Vangeli e Storia parte II


Come sapete, quando il tempo me lo permette prendo in esame alcune delle teorie che girano in rete riguardo l’esistenza o meno di Gesù dal punto di vista storico. Teorie di questo tipo sono quelle del signor Emilio Salsi che è fermamente convinto che il Gesù di cui parlano i Vangeli non sia mai esistito e che addirittura non siano mai esistiti né gli apostoli né San Paolo. Trovate molte delle tesi del signor Salsi sul suo sito www.vangeliestoria.eu io qui mi occuperò di una di queste tesi. Di seguito troverete sempre in corsivo i miei interventi, mentre il testo dell’autore è riportato così com’è, pari pari dal suo sito.

Inoltre, come è mia abitudine cercherò quasi sempre di fornirvi dei collegamenti a siti, possibilmente non cattolici, per verificare quanto affermo, mentre la prova di quanto afferma l’autore rimane di sua personale responsabilità. Ma prima ancora delle prove, sempre importantissime, cerco sempre di fare un ragionamento puramente logico che, di solito, mostra l’insensatezza delle tesi complottiste perché moltiplica a dismisura la necessità di falsificazioni. Alla fine, naturalmente, ognuno è libero di rimanere con le proprie opinioni, purché sia chiaro che si tratta di opinioni.

Ho già analizzato la prima parte della prima delle tesi che si trovano sul sito del signor Salsi, ora proseguo con la seconda parte della stessa tesi.

 

Nominativi e qualifiche degli Apostoli nei vangeli canonici

  (qui c’era una tabella sui nomi degli apostoli presi dai Vangeli che non sono riuscito a riprodurre per una carenza tecnica del computer da cui opero)
Il vangelo di Giovanni, come concorda la maggioranza dei biblisti, era già concluso al verso 30 del 20° capitolo, e in esso non risultano mai i due apostoli Giovanni e Giacomo. Soltanto nel 21° e ultimo cap. (Gv 21,2), aggiunto in epoca posteriore, dopo la resurrezione di Cristo leggiamo: “…i figli di Zebedèo…” e basta. L’apostolo “Giovanni” non compare mai nel vangelo di Giovanni col risultato che “Giovanni” non conosce se stesso, neanche come apostolo, da qui la necessità di aggiungere un secondo finale, al verso 25 del cap. 21, ottenendo un doppione del precedente (Gv 21,2). 

 Che il capitolo 21 sia un’aggiunta successiva è vero ed è oltretutto chiarissimo, ma quasi tutti gli studiosi concordano neld ire che sia stata un’aggiunta della stessa mano che ha scritto i primi 20 capitoli. Per saperne di più vi segnalo questa pagina di Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Vangelo_secondo_Giovanni
Come dimostreremo con le prossime analisi, il nome “Giovanni” non appare perché é Lui il Messia, “coperto” da un avatar inventato lasciato senza nome con l’intento di farlo sopravvivere alla sua morte: “il discepolo che Gesù amava”.   

 Vedremo cosa verrà dimostrato, certo che al momento questo discorso non è molto chiaro. Non si capisce bene, da una parte si afferma che il nome Giovanni non appare perché era Giovanni il Messia, dall’altra che ci si è inventato un’avatar senza nome con cui coprirlo affinché sopravvivesse alla sua morte… mah… detta così sembra solo un cortocircuito logico… se si voleva nascondere un nome bastava usarne un altro, e poi perché creare un’altra personalità a cui non dare nome? E cosa significa “farlo sopravvivere alla sua morte”? Davvero mi sfugge il senso logico del tutto, ma probabilmente è solo colpa mia.

Nella tabella constatiamo che l’apostolo Taddeo, “Taddaios” (in greco) “Thaddaeus” (in latino), è presente solo nei vangeli di Marco e Matteo ma, nelle rispettive lingue, era un nome inesistente nel I secolo; inoltre la loro similitudine poteva costituire una guida utile agli storici nel ricercare una corrispondenza con “Theudas” e, dopo averla intuita, sovrapporre il Profeta giudeo all’apostolo cristiano. Consapevole del rischio, nella tabella osserviamo che Luca ignora di proposito la scelta dei “Dodici” voluta da Cristo, secondo Matteo e Marco, e chiama Thaddaeus (Theudas) col suo vero nome:Giuda di Giacomo.

