Grecia – La religione: cenni generali


5.1 Aspetto storico e ruolo dei sacerdoti

E’ solo dopo il 1000 a. C. che in Grecia possiamo parlare di una civiltà originale, la civiltà micenea, prima esisteva la civiltà minoica che aveva notevoli e frequenti scambi col mondo orientale, soprattutto con l’Egitto. Molto poco si sa della religione minoica a causa dell’assenza di testi leggibili, di templi o di statue di culto. I luoghi sacri erano quasi tutti naturali oppure venivano adibiti a tale uso alcuni vani dei palazzi reali e al posto delle immagini degli dèi venerati troviamo solo dei simboli la cui interpretazione è ardua (per esempio l’ascia bipenne o le cosiddette “corna di consacrazione”[1]). I documenti scritti più antichi della religione micenea invece non si occupano di cose sacre, ma sono documenti di tipo amministrativo, grazie però all’elenco delle vittime sacrificate ai vari dèi possiamo affermare una certa continuità tra la religione micenea e quella della Grecia classica, continuità garantita, almeno, dall’uguaglianza dei nomi delle divinità. La mancanza di testi sacri è una caratteristica della religione greca, anche se i poeti, coloro che cantano le gesta degli dèi e degli eroi, sono ispirati dalle Muse, rimangono sempre in un ambito profano, sono quindi gli storici, i filosofi e gli eruditi studiosi di alcune curiosità le nostre fonti più autorevoli sulla religione greca.[2] Oltretutto nel parlare di religione dobbiamo rimarcare come per i Greci essa non fu solo fede così come la filosofia non fu solo ragione. La religione greca ha sempre cercato di rendersi comprensibile alla ragione divenendo filosofia, esattamente come quest’ultima ha sempre ritenuto di doversi occupare anche della teologia.[3]

I gesti sacri, i sacrifici, non richiedono un intermediario obbligato, non esiste un depositario esclusivo di un sapere che permetta la comunicazione con gli dèi, ogni cittadino può compiere i riti nella sua casa. La classe sacerdotale esiste solo in relazione al dio e al culto per il quale presta la propria funzione.[4] I sacerdoti hanno molti tratti in comune con i magistrati, anch’essi annuali e come loro devono fare un resoconto alla fine della loro carica. Il loro ruolo è soprattutto quello di consacrazione delle vittime e di pronunziazione delle invocazioni e delle preghiere, inoltre sono i custodi dei luoghi sacri, anche se è sempre il popolo a legiferare sui culti. La loro è comunque una funzione di intermediari tra l’intera comunità e gli dèi.[5] Nel tempio, normalmente, non si entrava, l’altare era posto al di fuori ed era quello il punto di comunicazione tra i due mondi. Il sacrificio prevedeva una sorta di processione per accompagnare la vittima sul posto designato, poi veniva allestito un banchetto sacro durante il quale si consumavano le carni delle vittime.[6]


[1] Fu l’archeologo inglese Arthur  Evans a chiamare così degli oggetti che assomigliano ad un paio di corna stilizzate.

[2] BRELICH A., Introduzione alla storia delle religioni, …, pp. 202-216.

 

[3] CILENTO V., Comprensione della religione antica, Morano, Napoli 1967, p. 47.

[4] ZAIDMAN L., La religione greca, Laterza, Roma 1992, pp. 37-39.

[5] ZAIDMAN L., La religione greca, …, pp. 41-43.

[6] BRELICH A., I Greci e gli dèi, Liguori, Napoli 1985, pp. 79-81.

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