9.8 Santi, martiri e confessori


Abbiamo già visto come una cosa viene definita santa perché è di Dio. I santi sono soprattutto uomini che sono, in modo speciale, di Dio e consacrati al suo servizio. Uomini uniti a Dio attraverso un legame speciale che li rende degni del suo amore. Sono tenuti a certi doveri, perché la santità non è più legata solo all’esteriorità, ma diviene una qualità intrinseca della persona e relativa alla sua vita interiore. Dovranno astenersi da certe pratiche, dovranno osservare determinati precetti ed evitare particolari sozzure. Nell’Antico Testamento l’uomo santo è colui che ha un rapporto con Dio ed è tanto più santo quanto maggiore è la sua perfezione morale, ma non esiste alcuna categoria speciale di persone onorata per le loro virtù e chiamata esplicitamente “santa”. Nel Nuovo Testamento il termine hagios è usato per designare lo Spirito di Dio, ma anche diversi personaggi, e più esattamente: i patriarchi (Matteo 27, 52), le mogli dei patriarchi (I Pietro 3,4), i profeti (Luca 1,70; Atti 3,21, II Pietro 3,2). Indica cioè coloro che partecipano alla rivelazione prima della venuta di Cristo. Una sola volta è anche usato per definire una persona specifica: Giovanni Battista (Marco 6,20). Il termine vuol significare che l’uomo cui è riferito è, in modo particolare, al servizio di Dio.

Col cristianesimo la Chiesa di Cristo ha sostituito il popolo eletto e ne ha ereditato il titolo e tutti quelli che, grazie al battesimo, vi entrano sono chiamati “santi”.[1] Soprattutto tra le prime generazioni di cristiani l’uso della parola hagios non implicava una santità individuale, nulla ci indica che i santi formassero un gruppo, un’elite, a parte. Durante i secoli ritroviamo la parola negli autori ecclesiastici e nelle iscrizioni inserita in vari contesti, con diverse sfumature, il che ci induce a pensare che ci fu un lungo periodo di esitazione che precedette l’adozione del termine nel senso molto preciso che ha oggi. Nei testi più antichi si parla di santi solo in maniera collettiva, essi erano la comunità dei fedeli che viveva sulla terra. La “comunione dei santi” era, all’inizio, l’unione con la Chiesa ed escludeva gli eretici e gli scismatici. Anche le anime beate sono, in generale, considerate sante, ma senza alcun culto esteriore e senza che ci si soffermi troppo su questa qualifica.[2] Spiriti santi sono quelle anime che si presume abbiano raggiunto la meta del cristiano fedele. In alcuni testi epigrafici si ritrova che santi sono i martiri, non le loro anime, ma proprio il loro corpo che ora riposa in un cimitero o in una basilica.[3]

Martiri erano designati, sin dall’antichità, coloro che avevano versato il loro sangue per Cristo, mentre coloro che avevano sofferto per la loro fede, ma senza perdere la vita, erano chiamati Confessori. Oggi con il termine Confessore si intende un santo che non è martire.[4] Martire significa testimone e i primi testimoni autorizzati del messaggio evangelico erano gli apostoli, ma da sola la qualità di testimone non implica nessuna delle condizioni che successivamente saranno il segno distintivo del martire: la sofferenza e la morte per la fede.[5]

Spesso il termine santo era usato come semplice epiteto di lode, con un senso un po’ vago, ma con una portata che si può apprezzare sufficientemente osservando quanto già abbiamo riportato nell’introduzione. Come titolo ufficiale è innanzitutto riservato a delle cariche con particolare dignità. L’imperatore, ad esempio, divenendo cristiano non perde il suo titolo di santo o santissimo. In questo caso specifico poi si trattava dell’uso di formule senza che ci si rendesse conto del nuovo significato che il termine andava assumendo. Nella chiesa è la stessa cancelleria imperiale a dare ai vescovi l’appellativo di “santo” in segno d’amore e rispetto, così come i vescovi tra di loro si chiamano: “vostra santità”. [6] Vi sono comunque diversi casi in cui espressioni simili sono usate anche per membri del clero inferiore e, in antiche iscrizioni, li si trova riferiti anche a delle vergini.[7] La chiesa primitiva credeva che i martiri avessero lo stesso onore dei patriarchi e degli apostoli, ovvero che fossero ammessi alla presenza di Dio senza mezzi termini.[8]


[1] Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …, pp. 24-27.

[2] Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …, pp. 28-30.

[3] Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …, p. 32.

[4] Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …, p. 74.

[5] Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …, p. 77.

[6] Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …, pp. 36-38.

[7] Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …, pp. 41-42.

[8] Delehaye H., Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité, …, p. 101.

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