7.4 Principali festività


Dai tempi più antichi gli ebrei dividevano il tempo in settimane e consideravano festivo il sabato.[1] I motivi per rispettare il sabato erano tre: perché era il giorno in cui Dio si era riposato dopo la creazione, perché era il segno del legame perenne tra il Signore e il suo popolo e perché ricordava l’esodo dall’Egitto. Durante il sabato erano proibiti i lavori che davano vita a realtà destinate a sussistere anche quando fosse cessata l’azione che le aveva prodotte. Ad esempio si poteva leggere e discutere la Torah, ma non scrivere.[2]

Tutte le feste ebraiche si possono suddividere in due grandi categorie, quelle che hanno un fondamento biblico e quelle che si basano solo sulla tradizione orale. Le prime hanno più o meno gli stessi divieti del sabato. Una delle feste più importanti è quella della Pasqua che ha il suo culmine nella celebrazione della cena che si svolge la prima sera. C’è una precisa ritualità di gesti da compiere e poi bisogna leggere l’Haggadà Shel Pesach, la narrazione della Pasqua. Il tutto ricorda molto un simposio classico e sembra rammentare la liberazione dall’Egitto, ma anche prefigurare il prossimo riscatto messianico.[3] Sette settimane dopo la Pasqua si celebra la Shavu’ot, diventata in greco Pentecoste che ricorda il dono della Torah ricevuto sul monte Sinai. All’inizio del settimo mese si festeggia il capodanno (Rosh ha-Shanà) contraddistinto da un suono di tromba.[4] I dieci giorni seguenti sono chiamati “giorni terribili” e sono caratterizzati da lunghe preghiere penitenziali che devono preparare l’anima al giorno del Kippur, il giorno in cui si espiano i peccati di Israele. Cinque giorni dopo Kippur inizia la festa di Sukkot (“Capanne”) ed è la festa della gioia, che cade al termine del raccolto e della vendemmia. La capanna simbolo della festa era inizialmente legata allo sfondo agricolo, ma presto è divenuta simbolo delle tende elevate nel deserto per quarant’anni durante l’esodo.[5] La circoncisione è un momento molto importante nella vita di ogni ebreo che vi è sottoposto non appena ha otto giorni, segna il momento dell’ingresso nel patto stabilito con Dio da Abramo. Non c’è quindi una ragione igienica o pratica, ma solo un motivo strettamente religioso.[6]

Altre due feste importanti sono Chanukkà e Purim. La prima ricorda la nuova consacrazione del tempio di Gerusalemme avvenuta dopo la profanazione da parte di Antioco IV Epifane, la seconda è una festa trasgressiva, della tipologia del carnevale, che rievoca i fatti narrati nel libro di Ester.[7] Si nota comunque sempre quella che è la particolarità della cultura ebraica, quei riti che nelle culture vicine riflettono degli eventi mitici, in Israele divengono commemorazioni storiche perché mancano i presupposti per una ripetizione di tipo mitico.[8]


[1] BRELICH A., Introduzione alla storia delle religioni, …,  pp. 308-322.

[2] STEFANI P., Gli ebrei, …, pp. 46-47.

[3] STEFANI P., Gli ebrei, …, pp. 49-51.

[4] STEFANI P., Gli ebrei, …, pp. 52-53.

[5] STEFANI P., Gli ebrei, …, pp. 54-57.

[6] STEFANI P., Gli ebrei, …, p. 62.

[7] STEFANI P., Gli ebrei, …, pp. 59-60.

[8] Di NOLA A., Ebraismo e giudaismo, …, p. 185.

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