5.3 Le feste e i misteri


Le feste, heortai, interrompono e suddividono la quotidianità.[1] Una città poteva averne fino a quaranta e coinvolgevano tutti i settori dell’esistenza, da quello economico a quello politico.[2] Tra le feste più importanti vi erano le Thargelia, inserite nel culto ad Apollo e Artemide, che era il rito annuale di purificazione del raccolto; mentre nelle feste della sola Artemide, tipica potnia theron, trovavano posto tutti quei riti di iniziazione che erano stati rielaborati da un fase più primitiva in nuove forme più adatte alla mutata religiosità. Nelle feste, di solito, si sacrificava a un’intera serie di dei, mai a un solo dio.[3]

In realtà parlare di religione greca è azzardato in quanto ogni città-stato aveva la sua religione, ma, un po’ come accadeva in Mesopotamia, tra le credenze di ogni città-stato vi era una forte affinità di fondo: le feste sono uguali anche se ordinate in modo diverso, i singoli miti locali sono inseriti in una mitologia complessiva più ampia, il tipo di sacerdozio è ovunque simile, i grandi poeti e artisti sono patrimonio di tutte le città, non di una sola. E lo stesso accadeva per alcuni grandi luoghi di culto, come Olimpia dedicato principalmente a Zeus, ma anche a Era, oppure Delfi dedicato ad Apollo, ed Eleusi dedicato a Demetra e Persefone.[4] Eleusi era celebre per il suo culto misterico, era lì che i fedeli, dopo essersi sottoposti ad alcuni riti preliminari di purificazione, ricevevano i doni di Demetra. Dopo la purificazione c’era l’iniziazione in cui l’iniziato veniva a conoscenze delle opere divine ed entrava in comunione con la divinità stessa. L’apparato simbolico era molto ricco ed era legato alla produzione del grano in quanto la sorte dell’anima veniva paragonata a quella della spiga che diviene prima spiga e poi messe. La maggior fortuna di Eleusi fu forse la sua vicinanza alla città di Atene.[5]

I santuari e i luoghi di culto più importanti erano hierà, spazi sacri, luoghi che assumevano quella connotazione per un qualche motivo incomprensibile, perché lì si sentiva con maggior forza la presenza di una divinità. Poteva essere a causa del paesaggio maestoso o di altre particolarità, ma quando un terreno era hieròn, allora si divideva lo spazio non sacro con un tèmenos, vale a dire recinto, che conteneva un boschetto, una fonte o una grotta.[6]  Ogni città era posta sotto la protezione di una divinità detta poliade, così come ogni città aveva i suoi eroi eponimi o fondatori.[7] E’ il mistero l’espressione più profonda del sacro in Grecia, infatti esso si ritrova un po’ in tutti i mitologemi. Il mistero greco è un mistero che si può comprendere, ma solo in parte, infatti all’interno dei misteri egli rimane tale, anche quando è naturale, nell’ambito del mondo e della ragione.[8]


[1] BURKERT W., I greci, …,  p. 329.

[2] BRELICH A., I Greci e gli dèi, …, p. 85.

[3] BURKERT W., I greci, …,  p. 318. Al riguardo si veda anche BRELICH A., Paides e Parthenoi, Edizioni dell’Ateneo, Roma 1969.

[4] BRELICH A., Introduzione alla storia delle religioni, …, pp. 202-216.

[5] CILENTO V., Comprensione della religione antica, …, pp.157-163.

[6] ZAIDMAN L., La religione greca, …,  p. 44.

[7] ZAIDMAN L., La religione greca, …,  p. 79.

[8] CILENTO V., Comprensione della religione antica, …, pp. 130-134.

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