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Amoris Laetitia I dubia 7

maggio 24, 2017

Riprendiamo, dopo una lunga pausa di cui mi scuso…

Dubbio numero 3:

Dopo “Amoris laetitia” n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

Nel paragrafo 301 “Amoris laetitia” ricorda che “la Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti”. E conclude che “per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta ‘irregolare’ vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”. Nella Dichiarazione del 24 giugno del 2000 il Pontificio consiglio per i testi legislativi mirava a chiarire il canone 915 del Codice di Diritto Canonico, che afferma che quanti “ostinatamente persistono in peccato grave manifesto, non devono essere ammessi alla Santa Comunione”. La Dichiarazione del Pontificio consiglio afferma che questo canone è applicabile anche ai fedeli che sono divorziati e risposati civilmente. Essa chiarisce che il “peccato grave” dev’essere compreso oggettivamente, dato che il ministro dell’Eucarestia non ha mezzi per giudicare l’imputabilità soggettiva della persona. Così, per la Dichiarazione, la questione dell’ammissione ai sacramenti riguarda il giudizio della situazione di vita oggettiva della persona e non il giudizio che questa persona si trova in stato di peccato mortale. Infatti soggettivamente potrebbe non essere pienamente imputabile, o non esserlo per nulla. Lungo la stessa linea, nella sua enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, n. 37, San Giovanni Paolo II ricorda che “il giudizio sullo stato di grazia di una persona riguarda ovviamente solo la persona coinvolta, dal momento che è questione di esaminare la coscienza”. Quindi, la distinzione riferita da “Amoris laetitia” tra la situazione soggettiva di peccato mortale e la situazione oggettiva di peccato grave è ben stabilita nell’insegnamento della Chiesa. Giovanni Paolo II, tuttavia, continua a insistere che “in caso di condotta pubblica che è seriamente, chiaramente e stabilmente contraria alla norma morale, la Chiesa, nella sua preoccupazione pastorale per il buon ordine della comunità e per il rispetto dei sacramenti, non può fallire nel sentirsi direttamente implicata”. Egli così riafferma l’insegnamento del canone 915 sopra menzionato. La questione 3 dei “dubia” vorrebbe così chiarire se, anche dopo “Amoris laetitia”, è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale, anche se, per qualche ragione, non è certo che essi siano soggettivamente imputabili per la loro abituale trasgressione. *

 

Anche qui faccio, sinceramente, fatica a capire dove sta il problema. Il paragrafo 301 inizia dicendo: “[…] mai si pensi di ridurre le esigenze del Vangelo”.

Quindi la risposta è chiaramente sì, ma tutto il discorso del Papa è sulla responsabilità soggettiva, in piena conformità con la tradizione della Chiesa citata. Tanto è vero che alla fine gli stessi cardinali dicono che c’è un concetto generale “le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale” e concludono però “anche se, per qualche ragione, non è certo che essi siano soggettivamente imputabili per la loro abituale trasgressione”. Cioè vivono in peccato, ma, può capitare che, per qualche ragione non si possa imputare loro quel peccato… che è esattamente quello che dice il Papa… quindi o io non ho capito (il che può essere benissimo) o questo dubbio non ha molta ragione di essere…

Questo discorso però mi fa riflettere, proprio su quanto affermato dai cardinali e che ho già segnalato. La Chiesa prevede, lo abbiamo già visto, la possibilità per due conviventi (divorziati e risposati o meno) la possibilità di accedere ai sacramenti se scelgono di vivere in castità, cioè non compiendo gli atti propri degli sposi. Bene, ma se due persone si trovano in questa situazione (possibile secondo la Chiesa) come fa il ministro dell’Eucarestia e/o la gente che partecipa all’Eucarestia a saperlo? Anzi, essendo una questione intima, pochi dovrebbero saperlo, solo il confessore e il Padre Spirituale, ma chi guarda vede due conviventi o due divorziati risposati che accedono alla comunione, e lo fanno avendone pieno diritto (perché vivono in castità), ma rischiando di dare scandalo a chi osserva e non sa (e non è previsto che sappia). Questo è un dubbio mio, chissà se c’è una risposta…

