Ancora sul gender


Torno a parlare del gender, del genere, perché ultimamente nella mia città (Verona), la discussione al riguardo si è molto riscaldata, spesso impedendo ogni possibilità di confronto anzi partendo subito da una posizione di scontro, da una parte e dall’altra. Ma qual è il problema? Non sto qui a fare cronache o a riepilogare i fatti, ma sostanzialmente quello che è accaduto è che partendo da un presupposto assolutamente condivisibile, ovvero il rispetto dell’altro e quindi della sua diversità (questo è un concetto fondamentale quanto spesso dimenticato, l’altro è sempre diverso da me indipendentemente dal suo sesso, dal suo genere, dalla sua etnia, religione o dal suo supereroe preferito) si è usato questo per cercare di veicolare a scuola il rispetto di un’unica differenza ben specifica, quella relativa alle scelte sessuali (biologiche, di genere, di identità, poco importa, importa il senso globale della cosa). Questo ha chiaramente provocato paura nei genitori, me per primo, lo ammetto, perché l’idea che a scuola ai miei figli possano venire insegnate cose come la masturbazione oppure che, indipendentemente dal suo sesso biologico, mio figlio possa scegliere che genere sessuale avere è una cosa che mi disturba non poco, soprattutto perché non sono assolutamente d’accordo. Mentre mi trovo del tutto d’accordo sul fatto che mio figlio impari a rispettare tutti e per prime le sue compagne e che, se vuole, può anche giocare con pentole e ferro da stiro, mentre una bambina può giocare con pistole e macchinine, ma questo nulla ha a che fare col sesso.
Usare il rispetto, come cavallo di Troia per far passare un’ideologia è terribile, soprattutto se lo si fa sulle spalle dei nostri bambini, ecco perché molti genitori si sono spaventati e hanno alzato i toni. Certo questo non è bello, e forse è anche poco cristiano, proprio perché quasi mai permette un confronto, ma è comprensibile tenendo anche conto che questi atteggiamenti hanno, per fortuna, già bloccato iniziative reali che andavano in questa direzione (ad esempio i libretti dell’UNAR per gli insegnanti bloccati dal ministro Giannini proprio perché le voci si sono alzate). Questo va detto chiaramente, perché sia compreso da tutti, è vero i toni sono alti da entrambe le parti, ma perché si sta tentando di toccare la cosa più preziosa che abbiamo, i nostri figli, e lo si tenta di fare in maniera subdola, è impossibile chiederci di rimanere calmi e zitti. Sarebbe meglio rispondere sempre in maniera pacata, ma non sempre tutti ne sono capaci e, come genitore, li comprendo. Credo che, col massimo della serenità possibile (e vi assicuro che è difficile) dovremo anche ricordare che Mario Mieli, omosessuale, morto suicida a 30 anni e teorico dell’omosessualità, assunto a simbolo degli omosessuali (tanto è vero che ci sono circoli culturali a lui dedicati), scriveva nel saggio “Gay rivoluzionario” di Mario Mieli:
“Noi sodomizzeremo i vostri figli, simboli della vostra mascolinità debole, dei vostri sogni superficiali e delle vostre volgari menzogne. Li sedurremo nelle vostre scuole, nei vostri dormitori, nelle vostre palestre, nei vostri spogliatoi, nelle vostre arene, nei vostri seminari, nei vostri gruppi giovanili, nei bagni dei vostri teatri, nelle vostre caserme, nei vostri parcheggi, nei vostri club maschili, nelle vostre camere del Congresso, ovunque gli uomini sono insieme ad altri uomini. I vostri figli diventeranno i nostri lacchè e faranno ciò che vogliamo. Saranno plasmati di nuovo a nostra immagine. Ci desidereranno e ci adoreranno”.
Ora possiamo contestualizzare quanto vogliamo, mettere tutti i distinguo che vogliamo, ma se il pensiero omosessuale, mai rinnegato, anzi a volte esaltato è questo, allora la paura credo sia giustificata o almeno comprensibile.
Ma, come genitore e come cattolico, ho un’altra sfida che secondo me abbiamo tutti e di sicuro abbiamo noi cattolici: evitare la discriminazione. Sappiamo perché ci siamo passati tutti, che soprattutto i bambini e poi i ragazzi discriminano gli altri per tutto, anche solo perché non sono vestiti come loro, e nell’adolescenza si fa di tutto pur di farsi accettare dal gruppo… è questo meccanismo che dobbiamo rompere, scardinare, insegnando, prima di tutto con l’esempio che l’altro è sempre e comunque importante e amato e quindi non può mai essere discriminato. Il sesso, la razza, la politica, la religione, non c’entra nulla, fare queste differenze ci porta solo ad aumentare le distanze, invece l’altro è sempre mio fratello e come tale va rispettato prima ancora di essere amato.
A mio avviso questa è la vera sfida del cristiano, da sempre.

Per il resto rimaniamo sempre vigili e se possiamo però abbassiamo i toni, non l’allerta, quella mai.

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Una Risposta to “Ancora sul gender”

  1. lidia filippi Says:

    L’argomento presentato a 360° gradi è davvero interessante e condivisibile. Stiamo vivendo tempi difficili…

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