Affermare che il nome “Taddios”, “Thaddeus” fosse inesistente nel I secolo mi sembra un po’ azzardato, forse sarebbe più corretto dire che non ci sono altre attestazioni in queste lingue oltre quelle dei Vangeli. Ma se il problema era che questo nome richiamava quello di Theudas perché i Vangeli più antichi lo lasciano così? Perché nessuno lo modifica successivamente (Secondo le teorie dell’autore la modifica dei testi antichi era cosa semplice e fatta di frequente)? Invece se fosse come dice l’autore cioé che Luca ha modificato il nome di Taddeo perché non si scoprisse che in realtà questi era Teudas il risultato ottenuto è che in molti spesso hanno confuso Giuda Taddeo con Giuda Iscariota, cioè col Giuda traditore. Insomma Luca non avrebbe proprio fatto un gran servizio a questo personaggio. In realtà nei manoscritti di Marco e Matteo l’apostolo viene chiamato Taddeo, a volte Lebbeo e qualche rara volta Taddeo Lebbeo. Potete verificare qui http://it.wikipedia.org/wiki/Giuda_Taddeo   
Giuda di Giacomo. Tutti erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i suoi fratelli (At 1,13-14).
Il brano lucano, riferito a “Giuda di Giacomo”, non indica relazione di parentela, sebbene, nella “Lettera di Giuda” (1,1) lo stesso apostolo si definisca fratello di Giacomo. E’ questa “fratellanza”, inaccettabile dalla propria dottrina, il vero motivo per cui la Chiesa oggi “dubita della sua autenticità”, accampando ragioni diverse ma pretestuose, seppure si parli di più fratelli di “Gesù”. Essa ha scelto recentemente, fra i tanti codici manoscritti in Suo possesso, quelli che riportano “Giuda figlio di Giacomo”, fingendo di ignorare che altri amanuensi “testimoniarono” sul Codice Sinaitico Giuda fratello di Giacomo e, al contempo, fratello di “Gesù”, stando al vangelo (in seguito epurato), letto nel IV secolo dal Vescovo Eusebio di Cesarea, in base al quale il prelato dichiarò nella sua “Historia Ecclesiastica” (3,20): Giuda, dettofratello del Signore secondo la carne”, confermato nel 392 d.C. da san Girolamo in “De viris illustribus” al cap. IV dedicato a Giuda apostolo. Testimonianze significative – ma pericolose per “l’Immacolata Concezione” unigenita della Madonna, Madre di Dio*  da smentire con forzature impudenti come quella del vangelo di Giovanni (Gv 6,71), ove spunta fuori un Giuda, figlio di Simone Iscariota col risultato che anche suo fratello Giacomo sarebbe figlio di Simone Iscariota. 
Fra poco capiremo bene il movente che indusse i copisti cristiani a manomettere l’identità di questi “Giuda”.

 Qui di nascosto non c’è nulla, di vero è che la questione sui “fratelli “ di Gesù è molto complessa e aperta a diverse interpretazioni proprio perché nella lingua semitica il termine fratello aveva più di un significato e in quella greca parlata da chi greco non era, la cosidetta Koiné, abbiamo esempi del termine “fratello” usato col valore di cugino. A riprova che nulla è nascosto e che non è vero che si ignorano alcuni manoscritti a vantaggio di altri, vi rimando a questo link che non è di wikipedia, ma di cathopedia quindi chiaramente di parte, ma perché mostra in maniera molto chiara e corretta le problematiche della questione: http://it.cathopedia.org/wiki/Fratelli_di_Ges%C3%B9

* La “Vergine Maria”, sarà considerata “Madre di Dio” (Theotòkos – Lc 1,43) nel Concilio di Efeso del 431 d.C. con delibera imposta da san Cirillo; un secolo dopo la morte di Eusebio di Cesarea.

