Sulle tracce del Gesù storico – verso il Cristo Pasquale


Sulle tracce del Gesù storico – verso il Cristo pasquale

Di Romano Penna Viamaestra 30 – € 8.00

L’AUTORE:

Romano Penna – Sacerdote e biblista, Penna è nato a Castiglione Tinella il 6 marzo 1937. Ordinato sacerdote nel 1970 Romano Penna è presbitero della diocesi di Alba. Biblista di fama internazionale, è professore emerito della Pontificia Università Lateranense. Le sue lezioni nelle varie università italiane ed estere richiamano sempre un folto numero di esperti, di docenti e studenti. Specializzato sul Nuovo Testamento ha recentemente tenuto interessanti cicli di conferenze sulla figura e la teologia di San Paolo e sul Gesù della storia e il Cristo della fede.

Numerose le sue pubblicazioni fra cui particolarmente ricordiamo:

  • Lo Spirito di Cristo, 1976.
  • Il “Mysterion” paolino, 1978.
  • Essere cristiani secondo Paolo.
  • Letture evangeliche. Saggi esegetici sui 4 Vangeli, 1989.
  • L’apostolo Paolo. Studi di esegesi e teologia, 1991.
  • Una fede per vivere. Seguendo il filo della Lettera ai romani, 1992
  • I ritratti originali di Gesù il Cristo, vol. 1, 1996.
  • I ritratti originali di Gesù il Cristo, vol. 2, 1999.
  • L’ambiente storico-culturale delle origini cristiane. Una documentazione ragionata, 2000.
  • Paolo di Tarso. Un cristianesimo possibile, 2000.
  • Vangelo e inculturazione. Studi sul rapporto tra rivelazione e cultura nel Nuovo Testamento, 2001.
  • Lettera agli efesini. Introduzione, versione, commento, 2001.
  • Lettera ai filippesi, Lettera a Filemone, 2002.
  • Il DNA del cristianesimo. L’identità cristiana allo stato nascente, 2004.
  • Lettera ai romani, vol. 1, 2004.
  • Lettera ai romani, vol. 2, 2006.
  • Gesù di Nazaret. La sua storia, la nostra fede, 2008.
  • Le prime comunità cristiane. Persone, tempi, luoghi, forme, credenze, 2011

IL LIBRO:

L’opera nasce come un’organica raccolta di una serie di lezioni sulla figura del Gesù della storia che Romano Penna ha tenuto nella cittadina di Sampeyre, un piccolo comune in provincia di Cuneo.

Sulla scia dei molti studi fatti a partire dal XVIII secolo su Gesù storico, Penna si propone di delineare il volto di Gesù distinguendolo dal volto del Risorto. Il volto del Risorto è, infatti, al di là della storia mentre, dalle Scritture e dalle fonti extrabibliche, aiutati anche dalle scienze moderne (archeologia, filologia, altri studi scientifici), è possibile, sia pure con molte difficoltà, tentare di riscoprire il Gesù della storia.

Fatta questa premessa Penna si addentra nella ricerca storica che ha avuto diverse fasi che riassumiamo brevemente con lo scopo di scindere il “Gesù della storia” dal “Cristo della fede”.

La prima ricerca (o first quest) ebbe inizio nel XVIII secolo con Hermann Samuel Reimarus, che sostenne la tesi di un Gesù ardente rivoluzionario trasformato dalla Chiesa in un messia con le caratteristiche di “salvatore universale”. A questa posizione seguirono le considerazioni di David Friedrich Strauss (che definiva “mito” l’insieme degli scritti neotestamentari), di Joseph Ernest Renan (che vedeva in Gesù solo un uomo saggio della sua epoca), di William Wrede (che sostenne che furono i discepoli e gli apostoli a “divinizzare” Gesù) e di Albert Schweitzer (che vide nella morte di Gesù la tragica delusione di un ebreo morto in croce verso l’anno 33).

La seconda ricerca (new quest o second quest) ebbe breve vita negli anni cinquanta del secolo scorso e registrò lo scontro fra coloro che affermarono l’impossibilità di una ricerca storica (Rudolf Bultmann che affermò con convinzione: “Non possiamo sapere nulla o quasi sulla vita e la personalità di Gesù”.) e coloro invece che affermarono il contrario (Ernst Käsemann che sostenne la possibilità di una scissione fra il Gesù post-pasquale, presentatoci dai Vangeli e una sua realtà pre-pasquale).

