La sfida relazionale


Tornato da pochi giorni dalle vacanze, mi ritrovo come sempre, quasi ogni mattina almeno due/tre e-mail di movimenti cristiani che chiedono di firmare petizioni per i più svariati motivi, molto spesso motivi che condivido, ma sinceramente mi sembra che con le petizioni on-line si stia esagerando, quasi che oggi per essere cristiani basti una firma on-line al giorno (che spesso non è neanche una firma perché il sistema tiene in memoria i dati e tu ti limiti a cliccare un pulsante). In più, una settimana sì e una no, questi stessi soggetti che promuovono petizioni mi scrivono per chiedere soldi… ora capisco che i soldi servano, capisco che la causa è buona, ma chiedere soldi alle famiglie, quando tutti chiedono soldi alle famiglie e nessuno fa nulla per aiutarle a me suona fastidioso… credo ci siano altri modi per autofinanziarsi e io se ho un po’ di disponibilità economica preferisco dare ciò che posso alla mia parrocchia o alla chiesa piuttosto che a chi promuove petizioni on-line… e così ho scritto una premessa che, me ne rendo conto solo ora, varrebbe da sola quasi un articolo, ma in realtà volevo parlare di un’altra cosa… come cristiano oggi sono preoccupato, e con me molti altri cristiani, che ai nostri figli, nelle scuole, venga insegnato qualcosa che non condivido… sono preoccupato che si perda il senso profondo di ciò che è famiglia e del valore della persona umana… e per questo mi batto, nei modi leciti e nelle sedi preposte… questo è il piano teorico, c’è però poi un piano pratico, il piano relazionale e lì il discorso cambia del tutto, soprattutto come cristiano… una coppia di amici con un bimbo di poco più di un anno che frequenta il nido ci racconta che ha scoperto che un altro bambino che frequenta il nido con il loro è “figlio” di una coppia di lesbiche e, ci diceva, ci siamo rimasti perché il bambino è normalissimo, contento, simpaticissimo e se non ce lo avessero detto non lo avremmo mai sospettato. Allora tralasciando qualunque considerazione sulla salute emotiva e psicologica del bambino perché non mi compete e poi credo sarebbe corretto valutarla sul lungo periodo, credo sia importante concentrarci su questo caso perché sono convinto che sempre più spesso ci capiterà di imbatterci in casi simili e dovremo chiederci, come cristiani, come reagiremo. Se infatti non fossimo al nido, dove le relazioni tra bambini sono comunque labili, ma a una scuola elementare e un amico dei nostri figli avesse una “famiglia” omosessuale, come ci comporteremmo? Se volesse andare a giocare da lui gli diremmo di sì o di no? E no con quale motivazione? E se l’amicizia diventasse stretta, frequenteremmo quella “famiglia” oppure no? E se quel bambino, con nostro figlio o con noi, facendo riferimento alle persone con cui vive e che gli vogliono bene le chiamasse famiglia, noi cosa faremmo? Lo correggiamo pubblicamente per amore della Verità, ma dimenticandoci così dell’Amore che è Verità? Pensate infatti che trauma per un bambino sentirsi dire pubblicamente che quella che lui ritiene famiglia non è famiglia… Oppure lo spiegheremmo dopo, in privato, al nostro bambino perché non faccia confusione e abbia le idee chiare? Il problema è che dopo i bambini tra di loro parlano e magari la prossima volta sarà il nostro bambino a correggere l’amico dicendogli: “Eh no, io ho una famiglia, tu no, la tua non è proprio una famiglia…” e il risultato sarebbe lo stesso: Verità, ma senza Amore. O forse, alla fine, anche noi chiameremmo quella situazione famiglia e alla fine la accetteremmo come tale per non scandalizzare noi quel bambino e soprattutto in nome di una Verità che non si possiede mai, ma che, come ha detto Papa Benedetto XVI, ci possiede e che mai può essere disgiunta dall’Amore. Questa è la sfida relazionale che ci aspetta, come cristiani, nei prossimi anni… saremo capaci di vincerla da cristiani? Io prego di sì.

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5 Risposte to “La sfida relazionale”

  1. franco spazzini Says:

    Il matrimonio tra uomo e donna non può essere confuso con o equiparato ad altre unioni, in particolare alle unioni gay.
    Il matrimonio fra uomo e donna è garanzia del perpetuarsi delle generazioni, è il luogo dove vengono garantiti nel migliore dei modi l’esistenza e il benessere dei bambini, ed è fonte di tutta una serie di benefici sociali e individuali, in ogni ambito.
    E’ per questo che deve essere riconosciuto dallo Stato e promosso. In effetti, lo Stato, può adottare solo tre possibili comportamenti di fronte a un fenomeno: la promozione, la permissione, o la proibizione. Il matrimonio tra uomo e donna, a causa della sua positiva rilevanza sociale, non può che essere promosso. L’unione di due persone dello stesso sesso invece non deve in alcun modo essere promossa socialmente, in quanto non ha una funzione sociale positiva, e ancor meno deve essere equiparata al matrimonio. Se poi si passa al capitolo successivo che è quello che una copia gay per avere un bambino lo “compra”, qui si arriva alla degenerazione!
    Se poi al cristiano si chiede di non giudicare, di amare l’ altro e di non fare barriere, il discorso è totalmente diverso, questa è un’altra storia.
    Franco Spazini

    • Davide Galati Says:

      Infatti Franco io ho cercato di scindere i due piani e, questa volta, provare a ragionare sul piano relazione invece che istituzionale. D’altra parte già capita nella vita di un cristiano che voglia vivere come tale di trovarsi di fronte, magari nella propria famiglia a situazioni che sicuramente lui non accetta e non promuove e non ritiene giuste (penso ad esempio a matrimoni traditi, a divorzi, convivenze) eppure le persone che vivono queste realtà nell’aspetto relazionale quotidiano vengono accolte con tutte le loro fatiche e limiti, senza giudizio, con Amore. Almeno io sperimento questo.

  2. franco spazzini Says:

    D’accordissimo! Certe situazioni le conosco da molto vicino e quindi non posso che condividere quanto hai detto. La mia è stata solo una precisazione visto che in queste settimane sulla questione ne ho sentite di tutti i colori! Grazie.

  3. Luciano Says:

    Il matrimonio, per un non credente, non è necessariamente finalizzato alla procreazione della specie. Due persone possono sposarsi ma decidere di comune accordo di non fare figli. Per il resto il mio motto è vivi e lascia vivere, ovviamente nel rispetto delle leggi vigenti. Ovvio che, secondo me, due persone dello stesso sesso hanno diritto di stare insieme e di godere di qualche diritto. Non ho parlato di matrimonio o di adozioni, ma di diritti fondamentali… Come la possibilità di essere assistiti quando si sta crepando in una fredda stanza d’ospedale, senza che il medico di turno ti mandi via perché sei il signor nessuno.
    Per il resto, non ho amici omosessuali e non conosco coppie dello stesso sesso ma se li avessi non avrei nessun problema a frequentarli. Non sono appestati. La pensano semplicemente in modo diverso.

    Saluti
    Lucio

    • Davide Galati Says:

      Anche per il cristiano il matrimonio non è finalizzato alla procreazione della specie, bensì a mostrare visibilmente l’Amore di Dio, un Amore che, per sua stessa natura, non può non essere fecondo.

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