Posts Tagged ‘ateismo’

In memoria di Dario Fo

ottobre 13, 2016

Ho appena appreso che è morto Dario Fo. Era un ateo convinto, dichiarato. Leggo sul Corriere del suo rapporto con Dio e ci sono alcune passaggi molto belli, li riporto qui di seguito perché credo aiutino a riflettere… tutti…

Forse resterete sorpresi come lui quando a volte — dice — cammina in un bosco o guarda la meraviglia del cielo: «No che non esiste. Non ci credo. Però…».

Papa Frabcesco «nega di essere comunista e dice che l’amore per i poveri è una bandiera del Vangelo prima che del marxismo, e sarà anche vero, però chi se lo ricordava più?».

La Natura un «prodigio che manda in crisi anche un ateo convinto come me».

«Se Dio non c’è chi è questo essere così geniale che in ogni momento ti lascia a bocca aperta?». Un’invenzione? Può darsi: anzi «la più grande invenzione della storia, come diceva Voltaire». Ma «uno così, beh, o ci fai uno sghignazzo» o alla fine «ti siedi davanti a Lui e gli dici: adesso parliamone».

Gesù che svuota l’Inferno: «Il che non vuol dire che il Male la fa franca. Chi fa il male vive male, la sua pena la sconta già qui».

«l’idea di una fine eterna, sparire per sempre, è insostenibile per la mente umana. Sappiamo che sarà così. Siamo polvere, mi dice la ragione. Ma poi… la fantasia, l’estro, la follia mi danno altre visioni. Che dire? Spero di venir sorpreso».

E sulla preghiera dice «Da bambino lo facevo. Da ateo non mi parrebbe corretto». Poi tira fuori una definizione che è uguale quella di Sant’Ignazio: «La preghiera è dialogo». E l’uomo ne ha bisogno fin dall’inizio dei tempi. «Io — confida, ed è uno dei due squarci più belli del libro — parlo con mia madre. Che faceva lo stesso con la sua». E racconta di quella volta in cui l’ateissima madre, quando l’altro suo figlio Fulvio era caduto in un pozzo sperduto ed era praticamente morto, prese a «invocare disperatamente proprio mia nonna, a sua volta morta da tempo: “Salvamelo! Salvamelo!”. E dalla notte spuntò una moto. Il medico. Mai saputo come mai passava di lì. Ma Fulvio fu salvo».

Tanto i valori sono gli stessi…

agosto 4, 2015

In occasione di un confronto con una persona dichiaratamente atea, a un certo punto è venuta fuori, da parte sua l’affermazione: “Tanto i valori sono gli stessi”. Conosco una persona che non crede e che manda volentieri il figlio in parrocchia e a catechismo perché gli insegnano dei valori condivisibili. Subito sono rimasto un po’ perplesso, poi ci ho pensato su e mi sono detto che è vero, sostanzialmente i valori del cristianesimo sono valori condivisibili e sono sostanzialmente quelli che vengono chiamati diritti umani: cioè il rispetto della persona umana e tutto ciò che ne consegue. Perché è stato il cristianesimo il primo a mettere la persona al centro e non la rivoluzione francese, come erroneamente spesso si vuol far credere. E il fatto che anche persone non credenti riconoscano questo, anche a livello istintivo, è positivo e permette di avere un terreno comune su cui incontrarci.
Però, e sì c’è un però, il problema è che il cristianesimo non è un sistema di valori e non è neanche un insieme di regole morali, bensì è l’incontro con una persona vera: Gesù Cristo. Ed è la fede che questa persona è morta e dopo tre giorni risorta e che egli è il Figlio di Dio. Questo significa che ogni uomo vale il sangue di Gesù, il sangue di Dio… ecco da dove discendono quei valori di cui sopra, ed ecco da cui poi discendono le norme morali, ma questi sono, per quanto importanti, del tutto secondari rispetto a quell’incontro con il Cristo vivo.
Allora sì i valori sono gli stessi, o comunque simili, ma la fede quella no, quella è completamente diversa, non dimentichiamolo mai. Poi chissà che incontrandoci prima sul terreno dei valori, anche chi non crede faccia il suo incontro con Cristo e allora sì che la vita, tutta la vita, cambia completamente.

I bambini Down, la logica e l’Amore

agosto 25, 2014

Ho saputo ieri, per caso, che lo scienziato orgogliosamente ateo, Richard Dawkins, ha affermato che mettere al mondo un bambino affetto dalla Sindrome di Down è immorale e a una donna che gli chiedeva consiglio su cosa fare col bambino Down che porta in grembo ha risposto qualcosa del tipo: “abortisci e ritenta”. Il tutto via Twitter. Se volete qualche dettaglio in più questo è il link di Repubblica, giornale di certo non cattolico.

