Alla Ricerca di Gesù


Recensione del Libro  di Gennaro Stammati

John Dickson

 

Alla Ricerca di Gesù

Le indagini di uno storico

Di John Dickson

San Paolo – 2011 – € 16.00

 

L’AUTORE:

John Dickson – Professore australiano presso il “Department of Ancient History” della “Macquarie University” di Sidney, John Dickson è anche co-fondatore e direttore del “Centre for Public Christianity”, una società che promuove la conoscenza di chi è Cristo, attraverso ricerche, filmati, televisione etc.

Persona poliedrica, Dickson è stato in gioventù cantante, scrittore di testi per canzoni popolari, membro del complesso musicale “In the Silence”. Successivamente, affascinato dalla figura di Cristo e dalla storia del Cristianesimo, dopo aver conseguito un dottorato in Storia Antica presso la ”Macquarie University” di Sidney, dove ora insegna, ha abbracciato la fede Cristiana nella confessione Anglicana, ed è ora ministro anziano associato presso la “St Andrew’s Anglican Church” di Roseville, in Australia.

Nel suo impegno sulle origini del Cristianesimo e sulla figura storica di Cristo, Dickson si è sempre curato della divulgazione delle sue ricerche e si è impegnato a confutare scientificamente i detrattori di Gesù e di coloro che sostengono la sua non storicità. Frutto della sua ricerca sono diversi libri fra cui ricordiamo:

 

  • Simply Christianity: A Modern Guide to the Ancient Faith (Matthias Media)
  • A Spectator’s Guide to World Religions: An Introduction to the Big Five (Blue Bottle Books)
  • A Spectator’s Guide to Jesus: An Introduction to the Man from Nazareth (Blue Bottle Books)
  • The Christ Files: How Historians Know What They Know about Jesus (2006, Blue Bottle Books)
  • Mission-Commitment in Ancient Judaism and in the Pauline Communities (Paul Mohr Verlag)
  • Life of Jesus: Who He Is and Why He Matters (Zondervan, 2010)
  • Investigating Jesus. An Historian’s Quest (Lion Hudson – Oxford, 2010)

I primi due dei libri sopra riportati sono stati autentici successi editoriali nel 2000 e nel 2005 rispettivamente. L’ultimo, recentemente tradotto in italiano e pubblicato quest’anno dalla San Paolo, è quello che esaminiamo in questa breve recensione.

IL LIBRO:

Nel suo libro, John Dickson affronta con la passione di un ricercatore scientifico la figura di Gesù ripercorrendone le tappe storiche.

Dopo un’introduzione che fissa i due estremi del problema:

  • Gesù non è mai esistito
  • Gesù ha avuto moglie e tre figli

Dickinson affronta il panorama storico toccando i seguenti punti:

  • La Ricerca Antica

 

“Analisi rigorosa dei Vangeli a servizio delle fede cristiana”

L’autore parte dai Vangeli per confutare le tesi di molti che vogliono questi testi frutto di fantasia o di apologia ed in particolare si sofferma sulla figura e gli scritti di Luca:

 

1 Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, 2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, 3 così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo …

L’evangelista, presentandosi, afferma di aver fatto “ricerche accurate” e quindi, con onestà intellettuale, si è sicuramente incontrato con i testimoni oculari (αὐτόπται) coloro cioè che hanno avuto la possibilità di incontrare  il Gesù che predicava nelle piazze e nelle sinagoghe, che camminava per le strade della Palestina e che, dopo la sua morte in croce, si è mostrato ad apostoli e discepoli sia nella sua fisicità sia nella gloria della Risurrezione.

