Talpiot Fatti Essenziali – La Prima Scoperta


The First Discovery

In 1980 a tomb was found in south Jerusalem that had ten ossuaries in it. It was one of hundreds of tombs that have been uncovered since the 1970s. Yet only now has it been identified as the Jesus tomb.

Of all the thousands of ossuaries pulled from those tombs, only about 20% bear inscriptions. In the case of the Talpiot tomb, six of them – 60%–had inscriptions. This was an elite family. Greek, Hebrew, Aramaic, even Latin, were all represented in the burial cave.

Every inscription has been corroborated by the world’s leading scholars in the field, includingprofessors Amos Kloner, Tal Ilan, Frank Moore Cross and the legendary L.Y. Rahmani. The inscriptions appear in Rahmani’s A Catalogue of Jewish Ossuaries in the Collection of the State of Israel published by the Israel Antiquities Authority (IAA).

And every inscription bears a relationship to the Gospels. While the names themselves range from the most common to the fairly rare, it is the cluster of names that is unique.

The first inscription, written in Aramaic (an ancient dialect of Hebrew), states: “Yeshua bar Yosef.“Translated, it reads “Jesus son of Joseph.” This is very rare. Out of all the inscriptions catalogued, only one other “Jesus, son of Joseph” inscription has ever been uncovered.

The second inscription, written in Hebrew reads: “Maria.” 25 % of all Jewish women in first century Judea (ancient Israel) were called “Miriam,” in English, “Mary.” As a result, to distinguish one from the other, variants and nicknames were adopted. Through literary sources the name of the mother of Jesus has always come down to us in one way: “Maria”, i.e. the Latin version of “Miriam.” Finding a Latin version of a Hebrew name inscribed phonetically in Hebrew letters is rare. Only eight other such inscriptions have ever been identified.

The third inscription, written in Hebrew, reads: “Matia”. This is the Hebrew original of the English “Matthew”. It is not known whether the writer of the Gospel was one of Jesus Disciples, or a member of his family. What is known, however, from the genealogy provided in Luke (3:23) is that unlike Joseph, Mary mother of Jesus, had many “Matthews” in her family. Unlike, say, a “Daniel” or a “Jonah”, the appearance of a “Matthew” in this family’s tomb is consistent with the information provided in the Gospels.

The fourth inscription, written in Hebrew, reads: “Yose”. This is a very rare rendering, a nickname for the Hebrew “Yosef”, like “Joey” to “Joseph” in modern English. The Gospels tell us that Jesus had four brothers: James, Judah, Simon and Joseph. The “Yose” inscription from this tomb is the only such example of this name on an ossuary. In the Gospel of Mark, the earliest Gospel, Joseph, brother of Jesus, is not called “Joseph”, but “Yose.”

The fifth inscription, written in Greek, reads: “Mariamene e Mara“, an endearing form of the name “Mariamne.” This is the only inscription found in the tomb written in Greek, and is a second Mary. From the Acts of Philip, a fourth century work ostensibly written about Mary Magdalene’s brother, Phillip, and recently recovered from a monastery at Mt. Athos in Greece, Professor Francois Bovon (Harvard University) has determined that Magdalene’s real name was “Mariamne.”

The sixth inscription is also written in Aramaic, it reads: “Yehuda bar Yeshua“. Translated, it means “Judah, son of Jesus”. There is no written tradition that Jesus had a son. This small, child’s ossuary may have held the mortal remains of the son of Jesus and Mary.

La prima scoperta

 

Nel 1980 fu scoperta una tomba a sud di Gerusalemme che conteneva dieci ossari. Era una delle centinaia di tombe che sono state scoperte sin dal 1970. Ma solo adesso è stata identificata come la Tomba di Gesù.

Di tutte le migliaia di ossari estratti da queste tombe, solo il 20% aveva delle iscrizioni. Nel caso della tomba di Talpiot, sei di loro (60%) avevano delle iscrizioni. Questa era una famiglia dell’elite. Greco, Ebraico, Aramaico, perfino Latino erano tutti rappresentati nella cava sepolcrale.

Ogni iscrizione è stata corroborata dai migliori studiosi mondiali nel campo, incluso il professor Amos Kloner, Tal Ilan, Frank Moore Cross e il leggendario L.Y. Rahmani. Le iscrizioni appaiono nel “Catalogo degli ossari Giudei nella collezione dello Stato di Israele” a cura di Rahmani e pubblicato dall’Autorità per le Antichità Israeliane (IAA).

