8.3 Angeli, demoni e ginn


La cosmogonia islamica riprende la più antica tradizione semitica. Allah riorganizza il caos primordiale, separa gli elementi e sottomette le creature all’uomo.[1] Oltre agli uomini esistono tre categorie di spiriti: gli angeli, i demoni e i ginn. I primi sono fatti di luce e hanno vita, parola e intelligenza. Loro compito è sorvegliare le opere di Allah e popolano i cieli. Hanno cura di reprimere le rivolte dei demoni e dei ginn, sono i messaggeri di Dio verso gli uomini e sono anche di esempio per la loro docilità e obbedienza. I demoni e i ginn invece nascono dal fuoco. Loro capo è Iblis, che inizialmente faceva parte del consiglio di Allah, ma fu estromesso dal paradiso per essersi rifiutato di prostrarsi di fronte ad Adamo. I ginn sono spesso confusi con i demoni, ma sono molto diversi. Hanno un’esistenza reale anche se invisibile. Costituiscono un’intera nazione, sono divisi in tribù e hanno una loro religione, nascono e muoiono. Sono stati creati prima degli uomini, ma furono in seguito cacciati agli estremi della terra abitata a causa della disobbedienza dei loro profeti. Esistono ginn pagani e ginn mussulmani.[2]

Un altro tema importante è quello del giudizio finale. Tutta la vita terrena è una preparazione a quella dell’aldilà. Allah chiede al musulmano che la sua vita quaggiù assomigli a  quella lassù e quindi gli manda la sua legge per indicargli la strada.[3]

La guerra santa spetta alla collettività più che al singolo e si invoca ogni volta che l’esistenza e la sicurezza della comunità sono minacciate.[4]

Per l’Islam il male non esiste. Il musulmano non crede al peccato originale né quindi alla necessità di un sacrificio cruento per liberarci da esso. Il male e Satana sono dei servi di Dio, degli strumenti. Satana non è il nemico di Dio, ma il nemico di Adamo, cioè dell’uomo davanti a cui si rifiutò di prostrarsi. In realtà alcuni mistici ritengono che la dannazione di Satana sia solo temporanea e che alla fine cesserà.[5]

Dopo la morte il fedele è sottoposto all’interrogatorio della tomba. Munkar e Nakir, due angeli spietati, fanno sedere il defunto nella tomba e lo interrogano sulla sua fede. La sua vita sarà soppesata da una bilancia. Nel piatto di destra saranno disposte le buone azioni dell’individuo scritte su un apposito registro, dall’altra parte vi saranno atomi e granelli di senape. Se sarà considerato colpevole sprofonderà all’inferno, altrimenti vivrà in paradiso.[6]

Il misticismo islamico si concretizza nel sufismo. I sufi si ritiravano dal mondo per contemplare Dio rinunciando ad ogni bene terreno e praticando l’ascesi fino ad arrivare al martirio. Nato inizialmente come fenomeno di individui isolati, ben presto si trasforma in una vera  e propria scuola che crea degli ordini monastici mistici.[7]


[1] TOUFIC F., L’Islam in Storia delle religioni, …, Vol. 9, pp. 152-153.

[2] TOUFIC F., L’Islam in Storia delle religioni, …, Vol. 9, pp. 155-157.

[3] TOUFIC F., L’Islam in Storia delle religioni, …, Vol. 9, pp. 161.

[4] TOUFIC F., L’Islam in Storia delle religioni, …, Vol. 9, p. 190.

[5] BAUSANI A., Il “pazzo sacro” nell’Islam, Luni, Milano 2000, pp. 101-108.

[6] TOUFIC F., L’Islam in Storia delle religioni, …, Vol. 9, p. 164.

[7] BRELICH A., Introduzione alla storia delle religioni, …, pp. 352-364.

 

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