Le prime ricerche sul Gesù storico sono poi complementate da una breve esposizione degli studi di:

Origene (185-253)

Eusebio di Cesarea (260-339)

Girolamo (347-420)

Giovanni Crisostomo (347-407)

Agostino (354-430)

  • Dall’Illuminismo al XX Secolo

 

“Rifiuto del dogma ecclesiale associato ad un’applicazione troppo ottimista dello scetticismo razionalista; ne risulta un Gesù forgiato secondo gli ideali illuministici”

 

Dopo un brevissimo accenno ad altre due figure importanti per la ricerca storica, Erasmo da Rotterdam (1469-1536) e Martin Lutero (1483-1546), l’autore affronta i “grandi” del recente passato:

Hermann S. Reimarius (1694-1768), probabilmente l’iniziatore della ricerca storico/scientifica sulla figura di Gesù (noto per la sua opera, “Apologia di coloro che adorano Dio secondo ragione”, pubblicata postuma dal Lessing con il titolo: I frammenti dell’Anonimo di Wolfenbuttel / Hermann Samuel Reimarius – Napoli – Bibliopolis, 1977). Secondo questo scrittore Gesù fu probabilmente un rivoluzionario politico trasformato poi dalla Chiesa del primo cristianesimo in un salvatore universale;

David Friedrich Strauss (1808-1874), autore della controversa opera La Vita Di Gesù. O Esame Critico Della Sua Storia(1863) – Kessinger Publishing’s Photocopy Edition (di cui il professor Umberto Regina dell’Università di Verona ha scritto un interessante commento: La vita di Gesù e la filosofia moderna. Uno studio su David Friedrich Strauß, Morcelliana, Brescia 1979). Strauss sostenne che tutti gli scritti del Nuovo Testamento devono essere interpretati come “mito” dove per mito si dovrebbe intendere sia “falso” sia espressione del desiderio (spesso utopico) di giustizia, pace, amore etc.;

Joseph Ernest Renan (1823-1892), filosofo, filologo e storico delle religioni, sulla scia dei predecessori nella sua opera “Vita di Gesù” (BUR 2002 – con un’interessante introduzione di Mons. Gianfranco Ravasi), in cui Gesù ci appare come un semplice essere umano, seppure saggio predicatore;

William Wrede (1859-1906), teologo luterano, nella sua opera “Il Segreto Messianico nei Vangeli” (D’Auria 1996) sostenne che Gesù non si era mai proclamato Messia ma lo “diventò” dopo la sua morte ad opera di apostoli e discepoli;

Albert Schweitzer (1875-1965), famoso missionario, medico e teologo tedesco, autore della “Storia della Ricerca sulla Vita di Gesù” (Paideia 2003). Il suo pensiero pessimista presenta un Gesù apocalittico morto da uomo deluso.

  • La ricerca nel XX Secolo e oltre

 

“Modesto tentativo di trovare qualche connessione tra il Gesù prepasquale e la fede cristiana postpasquale. Applicazione del criterio della discontinuità”

In questo periodo emerge la grande personalità di:

Rudolf Bultmann (1884-1976), teologo evangelico che nei suoi scritti e particolarmente in “Gesù” (Queriniana) vede il racconto del Nuovo Testamento come una testimonianza sulle credenze dei primi cristiani e pertanto asserisce che: “Non possiamo sapere nulla o quasi sulla vita e la personalità di Gesù”.

 

Vengono poi:

 

Ernst Käsemann (1906-1998), professore a Gottinga, padre di quel periodo che viene chiamato “Nuova Ricerca” a cui appartengano anche Günter Bornkamm (1905-1990), Ernst Fuchs (1903-1983) e Norman Perrin (1920-1976). Nel suo libro “Das Problem des historischen Jesus” (Il problema del Gesù storico – libro non ancora disponibile in italiano) esplora l’esistenza del Gesù post-pasquale nella narrazione pre-pasquale: questo nuovo procedimento, che mira a stabilire che cosa nei Vangeli sia storico e che cosa non lo sia, viene chiamato “criterio della discontinuità”.

  • La ricerca contemporanea

 

“Raffinato tentativo di fornire un ritratto credibile di Gesù sullo sfondo del gran numero di nuove informazioni archeologiche e letterarie riguardanti il giudaismo del Secondo Tempio”

Da ultimo, John Dickson esamina i contemporanei e precisamente:

Martin Hengel (1926-2009) teologo luterano autore de “Il figlio di Dio. L’origine della Cristologia e la storia della Religione giudeo-ellenistica” (Paideia, 1984). Nel suo libro, dopo aver respinto le tesi portate avanti da alcuni predecessori fra cui Bultmann, Hengel dimostrò il completo ebraismo di Gesù sostenendo la realtà storica del Cristo;

