Festival Biblico – 2012 Intervento di Silvio Barbaglia[1] L’ultima cena di Gesù: fu vera cena pasquale?


Vicenza – 25 maggio 2012

La presentazione di Silvio Barbaglia prende le mosse da un’apparente contraddizione fra i Vangeli sinottici ed il Vangelo di Giovanni. Nella lettura dei testi appare, infatti, una discrepanza sulla data dell’ultima cena e ci s’interroga quindi se siamo di fronte a due diversi eventi o se si tratta dello stesso evento riportato in maniera diversa.

Il problema, affrontato anche da Benedetto XVI nel suo libro “Gesù di Nazaret”, va ricondotto nella tradizione ebraica: la Pasqua ebraica inizia nell’ora nona del 14 di Nisan, quando l’agnello veniva sacrificato nel tempio[2]. Ora leggendo attentamente i sinottici rileviamo che Gesù fu tradito dopo l’ultima cena mentre nel Vangelo di Giovanni si ricaverebbe invece che il processo a Gesù si svolse prima che gli ebrei consumassero la cena pasquale.

Don Barbaglia presenta quindi una tavola da lui preparata (e riportata alla fine di questo documento) e pone i termini dei diversi quesiti:

La festa ebraica di Pasqua

Ci viene descritta la Pasqua ebraica nella sua complessa procedura:

  • Il 14 del mese di Nisan dà inizio ai festeggiamenti che durano sette giorni (il periodo viene anche chiamato “i sette giorni degli azimi);
  • I festeggiamenti vanno dal 15 al 21 di Nisan e in questo periodo non si può consumare pane lievitato;

Il rituale della Pasqua ebraica ci viene descritto nel libro dell’Esodo (12,1-14) e consisteva nello scegliere un agnello o una capra nell’ora nona del  pomeriggio del 14 di Nisan; nella serata, quindi il 15 di Nisan si mangiava l’agnello con erbe amare; l’agnello era stato immolato davanti a  tutta l’assemblea della comunità d’Israele. Questo rituale è confermato da Flavio Giuseppe (Dell’antichità e delle guerre Giudaiche, Libro VI, IX, 3) che riporta anche alcuni cambiamenti intervenuti dopo l’originale notte di Pasqua quando gli israeliti uscirono dalla terra d’Egitto. In particolare, sottolinea don Barbaglia, il capofamiglia portava al Tempio l’agnello, che veniva sgozzato, con la separazione della carne dal sangue. Quest’ultimo veniva riconsegnato in piccola quantità per essere poi sparso sugli stipiti delle porte in ricordo di quando accadde quella lontana notte in Egitto. La cena pasquale cominciava alle 6 di sera, cioè l’ora dodicesima del 15 di Nisan, e prevedeva che tutta la famiglia riunita mangiasse la carne dell’agnello. Proprio qui, secondo gli studiosi, s’innestano alcune differenze fra la Pasqua celebrata in Galilea rispetto a quella celebrata in Giudea, il diverso calendario usato nei vari ambienti giudaici ecc. ecc. Don Barbaglia fa anche notare che in questa festività, così come nelle altre feste, specie quelle di sukkot e delle “capanne” la città era sovraffollata e quindi notevoli erano i problemi di ordine pubblico: questo spiega la tensione che si avverte nel Vangeli e la preoccupazione dei responsabili del Tempio di non dare ai romani occasione per violente repressioni.

 

Il calcolo delle ore

 Il secondo punto che don Barbaglia elabora è quello delle ore: in una giornata di 24 ore, nel periodo dell’equinozio di primavera, ci sono 12 ore di luce e 12 di tenebre. Secondo le consuetudini ebraiche (in quello che è chiamato il calendario “ebraico-babilonese) l’ “ora prima”, cioè quella che dà inizio alla giornata corrisponde alle 6 di sera: la giornata ebraica ha quindi inizio con le 12 ore di tenebre (che terminano alle 6 di mattina di quello che per noi è il giorno dopo) e prosegue, dopo le 12 ore di luce, fino alle 6 di sera di quello che per noi è il giorno seguente[3]. Però è anche vero che spesso gli israeliti seguivano il calendario “egizio”, più simile al nostro, che prevedeva l’inizio del giorno all’alba, con l’ora prima che dava inizio alle 12 ore di luce e, dopo le 6 del pomeriggio le 12 ore di tenebre che chiudevano la giornata. Secondo don Barbaglia gli israeliti usavano un calendario misto: quello egizio durante le giornate ordinarie e quello ebraico-babilonese durante le grandi festività. In questo modo il giorno della festa iniziava la sera precedente e terminava la mattina del giorno successivo alla festa: secondo questa teoria il giorno di festa durava 36 ore, cioè un giorno e mezzo, “rubando” pertanto una mezza giornata al giorno precedente che era detto “parasceve”, cioè la preparazione.

