Posts Tagged ‘bibbia’

Il cammello

marzo 28, 2017

Vi segnalo questo link da cui potete vedere la prima puntata degli Animali nella Bibbia, dedicata al cammello: http://www.telepaceverona.it/in-evidenza/cammello/

Animali nella Bibbia

marzo 10, 2017

Animali nella Bibbia

Ogni sabato sera su Telepace Verona verrà trasmessa una puntata di questo programma (mentre nelle altre date indicate sarà replicata) che ho ideato e che vede la collaborazione del Parco Natura Viva, in particolare del suo direttore il dottor Cesare Avesani Zaborra e dello Zoo Biblico di Gerusalemme e del suo direttore Shai Doron. E’ un modo, credo nuovo, di vedere gli animali citati nella Bibbia perché dopo averli visti al Parco Natura Viva, andremo a scovarli rappresentati nelle chiese di Verona e a scoprire il loro valore simbolico/artistico/religioso, infine ci spostiamo a Gerusalemme per vedere come vivono oggi, in Terra Santa, gli animali di cui parla la Bibbia. Seguite il programma e fatemi sapere cosa ne pensate.

7.5 Benedizioni e preghiere

febbraio 17, 2012

I concetti di puro e impuro non sono strettamente legati a quelli di buono e cattivo. Impuro è ciò che si pone ai limiti della sfera umana, dove sembra più prossimo al divino, mentre le regole di purità sono più rigorose tanto più quanto ci si avvicina all’ambito del sacro. Non si rimaneva impuri per sempre, ma con apposite abluzioni si tornava puri e solo alcuni comportamenti particolari, come il cibarsi di sangue o di alcuni tipi particolari di grasso si tramutavano poi in peccati veri e propri.[1] Altri elementi importanti della fede ebraica sono le benedizioni e le preghiere. Le prime sono di quattro tipi: quelle del pasto, quelle pronunciate da chi usufruisce di qualcosa, quelle che si recitano quando si assiste a un fatto particolare e quelle che si recitano quando si ascoltano buone o cattive notizie. Le preghiere pubbliche più importanti nei giorni feriali erano quelle previste nella liturgia sinagogale, ovvero la Shacharit del mattino, la Minchà nel pomeriggio e la Ma’ariv o ‘Aravit alla sera.[2]

Non sappiamo esattamente da quando le sinagoghe sono venute a moltiplicarsi in ogni luogo ove vi siano degli ebrei, comunque il termine, di origine greco-ellenistica, stava a indicare un luogo dove il culto era fondato sulla lettura e sul commento della Bibbia, vi era inoltre la cura dell’educazione dei fanciulli e un’organizzazione amministrativa e assistenziale. Le sinagoghe erano fondate per iniziativa privata e rendevano accessibile il testo biblico anche a chi non sapesse l’ebraico, in sostanza sono sempre servite a mantenere l’unità di culto anche dove non c’era unità di lingua.[3]


[1] STEFANI P., Gli ebrei, …, pp. 40-43.

[2] STEFANI P., Gli ebrei, …, pp. 43-45.

[3] MOMIGLIANO A., Pagine ebraiche, Einaudi, Torino 1987, pp. 76-77.

Cos’è il Pentateuco?

maggio 7, 2011

Il nome Pentateuco viene dalle parole greche: pénte che vuol dire “cinque” e teuchos che vuol dire “rotoli”. Tenete conto che una volta i libri non erano come quelli di oggi, ma avevano appunto la forma di rotoli e infatti col nome Pentateuco indichiamo i primi cinque libri della Bibbia, ovvero:

Genesi, che è il libro che racconta le origini

Esodo, il libro che racconta l’uscita dall’Egitto

Levitico, che è il libro dei sacerdoti della tribù di Levi

Numeri, che è il libro del censimento

Deuteronomio, che è il libro della seconda legge.

