Aborto e obiezione di coscienza


E’ da un po’ di tempo che mi capita di sentire diversi attacchi alla possibilità di obiezione di coscienza da parte dei medici nei confronti dell’interruzione volontaria di gravidanza, come previsto dalla legge 194 che, nel nostro paese regolamenta l’aborto.

Personalmente penso che, sin dal momento del concepimento, siamo di fronte a una vita, un essere umano che va accudito e protetto e se avevo qualche dubbio questi sono stati del tutto spiazzati da quando ho potuto seguire passo passo la gravidanza, a tratti veramente difficile, di mia moglie e la nascita dei miei due gemelli. In ogni caso non è mia intenzione oggi parlare dell’aborto in sé, ma, come dicevo, dell’obiezione di coscienza.

Qual è il problema? Il problema è proprio che molti medici scelgono l’obiezione di coscienza riguardo l’aborto creando così delle situazioni in cui le strutture sanitarie sono in difficoltà a garantire quanto previsto dalla 194 a chi voglia abortire.

Senza chiedersi perché i medici facciano questa scelta (uno dei motivi potrebbe proprio essere che essendo loro i più competenti sulla materia in oggetto non se la sentono di uccidere una vita, senza dimenticare che nel giuramento di Ippocrate originale, una delle cose che il medico si impegna a non fare è proprio procurare un aborto), ma anzi mettendo in dubbio la loro reale volontà e andando a questionare sulla loro coscienza, sostanzialmente si afferma che i medici facciano questa scelta perché non vogliono lavorare e che spesso, gli stessi medici che nelle strutture pubbliche obiettano, nelle strutture private, dietro pagamento, operano aborti senza problemi. Questo tipo di argomentazioni mi sembrano solo insinuazioni, se non fosse così sarebbe opportuno che chi afferma queste cose, denunci tali situazioni, altrimenti sono solo insinuazioni, pure di bassa lega.

Ho però sentito affermare, da più parti, che ormai l’obiezione di coscienza per i medici, prevista nella 194, non ha più senso e quindi andrebbe abolita, sostanzialmente perché:

– Essa fu introdotta nella legge per salvaguardare il diritto di quei medici che non erano d’accordo con l’aborto e che si trovarono però applicata la legge 194 nel mezzo della loro carriera, senza quindi poter scegliere all’epoca, se intraprendere o meno un ramo di specializzazione che li avrebbe portati ad avere a che fare con l’interruzione volontaria di gravidanza. Oggi di queste situazioni non ce ne sono più, chi sceglie certe specializzazioni mediche è pienamente cosciente dell’esistenza della 194 e quindi l’obiezione di coscienza non ha più senso. Sostanzialmente sarebbe come se qualcuno oggi scegliesse di fare il soldato, e poi, nel momento in cui dovesse essere mandato in una situazione in cui deve sparare si rifiutasse di farlo per “obiezione di coscienza”, cioè sarebbe un controsenso dal momento che sapeva che la professione che ha scelto prevede già alcune realtà con cui dovrà relazionarsi.

Questo tipo di ragionamento, di solito portato avanti da persone che si dichiarano razionali, sembra non fare una grinza e in apparenza, a una lettura superficiale, può apparire condivisibile, peccato che sia di una fallacia macroscopica, una fallaccia proprio razionale che chi lo sostiene fa, volutamente (spero, perché altrimenti manca delle più elementari nozioni di logica), finta di non vedere.

Da quando è in vigore la legge 194 a oggi qualunque dottore scelga alcune specializzazioni mediche che possono coinvolgere le tematiche inerenti l’aborto sa che ha la possibilità per legge, di avvalersi dell’obiezione di coscienza, essa vale per i medici che erano in servizio quando la legge entrò in vigore, sia per i medici che erano in servizio all’epoca, sia per il medico che lo diventa oggi. Quindi chi obietta all’aborto lo fa in piena coscienza e in virtù di una legge ben specifica che gli consente un tale diritto. Il soldato che decidesse di non sparare, non ha, almeno che io sappia, una legge che gli permette questa scelta, quindi il paragone è del tutto improprio, così come è improprio dire che ormai l’obiezione di coscienza permessa dalla legge non ha più senso perché se è scelta così spesso un senso evidentemente ce l’ha, forse bisognerebbe cercare di capire meglio quale.

