Una testimonianza di fede


Qui di seguito pubblico, dopo aver avuto l’autorizzazione dalla famiglia, la testimonianza di uno dei figli di un collega che è scomparso di recente. La pubblico perché credo sia molto bella e sopratutto una bella testimonianza di fede cristiana.

 

Ciao a tutti! Intanto mi presento: mi chiamo Paolo, 27 anni, sono il primo di 4 fratelli, mi sono sposato il 22 settembre con Giulia, primogenita di 6 fratelli. Mi è stato chiesto di raccontarvi la mia esperienza, soprattutto quella con mio papà che è andato in cielo il giorno prima del mio matrimonio (non vi preoccupate, è stato un matrimonio bellissimo, anzi speciale!). Non è facile raccontarvi tutto: dovrei scrivere pagine, parlarvi, ma non voglio annoiarvi!!! Proverò ad essere il più sintetico possibile…

Parto da una frase che hanno detto i colleghi al suo funerale: “Gianni metteva sempre al primo posto la famiglia. Era sempre il primo ad arrivare a lavoro e l’ultimo ad andarsene”. Queste parole sono profondamente vere, ma mi hanno fatto sorridere. Come può un uomo, al mondo d’oggi, mettere sempre al primo posto la famiglia e essere comunque il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene dal lavoro? Sembrerebbe un controsenso…ma non è così. Se una persona capisce dove si trova il “motore”, il centro della sua vita, riesce anche ad essere un gran lavoratore e allo stesso tempo un fantastico papà. Uno dei capi di mio padre lo rimproverava spesso bonariamente “…eh lo so che tu metti sempre al primo posto la famiglia…”. Ma lui ogni volta scuoteva la testa e rispondeva “ti sbagli: la famiglia è al secondo posto, al primo c’è qualcun altro”.

Ecco chi era mio papà: una persona normalissima – con tanti difetti e paure, come tutti –  che però, a un certo punto della sua vita, ha come intuito che, per essere davvero felice, doveva mettere al primo posto questo “qualcun altro” e fidarsi di lui. Grazie a questo “fidarsi” si è sposato, ha avuto 4 figli, si è realizzato anche nel lavoro e perfino nella sofferenza non l’ho mai sentito ribellarsi o parlare male di Dio. Tante volte i miei genitori hanno lasciato me e i miei fratelli da soli per mettere al primo posto Dio (quante serate , sabati e domeniche con le baby sitter!), eppure sono sempre stati un padre e una madre presenti e noi non ci siamo mai sentiti soli. Avevamo capito già da piccoli che per i miei genitori, mettere al primo posto Dio, era fondamentale e aiutava la nostra famiglia a essere davvero una famiglia cristiana: dove si può sbagliare e litigare ma anche, e soprattutto, perdonarsi e ricominciare ogni giorno da capo. I miei genitori lo hanno fatto “nella buona e nella cattiva sorte” e “finché morte non li ha separati”, in barba a tutto quello che ci viene detto da amici, colleghi, parenti: che non è davvero possibile un “per sempre”, che l’amore finisce. Certo che è possibile! Con l’aiuto di Dio lo è! Io posso dire di averlo visto concretamente. Questa storia è vera.

Mio papà si è ammalato circa 2 anni fa di tumore, in quegli anni era salita al cielo per la stessa malattia anche la mamma di Giulia. Non vi racconto tutto e non voglio intristirvi, ma le nostre storie sono ancora più difficili e complicate di così, immaginatevi una famiglia di 6 figli senza la mamma. Eppure quello che ci ha permesso durante i momenti difficili, e oggi, di essere in pace e felici, è proprio il fatto che mio papà e la mamma di Giulia avevano già fatto un incontro profondo con il loro vero Padre, quello che sta in cielo, cioè Dio. Sono solo tornati da Lui. “E’ solo una gara a chi ci arriva prima” mi ha detto mio papà, subito dopo avermi spiegato che non gli restava molto da vivere.

Non so se vostro papà vi abbia mai parlato del cielo, o se voi genitori abbiate mai parlato ai vostri figli del cielo. Non delle nuvole  e del tempo, ma di qualcosa di più profondo, che mette in crisi ogni uomo, piccolo o grande che sia: ovvero la paura che dopo la morte non ci sia niente, che sia tutto qui, che ti spacchi la schiena a scuola e a lavoro per arrivare a fine mese…e tutto questo non servirà a niente. Io ho avuto la fortuna che mio papà mi ha parlato tante volte del cielo: da piccolo, da adolescente, quando non volevo, quando ridevo delle cose di chiesa e della sua fede, e anche durante la malattia e la sofferenza. Per Lui questo cielo è sempre stato un cielo aperto e la morte solo un passaggio che ci porta a riunirci con il nostro creatore: un secondo matrimonio insomma! E’ difficile credere che ci sia la vita dopo la morte, lo so, anch’io a volte ho tanti dubbi, la fede in fondo è un dono.

Quello che posso dirvi è che, in questi anni, ho capito che mio papà aveva sicuramente ragione su un punto: l’unica cosa che conta davvero nella vita è incontrarsi con l’amore di Dio. Tutto il resto è solo contorno e ti verrà dato oltre le tue aspettative e nei modi che tu non puoi neanche immaginare. Come potevo pensare a un matrimonio felice sposandomi il giorno dopo la morte di mio papà? Invece è stato stupendo, mio papà c’era e anche la mamma di Giulia. Abbiamo fatto festa perché lui voleva così e perché in fondo non è da tutti poter celebrare due matrimoni in tre giorni: quello mio con Giulia e quello di mio papà con suo Padre. Certo a volte viene tristezza e malinconia, è umano, ma noi cristiani abbiamo un dono grandissimo, una speranza: che il cielo sia un cielo  aperto. Mi fermo qui, il resto possono raccontarvelo anche la Dorella e la Nicoletta, anche perché mentre io e i miei fratelli eravamo con le nostre baby sitter, mio papà parlava di questo cielo aperto proprio a loro!

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