Sostanzialmente Dawkins, autore del volume “L’illusione di Dio” sostiene che un bambino affetto dalla Sindrome di Down non può dare alcun contributo alla società, anzi, non lo dice, ma viene da pensarlo, è un peso, e quindi è illogico metterlo al mondo.

Molti si sono scandalizzati, ma in fondo temo che molti gli abbiano dato ragione (e se guardiamo la percentuale di bambini Down abortiti non c’è da stupirsi), il problema è che nell’ottica proposta da Dawkins lui ha ragione. Se ragioniamo in termini di utilità, se le persone valgono e hanno il diritto di venire al mondo solo in base a quanto possono essere utili al mondo allora Dawkins ha ragione. Se l’etica e la morale su cui ci basiamo è quella dell’utilità, allora Richard Dawkins ha ragione doppiamente perché in questo mondo Dio è un’illusione e ogni persona vale solo per quanto serve e la gravidanza e solo un processo come un altro (abortisci e riprova) quasi meccanico.

Se però cambiamo logica e da quella dell’utilitarismo passiamo a quella dell’Amore, se invece di chiederci se un bambino Down possa essere utile alla società ci chiediamo se può amare e se può essere amato, allora tutto diventa diverso, tutto acquista un senso più alto, più bello. Non tutti noi possiamo essere utili a questa società, non tutti noi abbiamo corpi belli e menti brillanti, non tutti noi vinceremo nobel o scriveremo libri, ma tutti noi qualunque sia il nostro livello di intelligenza e lo stato del nostro corpo possiamo amare. Tutti noi possiamo dire “Ti voglio bene” a qualcuno, tutti noi possiamo sacrificarci per qualcuno (nelle piccole cose, nel rimettere a posto, nel preparare un pranzo non parlo di grandi cose)… allora se la logica è quella dell’Amore Dawkins e chi la pensa come lui ha torto marcio perché tutti hanno diritto a vivere, per amare e per essere amati, e allora anche Dio non è un’illusione, ma il testimone più credibile di quell’Amore che arriva anche alla morte purché tu capisca quanto bello, unico, importante e speciale sei, anche se sei affetto dalla Sindrome di Down…

Finalmente ferie

agosto 23, 2012

Come da titolo, finalmente anche io andrò in ferie per cui, ci rivedremo dopo la metà di settembre spero riuscendo sempre a portare un aggiornamento interessante di questo blog che vedo essere sempre più apprezzato. Intanto vi saluto  con un semplice pezzo che ho scritto un po’ di tempo e che non ho mai pubblicato riguardo alcune affermazioni che il professor Piergiorgio Odifreddi fa in uno dei suoi libri… in realtà le cose da dire sarebbero molte di più, ma se dal momento che il buongiorno si vede dal mattino credo non valga proprio la pena perderci altro tempo.

Che il Signore ci sorrida sempre!

 

Nel suo libro “Perchè non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)” Piergiorgio Odifreddi inizia con un capitolo dal titolo “Cristiani e cretini” dove sostiene con certezza che il termine cretino deriva da cristiano e che “in fondo la critica al Cristianesimo potrebbe ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo”.  Subito dopo fa notare che essere Europei vuol dire avere la “faccia larga”, ma non essere cretini e quindi essere Europei non vuol dire essere cristiani (se non sei cretino non puoi essere cristiano sottintende simpaticamente il professor Odifreddi), naturalmente lo dice con ironia, col solito sarcasmo e irriverenza, ma senza voler offendere nessuno. Forse però varrebbe la pena di far notare all’autore del libro che l’etimologia della parola “cretino” non è proprio così certa, come si può verificare su un qualunque dizionario etimologico. E, sempre forse, è anche il caso di fargli notare che, applicando alla lettera la sua ineccepibile logica e il suo modo di ragionare allora, dal momento che la parola ateo è etimologicamente composta dalla parola theos che in greco significa dio preceduta da a (alfa) che in greco indica privazione, mancanza, letteralmente vuol dire “senza dio”, “privo di dio”; mentre la parola “deficiente” deriva, etimologicamente, dal verbo latino deficio che significa “mancare di” , “essere privo di”. Quindi risulterebbe che gli atei sarebbero dei letterali deficienti e che il pensiero ateo non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo.

