I bambini Down, la logica e l’Amore


Ho saputo ieri, per caso, che lo scienziato orgogliosamente ateo, Richard Dawkins, ha affermato che mettere al mondo un bambino affetto dalla Sindrome di Down è immorale e a una donna che gli chiedeva consiglio su cosa fare col bambino Down che porta in grembo ha risposto qualcosa del tipo: “abortisci e ritenta”. Il tutto via Twitter. Se volete qualche dettaglio in più questo è il link di Repubblica, giornale di certo non cattolico.

Sostanzialmente Dawkins, autore del volume “L’illusione di Dio” sostiene che un bambino affetto dalla Sindrome di Down non può dare alcun contributo alla società, anzi, non lo dice, ma viene da pensarlo, è un peso, e quindi è illogico metterlo al mondo.

Molti si sono scandalizzati, ma in fondo temo che molti gli abbiano dato ragione (e se guardiamo la percentuale di bambini Down abortiti non c’è da stupirsi), il problema è che nell’ottica proposta da Dawkins lui ha ragione. Se ragioniamo in termini di utilità, se le persone valgono e hanno il diritto di venire al mondo solo in base a quanto possono essere utili al mondo allora Dawkins ha ragione. Se l’etica e la morale su cui ci basiamo è quella dell’utilità, allora Richard Dawkins ha ragione doppiamente perché in questo mondo Dio è un’illusione e ogni persona vale solo per quanto serve e la gravidanza e solo un processo come un altro (abortisci e riprova) quasi meccanico.

Se però cambiamo logica e da quella dell’utilitarismo passiamo a quella dell’Amore, se invece di chiederci se un bambino Down possa essere utile alla società ci chiediamo se può amare e se può essere amato, allora tutto diventa diverso, tutto acquista un senso più alto, più bello. Non tutti noi possiamo essere utili a questa società, non tutti noi abbiamo corpi belli e menti brillanti, non tutti noi vinceremo nobel o scriveremo libri, ma tutti noi qualunque sia il nostro livello di intelligenza e lo stato del nostro corpo possiamo amare. Tutti noi possiamo dire “Ti voglio bene” a qualcuno, tutti noi possiamo sacrificarci per qualcuno (nelle piccole cose, nel rimettere a posto, nel preparare un pranzo non parlo di grandi cose)… allora se la logica è quella dell’Amore Dawkins e chi la pensa come lui ha torto marcio perché tutti hanno diritto a vivere, per amare e per essere amati, e allora anche Dio non è un’illusione, ma il testimone più credibile di quell’Amore che arriva anche alla morte purché tu capisca quanto bello, unico, importante e speciale sei, anche se sei affetto dalla Sindrome di Down…

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14 Risposte to “I bambini Down, la logica e l’Amore”

  1. leavemeaphoto Says:

    😉 ciao!

  2. francesco Giovannelli Says:

    “E’ immorale partorire un bimbo Down”

    Con un tweet ha sentenziato
    l’anglo biologo e scienziato:
    è immorale in ogni town
    partorire un bimbo Down.

    Il perché non l’ha spiegato
    a lui non serve la prova
    “Abortisci e poi riprova”
    che sarai più fortunato.

    Se vuoi un figlio biondo e bello
    sano e svelto di cervello
    Il consiglio è perentorio:
    serve il tuo laboratorio.

    Sì, tra noi c’è un gran divario
    per te il Down è un infelice,
    ti assicuro che al contrario
    vuole vivere e lo dice.

    Ti darò, senza arroganza,
    un consiglio: vai in vacanza
    e non fare la morale
    a chi ha un figlio assai speciale.

    Francesco Giovannelli, Roma
    papà di una bimba con sindrome di Down
    francescogiovannelli@gmail.com

  3. Davide Says:

    Un Dio che permette che un bambino venga al mondo con la sindrome di dows non può essere certo un Dio d’amore

    • Davide Galati Says:

      Le possibilità dell’amore sono infinite, se solo lo vogliamo. Un bambino Down può amare e noi possiamo amare un bambino Down, cos’altro serve? Poi possiamo disquisire quanto vuole su tutto, ma prima di tutto viene l’Amore. Forse però dovremmo solo capire cosa intendiamo per amare e amore.

      • Davide Says:

        Ripeto la risposta…Un Dio (Buono ed Onnipotente) che permette che un bambina venga al mondo con la sindrome di down non è un Dio d’amore, oppure non è Onnipotente punto…

        Poi possiamo disquisire su tutto

        • Davide Galati Says:

          Porti pazienza, ma la sua “risposta” non é una risposta é solo una provocazione fuori tema. Infatti il tema di questo post non é perché Dio permette la nascita di un bambino Down, se davvero voleva discutere di questo poteva postare il suo commento sul post appropriato e può ancora farlo. Qui il tema sono le affermazioni di Dawkins e il modo in cui ci si rapporta alla realtá, se la logica é quella dell’utilitarismo Dawkins ha ragione, ma non solo nei riguardi delle persone affette dalla Sindrome di Down ma di molte altre categorie di persone ( un po’ di tutti nel momento in cui non possiamo piú dare un contributo alla societá). Se la logica é invece quella dell’Amore allora le cose cambiano radicalmente perché tutti noi, in ogni momento della nostra vita, con qualunque corpo ci ritroviamo, malato o meno che sia possiamo amare. Sono due visioni del mondo radicalmente diverse, io sposo la seconda perché mi sembra, paradossalmente piú logica e sensata e perché credo nel Dio di Gesú Cristo, che non é onnipotente in quanto puó fare qualunque cosa, pensi che io credo sia morto in croce, bensí può fare qualunque cosa nell’Amore, con Amore e per Amore, perfino morire ( chiaramente questo é quello che credo io e il punto da cui parto, anche perché l’ho sperimentato e lo sperimento nella mia vita di padre e di marito). Con questi presupp{\rtf1\ansi\ansicpg1252
          {\fonttbl}
          {\colortbl;\red255\green255\blue255;}
          }osti la risposta alla sua domanda é quindi per Amore. Il Dio in cui credo può permettere la nascita di una persona affetta da Sindrome di Down per Amore… Perché la libertá é Amore e l’Amore é libertá e chi nasce ha sempre la possibilitá di amare e di essere amato… Poi se lei, la pensa diversamente o come Dawkins, é legittimo, ma io scelgo sempre l’Amore…

