. Cordiali Saluti Ruben

Secondo la Chiesa Cattolica la Bibbia non è stata scritta da Dio, ma è stata ispirata da Dio. Non è una differenza di poco conto, se davvero le interessa capire questa differenza le consiglio la lettura della Dei Verbum, documento del Concilio Vaticano II. Le ricordo inoltre che a Gesù, in molte occasioni contestavano le stesse cose, ovvero di comportarsi diversamente da quanto aveva prescritto Mosé, ovvero la Torah, il nostro Pentateuco. Grazie per il consiglio, ma pensi che nel 2007 ho incontrato Gesù nella mia vita proprio ascoltando ciò che da sempre mi era stato insegnato, ma da cui, stupidamente, mi ero allontanato.

Grazie per la risposta, ma quindi lei mi sta dicendo che la Chiesa cattolica non si basa solo sulla Bibbia ma anche su documenti scritti dalla Chiesa stessa giusto?

Sì, la Chiesa Cattolica ha due fondamenti la Scrittura e la Tradizione e ovviamente di questa fanno parte anche i documenti scritti dalla stessa Chiesa Cattolica. Lei quindi adesso mi sta dicendo che lo ignorava? Eppure l’ha criticata fino adesso, l’ha addirittura chiamata Falsa Religione, mi chiedo sulla base di cosa se ne ignora i fondamenti stessi? Immagino sulla base di sue opinioni personali a cui ha tutto il diritto, naturalmente.

Per quanto riguarda l’ave Maria: nella scrittura di Colossesi scritta in un post precedente da me, Dio ci chiede di pregare lui per mezzo di Gesù, perché usare la madonna? Il Creatore e’ stato abbastanza chiaro nel dirci queste cose. Le inserisco un link di preghiere rivolte alla madonna ..mi sa che in molte di queste non fa da tramitehttp://rosarioonline.altervista.org/index.php?s=preghiere&tipopreghiera=pregmaria
Un esempio (il primo preso a caso) la preghiera ‘Ricordati, o Vergine’ Ricordati, o piissima Vergine Maria, che non si è maiudito che qualcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo patrocinio e domandato il tuo aiuto, e sia rimasto abbandonato. chiedo a lei se qui l’aiuto, protezione di cui si parla venga chiesto a DIO o a Maria. Cordiali saluti.


Ultima cosa…rispetto alla madonna e santi che fanno mediatori tra noi e Dio ti lascio una scrittura: 1 Timoteo 2:5. ”
Poiché v’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” Saluti

Nel Vangelo di Giovanni, nell’episodio delle nozze di Cana, la Madonna agisce da mediatrice è chiarissimo il suo ruolo. E’ lei ad accorgersi del bisogno del momento ed è lei a interpellare Gesù chiedendo che intervenga ed è lei che dice ai servi cosa fare. In diversi passi della Bibbia si trovano persone che pregano Dio per qualcun altro, fanno cioè da mediatori, da intercessori. Il ruolo dei Santi e della Madonna nella teologia cattolica è chiaro, un po’ ne abbiamo già parlato e non mi dilungo, poi naturalmente uno può essere d’accordo o meno, ma si deve ammettere che ha una base scritturistica. Tutte le preghiere cattoliche, rivolte ai santi o alla Madonna devono seguire quanto prescrive la Chiesa Cattolica, se non fanno così sono sbagliate, però non è che io posso analizzare ogni singola preghiera una per una, cerchiamo di capirci. Mi sembra anche poco corretto e poco serio, prima lei cita l’Ave Maria affermando cose errate e poi, visto che l’attacco all’Ave Maria non funziona prende un’altra preghiera da attaccare (tra l’altro anche in quella citata, che è una preghiera di San Bernardo, si chiede a Maria il patrocinio, termine giuridico che significa Difendere, rappresentare qualcuno a giudizio. Quindi si chiede a Maria una difesa, un’intercessione in senso lato, presso Dio di noi peccatori).
Infine lei cita la prima lettera a Timoteo capitolo 2, versetto 5. Se legge ai versetti precedenti dall’uno al tre, noterà come si chiede ai fedeli di pregare per gli altri. E’ chiaro, qui si chiede ai fedeli vivi di pregare per i vivi, ma il punto è: quando preghiamo i santi o la Madonna perché preghino per noi, preghiamo dei vivi o dei morti? Secondo la Chiesa Cattolica preghiamo dei vivi. Gesù dice che il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe è Dio dei vivi, non dei morti.
Spero di essere stato chiaro, so di non essere stato esaustivo.
Mi perdoni se sono stato superficiale, ma ho cercato di essere semplice.
Non mi importa avere ragione o avere torto.
Mi importa solo seguire Cristo che io ho incontrato nella e grazie alla Chiesa Cattolica.

Una testimonianza di fede

novembre 28, 2012

Qui di seguito pubblico, dopo aver avuto l’autorizzazione dalla famiglia, la testimonianza di uno dei figli di un collega che è scomparso di recente. La pubblico perché credo sia molto bella e sopratutto una bella testimonianza di fede cristiana.

 

Ciao a tutti! Intanto mi presento: mi chiamo Paolo, 27 anni, sono il primo di 4 fratelli, mi sono sposato il 22 settembre con Giulia, primogenita di 6 fratelli. Mi è stato chiesto di raccontarvi la mia esperienza, soprattutto quella con mio papà che è andato in cielo il giorno prima del mio matrimonio (non vi preoccupate, è stato un matrimonio bellissimo, anzi speciale!). Non è facile raccontarvi tutto: dovrei scrivere pagine, parlarvi, ma non voglio annoiarvi!!! Proverò ad essere il più sintetico possibile…

Parto da una frase che hanno detto i colleghi al suo funerale: “Gianni metteva sempre al primo posto la famiglia. Era sempre il primo ad arrivare a lavoro e l’ultimo ad andarsene”. Queste parole sono profondamente vere, ma mi hanno fatto sorridere. Come può un uomo, al mondo d’oggi, mettere sempre al primo posto la famiglia e essere comunque il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene dal lavoro? Sembrerebbe un controsenso…ma non è così. Se una persona capisce dove si trova il “motore”, il centro della sua vita, riesce anche ad essere un gran lavoratore e allo stesso tempo un fantastico papà. Uno dei capi di mio padre lo rimproverava spesso bonariamente “…eh lo so che tu metti sempre al primo posto la famiglia…”. Ma lui ogni volta scuoteva la testa e rispondeva “ti sbagli: la famiglia è al secondo posto, al primo c’è qualcun altro”.

