L’eroe nell’Islam


8.4 La leggenda di Saladino

Parlare dell’eroe nell’Islam può risultare facile, ma al tempo stesso difficile. Facile perché come abbiamo visto dalla presentazione della religione, l’islamismo accetta tutta la storia e la mitologia ebraica addirittura completandola con episodi ancora più eccezionali. Allora sarebbe bastato rifarci all’analisi di Noè per inquadrare quali sono le caratteristiche dell’eroe nell’Islam. D’altra parte cercando eroi tipici dell’Islam ci si imbatte in figure di santi che riportano tratti eroici, fenomeno questo che abbiamo visto caratterizzare le religioni monoteiste. E’ però possibile trovare alcune figure storiche che hanno assunto aspetti leggendari soprattutto grazie ai racconti degli avversari.

Una di queste figure su cui ci siamo concentrati è quella di  Saladino, sul quale abbiamo molti racconti, i più fantasiosi dei quali sono di narratori o storici occidentali. Secondo alcuni di questi, basati sulle narrazioni orientali, le origini di Saladino sarebbero state umili, si sarebbe introdotto alla corte di Norandino e sarebbe divenuto l’amante della moglie di costui. Una volta ottenuto il favore del sultano lo avrebbe poi fatto avvelenare e ne avrebbe messo a morte il suo unico figlio, divenendo padrone di sette reami e mettendosi a combattere i cristiani. Questo è uno dei pochi ritratti del Saladino negativo ed è comunque esagerato. Saladino e la moglie di Norandino si sposarono, ma solo dopo la morte di quest’ultimo, il cui figlio fu esiliato, non messo a morte, inoltre nessuno lo accusò mai di aver avvelenato il sultano. Secondo un’altra tradizione occidentale egli sarebbe di nascita equivoca, ma suo zio era Savarius, comandante dell’armata che conquistò l’Egitto per conto di Norandino. Nella Cronaca di Ernoul è il nipote di un ricco signore di Damasco che aveva guerreggiato in Egitto contro il re Amauri di Gerusalemme, suo alleato. Morto lo zio, Saladino si ritrova a capo dell’esercito e prende la città del Cairo con l’astuzia. Fa dire a chi era a capo della città che andrà a chiedergli la pace. In realtà si presenta col suo seguito avanzando a quattro zampe, con un basto sul dorso, ma nel momento di baciargli il piede estrae un pugnale e lo colpisce al cuore. Altrettanto fa il suo seguito con chi aveva intorno e così egli si ritrova padrone del castello. In seguito, morto Norandino, ne sposa la vedova e prende possesso di tutto il suo impero.

Molto più numerosi sono i racconti che ne esaltano le virtù e ne raccontano le gesta leggendarie. Addirittura si cerca di avvicinarlo alla cavalleria cristiana fino al punto di fargli professare la fede di Cristo, anche se in segreto. Infatti una delle leggende più antiche sostiene che egli, ammirando la cavalleria, si fece armare cavaliere da Ugo di Tabarin, uno dei personaggi principali del regno di Gerusalemme, fatto prigioniero da Saladino nel 1178. Nei racconti più antichi questo onore spetta invece a Onofrio di Toron, conestabile del regno di Gerusalemme. Leggendaria era anche la sua generosità che, nel medioevo, era considerata la virtù dei principi. Si racconta che accordò a Ugo di Tabarin la libertà di dieci prigionieri cristiani, ma obbligandolo a pagare centomila bisanti. Per raccogliere la somma gli concesse, sulla parola, un anno di libertà condizionale, ma quando a Ugo mancarono tredicimila bisanti che alcuni emiri avevano promesso, ma non ancora dato, è lo stesso Saladino ad anticiparli. In un’altra occasione liberò un prigioniero francese facendogli dono di 200 marchi, ma il tesoriere che doveva scrivere il rapporto sbagliò e segnò 300 marchi. Saladino allora disse: “Metti 400, non sarà detto che la tua penna sarà più liberale di me”. Tutte le volte che viene in contatto con la religione cristiana e le sue forme di culto si assiste ad un fenomeno insolito. Da una parte è l’occasione per lodare la fede cristiana da cui anche Saladino rimane colpito, ma dall’altra parte egli sottolinea sempre, con accento critico e manifesto, le storture che lo allontanano da essa. Spesso si tratta del comportamento del clero o delle gerarchie ecclesiastiche, ma anche di semplici fedeli che non si pongono alcun problema a gozzovigliare e calpestare arredi su cui è dipinta la croce.

