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Amoris Laetitia I Dubia 8

agosto 8, 2017

E siamo arrivati alla fine, sono passati quasi due mesi dall’ultima volta che ho scritto dei Dubia, ma il tempo che posso dedicare a questo blog è sempre meno… e mi dispiace… Comunque proseguiamo… ecco il testo dell’ultimo dei Dubia

Dubbio numero 5: Dopo “Amoris laetitia” n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto?

Amoris laetitia” n. 303 afferma che “la coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio“. I “dubia” chiedono una chiarificazione di queste affermazioni, dato che essi sono suscettibili di divergenti interpretazioni. Per quanti propongono l’idea di coscienza creativa, i precetti della legge di Dio e la norma della coscienza individuale possono essere in tensione o anche in opposizione, mentre la parola finale dovrebbe sempre andare alla coscienza, che ultimamente decide a riguardo del bene e del male. Secondo “Veritatis splendor” n. 56, “su questa base si pretende di fondare la legittimità di soluzioni cosiddette ‘pastorali’ contrarie agli insegnamenti del Magistero e di giustificare un’ermeneutica ‘creatrice’, secondo la quale la coscienza morale non sarebbe affatto obbligata, in tutti i casi, da un precetto negativo particolare”. In questa prospettiva, non sarà mai sufficiente per la coscienza morale sapere che “questo è adulterio”, “questo è omicidio” per sapere se si tratta di qualcosa che non può e non deve essere fatto. Piuttosto, si dovrebbe anche guardare alle circostanze e alle intenzioni per sapere se questo atto non potrebbe, dopo tutto, essere scusabile o anche obbligatorio (cfr. la domanda 4 dei “dubia”). Per queste teorie, la coscienza potrebbe infatti legittimamente decidere che, in un certo caso, la volontà di Dio per me consiste in un atto in cui io trasgredisco uno dei suoi comandamenti. “Non commettere adulterio” sarebbe visto appena come una norma generale. Qua e ora, e date le mie buone intenzioni, commettere adulterio sarebbe ciò che Dio realmente richiede da me. In questi termini, casi di adulterio virtuoso, di omicidio legale e di spergiuro obbligatorio sarebbero quanto meno ipotizzabili. Questo significherebbe concepire la coscienza come una facoltà per decidere autonomamente a riguardo del bene e del male e la legge di Dio come un fardello che è arbitrariamente imposto e che potrebbe a un certo punto essere opposto alla nostra vera felicità. Però, la coscienza non decide del bene e del male. L’idea di “decisione di coscienza” è ingannevole. L’atto proprio della coscienza è di giudicare e non di decidere. Essa dice, “questo è bene”, “questo è cattivo”. Questa bontà o cattiveria non dipende da essa. Essa accetta e riconosce la bontà o cattiveria di un’azione e per fare ciò, cioè per giudicare, la coscienza necessita di criteri; essa è interamente dipendente dalla verità. I comandamenti di Dio sono un gradito aiuto offerto alla coscienza per cogliere la verità e così giudicare secondo verità. I comandamenti di Dio sono espressione della verità sul bene, sul nostro essere più profondo, dischiudendo qualcosa di cruciale a riguardo di come vivere bene. Anche Papa Francesco si esprime negli stessi termini in “Amoris laetitia” n. 295: “Anche la legge è dono di Dio che indica la strada, dono per tutti senza eccezione”.

In realtà, anche qui, non è che ci siano molti dubbi, la paura è forse che le parole del Papa siano fraintese e usate, come scusa, per dire altro, ma di per sé sono molto chiare. In nessun modo Amoris Laetitia legittima un comportamento contrario alla legge di Dio, quello che dice è che, in particolari situazioni, avendo ben chiaro qual è l’obiettivo da raggiungere, la coscienza può, in tutta onestà, affermare che quello che riesce a fare, in quel preciso momento e situazione, è il massimo che può fare. Oltretutto il paragrafo 303 di Amoris Laetitia si conclude proprio dicendo che questo discernimento deve essere dinamico e quindi aperto a nuove tappe e nuove decisioni che permettano di realizzare a pieno l’ideale cristiano. Quindi, lo ribadisco, anche in questo caso, non mi sembra ci siano problemi a livello dottrinale e reali dubbi, ma allora perché far emergere questi Dubia, dal momento che abbiamo visto come nessuno dei punti sollevati, in realtà, crei problemi? Esattamente non lo so, ma credo che l’atteggiamento pastorale del Papa che parla di un discernimento per ogni singola persona crei paura. Perché? Un’idea ce l’ho, non so se sia corretta o meno, ma ne vorrei parlare prossimamente….

Educatori o giustizieri?

ottobre 28, 2016

Torno alla mia analisi dell’Amoris Laetitia sottolineando alcuni aspetti che, per motivi diversi, mi hanno colpito.

Alla fine del paragrafo 37 c’è questa frase:

“Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle.”

La parte precedente del paragrafo è comunque chiarissima, ma questa frase mi sembra riassuma tanti errori passati, presenti e futuri… miei prima di tutto.

Quante volte pretendiamo che ci si comporti in un certo modo perché è giusto, non perché siamo in grado di far vedere la bellezza di una scelta invece di un’altra.

Quante volte falliamo (fallisco) come educatore (soprattutto coi miei figli) perché non so far vedere loro quanto è bello fare le cose in un certo modo invece che in un altro… e perché? Forse perché in realtà questa bellezza io non la conosco davvero, ma solo per sentito dire e allora diventa difficile trasmetterla…

Questo è il compito della Chiesa, come gerarchia, come istituzione, ma anche come singoli fedeli: formare le coscienze, non sostituirsi ad esse.

E una coscienza ben formata è quella che sa vedere il bello e scegliere il bene, come ha insegnato Gesù, il bello e buon pastore…