Ecco chi era mio papà: una persona normalissima – con tanti difetti e paure, come tutti –  che però, a un certo punto della sua vita, ha come intuito che, per essere davvero felice, doveva mettere al primo posto questo “qualcun altro” e fidarsi di lui. Grazie a questo “fidarsi” si è sposato, ha avuto 4 figli, si è realizzato anche nel lavoro e perfino nella sofferenza non l’ho mai sentito ribellarsi o parlare male di Dio. Tante volte i miei genitori hanno lasciato me e i miei fratelli da soli per mettere al primo posto Dio (quante serate , sabati e domeniche con le baby sitter!), eppure sono sempre stati un padre e una madre presenti e noi non ci siamo mai sentiti soli. Avevamo capito già da piccoli che per i miei genitori, mettere al primo posto Dio, era fondamentale e aiutava la nostra famiglia a essere davvero una famiglia cristiana: dove si può sbagliare e litigare ma anche, e soprattutto, perdonarsi e ricominciare ogni giorno da capo. I miei genitori lo hanno fatto “nella buona e nella cattiva sorte” e “finché morte non li ha separati”, in barba a tutto quello che ci viene detto da amici, colleghi, parenti: che non è davvero possibile un “per sempre”, che l’amore finisce. Certo che è possibile! Con l’aiuto di Dio lo è! Io posso dire di averlo visto concretamente. Questa storia è vera.

Mio papà si è ammalato circa 2 anni fa di tumore, in quegli anni era salita al cielo per la stessa malattia anche la mamma di Giulia. Non vi racconto tutto e non voglio intristirvi, ma le nostre storie sono ancora più difficili e complicate di così, immaginatevi una famiglia di 6 figli senza la mamma. Eppure quello che ci ha permesso durante i momenti difficili, e oggi, di essere in pace e felici, è proprio il fatto che mio papà e la mamma di Giulia avevano già fatto un incontro profondo con il loro vero Padre, quello che sta in cielo, cioè Dio. Sono solo tornati da Lui. “E’ solo una gara a chi ci arriva prima” mi ha detto mio papà, subito dopo avermi spiegato che non gli restava molto da vivere.

Non so se vostro papà vi abbia mai parlato del cielo, o se voi genitori abbiate mai parlato ai vostri figli del cielo. Non delle nuvole  e del tempo, ma di qualcosa di più profondo, che mette in crisi ogni uomo, piccolo o grande che sia: ovvero la paura che dopo la morte non ci sia niente, che sia tutto qui, che ti spacchi la schiena a scuola e a lavoro per arrivare a fine mese…e tutto questo non servirà a niente. Io ho avuto la fortuna che mio papà mi ha parlato tante volte del cielo: da piccolo, da adolescente, quando non volevo, quando ridevo delle cose di chiesa e della sua fede, e anche durante la malattia e la sofferenza. Per Lui questo cielo è sempre stato un cielo aperto e la morte solo un passaggio che ci porta a riunirci con il nostro creatore: un secondo matrimonio insomma! E’ difficile credere che ci sia la vita dopo la morte, lo so, anch’io a volte ho tanti dubbi, la fede in fondo è un dono.

Quello che posso dirvi è che, in questi anni, ho capito che mio papà aveva sicuramente ragione su un punto: l’unica cosa che conta davvero nella vita è incontrarsi con l’amore di Dio. Tutto il resto è solo contorno e ti verrà dato oltre le tue aspettative e nei modi che tu non puoi neanche immaginare. Come potevo pensare a un matrimonio felice sposandomi il giorno dopo la morte di mio papà? Invece è stato stupendo, mio papà c’era e anche la mamma di Giulia. Abbiamo fatto festa perché lui voleva così e perché in fondo non è da tutti poter celebrare due matrimoni in tre giorni: quello mio con Giulia e quello di mio papà con suo Padre. Certo a volte viene tristezza e malinconia, è umano, ma noi cristiani abbiamo un dono grandissimo, una speranza: che il cielo sia un cielo  aperto. Mi fermo qui, il resto possono raccontarvelo anche la Dorella e la Nicoletta, anche perché mentre io e i miei fratelli eravamo con le nostre baby sitter, mio papà parlava di questo cielo aperto proprio a loro!

Cristiani Cattolici e Razionali

settembre 19, 2011

Prima di riprendere con la pubblicazione della mia tesi volevo ringraziare tutti quelli che sono venuti venerdì sera e che stanno scoprendo questa realtà di Verona.

Poi volevo anche segnalarvi questo sito interessantissimo Unione Cristiani Cattolici Razionali nato come parodia dell’UAAR (Unione Atei Agnostici Razionali) si è invece rivelato ricco di contenuti e uno strumento molto interessante per essere informati su tutto quello che di solito non viene molto segnalato, come le figuracce di Odifreddi, le beghe interne dell’UAAR, ma sopratutto i veri rapporti tra scienza e fede… visitate questo sito e vi assicuro che rimarrete colpiti in positivo, ne sono sicuro… scoprirete così che anche se siete cristiani cattolici siete ancora dei “pensatori perfettamente logici”.

Riempite la terra e soggiogatela…

giugno 5, 2011

Stavo rileggendo il primo capitolo della Genesi e mi sono soffermato a riflettere sul versetto 28 che dice: “Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e sogiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra”.

