Il santo in Grecia


5.9 Hieròs e Hagios

Il greco ha diverse parole per indicare la parola sacro: hieròs, hòsios e hàgios/hagnòs. Hieròs e hòsios si possono trovare spesso in opposizione tra loro e quindi indicare sia “sacro” che “non sacro”. Il termine per eccellenza è però hieròs usato sin dall’epoca micenea. Si usa quasi sempre ed esclusivamente accompagnato a nomi di cose, mai di uomini. E’ il sacrificio, in particolare quello animale, a essere sacro per eccellenza. Poi sono sacri il santuario, il tempio e l’altare. Sacri erano anche i soldi donati al tempio, le offerte, la terra su cui non si poteva edificare e in generale tutto ciò che era connesso col santuario. Quindi potremmo dire che era hieròs ogni cosa che fosse legata al dio o al suo santuario, in opposizione al bébelos, “profano”.

L’etimologia più probabile del termine lo fa risalire al concetto di forte, di superiore, non a quello di tabù. Hieròs non è mai aggettivo del dio, ma, di tutto quello che è nella sfera d’influenza della divinità. Esistono quindi dei confini noti e rispettati per il sacro.[1] L’aggettivo hàgios è invece impiegato molto più raramente, questo perché la radice hag- non definisce delle delimitazioni reali, ma un atteggiamento dell’uomo, un timore ed un fascino verso l’alto che erano per lo più assenti nel mondo greco. E’ assai raro trovarlo riferito ad un uomo.[2] Esso è stato usato principalmente nell’Odissea, ma anche nelle tragedie con un chiaro riferimento a quelle cose e a quelle persone che ispiravano un timore sacro.[3] Hagnos non veniva usato comunemente se non in senso di puro, mentre hagios non indica mai, in alcun modo, un uomo vivo, né la sua santità individuale né quella del suo stato.[4] Non vi è mai un legame così stretto tra un uomo e un dio che si usi il pronome possessivo. Un greco non userà mai una formula del tipo “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?”, ma la sostituirà con una constatazione :”Padre Zeus, nessuno dei numi è più rovinoso di te!”. L’uomo ha un’unica scelta ed è quella di sopportare il volere degli dèi e del fato a cui anche gli dèi sottostanno.[5]

Non esisteva una parola che indicasse la religione, ma della religione i Greci ebbero forte la eusebeia, la pietas e distinsero il sacro dal santo.[6] Così come nelle relazioni tra gli uomini si applicava la virtù della giustizia, nella relazione tra uomini e dèi quella della pietà.[7] Hieròs è il sacro che abbiamo già visto, è il sacro carico di potenza, hosios è il sacro perché conforme a un ordine. Il primo è simile alla potenza creatrice, alla forza della natura, all’azione della storia, ma ha qualcosa in più che lo trasfigura oltre la natura, oltre la storia, oltre il cosmo. L’ordine sacro invece riguarda sì la natura e la società, ma con essi non coincide, non coincide in particolar modo col nomos, la legge, l’ordine sociale costituito.[8]


[1] BURKERT W., I greci, …,  pp. 388-389.

[2] BURKERT W., I greci, …,  p.390.

[3] SANCHEZ LASSO De La VEGA J., Eroe greco e santo cristiano, …, p. 24.

[4] SANCHEZ LASSO De La VEGA J., Eroe greco e santo cristiano, …,  p. 26.

[5] BURKERT W., I greci, …,  p.396.

[6] CILENTO V., Comprensione della religione antica, …, p. 69.

[7] SANCHEZ LASSO De La VEGA J., Eroe greco e santo cristiano, …,   p. 27.

[8] CILENTO V., Comprensione della religione antica, …, p. 69.

 

 

 

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