3.7 Unas e l’Inno Cannibale


 

Tra i testi più antichi vi sono i Testi delle Piramidi, ovvero gli scritti interni alle piramidi, che dovevano consentire ai faraoni l’accesso al Paradiso. Il più antico di questi è quello di Unas, ultimo faraone della V dinastia (2510-2350) e che si ritrova anche nella tomba di Teti, primo della VI dinastia (2350-2320):

Il cielo si è coperto di nubi, si sono oscurate le stelle e sono scossi gli Archi,

tremano le ossa degli Akeru ma cessano i movimenti quando hanno visto (il re)

Unas che sorge possente,

un dio che vive dei suoi padri, che si nutre delle sue madri.

 (…)

Unas è il toro del cielo, dal cuore furioso, che vive dell’essenza di ogni dio,

che mangia le loro viscere quando essi arrivano, col ventre pieno di magia,

nell’Isola della fiamma.

(…)

Unas è un signore delle offerte, che annoda la fune, che prepara egli stesso il suo pasto.

Unas mangia gli uomini, e vive degli dèi,

è il signore dei tributi, che distribuisce le offerte (?).

(Il demone) Imi-kekau afferra le teste e le lega per Unas.

Il Serpente dalla testa scintillante le sorveglia e le difende.

(Il demone) Hericerut li lega.

Khonsu, dai coltelli di ogni tipo, li decapita e tira fuori per lui quello che è dentro il loro corpo

È il messaggero che Unas manda per punire.

Scesemi li fa a pezzi e alla sera ne fa cuocere dei pezzi sul suo focolare.

Allora Unas mangia le loro magie e ingoia i loro spiriti.

I grandi sono per il suo pasto mattutino,

i medi sono per il suo pasto serale,

i piccoli sono per il suo pasto notturno,

i vecchi e le loro vecchie sono per la sua fumigazione.

(…)

(Il re) Unas è pieno di forza quando le loro magie sono nel suo corpo.

Il suo valore non si allontanerà più da lui perché ha ingoiato il sapere di ogni dio,

la durata della vita di Unas è l’eternità,

il suo termine la perpetuità,

in questa sua dignità secondo la quale si fa ciò che si vuole e non si fa quello che si detesta,

lui che risiede entro i limiti degli orizzonti, eternamente e per sempre.”[1]

Dai primi versi si vede come il re sia potente in cielo così come lo è stato in terra, viene poi paragonato a un giovane e vigoroso toro che mangia gli dèi, ma non solo. Egli mangia anche gli uomini e ha al suo servizio altre divinità minori, ma non per questo meno terribili. Quando ha mangiato gli dèi, la magia che, ricordiamolo, era una prerogativa divina, passa nel suo corpo. Il rito del mangiare gli dèi gli conferisce il loro potere.  L’ inno cannibale sembra essere l’ultima espressione di quelle remotissime contese tra gli eroi culturali e le divinità cosmiche. Forse è una rievocazione che descrive l’assalto vittorioso del re contro gli abitanti del cielo. Anche gli episodi di cannibalismo riflettevano probabilmente l’antropofagia rituale del guerriero per appropriarsi della forza vitale e delle risorse magiche del vinto, reminiscenza di remote e non identificabili pratiche tribali africane che erano già scomparse da molto tempo all’epoca dell’unione delle Due Terre.[2]

E’ difficile applicare a Unas lo schema di Raglan, ma possiamo provare lo stesso. Iniziamo dalla nascita. Unas nasce nell’Antico Regno, egli è un faraone, quindi è un dio e anche qui, come abbiamo già detto ricadiamo nell’uguaglianza divinità/eroe, ma egli successivamente sconfigge gli dèi perché è vigoroso come un toro giovane e di essi si ciba, dei grandi, dei medi e dei piccoli. Quindi Unas supera la più grande delle prove che gli fa acquisire una condizione eroica/divina di superiorità, non sappiamo nulla di sue particolarità fisiche, ma è certo che egli, una volta morto, sale in un cielo speciale. Invece sono inapplicabili gli ultimi due punti dello schema perché, comunque Unas è e rimane una divinità. Quindi abbiamo quattro punti su sette che trovano riscontro in Unas, mentre gli altri tre punti sono di difficile applicazione proprio per la caratteristica dell’eroe egizio di diventare una divinità.

Possiamo allora affermare che la tendenza tipica della religione egizia di divinizzare i suoi eroi e di mitizzare gli eventi storici del passato è la causa principale della mancanza di eroi propriamente detti, ma analizzando con attenzione i miti non è difficile scorgervi nascoste le presenze di figure eroiche che ritroviamo anche in altre civiltà. Il caso di Unas e dell’inno cannibale è emblematico in questo senso. Nella vicenda di Unas si può leggere, e non è azzardato farlo, lo scontro dell’uomo con gli dèi, ricordando in questo modo eroi culturali quali il Grande Saggio mesopotamico o il Prometeo greco. Di differente e del tutto tipico del mondo egizio c’è che Unas vince gli dèi, li mangia e si sostituisce ad essi.


[1] BRESCIANI E., Testi religiosi dell’antico Egitto, …, pp. 173-174.

[2] CIMMINO F.,Vita quotidiana degli egizi, …, pp. 85-86.

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