I RE MAGI



Il sepolcro dei Re Magi nella Chiesa di Sant’Eustorgio a Milano

Con l’inizio dell’Avvento ci prepariamo allo splendore della luce del Natale. Occorre però allontanarsi dalle luci della città dove consumismo, luminarie, insegne di negozi ed acquisti qualche volta inutili anche in questo periodo di recessione, confondono e si sovrappongono alla vera luce. Ma, parafrasando il Vangelo di Giovanni, la luce del Natale, “splende fra le altre luci ma esse non l’hanno vinta” perché noi qui in attesa stiamo aspettando “la luce vera, quella che illumina ogni uomo”. È la Luce del Verbo che attendiamo, quel Verbo che “si è fatto carne e viene ad abitare in mezzo a noi”.

Anche qualcun altro vide quella Luce e in tempi remoti si mise in cammino per poterla contemplare.

L’interessante articolo di Anna Carbich dal titolo “Voglia di Re Magi” recentemente pubblicato su “l’Ideale”[1] ha stimolato riflessioni e reminescenze che voglio condividere per approfondire la conoscenza di questi personaggi misteriosi.

Giustamente Anna Carbich cita il Vangelo di Matteo, il solo dei Vangeli Canonici che parla dei Magi, dove (Mt. 2: 1-2) si dice:

“1Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2“Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”.

Lo stesso Vangelo poi aggiunge (Mt. 2: 11):

“11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”.

Di più i Vangeli non ci dicono e dai tre doni la tradizione ha concluso che i re magi fossero appunto tre. Conferme di queste credenze popolari si trovano in altre opere, quali i Vangeli Apocrifi. Nel Protovangelo di Giacomo il Minore (detto anche Pseudo-Matteo), attribuito a Giacomo il Minore vi troviamo conferma di questo numero “magico”. Nel Vangelo arabo dell’infanzia il “misterioso” autore dice testualmente:

(Capito 7) “I re magi. ….. vennero a Gerusalemme, come aveva predetto Zaradusht, portando seco dei doni, oro, incenso e mirra”

Il “Libro della caverna dei tesori” (un apocrifo di origine siriaca) conferma il numero tre e aggiunge “… questi magi erano tre fratelli ….”. Una “novità” confermata anche dal “Vangelo Armeno dell’Infanzia”. Anche il teologo-filosofo-storico Origene (183-254), conferma nei suoi scritti questo numero.

L’interpretazione teologica vuol anche collegare i re magi, saggi che la tradizione popolare ritrae come personaggi di razze diverse, con un paio versetti dei Libro dei Salmi:

«Tutti i popoli che hai creato verranno e si prostreranno davanti a te, o Signore, per dare gloria al tuo nome» (Sal 85, 9);

 

«Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia» (Sal 97, 2). 

Mettendo in relazione le diverse razze con i versetti citati si rafforza l’universalità dell’evento che vuole appunto che “Tutti i popoli …. si prostreranno …” Quest’interpretazione sarebbe confermata da chi vuole vedere una concordanza dei tre magi con i tre figli di Noè che diedero origine a tutte le razze che popolarono il medioriente

Accanto alle varie tradizioni e alla vastissima letteratura esistente, è interessante notare come nei dipinti dei primi secoli del cristianesimo il numero dei magi cambia: ne troviamo due, tre, quattro, sei, otto, dodici e via dicendo.

Il numero racchiude probabilmente un significato esoterico:

–         due è il numero del rapporto interpersonale: chi dà e chi riceve;

–         tre è definito tradizionalmente come “il numero perfetto” e, forse è un’immagine della Trinità. Ma potrebbe anche essere che tre rappresenti il numero dei contineti allora conosciuti o, come detto dei tre figli di Noè. Il numero però potrebbe anche essere collegato alle tre fasi della vita: giovinezza, maturità, vecchiaia. Oppure ancora il lento passare del tempo della vita: passato, presente e futuro;

–         quattro è il numero dei “quattro cavalieri dell’Apocalisse. Una leggenda più recente parla anche di un quarto sapiente che, rappresentando le Americhe, sia arrivato alla grotta in ritardo sui tre compagni e, come dono, portasse uno scrigno contenente semi di cacao;

–         sei è un numero in meno dell’eccellenza infinita (che nel mondo giudaico è appunto sette). Possiamo ricordare qui che nel brano delle “nozze di Cana” le giare in cui avvenne il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino erano appunto sei: il matrimonio legava due persone in una vita che si augurava “umanamente perfetta”, ma l’umano si può avvicinare al divino, mai raggiungerlo;

–         otto è un altro numero caro al mondo ebraico: la lampada di Hannukah rischiarò il Tempio per otto giorni;

–         dodici erano le tribù di Israele, gli apostoli e, più ordinariamente dodici sono le costellazioni dello zodiaco e i mesi dell’anno. Quest’ultima cifra è citata nel “Libro dell’Ape” di Salomone di Bassora, un testo manicheo dell’VIII secolo che, dando i nomi di tutti e dodici i magi, aggiunge anche che ciascon gruppo di quattro offrì “oro, incenso e mirra”.

Tutte queste argomentazioni e speculazioni si sono succedute nei secoli e forse si succederanno per tanti anni ancora.

C’è anche una curiosità geografica dove storia, tradizione e leggenda si fondono e danno nuova vita alle figure di questi sapienti venuti dall’oriente. Chi ha la possibilità di visitare la chiesa di San Eustorgio a Milano o il Duomo di Colonia in Germania, si troverà di fronte ad una sorpresa: la tomba dei magi.

La tradizione vuole che Sant’Elena, madre dell’Imperatore Costantino, negli anni intorno al 324, effettuò un viaggio in “Terrasanta” alla ricerca dei luoghi e delle relique del primo cristianesimo. In quell’occasione, sempre secondo la tradizione, molte reliquie furono ritrovate: fra le tante i resti mortali dei Re Magi. Questi misteriosi ed illustri personaggi sarebbero morti a Gerusalemme, dove erano tornati, dopo la crocifissione, per testimoniare la loro fede e qui sarebbero andati incontro al martirio. Le reliquie sarebbero state portate per ordine di Sant’Elena nella basilica di Santa Sofia a Costantinopoli.

Facciamo ora un’altro salto nel passato e troviamo un’altra leggenda. Eustorgio, nono vescovo di Milano, avrebbe richiesto a Costanzo, imperatore di Costantinopoli, ottenendole, le relique dei Magi. Il viaggio di trasporto della sante reliquie ha dell’avventuroso: il pesante sarcofago, una volta giunto in Italia, sarebbe stato trasportato per via terra a Milano su un carro trainato da buoi. Alle porte della città, esattamente nella zona che poi si chiamerà Porta Ticinese, il carro sprofondò e, nonostante gli sforzi, non fu possibile rimuoverlo. In quel luogo fu edificata una chiesa, che poi prese appunto il nome del vescovo, Sant’Eustorgio, che avrebbe accolto i resti mortali dei Re Magi.

Un ulteriore salto nel passato ci porta ora ai tempi dell’Imperatore Federico Barbarossa. Siamo intorno al 1164 e l’Imperatore volle dare un segno del suo potere sulla ribelle Milano. Per questo ordinò ad un suo valido consigliere, Reinald von Dassei, di trasportare le reliquie a Colonia dove lo stesso era arcivescovo. Nonostante la sconfitta poi subita dal Barbarossa ad opera della Lega Lombarda, le reliquie rimasero a Colonia e collocate in una maestosa chiesa che si stava costruendo, apputo il Duomo di Colonia.

Giungiamo così al 1906 quando il Cardinal Ferrari, vescovo di Milano, ottenne dal suo omologo tedesco una parziale restituzione delle reliquie: ora le stesse sono conservate sia a Colonia sia a Milano. Nella città tedesca le “sante reliquie” hanno ricevuto l’omaggio di papa Benedetto XVI che, nel 2005 in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, si è raccolto in preghiera davanti all’urna dei Magi. Nella città meneghina le “sante reliquie” sono conservate in una preziosa teca posta sull’altare del Magi e ogni sei gennaio la liturgia ambrosiana li ricorda nei paramenti di colore rosso, simbolo di fede nel martirio.

Separare storia, leggenda e tradizione non solo non è cosa facile, ma è addirittura impossibile. Quanto riportato vuol solo essere un tentativo per seguire nel mondo dei fatti quello che la cristianità ci propone nella fede: l’omaggio alla divinità, al di là e al di sopra di lingue, razze e differenti credo.

4 gennaio 2008

Gennaro Stammati


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3 Risposte to “I RE MAGI”

  1. Silvano Valenti de Wiederschaun Says:

    Non sono da tacere le radici della tradizione cristiana della nascita di Gesù e dei Magi:

    SULLA NATIVITÀ DI GESÙ, COINCIDENTE CON QUELLA DI HORUS NEL DIES NATALIS SOLIS: “Le leggende di Horus hanno svariati elementi in comune con la storia di Gesù, pur precedendola di migliaia di anni. Horus venne generato dalla vergine Iside, il 25 Dicembre, in una stalla; la divina mangiatoia, nel mito, viene anche rappresentata come una grotta”- Carlo Barbera, Il velo di Iside, Arcadia, A ccademia di Studi Esoterici, s.d., pg. 48
    “Come Gesù, Horus avrebbe dovuto regnare per mille anni. Inoltre, iscritte circa 3500 anni fa sulle pareti del Tempio di Luxor, si trovano immagini dell’Annunciazione, Immacolata Concezione, Nascita e Adorazione di Horus, con Thoth che annuncia alla Vergine Iside che avrebbe concepito Horus; con Kneph, lo “Spirito Santo” fecondante la Vergine, e con il neonato assistito dai tre re, o Magi, che portano doni. – Ivi, pg. 52.

    SUI RE MAGI: “… la stella d’Oriente fornisce un riferimento significativo per dimostrare l’origine celeste e mitica della storia evangelica. Quando il divino fanciullo nacque, gli uomini saggi, o magi, dichiararono di aver visto con i loro occhi la sua stella in Oriente. Gli uomini saggi furono individuati come i tre re di altre leggende e non sono una invenzione dei vangeli canonici. I tre re, o i tre rappresentanti solari, sono tanto antichi quanto la triade che fu per prima definita, comprendente le tre re gioni primordiali: il cielo, la terra e gli inferi… Quando il luogo di nascita era collocato nel segno del Toro (6000 anni fa), la stella d’Oriente che sorgeva per annunciare l’evento era Orione, che perciò a volte viene chiamata stella di Horus. Il nome dei tre re è quello delle stelle della cintura di Orione….” – Albert Churchward, The Origin and Evolution of Religion, Kessinger Publishing, 1997, pg. 87.

    INOLTRE, mi pare sconcertante l’asserito” Sepolcro dei Re Magi nella Chiesa di Sant’Eustorgio a Milano”. E’ oggetto di culto o attrattiva turistica come il Volto Santo di Lucca e la crocifissa Vergine Barbuta di Bolzano che ne è una malacopia?

    • Davide Galati Says:

      Silvano è sufficiente leggere “Zeitgeist confutato”, lo trovi su questo sito, l’ho scritto io per verificare come tutte le asserzioni che citi siano delle emerite bufale. Horus non è mai nato il 25 dicembre ad esempio e anche l’iscrizione sul tempio di Luxor che citi ha tutt’altro significato di quello che le si vuol dare, ma non perché lo dico io, ma perché lo dicono tutti gli egittologi compresi quelli non credenti. Ho letto “Il velo di Iside” e il suo valore storico, per non parlare della forma italiana, è pari a zero, ma non perché lo dico io, ma perché non c’è proprio un apparato storico di supporto. Comunque sull’argomento non ci perdo altro tempo, ognuno è libero di credere in ciò che vuole, se però a qualcuno interessa capire le cose, storicamente, su questo sito trova la mia confutazione di Zeitgeist che grazie alla citazione di fonti storiche mostra come certe affermazioni siano del tutto prive di fondamento.
      Volevo poi aggiungere che, in questo caso, il mio non è un discorso di fede, ma storico. L’esistenza della figura storica di Cristo non è oggi messa in discussione da nessuno storico serio (e per serio intendo ad esempio uno storico che, ad esempio, citi le fonti a sostegno di ciò che afferma), questo però non implica automaticamente che Cristo sia anche il Figlio di Dio. Questo secondo aspetto è un aspetto che riguarda la fede e l’incontro personale di ciascuno di noi con Cristo. Sono due aspetti che è bene avere chiari e tenere separati quando è necessario farlo.

  2. Gennaro Says:

    Caro Silvano,
    a quanto ha detto Davide voglio solo aggiungere qualche riflessione. Nella storia dell’umanità spesso molte cose si accavallano, si affollano, si modificano. Nella storia delle religioni miti, tradizioni, credenze popolari si aggiungono al filone principale della Rivelazione e spesso lo offuscano con false credenze che, pur tuttavia, partono da un filone originario e a cui aggiungono particolari derivanti dalla fantasia popolare.
    Nel mio breve scritto sulla storia dei Magi ho cercato di ricostruire la loro vicenda così come ci viene riportata dalla storia popolare, dai miti, dalle leggende etc. etc.
    Questo a mio parere non offusca la Rivelazione che, anzi, va proprio ricercata e scarnificata da tutte le scorie che, col tempo, si sono stratificate.
    Ti ringrazio del commento.
    Gennaro

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