Di primo acchito è un verso che può urtare una certa sensibilità ecologista/animalista che regna negli ultimi anni (preciso che io per primo sono ecologista e animalista, ma credo che il rispetto per l’animale e per l’ambiente sia importante, ma è sempre secondario rispetto a quello per l’uomo, mentre alle volte si arriva all’esagerazione opposta), ma soffermandomi sul verbo “soggiogare” ho realizzato che esso viene dal latino subjugare, ovvero mettere sotto il giogo e mi ha ricordato il sostantivo coniuge che venendo dal latino conjugare indica essere sotto lo stesso giogo. Ora quando due sono sotto lo stesso giogo vuol dire che devono, per forza di cosa andare nella stessa direzione, e questo è il significato etimologico dei coniugi, ovvero due persone che decidono di andare nella stessa direzione nella vita. Così quando si mette qualcuno sotto un giogo poi lo si deve guidare verso una direzione, e questo credo che significhi il verbo soggiogare nel versetto di Genesi, ovvero compito dell’uomo è guidare tutta la natura verso una direzione, quale? Quella di Dio, quella mostrata da Cristo (che infatti dice che lieve è il suo giogo), quella della Redenzione.

Ecco, oggi avevo solo voglia di condividere questa riflessione personale, non so se corretta o sbagliata, non so se nuova o antica, ma mi è nata dal cuore…

Clan You Tube n. 3

maggio 20, 2011

Ecco il terzo numero di ClanYouTube dedicato alla figura di Madre Teresa di Calcutta. Come sempre vi invito a segnalarlo in giro se lo ritenete interessante, io penso che lo sia. Potete anche scaricare il PDF e inviarlo via mail ai vostri amici e conoscenti. Buona lettura.

ClanYouTube.03

Esistono scienziati cristiani?

gennaio 10, 2011

Sembra prevalere l’idea che un uomo di scienza non possa essere cristiano, ma mai affermazione fu più falsa. Nelle nostre università esistono moltissimi scienziati (ovvero persone che si occupano di ricerca scientifica) che sono cristiani, così come ne esistono di atei. Il problema è che gli scienziati atei sembrano fare più rumore. Non voglio però che mi crediate per partito preso, così vi giro qualche collegamento in rete in modo che possiate controllare voi da soli:

http://www.gesunellascienza.it/ è una rassegna di scienziati cristiani da Cartesio in poi.

http://www.incattedracongesu.it/gesunellascienza.htm ancora informazioni sui grandi scienziati e la loro fede cristiana (in alcuni casi ebraica)

http://it.cathopedia.org/wiki/Scienziati_cristiani un elenco di scienziati cristiani.

Sono tutti scienziati di grande fama e di ogni epoca.

E oltre a questi ce ne sono molti altri, magari sconosciuti, ma che lavorano per la ricerca nei laboratori di tutto il mondo, non dimentichiamolo.

Poi ci sono gli scienziati atei, alcuni li conosciamo molto bene, ma sopratutto per il loro ateismo, per il loro continuo attacco al cristianesimo, per il loro protagonismo televisivo o in libreria, ma se poi ci chiediamo che cosa, in campo scientifico li rende famosi non lo sappiamo… Nicola Cabibbo era un fervente cattolico che era  membro della National Academy of Sciences, di cui fanno parte soltanto Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia e Giorgio Parisi e per diciasette anni Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze. Nel 2008 l’intera comunità scientifica mondiale si è indignata perché il Nobel per la fisica non fu assegnato a Nicola Cabibbo. Di Blaise Pascal usiamo ancora oggi un linguaggio informatico che porta il suo nome, l’invenzione di Guglielmo Marconi ci ha cambiato la vita e potrei continuare a lungo citando scenziati cristiani di ogni tempo e i loro meriti scientifici. Invece, ad esempio, di Piergiorgio Odifreddi conosciamo le sue presenze televisive quasi sempre contro la religione, i suoi libri anti-cattolici, ma nulla o poco dei suoi meriti scientifici… chissà perché…

Il cristiano è un credulone?

dicembre 19, 2010

Quante volte un cristiano si è sentito muovere questa accusa? Io spero poche volte perché vuol dire che ha incontrato poche persone ottuse, ma purtroppo, per ciò che si legge e si sente in giro, c’è da credere che non sia così. L’opinione che si ha spesso del credente è di una persona che spegne totalmente il cervello e, appunto, “crede” a qualunque cosa gli venga propinata, ma è davvero così?

Innanzitutto c’è da dire che chi fa affermazioni del genere mostra una totale mancanza di rispetto nei cofnronti dell’altro, chiunque esso sia. Perchè infatti si permette di entrare nella vita dell’altro e giudicarla. Il teorema che viene proposto è che, dal momento che tu sei un credente, allora sei un credulone, senza sapere nulla dell’altro, ci si permette in questo modo di entrare nell’intimo più sacro della coscienza di una persona e giudicarla. Nessuno di noi sa, veramente, che cosa c’è nell’intimo, nel cuore di un’altra persona perchè l’altro è sempre un mistero (nel senso che ho detto più volte inquesto blog) e permettersi, magari in virtù della propria scienza, di giudicare l’intimo dell’altro (e cosa c’è di più intimo e personale della fede?) è quanto di più abominevole un uomo possa compiere. Fatta questa premessa, che ritengo doverosa, mi sento però di aggiungere che il cristiano è un uomo credente, non credulone, è un uomo che ha fede, che si fida, non uno che segue la massa. Il cristiano è infatti colui che ha incontrato Cristo, che lo ha incontrato nella sua vita, che lo ha incontrato vivo e concreto, è colui che fatto esperienza di Cristo vivo nella sua vita. Ognuno lo ha fatto a modo suo, così come a San Paolo Gesù è apparso mentre andava verso Damasco, così io ne ho fatto esperienza concreta nella mia vita. Queste esperienza hanno un valore scientifico? No, se per scientifico intendiamo che sono misurabili e ripetibili all’interno di protocolli stabiliti, ma per questo non sono esperienze vere? No, al contrario sono esperienze reali, così come reale e vero è l’amore che noi possiamo provare verso gli altri. Sono reali per chi questa esperienza la vive e proprio perché ognuno di noi è unico e diverso, incontra Cristo in maniera unica. Questo incontro che da qualche parte nella sua vita ogni cristiano ha fatto è ciò su cui si basa la fede, la fiducia del cristiano. Quindi non si tratta di creduloneria, ma di fiducia basata sulla propria esperienza. Certo, spesso per lunghi periodi, questa esperienza non si fa più e i fatti della vita, le proprie paura tendono a minare anche il ricordo di quanto accaduto. E spesso ciò che si è vissuto neanche si può raccontare, da una parte perché molto intimo, dall’altra perché si ha paura di essere derisi (purtroppo a ragione dal momento che viviamo in un mondo dove, facilmente, ci si permette di giudicare la coscienza altrui ritenendo credulone chi afferma di avere fede in Dio). Questa è la battaglia continua a cui ogni cristiano è sottoposto, ma l’esperienza che egli ha fatto del risorto è quasi sempre così grande da essere capace di travolgere qualunque paura.