 Non è proprio così, è vero che il Concilio di Efeso nel 431 d. C. sancì il dogma, ma è anche vero che il titolo di Theotokos era usato già prima, per avere una breve illustrazione al riguardo vi segnalo: http://it.wikipedia.org/wiki/Theot%C3%B3kos
Alcuni codici anziché “Taddaios” (Taddeo) riportano “Lebbaios” (Lebbeo), altri fondono, senza alcun senso in quanto diverse, le due designazioni in “Lebbeo soprannominato Taddeo”, o viceversa. Fin qui si dimostra solo l’esigenza di modificare “san Taddeo” allontanadolo da un “Thaddaeus” troppo simile al vero “Theudas”. 

 La prima parte dell’affermazione è corretta, ma che questo dimostri la seconda parte è tutto da dimostrare, perdonatemi il gioco di parole. Infatti è vero che alcuni manoscritti riportano “Taddaios”, altri “Lebbaios” e altri scrivono “Lebbeo soprannominato Taddeo”, ma non si capisce come questo dimostri che si voglia nascondere il nome Taddeo perché troppo simile a Teuda, anzi si evidenzia il contrario perché Lebbeo è simile a Taddeo e addirittura abbiamo visto che alcuni manoscritti legano i due nomi. Se l’obiettivo era di nascondere il nome Taddeo non si poteva di certo fare in modo più inconcludente. L’unica spiegazione logica è che l’obiettivo non fosse quello, è più probabile che dal momento che i due nomi hanno radici dal significato simili (Taddeo viene da una radice che significa “petto” e Lebbeo da una radice che significa “cuore”) uno fosse il soprannome dell’altro.
Ma la ricerca chiarisce definitivamente queste manomissioni quando in manoscritti vetero latini, a loro volta ripresi da vangeli greci arcaici, leggiamo che Thaddaeus è chiamato “Giuda Zelota, come risulta nei codici contrassegnati secondo l’ordine dello “Apparato Biblico” nelle versioni vetus latinae “a,b,g,h,q”: a= vercellensis; b= veronensis; g= sangermanensis (Paris); h= claromontanus (Clermont); q= monacensis (Monaco). 

E’ vero che alcuni manoscritti in latino al posto di Giuda Taddeo hanno Giuda Zelota, ma quello che non è chiaro è come questo possa chiarire quelle che vengono qui chiamate manomissioni e che in realtà sono probabilmente o errori dei copisti o semplicemente variazioni dovute alla confusione sui nomi molti dei quali simili.
Quello che oggi viene definito come “Apparato Critico Biblico” consisteva di un elevato numero di vangeli, modificati ripetutamente sin dall’inizio, tradotti molti secoli addietro dal greco e trascritti in latino per essere diffusi in Europa, durante e in seguito la disgregazione dell’Impero Romano, allo scopo di soppiantare le credenze religiose autòctone 
illudendo quei popoli con la promessa della resurrezione dopo morti.

 Ecco un chiaro esempio di distorsione della storia e della realtà per propugnare la propria ideologia. Da sempre esistono innumerevoli manoscritti dei Vangeli, questi a volte presentano delle varianti tra di loro, ma varianti comunque marginali, mai sostanziali (cioè non è che si trova un Vangelo di Matteo che parla della morte di Cristo per crocifissione e un Vangelo di Matteo che parla della morte di Cristo per assideramento). A cosa sono dovute queste variazioni tra un manoscritto e l’altro? I manoscritti si chiamano così perché, sono scritti a mano (lo so è ovvio, ma alle volte è proprio l’ovvio che sfugge) e quindi nel copiare da un manoscritto all’altro ci possono essere delle sviste, degli errori o anche delle glosse (delle aggiunte) come può capitare? Semplicemente perché io che copio il manoscritto A, nello scrivere mi lascio andare e aggiungo un commento di lato, un mio personale commento a quello che sto copiando (tanto io lo so che è un mio commento e non parte del testo), poi quando qualcun altro copierà il mio manoscritto si troverà davanti il testo del manoscritto con anche il mio commento e senza sapere se quel commento è parte integrante o meno del testo decide di copiare anche quello e così si crea una glossa. I testi originari sono scritti in greco, ma poi ne vengono fatte anche delle copie in latino, perché? Non per illudere nessuno, ma per permettere la trasmissione di una fede in cui si credeva così tanto da dare spesso la vita. Per verificare quanto vi ho detto, a parte il buon senso, credo sia sufficiente cercare su un qualunque motore di ricerca “manoscritti dei Vangeli” e vedere quanti sono. Oltretutto un numero così alto di codici e manoscritti ci garantisce contro la manomissione e la falsificazione degli stessi proprio perché a volerli manomettere sarebbe stato impossibile modificarli tutti. Infine mi permetto una considerazione personale, il fatto che la Chiesa abbia accolto come canone i quattro Vangeli che sono tra di loro diversi sotto molti aspetti, anche nei dettagli, credo sia proprio la prova che non ci sia nulla da nascondere e che ciò che si voleva proporre al mondo era il messaggio di Cristo non i dettagli storici della sua vita terrena, altrimenti perché quattro Vangeli così diversi? Non sarebbe stato sufficiente uno solo dichiarando apocrifi gli altri?