  4. francesco Says:

    Se conoscessi mia figlia non penseresti più cosi…

  5. Lorenzo Says:

    Un dio buono ed onnipotente non può mettere al mondo un bambino malato, ma lo crea sano. Ovviamente non condivido il parere di Richard Dawkins ma certi punti non si possono ignorare. Fondamentalmente è una questione di logica. Possibile che ai credenti non viene mai qualche dubbio quando nel mondo (il mondo, secondo la loro visione, creato da Dio) c’è qualcosa che non va? È con i dubbi che si cresce, non con le certezze titaniche.

    • Davide Galati Says:

      Lorenzo io non so a quali credenti ti riferisci tu, ma la fede si ha solo se si hanno dubbi, senza dubbi non si ha fede. La visione che dimostri di avere della fede cristiana (e anche del matrimonio se me lo permetti) è un po’ semplicistica, ma probabilmente è perché non la conosci. La logica di cui parli tu è proprio quella di cui parla Dawkins, ovvero: sano è buono (Dawkins aggiunge “potenzialmente utile”, malato è brutto. La logica del cristiano è un po’ diversa, non si ferma al sano è buono, malato è brutto (questo lo pensa anche il cristiano), ma ci aggiunge sano o malato che sia io posso amare. Quindi la logica del Dio cristiano è quella dell’amore non quella dell’utilità o della matematica (logica bellissima che usa anche Dio, ma che è secondaria a quella dell’Amore). Il Dio che Ama ti lascia libero perché solo la libertà è amore. Poi molto spesso l’Amore richiede sacrificio, ma sacrificio non è una parolaccia, sacrificio significa sacer facere, cioè rendere sacro, significa fare gesti che costano per rendere sacro qualcuno o qualcosa (ad esempio raccogliere i calzini sporchi che il coniuge ha dimenticato in sala) è una cosa bellissima perché permette, in concreto l’irruzione del divino nel pro-fano… quindi il sacrificio fa proprio questo: rende sacro cioè che è pro-fano. E’ questo che significa per un cristiano il sacrificio di Cristo. Costa fatica? Ma certo, ma se ci pensi nella vita la fatica spesso è l’indice di quanto è importante ciò che stai facendo. Io faccio spesso l’esempio del calcetto, ma penso valga in tutte le cose, se giochi a calcio non vuoi vincere contro una squadra di brocchi, ma vincere contro una squadra che ti faccia sudare la vittoria perché solo allora la tua vittoria avrà, per te, significato. Oggi facciamo enormi sacrifici, ad esempio, per la linea fisica, ma magari non siamo capaci a sacrificarci per il coniuge, questo, a mio avviso, è terribile perché impedisce l’entrata del sacro nel tuo rapporto. Solo nel dubbio si può avere fede nell’Amore.

      • Lorenzo Says:

        Mi riferisco ai credenti che conosco. Il perché un Dio buono ed onnipotente dovrebbe mettere al mondo una persona che, inevitabilmente, soffre proprio non lo capisco, soprattutto quando penso che gli sarebbe bastato, visto che è considerato perfetto dai suoi fedeli, farlo nascere sano. Cos’è, un Dio masochista? Comunque non c’entra nulla l’utilità pratica o ciò che una persona, sana o meno che sia, farà o non farà per la società. Questa è la visione materialista di Dawkins, che non condivido minimamente.
        Bene, hai già risposto: voi credenti avete dei dubbi e questo è un bene: le certezze assolute non portano da nessuna parte. Evidentemente sono stato sfortunato ad incontrare solo cristiani che pensavano di sapere tutto.

    • francesco Says:

      Hai ragione Davide. Forse dovrebbe farsi prendere dal dubbio di non sapere cosa pensano i credenti…

  6. Lorenzo Says:

    Aggiungo solo una cosa: l’uscita infelice di Richard Dawkins non è piaciuta nemmeno agli atei o agli agnostici; almeno questo è ciò che ho letto in giro per i vari forum. Faccio una simile precisazione perché non vorrei che passasse il messaggio (errato!) che il non credente è un mero materialista, capace di vedere un uomo solo per ciò che è in grado di produrre e per il contributo meramente pratico che può dare o non dare ad una società.

    • Davide Galati Says:

      Giusto. Però Dawkins è una di quelle personalità pubbliche di rilievo che una parte sicuramente rumorosa (non so poi quanto effettivamente rilevante come numeri) ha preso come punto di riferimento più volte, come ad esempio Odifreddi… quindi questo rischio che chiaramente va evitato diventa però un rischio concreto.

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