E ogni iscrizione porta a una relazione coi Vangeli. Mentre gli stessi nomi vanno dai più comuni agli abbastanza rari, è il gruppo di nomi che è unico.

La prima iscrizione, scritta in Aramaico ( un antico dialetto ebraico) dice: “Yeshua bar Yosef”. Tradotto è: Gesù figlio di Giuseppe. Questo è molto raro. Di tutte le iscrizioni catalogate solo un’altra iscrizione con “Gesù figlio di Giuseppe” è stata mai scoperta.

La seconda inscrizione, scritta in Ebraico dice: “Maria”. Il 25% di tutte le donne giudee nella Giudea (antico Israele) del primo secolo si chiamavano Miriam, in inglese, Mary. Di conseguenza, per distinguersi una dall’altra, si usavano varianti e soprannomi. Attraverso le fonti letterarie il nome della madre di Gesù ci è sempre arrivato in un solo modo: Maria. (la versione latina di Miriam). Trovare la versione latina di un nome ebraico scritto foneticamente in lettere ebraiche è raro. Solo altre otto iscrizioni simili sono state identificate.

La terza inscrizione, scritta in Ebraico dice: “Matia”. Questo è l’originale ebraico dell’inglese Matthew (Matteo). Non sappiamo se lo scrittore del Vangelo fosse uno dei discepoli di Gesù o un membro della sua famiglia. Quello che sappiamo, comunque, dalla genealogia fornita da Luca (3, 23) è che diversamente da Giuseppe, Maria la madre di Gesù, aveva molti “Matteo” nella sua famiglia. Diversamente, diciamo, da “Daniele” o “Giona” la comparsa di un “Matteo” in questa tomba di famiglia è coerente con le informazioni finite dai Vangeli.

La quarta inscrizione, scritta in Ebraico, dice: “Yose”. Questa è una forma molto rara, un soprannome per l’ebraico Yosef, come Joey lo è Joseph nel moderno inglese. I Vangeli ci dicono che Gesù aveva quattro fratelli: Giacomo, Giuda, Simone e Giuseppe. L’inscrizione “Yose” di questa tomba è l’unico esempio di questo nome su un ossario. Nel Vangelo di Marco, il più antico dei Vangeli, Giuseppe, fratello di Gesù non è chiamato Joseph, ma Yose.

La quinta inscrizione, scritta in Greco, dice: “Mariamene e Mara” una forma affettuosa del nome Marianna. Questa è l’unica inscrizione trovata nella tomba scritta in greco, ed è una seconda Maria. Dagli Atti di Filippo, un’opera del quarto secolo apparentemente scritta dal fratello di Maria Maddalena, Filippo, e recentemente recuperata da un monastero sul monte Athos in Grecia, il professor Francois Bovon (Harvard università ) ha stabilito che il vero nome della Maddalena era Marianna.

La sesta iscrizione è anch’essa scritta in Aramaico e dice: “Yehuda bar Yeshua“. Tradotta significa: ” Giuda, figlio di Gesù”. Non c’è nessuna tradizione scritta che Gesù avesse un figlio. Questo piccolo, ossario da bambino potrebbe aver contenuto i resti mortali del figlio di Gesù e Maria.

 

La scienza che studia le inscrizioni si chiama epigrafia. Chi se ne occupa deve conoscere bene come è cambiato nel tempo il modo di scrivere le lettere, come è cambiata la loro ortografia e la grammatica in particolare, nel nostro caso, dell’ebraico, dell’aramaico e del greco. Per chi non se ne occupa può sembrare che certe questioni epigrafiche siano poco importanti o che si tratti di cercare il pelo nell’uovo, ma non è così. L’epigrafia è una scienza in cui ogni particolare è importante e dove la precisione è fondamentale altrimenti i risultati a cui si arriva possono essere del tutto sballati.

Tenendo in mente tutto questo andiamo a vedere le sei iscrizioni trovate sugli ossari di Talpiot, una alla volta.