 

Il calcolo dell’anno

Buon conoscitore di queste tematiche, don Barbaglia accenna anche al problema per il calcolo dell’anno. In Israele, ai tempi di Gesù, esistevano vari calendari ed in particolare i due calendari più seguiti erano:

– un calendario lunare di 354 giorni, particolarmente seguito dai sadducei, che aveva mesi di 28 giorni, a cui ogni tre anni si aggiungeva un mese, per mantenere una certa sincronia con il sole (e quindi lo si chiama anche “lunisolare”). Questo calendario, pertanto, registrava un anno sempre diverso dal precedente e dal successivo perché, seguendo le fasi lunari, aveva il giorno del mese non coincidente con il giorno della settimana;

– un altro calendario, di 364 giorni, utilizzato dagli esseni di Qumran (di cui resta una traccia nel Libro dei giubilei (un apocrifo del II secolo), che, per la sua struttura era anche chiamato “calendario delle settimane”, o “dei sabati”. Era diviso in quattro trimestri, ed iniziava sempre il quarto giorno della settimana[4]. Gli esseni chiamavano i giorni riferendosi al sabato (cioè: primo giorno dopo il sabato, secondo giorno dopo il sabato – un po’ come avviene oggi nel mondo portoghese) e, secondo questo calendario le feste cadevano sempre in certi giorni precisi, nel giorno fisso della settimana che era il 1°, il 4° o il 6°, oltre che il 7°, cioè sabato. In particolare gli esseni, in netta opposizione con il Tempio celebravano, tra la sera del martedì e il mercoledì, una Pasqua vegetariana che non prevedeva l’agnello da sgozzare.

Fatte queste non semplici premesse don Barbaglia nota che, se la cena di Pasqua doveva essere celebrata il 15 di Nisan, essa era celebrata in giorni diversi a seconda di quale calendario veniva utilizzato (un po’ come accade fra cattolici ed ortodossi).

Venendo al problema della differenza fra i Sinottici e il Vangelo di Giovanni, Silvio Barbaglia fa le seguenti osservazioni:

 

Sinottici

I sinottici parlano espressamente di cena Pasquale[5]. Tutto ciò ha delle conseguenze: Gesù avrebbe mangiato la cena Pasquale il 15 di Nisan: sarebbe stato poi arrestato, condannato, flagellato e crocifisso. Tutto questo sarebbe successo nel giorno di Pasqua! E questo sarebbe caduto di venerdì perché la deposizione avvenne in fretta prima della sera che precede il sabato.

 

Giovanni

Giovanni (13,1-4) dice invece: “Or prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, […]. Durante la cena […],si alzò da tavola, depose le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse.”. Per Giovanni dunque Gesù era a cena la sera prima di Pasqua e in quell’occasione lavò i piedi agli apostoli. Una prova di questa interpretazione ci viene anche data dal successivo passo (Giovanni 18,28) in cui si dice: “[…] condussero Gesù nel pretorio. Era mattina, ed essi non entrarono nel pretorio per non contaminarsi e poter così mangiare la Pasqua”. Pertanto, secondo Giovanni, la sera della lavanda dei piedi dovrebbe essere l’ultima cena ma non la cena pasquale. Gesù sarebbe quindi stato crocifisso il giorno successivo a quella cena in un momento corrispondente (più o meno) al sacrificio dell’agnello. E sarebbe stato deposto prima di sera perché il sabato era vicino.

 

Come risolvere il problema? Don Barbaglia suggerisce che probabilmente i Sinottici e Giovanni usavano due calendari diversi.

 

Questa è anche la teoria sviluppata dalla studiosa francese Annie Jaubert[6], che dal 1953 lavora sul calendario delle settimane: secondo questa teoria, rafforzata dalla scoperta dei Rotoli del Mar Morto, l’ultima cena sarebbe proprio la cena pasquale avvenuta in tempi diversi da quella celebrata secondo il calendario del Tempio. E la teoria sarebbe rafforzata dall’incontro dei due discepoli inviati a preparare la cena, con un “uomo che porta una brocca d’acqua”: di solito erano le donne a recarsi al pozzo ad attingere l’acqua, ma in questo caso, forse abbiamo di fronte una persona della comunità degli esseni che teneva una forte distanza dal mondo femminile. Secondo questa teoria i Sinottici avrebbero utilizzato il calendario esseno mentre Giovanni quello del Tempio.