Il suo ingegno militare, la tolleranza e l’umanità che spesso dimostrò, causarono l’ammirazione dei crociati francesi ed inglesi nei suoi confronti e fecero fiorire ancor di più le leggende sul suo conto. Alcune di queste cercarono di far risalire i suoi natali alla Francia o almeno a dargli una parte di sangue francese nelle vene. Esistono anche dei racconti che lo vedono in viaggio in Europa, solitamente in incognito. In uno di questi giunge in occidente per il desiderio di vedere la nobiltà e il modo di vivere dei cristiani. Si fa accompagnare da suo zio e da Ugo di Tabaria. Sbarca a Brindisi, passa per Roma, attraversala Lombardiae giunge a Parigi. Il Re Filippo non c’è, ma c’è la regina a cui fa un’ottima impressione. Il gruppo si sposta a Saint-Omer dove risiede il re e lì Saladino difende con valore l’innocenza di una giovane fanciulla, della famiglia dei conti di Pontieu.  A Cambrai partecipa a un grande torneo e ne risulta vincitore, sconfiggendo lo stesso Riccardo d’Inghilterra.

Oltretutto la sua abilità sul campo è pari alla sua nobiltà d’animo e la regina è ormai invaghita di lui. I due si dichiarano reciprocamente e lei lo ama pur sapendo chi è lui in realtà. Alla fine Saladino torna in Siria, ma non passa molto tempo che riparte per l’Europa, questa volta con un’immensa flotta, deciso a conquistare la Francia. Inrealtà Ugo di Tabarin e Giovanni di Pontieu riescono a stornare l’invasione sull’Inghilterra che poi si salverà grazie al valore dei cavalieri francesi. Leggendari, come già si poteva comprendere, erano anche i suoi amori. Semplici paesane o splendide regine difficilmente riuscivano a sottrarsi al suo fascino con gravi rischi anche diplomatici. Grandiose sono le sue imprese sul campo di battaglia. Divenuto padrone di Damasco, dell’Egitto e della Persia cattura in un combattimento alle fontane di Seforia il re Baldovino, ma presto lo rimette in libertà. Non passa molto tempo che decide di marciare su Gerusalemme e davanti alle sue mura si scatena la grande e decisiva battaglia. Baldovino di Sebourc è ucciso e la Città Santa è riconquistata dall’Islam. Saladino compie imprese così valorose da sembrare miracolose e contemporaneamente mostra una grande generosità, tanto che sono i suoi stessi uomini a scandalizzarsi. Alla fine Gerusalemme cade e i caduti sul campo di battaglia non sono poi molti. Anche le altre sue conquiste furono seguite da atti di valore, ma dopo la guerra ci fu un periodo di dieci anni di pace.[1]


[1] Tutte le notizie sulla leggenda di Saladino sono state tratte da: GASTON P., La leggenda di Saladino, Salerno, Roma 1999.

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Una Risposta to “L’eroe nell’Islam”

  1. Giovangualberto Ceri Says:

    Monsignor ENRICO BARTOLETTI in data 3 Giugno 1956, su sua inaspettata e sorprendente iniziativa volle regalarmi, con solenne dedica sul frontespizio, il libro di ALFONSO GRATRY, “La sete e la sorgente” (Società Editrice Internazionale, Torino, 1949) profetizzandomi che, in vita mia, avrei fatto scoperte su Dante e sul suo medioevo paragonabili a quelle di HEINRICH SCHLIEMANN su Troia e la civiltà micenea. L’idea gli era venuta in mente il giorno prima, il 2 giugno, festa della Repubblica Italiana e giorno di nascita di Dante personaggio da me scoperto successivamente, appunto. Il Bartoletti credo abbia fatto anche ad altri delle rivelazioni sul loro futuro, ed anche a qualcuno di Lucca, per cui dicendo adesso io di quella fatta a me, penso di non passare per matto. Adesso io ritengo di aver fatto quelle scoperte che lui mi profetizzò però, diversamente da Schliemann, non mi vengono riconosciute. Intuitivamente appaiono così chiare e ragionevoli, affascinanti anche sotto il profilo della LITURGIA CRISTIANA, che desta sorpresa, non solo vedere le varie Università degli Studi lavarsene le mani, ma anche constatare che nemmeno nei nostri Seminari Diocesani c’è una mentalità orientata ad apprezzare la risoluzione di questi problemi. Quasi che la possibilità di ridestare interesse per la nostra SACRA LITURGIA CRISTIANA approfittando di quello grandissimo mostrato da Dante in base alle mie scoperte fosse un problema da buttare dalla finestra. Io sono ritornato sopra alla questione sperando nel Sindaco di Firenze ed inviandogli la lettera che qui accludo.