Stabilito che “Thaddaeus” nella realtà era “Theudas” – dal significato “Luce di Dio”, un titolo riconosciuto ad un sedicente Profeta di nome Giuda – ritornando al “Giacomo” su richiamato, notiamo che Luca in “Atti degli Apostoli” non sente il dovere di specificare a quale “Giacomo” si riferisce, dei due che nomina in tale documento, e ciò significa che in origine c’era un solo Giacomo. 

Ecco credo che questo intero passaggio sia emblematico, perché fino a ora non si è stabilito o dimostrato un bel niente, si sono solo enunciate delle ipotesi, più o meno fantasiose, ma che non hanno come presupposto nessuna prova, semplicemente l’idea, anche questa mai provata, che i Vangeli siano stati creati ad arte o falsificati, per nascondere chissà quale informazione. L’unica cosa realmente verificabile è semplicemente una lontana assonanza tra “Thaddaeus” e “Theudas”, ma le assonanza da sole non vogliono dire nulla. Infine esemplare l’ultima frase dove dal momento che, si dice, Luca non specifica a quale Giacomo si riferisce allora ci doveva essere un solo Giacomo. Non ha senso, manca proprio il passaggio logico e soprattutto manca l’analisi di ipotesi alternative che possono essere più realistiche anche se meno funzionali alla tesi che si sta cercando di dimostrare. Quando si fa ricerca storica in questo modo non si fa ricerca storica, ma fantastoria.
Infatti in “Atti” non vediamo mai questi due “Giacomo” interagire affiancati e, fatto gravissimo, non viene riportato ilmartirio di Giacomo il Minore (il secondo): ne accertiamo la causa tramite apposita successiva indagine in cui si dimostra l’inesistenza di Giacomo detto “il Minore” o “il Giusto”. Infine, cadendo nel banale come abbiamo appena visto con Giuda, i vangeli accreditano anche questo “Giacomo” di troppe paternità (Alfeo, Clopa, Zebedeo e Cleofa) per poter essere giustificato storicamente come persona reale.

Premesso che vedremo successivamente che cosa verrà dimostrato con l’indagine di cui si parla (ma se è come le indagini viste fin qui non è che ci sia da aspettarsi molto). Giacomo detto “il Minore” nei Vangeli viene indicato come Giacomo d’Alfeo (Matteo 10,3, Marco 3,18, Luca 6,15, Atti 1,13). L’identificazione con un altro Giacomo di cui si parla nei Vangeli, figlio di Maria di Cleofa è successiva e non sicura, mentre l’identificazione con Giacomo “il Giusto” è un’identificazione che fa Eusebio di Cesarea su cui non pochi storici oggi come oggi sono in disaccordo. La frase sulle troppe paternità di Giacomo ha poco senso in quanto figlio di Zebedeo è l’altro Giacomo, quello detto il maggiore. Inoltre non possiamo escludere del tutto che Alfeo e Cleofa fossero nomi riferiti alla stessa persona. Infine il fatto che non venga riportato il martirio di Giacomo il Minore, di per sé non vuol dire nulla, ma rimandiamo all’indagine cui si accenna per capire se ci sono elementi validi per sostenere qualcosa di diverso.
Procediamo con l’analisi testuale evidenziando che Taddeo, ovvero Taddaios in greco e Thaddaeus in latino, erano nomi inesistenti in quelle lingue nel I secolo (verificare consultando i rispettivi vocabolari); furono traslazioni volutamente errate da un idioma all’altro per impedire l’identificazione dell’apostolo “Thaddaeus” col “Profeta Theudas” di nome Giuda, fratello di Giacomo, a sua volta fratello di Giovanni e di Simone, chiamati anche “Boanerghès”.

