5.2 I miti e gli dèi


Per i Greci il nulla era inconcepibile, tant’è vero che non conoscevano lo zero. Non c’era quindi un nascere e un morire assoluti, ma solo un cambiare. Non vi era il nulla dal quale nasce la realtà, ma un caos primigenio, una materia informe, che comincia a essere organizzata.[1] Gradualmente, con la nascita della filosofia, sin dal sesto secolo prima di Cristo, gli intellettuali si distaccano dalla religione così come è vissuta dalle masse, e dalle istituzioni pubbliche. In tutta la vita della Grecia il mito ricorre con una frequenza impressionante, permeando ogni aspetto della società. Lo ritroviamo nelle opere dei maggiori poeti e scrittori, ma anche in quelli degli scultori, dei pittori, degli architetti.

Protagonisti dei miti sono sì gli dèi, ma anche figure a metà strada tra gli dèi e gli uomini: gli eroi.[2] Ecco perché la religione greca non aveva bisogno di essere trasmessa in testi “sacri”, perché non era distaccata dal resto dell’esistenza, ma era inestricabilmente legata a ogni aspetto della vita.[3] Questa ricchezza fa sì che in Grecia si ritrovino tutti i tipi di miti, siano essi racconti delle origini, cosmogonici, antropogonici o che narrino semplicemente la nascita di un’istituzione sociale. Una caratteristica importante delle divinità greche è il loro antropomorfismo, ben diverso da quello già visto nel caso dell’Egitto e della Mesopotamia. Infatti lì le statue degli dèi avevano tutte le necessità tipiche di un uomo, ma rimanevano sempre all’interno di uno schema ben rigido, con i loro attributi e i loro simboli ben definiti e chiari. Gli dèi greci invece non hanno il culto complesso dei loro fratelli orientali, ma nei racconti delle loro gesta dimostrano un carattere prettamente umano, ricco di mille sfaccettature.[4] Appaiono come una comunità familiare molto ben definita e chiara rispetto alle equivalenti orientali. La coppia più importante è quella Zeus-Era, l’archetipo della coppia matrimoniale.[5]

I nomi degli dèi greci risultano essere un mistero, neanche i greci erano riusciti a comprendere con esattezza l’etimo dello stesso “Zeus”.[6] Sono ben al di là dei mortali, ma sembrano avere dei limiti essi stessi. Possono percorrere enormi distanze, ma non essere ovunque; visitano i loro templi, ma non sono legati all’immagine sacra; si scontrano fisicamente con gli uomini e possono essere feriti; possono soffrire, provare piacere o ridere, ma anche piangere.[7] Non ci sono comandamenti divini e quindi non vi è ubbidienza al dio. L’uomo è freddo di fronte agli dèi, è libero spiritualmente, ma essi restano sempre i più forti.[8] Gli déi sono athanatoi, immortali, mentre l’uomo è mortale. La morte segna un vero e proprio limite invalicabile anche per gli dèi. Zeus punisce Asclepio che ha cercato di risvegliare dei morti, ad esempio.[9] Gli dèi si nutrono di ambrosia, nelle loro vene non scorre sangue, ma ichor, un liquido particolare. Accanto a loro esistono anche delle figure inferiori come i daìmones, degli esseri divini, intermedi tra gli uomini e gli dèi.[10] Ci sono poi delle collettività mitiche quali i Gigantes, i Titanes, i Kyklopes, i Kentauroi, i Silenoi, i Satyroi, le Amazones, all’interno di tali gruppi si distinguono figure particolari che possono avere anche tratti eroici.[11]


[1] CILENTO V., Comprensione della religione antica, …, p. 74.

[2] BRELICH A., Introduzione alla storia delle religioni, …, pp. 202-216.

[3] BRELICH A., I Greci e gli dèi, …, p. 42.

[4] BRELICH A., Introduzione alla storia delle religioni, …, pp. 202-216.

[5] BURKERT W., I greci, Jaca Book, Milano 1984, pp. 320-321.

[6] BURKERT W., I greci, …, p. 269.

[7] BURKERT W., I greci, …, p. 270.

[8] BURKERT W., I greci, …, p. 278.

[9] BURKERT W., I greci, …, p. 296.

[10] ZAIDMAN L., La religione greca, …,  pp. 158-159.

[11] BRELICH A., Gli eroi greci, Edizioni dell’Ateneo, Roma 1958, p. 325.

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