Ed Parish Sanders (1937) un esperto dell’apostolo Paolo, è autore di due libri sulla figura storica di Gesù: “Gesù. La verità storica” (Mondadori 1995) e “Gesù e il giudaismo” (Morcellania, 1995). Nei due volumi Sanders contestualizza la figura di Cristo nell’ebraismo del suo tempo e mette in evidenza temi meno noti della storicità del Messia;

Nicholas Thomas Wright (1948) vescovo e teologo anglicano, fra i tanti suoi lavori (spesso firmati NT Wright, altre volte firmati Tom Wright) uno in particolare ha avuto notevole successo: “Gesù di Nazareth, sfide e provocazioni” (Claudiana, 2005). La sua opera, che ha attirato consensi e critiche, si concentra sulla salvezza dell’uomo che non può che essere vista nel mistero della Pasqua.

I capitoli iniziali sul metodo utilizzato durante almeno 2000 anni di storia si chiude con un breve accenno ad altri studiosi dell’epoca:

Ben F. Meyer (1927-1995)

Marcus J. Borg (1942)

John P. Meier (1965)

James Charlesworth

Sean Freyne

Graham Stanton

Gerd Theissen

James Dunn

Richard Bauckham

Il libro prosegue con un’analisi storica delle fonti principali e, dopo una breve introduzione sul “come” leggere la storia, Dickson si sofferma su:

  • I ritrovamenti di Nag Hammadi

Vengono esaminati i testi gnostici ed in particolare:

Il Vangelo di Giuda

Il Vangelo di Filippo

Il Vangelo di Tommaso

Questi scritti, che ovviamente vanno inseriti nel contesto dello “gnosticismo”, in realtà dicono poco del Gesù storico: per molti aspetti non aggiungono nulla a quanto già contenuto nei Vangeli canonici. Il pregio di questi documenti è quello di illuminare il percorso sulla chiesa dei primi anni presentandoci una realtà di divisione e di contrapposizione. Forse lo gnosticismo, data la sua forte carica dottrinale, è qualcosa di più di uno dei tanti gruppi scissionisti all’interno del cristianesimo, ma il materiale che ci fornisce per la nostra indagine è composto solo da “alcune schegge sparse” e pertanto non ci aiuta e forse non è neppure credibile (affermazione presa dal libro “Un ebreo marginale” del citato J.P. Meier).

  • Le fonti non cristiane del I° e II° secolo

Prima di intraprendere un’analisi dei diversi testi che contengono riferimenti a Gesù, l’autore mette in guardia il lettore da due errori che di solito vengono commessi affrontando questi scritti:

  • il primo, quello commesso da coloro che cercano conferme del Gesù storico: il fatto che un certo Gesù, detto il Cristo o il Nazzareno, sia citato in questi testi non è necessariamente una prova concreta ed esaustiva che risolve tutti i problemi della ricerca. I riferimenti sono brevi, non sempre precisi e spesso riferiscono situazioni, fatti, detti non direttamente sperimentati dall’autore ma a lui riferiti;
  • il secondo, quello che riguarda i “negazionisti” della realtà storica di Gesù: è estremamente negativo cominciare una ricerca con il preconcetto, “nulla di ciò che rimane è affidabile” come dice l’ateo Michel Onfray nel suo “Trattato di ateologia”. Il fatto che alcuni autori non cristiani citino eventi di cui hanno avuto conoscenza, se da un lato li può qualificare come non del tutto indipendenti (perché probabilmente spinti da sentimenti anticristiani) dall’altro possono confermarne la storicità o quanto meno l’esistenza di un crescente movimento storico-religioso.

Fatta questa premessa Dickson esamina i documenti a nostra disposizione:

Il Talmud: viene indicato che “alla vigilia della festa di Pesach fu appeso a una croce Gesù il Nazzareno” (Talmud, baraitha Sanhedrin 43°, come riportato ne “Il Gesù storico” di G. Theissen – G. Merz). Il documento citato contiene quelle parole nella specifica sezione che si occupa della legalità del metodo di punizione della magia e della stregoneria. Pur con tutti i dubbi espressi nei secoli, l’autore è incline a confutare la tesi di una manipolazione tardiva del testo ebraico.

