7.11 Figure di mediazione


Tra gli esseri che si pongono a metà strada tra Dio e gli uomini sono da segnalare i servi di JHWH, che costituiscono la sua corte. Secondo la Genesi si sarebbero uniti alle figlie degli uomini per generare eroi e uomini potenti, esistono prima della creazione dell’uomo e stanno di fronte a JHWH lodandolo. Gli angeli sono anche i messaggeri o gli inviati di dio, assumono forma umana, proteggono gli uomini e intervengono nelle vicende umane come messi. Oltre agli angeli in senso proprio ci sono i Serafini, con sei ali e i Cherubini, guardiani della gloria e della presenza di JHWH.[1] Figure di mediazione umane invece erano il re, i sacerdoti e i profeti. Lo stesso ruolo hanno anche lo Spirito,la Presenza,la Parola di JHWH. Ognuna di queste figure rimane comunque distinta da Dio pur nella sua funzione di mediazione.

Il re può essere mediatore solo se mantiene la sua fedeltà a Dio, solo così garantisce la benedizione e la prosperità di tutto il popolo, se invece è infedele la disgrazia colpisce tutto Israele. Egli ha inoltre bisogno delle preghiere del popolo e la sua forza gli è concessa da Dio, non è una sua prerogativa personale.[2] Era consacrato attraverso un’apposita cerimonia che confermava la scelta di Dio e non gli venivano conferiti poteri particolari di tipo magico, ma l’intera cerimonia era piuttosto un solenne riconoscimento da parte del popolo della volontà di JHWH, inoltre simboleggiava il rinnovamento del patto stabilito tra Dio e la casa di Davide. Diventando re egli assumeva un ruolo simile a quello del profeta, ovvero in lui discendeva lo Spirito di JHWH e lo rendeva un altro uomo. Era invaso, investito dallo Spirito.[3] Il re diveniva il figlio scelto di Dio, adottato da JHWH, suo primogenito con funzione di mediatore, ma anche di Salvatore.[4]

Il sacerdote aveva invece una funzione di mediazione decisamente più chiara che occupava quattro sfere. La prima era la capacità di interpretare la volontà di Dio tramite l’uso dell’oracolo, la seconda era di risolvere i problemi sia dei singoli che della comunità attraverso l’uso delle sentenze contenute nella legge. Al terzo posto vi era l’insegnamento della legge e infine l’opera rituale e sacrificale. Al contrario del profeta l’investitura sacerdotale non era legata a un particolare carisma o vocazione. Il sacerdote veniva scelto senza molti problemi in epoca arcaica, inizialmente per custodire un luogo sacro e quindi col ruolo di guardiano, solo successivamente gli si richiese l’appartenenza ad una linea o gruppo familiare particolare.[5] La consultazione oracolare avveniva tramite l’uso dell’efod e di urim e tummim, ma non si sa in che modo esattamente, col tempo però questa venne sempre più a perdere importanza mentre aumentava quella della figura del profeta.[6] Nelle pratiche sacrificali, invece, il suo ruolo era molto più chiaro: doveva salire all’altare di JHWH e compiere gli atti propiziatori che avrebbero poi esteso i loro benefici su tutto il popolo. Nei tempi più antichi la funzione si fa più nebulosa, infatti sembra che l’intervento sacerdotale servisse a rendere sacra la vittima, a toglierla dalla sfera profana. Egli non uccideva materialmente la vittima, cosa che faceva invece colui che la offriva o dei sacerdoti inferiori, ma ungeva col sangue l’altare, compiendo un rituale di comunicazione di forza che conservava ancora molti aspetti magici e primitivi. Così facendo l’essenza dell’offerta, il sangue, entrava nella sfera sacrale di JHWH, diventava un’offerta di riscatto, di pacificazione con Dio.[7]

Il profeta era colui che annunciava all’uomo la parola di Dio e portava a Dio la preghiera, il dubbio, la sofferenza dell’uomo. Egli era la bocca attraverso cui Dio parlava con l’uomo, veniva eletto per questo ruolo ed aveva un dialogo con Dio che lo autorizzava ad annunciarne la volontà. C’era quindi un rapporto personale con JHWH, perché c’era una chiamata da Dio, e c’era una risposta positiva. Il profeta era amante di JHWH, egli amava Dio e ciò gli conferiva lo zelo per la sua missione. La missione del profeta era però strettamente legata alla storia e assumeva forme e contenuti diversi secondo il periodo: Mosé, era inizialmente non solo l’annunciatore a Israele della torah, ma anche la guida di JHWH, egli realizzava su di sé la regalità divina e guidava il popolo procedendo con lui. In seguito il ruolo di guida si attenuò divenendo predominate solo quando serviva e con l’avvento della monarchia il ruolo stesso del profeta mutò, ma nella forma, non nell’essenza. Non aveva più poteri esteriori sul popolo, ma con la sua azione e con la sua parola continuava l’opera di testimonianza del volere divino.[8]


[1] Di NOLA A., Ebraismo e giudaismo, …, pp. 70-71.

[2] Di NOLA A., Ebraismo e giudaismo, …, pp. 112-113.

[3] Di NOLA A., Ebraismo e giudaismo, …, pp. 114-117.

[4] Di NOLA A., Ebraismo e giudaismo, …, p. 120.

[5] Di NOLA A., Ebraismo e giudaismo, …, pp. 123-125.

[6] Di NOLA A., Ebraismo e giudaismo, …, p. 126.

 

[7] Di NOLA A., Ebraismo e giudaismo, …, pp. 127-128.

[8] BUBER M., La fede dei profeti, Marietti, Casale Monferrato 1983, pp. XXXV-XXXVI.

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: