L’eroe e il santo nel Cristianesimo


9.7 Le virtù eroiche del santo

Per quest’ultimo capitolo abbiamo modificato l’impostazione tenuta finora, infatti col cristianesimo si realizza pienamente quel processo di identificazione tra le figure di santo ed eroe che avevamo già visto accadere per l’ebraismo e, in misura minore, per l’islamismo. E’ vero che, anche per il cristianesimo, come accaduto per l’islamismo, avremo potuto prendere in considerazione delle figure eroiche storicamente ritenute tali, ma esse sarebbero state imprescindibili dai valori cristiani di santità anche laddove non si è poi arrivati a una canonizzazione formale. D’altra parte se noi applicassimo lo schema di Raglan finora usato troveremmo piena corrispondenza con la figura di Gesù Cristo: la nascita da una vergine e l’esposizione al mondo che culmina con la visita dei re Magi; le continue prove in vita e la sconfitta del demonio; la passione, la morte e la resurrezione, con l’attesa del ritorno alla fine dei tempi. Ma Gesù Cristo è anche, e sopratutto, il Santo per eccellenza, egli è Dio, pur essendo diverso dal Padre è con il Padre una cosa sola. Ogni sua azione, ogni suo detto ha come scopo la gloria del Padre e la salvezza degli uomini, non la propria gloria personale. Quale dei due aspetti predomina allora? E’ evidente, ma la cristianità fonde i due concetti di santo ed eroe a tal punto che usa il termine eroicità per indicare il modo straordinario in cui i santi vivono le virtù teologali (fede, speranza e carità) e cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza). Il santo veniva descritto come l’eroe, martire o asceta che fosse, ed era sempre il rappresentante di una pietas; e il notevole culto dell’eroismo, anche in quei casi più fantastici che reali, era la prova di un sentire eroico che fu vivo per un lungo periodo di tempo.[1] Le stesse vite dei Santi appaiono come la storia della concezione eroica dell’amore che fino ad allora era rimasta un mito, nei poemi e nella poesia, ma nei Santi divenne vita.[2] L’espressione “virtù eroiche” appare per la prima volta nel 1602 per opera del papa Clemente VIII in occasione della canonizzazione di Teresa d’Avila. L’eroicità divenne da allora sinonimo di eccezionalità, voleva infatti indicare la frequenza, la costanza e l’ininterrotta continuità con cui le virtù cristiane erano esercitate dal santo.[3]


[1] DE LUCA G., Introduzione alla storia della pietà, Ed. di storia e letteratura, Roma 1962, p. 54.

[2] DE LUCA G., Introduzione alla storia della pietà, …, p. 88.

[3] FISICHELLA R., s. v. Eroicità in Dizionario Teologico Enciclopedico, Ed. Piemme, Casale Monferrato 1997.

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