Naturalmente non ritengo né che i cristiani siano cretini né che gli atei siano deficienti e non è mia intenzione insultare nessuno, ma solo far notare al professor Odifreddi le conseguenza della sua logica, della sua ironia e del suo sarcasmo sopratutto dal momento che lui si trova a essere Presidente onorario, immagino volontariamente e con merito, di un associazione di atei. Oltretutto penso che un certo tipo di sarcasmo e di ironia non serva proprio a nulla e invece di favorire un dialogo, un’accoglienza, un rispetto dell’altro al di là di ogni diversità acuisce proprio lo scontro, la facilità di insulto e la prevaricazione.

Volevo poi approfittare di questo breve articolo per una considerazione personale su quanto Odifreddi riporta intorno alle pagine 116-117 del medesimo libro. Lì si scatena in un’analisi su quanto costa la Chiesa allo Stato, arrivando addirittura ad affermare che, senza la Chiesa, o almeno senza i privilegi economici della Chiesa, lo Stato potrebbe dimezzare le tasse ai suoi cittadini. Si lancia così in una citazione di numeri e percentuali (in molti hanno fatto e faranno lo stesso, arrivando sempre a cifre molto diverse tra di loro a dimostrare forse che non c’è molta scientificità o razionalità nei loro studi che altrimenti dovrebbero divergere di molto poco), ma da bravo scienziato, da uomo razionale e da matematico dovrebbe sapere che tutto questo, da solo, non prova assolutamente nulla. Se volesse veramente sapere quanto la Chiesa “ruba” allo Stato grazie ai suoi privilegi dovrebbe completare la sua analisi calcolando quanto costerebbe allo Stato fare quello che fa la Chiesa se la Chiesa non ci fosse. Ovvero, supponiamo di eliminare dall’Italia la Chiesa, quindi togliamo tutte le parrocchie, gli oratori, i doposcuola, i centri di aggregazione sociale gestiti da associazioni religiose, i preti, i consultori, la Caritas, i Grest e chi più ne ha più ne metta. Poi calcoliamo quanto costerebbe allo stato avere delle strutture simili ovvero, per esempio, nel caso delle parrocchie, avere dei punti di aggregazione sociale (tralasciamo l’aspetto del culto, ma concentriamoci solo sull’aspetto sociale le cui ricadute coinvolgono tutti, anche i non credenti) dove trovi qualcuno disposto ad ascoltarti ventiquattrore al giorno, dove ci sono sempre delle attività per i giovani, per i più deboli, per i più sfortunati e naturalmente il tutto con persone retribuite regolarmente secondo i comuni contratti lavorativi del settore. Dopo che è stato fatto questo calcolo è sufficiente confrontarlo con quello precedente per vedere subito se è la Chiesa a “rubare” qualcosa allo Stato o se è lo Stato ad essere in debito con la Chiesa per quello che fa (io scommetto sulla seconda opzione, ma sono dichiaratamente di parte). Qui non si tratta di opinioni, di essere cristiani o atei, ma di essere semplicemente razionali, scientifici o semplicemente obiettivi. Non si può portare solo una parte del dato, sempre che sia corretta, e sostenere che questo sia il tutto, perché è solo una parte e rischia di ingannare (ammesso che non sia questo che si voglia), ma sopratutto mi sembra del tutto privo di ogni scientificità rispetto all’assunto che si vuole dimostrare.

Il cristiano è un credulone?

dicembre 19, 2010

Quante volte un cristiano si è sentito muovere questa accusa? Io spero poche volte perché vuol dire che ha incontrato poche persone ottuse, ma purtroppo, per ciò che si legge e si sente in giro, c’è da credere che non sia così. L’opinione che si ha spesso del credente è di una persona che spegne totalmente il cervello e, appunto, “crede” a qualunque cosa gli venga propinata, ma è davvero così?