    Caro Matteo Renzi Sindaco di Firenze,
    scriveva CARTESIO: “Io, pur non disprezzando la gloria come fanno i Cinici, non tengo però in nessun conto di quella che soltanto con falsi titoli si può acquistare” (CARTESIO, Discorso sul metodo, Parte seconda – Con Introduzione di Eugenio Garin – Laterza, Bari, 1975, p.8). Se lei la pensasse così e si percepisse che in tale modo la pensa, ebbene per me sarebbe da porsi al vertice del PD, ed anzi, arriverebbe a porsi in cima a tale piramide, ovviamente nell’interesse degli Italiani. Ma potrà la CULTURA in Italia, ivi compresa quella distribuita dalla nostra Pubblica Amministrazione, dalle varie Fondazioni, e dalle nostre Università Statali, andar d’accordo con questo epitaffio cartesiano? Io ho i miei dubbi da quando il Caro Professor CESARE VASOLI, dopo aver ripetutamente parlato, con estrema convinzione, delle mie scoperte dantesche all’Accademia Nazionale dei Lincei, ebbe poi a dirmi: “Ceri, io ne ho parlato all’Accademia ma, così facendo, si è fatto ancor più nemici di prima!”. Il Vasoli credo sia ancora vivo e lei potrà controllare di persona se quello che lo ho detto è vero.
    Caro Renzi,
    Lei è sindaco di Firenze e Dante era fiorentino. Si creerà dei nemici ma, politicamente in senso platonico, ed eticamente in senso cartesiano, se vuole avere successo deve mettere nella sua lista per la spesa anche di spendere qualcosa per le mie scoperte che, fra le altre cose, sono in grado anche di integrare l’idea che noi abbiamo di CALENDARIO STILE FIORENTINO. Ne esistono infatti due, come lascia chiaramente intendere anche Giovanni Boccaccio. Uno semplicemente “stile fiorentino”, e l’altro “stile antico fiorentino” che viene ignorato (GIOVANNI BOCCACCIO, Esposizioni sopra la Comedia di Dante, a cura di Giorgio Padoan, Milano, Mondadori, 1965, p. 150 in relazione al c. XXI, vv. 112- 114, dell’Inferno). Benigni è un genio! Ma non affatto un eroe. Vedrà che quando ad Agosto prossimo venturo, a Firenze, Roberto Benigni esporrà questo canto XXI dell’Inferno, mi auguro che anche lei sia presente!, ignorerà quello che dice il Boccaccio: e penserei al fine di risparmiarsi dei nemici. La buona politica non funziona però in maniera tale: ha più bisogno di eroi che di geni. Ci vuole coraggio. Sono a Sua disposizione per ogni ulteriore chiarimento. Enumero adesso le mie scoperte in grado di far tremare tutte le università del mondo. Non sono affatto matto! Ed ho già avuto dalla mia anche il Professor Giorgio Barberi Squarotti di Torino e il Professor Enzo Esposito de “La Sapienza” di Roma.
    SU DANTE e DINTORNI in omaggio a quella CULTURA che vuole essere autentica.
    Cfr. DVD TV CANALE 10 Google su YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA.

    DATE DA ME SCOPERTE CHE CORRISPONDONO SEMPRE AD IMPORTANTI FESTE LITURGICHE POICHÉ, PER DANTE, LA SCIENZA PIÙ ALTA ED ULTIMA CHE LUI PONE NEL DECIMO CIELO EMPIREO È, ALL’INSAPUTA DELL’ESEGESI TRADIZIONALE, LA SACRA TEOLOGIA LITURGICA. EGLI, ATTRAVERSO QUESTE DATE, VUOLE DUNQUE CHE ARRIVIAMO ALLE RELATIVE FESTE LITURGICHE E PERCIÒ A CELEBRARLE CON LA PIÙ ALTA SCIENZA MEDIEVALE, LA TEOLOGIA LITURGICA.