Come si può affermare che si tratti di “traslazioni volutamente errate”? Questa è, evidentemente, una congettura dell’autore tesa a dimostrare la sua tesi che comunque è decisamente debole, infatti se l’obiettivo era impedire l’identificazione di cui dice che senso avrebbe avuto fare delle modifiche che però lasciavano delle similitudini fonetiche, delle assonanze, tra i nomi in questione? Dal momento che i manoscritti, come abbiamo già detto, venivano ricopiati a mano non sarebbe costato nulla mettere dei nomi completamente e totalmente diversi. Proprio il fatto che non sia accaduto ciò dimostra che non c’era alcuna intenzione di nascondere nulla e che i due personaggi sono due personaggi completamente diversi. Infine il soprannome “Boanerghes” non è dato a Giovanni e Simone, ma ai fratelli Giacomo e Giovanni e Giuda Taddeo non è detto da nessuna parte fosse fratello di Giacomo fratello di Giovanni. Non perché a qualcuno piacerebbe che le cose fossero in un certo modo le cose stanno veramente in quel modo.

O meglio, se leggiamo l’insieme dei fratelli riportati nei Vangeli, risulta:

“Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, Ioses (Giuseppe), di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui con noi?” (Mc 6,3);
“Non è forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone eGiuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?” (Mt 13,55-56).

Sono tutti nomi di stretta tradizione giudaica ai quali manca “Giovanni” (uno dei “boanerghès”), indicato con “costui” perché, come stiamo per rilevare, è lui il soggetto di cui parlano i Giudei. Se fosse stato un qualsiasi ebreo di nome “Gesù” (Jeshùa) lo avrebbero chiamato in questo modo, senza problemi, come per i suoi fratelli; inoltre,violazione gravissima al costume giudaico, non viene identificato con il patronimico bensì col nome della madre: è evidente che, oltre il Suo, non doveva risultare neanche il nome del padre. Se i passi di “Marco” e “Matteo” li avesse scritti un vero testimone ebreo avrebbe riferito così:

“Non è Gesù, figlio di (bar) Giuseppe il carpentiere, il fratello di GiacomoGiuseppe, di Giuda e di Simone?”.

Teoria interessante che però presenta un enorme problema logico, infatti se si leggono i versi di Matteo precedenti a quelli citati ed esattamente Matteo 13, 53-54 si legge: “53 Or quando Gesù ebbe finite queste parabole, partì di là. 54 E recatosi nella sua patria, li ammaestrava nella lor sinagoga, talché stupivano e dicevano: Onde ha costui questa sapienza e queste opere potenti?” quindi il soggetto è Gesù, è chiarissimo, non c’è proprio alcun motivo di pensare diversamente e non si capisce perché dovrebbe invece essere Giovanni se non per sostenere la strana teoria dell’autore? Perché non viene usato il patronimico? Abbiamo già visto che ci sono casi, anche di autori ebraici dove il patronimico non è usato (basti pensare a Giovanni il Battista) e il riferimento solo alla madre forse è indice che il padre era morto da tempo. In ogni caso anche ammesso e non concesso che fosse come sostiene l’autore è sempre la logica a fare acqua perché che senso ha, se non voglio che una persona sia identificata, dare tutti i riferimenti corretti alla sua famiglia? Cioè lì vengono citati sia la madre che i suoi parenti (fratelli e/o cugini che fossero) se anche non viene citato il padre ho già abbastanza elementi per identificare di chi sto parlando, quindi la teoria del complotto o della falsificazione cade da sé.

