9.11 La diffusione dei santi e le reliquie



Non è raro trovare nei martirologi, greci e latini, e anche nelle vite dei santi, alcuni santi dei quali non è riscontrato il culto da nessuna parte. E’ a questo punto lecito supporre che si tratti degli eroi immaginari, protagonisti di qualche storia edificante creata con l’obiettivo di trasmettere un insegnamento o morale o religioso.1 I martirologi non sono altro che la lista delle feste celebrate nelle varie chiese, si comprende però, da quello che abbiamo già detto, come essi vincolino parecchio chi deve decidere riguardo la santità o meno di un individuo. Difficoltà acuita dal fatto che, soprattutto all’inizio, i martirologi avevano un carattere strettamente locale. Per questo non è raro che contengano diversi errori sui quali l’autorità ecclesiastica ha preferito non pronunciarsi, non avendo alcun mezzo per verificarli.2 E anche quando c’erano delle reliquie, non si poteva fare affidamento sui vescovi per verificarne l’autenticità.3 Purtroppo il febbrile commercio di reliquie, accompagnato da frequenti furti e falsificazioni, è uno degli aspetti peggiori del cristianesimo medievale.4 E non si dovrebbero confondere le reliquie autentiche con quelle “autenticate”.5

La scoperta e l’installazione o la traslazione di una reliquia diventavano segno visibile della misericordia divina, il suo potere maggiore stava nel far credere alla comunità di essere stata giudicata degna da Dio e di meritare la presenza del santo attraverso la conservazione della sua reliquia.6 Infatti le polemiche religiose, le logiche politiche e in alcuni casi la necessità di eccitare la curiosità del grande pubblico hanno portato, nel corso dei secoli, a creare una classe di santi particolarmente accogliente, una volta che si era compreso quali erano quei tratti che riscuotevano il maggior successo e permettevano di accelerare e di molto il processo di canonizzazione.7 Inoltre era facile che gli eroi, i protagonisti, dei romanzi pii a tema religioso venissero identificati come santi. Si può pensare, per esempio, al caso di santa Petronilla martire, presentata come figlia di san Pietro, decisamente improbabile come santo e che non sopravvisse alla tarda antichità.8 Nelle grandi leggende romane, accanto agli eroi tradizionali cominciarono ad apparire e a evolversi dei personaggi secondari la cui origine è spesso sconosciuta, ma che è possibile siano invenzioni dell’agiografia o che siano stati presi a prestito dai martirologi.9

Dovunque il cristianesimo si diffuse portò con sé la “presenza” dei santi.10 Già intorno alla metà del V secolo il culto dei santi si era espanso in maniera tale da circondare le popolazioni del Mediterraneo.11 Le feste a loro dedicate si trovarono sempre a dover competere con le feste pagane, spesso ricche di tradizioni secolari, in grado di offrire anch’esse momenti di libertà.12 Ma la festa del santo finì col rappresentare un momento unico in cui un potere buono, associato al perdono divino e alla presenza del martire vinceva il potere maligno che era sempre in agguato. In quelle occasioni l’intera comunità locale viveva fino in fondo una rappresentazione dove forti erano i concetti di “contaminato” e “incontaminato”.13

1 Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …, p. 158.

2 Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …, p. 189.

3 Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …, p. 203.

4 BROWN P., Il Culto dei Santi, …, p. 124.

5 Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …, p. 206.

6 BROWN P., Il Culto dei Santi, …, p. 128.

7 Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …,p. 208.

8 BROWN P., Il Culto dei Santi, …, p. 84.

9 Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …, pp. 211-213.

10 BROWN P., Il Culto dei Santi, …, p. 20.

11 BROWN P., Il Culto dei Santi, …, p. 75.

12 BROWN P., Il Culto dei Santi, …, p. 59.

13 BROWN P., Il Culto dei Santi, …, p. 138.

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