Analisi delle Tombe di Talpiot


Di recente si è molto parlato della scoperta a Talpiot, vicino a Gerusalemme, di una tomba di famiglia contenente le ossa di Gesù Cristo e della sua famiglia. Al riguardo è stato anche girato un film documentario diretto da James Cameron (il regista di Terminator e Titanic) e trasmesso da Discovery Channel. Ma questa scoperta archeologica è davvero ciò che sostiene di essere o siamo di fronte semplicemente a un’abile trovata pubblicitaria costruita ad arte?
Ho cercato di capirlo e di fare un po’ di luce su questa vicenda utilizzando al meglio che potevo gli strumenti dell’indagine razionale e dell’obiettività, ascoltando tutte le fonti e valutando i risultati, stando anche attento a non farmi influenzare, per quanto possibile dal mio pensiero. Infatti l’errore metodologico più comune nell’analisi è quello di non ascoltare ciò che i fatti ci dicono, ma far dire loro ciò che noi ci aspettiamo che dicano. Chiedo comunque aiuto a chiunque legge queste mie righe perchè mi segnali eventuali errori metodologici rilevati o possibili considerazioni a me sfuggite.
Chiaramente, per me cristiano e cattolico, la scoperta delle ossa di Gesù Cristo sarebbe un problema non da poco dal momento che lo stesso San Paolo afferma che se Cristo non è risorto vana è la nostra fede, ma senza paura e cercando sempre la verità iniziamo ad analizzare i misteri di Talpiot.
Per farlo useremo il sito ufficiale di chi vede in questa scoperta la tomba della famiglia di Gesù, l’indirizzo del sito è www.jesusfamilytomb.com . Il sito è articolato in diverse sezioni ed è tutto in lingua inglese, quindi il lavoro che ho scelto di fare è stato di riprendere le sezioni del sito in lingua originale, tradurle per renderle comprensibili anche a chi non conosce l’inglese e poi discutere dei dati che riporta. Naturalmente i diritti dei testi che io tradurrò sono dei rispettivi aventi diritto.
 

ESSENCTIAL FACTS


Sul sito le sezioni sono elencate sul lato destro e iniziano dal DVD che è stato prodotto, poi proseguono con le nuove scoperte, io invece ho pensato di procedere iniziando dalla sezione “ESSENCTIAL FACTS”, cioè “FATTI ESSENZIALI” per cercare di inquadrare al meglio il problema. In ogni caso affronteremo tutte le sezioni presenti sul sito.
Secondary Burial
It is a bit of an archaeological oddity. For only about a hundred years, from 30 BCE to 70 CE (when the Romans destroyed the city), people in the Jerusalem area practiced a form of “secondary burial”. What this means is that when someone died family members wrapped the body in a shroud and placed it in a niche within a tomb carved out of the soft rock. Perhaps they left a few artifacts a perfume bottle, a small lamp to accompany the deceased.
 
Then the family waited for about a year for the flesh to decompose. Then one or more members reentered the tomb, gathered the bones together, and placed them in an ossuary or bone box. The box was made for the deceased and had to be long enough to accommodate the longest bone in the body, the femur. This is why a childs ossuary is smaller than an adults.
 
Having a tomb was likely confined to the elite and literate members of society, and about 20% of ossuaries have the name of the deceased inscribed. The names and various other details tell us that this was a Judaic practice. It is particularly fascinating that secondary burial was practiced by a people with so many prohibitions around handling the dead.
Secondary burial was not an isolated practice. The Egyptians, the Zoroastrians (who exposed remains on platforms), and the ancient Greeks all practiced secondary burial, and it is still in use today around the world in, for example, China and Vietnam.
 
Burial practices are for the most part, in all cultures, stable, remaining unchanged throughout even the greatest social upheaval. When they do change, there is always a very good reason. Archaeologists have thought up many to explain the sudden change to secondary burial in Jerusalem.
 
Some claim it reflected a new Jewish belief in the Resurrection of the dead. Others state it started as a cultural borrowing from Romans who had subsumed the ancient Greek practice. Others are more practical: secondary burial was in answer to the increasingly high premium placed on Jerusalem real estate. Put simply, ossuaries saved on space.
 
Whatever the reason, the practice of secondary burial in Jerusalem which took place exactly before, during, and after the life of Jesus means we should be looking very carefully at the inscriptions and other archaeological evidence from these tombs to determine any links with the early Christians.
 