Gli Annali di Tacito: pur partendo da un breve profilo circa la personalità di quest’autore, sempre critico dell’impero e dei vari imperatori, nel brano “Annali XV, 44, che si occupa dell’incendio di Roma del 19 giugno 64, viene riferito che i “cristiani” derivano questo nome da “Cristo che sotto il regno di Tiberio era stato condannato al supplizio per ordine dell’imperatore Ponzio Pilato” (“Auctor nominis eius Christus Tiberio imperitante per procuratorem Pontium Pilatum supplicio adfectus erat”). Questa citazione conferma la condanna di un certo Cristo avvenuta fra il 26 e il 36, anni in cui Ponzio Pilato era procuratore in Giudea.

Plinio il Giovane: in una sua lettera all’imperatore Traiano, Plinio scrisse che i cristiani si riunivano all’alba per cantare un inno “a Cristo come a un dio” (“soliti stato die ante lucem convenire, carmenque Christo quasi deo dicere secum invicem seque sacramento non in scelus aliquod obstringere” – Plinio – Lettere X 96). Dickson fa notare che qui Plinio riferisce che questa gente considerava ed adorava un uomo, appunto Cristo, come se fosse dio. Al di là delle convinzioni di Plinio, il passo riporta l’attitudine dei seguaci di Cristo che appunto vedevano la divinità in un uomo: sicuramente una prova storica in un “credo”.

Giuseppe Flavio: dopo una presentazione dell’ebreo Giuseppe Flavio, della sua testimonianza durante le Guerre Giudaiche, della critica ebraica che lo considera (o lo ha considerato) un “traditore”, Dickson, citando i riferimenti a Gesù (Antichità Giudaiche XVIII 63-64; XX 200-201 Guerra Giudaica II 119-166) osserva che il movimento cristiano era una realtà storica sin dai tempi che precedettero la distruzione del Tempio. Inoltre, pur ammettendo la possibilità di qualche “miglioramento” del testo fatto da zelanti copisti di epoche successive, vengono notati specifici riferimenti all’ambiente in cui Gesù è vissuto ed in particolare alla figura di Giacomo, citato nei Vangeli come “il fratello del Signore”, condannato da un certo sacerdote Anano (l’Anna dei Vangeli)

Mara bar Serapion: un non molto noto colto siriano di Samosata scrisse una lettera al figlio in cui affermò che spesso i saggi sono perseguitati dai potenti. Fra i saggi l’autore nomina Socrate, Pitagora ed un anonimo, saggio re ebreo. La divinità dopo la morte di questi personaggi li avrebbe “vendicati” e, nel caso degli ebrei “eliminati e cacciati dal loro regno, vivono tutti nella diaspora”. Forse poco per identificare nel re ebreo il Gesù della storia, ma sicuramente un interessante riferimento a noi pervenuto in uno scritto che si dovrebbe collocare intorno al 73, qualche anno dopo la distruzione del Tempio.

Tallo: uno scrittore greco autore di “Storie” (pervenute in frammenti citati da altri scrittori) che pur non riferendosi direttamente a Gesù ed alla sua figura storica, arricchisce la ricerca con la descrizione di “tenebre come un’eclissi” avvenute in una certa giornata nella storia del Mediterraneo. Anche qui siamo di fronte a riferimenti vaghi che potrebbero riferirsi a qualunque fenomeno naturale avvenuto prima del 55 (data dell’opera di Tallo): rileva tuttavia l’autore che si tratta di qualcosa di interessante, di un indizio che non va eliminato anche se non verificabile in modo scientifico.

Prima di chiudere il capitolo sulle fonti non cristiane della ricerca storica, John Dickson avverte che le registrazioni scritte di fatti ed eventi in quel periodo erano rare in quanto, per diversi motivi, l’alfabetizzazione e la scrittura non erano la norma ma piuttosto l’eccezione. Quelle civiltà contavano più sulla tradizione orale e sulla memorizzazione per trasmettere le tradizioni culturali: questo spiega i diversi lunghi lassi di tempo fra una fonte e l’altra. Lo scritto tuttavia, anche se compilato molto tempo dopo i fatti descritti, conserva e cristallizza la memoria delle tradizioni orali,

  • Le fonti cristiane

Questa parte del libro di Dickson affronta le fonti che ci sono pervenute in quella parte della Bibbia che chiamiamo “Nuovo Testamento”.

