Egitto – La religione: cenni generali


3.1 Il mito di Osiride e il ruolo del faraone.

Tutta la storia egizia è dominata dalla coscienza che il regno è sorto con l’unificazione dell’Alto e del Basso Egitto. Infatti il paese sarà chiamato “i Due Paesi” e il re avrà sempre sul capo una doppia corona. Da un punto di vista storico questa unificazione è presumibilmente datata intorno al3000 a. C., quando il Basso Egitto fu conquistato dai regnanti dell’Alto Egitto. C’è un’identificazione univoca tra lo stato e il re, il faraone. L’intero paese è proprietà privata del re, tutti i suoi abitanti sono al suo servizio e di conseguenza anche la religione pubblica è un affare esclusivo del re, che dovrebbe essere l’unico ad amministrare il culto anche se poi nella pratica non è così. Egli è di discendenza divina e viene esaltato come un dio, ma al tempo stesso dipende dagli dei.

Per comprendere appieno la teologia regale è necessario conoscere, almeno a grandi linee, il mito di Osiride ed Horus, mito che già ritroviamo nei documenti più antichi a noi giunti, le iscrizioni delle piramidi del 2480-2190 cca. Il primo a darne una narrazione coerente è Plutarco, ma è verosimile ritenere che non fosse molto diversa dall’originale. In questo mito Osiride è rappresentato come un antichissimo re, ucciso e fatto a pezzi dal fratello Seth. La sorella e sposa di Osiride, Iside, cerca, raduna, ricompone i vari pezzi del marito e concepisce dal marito defunto un figlio, Horus. Horus successivamente vendicherà il padre, uccidendo Seth e regnando al suo posto, mentre il redivivo Osiride diventerà il reggente dell’oltretomba. E’ chiaro, a questo punto, come ogni nuovo faraone venisse identificato con Horus e il suo predecessore con il padre Osiride.[1] Il faraone era allora sì un dio, ma aveva sopra di sé l’intero universo degli dèi. Era una figura di riferimento che rimandava a qualcosa di superiore e, allo stesso tempo, rappresentava questo qualcosa di superiore. Il divino a cui il faraone rimandava era immanente. Dio e re erano potenze di questo mondo e la sovranità era sottratta a ogni possibilità di critica. Il faraone impersonava la giustizia e nel suo operato si realizzava l’ideale del giusto ordinamento. E’ chiara la differenza con la Mesopotamia e allo stesso tempo emerge la singolarità egiziana. Il re mesopotamico era uno specchio del divino sulla terra e dell’umano in cielo, non era mai apertamente divinizzato ed era soggetto al metro oggettivo dell’ordine divino che poteva anche violare e quindi essere un sovrano cattivo. Il faraone era un dio.[2]

Nonostante appaia che i culti relativi al mito di Osiride siano entrati ufficialmente nella religione solo molto dopo, questo mito ha radici antichissime.[3] Annualmente, quando vengono celebrati i misteri di Osiride, la sua morte e rinascita sono oggetto di celebrazioni drammatiche al cui centro c’è l’Osireion, una tomba vuota che si prefigge di imitare la tomba della divinità. Altro luogo importante per il culto è la “casa di Osiride”, Busiride, che si trova nel Delta del Nilo ed è considerata la patria del dio.[4]


[1] BRELICH A., Introduzione alla storia delle religioni, …, pp. 172-175.

[2] ASSMANN J., La memoria culturale: scrittura, ricordo e identità politica nelle grandi civiltà antiche,

Einaudi, Torino 1997, p. 133.

[3] BRELICH A., Introduzione alla storia delle religioni, …, p. 176.

[4] AA. VV. s. v. Egizi, religione degli in Enciclopedia delle religioni, Garzanti, Milano 1997.

 

Tag: , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: