Il Pastafarianesimo


Mia moglie insegna religione e alle volte, mi racconta, è davvero difficile motivare i ragazzi, sopratutto gli adolescenti. Sembra però che, un po’ per scherzo, un po’ seriamente si mostrino sempre molto interessati al Pastafarianesimo. Ma voi sapete che cos’è?

Se volessimo semplificare potremmo dire che è una religione parodistica, cioè una religione creata solo per prendere in giro. La divinità principale è un essere supremo a forma di spaghetti con polpette, creata nel 2005 per protestare al fatto che, nella sua scuola si insegnava il creazionismo con la stessa dignità della teoria dell’evoluzione. Se vi interessa approfondire potete leggere qui su Wikipedia. In sostanza molti degli aspetti del Pastafarianesimo prendono in giro il cristianesimo a cominciare dal simbolo (una sorta di granchio al cui interno è celato, neanche troppo, il pesce simbolo dei cristiani). Ma questo concetto, cioè il creare una religione ex-novo per mostrare, almeno in apparenza, l’astrusità delle religioni “vere” non è nuovo ed è l’evoluzione del concetto della teiera volante di Russel nel 1952, dell’Invisibile Unicorno Rosa o del Discordianesimo fondato nel 1959.

Il concetto di fondo di queste operazioni, riprese anche da Richard Dawkins nelle sue opere, è abbastanza semplice, dal momento che le affermazioni che fanno i credenti in una qualunque religione non possono essere dimostrate allora è sufficiente fare affermazioni simili, creare un sistema di credenze similare, ma totalmente e banalmente assurdo per chiunque, in modo da far risaltare il non-senso di qualunque religione (anche se poi quasi sempre si prende di mira il cristianesimo).

E, in effetti, se ci si pensa in maniera puramente logica, almeno in apparenza il gioco sembra funzionare. In fin dei conti il fatto che i testi sacri siano testi molto antichi di per sè non prova che siano rivelati. Il fatto che alcuni passi di alcuni testi sacri siano vera e propria poesia od opera d’arte, non vieta che si possano creare testi ispirati dal sacro spaghetto che risultino poesie od opere d’arte, lo stesso per le arti figurative o musicali. Insomma sembrerebbe proprio che, al di là dell’evidente intento parodistico, questo tipo di ragionamento metta in difficoltà il credente non tanto sul piano della fede, ma quanto proprio su quello della ragione.

In realtà, almeno per quanto riguarda il cristianesimo (e io tratterò solo di quello), le cose stanno un po’ diversamente. Infatti chi ha creato o crea questo tipo di religioni parte dal presupposto che il cristianesimo sia semplicemente un insieme di credenze di dogmi, cioè di leggi (fai questo, non fare questo e così via), per cui è sufficiente riscrivere le leggi e i dogmi, quindi i testi e il gioco è fatto. Invece no, perchè il cristianesimo è la religione dell’incontro, non del Libro. L’incontro con una persona vera, reale, concreta: Gesù Cristo. E questo incontro o lo fai o non lo fai, anche se ti dichiari cristiano. E le regole, il Libro, allora assumono un senso solo alla luce di questo incontro e vengono sempre dopo l’incontro con Cristo. Un cristiano che ha fatto questo incontro lo sa, invece un cristiano che si dice tale, ma che questo incontro non lo ha fatto lo si vede, perchè sarà un cristiano sempre pronto a citare la regola, a farti vedere l’errore, a proclamare il versetto che ti condanna. Allora sì che, per un cristiano così, credere in Gesù o credere in uno spaghetto è lo stesso e si presta facilmente al gioco della parodia.

Invece il Cristiano che ha davvero incontrato Gesù nella sua vita da che cosa lo si riconosce? Dal fatto che lo testimonia, non tanto con le parole, ma con le opere. Infatti la religione cattolica è detta apostolica proprio per questo, perchè si è trasmessa per la testimonianza di qualcuno, prima degli apostoli e poi dei cristiani dopo di loro. E questo non si può parodiare. Perchè certo io posso anche inventarmi, e raccontare, per burla, che ho incontrato il Grande Spaghetto o un Unicorno Rosa, ma se questo incontro non cambia la mia vita si vede.

Facciamo un esempio (uno, ma se ne potrebbero fare migliaia): Padre Massimiliano Kolbe. Quest’uomo, nel mezzo dell’orrore più tremendo che l’uomo sia stato capace di creare, in una realtà costruita apposta per disumanizzare ogni uomo, ha fatto il gesto più grande che un uomo possa fare. Ha dato la sua vita per un altro e l’ha data solo perchè, nella propria vita, ha incontrato Gesù Cristo, l’ha data per Amore, un Amore unico, esattamente come aveva fatto Gesù Cristo 2000 anni prima. Allora il sacrificio (la cui etimologia è “sacer facere”, cioè “rendere sacro”) di San Massimiliano Kolbe mostra la realtà di Cristo, 2000 anni dopo, per cui anche senza aver visto, senza avere nessuna prova, la vita e la morte di Kolbe sono la prova che Cristo esiste. E come Padre Massimiliano Kolbe ce ne sono tantissimi altri…

Certo, nella storia del mondo di persone che sono morte e muiono per un’idea ce ne sono molte, ad esempio gli stessi nazisti, alla fine hanno dato la loro vita per un’idea, per quanto malsana fosse, e non sono gli unici, ma di sicuro non sono morti per Amore, perchè qualcun altro potesse vivere, sacrificandosi, anzi… poi ci sono state anche persone che si sono scarificate per gli altri, anche se non erano dichiaratamente cristiane, certo, eppure si sono comportate esattamente come si sarebbe comportato un cristiano che ha incontrato Cristo, segno che forse, senza neanche saperlo, Cristo lo avevano incontrato… almeno io credo così.

Comunque ecco quello che manca al Pastafarianesimo, all’Unicorno Rosa, alla Teiera di Russel e al Discordianesimo… l’Amore, o megli la Testimonianza dell’Amore, dell’Amore vero, quello capace di dare la vita per l’altro, non per un’idea, per un sogno o una fede, ma per un fratello.

Perchè è giusto dare ragione della propria fede (cioè farne vedere la razionalità, il fatto che si crede solo ciò che è ragionevole credere come diceva Sant’Agostino), ma ancora più giusto è darne Testimonianza con la propria vita, perché “tre cose rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!” (1 Corinzi 13, 13)

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Una Risposta to “Il Pastafarianesimo”

  1. Antonio Says:

    Quando l’individuo non capisce tende a ridicolizzare cio’ che non capisce e quindi incapace di condividere! Semplicemente. Lo studente che non riesce a progredire in una materia si rifugia nella banalizzazione della stessa. Lo stesso fa il comico, il satirico. Qualora riuscissero a capire smetterebbero di ridicolizzare perche’ ridicolizzerebbero se stessi! E cambiano “mestiere”!0

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