L’eroe in Grecia


5.5 Il culto degli eroi

Anche i nomi degli eroi, come già abbiamo visto per quelli degli dèi, sono in apparenza indecifrabili, ma non solo. Sembrano creati di proposito in questo modo, per sottolineare l’individualità di personaggi che, con un nome indecifrabile, risultano maggiormente appariscenti.[1] L’etimologia della parola héros rimane oscura. Indicava, nell’epica antica, gli eroi le cui gesta erano cantate dai poeti, mentre successivamente fu usata per designare un morto che dal sepolcro potesse esercitare un qualche tipo di influsso, benigno o maligno, e andasse quindi venerato. Il culto degli eroi nasce intorno all’VIII secolo, come diretta conseguenza dell’influsso esercitato dalla poesia epica che in quel periodo era al suo culmine, inoltre si lega all’evoluzione della polis greca. Lentamente viene a decadere il normale culto dei morti e quello dell’eroe assume più importanza. Ecco allora che l’eroe è insieme divinità decaduta e morto vero e proprio.[2]

La particolarità e allo stesso tempo l’originalità della religione greca sta nel fatto che gli eroi non sono i morti familiari, ma i greci venerarono quei personaggi mitici che altrove non hanno mai trovato culto.[3] Per Omero è chiaro: eroe e divinità sono distinti. Nessun eroe è dio e nessun dio è eroe. Eppure, come vedremo dopo, qualche eccezione c’è. Tuttavia a differenza del dio il culto dell’eroe è strettamente legato a un singolo luogo: la sua tomba. Il culto diviene così la risposta alla manifestazione di potenza dell’eroe.[4] Non sempre la tradizione ci offre elementi a sufficienza per capire con certezza se un’entità fosse venerata come divinità o come eroe.[5] Un elemento molto importante legato al culto degli eroi e solo a quello, erano le guarigioni. Infatti erano i culti degli eroi e non quelli divini a essere guaritori, perché era l’eroe a essere legato alla realtà, egli era il fondatore della città e il capostipite delle famiglie che vi abitavano, era sempre la fonte dell’esistenza reale, egli proteggeva sia in guerra che in pace, poteva elargire la morte, ma anche la vita, la prosperità e la salute, purché fosse mantenuto il suo culto.[6]

L’eroe è sempre più vicino della divinità e viene naturale paragonare il culto degli eroi a quello dei santi cristiani, ma vi sono alcune differenze. Innanzitutto l’eroe è tale anche se non ha condotto l’intera vita in maniera eroica, mentre il santo deve aver condotto una vita santa. E’ l’elemento straordinario a circondare l’eroe di un’aura di imprevedibilità e di mistero.[7]

Le più importanti distinzioni tra i culti eroici e quelli divini erano dati dal fatto che i primi prevedessero dei sacrifici serali o notturni, con vittime scure e su focolari a terra, mentre la carne sacrificata veniva consumata per intero. Invece i sacrifici agli dèi erano diurni, su altari elevati, prevedevano vittime bianche e della carne ne veniva bruciata solo una parte, il resto era consumata dai sacrificanti. Il tipo di culto eroico avvicina questi agli dèi inferi ai quali si sacrificava in modo simile.[8] Il bruciare l’intera vittima era dovuto al fatto che essa era sacra, cioè inadatta al consumo umano, inoltre nel caso degli eroi il collo veniva piegato verso il basso e il sangue defluiva in un botros sacrificale.[9]


[1] BURKERT W., I greci, …,  p. 269.

[2] BURKERT W., I greci, …,  pp.298-300.

[3] BRELICH A., I Greci e gli dèi, …, pp. 59-60.

[4] BURKERT W., I greci, …,  pp. 300-303.

[5] BRELICH A., I Greci e gli dèi, …, pp. 52.

[6] BRELICH A., I Greci e gli dèi, …, p. 96.

[7] BURKERT W., I greci, …,  p. 305.

[8] BRELICH A., I Greci e gli dèi, …, p. 66.

[9] BRELICH A., Gli eroi greci, …, p. 9.

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