Non è un caso se il Pentateuco è all’inizio della Bibbia, infatti esso è il fulcro per capire la relazione tra Dio e l’uomo. Qusta relazione si conservò a lungo solo in forma orale, ma a un certo punto si decise di metterla in forma scritta. Chi la redasse si trovò però di fronte a un problema, Dio non aveva parlato a una sola persona, ma a un intero popolo, il popolo d’Israele. questo popolo, come qualunque popolo non era concentrato in un unico luogo, ma aveva vissuto e viveva situazioni e realtà diverse nel tempo e nello spazio quindi Dio aveva parlato in maniera simile, ma diversa alle genti che vivevano realtà diverse all’interno d’Israele. Allora quando ci si accinse a mettere per iscritto la storia della relazione tra Dio e il popolo d’Israele i redattori si trovarono in difficoltà perchè avevno di fornte almeno quattro tradizioni dverse tra di loro, ma dove ognuna di loro mostrava chiaramente aspetti importanti di Dio, era Parola di Dio e non si poteva tralasciarne nessuna, allora le raccolsero tutte e questo è il motivo per cui alle volte sembra che i racconti si ripetano o abbiano delle incongruenze, ma in realtà è sempre il Signore che ci parla, perché parla alla nostra vita e la nostra vita non è mai perfetta, spesso si ripete ed è incongruente o contradittoria. Il Signore vuole essere nostro amico, è nostro Padre, vuole che noi lo capiamo per questo parla in modo che noi lo possiamo capire.

Vediamo ora, brevemente, quali sono queste quattro tradizioni, com vengono comunemente chiamate dagli studiosi:

Tradizione jahvista: è quella che chiama Dio YHWH. Inizia nel IX secolo a. C. ed è propria del regno di Giuda, del sud della Palestina. Mette in primo piano la vicinanza di Dio all’uomo e spesso lo presenta con tratti antropomorfi (Quando Dio parlava col popolo del regno di Giuda si relazionava così).

Tradizione elohista: è quella che chiama Dio Elohim. Inizia anch’essa nel IX secolo a. C. ed è propria del regno del Nord, chiamato anche Regno di Israele. Parla molto dei profeti, dell’importanza diagire bene di fuggire gli idoli e presenta un Dio che si manifesta e parla attraverso simboli (Quando Dio parlava col popolo del regno di Israele si relazionava così).

Tradizione deuteronomista: è quella che nasce dopo che il regno del Nord cade in mano agli Assiri, elmento in cui sembra che Israele abbia dimenticato l’alleanza stipulata sul Sinai. E’ molto ripetitiva e ribadisce di continuo l’azione di Dio e la necessità di una risposta sia personale che comunitaria (Quando Dio parlava col popolo del regno di Israele che si era dimenticato dilui, si relazionava così)

Tradizione sacerdotale: è quella che si colloca quando Israele ritorna dall’esilio, nel VI secolo a. C. Il tempio è allora il luogo che dà l’identità alla nazione e questa tradizione dà molta importanza alle funzioni e al rito del culto (Quando Dio parlava con Israele che era tornato dall’esilio si relazionava così)

Per finire una piccola curiosità, gli ebrei chiamano il Pentateuco Torah, che significa “insegnamento”, “istruzione” ed è la norma su cui regolano la loro esistenza per questo lo chiamano anche Legge.

Come leggere la Bibbia?

marzo 29, 2009

A qualcuno potrà sembrare strano, a qualcun altro potrà sembrare banale, ma esistono diversi modi per accostarsi alla Bibbia. Si può leggere la Bibbia solo per curiosità, oppure per cercare di capire la storia del popolo ebraico o di quello cristiano, o ancora per cercare conferme storiche o si può leggere la Bibbia con gli occhi della fede e anche in questo caso ci si può fermare al significato letterale dei testi dandone una lettura integralista oppure andare al di là dell’apparenza e coglierne il significato più profondo, lasciando che sia lo Spirito di Dio a parlare e non noi. Poi, forse, ci sono altri modi con cui accostarsi a questo testo, ma a me non vengono in mente, casomai non abbiate paura di segnalarmeli. Vediamo brevemente i modi che abbiamo accennato poco sopra. Se ci si accosta al testo per curiosità è probabile che ci si capisca poco perché risulta difficile contestualizzare molti degli eventi narrati anche se spesso le note e l’introduzione ai vari libri possono essere d’aiuto. Lo stesso accade se si cerca di capire la cultura ebraica e cristiana solo leggendo la Bibbia, si capiscono alcune cose, ma per avere un quadro completo è necessaria un’integrazione. Se la leggiamo come un libro storico, rimarremo delusi, sopratutto rispetto all’idea moderna che abbiamo di storia, infatti vi sono molte ripetizioni e contraddizioni, nonché diversi dati che non sempre sono stati poi confermati dall’archeologia. Se ci accostiamo al testo sacro con la fede nel cuore e ne diamo una lettura integralista abbiamo lo stesso problema che ha chi vi si accosta con occhio storico, ovvero la presenza di contraddizioni e in più una crudeltà non trascurabile che sembra contrastare col messaggio d’amore del cristianesimo. Ecco che allora come lo storico o il curioso necessita di un sussidio per orientarsi e capire ciò che sta leggendo lo stesso capita all’uomo di fede. E il sussidio, in questo caso, è dato dal Magistero della Chiesa Cattolica. E’ solo alla luce dell’insegnamento della Chiesa che il fedele può comprendere appieno il significato che la Bibbia, Parola di Dio, può avere per la sua vita.