Ma forse c’è anche un’altra spiegazione, non basata sulla storia ma basata su una visione teologica: forse Giovanni o forse i Sinottici hanno interpretato la storia per vedere nella realtà risaltare il Cristo della fede. Questa seconda teoria è condivisa dal teologo Joachim Jeremias che vede sia nell’una sia nell’altra versione dell’ultima cena appunto la cena pasquale. Giovanni infatti vede il Cristo come l’agnello pasquale offerto in sacrificio per la salvezza di tutti. E se nei Sinottici manca il riferimento all’agnello il suo significato viene recuperato dalla descrizione della cena che è proprio quella pasquale.

La morte di Cristo coincide pertanto con il momento in cui si immolava l’agnello e, tuttavia, la cena da lui consumata con gli apostoli era proprio la cena pasquale.

 

L’ultima cena di Gesù: fu vera cena pasquale?

«Il digiuno di Gesù all’ultima cena. Confronto con le tesi di J. Ratzinger e J. Meier»

(Cittadella Editrice, 2011)

 

 

Computo ebraico Sabato Primo giorno

 

Secondo giorno Terzo giorno Quarto giorno Quinto giorno Parasceve Sabato
Computo comune Sabato Domenica Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì

Ultima cena

Venerdì

 

Sabato
 
Vangeli Sinottici 9 Nisan 10 Nisan

(Mc 11,1-11 entrata di Gesù in Gerusalemme)

 

11 Nisan

(Mc 11,12-19: la mattina seguente)

12 Nisan (Mc 12,20: la mattina seguente) 13 Nisan

(Mt 26,2 e Mc 14,1: mancavano due giorni alla Pasqua)

14 Nisan

Cena pasquale di Gesù

15 Nisan (Pasqua)

Morte e sepoltura di Gesù

16 Nisan
 
Vangelo Giovanni

(visione classica)

8 Nisan

Cena di Betania

(giorno 24 ore)

9 Nisan

Entrata di Gesù in Gerusalemme (giorno di 24 ore)

10 Nisan 11 Nisan 12 Nisan 13 Nisan

Ultima cena non pasquale di Gesù

14 Nisan

Morte e sepoltura di Gesù

Cena pasquale

15 Nisan (Pasqua)
Vangelo Giovanni

(visione classica)

8 Nisan

 

9 Nisan

Cena di Betania

(giorno come dì 12 ore)

10 Nisan

Entrata di Gesù in Gerusalemme (giorno come dì 12 ore)

11 Nisan 12 Nisan 13 Nisan

Ultima cena non pasquale di Gesù

14 Nisan

Morte e sepoltura di Gesù

Cena pasquale

15 Nisan (Pasqua)
Gv = Mt, Mc, Lc

(S. Barbaglia)

9 Nisan

Cena di Betania

10 Nisan

Entrata di Gesù in Gerusalemme

11 Nisan 12 Nisan 13 Nisan 14 Nisan

Cena pasquale di Gesù

15 Nisan (Pasqua)

Morte e sepoltura di Gesù

16 Nisan

 

© Ricerca e redazione a cura di Gennaro Stammati

 

Personale GS.Libri

Festival Biblico 2012

Barbaglia

Rev. 06.12

 


[1] Silvio Barbaglia – Sacerdote e biblista. Baccalauretato in teologia presso lo Studio Teologico San Gaudenzio in Novara e licenza in Sacra Scrittura conseguita presso il Pontificio Istituto Biblico in Roma. Insegna Introduzione all’Antico e al Nuovo Testamento, Esegesi di Antico e di Nuovo Testamento presso lo Studentato teologico San Gaudenzio di Novara affiliato alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano e presso l’Istituto Superiore di Scienze religiose di Novara.

[2] Per maggior chiarezza ricordiamo che quella che per noi è la sera del 14 di Nisan per il mondo ebraico era già il 15 di Nisan perché il giorno ebraico comincia al tramonto.

[3] Tutto ciò perché nel Libro della Genesi si legge: “e fu sera e fu mattino, il secondo giorno”.

[4] Dal Libro della Genesi rileviamo che nel 4° giorno sono stati creati gli astri, che servono per scandire i giorni e le feste.

[5] Matteo 26,17 “Il primo giorno degli azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo la Pasqua?»” – Marco 14,12 “Il primo giorno degli Azzimi, quando si sacrificava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?»” – Luca 22,7-9 “Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva sacrificare la Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni, dicendo: «Andate a prepararci la cena pasquale, affinché la mangiamo». Essi gli chiesero: «Dove vuoi che la prepariamo?».

[6] Autrice del libro: The date of the Last Supper.

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