Ma il cristiano allora sa spiegare tutto della propria fede? No, il cristiano è spesso come un bambino che sa che può fare affidamento sui propri genitori, sa che ciò che essi gli dicono o gli danno non gli fa male, ma anzi è per aiutarlo a crescere. Certo spesso non ne capisce il senso, ma si fida. E’ un credulone il bambino? No, è una persona che ha sperimentato l’amore e di quell’amore si fida, ciecamente, magari piange, sbuffa, fa i capricci a volte, ma in cuor suo sa che i suoi genitori lo amano. Certo nulla vieta, al cristiano di cercare di approfondire i perché della propria fede , ma questo non è strettamente necessario, così come tutti noi usiamo un computer, un telefonino, una macchina o quant’altro senza per forza sapere perchè e come funzionano, così un cristiano non deve per forza laurearsi in teologia. Ci sono spesso fedi semplici e pure che su quell’incontro personale con Cristo scommettono tutta la loro vita, d’istinto, per Amore, ma ci sono anche fedi che dopo quell’incontro desiderano approfondire una o più tematiche.

L’importante è sempre non giudicare l’altro. Chi ama approfondire non giudichi credulone chi non lo fa perché purtroppo questo può capitare, frequentemente anche tra noi cristiani.

Il cristiano non è mai un credulone, ma una persona che si fida, che si fida dell’Amore che ha incontrato e che incontra ogni giorno nella sua vita. L’Amore che nasce ogni giorno nei nostri cuori se gli facciamo spazio e che il 25 dicembre ricordiamo essere entrato nella storia concreta, fatta di carne e ossa, di sudore e di freddo. L’Amore che è relazione. L’Amore che è Dio Padre, Gesù Figlio e Spirito Santo. Buon Natale a tutti

Ancora sul Padre Spirituale

luglio 21, 2010

Pubblico qui uno scritto del mio parroco, Don Mauro Bozzola, perché lo trovo molto ben fatto eutile sopratutto perché l’argomento del Padre Spirituale è un argomento molto importante nella vita di ogni credente e molto sentito dai lettori di questo blog.

PERCHÉ STAI CERCANDO UN PADRE SPIRITUALE?

 

SITUAZIONI E MOTIVI SBAGLIATI per cercarti un padre spirituale.

Motivo o situazione di

partenza

Giusto o sbagliato? Dove andare
Sei in conflitto con il tuo marito/moglie/ragazzo/ragazza e non sai cosa fare. Sbagliato. Tu cerchi uno che ti risolva i problemi, non un prete. Vai da uno psicoterapeuta specializzato sulla relazione di coppia.
Ti senti triste e incompresa, non sei soddisfatta della tua vita e cerchi consolazione (di solito è una donna che, in questa situazione, cerca un prete). Sbagliato. Tu cerchi un consolatore, non un prete. Vai dalla parrucchiera o da un massaggiatore, che ti sa ascoltare, ti capisce bene e ti consola con un bella messa in piega o un buon massaggio. Il prete non ha tempo, deve fare il prete, non il consolatore.
Hai un problema di insoddisfazione profonda rispetto alla tua vita, alla tua giornata, alle tue cose. Sbagliato.

Un prete non può rispondere a questa tua situazione. Iscriviti a un sano corso di catechesi, per esempio al corso dei dieci comandamenti.

Dopo un paio d’anni di ascolto, va pure da un prete. Se ci vai prima, non serve a niente. Perdi tempo tu e lo fai perdere al prete.

Ti senti solo e ti pare che nessuno ti capisca. Sbagliato. Tu cerchi un amico, non un prete. Iscriviti a un club, per esempio al Milan club o al club dei ciclisti della domenica e vai a fare qualche gita.

 

 

In pratica, cosa non chiedere ad un padre spirituale?

– consolazione;

– di essere capito/a;

– che diventi tuo amico;

– che risolva le tue questioni o problemi, per cui hai bisogno di sentirlo al sorgere di ogni nuova difficoltà. Stai cercando una realtà che non esiste, e stai creando una dipendenza dannosa;

– che ti cerchi, ti mandi sms, risponda alle tue mail;

– che sia sempre disponibile ai tuoi bisogni;

– che sappia tutto di te (per cui devi raccontargli ogni dettaglio della tua esistenza, delle tue giornata, ogni cosa che ti passa per la testa);

– che ti risolva i conflitti personali, di coppia e relazionali (non è uno psicologo); Certe cose non si risolvono: si impara a conviverci nel Signore, o si superano o si gettano via semplicemente. Alle volte è molto più semplice di quanto ami raccontarti, soprattutto se sei abituato a

piangerti addosso!