Infine chiudo, con una domanda, perché in una società che fa dei diritti dei singoli quasi un proprio baluardo, si vuole togliere la possibilità di esercitare un diritto proprio ai medici?

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6 Risposte to “Aborto e obiezione di coscienza”

  1. silvano valenti de Wiederschaun Says:

    Quando i democristiani – che per amor di pappatoria han fatto sempre lega con gli scellerati senzadìo comunisti – hanno determinato la maggioranza parlamentare a favore dell’aborto vi siete ben guardati dallo scomunicarli.
    Prima del devastante Vaticano II ero cattolico, tuttavia non ho MAI dato il voto alla Democrazia cristiana.
    “Ich habe es gewagt und habe deshalb keine Reue!” ripeto con Lutero che è un ciurmatore, ma a volte afferma il vero.

  2. Ferruccio Bravi Says:

    Quando i democristiani – che per amor di pappatoria han fatto sempre lega con gli scellerati senzado comunisti – hanno determinato la maggioranza parlamentare a favore dell’aborto vi siete ben guardati dallo scomunicarli.Prima del devastante Vaticano II ero cattolico, tuttavia non ho MAI dato il voto alla Democrazia cristiana.”Ich habe es gewagt und habe deshalb keine Reue!” ripeto con Lutero che un ciurmatore, ma a volte afferma il vero. Date: Tue, 6 Nov 2012 08:17:27 +0000 To: silvalentauser@hotmail.it

  3. franco Says:

    Io, in tempi lontanissimi, affermai che la cosa più scellerata per la nostra Chiesa, era l’avere un partito dichiaratamente cattolico. Tanti, purtroppo, vi si “infilavano” per ragioni che con la coscienza di cattolico non avevano nulla da spartire. Che guasti la D.C. ne abbia fatti è fuori da ogni dubbio. Dopodichè non vedo che cosa centri la possibilità sacrosanta di medici cattolici di esercitare un loro diritto all’obiezione di coscienza riguardo alla pratica abortiva con quanto è stato commentato. Vorrei,prima di tutto dire, che chi pratica l’aborto, se in coscienza sà di commettere un omicidio è di per sè stesso fuori dalla comunità, e dovrà confessarlo. Per il resto lasciamo ciascuno alla misericordia di Dio. Condivido in pieno che questa nostra società che difende a spada tratta tutte le possibili scelte, anche quelle di scegliersi il proprio genere, non voglia permettere ad un dottore di rifiutare l’omicidio premeditato. D’altronde, e non lo dico io, quando una società difende a spada tratta il diritto delle bestioline, si allontana sempre di più dall’uomo. Io non ho nulla contro i cani, i gatti e quant’altro, però oggi guai se qualcuno magari si permette di sopprimere un cane randagio, rognoso e idrofobo……..mentre la creatura umana………

