5.6 Gli eroi e la hybris


L’eroe greco non prova vergogna a mostrare la sua capacità di tenerezza perché è profondamente umano. Achille e Ulisse piangono per le loro disgrazie o per quelle dei loro amici, mentre Enea piange per il mondo ed Ettore prova timore.[1]

Eracle è il più famoso degli eroi greci, potremmo dire che è l’eroe per antonomasia, eppure è il più atipico di tutti. Infatti non esiste una sua tomba e il suo mito, come il suo culto, si estende molto al di là del mondo greco. Egli è dio ed eroe al tempo stesso, héros theòs, e durante le feste in suo onore gli viene sacrificato prima come eroe e poi come dio.[2] Gli antichi eroi non si preoccupavano dell’immortalità, per loro la forza fisica e la virilità erano valori così alti che dopo morti, perdendoli, era come se fossero privati di tutto ciò che era davvero essenziale. Poco importava che l’anima continuasse a vivere.[3]  Non era raro trovare casi in cui un eroe o un gruppo di eroi era sepolto nelle vicinanze, o addirittura all’interno, del tempio di una divinità. In questo caso i due culti erano associati, prima si sacrificava agli eroi e poi alla divinità.[4] Possiamo, anche se approssimativamente, distinguere tre grossi gruppi di eroi greci: quelli implicati nelle grandi vicende belliche come Troia o Tebe, gli eroi locali legati alle singole città e i grandi eroi singoli come Herakles, Theseus, Iason e così via. Le distinzioni ovviamente non possono essere nette, ma è evidente come gli eroi singoli ricordino molto da vicino gli eroi civilizzatori dei popoli primitivi.[5]

Non va sottovalutato il fatto che gli eroi se da un lato si dimostrano capaci di grandi imprese, ben al di là dei limiti umani, dall’altro compiono ugualmente anche eccessi raccapriccianti che non sono certo da seguire, anzi a volte sembrerebbe proprio il contrario.[6] Inoltre, se sono capaci, come vedremo, di guarire, proteggere e divinare, sono anche capaci di atti terribili di vendetta, ma non solo, infatti le loro attività negative non sempre appaiono giustificate.[7]Herakles è spesso rappresentato, nella commedia e nella tragedia, come un crapulone[8]e leggendario era anche il suo appetito sessuale, capace di fecondare in una sola notte le cinquanta figlie di Thespios.[9] E le notevoli gesta sessuali, spesso e volentieri non conoscevano tabù di sorta, risolvendosi anche in rapporti illeciti, involontari incesti. [10]

Gli eroi uccidono e spesso anche al di fuori dei campi di battaglia, talvolta con motivazioni così piccole di fronte all’atto compiuto da sembrare del tutto secondarie, sono astuti e non disdegnano le arti dell’inganno e del furto. E se Odysseus rappresenta il culmine di questo aspetto non dimentichiamo che Herakles ruba i cavalli di Iphitos che poi uccide a tradimento.[11] Tutti questi aspetti scellerati trovano il loro primo fondamento nella hybris. Gli eroi sono immortali più vicini agli dèi, sono emitheoi, e i limiti tra queste due figure, come abbiamo visto, sono oscillanti, ma spesso l’eroe appare l’antagonista della divinità, la disprezza e la offende manifestando la sua hybris in modo diretto.[12] Anche la follia è un’altra caratteristica, negativa, tipica dell’eroe e presente nello stesso Herakles.[13]


[1] SANCHEZ LASSO De La VEGA J., Eroe greco e santo cristiano, …, p. 52. Si veda da ultimo MONSACRÉ H., Le lacrime di Achille, Medusa, Milano 2003.

[2] BURKERT W., I greci, …,  p. 306.

[3] CILENTO V., Comprensione della religione antica, …, p. 155.

[4] BRELICH A., Paides e Parthenoi, Edizioni dell’Ateneo, Roma 1969, p. 357.

[5] BRELICH A., I Greci e gli dèi, …, pp. 66-67.

[6] BRELICH A., I Greci e gli dèi, … 1985, p. 69.

[7] BRELICH A., Gli eroi greci, …, pp.226-227.

[8] BRELICH A., Gli eroi greci, …, p.230.

[9] BRELICH A., Gli eroi greci, …, pp.249-250.

[10] BRELICH A., Gli eroi greci, …, p.253.

[11] BRELICH A., Gli eroi greci, …, pp. 254-256.

[12] BRELICH A., Gli eroi greci, …, p. 261.

[13] BRELICH A., Gli eroi greci, …, p. 264.

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