Come sopra abbiamo visto, Giuda il Galileo era padre di Simone e Giacomo ma, essendo quest’ultimo fratello di Giuda Thaddaeus (vedi tabella), ovvero Giuda Theudas, ciò significa che Giuda il Galileo era anche suo padre. 

Che Simone e Giacomo fossero i nomi dei figli di Giuda il Galileo ce lo dice Giuseppe Flavio e in effetti è riportato il passo all’inizio di questa tesi. Quello che invece è un accostamento del tutto arbitrario dell’autore e per nulla dimostrato è che Giuda Thaddaeus fosse Giuda Theudas e che questi fosse il fratello del Giacomo figlio di Giuda il Galileo. Non c’è alcuna prova di questo anzi sembra proprio il contrario da quanto abbiamo visto fino ad ora e continuare a sostenere una tesi senza alcuna prova non la rende vera per il semplice fatto di ripeterla.
Poiché Giuda il Galileo fu capo degli Zeloti, il movimento ebraico estremista violento, gli evangelisti hanno dovuto individuare i fratelli di Gesù con il matronimico anziché col vero nome del genitore.

Cioè hanno solo nascosto il padre, come se, se davvero fosse stato così, tutti gli altri riferimenti familiari non sarebbero stati sufficienti a identificarlo. Se davvero si voleva fare questo era sufficiente modificare del tutto i nomi, in modo che non ci fosse alcuna somiglianza con quelli dei figli di Giuda il Galileo.

Lo scriba cristiano, altrònde, non poteva far nominare “Gesù” ai Giudei in quanto “Jeshùa” è inteso nei vangeli come “Salvatore Divino”, quindi non riconosciuto da Ebrei in “Attesa” del loro Messia Salvatore, al contrario degli evangelisti che hanno creduto nel Suo “Avvento” in epoca storica successiva.

Al di là del fatto che Gesù era un nome decisamente comune all’epoca (verificate qui http://it.wikipedia.org/wiki/Ges%c3%b9 o su qualunque altro sito preferiate), se i Vangeli, come sostiene l’autore sono stati manomessi e se, comunque, riportano accadimenti di parte che problema c’era a far chiamare Gesù tale dagli ebrei? Cioè non è che i Vangeli quando fa comodo riportano dati veri e quando fa comodo riportano dati artefatti… o l’una o l’altra…

Invero, se fosse stato il “Gesù Cristo” mirabile, come ci è stato inculcato oggi, i suoi paesani non l’avrebbero certo indicato come un semplice “carpentiere”.

E’ proprio l’indicarlo che significa il contrario. I Vangeli presentano Gesù come il Cristo e proprio per mostrare che non tutti lo hanno riconosciuto lo fanno chiamare “carpentiere”, come a dire ma chi è questo che parla così?

Infine, il primo a non chiamarsi mai “Gesù” fu proprio Lui: in nessun vangelo Cristo afferma di chiamarsi “Gesù“, ecco perchè non poteva essere il Suo vero nome (la analisi sul doppio significato del nome “Gesù” è pubblicata nell’XI argomento). 

Al di là del fatto che Gesù è chiamato tale in tutti i Vangeli, non è vero che lui non dica mai di chiamarsi così, è sufficiente andare a leggere il capitolo 18 del Vangelo di Giovanni per trovare che per ben due volte chi lo viene ad arrestare dice di star cercando “Gesù, il Nazareno” e Gesù, per due volte risponde: “Sono io!”. Tralasciamo l’analisi del capitolo XI perché prima è corretto finire questa e perché se lo stile è quello usato fino ad ora riteniamo sia poca cosa anche il contenuto.
E’ doveroso evidenziare che nel “Novum Testamentum Graece et Latine”, A. Merk – Roma – Pontificio Istituto Biblico, anno 1933, in una nota a fondo pagina, il curatore, sacerdote gesuita Agostino Merk, riferì che alcuni codici latini – classificati, D R (Epm E Q) ed altri greci classificati, S D 565 1424 1207 MUss 472 280 Ass Vr , risalenti al IX secolo – nel brano ora citato di Matteo (Mt 13,55-56) tra i fratellifigli di Maria, è presente anche Iohannes” “αννης”  
(Giovanni). Tali codici, da secoli utilizzati per indottrinare i popoli europei, sono stati contrassegnati con un asterisco (*) a significare che “non sono attendibili”. Ecco perché.