  4. Riccardo Menichini Says:

    Ciao Davide. Nasco obiettore di coscienza al servizio militare nel lontano 1979 e da allora l’obiezione di coscienza è diventata un “metodo” di valutazione delle mie scelte, in qualsiasi campo; la considero inoltre l’unica vera “arma” a disposizione delle coscienze libere e responsabili: in quanto tale non va spuntata. Per questo, senza neanche voler entrare nel merito della problematica aborto, ho sempre ritenuto che, la questione dell’obiezione di coscienza nel contesto della legge 194 fosse frutto di un equivoco, forse non del tutto involontario. L’equivoco è dovuto al fatto che la scelta di un’opzione consentita dalla legge non potrà mai considerarsi un’opposizione al dettato della legge stessa e costituire quindi un’obiezione. Inoltre l’obiezione di coscienza, in quanto opposizione a una regola o convenzione sociale, comporta inevitabilmente conseguenze che ricadono esclusivamente su chi la compie; ciò non avviene per i medici obiettori. Nella fattispecie viene quindi erroneamente definita “obiezione di coscienza” nient’altro che una libera scelta chiaramente ammessa dalla legge stessa. Ho la presunzione di ritenere questa argomentazione facilmente condivisibile trattandosi esclusivamente di una questione terminologica e quindi non riesco a non pensare che l’equivoco possa essere stato voluto, magari per attribuire alla scelta della “pseudo” obiezione – in modo non troppo evidente, giocando un po’con le parole – un valore etico maggiore in quanto sussulto della coscienza. Ristabilito il principio della scelta, assume maggiore chiarezza anche il ragionamento di chi ne vorrebbe l’abrogazione. Provo a ricostruirlo senza esprimere giudizi: la legge 194 recepisce un’istanza della società che chiede una regolamentazione della pratica dell’aborto ritenuto, in taluni casi, un diritto da salvaguardare. Le strutture sanitarie pubbliche devono pertanto assicurare il rispetto di tale diritto. La previsione della cosiddetta obiezione di coscienza, che poteva aver senso per tutelare moralmente i medici già in servizio al momento all’entrata in vigore della legge, perde significato per chi intraprenda l’attività dopo tale data perché perfettamente in grado di operare le sue valutazioni. Si tratta non di pregiudicare la professione, bensì di non consentirne l’esercizio in strutture pubbliche che devono assolvere precisi obblighi. Proprio per questo, il paragone più corretto non è quello con il soldato che si arruola e poi pretende di non sparare, bensì quello con chi arruolasse il soldato per fare la guerra e poi lo lasciasse libero di decidere se sparare o meno. Poi che c’entra, io apprezzerei comunque quel soldato, come apprezzerei il medico “obiettore della 194” che per motivi di coscienza lasciasse il suo posto pubblico. Non ho simpatia invece per il soldato che sta nell’esercito ma “… tanto io non sparo”. Perdonami la lunghezza del post, ma, per citare Voltaire, ti ho scritto una lunga lettera perché avevo poco tempo! Un cordiale saluto Riccardo.

    • Davide Galati Says:

      Ciao Riccardo, credo che tu abbia, sostanzialmente ragione, nell’affermare che in realtà non si tratta di una obiezione di coscienza, ma di una scelta permessa dalla legge e probabilmente è anche vero che se, comunemente, si continua ad usare questa terminologia è fatto volutamente sperando che ciò contribuisca a far riflettere sulla realtà dell’aborto. Però, lo ripeto, hai ragione l’obiezione di coscienza (anche io non ho fatto il servizio militare per “obiezione di coscienza”, ma in tempi diversi dai tuoi) è altro e comporta un rischio personale che una scelta permessa dalla legge non ha. Detto questo però non sono d’accordo con te quando sostieni che togliere questa possibilità di scelta perde oggi di significato perché oggi (o anche ieri) chi intraprende o ha intrapreso la carriera medica sa fare sicuramente le sue valutazioni, ma tra queste c’è che la legge gli permette una scelta e quindi la sua coscienza è tutelata senza che lui debba neanche opporsi alla legge in sé. Modificare la legge, in tal senso, ora mi sembrerebbe lesivo per quanti hanno scelto la professione medica pensando di poter scegliere. Rimanendo al nostro esempio sarebbe come se tu mi arruolassi dicendomi che posso scegliere, di volta in volta, se sparare o meno e allora io dico sì, mi arruolo con te, perché la mia libertà di coscienza è preservata dalla proposta che mi fai. Ma poi improvvisamente mi cambiassi le carte in tavola e mi dicessi: “Eh no, da adesso spari sempre e quando lo dico io”. Io ti risponderei: “Aspetta, così non vale, se lo sapevo forse non mi arruolavo neanche!”… certo a questo scatterebbe la necessità di una vera obiezione di coscienza, non ci piove.
      Comunque ti ringrazio per il tuo intervento, molto chiaro che secondo ha aiutato molti a capire la complessità del problema, riflettendo su una spetto che, io per primo, non avevo considerato.
      Ciao

  5. Riccardo Says:

    In realtà sono d’accordo. Infatti ritengo che un’eventuale revisione della legge 194, sul tema obiezione, non dovrebbe avere effetto retroattivo, proprio per tutelare scelte fatte secondo criteri del tutto legali, ancorché “equivoci”; per il fututo però l’effetto non dovrebbe lasciare adito a dubbi e consentire l’assunzione solo di personale in grado di assicurare l’efficacia della legge stessa. Sia chiaro che il mio intervento non è un’apologia dell’aborto che, purtroppo, nessuna legge potrà mai abolire, ma riguarda una questione di metodo che ritengo indispensabile specialmente per affrontare problemi complessi come quello in questione. Grazie per l’opportunità offertami. Ciao

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