Perché accade questo? Qualcuno potrebbe, malignamente, sostenere che è un modo per mantenere una sorta di potere, in fin dei conti se la Chiesa è l’unica a poter dire come leggere la Bibbia può fare il bello e cattivo tempo a seconda della propria convenienza. Ammesso, senza alcun problema, che la Chiesa, nella sua parte visibile, è formata da uomini e gli uomini, tutti gli uomini, sono soggetti al peccato e del peccato sono preda, quindi in alcune situazioni si può anche verificare un abuso, esiste, per chi crede, una parte invisibile della Chiesa che è quella che la rende Corpo di Cristo, quella in cui opera lo Spirito Santo, capace di scrivere diritto anche su righe storte. Ma al di là delle mie considerazioni personali da credente, ce ne sono altre più precise e puntuali che ci mostrano come il Magistero della Chiesa non sia mai arbitrario e sempre ispirato. Innanzitutto esso si rifà costantemente alla Tradizione, Tradizione che ha il suo fondamento primo nella successione apostolica e poi nei Padri della Chiesa (e nei loro scritti), poi non si contraddice mai, tanto è vero che ancora oggi è, a volte, accusato di portare avanti posizioni al di fuori dei tempi (prova questa che la Chiesa non piega il suo Magistero alla ricerca di un consenso da cui le deriverebbe, indubbiamente, un reale potere), inoltre è sempre attento allo studio esegetico del testo sacro, in modo che le ultime scoperte storiche illuminino sempre di più e sempre meglio il vero significato del testo. Infatti per capire cosa il testo vuole dire a noi oggi, è importante, direi fondamentale, capire cosa il testo voleva dire a chi lo ascoltava la prima volta, solo in questo modo è possibile andare al nucleo del messaggio e farlo entrare nella nostra vita.

E’ lo Spirito Santo che, con la Pentecoste, è disceso sugli apostoli e sulla Chiesa nascente a trasmettersi e a illuminare il Magistero, quello stesso Spirito che vuole entrare e illuminare la nostra vita se solo glielo permettiamo, ecco perché nel porci di fronte alla Parola non dobbiamo essere noi a parlare, noi a giudicare (… “non ha senso”, “è contraddittoria”…), ma dobbiamo lasciarla parlare, lasciarla agire, lasciarci giudicare dalla Parola, dallo Spirito che è in quella Parola. E allora ci accorgeremo qual è il senso di quella Parola di Dio per noi, per la nostra vita, ci accorgeremo che è contraddittoria perché parla della nostra vita e la nostra vita è contraddittoria. La Bibbia è il libro che parla del rapporto tra Dio e il Suo popolo, ovvero tra Dio e ciascuno di noi, e la nostra vita non è mai perfetta, lineare, matematica, è sempre fatica, imperfezione, contraddizione, spesso illogica e Dio, quando dona i comandamenti a Mosè si definisce così: “Io sono il Signore Dio tuo” dove tuo non indica il possesso, ma un rapporto esclusivo e di responsabilità (la tua ragazza, tua moglie, tuo marito, tuo figlio non vuol dire che sono tuoi nel senso che li possiedi, ma nel senso che hai un rapporto esclusivo con loro, e anche che ne sei responsabile, cioè ti preoccupi per loro e ti dai da fare per aiutarli se hanno bisogno di aiuto o stanno male). Diffidate sempre di chiunque proponga una lettura integralista della Bibbia e confrontate la sua proposta col Magistero della Chiesa, noterete l’abisso che li differenzia.

bibbiaGiacomo 4:11 Non sparlate gli uni degli altri, fratelli. Chi sparla del fratello o giudica il fratello, parla contro la legge e giudica la legge. E se tu giudichi la legge non sei più uno che osserva la legge, ma uno che la giudica.
Giacomo 4:12 Ora, uno solo è legislatore e giudice, Colui che può salvare e rovinare; ma chi sei tu che ti fai giudice del tuo prossimo?

