Religione, fatto privato?


In questi giorni ho fatto una riflessione, mi è capitato di leggere, in più di un’occasione di fumetti a volte scherzosi, a volte duri, dove di fatto si prende in giro la religione cattolica e in particolare i credenti nella religione cattolica. Leggendo poi le motivazioni che spingono gli autori a scrivere tali opere, loro affermano di non avercela di per sé con la religione e con chi ci crede purché essa rimanga in un ambito privato e non sconfini oltre. Detto in parole terra terra, se ho capito bene (ma penso di sì), significa: se tu credente pensi che la vita sia sempre un valore e ritieni l’aborto qualcosa da non fare va bene, quando ti troverai tu a dover decidere se abortire o no, potrai scegliere, ma non ti sognare di dire a me che non posso farlo. Chiaramente al posto di aborto ci possiamo altra cosa del tipo divorzio, eutanasia e via discorrendo… A qualcuno un discorso di questo tipo sembrerà non fare una piega, ma invece di pieghe ne fa e molte e anche serie. Infatti credere in qualcosa, se ci si crede veramente, non si limita alla sfera privata, ma parte da questa per espandersi poi alla sfera pubblica. Faccio un esempio, se io credo all’amore verso il prossimo, sicuramente prima inizierò ad amare me stesso (che è un presupposto necessario), ma poi inizierò a cercare di amare chi mi sta accanto (magari semplicemente mostrandomi gentile) e quindi uscirò dalla mia sfera privata ed entrerò necessariamente in quella pubblica, proprio perché nessuno di noi è realmente un’isola. Questo tipo di ragionamento che vorrebbe la religione relegata semplicemente a una dimensione privata è tipicamente adolescenziale di chi non vuole confrontarsi con nessuna idea nel merito, ma semplicemente pensare di avere la libertà di poter fare tutto ciò che vuole.

Ora supponiamo che io sia animalista, convinto, ad esempio che la caccia sia da abolire perché dovrei tacere? O mantenere questo mio concetto solo per me? Perché non posso fare battaglie, anche politiche per proporre all’opinione pubblica questo mio pensiero e se lo condivide di trasformarlo in legge? O se non lo condivide di bocciarlo? Questa è la democrazia.

Ora supponiamo che io sia di sinistra e abbia idee di sinistra su come debba essere gestito lo stato, perché dovrei tacerle o mantenerle solo per me? Perché non posso fare battaglie, anche politiche per proporre all’opinione pubblica questo mio pensiero e se lo condivide di trasformarlo in legge? O se non lo condivide di bocciarlo? Questa è la democrazia.

Ora supponiamo che io sia di destra e abbia idee di destra su come debba essere gestito lo stato, perché dovrei tacerle o mantenerle solo per me? Perché non posso fare battaglie, anche politiche per proporre all’opinione pubblica questo mio pensiero e se lo condivide di trasformarlo in legge? O se non lo condivide di bocciarlo? Questa è la democrazia.

Invece, secondo chi sostiene le tesi che dicevo all’inizio, se sono religioso, in particolare cattolico, io dovrei tacere le mie idee, non devo fare battaglie anche politiche per proporre all’opinione pubblica il mio pensiero affinché se lo condivide divenga legge o se non lo condivide venga bocciato.

… ecco questo non mi sembra tanto democratico, mi sembra molto adolescenziale…

3 Risposte to “Religione, fatto privato?”

  1. Enrico Oliosi Says:

    Ciao Davide. Aggiungo solo una cosa: da cattolici noi siamo interessati anche a ciò che i non-cattolici o non religiosi pensano della religione (ed in particolare della nostra), dal momento che da qualsiasi confronto nasce un momento di riflessione e di crescita anche (soprattutto) per noi.
    Quindi non solo promuoviamo il nostro credo, ma invitiamo anche a chi la pensa diversamente a fare altrettanto ed a non nascondersi nello loro sfera privata. Molti volte nella storia, proprio riflessioni di queste persone “apparentemente” distanti, ci hanno fatto fare passi importanti.

  2. Silvano Valenti de Wiederschaun Says:

    E vabbè! Reverendo o laico che siate, avete le Vostre ragioni e la Vostra difesa non fa una grinza.
    Trovo da eccepire tuttavia che la Chiesa non può dialogare col mondo in peccato mortale. Dal dialogo esce sempre perdente.
    Che l’interlocutore sia il fascismo, il marxismo, il liberalismo 4e, attualmente il sionismo – punta d’iceberg dello stramaledetto mondialismo sterminatore e rapinatore l’esito non cambia. La Chiesa ne esce sempre perdente e screditata.

    La Chiesa non aveva forse condannato la Democrazia ancor prima che essa si rivelasse lo scellerato Vaso di Pandora che è? Chi accetta la democrazia è libero di divorziare, abortire, sodomizzare, e abbuffarsi di tutti frutti proibiti dell’Albero. Voi che, a ragione, condannate tutto questo non potete accettarla e dovete restarVene zitti e buoni nel Vostro hortus conclusus dove c’è posto solo per le Virtù teologali e cardinali, Bacio le mani. SVW – Caracas.

  3. franco spazzini Says:

    Mah..io, lo so, sono molto terra terra, e quindi faccio fatica ad entrare in questo ragionamento! Mi viene in mente solo una cosa, ma Gesù, dopo la Sua resurrezione, agli apostoli, non ha comadato: “Andate in tutto il mondo ed annunciate la Buona Novella, a chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, e chi non crederà, sarà condannato”. Ora è chiaro che non possiamo forzare nessuno, non è questo che voglio dire, anche perché Gesù stesso non forzò mai nessuno…….però…. annunciare sì, questo non possiamo non farlo se vogliamo ubbidire al Suo comando. Ergo come possiamo pensare di ridurre il Vangelo ad un fatto privato?
    ciao
    franco

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