Omosessuale e quindi cacciato dalla Chiesa


Se leggiamo un po’ i titoli dedicati al caso di monsignor Charamsa che pochi giorni fa ha pubblicamente dichiarato di essere omosessuale e di avere un compagno, evidentemente da tempo, quello che rimane è sostanzialmente questo: un prete dichiara pubblicamente di essere omosessuale e viene subito sospeso da ogni attività all’interno della Chiesa, cioè di fatto viene emarginato dalla Chiesa stessa. Non si può essere omosessuali e stare in questa Chiesa (ovviamente brutta, cattiva e omofoba) questo è il messaggio che passa.

Il problema è che se si andasse al di là dei titoli e si cominciasse semplicemente a ragionare forse si arriverebbe a conclusioni diverse, molto diverse.

Intanto questo signore, Charamsa, indipendentemente dalla sua inclinazione sessuale, è stato accolto dalla Chiesa, in cui lui ha chiesto di entrare, a braccia aperte e le sue qualità sono state valorizzate e premiate, tanto è vero che insegnava in ben due università pontificie ed era un membro, un ufficiale, della Congregazione per la dottrina della fede.

Il problema però è che lui questa fiducia l’ha tradita, ma non perchè è omosessuale.

La Chiesa però ha alcune regole e una di queste è che se vuoi fare il prete devi fare una promessa di castità, che tu sia eterosessuale o omosessuale, è indifferente. La castità è chiesta a tutti i sacerdoti.

E’ difficile? Certo, ma è una scelta libera, consapevole. Una scelta che don Charamsa ha tradito, consapevolmente e senza alcuna vergogna, tanto da publicizzarla proprio alla vigilia del Sinodo, in un momento oggettivamente delicato per la Chiesa. Attenzione che la vergogna di cui parlo non è per l’essere omosessuale, ma per non essere riuscito a mantenere fede a una promessa che aveva fatto alla Chiesa: la castità.

Certo non tutti i preti o i religiosi ci riescono, la Chiesa lo sa, e allora si chiede loro di lasciare l’abito talare di lasciare i loro incarichi come preti e di vivere serenamente la loro sessualità, ma dietro queste scelte c’è sempre un dolore, il dolore da parte di chi la vive di non essere riuscito a essere fedele e il dolore da parte della Chiesa per la sofferenza che tutto questo ha generato.

Quindi monsignor Charamsa è stato sospeso dai suoi incarichi non perchè omosessuale (ci sono moltissimi religiosi che vivono la sessualità omo o etero che sia nella castità), ma perchè aveva un compagno da tempo, esattamente come lo sarebbe stato se avesse avuto una compagna.

Oltretutto se si continua a leggere le sue dichiarazioni c’è da rimanere molto, molto perplessi… dice di amare la Chiesa eppure provoca uno scandalo enorme il giorno prima dell’apertura del Sinodo, facendosi fotografare in abito talare col suo compagno (fosse stata una compagna sarebbe stata la stessa cosa), senza alcun rispetto per ciò che la Chiesa che dice di amare e l’abito che porta rappresenta per moltissime persone. La stessa totale mancanza di rispetto che mostra per tutti i suoi confratelli che invece la castità cercano di viverla lo stesso.

Parla poi della meravigliosa comunità lgbt, anche questo mi suscita qualche perplessità visto che è la stessa comunità che organizza spesso eventi provocatori e al limite del provocatorio, ma capisco che lo stile adottato da Charamsa sia simile.

Poi si legge che a breve uscirà una sua autobiografia e allora qualche cattivo pensiero ti viene è inevitabile, anche perchè getterebbe una nuova luce su tutta questa vicenda che una pubblicità maggiore non poteva avere e di cui, comunque si avvantaggerà anche questo libro…

Tutta questa storia mi fa venire in mente le Parole di San Paolo sull’Amore, quello vero, quello con la A maiuscola…

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’Amore, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’Amore, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi l’Amore, niente mi giova.
L’Amore è paziente, è benigno l’Amore; non è invidioso l’Amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’Amore non avrà mai fine. […]
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e l’Amore; ma di tutte più grande è l’Amore!

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Una Risposta to “Omosessuale e quindi cacciato dalla Chiesa”

  1. Fabrizio Says:

    Ciao Davide, condivido in pieno l’articolo che hai scritto. Sarebbe possibile avere una tua mail? avrei bisogno di scriverti. grazie

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