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

– Incredibile! Assurdo! Ma guarda te, questo non ce lo aveva mai detto nessuno… – l’uomo poteva avere poco più di trent’anni e camminava parlando ad alta voce mentre leggeva un libro – Ah se lo avessi saputo… – senza accorgersene era uscito dal sentiero e stava per finire addosso al vecchio saggio quando si fermò. Scostò il libro e si guardò intorno: – Mi scusi, non l’avevo vista.

– Me ne sono accorto, era parecchio preso dalla lettura.

– Già – l’uomo si portò una mano dietro la nuca cercando ancora di scusarsi.

– Deve essere un libro molto interessante, lo stava anche commentando ad alta voce.

– Sì, ero totalmente preso, parla della Bibbia, ne mostra tutte le contraddizioni logiche e storiche… è stupefacente, ci sono cose che non avrei mai immaginato…

– Sembra davvero interessante, chi lo ha scritto?

– Oh, uno in gamba, un professore universitario.

– Professore di cosa?

– Di logica matematica, mi sembra, ma scrive proprio bene, sa? E’ arguto, irriverente, sarcastico… un tipo in gamba…

– Curioso…

– Cosa?

– Tutto a dire il vero.

– Perché?

– Perché faccio fatica a capire il nesso tra “arguto, irriverente, sarcastico” e “un tipo in gamba”, non credevo che quelle qualità facessero, automaticamente, di un uomo un uomo in gamba.

– Mah, forse ha ragione, ma a me piace e scrive bene…

– Forse scrive quello che lei vuole leggere, infatti è curioso che sia un professore di logica a parlare della Bibbia.

– Perché?

– Perché non vedo cosa c’entri, forse un rabbino, un prete o uno storico sarebbero più adatti, non crede?

– Oh, certo, loro raccontano sempre la stessa storia, mica te le fanno notare le contraddizioni… proprio gente imparziale eh?

– Ma lei l’ha mai letta la Bibbia?

– Tutta? No e neanche ci penso…

– Ah ecco, perché tutte quelle contraddizioni di cui parla non è che siano nascoste, sono lì, a portata di tutti, basta leggerla.

– Una volta ci avevo anche provato, ma non è che sia proprio semplice, serve qualcuno che te la spieghi…

– Un logico matematico? – il vecchio era sinceramente sorpreso.

– Certo, perché no?

– Perché sarebbe come se si volesse conoscere la ricetta della torta di mele e invece di chiederla alla mamma o a un cuoco la si chiedesse a un chimico.

Il giovane rimase in silenzio a pensarci, poi disse baldanzoso: – Un chimico saprebbe dirmi quali ingredienti ci vogliono per la torta di mele!

– Ma saprebbe dirti le quantità? Saprebbe indicarti come amalgamarli? Saprebbe insegnarti tutti quei piccoli segreti che solo chi cucina davvero conosce?

– Non lo so, forse avete ragione, in effetti per fare una buona torta serve una guida appropriata.

– Già e forse anche per capire la Bibbia serve una guida appropriata, non credi?

– Forse… – così dicendo l’uomo chiuse il libro, salutò e si allontanò in silenzio, sembrava stesse meditando. Il vecchio lo osservò finché non sparì dietro un albero, poi tornò a fissare il crocevia.