 

Se cerchi queste cose, Il prete di deluderà, perché non può darti quello che cerchi!

Lui è un prete, e se ha imparato bene a essere prete, prima o poi ti manderà via.

 

 

SITUAZIONI intelligenti e MOTIVI GIUSTI per cercare un padre spirituale

Motivo o situazione di

partenza

Giusto o

sbagliato?

Vai pure dal prete

Hai cominciato a conoscere il

Signore, ma non sai come stare

alla sua presenza.

Giusto.

Un prete può aiutarti a imparare a pregare: come si prega, quanto e quando.

Anche se cerchi di vivere una

vita cristiana, alle volte hai una

strana tristezza interiore.

Giusto.

Un prete può aiutarti a conoscere la vita spirituale: come parla il Signore, come parla il nemico; cosa fare quando parla il nemico,

come crescere alla presenza del Signore.

Hai incontrato il Signore e ti stai interrogando su alcune cose

della tua vita: la tua vocazione, il rapporto con i soldi, con il tuo

tempo … e hai bisogno di

confrontarti

Giusto. Sei in ricerca vocazionale, oppure il Vangelo ti sta interrogando su alcuni aspetti della tua esistenza. Il Prete può darti una mano.

 

 

Cosa quindi chiedere ad un sacerdote nella direzione spirituale?

• Che ti insegni a pregare.

• Che ti alleni all’arte del discernimento: capire come agisce il Signore nella tua vita, come ti

tenta il nemico, e dopo aver imparato a capire e riconoscere, imparare ad “agire” secondo la legge dell’amore, che è obbedienza la Vangelo.

• Che ti aiuti a stare nell’obbedienza della Chiesa, Corpo di Cristo, unico luogo dove puoi

concretamente incontrare il Dio che si è rivelato in Gesù, che è la via, la verità e la vita. Quello che pensi tu è un’opinione, la tua, non la verità, e di solito il tuo punto di vista è abbastanza approssimativo, se non addirittura sbagliato. Abbi l’umiltà di metterti in ascolto della Chiesa, senza pretendere sempre che ciò che pensi tu sia la verità. La verità esiste, e di solito non coincide con la tua opinione.

• Che celebri per te la confessione sacramentale.

• Che ti aiuti ad attraversare con il Signore Gesù momenti complicati della tua esistenza. Ma per far questo devi conoscerlo il Signore Gesù, o desiderare di conoscerlo.

Come funziona un colloquio spirituale

• Di solito, ci si trova con il padre spirituale ogni mese e mezzo.

• L’incontro dura una mezz’oretta, in casi particolari anche qualcosa di più, ma non deve mai superare i 40/45 minuti. Diventa dannoso, e crea dipendenze inutili.

• Devi prepararti, sapere di cosa vuoi parlare. Se vai senza sapere cosa dire, perdi tempo tu e lo fai perdere al prete. Il tempo è prezioso, non va sprecato.

• Ogni volta, è utile fermarsi su uno, al massimo due temi o questioni. Non devi raccontare tutta la tua vita al padre spirituale (se questo fosse necessario, dovresti incontrarlo almeno tre volte alla settimana), ma solo qualche fatto concreto che esemplifichi il tema che vuoi affrontare. Qualche volta, invece, sono le “urgenze del momento che stai vivendo” a decidere di cosa parlare.

• Se hai ricevuto dei “compiti”, delle cose su cui riflettere o esercitarti, è utile cominciare da

questi. Ricordali tu al padre spirituale, che potrebbe non avere presente il punto di cui hai parlato la volta precedente. Se non li hai svolti, i compiti, non importa. Capita, e capitano anche periodi infecondi, duri, difficili, di “deserto”. Ma se i compiti che ti vengono affidati non li svolgi mai, cosa ci vai a fare da un padre spirituale?

• Il colloquio spirituale va distinto dalla confessione, che va fatta prima o dopo. Sei tu che devi chiederla. Se non sai confessarti, chiedi che ti venga insegnato. La confessione è un Sacramento, un incontro tra il tuo peccato e l’amore di Dio, che diventa sempre più vero man mano che lo sperimenti (nella confessione, appunto); un atto puntuale, breve (4/5 minuti), non una discussione o un approfondimento di temi. Ti confessi non perché “te la senti”, ma perché è necessario.

Il prete potrà aiutarti, ma sono necessarie alcune altre cose:

• Una Chiesa concreta in cui inserirti: una comunità, che non coincide con la partecipazione alla Messa parrocchiale della domenica, che resta sì il centro della tua vita cristiana, ma risulta spesso essere anche una presenza (la tua) in una massa anonima. Hai bisogno di trovare una piccola comunità (dalle 10 alle 40 persone al massimo) con cui ritrovarti settimanalmente per pregare, con cui crescere nella comprensione delle cose cristiane (si chiama catechesi), con cui imparare a confrontarti con il Vangelo, a fare la carità, l’evangelizzazione, con cui vivere una reale fraternità nel Signore… Non si è mai cristiani da soli, non lo si diventa da soli, e non si cresce da soli!

• Devi metterti in stato di “lavoro”: non si cresce spontaneamente e di colpo, ma con la fatica e a piccoli passi. È necessario imparare ad accettare dei compiti da svolgere, su cui di volta in volta confrontarsi.

