L’eroe nell’India Vedica


4.4 Yama, l’eroe fedele alla verità

 

Analizziamo due figure di eroi mitologici: Yama e Manu. Vi sono alcuni punti di contatto tra i due miti ed emergono chiaramente tutte le credenze e i pilastri portanti della religione Vedica, ma noi concentreremo la nostra attenzione sui tratti più tipicamente eroici di questi personaggi, entrambi eroi culturali e fondatori.

Nel mito di Yama, nel corso del tempo, sono confluiti una molteplicità di elementi, anche di varia provenienza, ma se ci limitiamo alle sue caratteristiche più salienti possiamo osservare che il nucleo del racconto ci parla dell’uomo storico primordiale che raggiunge l’immortalità, ovvero uno stato divino, superando le tentazioni dell’egoismo e della paura, avendo fiducia nella verità, nella ŗta.

Egli non è un dio, ma un uomo, un uomo completo, il primo che sia passato nel regno dell’aldilà. Diviene il re dei morti e la morte è il suo cammino, egli è visto più come l’eroe dei morti che come il dio della morte.[1] E’ rappresentato bere con gli dèi, all’ombra dolce di un albero, in attesa di accogliere i defunti che con lui gusteranno i frutti del paradiso ed è questo il suo ruolo, accogliere i defunti e guidarli lungo la strada dell’aldilà.[2]

Non è colui che punisce dopo la morte, non è giudice, ma è l’eroe che apre la strada, il precursore. E’ il ponte gettato verso l’immortalità.

Il racconto di Yama narrato dai Veda ci dice che Yami, sua sorella gemella, lo ama e vorrebbe giacere con lui perché è legge di natura che donna e uomo giacciano insieme  e procreino. Inoltre se non commettono incesto la razza degli uomini è destinata a estinguersi. Yama però non accetta le parole della sorella e non cede né alle sue lusinghe né alle sue argomentazioni, poiché egli è fedele alla sua vocazione, è fedele al ŗta. Così non si commette incesto, ma il genere umano continua ad esistere, gli uomini mortali diventano immortali. Non c’è la caduta primordiale che troviamo in altre religioni, c’è un miracolo, o meglio un doppio miracolo: generazione e immortalità. La lealtà di Yama alla verità fa sì che egli conquisti l’immortalità, ma anche che dalla prima coppia si generi l’umanità senza bisogno dell’incesto.

Riportiamo il testo del mito di Yama e rimandiamo a dopo le nostre considerazioni.

Yama-Yami

RV X,10

[Yami:]

1. Possa io attrarre il mio amico verso l’amicizia,

    sebbene egli se ne sia andato oltre gli oceani!

    Il saggio produrrà un nipote per i suoi padri,

    considerando ciò che accadrà qui sulla terra.

 

[Yama:]

2. Il tuo amico ripudia una simile amicizia

    poiché renderà sua sorella una donna senza rapporti di parentela.

    Gli eroi, figli del potente Asura,

    sostenitori del cielo, vedono tutto da lungi.

 

[Yami:]

3. Gli immortali non richiedono forse da te che

    dall’unico mortale esistente discenda una progenie?

    Possano il tuo cuore e il mio fondersi assieme.

    Penetra ora come marito il corpo di tua moglie!

 

[Yama:]

4. Faremo ora ciò che finora è stato disprezzato?

   Noi che diciamo la verità ora ci comporteremo male?

    Il Tritone e la Ninfa entro le acque

    Questi sono la nostra origine, la nostra parentela intima.

 

[Yami:]

5. Perfino nel grembo Dio, l’Ordinatore

    e Vivificatore, il modellatore delle forme, ci creò consorti.

    Nessuno trasgredisce e sue Sacre Leggi;

    di questo, Cielo e Terra danno testimonianza.

 

[Yama:]

6. Chi sa del primo giorno? Chi l’ha visto?

    Chi può di quel giorno presentare chiara prova?

    Grande è il decreto di Mitra e Varuna,

    che cosa, o tentatrice, dirai tu agli uomini per sedurli?

 

[Yami:]

7. Il desiderio di Yama opprime me, Yami,

    vorrei giacere con lui su un comune talamo.