Quello che dice la Bibbia è vero?

novembre 16, 2008

Qui e lì, nel corso di queste mie domande e risposte avevo già toccato l’argomento, ma sempre di sfuggita, ora proviamo a soffermarci con più attenzione. Chi legge la Bibbia si rende conto ben presto di essere di fronte a un libro insolito, alcuni episodi sono riportati più volte e magari in maniera diversa (ad esempio il racconto della creazione dell’uomo), altre volte ci sono passi che appaiono di una crudeltà estrema, in alcuni casi il testo sembra in contraddizione con se stesso, ci sono poi libri che ci sembrano del tutto lontani dalla nostra realtà, inoltre le scoperte storiche alle volte confermano quanto raccontato dalla Bibbia, altre volte se ne distaccano quindi il problema si pone sia per un credente, sia per un non credente che voglia capire cosa c’è di così affascinante in questo libro. Gli errori che si possono fare nell’accostarsi al testo sono tanti ma i più comuni sono di farlo da soli, senza alcuna preparazione e il secondo è di credere che la Bibbia sia un libro che presenti una storia coerente come può essere, ad esempio, un libro di scienza. Eppure noi credenti diciamo che la Bibbia è Parola di Dio, allora come può non essere coerente, esatta, logica? Lo è per il semplice fatto che la Bibbia parla direttamente a noi, a ciascuno di noi, della nostra vita e la nostra vita non è mai coerente, esatta logica, ma è fatica, contraddizione, volontà e fallimento, ma anche amore, tenacia, voglia di rialzarsi. E in questa vita che Dio ci parla di continuo, lo fa con la creazione, cioè con tutto ciò che incontra la nostra vita (i volti, le persone, la natura, i fatti di ogni giorno), ma lo fa anche con la Sua Parola e lo fa di continuo. Detto questo che, può anche sembrare bello, se però poi io vado e mi leggo, ad esempio, la vicenda del popolo ebreo che fugge dall’Egitto non capisco cosa c’entri con la mia vita ed ecco che allora per capire serve qualcuno che ci introduca alla Bibbia, qualcuno che ci aiuti a comprendere cosa questo testo ci sta dicendo. L’aiuto ci serve per due motivi, il primo è di ordine culturale per cui, senza una conoscenza almeno minima della storia del periodo in cui è stato scritto il testo molte cose non le capiamo (ad esempio, perché è così strano che in Giovanni XXI Gesù dica di gettare le reti dalla parte destra? Se non sappiamo come si pescava all’epoca difficile capire il senso di tutto il brano), il secondo è di ordine spirituale perché se crediamo che la Parola è stata ispirata dallo Spirito di Dio serve l’aiuto dello Spirito per comprenderla e chi più di un uomo di Dio, un uomo consacrato a Dio, può dare questo aiuto?

Se leggiamo la Bibbia in questo modo allora sì che capiamo che libro straordinario sia e di come ciò di cui parla sia vero, perché parla della nostra vita. Faccio qui un breve esempio, la vicenda dell’esodo ebraico, non parla degli ebrei, ma parla di noi. Nella nostra vita siamo contenti? Siamo davvero liberi per cui c’è piena conformità tra la nostra volontà e il nostro fare? O non ci sentiamo schiavi di convenzioni, di rituali, di abitudini che non sappiamo abbandonare anche se vorremo? Ecco che allora noi, siamo gli ebrei schiavi del Faraone che rappresenta ciò di cui vorremo liberarci , ma da cui non riusciamo. Gli ebrei alla fine si liberano, ma non ci riescono da soli, serve Mosè che li guidi e li sproni e Mosè è mandato da Dio che, nell’episodio del roveto ardente dice di vedere e conoscere le sofferenze del suo popolo. Cosa significa quindi? Che Dio vede la nostra sofferenza e ascolta le nostre preghiere e anche per ciascuno di noi manda il nostro Mosè, ma noi dobbiamo ascoltarlo, ovvero accoglierlo, seguire ciò che dice. Ma Mosè non libera il popolo ebraico dall’oggi al domani, anzi. Si scontra col Faraone diverse volte e addirittura le pene sul popolo ebraico si inaspriscono, quindi abbandonare ciò che ci rende schiavi non è per nulla facile e c’è la tentazione di lasciar perdere. Alla fine il Faraone cede, ma poi insegue il popolo ebraico. Anche se noi riusciamo a liberarci dalle nostre catene queste sono sempre dietro l’angolo non ci lasciano in pace e alle volte siamo tentati di tornare indietro (il popolo ebraico ha più volte questo pensiero nei periodi più duri). Mosè porta al popolo i Dieci Comandamenti, ovvero delle leggi. Anche noi abbiamo bisogni di leggi, leggi che non sono per farci passare da una schiavitù a un’altra, ma per renderci liberi. Ma com’è possibile che una legge renda liberi dal momento che comunque dà un obbligo? Di questo magari ne riparleremo in futuro, ma ora continuiamo ad esaminare la storia del popolo ebraico che è anche la nostra storia. La Terra Promessa non è dietro l’angolo, gli ebrei ci mettono quarant’anni per arrivarci e non fanno la strada più breve, ma quella più lunga e faticosa. Esattamente come noi quando vogliamo migliorare, lasciare la nostra schiavitù abbiamo bisogno di una guida (Mosè), ma anche di un percorso di purificazione che è, per forza di cose, lungo e ricco di tentazioni fino ad arrivare alla Terra Promessa. Terra che però non è libera, ma occupata e che quindi va conquistata. Ecco come, brevemente e per sommi capi, vi ho mostrato come una delle storie della Bibbia parli della nostra vita. Quindi non è importante se le cose davvero per gli ebrei sono andate in quel modo, ma che per noi vanno davvero in quel modo se abbiamo fede. Allora sì che possiamo abbandonare qualunque nostra schiavitù, sarà dura, il Faraone ci inseguirà e davanti avremo il Mar Rosso, ma se confideremo nel Signore e a Lui ci affideremo il Mare (le difficoltà che ci sembrano insormontabili) si aprirà per noi e si chiuderà invece sul Faraone. Certo arrivare alla Terra Promessa sarà faticoso, ma quella terra è nostra perché ci è stata promessa se avremo la fede di continuare il nostro viaggio e cosa c’è di importante nella vita che non costi sacrificio?

