India Vedica La religione: cenni generali


4.1 I veda

 

Parlando di India Vedica o di Vedismo intendiamo quel complesso di credenze e di rituali sviluppatisi in India dopo l’immigrazione dei popoli di cultura aria e i cui testi sacri sono i quattro Veda (“conoscenza”). Alcuni concetti dei Veda, come il sacrificio e, appunto, la conoscenza, saranno poi alla base del Brahmanesimo e dell’Induismo. Gli Arii erano una popolazione nomade indo-iranica che tra il 1800 e il 1600 a.C. giunse in India da nord-ovest. Arya significava “signori della terra”, mentre i popoli autoctoni, di carnagione più scura, vennero chiamati dasyu e dasa, ovvero “schiavo” e le caste furono definite varna, “colore”.[1]

I Veda sono scritti in sanscrito, la lingua che sta alla base della religione vedica.

Il sanscrito è una lingua sorella dell’iranico, del greco, del latino e dei dialetti celtici, germanici, scandinavi, slavi…, la prima scaturigine storica dell’indoeuropeo, possiamo quindi dedurre che anche le pratiche e i rituali siano imparentati tra loro. Troviamo molti paralleli tra gli dèi vedici e le divinità di altre culture: Mitra è in Iran come Mithra, Dyaus Pitar è in Grecia come Zeus Pater e a Roma come Juppiter, i Maruti sono il Marte latino, Nasatya e Asvin non sono altro che i Dioscuri e così via.[2]

I Veda non risalgono tutti allo stesso periodo, i più antichi si datano intorno al 1500 a. C., mentre gli altri intorno al 600 a. C.. Erano trasmessi oralmente all’inizio, solo successivamente si passò ad una redazione scritta. Si compongono di quattro raccolte di inni: il Ŗgveda, il Samaveda, lo Yajurveda e l’Atharvaveda.[3] Erano patrimonio comune delle famiglie sacerdotali e ne possediamo varie versioni provenienti dalle varie famiglie, in realtà non c’è un vero contrasto teologico tra i vari Veda, si ha, invece, un fenomeno simile a quello del Vangelo che è unico, ma presenta quattro redazioni.[4]

Secondo il Ŗgveda all’inizio era l”Uno”, l’ekam, l’Entità Assoluta, indivisibile ed eterna. L’Uno riesce a manifestarsi grazie al tapas, cioè all’energia che le pratiche ascetiche generano. In questo modo l’Assoluto Trascendente si separa dall’Essere che però non è altro che una sua manifestazione. E’ Visvakarman l’architetto dell’universo, l’immagine di quella potenza desiderante che sviluppa tutto il mondo conosciuto per l’uomo. L’Uno è androgino e genera il Purusha, l’uomo cosmico. Dal sacrificio del Purusa nascono il mondo e le quattro caste principali. L’importanza di questo mito è che ci mostra come la realtà primigenia sia l’Uno, mentre l’empirico e il molteplice rappresentano uno smembramento del concetto originario. Meta finale del processo evolutivo deve essere la riunificazione e il ritorno all’Uno.

Nel Ŗgveda si contano trentatré divinità, undici per ogni ambito dell’universo (cielo, terra ed acqua) a loro volta suddivisi in Deva, guidati da Indra e Asura, con a capo Varuna.

Indra è una figura decisamente importante nel pantheon vedico. E’ la divinità tutelare degli Ariani, considerato come il primo fra gli dèi, una volta ucciso il padre Dyaus diviene il dio supremo dei tre  mondi. Era associato alle tempeste ed era invocato per la pioggia.[5] La sua missione principale è quella di uccidere Vrtra, un mostro il cui nome vuol dire “colui che copre, tiene fermo, ostacola”. Con la sua uccisione Indra “libera le acque”, sua arma è il vajra, una sorta di clava da getto che ricorda il fulmine ed è spesso presentato come gran mangiatore, bevitore e amatore.[6]

Agni, il dio del fuoco, è un’altra divinità antica ed importante. Presente nei tre mondi, egli è sole, fulmine e fuoco. E’ considerato il mediatore tra gli dèi e gli uomini perché reca in cielo le offerte col fumo sacrificale e dall’altra parte, grazie al fulmine, rivela agli uomini i disegni degli dèi. Anche Visnu è citato nei Veda, ma in maniera molto marginale, ben più presente è Rudra, dio della tempesta, della devastazione e del bestiame che finirà col passare molte, se non tutte, le sue caratteristiche a Siva.

Anche gli asura sono dèi, sebbene, successivamente verranno declassati a demoni. Il più importante tra loro è sicuramente Varuna, garante dell’ordine sul caos e insieme a Mitra protettore del diritto e della verità. Da segnalare poi Yama, signore dei morti. Egli fu il primo uomo a morire e quindi ha il compito di condurre i defunti al luogo in cui riposano i loro antenati.

La Ŗta è la legge impersonale del mondo, l’ordine regolatore dell’universo strettamente legata al rituale sacrificale e al cui rispetto sono tenuti anche gli dèi.

Le caste sono quattro: i sacerdoti (brahmana), i guerrieri (ksatriya), i mercanti e gli agricoltori (vaisya), i dravidi, i più umili (sudra).


[1] AA. VV. s. v. Vedismo in Enciclopedia delle religioni, Garzanti, Milano 1997.

 

[2] VARENNE J., Religione vedica e induismo, Laterza, Roma 1978, pp. 14-15.

[3] AA. VV. s. v. Vedismo, Enciclopedia delle religioni, Garzanti, Milano 1997.

[4] VARENNE J., Religione vedica e induismo, …, pp. 4-6.

[5] AA. VV. s. v. Vedismo in Enciclopedia delle religioni, Garzanti, Milano 1997.

[6] BRELICH A., Introduzione alla storia delle religioni, …, p. 194.

 

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