Bisognerebbe leggere prima che cosa riporta esattamente la nota citata (cosa che qui non è possibile), ma atteniamoci a quanto dice l’autore. Si tratta di manoscritti del IX secolo quindi di copie molto tarde dove gli errori in fase di copiatura possono essersi semplicemente sedimentati non rendendo il testo attendibile rispetto a copie ben più antiche. Quello che vale invece la pena sottolineare è come queste varianti sono presenti e vengono segnalate il che fa decadere del tutto la teoria del complotto perché sarebbe stato molto più semplice ed efficace fare sparire i manoscritti incriminati se realmente veicolavano informazioni che non si voleva fossero conosciute.

I lettori si saranno già resi conto del motivo per cui gli ecclesiatici della “Divina Provvidenza”, vere eminenze grigie nascoste, furono costretti a fare una cernita fra i manoscritti per eliminare quelli che includevano Giovanni dallinsieme dei figli di Maria. 

Questi manoscritti non furono eliminati, non è assolutamente vero, la prova è che esistono ancora, se ne parla e sono studiati. Semplicemente sono ritenuti meno attendibili di quelli più antichi. Invece il motivo per cui andassero eliminati sfugge completamente. Infatti se si voleva nascondere una cosa, bastava nasconderla completamente, non eliminare un nome qui e uno lì o modificarlo mantenendone l’assonanza, non ha proprio senso.

Gli esegeti avevano scoperto che bastava sottrarre dal totale dei figli di Maria, riferito nei codici “non attendibili” di Matteo, l’insieme dei fratelli citati nel vangelo di Marco (che indica “Gesù” con “costui”), per capire che “Gesù” (il cui vero significato è “Salvatore”) era Giovanni. Gli scribi cristiani del vangelo di Matteo sapevano che Giovanni era uno dei figli di Maria in base alla lettura del vangelo di Giovanni:

Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che Egli amava (Giovanni), disse alla madre: «donna,ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo:«Ecco tua madre!»…” (Gv 19,26).

 Ok, proviamo semplicemente a ragionare su quanto viene detto:

 

  • Prendiamo i figli di Maria citati nei codici “non attendibili” di Matteo.
  • A questi sottraiamo l’insieme dei fratelli (penso di Gesù) citati nel Vangelo di Marco.
  • Così facendo scopriamo che Gesù era Giovanni.
  • Però gli scribi cristiani lo sapevano già, senza bisogno di fare alcuna sottrazione, perché c’era scritto chiaramente (e la frase citata c’è scritta ancora oggi) nel Vangelo di Giovanni.

 Insomma un’operazione di insiemistica che non si capisce bene che c’azzecca perché prende un pezzo da una parte, un pezzo da un’altra per arrivare al risultato che vuole dimostrare, ma che però è già in bella vista da un’altra parte ancora (e allora perché nasconderlo? Se lo nascondo lo nascondo ovunque o non lo nascondo da nessuna parte). Non saprei proprio cosa altro commentare al riguardo perché mi sembra del tutto irrazionale e privo di ogni appiglio logico un modo di procedere di tal fatta.

Al fine di impedire lidentificazione di Giovanni con “Gesù”, gli amanuensi decisero di depistare i credenti dando alla madre di Giovanni il nome composto “Maria Salome”, laddove “Salome” è derivato dall’ebraico “Shalom” che significa “pace”; a questo punto non restava che assegnare a Giovanni un nuovo padre chiamato “Zebedeo” ed un solo fratello: Giacomo.