Innanzitutto c’è da dire che chi fa affermazioni del genere mostra una totale mancanza di rispetto nei cofnronti dell’altro, chiunque esso sia. Perchè infatti si permette di entrare nella vita dell’altro e giudicarla. Il teorema che viene proposto è che, dal momento che tu sei un credente, allora sei un credulone, senza sapere nulla dell’altro, ci si permette in questo modo di entrare nell’intimo più sacro della coscienza di una persona e giudicarla. Nessuno di noi sa, veramente, che cosa c’è nell’intimo, nel cuore di un’altra persona perchè l’altro è sempre un mistero (nel senso che ho detto più volte inquesto blog) e permettersi, magari in virtù della propria scienza, di giudicare l’intimo dell’altro (e cosa c’è di più intimo e personale della fede?) è quanto di più abominevole un uomo possa compiere. Fatta questa premessa, che ritengo doverosa, mi sento però di aggiungere che il cristiano è un uomo credente, non credulone, è un uomo che ha fede, che si fida, non uno che segue la massa. Il cristiano è infatti colui che ha incontrato Cristo, che lo ha incontrato nella sua vita, che lo ha incontrato vivo e concreto, è colui che fatto esperienza di Cristo vivo nella sua vita. Ognuno lo ha fatto a modo suo, così come a San Paolo Gesù è apparso mentre andava verso Damasco, così io ne ho fatto esperienza concreta nella mia vita. Queste esperienza hanno un valore scientifico? No, se per scientifico intendiamo che sono misurabili e ripetibili all’interno di protocolli stabiliti, ma per questo non sono esperienze vere? No, al contrario sono esperienze reali, così come reale e vero è l’amore che noi possiamo provare verso gli altri. Sono reali per chi questa esperienza la vive e proprio perché ognuno di noi è unico e diverso, incontra Cristo in maniera unica. Questo incontro che da qualche parte nella sua vita ogni cristiano ha fatto è ciò su cui si basa la fede, la fiducia del cristiano. Quindi non si tratta di creduloneria, ma di fiducia basata sulla propria esperienza. Certo, spesso per lunghi periodi, questa esperienza non si fa più e i fatti della vita, le proprie paura tendono a minare anche il ricordo di quanto accaduto. E spesso ciò che si è vissuto neanche si può raccontare, da una parte perché molto intimo, dall’altra perché si ha paura di essere derisi (purtroppo a ragione dal momento che viviamo in un mondo dove, facilmente, ci si permette di giudicare la coscienza altrui ritenendo credulone chi afferma di avere fede in Dio). Questa è la battaglia continua a cui ogni cristiano è sottoposto, ma l’esperienza che egli ha fatto del risorto è quasi sempre così grande da essere capace di travolgere qualunque paura.

Ma il cristiano allora sa spiegare tutto della propria fede? No, il cristiano è spesso come un bambino che sa che può fare affidamento sui propri genitori, sa che ciò che essi gli dicono o gli danno non gli fa male, ma anzi è per aiutarlo a crescere. Certo spesso non ne capisce il senso, ma si fida. E’ un credulone il bambino? No, è una persona che ha sperimentato l’amore e di quell’amore si fida, ciecamente, magari piange, sbuffa, fa i capricci a volte, ma in cuor suo sa che i suoi genitori lo amano. Certo nulla vieta, al cristiano di cercare di approfondire i perché della propria fede , ma questo non è strettamente necessario, così come tutti noi usiamo un computer, un telefonino, una macchina o quant’altro senza per forza sapere perchè e come funzionano, così un cristiano non deve per forza laurearsi in teologia. Ci sono spesso fedi semplici e pure che su quell’incontro personale con Cristo scommettono tutta la loro vita, d’istinto, per Amore, ma ci sono anche fedi che dopo quell’incontro desiderano approfondire una o più tematiche.

L’importante è sempre non giudicare l’altro. Chi ama approfondire non giudichi credulone chi non lo fa perché purtroppo questo può capitare, frequentemente anche tra noi cristiani.

Il cristiano non è mai un credulone, ma una persona che si fida, che si fida dell’Amore che ha incontrato e che incontra ogni giorno nella sua vita. L’Amore che nasce ogni giorno nei nostri cuori se gli facciamo spazio e che il 25 dicembre ricordiamo essere entrato nella storia concreta, fatta di carne e ossa, di sudore e di freddo. L’Amore che è relazione. L’Amore che è Dio Padre, Gesù Figlio e Spirito Santo. Buon Natale a tutti

Intervista su Radio Pace

febbraio 18, 2010

Sono molto contento del seguito che sta avendo questo blog, così approfitto per salutare tutti coloro che mi leggono e segnalarvi il link dove trovate un’intervista che mi ha fatto Radio Pace, si può ascoltare e scaricare, è sufficiente cliccare qui

Se poi volete acquistare il libro di cui si parla nell’intervista cliccate sulle copertina qui sotto e seguire le istruzioni del sito per acquistarli. Il libro con la copertina nera raccoglie tutti i racconti usciti nel 2008, mentre quello con la copertina bianca raccoglie tutti i racconti fino al 2010, rivisti e corretti:

E gli atei?