Amoris Laetitia I dubia 6

febbraio 4, 2017

  • Dubbio numero 2:

    Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale “Amoris laetitia” (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

    La seconda domanda riguarda l’esistenza dei così detti atti intrinsecamente cattivi. Il n. 79 dell’enciclica “Veritatis splendor” di Giovanni Paolo sostiene che è possibile “qualificare come moralmente cattiva secondo la sua specie […] la scelta deliberata di alcuni comportamenti o atti determinati prescindendo dall’intenzione per cui la scelta viene fatta o dalla totalità delle conseguenze prevedibili di quell’atto per tutte le persone interessate”.

    Così, l’enciclica insegna che ci sono atti che sono sempre cattivi, che sono vietati dalle norme morali che obbligano senza eccezione (“assoluti morali”). Questi assoluti morali sono sempre negativi, cioè, essi ci dicono che cosa non dovremmo fare. “Non uccidere”. “Non commettere adulterio”. Solo norme negative possono obbligare senza eccezione.

    Secondo “Veritatis splendor”, nel caso di atti intrinsecamente cattivi nessun discernimento delle circostanze o intenzioni è necessario. Anche se un agente segreto potesse strappare delle informazioni preziose dalla moglie del terrorista commettendo con essa un adulterio, così da salvare la patria (ciò che suona come un esempio tratto da un film di James Bond è stato già contemplato da San Tommaso d’Aquino nel “De Malo”, q. 15, a. 1). Giovanni Paolo II sostiene che l’intenzione (qui “salvare la patria”) non cambia la specie dell’atto (“commettere adulterio”) e che è sufficiente sapere la specie dell’atto (“adulterio”) per sapere che non va fatto.

    *

Che cosa dice il paragrafo 304 di Amoris Laetitia?

Ecco: 304. È meschino soffermarsi a considerare solo se l’agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perché questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedeltà a Dio nell’esistenza concreta di un essere umano. Prego caldamente che ricordiamo sempre ciò che insegna san Tommaso d’Aquino e che impariamo ad assimilarlo nel discernimento pastorale: «Sebbene nelle cose generali vi sia una certa necessità, quanto più si scende alle cose particolari, tanto più si trova indeterminazione. […] In campo pratico non è uguale per tutti la verità o norma pratica rispetto al particolare, ma soltanto rispetto a ciò che è generale; e anche presso quelli che accettano nei casi particolari una stessa norma pratica, questa non è ugualmente conosciuta da tutti. […] E tanto più aumenta l’indeterminazione quanto più si scende nel particolare».[347] È vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari. Nello stesso tempo occorre dire che, proprio per questa ragione, ciò che fa parte di un discernimento pratico davanti ad una situazione particolare non può essere elevato al livello di una norma. Questo non solo darebbe luogo a una casuistica insopportabile, ma metterebbe a rischio i valori che si devono custodire con speciale attenzione.[348]

Non so se è chiaro l’oggetto su cui si discute, provo a riassumerlo.

I cardinali dicono, se Giovanni Paolo II ha detto che le cose sbagliate sono sbagliate indipendentemente dall’intenzione con cui vengono fatte (e per dire questo citano anche San Tommaso d’Aquino) allora questo è in contrasto con quanto affermato dal paragrafo 304 di Amoris Laetitia dove sembrerebbe che ci possano essere delle eccezioni?