In fact, from the description of Jesus burial tomb in the Gospels, it is clear that the disciples themselves practiced the Jewish custom of secondary burial. After the crucifixion, they didn’t bury Jesus in the ground, but laid him in a tomb.
Una seconda sepoltura
È una piccola stranezza archeologica. Solo per circa un centinaio di anni, dal 30 a. C. al 70 d. C. (quando i Romani distrussero la città), la gente nell’area di Gerusalemme praticava una sorta di “seconda sepoltura”. Questo significava che quando qualcuno moriva i membri della famiglia ne avvolgevano il corpo in un lenzuolo e lo ponevano in una nicchia all’interno di una tomba scavata nella roccia soffice. Forse lasciavano alcuni artefatti (una bottiglia di profumo, una piccola lampada) che accompagnassero il defunto.
 
Poi la famiglia aspettava circa un anno che la carne si decomponesse. A quel punto uno o più membri della famiglia rientravano nella tomba, radunavano le ossa, e le riponevano in un ossario o scatola per le ossa. La scatola era fatta per i defunti e doveva essere sufficientemente grande da contenere l’osso più lungo del corpo, il femore. Ecco perché l’ossario di un bambino è più piccolo di quello di un adulto.
Possedere una tomba era comunque riservato all’elite e ai membri letterati della società e circa il 20% degli ossari hanno il nome del defunto inciso sopra. I nomi e vari altri dettagli ci dicono che era una pratica Giudaica. È particolarmente affascinante che la seconda sepoltura fosse praticata da un popolo con così tanti divieti sul maneggiare i morti.
 
La seconda sepoltura non era una pratica isolata. GliEgiziani, gli Zoroastriani (che lasciavano esposti i resti su una piattaforma), e gli antichi Greci, tutti praticavano la seconda sepoltura, ed é ancora in uso oggi, nel mondo, ad esempio in Cina e Vietnam.


Le pratiche di sepoltura sono principalmente, in tutte le culture, stabili, rimanendo inalterate addirittura nonostante ci siano dei grandi sconvolgimenti sociali. Quando cambiano c’è sempre una ragione molto valida. Gli archeologi ne hanno pensate molte per giustificare l’improvviso cambiamento nella seconda sepoltura a Gerusalemme.
 
Alcuni sostengono che questo rifletteva una nuova credenza ebraica nella Resurrezione dei morti. Altri sostengono che iniziò con un prestito culturale dai Romani che avevano assunto l’antica pratica greca. Altri sono più pratici: la seconda sepoltura era una risposta all’alto prezzo, in continua crescita, dei beni immobili a Gerusalemme. In parole povere, gli ossari risparmiavano spazio.
 
Qualunque sia la ragione, la pratica di una seconda sepoltura a Gerusalemme che aveva luogo esattamente nel periodo prima, durante e dopo la vita di Gesù, significa che dobbiamo guardare con molta attenzione alle iscrizioni e alle altre prove archeologiche presenti in queste tombe per determinare ogni collegamento con la prima cristianità.
 
Infatti, dalla descrizione della tomba di Gesù nei Vangeli, è chiaro che i discepoli stessi praticavano il costume Giudaico della seconda sepoltura. Dopo la crocifissione non lo seppellirono nella terra, ma lo deposero in una tomba.
Quanto è riportato qui è sostanzialmente vero, ci sono però da fare delle considerazioni non secondarie sopratutto su quanto affermato alla fine. I Vangeli non ci danno elementi per dire che i discepoli di Gesù praticavano la seconda sepoltura. Ecco cosa ci dicono i Vangeli sulla tomba di Gesù: “Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò.” (Matteo 27, 57-60)
Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro.” (Marco 15, 46)
Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto.” (Luca 23, 53)
Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino” (Giovanni 19, 41-42)
Come si vede chiaramente Luca e Giovanni puntualizzano che il sepolcro non era ancora stato usato, ma questo particolare non dimostra e neanche mostra che i discepoli di Gesù fossero usi alla seconda sepoltura, invece questo mostra come questa pratica fosse molto utilizzata all’epoca e il fatto di precisare proprio questo particolare ci permette di sottolineare ancora di più la storicità dei Vangeli, coerentemente calati nella realtà di cui parlano. Inoltre questa puntualizzazione da parte degli Evangelisti potrebbe anche voler indicare il contrario, ovvero che i discepoli di Gesù non intendevano ricorrere alla pratica della seconda sepoltura.
Infine rimarco anche io che sia importante stare bene attenti alle iscrizioni che si trovano sugli ossari e anche alle altre prove archeologiche, ma proprio per questo mi sento di dire che all’interno degli ossari si sa che era abbastanza comune mettere resti di più persone
Con grande piacere e onore, riporto un breve intervento di don Silvio Barbaglia (biblista di nota fama e fondatore del sito http://www.lanuovaregaldi.it) a completamento di quanto da me scritto:

Personalmente ritengo che i dati evangelici ben si collochino in continuità con i dati archeologici. Ma ciò che conta è cogliere in effetti, anzitutto, che Gesù dopo la morte e la sua deposizione non viene gettato in una fossa comune, come accadeva normalmente in caso di morte di croce e che neppure viene lasciato esposto per essere mangiato da uccelli rapaci come accadeva altre volte. Neppure viene preservato dallo scempio della consumazione precoce del corpo ponendolo in una tomba nella terra come era per la quasi totalità dei casi, ma, grazie a un membro del sinedrio di nobiltà laica, Giuseppe d’Arimatea viene collocato in una tomba scavata nella roccia che noi sappiamo essere per lo più o tombe di famiglia o tombe monumentali. È chiaro che è molto più probabile pensare a una tomba di famiglia che Giuseppe, membro del Sinedrio e ora abitante a Gerusalemme, si era acquistato e nella quale ancora nessun suo familiare era stato collocato, una tomba nuova. Questa è la situazione, secondo me, incrociando i dati dei vangeli e quelli dell’archeologia. Va da sé che se vale la riflessione fatta a Vicenza durante il festival Biblico del 2012 (è possibile recuperare i documenti originali sul sito http://www.linfadellulivo.it/ ), ovvero che questo tipo di tombe, sovente segnate dalla struttura del Nefesh (ovvero da un tipo di figurazione che ricordava l’anima del defunto) indicavano la fede nella resurrezione dei corpi, Gesù viene collocato esattamente nella tomba di un nobile, credente nella resurrezione dei corpi e discepolo di Gesù stesso. La stessa raccolta delle ossa, se avveniva dopo un anno, ed esse erano posizionate in un solo ossuario per persona, vi sono maggiori possibilità che questo indicasse una fede nella resurrezione di quella persona secondo il famoso oracolo sulle ossa inaridite di Ezechiele (Ez, 37, 1-14).

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5 Risposte to “Analisi delle Tombe di Talpiot”

  1. Gio Says:

    Interessante , ho letto il codex vaticanum , che parla proprio di cio’ .

    • Davide Galati Says:

      Ciao Gio, mi fa piacere che lo trovi interessante. Però non ho capito se per “codex vaticanum” tu intenda il romanzo di José Rodrigues Dos Santos il cui titolo, se non ricordo male, è “Vaticanum” e che è appunto un romanzo, oppure tu intenda il “codex vaticanus” che è uno dei più antichi manoscritti esistenti della Bibbia.

  2. robert Says:

    Possiamo spiegare tutto e il passato l’ha dimostrato,ma con chi crede ed è disposto a giocarsi la vita come la mettiamo?

  3. dimaco Says:

    per essere uno che cerca di scrivere qualcosa di razionale e non influenzato dalla rua fede religiosa, mi pare che hai completamente mancato il bersaglio.
    Citare la bibbia per rafforzare il tuo pensiero e’ come se un genetista citasse gli scritti di Mengele.
    Mi pare ovvio che se scrivi qualcosa e vuoi farlo passare per vero devi metterci dentro delle usanze vere. Poi se attorno quattro ci ricamano una storia é un altro discorso.

    • Davide Galati Says:

      Mi perdoni non capisco il senso del suo commento. L’argomento in esame sono le teorie strampalate sulle tombe di Talpiot e non vedo perché usare i Vangeli come fonte sia mancare il bersaglio. Poi con “quattro” non capisco se si riferisce ai fantasiosi autori delle teorie sulle tombe di Talpiot o agli evangelisti. Se per sbaglio si riferisse agli evangelisti la pregherei di aggiornarsi in quanto tutti gli studiosi ritengono i Vangeli testi storicamente attendibili nelle loro parti, appunto storiche. E di fronte all’ennesima strage di cristiani nel mondo, un mondo che su certe cose preferisce tacere, sarebbe auspicabile anche un maggior rispetto per la fede di queste persone.

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