 

 

Intervista su Radio Pace

febbraio 18, 2010

Sono molto contento del seguito che sta avendo questo blog, così approfitto per salutare tutti coloro che mi leggono e segnalarvi il link dove trovate un’intervista che mi ha fatto Radio Pace, si può ascoltare e scaricare, è sufficiente cliccare qui

Se poi volete acquistare il libro di cui si parla nell’intervista cliccate sulle copertina qui sotto e seguire le istruzioni del sito per acquistarli. Il libro con la copertina nera raccoglie tutti i racconti usciti nel 2008, mentre quello con la copertina bianca raccoglie tutti i racconti fino al 2010, rivisti e corretti:

La fede è razionale o irrazionale?

febbraio 8, 2010

Per questa domanda prendo di nuovo spunto dal dialogo avvenuto tra Margherita Hack e il vescovo di Verona, Mons. Zenti. Da una parte si sosteneva che la fede non ha nulla di scientifico e dall’altra che invece essa è una scelta razionale. In apparenza i due concetti possono sembrare completamente in antitesi, ma è così solo a una lettura superficiale. Infatti può esserci qualcosa che sia scientifico, ma non razionale? No. E può esserci qualcosa che sia razionale e non scientifico? Sì. Ma per capire bene questo concetto forse è bene partire dal significato dei termini. E’ fondamentale, per capirsi quando ci si confronta, essere sicuri di usare lo stesso vocabolario. Se io parlando con voi mi mettessi a descrivere le qualità delle mele, ma in mente avessi invece le pere, voi fareste molta fatica a capire di cosa sto parlando e io a comprendere perché voi non mi capiate. Sul dizionario di italiano Garzanti, on-line, se cerchiamo “razionale”, ecco cosa otteniamo:

agg.

1 dotato di ragione, fornito di superiori capacità conoscitive: l’uomo è un essere razionale | anima razionale, (filos.) nella dottrina platonica, l’anima dove ha sede la facoltà raziocinante dell’uomo

2 conforme alla ragione, che deriva dalla ragione; fondato su basi scientifiche, su principi rigorosamente logici: metodo, ordine razionale

3 elaborato o costruito in modo perfettamente corrispondente al suo scopo, alla sua funzione: architettura razionale

4 in matematica: numeri razionali, i numeri interi, frazionari, decimali finiti e decimali periodici; operazioni razionali, le quattro operazioni fondamentali dell’aritmetica (addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione); funzioni razionali, quelle che si esprimono come quoziente di due polinomi, in una o più variabili

§ razionalmente avv. secondo principi, criteri razionali: nutrirsi razionalmente; sistemare razionalmente un ufficio.

Vediamo subito che il termine è un aggettivo e che i significati 3 e 4, per i nostri scopi, non ci interessano, quindi ci concentriamo sui primi due significati. Andiamo a vedere ora cosa ci dice il Garzanti per “scientifico”:

agg. [pl. m. -ci]

1 che è proprio della scienza; che tratta di scienza: rigore scientifico; libro scientifico | opera, produzione scientifica, che non ha carattere divulgativo, ma porta dei contributi originali al progresso del sapere in una determinata disciplina

2 che adotta metodi di ricerca e di studio validi per la scienza: attività scientifica | la (polizia) scientifica, reparto della polizia che per le indagini si avvale dei mezzi tecnici offerti dalle varie scienze

3 che ha per oggetto le scienze naturali, fisiche e matematiche: studi scientifici; liceo scientifico

§ scientificamente avv. sotto l’aspetto scientifico; con rigore scientifico.

Salta all’occhio come tutto ciò che è scientifico è razionale, infatti tutto ciò che è scientifico, per sua natura, è fondato su basi scientifiche e quindi rientra per forza nel punto 2 dei significati di ciò che è razionale, ma l’insieme di ciò che è razionale è molto più grande e comprende qualunque cosa faccia l’uomo con la sua ragione. Infatti i primi significati di “razionale” sono “dotato di ragione”, “che deriva da ragione” e ora c’è da chiedersi se la fede abbia queste caratteristiche. Essendo la fede una scelta del tutto personale diventa difficilissimo e assai pericoloso generalizzare eppure cerchiamo di farlo, rimanendo ovviamente nell’ambito della fede cristiana. La fede cristiana nasce da un incontro personale con Gesù Cristo risorto, cosa vuol dire? Vuol dire che nasce perché nella nostra vita, ciascuno a modo suo, si è fatta esperienza della presenza reale e concreta di Cristo. Ma questa esperienza come la si è fatta? Attraverso i nostri sensi e attraverso la ragione, cioè coi nostri sensi abbiamo visto accadere alcune cose nella nostra vita e con la nostra ragione ne abbiamo attribuito la causa a Dio. Certo, in questo processo noi ci saremmo potuti ingannare e qui sta il rischio della fede, il dubbio su cui solo una scelta di fede permette di andare oltre. Infatti l’esperienza di ognuno di noi, essendo appunto personale, non può essere ripetuta in maniera del tutto esatta come vorrebbe il metodo scientifico questo però non vuol dire che essa non sia razionale. Infatti chi ha fatto o fa l’esperienza di fede utilizza la ragione per spiegarsi ciò che gli accade intorno fino a dove può, dove non può fa un salto di fede. Il momento in cui si passa alla fede è diverso per ognuno e più che al grado di conoscenza delle cose (ricordiamo sempre che ci sono stati e ci sono grandissimi scienziati credenti) esso è dovuta alla diversa sensibilità di ognuno. Dipende dalla disponibilità di ognuno di noi a incontrare Cristo che in ogni momento si fa noi incontro, ma come nella vita quotidiana incrociamo molte persone ignorandole o neanche facendoci caso, lo stesso accade con Dio. Lui si propone sul nostro cammino e noi non ci facciamo caso o decidiamo di ignorarlo, ma è sempre una scelta che coinvolge la nostra ragione, non è priva dell’uso di ragione, cioè irrazionale.

Naturalmente esistono anche altri casi, di chi per esempio crede solo perché la sua famiglia crede, ma anche in questo caso, se la fede è autentica, c’è a monte un uso della propria ragione, infatti si decide di fidarsi delle persone che ci stanno accanto. Ovvero, se fino a ora hanno scelto sempre bene per me e mi hanno dato buoni consigli, perché in questo caso dovrebbe essere diverso?