A mio avviso sembra proprio di no, non ci vedo alcuna contraddizione tra i due paragrafi, anzi molta somiglianza, tra l’altro anche Amoris Laetitia cita San Tommaso e sottolinea come la norma generale presenta un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma quello su cui il Papa mette qui l’accento è di nuovo il cambio di prospettiva, non di norma. La norma non può essere misura dell’uomo, bensì un aiuto all’uomo e il caso particolare non è un’eccezione alla norma, non ci sono eccezioni alla norma (ripeto: mai disattendere né trascurare), ma di fronte alla norma c’è l’uomo e la norma è lì per aiutarlo, non per giudicarlo, sotterrarlo, ammazzarlo bensì per accoglierlo, amarlo, accompagnarlo… Quindi no, non è cambiato nulla, si chiede solo di non dimenticare la norma, ma di guardare all’uomo, sempre e comunque.

Amoris Laetitia, i Dubia 4

gennaio 13, 2017

  1. Nota esplicativa a cura dei quattro cardinaliIL CONTESTO

    I “dubia” (dal latino: “dubbi”) sono questioni formali poste al Papa e alla Congregazione per la Dottrina della Fede chiedendo chiarificazioni circa particolari temi concernenti la dottrina o la pratica.

    Ciò che è particolare a riguardo di queste richieste è che esse sono formulate in modo da richiedere come risposta “sì” o “no”, senza argomentazione teologica. Non è nostra invenzione questa modalità di rivolgersi alla Sede Apostolica; è una prassi secolare.

    Veniamo alla concreta posta in gioco.

    Dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica postsinodale “Amoris laetitia” sull’amore nella famiglia, si è sollevato un ampio dibattito, in particolare attorno al capitolo ottavo. Nello specifico, i paragrafi 300-305 sono stati oggetto di divergenti interpretazioni.

    Per molti – vescovi, parroci, fedeli – questi paragrafi alludono o anche esplicitamente insegnano un cambio nella disciplina della Chiesa rispetto ai divorziati che vivono in una nuova unione, mentre altri, ammettendo la mancanza di chiarezza o anche l’ambiguità dei passaggi in questione, nondimeno argomentano che queste stesse pagine possono essere lette in continuità col precedente magistero e non contengono una modifica nella pratica e nell’insegnamento della Chiesa.

    Animati da una preoccupazione pastorale per i fedeli, quattro cardinali hanno inviato una lettera al Santo Padre sotto forma di “dubia”, sperando di ricevere chiarezza, dato che il dubbio e l’incertezza sono sempre altamente detrimenti alla cura pastorale.

    Il fatto che gli interpreti giungano a differenti conclusioni è dovuto anche a divergenti vie di comprendere la vita cristiana. In questo senso, ciò che è in gioco in “Amoris laetitia” non è solo la questione se i divorziati che sono entrati in una nuova unione – sotto certe circostanze – possano o meno essere riammessi ai sacramenti.

    Piuttosto, l’interpretazione del documento implica anche differenti, contrastanti approcci allo stile di vita cristiano.

    Così, mentre la prima questione dei “dubia” concerne un tema pratico riguardante i divorziati risposati civilmente, le altre quattro questioni riguardano temi fondamentali della vita cristiana.

 

Inizia qui una parte molto interessante che, onestamente, non ho capito se fa parte della lettera originariamente inviata al Papa o se è stata aggiunta dopo nel momento in cui i Dubia sono stati resi pubblici, in modo da poter essere meglio compresi da tutti. In ogni caso, prima di procedere, mi permetto di sottolineare alcuni aspetti di quello che dicono i quattro cardinali (le parole in grassetto sono mie):

  • “Non è nostra invenzione questa modalità di rivolgersi alla Sede Apostolica; è una prassi secolare.” Quindi questo non è il primo Papa le cui parole suscitano dubbi interpretativi, anzi sembra che questa sia una prassi, se non consueta, almeno normale per la Chiesa.
  • “Per molti – vescovi, parroci, fedeli – questi paragrafi alludono o anche esplicitamente insegnano un cambio nella disciplina della Chiesa rispetto ai divorziati che vivono in una nuova unione, mentre altri, ammettendo la mancanza di chiarezza o anche l’ambiguità dei passaggi in questione, nondimeno argomentano che queste stesse pagine possono essere lette in continuità col precedente magistero e non contengono una modifica nella pratica e nell’insegnamento della Chiesa.” Quindi molti sostengono una posizione, ma non tutti perché altri sostengono esattamente il contrario.
  • “Il fatto che gli interpreti giungano a differenti conclusioni è dovuto anche a divergenti vie di comprendere la vita cristiana.” Quindi non è solo colpa delle parole del Papa che non sono chiare.