Ciò che c’è scritto nella Bibbia è vero, perché parla di noi, delle nostre vite non della logica matematica o della composizione delle stelle, parla delle nostre fatiche quotidiane, della difficoltà di amare e di essere amati, parla della vita vissuta e da vivere, non delle cellule.


rovetoardenteEsodo 20:2 Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

L’uomo aveva una certa età, ma la portava bene. Aveva un fisico asciutto e indossava abiti comodi da camminatore esperto, un largo cappello a tesa larga e un fazzoletto annodato attorno al collo. Si sedette poco distante dal vecchio e si mise a fissare l’orizzonte con i suoi occhi chiari e penetranti.

– C’è una bella vista da qui – esclamò all’improvviso. La sua voce era autorevole, ma calda.

– Sì, è la prima volta che viene?

– Già, amo camminare, ma non mi ero mai spinto fino qui, ho sbagliato a non farlo prima

– Di cosa si occupa nella vita?

– Ero un biologo, adesso sono in pensione. Pensi che una volta raramente avevo il tempo per andare a passeggiare e leggevo delle meraviglie del mondo sui libri e le guardavo dal mio laboratorio

– Immagino fossero affascinanti anche quelle

– Oh, moltissimo… moltissimo… studiare la natura di una cellula, capire come funziona, vederla riprodursi.. sono sensazioni uniche… però…

– Però?

– Camminare, vedere il mondo, gustare la propria vita, parlare con chi si ama.. è diverso, ha tutto un altro senso… non so se riesco a spiegarmi…

– Credo di sì… in un caso è la meraviglia della perfezione, nell’altro la meraviglia dell’imperfezione

– Sì, ha capito perfettamente! Rimanevo abbagliato, come in estasi, di fronte alla perfezione matematica delle cellule… ma la gioia che può dare un rapporto umano, anche, anzi sopratutto, nel suo essere incoerente, imprevedibile, triste e lieto è qualcosa di altrettanto unico e meraviglioso pur essendo imperfetto!

– Qualcuno crede che la verità stia nei libri che parlano di cose verificabili e riproducibili…

– Lo credevo anche io sa?

