5.8 I miti degli eroi


A causa della ricchezza di eroi presenti nel mondo greco non prenderemo in esame un singolo personaggio analizzandone il mito, perché in questo modo si avrebbe una visione piuttosto riduttiva del fenomeno. Seguendo un percorso già tracciato da altri comporremo la figura dell’eroe assemblando quelle che sono le caratteristiche più comuni che si ritrovano nei miti.

Quando nasce l’eroe è spesso figlio di una divinità, ma ha accanto a sé anche un padre mortale, un padre putativo, si pensi ad esempio a Herakles (Zeus e Amphitryon) o Theseus (Poseidon e Aigeus). La donna che concepisce il figlio dalla divinità non è raro che sia vergine e questo ha delle conseguenze che incidono sull’eroe stesso. Egli è il figlio di una nascita illegale e quindi viene esposto, abbandonato, sulle acque o sulla terraferma e sovente è nutrito da animali. Si pensi ai gemelli di Antiope, di Tyro, di Pelias. Durante il periodo dell’adolescenza compie le prime imprese eroiche, ma soprattutto viene educato a una scuola di tipo iniziatico, questo è anche il momento in cui intraprende le sue peregrinazioni. Momento importante che ci è testimoniato e allo stesso tempo giustificato dal fatto che il medesimo eroe sia venerato in diversi luoghi di culto attraverso tutto il mondo greco. I motivi che lo portano a questa peregrinazione possono essere diversi: la follia, un’impresa eroica, l’ordine di un oracolo o anche l’esilio.

Non sono rare poi le heroikai teogamiai, le nozze eroiche, ad esempio quelle di Peleo e Teti, che radunano molti personaggi importanti, dèi ed eroi e hanno una notevole risonanza su tutte le arti e i miti. Oppure ci possono essere casi in cui prima delle nozze ci sia una sorta di agone perché molti sono i pretendenti che aspirano alla mano della sposa. Il caso più conosciuto è quello di Elena, figlia di Zeus e Leda, rapita già da bambina e poi causa della guerra di Troia. Si arriva così al momento della morte che è paradossale. Infatti non sono poi molti gli eroi a essere invulnerabili, il caso più noto è quello di Achille, ma anche l’eroe invulnerabile muore nonostante la sua condizione privilegiata, mentre l’eroe bambino, esposto, abbandonato, e quindi vulnerabilissimo, sopravvive.[1] E quando sopraggiunge la morte l’eroe è atteso da un destino privilegiato rispetto al comune mortale, che siano i  cancelli di Hades o i campi Elisi la sua sorte si distingue così come si è distinta la sua vita.

E’ difficile, se non impossibile, fare rientrare i temi mitici che abbiamo appena visto come propri di un unico eroe, perché essi si riscontrano connessi agli eroi più diversi, così come non tutti gli eroi hanno tutti i temi tipici dell’eroe. Si pensi alle figure già citate di Herakles e Theseus, nei loro miti si ritrovano quasi tutti i temi esposti, ma non tutti. Inoltre pur essendo molto simili è impossibile confonderli tra di loro in quanto hanno una ben precisa personalizzazione data da un attento bilanciamento dei temi. A questo punto non si può non citare il Brelich che alla domanda “che cosa è l’eroe greco?” risponde così: “…è un personaggio la cui morte ha un rilievo particolare, ha stretti nessi con il combattimento, con l’agonistica, con la mantica e la iatrica, con l’iniziazione nell’età adulta o nei misteri; è fondatore di città e il suo culto ha carattere civico, è antenato di gruppi consanguinei ed è rappresentante prototipico di certe attività umane fondamentali e primordiali; tutti questi caratteri mostrano una natura sovraumana, mentre d’altra parte egli appare anche mostruoso, gigante e nano, teriomorfo e androgino, fallico o sessualmente anormale o deficiente, portato alla violenza sanguinaria, alla follia, all’inganno, al furto, al sacrilegio e in generale a quella trasgressione dei limiti e della misura che gli dèi non permettono ai mortali; perciò anche la sua carriera, pur partendo da una discendenza privilegiata e sovrumana (ma che contemporaneamente porta il segno dell’illegalità) è sin dall’inizio minacciata da situazioni critiche, di modo che pur raggiungendo le vette di magnifiche prove superate, di nozze memorabili, di trionfi e conquiste, nella sua connaturata imperfezione e smisuratezza, resta votato al fallimento e alla tragica fine.”[2]

Prima di concludere chiediamoci se possiamo applicare anche agli eroi greci i sette tratti caratteristici redatti da Raglan. La domanda è in realtà retorica visto che già da quanto abbiamo esposto fin qui sono evidenti due cose. La prima è che ognuna di queste caratteristiche non solo si adatta alla perfezione agli eroi greci, ma non li esaurisce, anzi sembra eccessivamente schematica per racchiudere questi personaggi così sfaccettati come abbiamo visto. La seconda è che Raglan per creare quella lista di caratteristiche è certamente partito dall’eroe greco. Si tratta quindi di una griglia utilissima perché ci permette di esemplificare quando la figura eroica la cerchiamo nelle altre religioni, ma che, in terra greca, appare quasi una tautologia.


[1] BRELICH A., Gli eroi greci, …, pp. 297-305.

[2] BRELICH A., Gli eroi greci, …,  pp. 313-314.

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