“In questo senso, ciò che è in gioco in “Amoris laetitia” non è solo la questione se i divorziati che sono entrati in una nuova unione – sotto certe circostanze – possano o meno essere riammessi ai sacramenti.
Piuttosto, l’interpretazione del documento implica anche differenti, contrastanti approcci allo stile di vita cristiano.”

Questo è molto interessante, alla fine quei cinque paragrafi mettono in discussione più che altro l’approccio allo stile di vita cristiano, ovvero come deve vivere un cristiano… cose non da poco insomma…

Amoris Laetitia, i Dubia 3

gennaio 3, 2017

1.    Si chiede se, a seguito di quanto affermato in “Amoris laetitia” nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorio” con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortio” n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentia” n. 34 e da “Sacramentum caritatis” n. 29. L’espressione “in certi casi” della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitia” può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”?

2.    Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale “Amoris laetitia” (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

3.    Dopo “Amoris laetitia” n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

4.    Dopo le affermazioni di “Amoris laetitia” n. 302 sulle “circostanze attenuanti la responsabilità morale”, si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: “le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta”?

5.    Dopo “Amoris laetitia” n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto?
Ed ecco i  “Dubia” posti dai Cardinali in maniera il più semplice possibile, facendo riferimento ad altri documenti del Magistero. E’ mia intenzione affrontarli uno a uno, ma non subito perché gli stessi cardinali, nella loro lettera, aggiungono una spiegazione sui motivi dei loro dubbi e su ogni singola domanda. In attesa di arrivare a questa parte, vi suggerisco, se ne avete voglia di prendere l’Amoris Laetitia e leggere le parti che i cardinali citano e poi gli altri documenti e cominciare a vedere da soli di cosa si sta parlando e farvi una prima idea vostra. Tutti questo documenti si trovano facilmente e gratuitamente in rete.

Amoris Laetitia, i Dubia 2

dicembre 28, 2016

  1. La lettera dei quattro cardinali al papa

    Al Santo Padre Francesco
    e per conoscenza a Sua Eminenza il Cardinale Gerhard L. Müller

    Beatissimo Padre,

    a seguito della pubblicazione della Vostra Esortazione Apostolica “Amoris laetitia” sono state proposte da parte di teologi e studiosi interpretazioni non solo divergenti, ma anche contrastanti, soprattutto in merito al cap. VIII. Inoltre i mezzi di comunicazione hanno enfatizzato questa diatriba, provocando in tal modo incertezza, confusione e smarrimento tra molti fedeli.

    Per questo, a noi sottoscritti ma anche a molti Vescovi e Presbiteri, sono pervenute numerose richieste da parte di fedeli di vari ceti sociali sulla corretta interpretazione da dare al cap. VIII dell’Esortazione.

    Ora, spinti in coscienza dalla nostra responsabilità pastorale e desiderando mettere sempre più in atto quella sinodalità alla quale Vostra Santità ci esorta, con profondo rispetto, ci permettiamo di chiedere a Lei, Santo Padre, quale supremo Maestro della fede chiamato dal Risorto a confermare i suoi fratelli nella fede, di dirimere le incertezze e fare chiarezza, dando benevolmente risposta ai “Dubia” che ci permettiamo allegare alla presente.

    Voglia la Santità Vostra benedirci, mentre Le promettiamo un ricordo costante nella preghiera.