    1a – Sabato 25/03/1301, festa dell’Annunciazione a Maria, giorno di inizio del viaggio della Commedia, e giorno di inizio a Firenze e per Dante, dell’anno ma anche del XIV secolo “ab incarnatione Domini”. Perché a Firenze il 25 marzo 1301 del nostro computo storico si apriva il XIV secolo, e non dunque si era aperto l’anno prima? Per accertarlo basta prendere per buona l’informazione fornita in chiusura della QUAESTIO DE ACQUA ET DE TERRA secondo la quale Cristo, da un punto di vista culturale e calendariale, sarebbe nato di domenica come, sempre di domenica, è poi anche risorto. In tal caso il Suo giorno di Nascita simbolico e calendariale corrisponderebbe alla domenica 25 dicembre del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico; quello della Sua Incarnazione al venerdì 25 marzo del 1° dopo Cristo; il giorno di inizio dell’anno e quello della nostra èra volgare, o cristiana, in base al Calendario giuliano stile comune, cioè al Calendario giuliano vero e proprio che partiva dall’insediamento dei consoli romani, in questo caso corrisponderebbe al sabato 1° gennaio del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico, o odierno. In base a questo computo calendariale Cristo, il lunedì 26 dicembre del 1° dopo Cristo, avrebbe avuto solo un giorno di età e non un anno ed un giorno come risulta dal nostro computo storico. Io credo che sia venuto il momento in cui anche il Manuale di ADRIANO CAPPELLI, “Cronologia, Cronografia e Calendario perpetuo”, arrivi ad indicare questo Calendario stile antico fiorentino adottato da Dante e di cui riferiscono, sia Giovanni Boccaccio come ho già detto, sia Andrea Lancia (1290 [?] – 1360 [?]), detto l’ OTTIMO, notaio al servizio del Comune di Firenze. La presa d’atto di questa verità calendariale, poiché qui non c’è nulla da accertare ma solo da prendere atto, porrebbe fine a tante questioni esegetiche e di datazioni storiche attinenti a Filologia dantesca in cui esiste una differenza conclamata di un solo intero anno. Anzi bisognerebbe prendere per norma, che nei secoli fino alla metà del XIV secolo, quando i dati non tornano e la differenza è di un solo anno, non si tratta di un errore, come fino ad oggi gli studiosi hanno ingenuamente pensato, ma dall’avere essi computato seguendo il semplice e noto “stile fiorentino” e non lo “stile antico fiorentino” del tutto ignorato poiché caduto da secoli nell’ombra. Ammessa questa verità si potrà calcolare e capire perché il XIV secolo a Firenze iniziava nel nostro 1301 e più precisamente il sabato 25 marzo 1301 del nostro computo odierno: perché per Dante e per l’antica cultura fiorentina legata ai canonici di Santa Reparata questo giorno corrispondeva per loro al sabato 25 marzo 1300. Ed è in questo giorno liturgico, e perciò dopo calato il Sole sul venerdì 24 marzo 1301 del nostro computo storico, che può solennemente e liturgicamente iniziare il viaggio della Commedia: primo giorno dell’anno a Firenze ma anche, qui, primo giorno del nuovo secolo, il XIV, ab Incarnatione.

    2a – Venerdì santo 31/03/1301, ore 12 – 15, festa della morte di Cristo in croce per l’Umanità e fine solenne, e liturgicamente più che eloquente, del viaggio della Commedia. Si legge infatti: “ quos pretioso sanguine redemisti” (TE DEUM, 22). Non sappiamo se Dante abbia conosciuto Iacopone da Todi (1230 – 1306), però la sua Commedia termina proprio nel momento del STABAT MATER di Iacopone. “Stabat Mater dolorosa / Juxta crucem lacrimosa, / Dum pendebat Filius. / … “ (c.1.). Dante e Iacopone hanno però in comune la poca simpatia verso papa Bonifacio VIII. Bisogna che il VATICANO se ne faccia un’idea. Il viaggio della DIVINA COMMEDIA è posto fuori per periodo giubilare di Bonifacio VIII che andava dal 25/12/1299 al 24-25/12/1300 del nostro computo storico. “UBI EST VERITAS DEUS IBI EST”: e di questo anche il Sommo Pontefice dovrà prendere atto.

    3a – Martedì 2/6/1265, festa dei santi martiri Marcellino, Pietro ed Erasmo e giorno di nascita di Dante personaggio (Par., XXII, 110 – 117). La liturgia di questo giorno sintetizza tutta la biografia di Dante, come le date e le feste che riguardano Beatrice spiegheranno il senso via, via da attribuire alla giovane, bella, nobile, gloriosa e beata Beatrice.

    4a – Venerdì 2/10/1265, festa dei Santi Angeli custodi (allora ad libitum perché messa di recente in vigore su iniziativa di san Bernardo di Chiaravalle) e giorno nascita di Beatrice personaggio (Vita Nuova, II, 1-2) in cui la liturgia cristiana recita: “Haec dicit Dominus Deus: Ecce ego MITTAM Angelum meum, qui preceda te, et custodiat in via” (cfr. congruità con Inf. I, 1-3; Inf. II, 52 – 108).