La terza ricerca (o third quest) nacque intorno agli anni ‘70 del secolo scorso ed ebbe strumenti validi e accurati metodi storici, una migliore conoscenza dell’ebraismo del primo secolo, le scoperte archeologiche, lo studio delle lingue orientali e una visione meno teologica e più sociologica del medio oriente dell’epoca in cui visse Cristo. Elemento di spicco di questa terza ricerca è il teologo americano Ed Parish Sanders che, pur studiando a fondo la storicità di Gesù, ne riconduce gli insegnamenti al movimento escatologico presente nel mondo ebraico.

Nella ricerca storica abbiamo anche un secondo ostacolo da superare, quello di ricercare i fatti e le fonti che ce li presentano, scindendoli da elementi spuri derivanti da una narrativa spesso infarcita di racconti che ci aiutano a conoscere i personaggi oggetto della ricerca ma che non sono storicamente provati. Su questo punto Romano Penna dice espressamente:

“Qual è la vera storia, intendendo per “storia” il dato fattuale dell’avvenimento? Nella nostra lingua italiana il termine “storia” è un termine molto ambiguo, slabbrato, dal significato non univoco. Gli inglesi, se non altro, distinguono tra history (che è la storia fattuale) e story (che è la storia raccontata).”

Inoltre, anche nello studio della “storia” (history) occorre fare un’ulteriore distinzione, evidenziata da Umberto Eco, fra fabula e intreccio. Il primo termine è tecnico e si riferisce alla successione ordinata degli avvenimenti come si sono effettivamente svolti; il secondo termine riguarda invece il modo personale con cui un autore sistema questi avvenimenti.

Per questo motivo, ricercando la storia fattuale che circonda la figura di Gesù, siamo costretti a distinguere le fonti ponendo in secondo piano quelle semplicemente narrative (come i Vangeli apocrifi) e analizzando con attenzione quelle che contengono elementi storici (come i Vangeli canonici). Inoltre, analizzando le fonti “canoniche” dobbiamo rintracciare gli elementi storici scindendoli da quelli teologici derivanti dalla rilettura post pasquale della vita di Cristo, fatta dagli evangelisti dopo la resurrezione.

Dopo un confronto fra alcune figure storiche (Socrate ed Alessandro Magno) e le possibili somiglianze con il Gesù della storia, Romano Penna si addentra nella non facile distinzione fra quello che appartiene alla storia e quello che appartiene alla fede. Per quanto riguarda la storia, riconferma la necessità del distacco dal dogma e dall’interpretazione ermeneutica, per quanto attiene alla fede cita Sant’Agostino: Fides, si non cogitetur, vana est[1].

La mia conclusione su questo capitolo introduttivo è che Penna vuol sottolineare la difficoltà del lavoro di ricerca e la necessità di mantenere il giusto equilibrio fra la ricostruzione della verità storica e lo slancio della fede.

I tre capitoli che seguono sono tutti dedicati a tratteggiare la figura umana di Gesù, il suo modo di comportarsi, quello che aveva da dire e quello che credeva di essere. Premettendo che Gesù era un israelita e che tutta la sua figura storica va letta alla luce della sua appartenenza a quel popolo, Romano Penna rintraccia i seguenti elementi:

Gesù di Nazaret e il suo modo di comportarsi

Queste le caratteristiche che Penna evidenzia nel comportamento di Gesu:

  • l’itineranza;
  • la predicazione in villaggi e piccole città di provincia;
  • l’immagine (a lui non gradita) di un guaritore con due caratteristiche:
    • il volto compassionevole (da cum-pati);
    • l’idea che stava compiendo una missione;
  • il suo sfidare le regole comportamentali frequentando peccatori e pubblicani;
  • la sua opposizione al Tempio con comportamenti antisacerdotali (con qualche traccia di vicinanza al movimento degli Esseni).

Gesù di Nazaret e ciò che aveva da dire

Il capitolo inizia con una riflessione sul peso delle parole: da Buddha a Lao Tze, da Socrate a Cristo, nessuno di questi personaggi ha lasciato uno scritto. Nel mondo ebraico non solo si è dato peso alla parola tramandata nelle pagine della “written” Torah ma si è data anche molta importanza alla “oral”  Torah, cristallizzata poi nel Mishna e nel Talmud[2]. Allo storico sta il non facile compito di rintracciare quelle parole che effettivamente furono pronunciate dal Gesù della storia.

E il punto sta qui: quali sono le parole del Cristo?