 

La prima iscrizione dicevamo è in Aramaico (un antico dialetto ebraico) e dice: Yeshua bar Yosef. Tradotto è: Gesù figlio di Giuseppe. Ma siamo proprio sicuri che questa iscrizione sia da leggersi così? La maggior parte degli studiosi che hanno affrontato l’argomento ritengono di sì, tranne il Dottor Stephen Pfann e il Dottor Craig Evans. Il primo è il preside dell’universitá della Terra Santa di Gerusalemme ed esperto di lingue semitiche e come si può verificare qui (http://news.nationalgeographic.com/news/2007/02/070228-jesus-tomb_2.html) dopo aver osservato l’inscrizione in un immagine ad alta risoluzione ha affermato che non crede ci sia scritto Yehoshua (Gesù), ma Hanun o una cosa simile. Il secondo, professore di Nuovo Testamento in Canada, con più di sessanta pubblicazioni all’attivo esprime tutti suoi dubbi, sul suo sito (http://www.craigaevans.com/tombofjesus.htm), dubbi che si possono riassumere con una frase “vedo le parole “figlio di Giuseppe” ma non riesco a vedere la parola Yeshua (Gesù)”. Cerchiamo ora di entrare ancora di più nel dettaglio, per quanto possibile, e cercare di capire ancora meglio.

Ecco qui l’immagine dell’iscrizione come si presenta

Questa è invece l’iscrizione a cui sono state sovraimpressi i caratteri ebraici in blu nella parte finale dell’inscrizione. Come vedete la forma delle lettere è simile e ci permette di leggere la parte finale dell’iscrizione (gli ebrei, ancora oggi, scrivono da destra a sinistra) che è bar Yehosef “figlio di Giuseppe”.

Qui, invece vediamo la stessa iscrizione, ma con evidenziate, in rosso le lettere che dovrebbero comporre il nome di Gesù.

 

Di solito il nome Gesù, in ebraico, è composto da Yod, Shin, Wav e , ‘Ayin.

 

 

 

 

 

 

Nel caso dell’iscrizione sull’ossario di Talpiot abbiamo, da destra verso sinistra, Yod e Shin che sono unite tra di loro e la Wav assente. Levi Yizhaq Rahmani, un archeologo israeliano, curatore capo del Dipartimento Israeliano dell’Antichità e famoso sopratutto per i suoi lavori sulle tombe e gli ossari nel periodo del secondo Tempio (gli ossari sono di solito catalogati come “Rahmani n. 5” secondo la numerazione presente nel catalogo Rahmani del 1994) ha messo un punto di domanda accanto alla traduzione “Gesù (Yeshua)” per indicare un’incertezza. È quindi possibile che Wav sia unita o sovrascritta al primo tratto della lettera successiva, é però altrettanto possibile che l’ultimo tratto dell’ultima lettera unita a un’altra lettera che si chiama Yod. Se fosse così avremo il nome ebraico “Yish’i” che in italiano diventa “Isei” (è un nome che nella Bibbia ricorre alcune volte, si veda ad esempio il secondo libro delle Cronache capitolo 2, verso 31). Quindi l’interpretazione di questa iscrizione è tutt’altro che univoca e a questo punto viene da fare una considerazione logica. Il fulcro di tutta la predicazione di Gesù era che lui fosse morto, ma che poi era risorto, quindi perchè la sua famiglia, i suoi seguaci avrebbero dovuto, in ogni caso, darsi da fare per costruire un ossario con il suo nome sopra? Per rendergli onore, ma se anche così fosse stato perchè inciderlo in maniera così equivoca e non chiara?

 

Sulla lettura delle iscrizioni numero due e tre possiamo concordare, come d’altronde fanno tutti gli studiosi, ma vorrei sottolineare che non capisco da dove si prenda che la notizia che Maria, la madre di Gesù, avesse molti “Mattia” nella sua genealogia. Sulla quarta ci sono dei seri dubbi che si legga Yose, infatti come fa notare il professor Craig Evans (http://www.craigaevans.com/tombofjesus.htm) probabilmente l’iscrizione andrebbe vocalizzata in Josah.

 

Sulla quinta iscrizione, che é quella sicuramente più ambigua, consiglio di leggere il lavoro del professor Stephen Pfann, “Mary Magdalene is non missing” (http://www.uhl.ac/MariameAndMartha/) purtroppo è in inglese, ma é un testo estremamente chiaro che dimostra come la lettura corretta dell’iscrizione numero cinque é “Mariame kai Mara” cioé, tradotta, “Maria e Marta”. Quindi Maria Maddalena non c’entra proprio nulla. Questo è però uno dei punti cruciali su cui si basa l’intera teoria e quindi, pur non essendoci alcuna prova che le ossa contenute all’interno dell’ossario appartenessero a Maria Maddalena si continua a sostenere il contrario. Per questo forse è bene soffermarsi un po’ di più su questa iscrizione osservando, innanzitutto come il nome “Maddalena” non sia scritto da nessuna parte.