Quindi il credente, il fedele, colui che ha fede, non ce l’ha perché spegne il suo cervello, ma al contrario perché lo usa, lo usa non però in maniera scientifica, ma in maniera razionale. Se tutto ciò che coinvolge la nostra ragione fosse scientifico, infatti, allora si dovrebbe poter prevedere ogni nostro singolo movimento in ogni momento, invece non è così. Si possono fare dei calcoli probabilistici basandosi su modelli statistici, cioè su masse di persone, ma non si può dare nessuna certezza sul comportamento del singolo, proprio perché ogni essere è unico.

1Pt 3,15:“ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.”

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

I due avanzavano discutendo, appassionatamente, ma in modo pacato. Avevano entrambi i capelli color argento, segno che della vita avevano visto parecchio. Lui portava al collo una grande croce, che gli dava un’aria autoritaria, lei sembrava più sbarazzina. Il vecchio li osservò in silenzio e non poté fare a meno di sentirli parlare.

– Quello che dice è una bella cosa, degna di rispetto, ma non ha nulla a che vedere con la ragione, è una sua esperienza di vita.

– Professoressa, sicuramente è una mia esperienza, ma non per questo è priva di razionalità, anzi proprio perché parte dalla mia esperienza vuol dire che è coinvolta la mia ragione, non crede?

– Non credo sia coinvolta a un livello tale da dare un criterio di scientificità a quella che è e rimane una sua scelta personale.

– Ma neanche io intendo darle una scientificità, ma una razionalità sì. – la donna fece una smorfia e l’uomo proseguì, ma il punto di vista dei due sembrava inconciliabile.

Il vecchio saggio stette in silenzio per un po’, poi s’intromise all’improvviso: – Perdonatemi, non ho potuto fare a meno di ascoltarvi e vorrei fare una domanda alla signora, se posso.

– Naturalmente. – sorrise lei.

– Se non ho capito male lei è una scienziata, posso chiederle che cosa è per lei, da un punto di vista scientifico quella margherita laggiù?

– E’ un fiore, una pianta, un insieme di cellule e, se scendiamo ancora più nel dettaglio, un insieme di atomi, organizzati in un certo modo, ma non credo voglia una descrizione accurata, vero?

– No, non pretendevo questo, ovviamente. Posso chiederle invece se è mai capitato che le abbiano regalato una margherita?

– Sì, certo, molte volte anche perché sono i miei fiori preferiti. – sorrise lei.

– E quando le ha ricevute, cosa ha pensato? Che le hanno regalato un insieme di cellule e di atomi?

– Ma no, naturalmente no! E’ stata la dimostrazione di affetto di una persona a me cara.

– E’ stata quindi un’esperienza sua personale, ma in quel momento la sua ragione era forse spenta? O non è stato proprio l’utilizzo della sua ragione a farle apprezzare i fiori donati, a farle capire i sentimenti di chi glieli donava e a riempire il suo animo di gioia e gratitudine?

La donna rimase in silenzio e anche l’uomo non disse nulla, poi fu lei a parlare: – Grazie, non ne sono ancora sicura, ma forse mi ha fatto riflettere su una cosa importante a cui non avevo pensato. Gliene sono grata. – e così dicendo lo salutarono e si allontanarono dal vecchio che rimase a guardarli finché fu possibile. Poi tornò a osservare il crocevia.

Credere in Dio è come credere in Babbo Natale?

gennaio 26, 2010

Ho sentito di recente fare questa affermazione a Margherita Hack, nota astrofisica. Più precisamente la Hack ha detto che credere in Dio è come credere in Babbo Natale o la Befana. A fronte di questa affermazione, il vescovo di Verona, Monsignor Zenti l’ha invitata a un confronto pubblico dal titolo: “Dialogo su fede e scienza” (che si è tenuto Mercoledì 20 gennaio 2010 alle 20.45 alla Gran Guardia di Verona). Nel corso del confronto la Hack ha detto che non ci sono prove per affermare l’esistenza di Dio, ma neanche prove per negarla. Ha affermato che esistono scienziati atei e scienziati credenti e che lei è atea. Ha inoltre ribadito che credere in Dio è come credere in Babbo Natale o nella Befana. Infatti, ha spiegato che, come noi da bambini crediamo che i doni ce li porti Gesù bambino o la Befana, man mano che cresciamo e vediamo i nostri genitori armeggiare coi regali, capiamo che credevamo in un’illusione. Su questo tema vorrei dire qualcosa al riguardo al di là di quello che si è detto nell’incontro, infatti il nostro vescovo ha preferito seguire un approccio più generale sulla fede, portando la propria testimonianza, senza rispondere nel particolare alle affermazioni della Hack. A mio avviso paragonare la fede in Dio alla credenza in Babbo Natale è innanzitutto profondamente irrispettoso di una fede, quella cristiana, che vede tra le sue fila milioni di martiri in ogni tempo della sua storia. Quando qualcuno dà la vita per una fede, per un credo, quel credo, quella fede merita rispetto, almeno il rispetto che si deve alla vita umana. Non sono a conoscenza di martiri o di sangue versato per Babbo Natale, per la Befana o per una favola. Certo, alle volte si può dare la vita per una fede sbagliata, ma quella fede anche se sbagliata, merita rispetto. Certo, la scelta di fede è una scelta fatta sul dubbio e quindi il credente potrebbe anche scoprire di essersi illuso, ma essersi illuso non vuol dire aver creduto a una favola.