    Card. Walter Brandmüller
    Card. Raymond L. Burke
    Card. Carlo Caffarra
    Card. Joachim Meisner

    Roma, 19 settembre 2016

Ecco il testo che accompagna e presenta al Papa i “Dubia”, sottolineo ancora come viene riconosciuta l’autorità del Papa e come, in effetti, i mezzi di comunicazione abbiano accentuato interpretazioni contrastanti dell’esortazione del Papa. Questo si sa capita spesso, perché i media tendono a piegare le parole del Papa secondo quello che è il loro pensiero. Si vuol far passare un’idea e su questa si martella e addirittura si piega la verità stessa. Questo, però, succede di continuo non certo solo nel caso del capitolo VIII di Amoris Laetitia.

Amoris Laetitia, i Dubia 1

dicembre 13, 2016

Quando riesco, ultimamente, cerco di parlare di alcuni punti di Amoris Laetitia che mi hanno particolarmente colpito, ma come vedete vado molto a rilento. Nel frattempo sembra che Amoris Laetita abbia colpito molti, anche all’interno della stessa Chiesa, tanto che addirittura quattro cardinali (ma sembra che dietro di loro ci siano molti più prelati e fedeli di quanti si crede) hanno posto dei quesiti al Papa, nella forma dei “Dubia” ovvero dei quesiti che richiedono una risposta che sia SI o NO. Sicuramente ne avete sentito parlare almeno come accenno. Questi quesiti cosa riguardano? Sostanzialmente un’unica parte dell’Amoris Laetitia, anzi cinque paragrafetti in tutto, dal 300 al 305 che trattano la questione delle persone sposate in chiesa e che poi hanno divorziato e contratto una nuova unione. Le domande che pongono i cardinali riguarda se chi si trova in questo stato possa o meno accedere al sacramento dell’Eucarestia. E il Papa cosa ha risposto? In realtà il Papa non ha ancora risposto, anche se forse una risposta si può cogliere da qualche intervento che ha fatto in diverse occasioni bisogna dire che, nello specifico, ai quattro cardinali il Papa non ha ancora risposto né SI né NO.

E se non ha risposto il Papa sicuramente non posso rispondere io, però credo sia interessante vedere, una parte alla volta la lettera e i “dubia” dei cardinali, per cercare di capire meglio quali siano i termini della questione, se davvero Amoris Laetitia pone questi problemi e poi magari vi dico il parere, che è quello che è, il mio parere e quindi vale come tale, con tutta la sua povertà di conoscenza, di studi, di capacità.

Iniziamo allora seguendo la struttura della lettera, io eventualmente aggiungerò qualcosa alla fine di ogni sezione.

 

1. Una premessa necessaria L’invio della lettera al Santo Padre Francesco da parte di quattro cardinali nasce da una profonda preoccupazione pastorale. Abbiamo constatato un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione, in merito a questioni assai importanti per la vita della Chiesa. Abbiamo notato che anche all’interno del collegio episcopale si danno interpretazioni contrastanti del capitolo ottavo di “Amoris laetitia”. La grande Tradizione della Chiesa ci insegna che la via d’uscita da situazioni come questa è il ricorso al Santo Padre, chiedendo alla Sede Apostolica di risolvere quei dubbi che sono la causa di smarrimento e confusione. Il nostro è dunque un atto di giustizia e di carità. Di giustizia: colla nostra iniziativa professiamo che il ministero petrino è il ministero dell’unità, e che a Pietro, al Papa, compete il servizio di confermare nella fede. Di carità: vogliamo aiutare il Papa a prevenire nella Chiesa divisioni e contrapposizioni, chiedendogli di dissipare ogni ambiguità. Abbiamo anche compiuto un preciso dovere. Secondo il Codice di diritto canonico (can. 349) è affidato ai cardinali, anche singolarmente presi, il compito di aiutare il Papa nella cura della Chiesa universale. Il Santo Padre ha deciso di non rispondere. Abbiamo interpretato questa sua sovrana decisione come un invito a continuare la riflessione e la discussione, pacata e rispettosa. E pertanto informiamo della nostra iniziativa l’intero popolo di Dio, offrendo tutta la documentazione. Vogliamo sperare che nessuno interpreti il fatto secondo lo schema “progressisti-conservatori”: sarebbe totalmente fuori strada. Siamo profondamente preoccupati del vero bene delle anime, suprema legge della Chiesa, e non di far progredire nella Chiesa una qualche forma di politica. Vogliamo sperare che nessuno ci giudichi, ingiustamente, avversari del Santo Padre e gente priva di misericordia. Ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo nasce dalla profonda affezione collegiale che ci unisce al Papa, e dall’appassionata preoccupazione per il bene dei fedeli.