– La verità sta nella vita e nei libri che parlano della vita

– E’ vero, ma mi sarebbe piaciuto capirlo prima, avrei evitato tanti errori

– Quello che è fatto ormai è fatto, è quello che possiamo ancora fare che è davvero importante

– Ha davvero ragione. Grazie della chiacchierata, ma ora è tempo che mi alzi e ritorni verso casa o mia moglie si preoccuperà

– Grazie a lei, è stato un piacere

L’uomo sorrise e si avviò per la strada per cui era venuto. Il vecchio lo guardò allontanarsi e poi tornò a fissare il crocevia

Chi ha ragione: la Bibbia o la scienza?

agosto 31, 2008


Se la Bibbia è ispirata dal Signore questo vuol dire che tutto ciò che c’è scritto è vero e, dal momento che, nella nostra civiltà, nella nostra mentalità, è vero tutto ciò che è logico, coerente e verificabile sperimentalmente ci aspettiamo che anche la Bibbia sia così. Se poi la andiamo a leggere, senza alcun aiuto, da soli, cominciamo a venir colti prima da stupore e poi da parecchi dubbi perché la Bibbia si dimostra invece illogica, incoerente e alle volte anche in disaccordo rispetto alle scoperte della scienza. Qualcuno ha anche scritto un libro partendo partendo proprio da questi presupposti, il risultato è però, alla meglio, un grosso abbaglio. Un abbaglio che nasce, in buona o in mala fede, dall’ignorare tutta l’esegesi (esegesi significa interpretazione di un testo sacro o giuridico) cattolica dei testi sacri e che cosa significa che essi siano stati ispirati da Dio. La Bibbia non è un testo scientifico, le scoperte e le ricerche scientifiche sono tese a capire come funziona il mondo e poi, con le ricadute tecniche, a darci degli strumenti da usare nelle nostre vite. Il mezzo di comunicazione che usiamo adesso, quello su cui mi potete leggere nasce proprio da questo: da una ricerca scientifica e da una ricaduta tecnica di quella ricerca. La Bibbia invece è un libro che parla della nostra vita, della nostra vita personale ed è per questo che è come la nostra vita personale: illogica, incoerente e del tutto al di là di ogni verifica sperimentale. Intendiamoci, i testi sacri sono stati e sono ancora studiati dal punto di vista storico, e si sono scoperte quelle che sono le naturali contaminazioni che si ritrovano nella formazione di qualunque testo di questo tipo (per cui i miti e le culture con cui un popolo viene in contatto finiscono con l’influenzare anche la vita di quel popolo), ma tutto questo ha un valore di scoperta storica, scientifica, non toglie nulla al valore che la Bibbia, come testo ispirato da Dio, ha per la nostra vita. Si può discutere, dal punto di vista storico, se la fuga degli ebrei dall’Egitto c’è stata e in che modo ed è indubbiamente interessante, ma nessuna scoperta o teoria storica può togliere nulla al valore che il racconto dell’Esodo ha per la nostra vita. Il popolo in schiavitù siamo noi, la nostra vita, il Faraone è il peccato, Satana, che ci tiene in schiavitù. Per liberare la nostra vita dal Faraone possiamo anche provare la prima via che tentò Mosè, cioè quella della violenza, ma non otterremo nulla, dobbiamo prima fare l’incontro col roveto ardente e poi affidarci a Lui, totalmente, anche coi nostri dubbi e Lui allora ci starà accanto e ci mostrerà come liberarci dalla schiavitù del Faraone. Non sarà un percorso semplice, non sarà un colpo di bacchetta magica a salvarci, ma prima Mosè dovrà scontrarsi coi maghi del Faraone, poi verranno le piaghe che flagelleranno l’Egitto, ma il Faraone non lascerà andare il popolo, non fino all’ultima. E poi il popolo partirà prendendo con sé l’essenziale, ma il Faraone cambierà idea e tornerà alla carica. Dio però sarà sempre al fianco del popolo e non gli mostrerà la via più breve, ma prima della Terra Promessa (la pace e la serenità a cui ognuno di noi aspira) ci saranno quarant’anni nel deserto, ci sarà il vitello d’oro e le mormorazioni del popolo contro Dio, ci sarà la manna e le quaglie, fino ai combattimenti per entrare nella Terra Promessa. Ecco allora come tutto questo racconto diventa il racconto della nostra vita, il racconto che mostra il senso della nostra vita e che ci mostra la strada, facendoci vedere quanto sia vicino al nostro vissuto, alla nostra realtà. Ecco perché diciamo che è ispirato da Dio, perché è vero non nell’ordine della scienza, ma in quello del nostro cuore, della nostra vita. Ecco perché è Parola di Dio, perché è parola che è fatto, fatto concreto e che parla al nostro cuore, al cuore proprio di ciascuno di noi, come solo un Padre che ci conosce e ci ama può fare. Allora Bibbia e scienza hanno ragione entrambe e, in alcun modo, sono in contrapposizione, perché parlano linguaggi diversi e descrivono realtà diverse.