luglio 20, 2008

Il più grande dono che ci ha fatto Dio è quello della libertà, libertà anche di rifiutarlo, di non credergli, quindi se qualcuno decide di non credere nella sua esistenza è liberissimo di farlo. Questo lo rende una persona, in qualche modo, inferiore a chi crede? No, assolutamente. Egli ha la stessa dignità di qualunque altra persona e per un credente cattolico questo vuol dire che egli ha la dignità che gli deriva dall’essere figlio di Dio e fratello di Cristo. Non solo, al credente viene anche chiesto di vivere coerentemente con ciò in cui crede e questo non è sempre facile, anzi, ma la consapevolezza del credente e le sue scelte di fede lo costringono a doverci provare. Non è raro incontrare persone atee che si comportano meglio di coloro che si dichiarano credenti, anche se non è mai possibile entrare nel cuore delle persone e quindi giudicare davvero i comportamenti. Di recente, anche giustamente, gli atei e gli agnostici si sono riuniti in associazioni, quello che rilevo però è che spesso e volentieri si pongono “contro”, contro chi ha fede, contro la religione, contro chi crede. Questo è triste perchè credo che non si crei nessun tipo di cultura nell’andare “contro”, ma solo nel confronto. Un’altra cosa che ho rilevato è spesso la presenza di notizie che mettono le religioni in cattiva luce, notizie poco o per nulla approfondite, ma a cui fanno sempre seguito una serie di commenti che variano dall’insulto gratuito alla rabbia. Questo mi lascia decisamente perplesso dal momento che non ho mai trovato una rabbia espressa con tale violenza sui siti religiosi che frequento, mi viene naturale chiedermi perché questa rabbia e da dove essa si generi. Per me la risposta più evidente, anche se mi procura tristezza, è che la mancanza di Cristo genera rabbia e violenza. A onor del vero, qualcuno a cui rivolsi questo interrogativo, ammise che le cose stavano così, ma si giustificò dicendo che si tratta di uno sfogo per le angherie e la mancanza di rispetto che le religioni (a vario titolo e in diverso modo) fanno subire loro. Io risposi che, anche ammesso e non concesso che fosse così (infatti è discutibile e tutto da dimostrare), sono sempre stato convinto che la base dell’essere civile sia il rispetto verso l’altro, sempre e comunque, anche se l’altro non mostra rispetto verso di te. La legge del taglione è passata di moda o dovrebbe esserlo da parecchio tempo e non in virtù di altro che della civiltà. L’insulto è sempre l’espressione di una rabbia repressa e dell’incapacità di un dialogo sereno. La rabbia spesso si genera dalla paura, anzi quasi sempre direi. Ognuno di noi sperimenta le paure della vita ogni giorno, forse, effettivamente, affrontarle da soli può spaventare molto di più.

Matteo 5:43 Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi maltrattano e che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto?

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

L’uomo arrivò con passo leggero, camminava guardandosi continuamente intorno, sembrava ammirasse ogni cosa e un sorriso sereno stava sul suo volto. Il vecchio lo fissò con attenzione, non era molto più giovane di lui, anzi potevano quasi essere coetanei, ma aveva una forma invidiabile.

– Scusate se vi disturbo – disse il vecchio timidamente quando l’uomo gli fu vicino – ma mi chiedevo se per caso questo fosse vostro… – e così dicendo gli mostrò il piccolo crocifisso che i bambini avevano trovato in quel crocevia.

– Non mi disturbate, anzi mi fa piacere avere la possibilità di scambiare due parole – poi osservò il crocifisso – ma mi dispiace, non è mio di sicuro

– In che senso?

– Vedete io non credo esista un dio e sicuramente non credo nelle religioni e nei loro simboli

– Non l’avrei mai detto

– E perché mai?

– Perché vi vedo così tranquillo, sereno…

– Perché? Credete si possa essere sereni solo se si crede in Dio?

– No, forse no, ma non vi ponete mai degli interrogativi su chi siete? Su dove andate? Sul senso della vostra esistenza?

L’uomo sorrise: – Forse sì, forse no, ma di sicuro preferisco vivere ogni momento per quello che è

– Capisco, però avete guardato il crocifisso senza riderne

– E perché mai avrei dovuto riderne? Esso è un simbolo importante per molte persone e se anche per me non significa nulla non c’è motivo per cui debba deriderlo, davvero

– Avete ragione e vi dimostrate sensibile e saggio, ma non tutti sono come voi Un po’ di tempo fa è passata di qui un’anziana signora, il suo mestiere aveva a che fare con le stelle, era una scienziata, ma non ricordo di preciso cosa facesse, però alla vista del crocifisso si era quasi agitata e ne rideva

– Che posso dirle… persone tristi ce ne sono ovunque…

– Già… – confermò il vecchio abbassando lo sguardo e riponendo il crocifisso dorato.

L’uomo riprese a guardarsi intorno e poi proseguì per la sua strada, mentre il vecchio lo osservò allontanarsi e poi tornò a fissare il crocevia.