Card. Walter Brandmüller Card. Raymond L. Burke Card. Carlo Caffarra Card. Joachim Meisner
Quindi non è, lo dicono gli stessi cardinali, un attacco al Papa, non è uno scontro tra tradizionalisti e non, ma è una richiesta di chiarimento per dei dubbi che questo documento sembra sollevare. Inoltre i cardinali ribadiscono l’autorità del Papa, a cui si rimettono e sottolinenano come la decisione del Papa di non rispondere non solo sia legittima, ma secondo loro è “un invito a continuare la riflessione e la discussione, pacata e rispettosa”. Questo, credo, dovremmo ricordarcelo tutti, non è un attacco al Papa, al suo magistero, alla sua sovranità.

Educatori o giustizieri?

ottobre 28, 2016

Torno alla mia analisi dell’Amoris Laetitia sottolineando alcuni aspetti che, per motivi diversi, mi hanno colpito.

Alla fine del paragrafo 37 c’è questa frase:

“Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle.”

La parte precedente del paragrafo è comunque chiarissima, ma questa frase mi sembra riassuma tanti errori passati, presenti e futuri… miei prima di tutto.

Quante volte pretendiamo che ci si comporti in un certo modo perché è giusto, non perché siamo in grado di far vedere la bellezza di una scelta invece di un’altra.

Quante volte falliamo (fallisco) come educatore (soprattutto coi miei figli) perché non so far vedere loro quanto è bello fare le cose in un certo modo invece che in un altro… e perché? Forse perché in realtà questa bellezza io non la conosco davvero, ma solo per sentito dire e allora diventa difficile trasmetterla…

Questo è il compito della Chiesa, come gerarchia, come istituzione, ma anche come singoli fedeli: formare le coscienze, non sostituirsi ad esse.

E una coscienza ben formata è quella che sa vedere il bello e scegliere il bene, come ha insegnato Gesù, il bello e buon pastore…

Amoris Laetitia -Modelli del passato

giugno 9, 2016

Nel paragrafo 32 dell’Amoris Laetitia, Papa Francesco dice: “Nel contesto di vari decenni fa, i Vescovi di Spagna riconoscevano già una realtà domestica con maggiori spazi di libertà, «con un’equa ripartizione di incarichi, responsabilità e compiti […] Valorizzando di più la comunicazione personale tra gli sposi, si contribuisce a umanizzare l’intera convivenza familiare […] Né la società in cui viviamo né quella verso la quale camminiamo permettono la sopravvivenza indiscriminata di forme e modelli del passato».[10] Ma «siamo consapevoli dell’orientamento principale dei cambiamenti antropologico-culturali, in ragione dei quali gli individui sono meno sostenuti che in passato dalle strutture sociali nella loro vita affettiva e familiare».”
Lo sottolineo perché credo rimarchi come siano ormai superati i vecchi schemi che vedevano la donna/mamma occuparsi della casa e dei figli e l’uomo/padre del lavoro. La responsabilità dei figli, del mantenere la casa in condizioni dignitose riguardano anche l’uomo, marito e padre e l’aspetto lavorativo coinvolge anche la donna, moglie e madre.