(Mi sono reso conto che quest’ultimo pensiero si può prestare a un grosso fraintendimento. E’ indubbio che ci sono stati e ci sono ancora ideali per cui le persone danno la vita, ma che sono profondamente sbagliati. Quando scrivevo pensavo ai martiri cristiani in particolare dei primi secoli e parlando di fede sbagliata pensavo agli stessi martiri anche nel caso si fossero completamente illusi. Ma come ho scritto potrebbe sembrare che anche il nazismo o i fondamentalismi meritino rispetto, non intendevo questo, me ne scuso.
Detto questo, però, il sangue di quei martiri cristiani (e dei martiri di ogni giorno) esige lo stesso un rispetto che è ben diverso da quello che gli si dà, al di là che Dio esista o meno, paragonando la loro fede a Babbo Natale. Ma anche la scelta chi ha dedicato la sua vita agli ultimi all’interno di una fede merita un rispetto maggiore. Cosa diciamo di Madre Maria Teresa di Calcutta (solo per fare un esempio, ma potremmo citare le migliaia di missionari che muoiono nei loro luoghi di missione) che credeva in Babbo Natale? Un conto è dire non credo in ciò in cui credi tu, un conto è dire quello in cui credi tu è come Babbo Natale, una favola.
)

Credere in Dio non è come credere in Babbo Natale.

Ma dal discorso della Hack si poteva anche capire che lei intendesse dire che quando siamo bambini non sappiamo come funzionano le cose e quindi crediamo che i doni li porti la Befana, quando cresciamo e cominciamo a conoscere come funzionano le cose capiamo che è un po’ diverso e che invece c’è un’altra spiegazione. Lo stesso, secondo la Hack, accadrebbe con la fede. E’ un discorso che, in apparenza sembra lineare, logico e razionale, ma in realtà non lo è per nulla. Infatti se così fosse basterebbe la conoscenza per annullare la fede, cioè una volta che si conoscono le cose, si diventa grandi e si capisce che la fede non ha senso. Guarda caso non è così perché, come lei stessa ha affermato, e come chiunque può verificare, esistono scienziati atei e scienziati credenti. Ed esistono scienziati di altissimo livello credenti, come si spiega?

Si spiega perché la scelta di credere o non credere è una scelta personale, legata alla libertà umana, non alla conoscenza maggiore o minore di come funziona il mondo.

Giovanni 17:26 “E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo far conoscere, perché l’amore con il quale hai amato sia in essi e io in loro”

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

L’uomo passeggiava con calma, dava l’impressione di essere sereno. Sul volto un sorriso, si avvicinò al vecchio che non poté fare a meno di osservarlo con curiosità.

– Buongiorno! – lo salutò affabilmente.

– Buongiorno a lei, mi sembra sereno, o sbaglio?

– No, non sbaglia, è vero, sono sereno e mi fa piacere che si noti.

– Glielo si legge sul volto, il modo in cui guarda le cose…è così bella la natura, vero?

– Indubbiamente… è incredibile pensare come possa arrivare a tanta bellezza…

– Già, difficile non credere ci sia qualcuno dietro tutto questo, no?

Sul volto dell’uomo apparve un sorriso: – A dire il vero io sono uno di quelli che lo trova molto facile.

– Non crede in Dio?

– No, non credo ci sia un Dio, lei sì?

– Sì, ma spero che questo non le crei problemi?

– E perché mai? Ritengo che ognuno sia libero di credere in ciò che vuole e per questo sia comunque degno di rispetto.

– E’ bello sentirglielo dire, non sempre è così, sia da parte di persone credenti che di non credenti.

– Ha ragione, ma d’altra parte gli stupidi sono un po’ ovunque, no?

– Credo proprio di sì, ma posso chiederle come mai non crede esista un Dio?

– Una volta ci credevo, quando ero più giovane, ma poi sono cresciuto. – il vecchio lo guardò interrogativo e l’uomo proseguì – E’ come quando da bambini si crede alle favole, poi si cresce, si conoscono come funzionano davvero le cose e si capisce che quello che ti raccontavano, per quanto bello, non è vero, è una favola. Vedo un’ombra sul suo volto, ho detto qualcosa di male?

– Spero non volontariamente, ma così dicendo sta dicendo che credere in Dio equivale a credere in una favola e che chi lo fa è un bambino che ancora deve crescere, ancora deve capire…

– Mi dispiace, ma credo che la base per il rispetto sia la verità, non pensa?

– Indubbiamente, ma prima ancora credo che sia la capacità di ascoltare l’altro e di non inserirlo nelle nostre categorie.

– Mi trova d’accordo, ma non la seguo, non mi sembra di aver fatto questo…

– Sa dirmi una favola per cui qualcuno ha dato la vita?

L’uomo ci pensò un attimo, poi concluse: – A dire la verità, no…

– Invece sa quanti martiri hanno dato la vita per la fede?

– No, non di preciso, ma…

– …sono stati molti e non crede che già questo basterebbe a rendere la fede molto diversa da una favola?

– Per me sono entrambe illusioni, mi spiace…

– Può anche essere, ma non pensa che il sangue versato meriti un maggior rispetto delle fantasie di un bimbo?

– Mi dispiace se l’ho offesa, ma rimango della mia idea, anche il bambino quando cresce e capisce come funziona il mondo smette di credere alle favole.

– Quindi lei crede, nel migliore dei casi, che io sia un bambino che non capisce il mondo?

L’uomo tacque imbarazzato.

Il vecchio proseguì: – Ma se fosse così allora tutti coloro che studiano e capiscono come funziona il mondo dovrebbero essere atei, o no? Tutti gli scienziati dovrebbero rifiutare una qualunque fede, ma non è così, come mai?

– Perché l’uomo è un essere complesso e alle volte crede o dice di credere solo per comodità…

– Ha davvero molta stima di chi studia per capire il mondo.

– Mi dispiace non volevo turbarla, le ho solo espresso il mio pensiero, ora forse è meglio che vada.

– Come desidera, ma non si preoccupi, non mi ha turbato. Mi ha fatto solo riflettere…

– Su cosa?

– …se sia più bambino chi ha fede perché ha fatto un incontro personale con Dio o chi decide che chi non la pensa come lui è rimasto ancora bambino.

L’uomo fece un sorriso amaro, si voltò e si allontanò. Il vecchio lo fissò finché non scomparve alla vista poi tornò a guardare il crocevia.