Rinuncia all’Ufficio di Romano Pontefice


Pubblico di seguito un bel pezzo di Gennaro Stammati che ci aiuta a percorrere, nella storia del cattolicesimo, la figura dei Papi che hanno rinunciato al loro incarico. Contestualmente vorrei ringraziare Benedetto XVI per tutto ciò che ha fatto per la cristianità e il cattolicesimo in particolare assicurandogli la mia preghiera e dicendogli, di cuore, che è stato un grande Papa. 

 

L’11 febbraio u.s. Papa Benedetto XVI ha inaspettatamente stupito il mondo intero annunciando la rinuncia all’ Ufficio di Romano Pontefice, a partire dalle ore 20.00 del giorno 28 febbraio 2013, lasciando vacante il Seggio Pontificio.

 Siamo troppo vicini agli eventi per formulare commenti di natura storica, legale, teologica e umana su questa decisione del Papa e lasciamo quindi a tempi futuri una valutazione meno emotiva e più completa. Possiamo tuttavia esaminare i precedenti che la storia ci ha consegnato e cercare di inquadrarli nella realtà dei tempi in cui si verificarono.

I primi casi di rinuncia si riferiscono a tempi assai lontani quando la Chiesa aveva solo pochi anni di vita e le situazioni storiche erano ben diverse da quelle dei giorni nostri.

Il primo papa che rinunciò al suo ministero fu San Clemente (4° Papa della Chiesa Cattolica) negli ultimi giorni dell’anno 100. Le informazioni in nostro possesso sono troppo scarne e confuse per poter valutare appieno questo gesto. Sappiamo che, dopo la conversione di elementi vicini all’Imperatore Traiano, fu esiliato e poi annegato in mare con un’ancora al collo. La storia ci riporta che, al momento del suo arresto, abdicò designando Evaristo come suo successore per evitare che i cristiani restassero senza una guida.

Nel 235, durate una delle tante persecuzioni contro i cristiani, Papa Ponziano (18° della Chiesa Cattolica), fu condannato alla deportazione in Sardegna. Come San Clemente, anche Papa Ponziano rinunciò al suo ministero e, al suo posto, venne eletto Anterio.

Circa 300 anni dopo un altro papa si trovò costretto a rinunciare al seggio pontificio. Si tratta di Papa Silverio (58° Papa della Chiesa Cattolica) che, nel 537 fu catturato ed esiliato dal generale bizantino Belisario. Alla rinuncia di Silverio venne consacrato vescovo di Roma, e quindi papa, Vigilio.

Diverso e poco chiaro è invece il caso di Papa Martino I (74° della Chiesa Cattolica). Siamo nel 653 in un periodo di aspri contrasti fra Papato ed Impero Bizantino. Per ordine dell’Imperatore di Bisanzio, Costante II, Papa Martino venne arrestato e poi esiliato in Crimea dove morì nel 655. La storia riporta di una tacita rinuncia al seggio pontificio e dell’elezione di Papa Eugenio I che sembra essersi concretizzata nel 654 quando il suo predecessore era ancora vivente.

Un altro caso, complicato e difficile da inquadrare, è quello che si riferisce alla figura di Papa Benedetto IX che fu papa ben tre volte (145° papa dal 1032 al 1045; 147° papa sempre nel 1045; 150° papa dal 1047 al 1948). A seguito di lotte cruente fra diverse fazioni romane, Papa Benedetto fu esiliato da Roma e al suo posto fu eletto Papa Silvestro III (da alcuni considerato un “antipapa”). Tornato a Roma Papa Benedetto cacciò Papa Silvestro e riprese il pontificato che però abbandonò da lì a poco abdicando e consentendo (forse macchiandosi di simonia) l’elezione del suo successore, Papa Gregorio VI. Quest’ultimo rimase in carica per pochissimo tempo e, sempre per le lotte fra le varie fazioni romane, fu costretto a dimettersi accusato di aver comprato il seggio papale. Al suo posto fu eletto Papa Clemente II. Anche quest’ultimo però non rimase papa a lungo e, infatti, morì nel giro di un anno, forse avvelenato. Alla sua morte tornò, e fu rieletto papa, per la terza volta, Benedetto IX.

Dalla storia apprendiamo anche il caso più famoso, quello di Papa Celestino V (192° della Chiesa Cattolica), noto anche per i versi danteschi che lo consegnano ai posteri come “colui che fece il gran rifiuto” (Dante Alighieri, Inferno III, 58-60).

Siamo nel 1294. Papa Nicolò IV era morto nel 1292 e per ben due anni i porporati riuniti in Conclave non avevano trovato alcun accordo per la nuova elezione papale. In quel periodo, caratterizzato da guerre e battaglie fra diversi reami d’Europa, si levò la voce di un frate eremita, Pietro del Morone che, come un profeta biblico, ammonì i porporati a concludere sollecitamente il Conclave, pena un castigo del Signore. L’ammonimento fece concentrare i voti sulla figura di questo povero religioso che fu quindi eletto Papa. Dopo una certa resistenza Pietro del Morone, per obbedienza, accettò il seggio pontificio col nome di Celestino V. Persona semplice, impreparato a ricoprire un ruolo di quell’ importanza e probabilmente manovrata da sovrani e cardinali, papa Celestino, schiacciato dalle responsabilità, rinunciò al seggio pontificio il 13 dicembre 1294, dopo meno di quattro mesi di pontificato.

L’ultimo caso di rinuncia all’ ufficio di Romano Pontefice, prima di quello attuale di Papa Benedetto XVI, avvenne nel 1415 in un altro periodo travagliato della storia della Chiesa, all’ epoca dello Scisma d’Occidente. La Chiesa si trovava divisa fra “obbedienza romana” ed “obbedienza avignonese”, nell’ insolita posizione di avere contemporaneamente tre personaggi che, appoggiati da una o da un’altra fazione di re, nobili e potenti, si fregiavano del titolo di Papa: Gregorio XII, papa regnante (205° della Chiesa Cattolica) eletto nel 1406 dal “conclave romano”; l’antipapa Giovanni XXIII, eletto nel 1410 dal concilio di Pisa; l’antipapa Benedetto XIII eletto nel 1394 dall’ “obbedienza avignonese”. Durante un nuovo Concilio, tenutosi a Costanza, l’Imperatore del Sacro Romano Impero, Sigismondo, richiese a tutti e tre l’abdicazione così da consentire la fine dello scisma e l’elezione di un papa in rappresentanza della chiesa così riunita. Tralasciando le vicende umane dei due antipapi, la storia registra la rinuncia di Gregorio XII al seggio pontificio nel 1415 e, dopo due anni di sede vacante, l’elezione di un nuovo papa nella figura di Martino V.

 Ringraziamo Papa Benedetto XVI per la sua attività pastorale e rivolgiamo allo Spirito Santo una preghiera perché illumini i porporati che dovranno eleggere il prossimo successore di Pietro.

Gennaro Stammati

       

 

Febbraio 2013

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