    5a – Venerdì 2/02/1274, festa della Presentazione di Gesù bambino al tempio in braccio alla Madonna e giorno in cui Beatrice appare a Dante per la prima volta (Vita Nuova, II, 1-2). Recita la liturgia di questo giorno: “Haec dicit Dominus Deus: Ecce ego MITTO Angelum et praeparabit viam ante faciem meam”.

    6a – Venerdì 26/12/1264, festa di santo Stefano protomartire e giorno di concepimento di Beatrice in cui la liturgia recita: “Beati immaculati in via, qui ambulant in lege Domini” (Vita Nuova, XXIX, 2).

    7a – Venerdì (liturgico) 9/06/1290, festa dei santi martiri Primo e Feliciano e giorno liturgico di morte di Beatrice (Vita Nuova, XXIX, 1), in cui la liturgia cristiana recita: “Haec est vera fraternitas, quae vicit mundi crimina”. Questo passo ci riconduce ai versi in cui Dante e Beatrice sono insieme in Paradiso (Par., XXII, 151 – 154) che così recitano: ”L’aiuola che ci fa tanto feroci, / volgendom’io con li etterni Gemelli, / tutta m’apparve da’ colli a le foci. / Poscia rivolsi li occhi a li occhi belli (di Beatrice)”.

    8a – Martedì 2/02/1283, festa della Presentazione di Gesù bambino al tempio in braccio alla Madonna e giorno in cui Dante fu salutato per la prima volta da Beatrice (Vita Nuova, III, 1-2).

    9a – Martedì 14/09/1322, festa dell’Esaltazione della Santa Croce e giorno di morte di Dante personaggio (1321, e va bene!, però stile antico fiorentino!). Per me si tratta del giorno esclusivamente simbolico-liturgico di morte di Dante personaggio, e quindi non di quello reale di Dante persona (GIOVANNI BOCCACCIO, Vite di Dante, Prima redazione, 86; oscar Mondadori, Milano, 2002, p. 24 e nota n. 379 a p. 134). La scelta del Poeta di farsi morire in questo giorno richiama il giorno della fine del viaggio, il Venerdì Santo 31/03/1301.

    10a – Sabato-Domenica 15-16/08/1293, festa, peculiarmente medievale, dell’Assunzione della Beata Vergine al cielo (probabilmente Dante intende il IX Cielo cristallino, acqueo e di Maria, dimora simbolica della Beata Vergine a cui dobbiamo un esclusivo culto di iperdulia) e, il giorno successivo, festa di san Giacinto confessore, nonché giorni in cui Dante vide, e fu visto, dalla “gentile donna giovane e bella molto” (Vita Nuova, XXXV, 2) corrispondente alla scienza cristiana della “MORALE FILOSOFIA” e anche alla scienza pagana della “FILOSOFIA DI PITTAGORA” (Convivio, II, XV, 12), la quale scienza è “figlia de lo Imperadore de lo universo”, Gesù Cristo (Convivio, II, XV, 12; II, II, 1), analogamente a anche Maria è chiamata dal Poeta figlia di Gesù Cristo (Par., XXXIII, 1). Tale scienza del IX Cielo cristallino e di Maria, per il suo moto (Cielo primo mobile) fa poi muovere tutto l’Universo.

    Tutte le feste liturgiche celebrate in questi giorni sono inoltre in relazione, tanto alla Commedia, che alla Vita Nuova, che al Convivio. Da notare che i giorni che riguardano Beatrice cadono tutti di VENERDÌ e quelli di Dante di MARTEDÌ per l’analogia simbolica fra Venere (Lei- BEATRICE) e Marte (Lui – DANTE): un’analogia ricordata anche dal quadro di Sandro Botticelli “Venere e Marte”. Ma ci vogliamo dare una mossa… Intuitivamente, lo capirà anche Lei, la verità è chiarissima. C’è solo da prendere in considerazione come io sono arrivato scientificamente, oggettivamente, a raggiungerla. E’ scomoda? Ma tutto ciò che riguarda il nostro futuro, con le sue novità, è scomodo, però è quello che noi saremo. Puerile, sciocco chiudere gli occhi. Meraviglioso aprirli se si aspira ad un nuovo modo del mondo, ma anche di fare politica, specialmente a partire da Firenze.
    18 giugno 2012
    Con un saluto.
    GIOVANGUALBERTO CERI

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