L’autore, di fronte alla grande massa dei documenti dell’antichità, dagli scritti di Platone fino all’invenzione della stampa, afferma che autenticità e certezza e datazione storica vanno provate con lo stesso metodo, scartando lo scetticismo e le considerazioni negative che circondano tutto ciò che in quanto “religioso” viene considerato inaffidabile solo perché tocca argomenti riconducibili ad una fede. La nostra simpatia o antipatia di fronte a scrittori del passato, come Flavio Giuseppe, Tacito, Plinio e tanti altri, non rendono le loro opere “a-storiche”: starà a noi affrontare, con metodo scientifico, questi lavori, enucleare “storia e memoria” separando i sentimenti e le personali convinzioni degli autori dai fatti avvenuti nel passato. Con questo intento Dickson si pone di fronte ai documenti del Nuovo Testamento con spirito sgombro da pregiudizi, cercando di rintracciare gli elementi certi e dando valore all’integrità dei primi testimoni del cristianesimo.

Lettere di Paolo: sono certamente i primi documenti cristiani a noi pervenutici, databili fra il 50 e il 65 d.C. Basandoci esclusivamente su questi documenti e dando credito all’integrità intellettuale dell’autore, rileviamo alcuni elementi di base:

  • l’esistenza di una persona chiamata Gesù, ebreo figlio di donna ebrea
  • predicatore in quella terra chiamata Palestina
  • fratello di un certo Giacomo
  • capo “spirituale” di un gruppo di seguaci fra cui alcune persone poi riferite da altre fonti
  • crocifisso e sepolto
  • apparso ad alcuni testimoni dopo la morte

Citando alcuni scrittori, anche di diverso orientamento nei confronti di Saulo-Paolo, l’autore cita la professoressa Paula Fredriksen che afferma che “partire da Paolo significa iniziare con un contemporaneo di Gesù e dei suoi primi seguaci”. Dagli scritti di Paolo rintracciamo la tradizione orale: l’apostolo infatti dice “παρέλαβον” (“ricevetti” dal Signore) e “παρέδωκα” (ciò che vi “trasmisi”): Paolo cioè conferma che quanto da lui riferito era già pratica dei primi discepoli, una conferma storica importante perché afferma l’esistenza di un movimento a lui di poco precedente.

I Vangeli: dopo una presentazione su che cosa sono i Vangeli e sulle derivazione di questo vocabolo Dickson, confortato da una lunga serie di studiosi di tutte le confessioni, e da alcuni atei, afferma che questi documenti contengono “la descrizione di episodi reali della vita del protagonista”. In questo senso, pur non essendo un’opera di storia nel concetto moderno del termine, essi sono assimilabili alle opere dette di “bios”, quindi contengono elementi biografici attendibili.

Dopo questa presentazione l’autore passa in rassegna i singoli Vangeli ed esamina le fonti di quelli definiti “sinottici”:

  • Marco
  • “Q”
  • “M”
  • “L”

Lo studio dei singoli testi inizia con alcune precisazioni sul tipo di scrittura dell’epoca. Contrariamente a quello che si fa oggi, non era nella tradizione dell’epoca citare le fonti delle proprie affermazioni: questo non vuol dire che ci troviamo di fronte a falsi storici, pur ammettendo possibili interpolazioni, errori di copiatura, parole esistenti in alcuni documenti ed assenti in altri.

Si prosegue poi con un’analisi delle parole, dei testi, dei fatti descritti. In questo l’autore è confortato da studi di esperti biblisti, linguisti, archeologi ecc.

Passando poi al Vangelo di Giovanni, del tutto diverso dai precedenti, Dickson sottolinea le differenze per quanto riguarda la realtà storica della presenza di Gesù a Gerusalemme: nei sinottici viene proposta come una processione che inizia con la predicazione e si conclude con la crocifissione, morte e resurrezione, mentre in Giovanni (forse più realisticamente) contempla vari passaggi nella città santa. Un’altra differenza è data dalla descrizione della Pasqua, avvenuta secondo i sinottici in un giorno diverso rispetto a Giovanni.