Penna ricorda:

  • la mai trovata fonte Q che dovrebbe contenere le parole originali di Gesù;
  • l’accento posto da Gesù sull’amore verso il prossimo intendendo per prossimo chiunque, contrariamente al mondo ebraico che per prossimo intendeva solo i partecipanti al loro mondo[3] e contrariamente al pur pacifico mondo degli esseni che invece sosteneva l’odio (da mantenere segreto) per coloro che non appartavano alla setta[4];
  • i “loghia[5] e le varie parabole utilizzate da Gesù per trasmettere il suo messaggio d’amore;
  • le varie volte che Gesù, riecheggiando le parole detta da Yaveh a Mosè davanti al roveto ardente, ripete il suo messaggio di auto-rivelazione e pronuncia: “Io sono”[6];
  • i detti sapienziali, i discorsi escatologici e le ammonizioni pronunciati da Gesù[7].


L’uomo Gesù, chi/cosa pensava di essere?

Le riflessioni di Romano Penna spaziano dalle parole del Padre al battesimo nel Giordano a quelle sul Monte Tabor, da quelle di Pietro a quelle dei vari personaggi che si riferiscono a Gesù chiamandolo maestro. Cristo tuttavia preferisce più semplice “figlio dell’uomo” un’espressione tratta dal Libro di Daniele (7,13-14) che è stata interpretata come legame fra Antico e Nuovo Testamento, fra umanità e divinità.

Oggettivamente è molto difficile determinare che cosa pensasse Gesù di se stesso: la ricerca di chi Gesù credeva di essere sfugge alla ricerca storica. L’unica cosa che è evidente è il suo coinvolgimento totale in ciò che predicava.

Da parte mia, pur lasciando all’autore e al teologo un’approfondita interpretazione di queste parole e di quello che realmente Gesù pensava di se stesso, posso immaginare che il vero significato stia nella realtà di una divinità che si è umanizzata desiderando una vera comunione con la sua creazione.

La conclusione

Le riflessioni di Romano Penna aprono le conclusioni del libro e precisano alcuni aspetti interessanti della ricerca storica:

  • le fonti bibliche ci presentano sempre un Cristo mediato dalla fede;
  • solo una fonte extra-biblica ci riferisce di un certo Gesù, le altre accennano ad una comunità che si relaziona con una strana e sconosciuta persona che viene adorata come Dio;
  • se è difficile dare al Cristo un volto storico durante la sua vita terrena, è impossibile far rientrare nella storia la Resurrezione, che sfugge ai criteri umani e fa parte della fede;
  • dai vari tentativi per giungere ad una visione storica del Cristo sono scaturiti molteplici ritratti e diverse interpretazioni possono essere molteplici: in lui infatti troviamo il Maestro, il Salvatore, il Figlio di Dio, il Dio stesso.

La ricerca tratteggiata nel libro pone in evidenza come nel Gesù storico siano contenute le radici del Cristo della fede e nello stesso tempo la rilettura del Cristo delle fede evidenzia il Gesù della storia sia come uomo sia come Dio.

© Ricerca e redazione a cura di Gennaro Stammati

 


[1] De praedestinatione sanctorum, II 5 (PL XLIV, col 963)

[2] In un inciso Penna accenna poi alla distinzione rabbinica fra “Haggadà” e “Halakhà” . La prima (dalla radice ebraica nagad che significa comunicare spiegare) qualifica i pronunciamenti di commento teologico-dottrinale a vari passi biblici, mentre la seconda (dalla radice ebraica halak che significa camminare, comportarsi) fa riferimento alla vita concreta e raccoglie una serie di dichiarazioni riguardanti i comportamenti quotidiani nelle più diverse situazioni e nei più diversi rapporti anche interpersonali.

[3] Il Libro del Levitico (19,18) dice “… amerai il prossimo tuo come te stesso”. Penna riporta che questo passo è sempre stato interpretato nel mondo giudaico in maniera restrittiva ed aggiunge un commento del Midrash: “il prossimo esclude il subordinato, esclude il samaritano, esclude lo straniero ed esclude anche il residente forestiero” (Cfr. pagina 63, purtroppo senza il riferimento).

[4] Cfr. pagina 64 – Manuale di disciplina, o Regola della Comunità (pagina IX)

[5] Loghia = detti

[6] Manifestazione dell’identità di Cristo che I tedeschi chiamano “Ich worte”.

[7] Penna aggiunge che negli Stati Uniti si è costituito il cosiddetto (e criticato) “Jesus Seminar” dove studiosi ed esperti votano con un discutibile sistema sulle parole che emergono dai cinque Vangeli (i quattro canonici e lo gnostico Vangelo di Tommaso).

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