6.5 Romolo e Remo


C’è però un eroe particolare nella storia di Roma, la cui leggenda, per quanto si sia cercato di darle una validità storica, è evidentemente di carattere mitologico. E’ la leggenda di Romolo e di suo fratello gemello Remo. Fabio Pittore, il più antico annalista romano ci riporta una versione del mito secondo cui il re Amulio, signore di Alba Longa, ordina che i gemelli nati da Ilia, figlia del suo predecessore Numitore, e concepiti col dio Marte vengano gettati nel fiume. I servi eseguono, ma quando è il momento di raggiungere il Tevere si accorgono che questi è straripato e che quindi diventa difficile, se non impossibile, arrivarci. Allora lasciano i bambini in una cassettina alla deriva nell’acqua bassa. Quando l’acqua comincia a ritirarsi, l’insolita imbarcazione urta una pietra e si rovescia, così i piccoli finiscono piangenti nel fango. I loro lamenti attirano l’attenzione di una lupa che aveva ancora le mammelle piene di latte avendo appena partorito. L’animale si prende cura dei piccoli che succhiano il latte e vengono leccati e accuditi. Inoltre un picchio vigila su di loro portando del cibo. Si noti che il picchio e la lupa sono animali sacri a Marte.

Un pastore scorge i bimbi e gli animali, meravigliato chiama i compagni che trovano i pargoli che si comportano con la lupa come fosse la loro madre. Tentano allora di allontanarla, ma senza successo. Dopo un po’ l’animale se ne va da solo, non certo per paura e sparisce in un luogo sacro al dio Fauno dove, da una gola nel monte, nasce una fonte d’acqua. I pastori possono così portare i bambini al loro capo Faustolo, convinti che gli dèi non vogliano che muoiano. La moglie di Faustolo aveva appena perso un figlio neonato, il marito le affida così la cura dei due gemelli e li chiama Romolo e Remo. Romolo dopo aver fondato Roma si stabilisce proprio vicino a dove si era capovolta la loro cassetta e il luogo dove la lupa era scomparsa viene chiamato da allora Lupercal e lì viene posta l’immagine stessa della lupa coi gemelli. La narrazione continua grazie al resoconto che ce ne offre Livio, da cui veniamo a sapere che Numitore era il primogenito di Proca e il vero erede al trono se non fosse stato che suo fratello più giovane, Amulio, lo scacciò prendendone il posto e uccidendone tutti gli eredi maschi mentre nominò la nipote Rea Silvia vestale, costringendola alla verginità, cosa che invece non accade a causa del dio Marte. Successivamente quando i gemelli sono cresciuti, vivono pascolando e difendendo le greggi finché Remo non viene fatto prigioniero da un gruppo di briganti e accusato di aver rubato il gregge di Numitore. Il vecchio re, intenzionato a punirlo, si accorge invece della somiglianza con la figlia e così si informa della sua origine. A quel punto tutto viene svelato e i gemelli si armano insieme al nonno per rivendicare i loro diritti. Amulio viene ucciso, Numitore ricollocato sul trono e i gemelli decidono di fondare una nuova città. Poco dopo la fondazione litigano ferocemente per decidere chi debba governarla e quando Remo scavalca le mura erette da poco e così oltraggia Romolo, questi lo uccide ottenendo il potere su quella che in futuro sarà Roma.

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