Come possiamo osservare dall’immagine seguente

 

 

La prima cosa che si nota dall’immagine è che tra la M e la N c’è una ETA, lettera greca che si legge come la nostra “E” quindi la lettura della prima parte dell’iscrizione è “MARIAMENOU” non “MARIAMNE” cioè il nome Marianna. Poi prima di Mara e dopo Mariamenou c’è un segno che molti interpretano come un abbreviazione di un’altra ETA, mentre altri ritengono sia solo un graffio senza importanza. Difficile dire chi abbia ragione in questi casi, ma si può vedere chiaramente come fare affermazioni sicure in casi come questi sia molto difficile.

Torniamo a “Mariamenou”, la desinenza “ou” ci dice che si tratta di un genitivo e, vista la situazione, di un genitivo possessivo, ovvero potremmo tradurlo come ” Di Maria” questo perchè “Mariamenou” non è il genitivo di Marianna (che è un nome molto conosciuto nel periodo di Gesù e che al genitivo sappiamo bene farebbe Mariamemnes) bensì il genitivo di una forma diminutiva di Maria, come dire “Mariuccia”, “Marietta”. Questo può voler dire che in quell’ossario c’era sepolta una bambina oppure una persona particolarmente cara per la quale si usava un diminutivo.

Però il sito afferma anche che negli Atti di Filippo, Maria Maddalena è chiamata Marianna, è vero?

Innanzitutto precisiamo che gli Atti di Filippo sono un testo apocrifo del Nuovo Testamento, scritto in Greco e datato al IV secolo dopo Cristo, il testo completo è stato ritrovato solo nel 1974 in un monastero sul monte Athos in Grecia da Francois Bovon e Bertrando Bouvier. Se riuscite a trovare il testo in rete (io ho trovato solo una versione inglese) è poi più semplice fare una semplice ricerca sul testo e vedere i passi in cui si parla di Marianna. La cosa che balza subito all’occhio è che l’unico dato concreto che emerge è che questa Marianna era la sorella di Filippo, ma da nessuna parte si dice che fosse Maria Maddalena o la si mette anche solo in relazione con essa.

 

(Si ringrazia il professor Michael S. Heiser www.michaelsheiser.com per le immagini e per i suoi lavori che sono serviti come base a questo studio)

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2 Risposte to “Talpiot Fatti Essenziali – La Prima Scoperta”

  1. franco spazzini Says:

    mi ha colpito il ragionamento, riguardo a quanto scritto da alcuni giornali, qualche tempo fa in merito al ritrovamento della “tomba” di Gesù, ne hanno infatti parlato i mezzi di comunicazione al diffondersi di questa notizia, il ragionamento, dicevo, fatto da un’anima “semplice” che farà certamente sorridere, prima di tutto questi grandi scenziati ed autorità nel campo scentifico, e magari anche tanti di noi. Ella osservava: ma come è possibile che i primi cristiani, che hanno fatto di tutto, fino a versare il sangue, per difendere la strepitosa notizia della resurrezione di Gesù ed annunciarla al mondo intero, abbiano lasciato che sulla tomba dello stesso venissero incisi quei nomi che avrebbero suggellato in maniera inequivocabile l’enorme impostura!? Cioè ella diceva: ma possibile che siano stati così ingenui da lasciare che il corpo di colui che asserivano non essere più nella tomba perchè risorto, fosse poi inequivocabilmente indicato con tanto di nome e “cognome” inciso sulla pietra! Non era meglio per questi impostori far sparire il cadavere, magari in una fossa anonima senza possibilità di ritrovamento? D’altronde non circolava tra i giudei la diceria che il suoi discepoli, nottetempo, mentre le guardie dormivano, erano andate al sepolcro, ne avevano trafugato il cadavere e poi l’avevano nascosto?! E allora, perchè poi seppellirlo e metterci sopra tanto di nome?! A ben pensarci non è poi una idea così peregrina come magari può apparire a prima vista! L’ho sentita, mi sembrava giusto dirla franco

    • Davide Galati Says:

      No Franco, non é un’idea peregrina, anzi é la risposta piú logica a certe affermazioni. Io cerco di analizzare complessivamente il tutto, ma basterebbe un banale ragionamento come questo per passare semplicemente oltre…

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