Queste maggiori discrepanze, e molte altre minori, non rendono un Vangelo meno vero di un altro. La descrizione minuziosa di fatti, ambiente, personaggi dipende dall’attenzione data da alcuni rispetto ad altri su elementi che secondo lo storico rientrano nella sfera spirituale.

Dopo un riassunto che mette a confronto le diverse fonti rintracciabili, l’autore affronta i criteri di studio della narrazione evangelica:

  • criterio della discontinuità: tratta della rottura con il giudaismo dell’epoca e l’inserimento di pratiche che rintracciamo in epoche successive;
  • criterio della datazione: cioè lo studio dei diversi manoscritti che ci sono pervenuti, cominciando dai più antichi per rilevare errori, inserzioni, manipolazioni ecc.;
  • criterio della molteplice attestazione: cioè il confronto delle diverse testimonianze per rilevarne discrepanze e concordanze. Si giunge qui a quello che potrebbe sembrare un assurdo (ma verificato attendibile dalle moderne tecniche forensi): quanto più le testimonianze non coincidono nei dettagli tanto più hanno una matrice di autenticità nel senso che non sono state manipolate per farle risultare uguali;
  • criterio dell’imbarazzo: cioè la descrizione di fatti che comporterebbe imbarazzo per coloro che sostengono una certa tesi (quello che, con termine antico, si chiama “scandalo” cioè impedimento, inciampo, trappola);
  • criterio della coerenza: cioè la descrizione di fatti che sono congruenti con i preliminari;
  • criterio della plausibilità storica: cioè la descrizione di ambienti tipici della civiltà che li ha prodotti soprattutto se lo scrittore ha scritto in epoca più tarda rispetto al fatto storico o ha scritto in ambiente totalmente diverso da quello descritto;
  • criterio del linguaggio arcaico: l’inserimento nel testo greco di parole che hanno una chiara origine semita, non solo ebraica ma anche aramaica;
  • criterio della facilità di memorizzazione: tipico dell’epoca (e riscontrabile in scritti antecedenti ai Vangeli come ad esempio l’Iliade e l’Odissea) la descrizione di fatti espressi con stili particolari (parabola, apocalisse ecc.) che ne rendono facile la trasmissione orale;
  • criterio archeologico: la ovvia congruità dei racconti confortata da ritrovamenti archeologici di ogni tipo: manoscritti, vasellame, lapidi ecc.
  • Conclusione

Il libro si chiude con alcune affermazioni importanti che tendono a ridurre i dubbi e i sospetti di non autenticità dei fatti storici sulla persona di Gesù. Forse la più limpida affermazione è la seguente: “A differenza dei dati matematici o scientifici, che frequentemente è possibile dimostrare o confutare, i dati storici hanno a che fare con gradi diversi di probabilità. Tale caratteristica, tuttavia, non fa della storia una scienza di seconda classe. […] Per alcuni, l’unica effettiva conoscenza è la conoscenza scientifica. Ma i filosofi, ai quali sia gli scienziati sia gli storici dovrebbero prestare ascolto su simili questioni, spesso fanno notare che gli ambiti della conoscenza nei quali il sapere scientifico si esprime con autorità sono limitati; lo stesso, ovviamente, vale anche per la storia. In genere la scienza lavora con ciò che è ripetibile e osservabile. […] Non possiamo tuttavia esigere una tipologia “scientifica” di prove per avvenimenti che non sono né ripetibili né osservabili. Diversamente escluderemmo, di fatto, ogni informazione di natura storica”.

Una breve nota in chiusura: il libro è ben corredato da note bibliografiche in cui non solo vengono individuati autori e fonti specifiche, ma vengono anche precisate le biblioteche dove le fonti sono reperibili.

G.S.

L’articolo è uscito sul “bollettino” ìnterno della “Tribù di Gesù” in una versione abbreviata:

Il Clan: http://www.YouBook.it – Speciale Estate 2011

© Ricerca e redazione a cura di Gennaro Stammati

 

Personale GS.Libri

Book’s review

Dickson – Alla Ricerca di Gesù

Rev. 08.11

 

Tag: , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: