Corsi, incontri e conferenze


Una persona che conosco mi manda spesso e volentieri volantini su tutti i corsi possibili e immaginabili in ambito cattolico, tutte proposte interessanti, almeno a prima vista, solo che quando poi gli chiedo se lui li ha fatti o li conosce, la risposta è più o meno sempre la stessa: no, però sono bellissimi. Ora soprassedendo sul fatto che lui non li ha sperimentati in prima persona e quindi come fa a sapere che sono bellissimi, ma fidandomi che comunque siano corsi validi, mi chiedo: ma quanti corsi dovrei fare? E, soprattutto, essere cristiani si riduce a fare un corso?
Io credo che i corsi abbiano una loro validità, soprattutto in un momento di formazione o di avvicinamento o riavvicinamento alla fede, ma poi basta. Bisogna anche cominciare ad agire da cristiani…

Il cristiano ha bisogno di nutrirsi continuamente di Cristo, della Sua Parola e di ascoltare qualcuno che gliela spezzi, ma i corsi hanno un obiettivo limitato e sarebbe giusto, a mio avviso, ricordarselo…

Come direbbe il Qoelet c’è un tempo per i corsi, ma c’è un tempo anche per non seguirli…
Un’altra cosa che mi arriva sempre più spesso ultimamente sono le segnalazioni di incontri sul tema del gender, sinceramente non ne posso più, sono più meno tutti sullo stesso tono, organizzati dalle stesse associazioni e con le stesse persone…

Io non ho mai partecipato a nessuno di questi incontri, ma ho sentito molte persone che ci sono state e tutte mi hanno detto la stessa cosa: ne esci spaventato, hai paura, i relatori sono bravi oratori e instillano paura volontariamente… questo me lo hanno detto ieri sera alcuni ragazzi che stanno studiando per vedere se la loro vocazione è il sacerdozio (quindi non persone di chissà quale colore arcobaleno).
La paura non è una brutta cosa di per sé, anzi è un campanello d’allarme che ci permette di evitare di farci male, ma il problema è che la paura rischia spesso di prendere il sopravvento su tutto, per prima sulla speranza. E allora diventa rabbia e poi disperazione, e si diventa violenti verbalmente, ma anche fisicamente, perché si è convinti che così si difende qualcosa di importante e si ha paura di quello che può succedere.

Ma quando si arriva ad offendere, a mettere in dubbio la dignità e la reputazione delle persone solo per paura (ricordo ad esempio un breve articolo di un giornale che nel parlare di una teologa che aveva presentato un libro per una pastorale agli omosessuali ne faceva un ritratto falso e fuorviante usando quattro frasi estrapolate dal loro contesto, crociffigendola mediaticamente), quando si cominciano a vedere fantasmi ovunque solo per paura, allora, secondo me, c’è qualcosa che non va…
Faccio qualche considerazione personale a 360° su questo argomento del gender, possono essere condivisibili o meno, giuste o sbagliate, ma sono mie…
Gesù non ha mai trasmesso paura, anche quando ha detto cose forti, c’era sempre la speranza di fondo…
Improvvisamente, solo ora, dovremmo preoccuparci di cosa viene insegnato a scuola ai nostri figli e solo riguardo il gender e il sesso? Perché del resto non ci interessa nulla? O negli anni precedenti andava tutto bene? Non so voi, ma quando andavo a scuola io e si faceva Storia quasi tutte le guerre europee venivano presentate come guerre di religione, quasi sempre colpa della religione cattolica, e tralascio quello che veniva su Crociate e Inquisizione. E’ studiare Storia questo? Al riguardo cosa viene insegnato adesso? Lo sapete? Lo sappiamo? O forse la verità è che è sempre stato compito del genitore, degno di tale nome, interessarsi di cosa fa, studia, apprende, suo figlio a scuola e non solo adesso e solo sul gender.
E com’è che, anche se a scuola mi insegnavano così, nonostante tutto, ho sviluppato uno spirito critico che mi ha permesso di essere cattolico, di informarmi, conoscere, capire, verificare e anche adesso, per esempio, essere qui a scrivere criticamente su questo argomento?
Perché la mia famiglia c’era, con tutte le sue difficoltà, è stata la mia famiglia a insegnarmi a pensare con la mia testa, a sviluppare uno spirito critico, a farmi capire che alle volte bisogna ribellarsi, alle volte bisogna accettare anche se non si capisce… la scuola è importante, ma la famiglia lo è molto più… naturalmente se tra famiglia e scuola c’è sinergia l’educazione è uno spettacolo, ma anche se non c’è, una famiglia presente può trasformare tutto ciò che arriva dalla scuola, anche ciò su cui non è d’accordo, come occasione per educare.
Qualcuno mi può obiettare, sì è vero questi un po’ ci instillano paura e magari non è bello, però citano fatti, fatti veri quindi è giusto aver paura. No, secondo me, è vero che sono accaduti dei fatti e quindi noi, come cristiani, ma anche i non-cristiani, dobbiamo stare attenti questo sì, sempre vigili, ma non avere paura, mai.

E non lo dico io, lo diceva Gesù, lo diceva San Giovanni Paolo II, lo dice Papa Francesco che ribadisce sempre i principi della chiesa, ma mai fa paura a nessuno… bisogna essere candidi come colombe e astuti come serpenti… cioè vigili e attenti, ma non spaventati vedendo complotti ovunque, altrimenti anche chi la pensa appena appena diversamente da me diventa un avversario, un nemico da abbattere, combattere o al minimo da ostracizzare (e già so che qualcuno che legge lo sta pensando di me, molte volte mi hanno detto che sono troppo soft, ma mai in faccia però, solo perché non offendo mai nessuno o non sono troppo aggressivo).
La paura è terribile, se le lasci prendere il sopravvento rischi che nel momento in cui il tuo bambino ti chiederà di giocare con una bambola andrai in crisi pensando che sia omosessuale, quando invece è solo un bambino probabilmente più sensibile ad alcuni aspetti della vita di uno che invece ti chiede la pistola per poi sparare a chiunque gli attraversi la strada.

Perché, obiettivamente, ad oggi, la scienza non è in grado di darci una risposta sull’omosessualità, non sa dirci se omosessuali si nasce o si diventa. Ma esemplificando possiamo fare un semplice ragionamento, se omosessuali si nasce allora non c’è nulla che noi possiamo fare per cambiare questo dato di fatto e nostro figlio ci chiederà sempre di giocare con la bambola anche se noi non vogliamo. Se invece omosessuali si diventa, tutta la letteratura psicologica che io conosco al riguardo (se conoscete studi diversi segnalatemeli che imparo qualcosa e vi ringrazio) dice che accade per una serie di problemi relazionali/affettivi creati dall’ambiente (in primis la famiglia, di solito nello specifico si parla di un padre assente e di una madre troppo presente) intorno al bambino non certo perché si gioca con un giocattolo invece che con un altro.

Quindi principi chiari, massima attenzione ai nostri figli e a ciò che viene loro insegnato, ma mai, nessuna paura, solo tanta misericordia.

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