8.7 La mistica islamica


Ad aprire le porte alla vita ascetica e alla contemplazione mistica fu l’esempio della meditazione estatica del Profeta all’inizio della sua predicazione.[1] L’esperienza estatica di Muhammad non era una forma particolare di preghiera o di rito, bensì l’esperienza del Radicalmente Altro, vissuta attraverso stati alterati di coscienza raggiunti in condizioni estreme.[2] I musulmani che conobbero il Profeta personalmente sono venerati in maniera particolare e sono chiamati “I compagni”. In seguito vennero idealizzati e le raccolte delle vite dei santi iniziano sempre con le storie dei dieci compagni cui il profeta annunciò che erano predestinati al Paradiso. In queste biografie manca del tutto qualunque riferimento alla vita mondana, evitando così gli episodi più controversi e presentando i protagonisti sempre in una veste edificante.[3]

Raccontiamo brevemente la vita di Abu Dharr al-Ghifari, un santo che rientra in questa categoria. Si dice che passasse tutto il giorno a meditare sulla propria morte e riteneva vietato ricevere più di quello di cui aveva bisogno per un solo giorno. In casa non aveva alcun arredo. Non nacque musulmano e inizialmente era un brigante del deserto. Fu il quarto o il quinto convertito all’Islam direttamente dal Profeta e per due volte fu suo luogotenente a Medina. Sembra che Maometto dicesse di lui: “Non porta la terra e non copre il cielo un uomo più sincero di Abu Dharr; chi godrebbe di contemplare l’umiltà di Gesù figlio di Maria, guardi lui”. Era alto, dalla pelle scura, con barba e capelli bianchi. Al califfo Moàvia, che costruì a Damasco il suo palazzo disse: “Se l’hai fabbricato col denaro di Dio è un peculato; se l’hai pagato di tasca tua è uno sperpero.” In Siria predicava ai poveri il loro diritto sul denaro pubblico suscitando le ire dei ricchi che si lamentarono con Moàvia, che alla fine lo mandò al califfo Othman per punirlo. Questi lo esiliò al confino. Lì gli fu offerta la possibilità di radunare un esercito e marciare contro chi lo aveva cacciato, ma si rifiutò dicendo: ”O gente dell’Islam, non mi fate proposte e non disprezzate l’autorità; chi disprezza l’autorità, Dio non lo perdona. Per Dio lo giuro: se ‘Othman mi crocifiggesse sul più alto patibolo o sul più alto monte, gli presterei assoluta obbedienza e sopporterei, convinto che è un bene per me”. Quando Maometto si mise in marcia per partire verso Tabuk, contro i Bizantini, Abu Dharr lo seguì, ma il suo cammello era troppo lento così proseguì a piedi e quando il Profeta lo vide arrivare solo, sotto il sole del deserto disse: “Abbia Iddio misericordia di Abu Dharr: solo cammina, solo morirà e risorgerà solo nel Giorno del Giudizio!”. Infatti morì solo, con la moglie e lo schiavo e chiese di essere sepolto avvolto nel suo semplice sudario. [4]


[1] TOUFIC F., L’Islam in Storia delle religioni, …, Vol. 9, p. 131.

[2] PACE E., Sociologia dell’Islam, …, p. 27.

[3] VACCA V., Vite e detti di santi musulmani, …, p. 19.

 

[4] VACCA V., Vite e detti di santi musulmani, …, pp. 40-44.

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