Genesi 1:26 Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu. Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Fu sera, poi fu mattina: sesto giorno. Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l’esercito loro. Il settimo giorno, Dio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta. Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta.

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Il bambino arrivò al crocevia quasi arrancando, schiacciato da un enorme zaino. Si fermò a guardarsi intorno, poi vide il vecchio saggio e si accorse che stava seduto proprio su un bel prato pianeggiante, così tirando quasi un sospiro di sollievo, si tolse lo zaino, lo lasciò cadere e si sdraiò per terra a guardare il cielo.

– Hai finito la scuola?

– Sì, sto tornando verso casa, ma qui è troppo bello, così ho pensato di fermarmi un attimo a riposare. la disturbo?

– No, non per nulla. Capisco anche perché sei stanco. Quello zaino deve pesare parecchio

– Non tantissimo, dai. Però sì, pesa un po’…ma oggi sono un po’ perplesso…

– Sei perplesso? E perché mai? – il vecchio sembrava divertito dal tono del bambino che sembrava stesse affrontando un difficile problema nonostante la giovane età

– Perché oggi ci hanno spiegato l’evoluzione…

– E non l’hai capita?

– No, no, l’ho capita…sai è interessante, quello che però non ho capito è che ieri a catechismo ci hanno raccontato come Dio ha creato il mondo e allora adesso non capisco… chi ha ragione?

– Hai provato a chiederlo al tuo maestro?

– Sì e lui ha detto che la Bibbia sono solo favole e che solo la scienza è vera. Però questa cosa non mi convince molto…

– Ah sì? E perché non ti convince molto?

– Non lo so di preciso, non mi convince… – il bambino si mise seduto e guardò in faccia il vecchio – Mamma e papà e le catechiste e gli amici di mamma e papà e il parroco ci credono… non possono essere solo favole… questa cosa non mi convince molto

– Capisco e penso che tu abbia ragione

– Davvero?

– Sì, vedi nella teoria dell’evoluzione è importante capire come ogni cosa sia legata all’altra e come l’ambiente sia responsabile della vita che lo abita e viceversa

– Già, è molto importante…

– Invece, nel racconto della Genesi quello che è importante capire è altro. E’ importante capire come Dio sia il Signore e il Creatore di ogni cosa e di come egli abbia fatto bene ogni cosa…

– …e poi il settimo giorno si è riposato

– Sì, esatto e sai cosa significa tutto questo? Che per ogni cosa che hai, per questo prato su cui sei seduto, il cielo che guardi contento, gli alberi che ci stanno intorno, devi ringraziare il Signore, il Creatore e che ogni cosa creata viene da Lui

– E vuol dire che mi devo riposare?

– Sì anche, vuol dire che non dobbiamo solo fare, ma anche fermarci a riposare, come ha fatto il Signore e magari dedicare un po’ del nostro tempo di riposo proprio a Lui che è il Creatore

– Sì, capisco… sono cose molto diverse…

– Già, quindi entrambe sono vere, solo che parlano di cose diverse: una parla del mondo, l’altra della tua vita

– E’ vero! – il bambino lo esclamò con esultanza, ma poi si fermò e aggiunse serio: – Ma perché il mio maestro non me lo ha spiegato come lo hai spiegato tu?

Il vecchio sorrise: – Forse perché nessuno lo ha mai spiegato a lui

– Mi sa di sì, non credo sia mai andato a catechismo lui, sai?

– Forse o forse ci è andato, ma non ha trovato chi ha saputo spiegarglielo, capita alle volte

– Hai ragione, sai cosa farò allora?

– No, cosa?

– Glielo spiegherò io! A lui e ai miei compagni di classe e a chiunque voglia… in fin dei conti è facile – sorrise il bimbo pieno di entusiasmo – Ora però sarà meglio che vada, mi sa che tra poco la mamma torna a casa – e così dicendo raccolse lo zaino e se lo risistemò sulle spalle, poi salutò e si allontanò verso casa.

Il vecchio lo guardò allontanarsi, poi tornò a fissare il crocevia