L’eroe nella religione egizia


3.6 Divinizzazione degli eroi

Parlare dell’eroe nella religione egiziana è più difficile che per le altre religioni. Infatti se per la Mesopotamia avevamo solo l’imbarazzo della scelta, in Egitto la situazione è più complicata. Eppure non manca certo una ricca letteratura fantastica, il problema è che sia nei testi religiosi che in quelli popolari ritroviamo, nella maggior parte dei casi, narrate le avventure degli dèi. Sono gli dèi i protagonisti di quasi tutti miti e lo spazio per eroi umani è pochissimo, quasi nullo, perché?

Il mito di Osiride può essere emblematico per rispondere a questa domanda. Esso costituisce un fatto fondamentale della civiltà egizia: un dio, forse espressione di un eroe culturale, che aveva vissuto tra gli uomini e che aveva sofferto la morte. Rappresenta uno dei primi casi storici di una divinità benefica che abbia conosciuto la miseria della fragilità del corpo fisico; tutto il popolo sentì di essere coinvolto direttamente in un fatto spirituale importante come quello di venire assimilato a un dio nell’oltretomba.[1] E’ possibile quindi che dietro gli dèi di cui si parla nei miti si nascondano gli eroi, ma la tendenza, propriamente egizia, a divinizzare tutto ciò che superava la normalità umana ha fatto sì che la figura dell’eroe si perdesse nella figura della divinità.

In Egitto solo i re nascevano dèi e dopo morti avevano un culto nel proprio tempio funerario; ma il culmine di ogni ambizione era l’apoteosi dell’essere umano. La divinizzazione dei comuni mortali rimase peraltro un caso raro,[2] che si accentuò soprattutto nella Bassa Epoca (515-378), come vedremo parlando della figura del santo. In ogni caso questa tendenza a divinizzare personaggi storici è sempre stata presente anche se rara, si pensi alla sorte di Imhotep. Questo architetto, visir, medico e mago del faraone Zoser, della III dinastia dell’Antico Regno destò una tale ammirazione da essere adorato sin da subito dopo la sua morte come semidio e nella Bassa Epoca fu considerato dio della sapienza, della verità e della medicina, spesso associato al dio Ptah, di cui si diceva fosse figlio. Lo stesso accadde, in epoca Tolemaica, ad Amenhotep, architetto e visir durantela XVIII dinastia.

Cercando le tracce degli eroi egizi diventa allora inevitabile finire con lo scontrarsi con gli dèi. L’eroe, sia esso demiurgo, inventore culturale, ordinatore, capostipite è diventato divinità e le sue gesta mito, o meglio racconto degli dèi.

Da questi racconti divini, e dagli innumerevoli episodi in cui si articolano, traggono origine molte convinzioni e molte credenze che permeano l’antica cultura egiziana. La loro origine si perde nella notte dei tempi e alcuni studiosi hanno voluto riconoscervi una mitizzazione di avvenimenti accaduti durante il periodo che precedette l’unificazione del Basso e dell’Alto Egitto. Effettivamente tra le righe si possono intravedere delle lotte di sovrani del Delta e del Sud per il dominio dell’intero Paese: Osiri è una divinità della città di Busiri, nel Delta, e così anche Horo, mentre la località originaria di Seth si trova ad Ombos nell’Alto Egitto. Per quanto riguarda Isi, il suo nome significa “trono” ed è dunque legittimo pensare che si tratti della personificazione del trono regale e come tale è sposa del re-dio Osiri e madre dell’erede al trono.[3]


[1] CIMMINO F.,Vita quotidiana degli egizi, …, p. 119.

[2] CIMMINO F.,Vita quotidiana degli egizi, …, p. 100.

 

[3] DAVOLI P., L’egitto antico, a cura di Sergio Pernigotti,  …, p. 126.

 

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