    Come una donna al proprio marito concederei il mio corpo.

    Come ruote di carro possiamo noi muoverci su e giù!

 

 

[Yama:]

8. Non riposano né chiudono gli occhi,

    quei custodi degli Dei che si muovono attorno a noi.

    Va’, tentatrice, con un altro, non con me!

    Con lui muoviti come ruote di carro che vanno su e giù.

 

[Yami:]

9. Notte e giorno Yami ti coccolerebbe.

    Per un momento l’occhio del sole svanirebbe!

    Gemelli uniti in un legame come quello di Cielo e Terra.

    La colpa dell’incesto di Yama sarà di Yami.

 

[Yama:]

10. Potrà ben accadere nelle generazioni successive

     che fratello e sorella agiscano contro la legge.

     Cerca qualcun altro, non me, o graziosa,

     e offri il tuo braccio a un altro amante.

 

[Yami:]

11. Che fratello è mai quello che non protegge la sorella?

      Conta ella come sorella quando la distruzione è vicina?

      Trascinata dall’amore io sussurro ancora:

      unisci il tuo corpo a questo mio corpo!

 

[Yama:]

12. Mai unirò il mio corpo al tuo.

      Peccato è chiamato l’avvicinarsi alla propria sorella.

      Non con me – con un altro trova il tuo piacere!

      Tuo fratello, o graziosa, non lo desidera.

 

[Yami:]

13. O miserabile vigliacco! In te, o Yama,

      non trovo anima o cuore.

      Bene; possa un’altra intrecciarsi a te

      Come una cintura, come un rampicante avvolge un albero!

 

[Yama:]

14. Anche tu, o Yami, intrecciati a un altro.

      Possa un altro abbracciarti come fa un rampicante su una pianta!

      Cerca di conquistare il suo cuore e possa lui conquistare il tuo

      e forma con lui un’unione benedetta!

Osserviamo come Yami provi con ogni arte a sedurre Yama. Mette in campo la logica e il buon senso, le sue capacità femminili di seduzione, è pronta, addirittura, a farsi carico di ogni colpa e infine giunge anche alla minaccia, ma Yama non cede, anche quando sembrerebbe illogico non farlo.

Non è una storia morale, è molto di più. E’ la vittoria sulla morte attraverso la resistenza alla tentazione. Yama non cede alla tentazione anche se ciò che gli si prospetta è terribile: la morte dell’intero genere umano, ma egli non recede, rimane fedele alla verità e solo così vince sulla morte. Yama va davvero oltre la morte, la disprezza, non cede alla sua paura, non teme di rimanere senza discendenza. Il racconto ci dice solo che Yama conquista l’immortalità non che conquista una discendenza e la vita per gli uomini, ma questo è dato per scontato visto che la vita nel mondo va avanti senza che ci sia stato l’incesto primordiale. Oltretutto c’è anche una ragione profondamente filosofica per non commettere incesto, se Yama l’avesse fatto egli si sarebbe sostituito a dio e l’origine del genere umano sarebbe stata fatta risalire a un atto di debolezza umana, ad una sorta di caduta primordiale. Invece deve essere dio a unirsi alla sua creazione, è egli che da la vita e l’origine dell’umanità è così divina.

Sempre dai Veda veniamo a sapere altro su Yama. Egli è figlio di Vivasvat, una divinità solare, anzi forse il sole stesso e sua madre è Saranyu, figlia del dio Tvastr. Inoltre egli è fratello di Manu, e come Manu anche lui è chiamato padre dell’umanità e primo sacrificante. E’ fratello degli dèi e degli uomini, è l’uomo concreto, storico, è colui che trascende la sua condizione terrestre senza perdere nulla della sua identità di uomo. Conseguenza del suo gesto è che l’origine della razza umana e l’esistenza storica della stessa sono dovute alla fedeltà alla verità, ecco perché gli uomini hanno un destino divino.[3]


[1] PANIKKAR R., I Veda, Rizzoli, Milano 2001, pp. 746-752.

[2] DELLA CASA C., L’aldilà nella fede dei popoli, …, p. 39.

[3] PANIKKAR R., I Veda, Rizzoli, Milano 2001, pp. 750-755.

 

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