Ma, se si voleva davvero depistare i credenti non era più semplice dare alla madre di Giovanni un nome completamente diverso? Cioè per il padre, secondo l’autore, ci si inventa un nome completamente nuovo (Zebedeo) mentre per la madre no? E poi visto che ci siamo aggiungiamo anche un fratello, ma sì dai, però uno solo (e perché non una sorella?). Perdonatemi il tono scherzoso, che non vuole assolutamente deridere nessuno, ma semplicemente evidenziare la debolezza di questa teoria che fa proprio acqua sulla logica interna senza neanche bisogno di scomodare le fonti o fare chissà quale analisi sui testi.

Così facendo gli scribi separarono volutamente un significativo e pericoloso insieme dei fratelli ma, di “Giacomo”, fra gli apostoli, ve ne sono due: Giacomo il Maggiore e Giacomo il Minore. 
Il problemaancora irrisolto per la Chiesaé conoscere il nome del padre di Giacomo il Minore, il martirio del quale non è riportato in “Atti”; un aspetto gravissimo che depone a sfavore delle testimonianze di tutti gli evangelisti i quali avrebbero dovuto distinguerli … se fossero esistiti due “Giacomo”. 

Allora gli evangelisti parlano di due “Giacomo” e non li distinguono? E non conosciamo il nome del padre di uno dei due Giacomo? A me sembra che sia sufficiente leggere i Vangeli dove uno è, come abbiamo appena detto ricordato come figlio di Zebedeo e l’altro è detto Giacomo d’Alfeo (Matteo 10,3, Marco 3,18, Luca 6,15, Atti 1,13). Il patronimico consente di distinguerlo chiaramente dall’altro apostolo di nome Giacomo. E’ poi la tradizione che chiama l’uno Giacomo il Maggiore, e l’altro Giacomo il Minore. Insomma, mi sembra abbastanza chiaro che tutto questo complotto non c’è.

 
Come attestato da Eusebio di Cesarea, il vangelo originale di Matteo era scritto in aramaico e, fra i tanti vangeli di “Matteo” tradotti in greco, la decisione di scartare quelli che, ancora oggi, contengono l’informazione completa sulla totalità dei fratelli, figli di Maria e moglie di un “carpentiere” non identificabile, fu ed è un’azione mirata ad impedire la conoscenza di fatti realmente accaduti che vedevano Zeloti, con i medesimi nomi dei fratelli di “Gesù”, agire nella stessa epoca contro il dominio pagano di Roma sulla terra di Israele.

Come afferma lo stesso autore i Vangeli “scartati” sono, ancora oggi, del tutto visionabili e studiabili quindi non si è voluto e non si vuole nascondere nulla. E’ il modo di porsi di fronte a questi testi che lascia diversi dubbi. Ad esempio se in questi Vangeli non è identificato il carpentiere sposo di Maria, questo non significa automaticamente che esso sia diverso da quel Giuseppe di cui parlano gli altri Vangeli. Non c’è nessuna prova per affermare questo se non la voglia dell’autore di sostenere la sua tesi.

Bisognava evitare il rischio che qualche storico curioso facesse ricerche pervenendo a risultati definitivi tanto veritieri quanto pericolosi per la dottrina cristiana, derivata da quella giudeo messianica riformata, poiché gli esegeti del Clero sapevano, e sanno, quali erano le testimonianze riferite nella storia: le stesse che, ancora oggi, siamo in grado di rinvenire progredendo negli studi avvalendoci della stessa metodologia applicata a Theudas.

Se la metodologia che si intende applicare è quella che abbiamo visto applicata a Theudas allora forse non vale la pena neanche di proseguire a leggere dal momento che abbiamo visto essere una metodologia profondamente inquinata dall’ideologia e che tende ad analizzare solo ciò che serve per dimostrare quello che si è già deciso essere vero. Riguardo la prima parte della frase faccio notare che i testi sono sempre stati studiabili e se qualche storico volesse fare le sue ricerche può sempre farle (e le ha fatte), se invece si voleva tenere nascosta chissà quale verità la cosa più semplice e logica, se questi testi davvero creavano problemi, era sufficiente distruggerli. Se oggi nessuno storico serio afferma cose del genere è perché, come abbiamo visto, non stanno proprio in piedi.

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