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Amoris Laetitia, i Dubia 1

dicembre 13, 2016

Quando riesco, ultimamente, cerco di parlare di alcuni punti di Amoris Laetitia che mi hanno particolarmente colpito, ma come vedete vado molto a rilento. Nel frattempo sembra che Amoris Laetita abbia colpito molti, anche all’interno della stessa Chiesa, tanto che addirittura quattro cardinali (ma sembra che dietro di loro ci siano molti più prelati e fedeli di quanti si crede) hanno posto dei quesiti al Papa, nella forma dei “Dubia” ovvero dei quesiti che richiedono una risposta che sia SI o NO. Sicuramente ne avete sentito parlare almeno come accenno. Questi quesiti cosa riguardano? Sostanzialmente un’unica parte dell’Amoris Laetitia, anzi cinque paragrafetti in tutto, dal 300 al 305 che trattano la questione delle persone sposate in chiesa e che poi hanno divorziato e contratto una nuova unione. Le domande che pongono i cardinali riguarda se chi si trova in questo stato possa o meno accedere al sacramento dell’Eucarestia. E il Papa cosa ha risposto? In realtà il Papa non ha ancora risposto, anche se forse una risposta si può cogliere da qualche intervento che ha fatto in diverse occasioni bisogna dire che, nello specifico, ai quattro cardinali il Papa non ha ancora risposto né SI né NO.

E se non ha risposto il Papa sicuramente non posso rispondere io, però credo sia interessante vedere, una parte alla volta la lettera e i “dubia” dei cardinali, per cercare di capire meglio quali siano i termini della questione, se davvero Amoris Laetitia pone questi problemi e poi magari vi dico il parere, che è quello che è, il mio parere e quindi vale come tale, con tutta la sua povertà di conoscenza, di studi, di capacità.

Iniziamo allora seguendo la struttura della lettera, io eventualmente aggiungerò qualcosa alla fine di ogni sezione.

 

1. Una premessa necessaria L’invio della lettera al Santo Padre Francesco da parte di quattro cardinali nasce da una profonda preoccupazione pastorale. Abbiamo constatato un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione, in merito a questioni assai importanti per la vita della Chiesa. Abbiamo notato che anche all’interno del collegio episcopale si danno interpretazioni contrastanti del capitolo ottavo di “Amoris laetitia”. La grande Tradizione della Chiesa ci insegna che la via d’uscita da situazioni come questa è il ricorso al Santo Padre, chiedendo alla Sede Apostolica di risolvere quei dubbi che sono la causa di smarrimento e confusione. Il nostro è dunque un atto di giustizia e di carità. Di giustizia: colla nostra iniziativa professiamo che il ministero petrino è il ministero dell’unità, e che a Pietro, al Papa, compete il servizio di confermare nella fede. Di carità: vogliamo aiutare il Papa a prevenire nella Chiesa divisioni e contrapposizioni, chiedendogli di dissipare ogni ambiguità. Abbiamo anche compiuto un preciso dovere. Secondo il Codice di diritto canonico (can. 349) è affidato ai cardinali, anche singolarmente presi, il compito di aiutare il Papa nella cura della Chiesa universale. Il Santo Padre ha deciso di non rispondere. Abbiamo interpretato questa sua sovrana decisione come un invito a continuare la riflessione e la discussione, pacata e rispettosa. E pertanto informiamo della nostra iniziativa l’intero popolo di Dio, offrendo tutta la documentazione. Vogliamo sperare che nessuno interpreti il fatto secondo lo schema “progressisti-conservatori”: sarebbe totalmente fuori strada. Siamo profondamente preoccupati del vero bene delle anime, suprema legge della Chiesa, e non di far progredire nella Chiesa una qualche forma di politica. Vogliamo sperare che nessuno ci giudichi, ingiustamente, avversari del Santo Padre e gente priva di misericordia. Ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo nasce dalla profonda affezione collegiale che ci unisce al Papa, e dall’appassionata preoccupazione per il bene dei fedeli.

Card. Walter Brandmüller Card. Raymond L. Burke Card. Carlo Caffarra Card. Joachim Meisner
Quindi non è, lo dicono gli stessi cardinali, un attacco al Papa, non è uno scontro tra tradizionalisti e non, ma è una richiesta di chiarimento per dei dubbi che questo documento sembra sollevare. Inoltre i cardinali ribadiscono l’autorità del Papa, a cui si rimettono e sottolinenano come la decisione del Papa di non rispondere non solo sia legittima, ma secondo loro è “un invito a continuare la riflessione e la discussione, pacata e rispettosa”. Questo, credo, dovremmo ricordarcelo tutti, non è un attacco al Papa, al suo magistero, alla sua sovranità.